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La lotta contro il Covid-19

 


Ordine del giorno approvato dal Comitato Centrale del PCL (22/23/24 gennaio 2021)

Il Covid-19 costituisce una gravissima pandemia, la più grave conosciuta dall’umanità contemporanea dopo la cosiddetta influenza spagnola del 1919/’20. In termini di morti reali ha probabilmente raggiunto i 3 milioni, e anche in percentuale sulla popolazione vivente ha presumibilmente superato le vittime della terribile influenza asiatica del 1957/’58. Tra l’altro ciò è stato possibile solo grazie alle sia pur limitate e parziali misure di contenimento prese nella maggioranza degli Stati. Altrimenti il numero di vittime sarebbe stato certamente moltiplicato per diverse volte.

Tuttavia, l’epidemia è lungi dall’essere terminata né si vede una riduzione reale delle curve di contagio. La terza ondata rischia di essere peggiore delle prime due. Solo i vaccini presentano una prospettiva di uscita a positivo da questa tragica situazione.

Come PCL abbiamo denunciato le basi oggettive dello sviluppo dell’epidemia: la devastazione ambientale prodotta dal capitalismo moderno, la distruzione della sanità pubblica da parte dei governi ad ogni latitudine, i ritardi e inefficienze del regime totalitario neocapitalista cinese, etc. Ma la lotta contro queste radici obiettive non può essere vincente nel brevissimo termine. Per questo il PCL sostiene fortemente la vaccinazione di massa. Allo stato attuale noi accettiamo la volontarietà della vaccinazione. Tuttavia, se alla fine dell’estate risultasse inferiore a soglia di garanzia (circa il 70% della popolazione) non escludiamo che sia necessario, e noi appoggeremmo, un obbligo vaccinale per determinate categorie di persone, fortemente a rischio o in contatto (come nelle RSA o nei reparti ospedalieri) con tali persone. In ogni caso, nel periodo da adesso alla conclusione della vaccinazione di massa, è necessario sviluppare le più prudenti regole di contenimento della pandemia.

Per questo il PCL appoggia le proposte che vengono dai migliori scienziati, come in primo luogo i professori Galli e Crisanti, di un lockdown totale per realizzare in sicurezza una vaccinazione di massa.

In ogni caso il PCL continua a difendere le posizioni già sostenute in questi mesi:

- apertura delle fabbriche solo con rigidi protocolli di garanzia sanitaria e sotto controllo delle lavoratrici e dei lavoratori;

- una tassa patrimoniale straordinaria di almeno il 10% sul 10% più ricco della popolazione;

- riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga e blocco generale dei licenziamenti, contro ogni minaccia di sblocco;

- in ogni caso garanzia del 100% dei salari e stipendi. Copertura delle perdite di esercizi commerciali ed artigiani, sulla base del reddito (dichiarato) degli anni precedenti;

- chiusura di tutte le scuole medie inferiori e superiori, vista l’assenza di condizioni di sicurezza, innanzitutto, ma non solo, in fatto di trasporti. La didattica a distanza è certamente molto negativa ma la salute e la vita valgono di più. In questo senso come PCL ci dissociamo dalle mobilitazioni studentesche e dei genitori, spinte in particolare dal circuito Priorità alla Scuola e organizzazioni studentesche, per la riapertura “ad oltranza” delle scuole in presenza. Condanniamo pertanto le organizzazioni sindacali, come la Confederazione Cobas e la FLC-CGIL, che hanno dato sostegno a tali manifestazioni e alle loro rivendicazioni;

- permessi familiari a tempo parziale o pieno pagati al 100% del salario o stipendio per i familiari che debbano assistere bambini di età inferiore a quella di ingresso nella scuola media;

- per una distribuzione proporzionale e gratuita, a carico dei paesi più ricchi, dei vaccini tra i diversi paesi del mondo;

- centomila nuove assunzioni immediate a tempo indeterminato nel servizio sanitario nazionale (tracciatori, medici di base, personale di laboratorio, infermieri, anestesisti, pneumologi...) con l'immediato ingresso in servizio degli specializzandi del terzo, quarto e quinto anno;

- requisizione immediata delle strutture della sanità privata per metterle al servizio dell'emergenza, a partire dai pronto soccorso;

- requisizione immediata delle compagnie di trasporto private, sull'intero territorio nazionale, per riorganizzare il trasporto locale di pendolari e studenti in condizioni di sicurezza;

- riapertura immediata dei 200 ospedali che sono stati soppressi negli ultimi 15 anni per pagare il debito alle banche;

- controllo dei lavoratori e delle lavoratrici sulle condizioni del proprio lavoro e della propria sicurezza, anche negli ospedali. Via le norme punitive contro i lavoratori che denunciano il degrado della sanità;

- nazionalizzazione, senza indennizzo, della grande industria farmaceutica, e controllo pubblico sulla produzione dei dispositivi individuali (mascherine), dei test rapidi, dei vaccini antinfluenzali, tutti a somministrazione gratuita.

Partito Comunista dei Lavoratori - Comitato Centrale

Giù le mani dai precari della scuola!

Nella giornata di sabato, alla Camera dei Deputati, si è discusso e votato il Decreto Scuola 22/2020 nonostante le polemiche e l'indignazione di decine di migliaia di insegnanti precari contro l'ostinazione della Ministra Azzolina e del Presidente Conte di continuare sulla strada di un concorso iniquo, parziale e divisivo.


BRICIOLE E FUMO NEGLI OCCHI

Il Decreto Rilancio, che ha riservato alla scuola la misera cifra di 1,5 miliardi di euro – cifra ridicola rispetto alle decine di miliardi di euro tagliati negli ultimi anni – ha aggiunto al concorso straordinario altri 8000 posti. La matematica non è un'opinione. Pur portando il concorso a 32000 cattedre, non garantirebbe l'assunzione nemmeno alla metà degli insegnanti che da anni coprono una cospicua parte delle migliaia di cattedre vuote. Queste ultime a settembre saranno oltre 200000.
L'ostinazione dei governi che si sono sinora succeduti a non voler risolvere la problematica del precariato scolastico ci conferma che questo sia tenuto ad arte come un vero esercito di riserva per dividere i lavoratori della scuola dinnanzi ai costanti attacchi e tagli dei governi.


UNO SCIOPERO IN RITARDO

Il Partito Comunista dei Lavoratori anche in questa occasione è al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici in lotta. Lo sciopero proclamato per la giornata di oggi, a decreto approvato, si dimostra tardivo e subordinato ai giochi parlamentari e senatoriali, soprattutto della maggioranza di governo. Un governo che, non dimentichiamolo, ha goduto dell'appoggio e della copertura delle burocrazie confederali sin dall'inizio anche per quanto riguarda la scuola. Non possiamo dimenticare che fino a poche settimane fa le dirigenze d precari, ei principali sindacati sono state le principali fautrici del concorso "straordinario". Sin dagli ultimi giorni di dicembre hanno propagandato a tamburo battente corsi di preparazione a questo concorso, rivendicando per bocca dei loro dirigenti la necessità di una selezione all'ingresso nel mondo della scuola. Non sono stati esenti da ciò gli apparati della FLC-CGIL, che nonostante la serrata opposizione dell'area Riconquistiamo Tutto, hanno perorato fino a poche settimane fa la causa del concorso, senza ascoltare il parere dei lavoratori e delle RSU, e convocando il Forum dei lavoratori precari soltanto meno di due settimane fa. Poi, d'un tratto, dichiarazioni contrarie al concorso e favorevoli all'assunzione dei docenti precari con almeno 36 mesi di servizio attraverso una graduatoria per titoli e servizi. La stessa proposta che ha portato migliaia di lavoratori e lavoratrici precarie della scuola in piazza in questi mesi attraverso mobilitazioni dal basso, non a caso boicottate e ignorate dalle burocrazie confederali. I fatti però hanno la testa dura, e non possiamo non pensare che questa "svolta", finora nell'ambito delle mere dichiarazioni, sia dettata dalla progressiva perdita di potere contrattuale e dalla paura di perdere quel briciolo di credibilità rimasta loro tra i precari della scuola, già seriamente compromessa dai due stati di agitazione proclamati, e interrotti da mere promesse e prese di tempo dei ministri Bussetti e Fioramonti.


LE RIVENDICAZIONI DEL PCL PER LA SCUOLA

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'oramai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa (in una modalità estremamente simile a ciò che è stato fatto nel settore sanitario, con le conseguenze che l'epidemia di Covid-19 ci sta mostrando in tutta la sua drammaticità) e di attacco costante ai diritti delle sue lavoratrici e lavoratori, il Partito Comunista dei Lavoratori è presente nelle lotte della scuola con queste rivendicazioni:

- la stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare ai 2000 vincitori del concorso 2016 ed ai 5000 vincitori del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS).

- un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
È urgente provvedere al risanamento degli oltre 2400 siti scolastici nei quali è stata accertata la presenza di amianto, e alla messa in sicurezza di tutte le scuole i cui plessi non sono a norma di criteri antisismici. Si trovano in questa condizione ben 44.486 scuole pubbliche, su un totale di 50.804 censite.

- no al blocco per i neoassunti, sia esso quinquennale che triennale.
Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare vicino alla propria famiglia. Con ciò condanniamo fermamente il progetto avanzato dal ministro Azzolina di deportare letteralmente, in cambio del ruolo, migliaia di docenti dalle regioni meridionali costringendoli per cinque anni a vivere in altre regioni o province.

- internalizzare tutti gli educatori.
Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. In queste settimane moltissimi sono gli educatori che, non potendo lavorare essendo chiuse le scuole ed i centri diurni, hanno assistito ad una forte riduzione del salario. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.

- no ad ogni proposta di autonomia differenziata.
L'esempio dei docenti del Trentino-Alto Adige è a portata di mano. Alle 18 ore settimanali si sono aggiunte due ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all'insegnamento, a differenza del resto del paese, in cui si svolgono 40+40 ore. In queste 220 ore ricadono consigli di classe, consigli di plesso, collegi docenti, programmazioni settimanali di dipartimento, le ore annuali dei corsi di aggiornamento obbligatorie, le udienze dei genitori. Il tutto in cambio di un aumento lordo di poche centinaia di euro.

Con queste rivendicazioni il Partito Comunista dei Lavoratori ha sostenuto lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola e del 14 febbraio, e resta a fianco dei docenti e degli Ata precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti.

Mandiamo a casa la ministra Azzolina, esponente di punta di un governo nemico dei lavoratori e servo di Confindustria, come i casi di Alzano Lombardo e Nembro ci hanno dimostrato, e che come PCL anche giudiziariamente abbiamo denunciato.

Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato che, burocrazia CGIL e Landini in primis, hanno firmato protocolli su protocolli bloccando sul nascere le decine di scioperi che ci sono stati in queste settimane nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro. Ma anche e soprattutto contro ogni logica corporativistica e di intermediazione politica tramite parlamentari e senatori di maggioranza o di opposizione. Solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, della scuola e non solo.
Partito Comunista dei Lavoratori

Scuola e coronavirus. Quale futuro per migliaia di lavoratori precari?

16 aprile 2020 - Le ultime settimane hanno visto l’Italia in stato di emergenza sanitaria a causa della pandemia Covid-19, con una notevole restrizione della libertà di movimento. Di conseguenza anche la lotta del precariato della scuola ha subito un rallentamento, poiché alla quarantena si è aggiunta la sregolata didattica a distanza. La Ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ha proseguito imperterrita nel suo attacco alle decine di migliaia di insegnanti precari, mostrando apertamente il suo disprezzo verso lavoratori e lavoratrici.


LA SCUOLA SOTTO ATTACCO

La mobilitazione degli insegnanti precari è cominciata negli scorsi mesi grazie alla nascita di coordinamenti territoriali di docenti precari in quasi tutta Italia. Questa mobilitazione ha portato poi ad uno sciopero il 14 febbraio, con un’alta partecipazione: circa 20000 lavoratori e lavoratrici della scuola. Ciò è stato possibile grazie alla determinazione e alla voglia di lottare, nonostante il boicottaggio delle burocrazie dei sindacati confederali e di alcune realtà del sindacalismo di base (USB e Cobas). Dall'altro lato della barricata, la Ministra dell'istruzione Lucia Azzolina ha continuato nel portare avanti il suo progetto di concorso iniquo, parziale e divisivo per soli 24000 posti, sfruttando la divisione creata ad arte tra organico di fatto e di diritto, nonostante le reali cattedre vuote previste per il prossimo anno scolastico superino l'iperbolica cifra delle duecentomila.


PARLAMENTARI, SENATORI E SOTTOSEGRETARI A CACCIA DI VOTI

Troppe volte sui social network, sulle pagine dedicate al mondo della scuola come nei gruppi di insegnanti precari, circolano interventi in Parlamento di senatori e deputati dei partiti di opposizione, come Bucalo e Frassinetti per Fratelli d'Italia, e Pittoni e Sasso per la Lega. Tutti però ricorderanno anche che la Lega, durante i quindici mesi all'allora MIUR, abbia fatto poco o niente per la causa del precariato scolastico, dedicandosi più a quella dell'autonomia differenziata, rischiosissima per il sistema scolastico e soprattutto per i docenti precari. Come anche il sostegno delle allora Lega Nord e Alleanza Nazionale alla riforma Gelmini e alla riforma Brunetta, con quest'ultima che ha portato alla riduzione nella scuola di circa cinquantamila posti ATA.
Ugualmente grottesche sono le ultime dichiarazioni di Fratoianni e De Cristofaro di Liberi e Uguali, che nonostante abbiano votato e sostenuto la proposta del concorso "ammazza precari", ora, per corteggiare le burocrazie confederali, in primis della FLC-CGIL, provano a demarcarsi dall'ipotesi di concorso proponendo al traino delle burocrazie confederali l'assunzione attraverso una graduatoria per titoli e servizio.


LE MILLE PIROETTE DELLE BUROCRAZIE CONFEDERALI

Negli scorsi mesi le dirigenze dei principali sindacati sono state le principali fautrici del concorso "straordinario". Sin dagli ultimi giorni di dicembre hanno propagandato a tamburo battente corsi di preparazione a questo concorso, rivendicando per bocca dei loro dirigenti la necessità di una selezione all'ingresso nel mondo della scuola. Non sono stati esenti da ciò gli apparati della FLC-CGIL, che nonostante la serrata opposizione dell'area Riconquistiamo Tutto, hanno perorato fino a poche settimane fa la causa del concorso, senza ascoltare il parere dei lavoratori e delle RSE, e senza nemmeno convocare il forum dei lavoratori precari in tutti questi mesi. Poi, d'un tratto, dichiarazioni contrarie al concorso e favorevoli all'assunzione dei docenti precari con almeno 36 mesi di servizio attraverso una graduatoria per titoli e servizi. La stessa proposta che ha portato migliaia di lavoratori e lavoratrici precarie della scuola in piazza in questi mesi attraverso mobilitazioni dal basso, non a caso boicottate e ignorate dalle burocrazie confederali. I fatti però hanno la testa dura, e non possiamo non pensare che questa "svolta", finora nell'ambito delle mere dichiarazioni, sia dettata dalla progressiva perdita di potere contrattuale e dalla paura di perdere quel briciolo di credibilità rimasta loro tra i precari della scuola, già seriamente compromessa dai due stati di agitazione proclamati, e interrotti da mere promesse e prese di tempo dei ministri Bussetti e Fioramonti.


LE NOSTRE PROPOSTE

Come Partito Comunista dei Lavoratori, per risolvere il problema del precariato e contrastare l'oramai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa (in una modalità estremamente simile a ciò che è stato fatto nel settore sanitario, con le conseguenze che l'epidemia di Covid-19 ci sta mostrando in tutta la sua drammaticità), ci battiamo per:

- la stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare ai 2000 vincitori del concorso 2016 ed ai 5000 vincitori del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS).

- un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
È urgente provvedere al risanamento degli oltre 2400 siti scolastici nei quali è stata accertata la presenza di amianto, e alla messa in sicurezza di tutte le scuole i cui plessi non sono a norma di criteri antisismici. Si trovano in questa condizione ben 44.486 scuole pubbliche, su un totale di 50.804 censite.

- no al blocco per i neoassunti, sia esso quinquennale che triennale.
Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare vicino alla propria famiglia. Con ciò condanniamo fermamente il progetto avanzato dal ministro Azzolina di deportare letteralmente, in cambio del ruolo, migliaia di docenti dalle regioni meridionali costringendoli per cinque anni a vivere in altre regioni o province.

- internalizzare tutti gli educatori.
Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. In queste settimane moltissimi sono gli educatori che, non potendo lavorare essendo chiuse le scuole ed i centri diurni, hanno assistito ad una forte riduzione del salario. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.

- no ad ogni proposta di autonomia differenziata.
L'esempio dei docenti del Trentino Alto Adige è a portata di mano. Alle 18 ore settimanali si sono aggiunte due ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all'insegnamento, a differenza del resto del paese, in cui si svolgono 40+40 ore. In queste 220 ore ricadono consigli di classe, consigli di plesso, collegi docenti, programmazioni settimanali di dipartimento, le ore annuali dei corsi di aggiornamento obbligatorie, le udienze dei genitori. Il tutto in cambio di un aumento lordo di poche centinaia di euro.

Con queste rivendicazioni il Partito Comunista dei Lavoratori ha sostenuto lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola e del 14 febbraio, e resta a fianco dei precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti. Per mandare a casa la ministra Azzolina, esponente di punta di un governo nemico dei lavoratori e servo di Confindustria, come i casi di Alzano Lombardo e Nembro ci hanno dimostrato, e che come PCL anche giudiziariamente abbiamo denunciato.
Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, per essere sostituito da un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.
Partito Comunista dei Lavoratori

Quale futuro per decine di migliaia di precari della scuola?

LE ATTESE E GLI INIZI
Questa settimana vedrà in gran parte delle regioni italiane la ripresa dell'anno scolastico. A fianco dell'attesa dei genitori e degli studenti, c'è però anche un'altra attesa, ben più amara e angosciosa. Quella dei docenti che ancora non sono di ruolo, più comunemente definiti precari. Docenti che ogni anno costituiscono sempre più un settore consistente dell'insegnamento italiano, e grazie ai quali la stragrande maggioranza delle scuole in diverse regioni italiane, soprattutto al centro-nord, può iniziare e terminare un anno scolastico.
Finita la festa, gabbato lo santo.
Così si dice al sud. E così è anche per le migliaia di docenti che sanno dove terminano un anno scolastico ma restano nella profonda incertezza su dove ricominceranno. Spesso dovendo ricominciare puntualmente tutto da capo in termini di rapporti di lavoro, metodiche di insegnamento e rapporti con nuove platee genitoriali e studentesche.


DIVIDE ET IMPERA. LE MILLE SOTTOCATEGORIE

Dagli anni Novanta la scuola italiana ha visto un susseguirsi di riforme (Berlinguer, Gelmini, Buona scuola renziana) che hanno sempre più prodotto uno scollamento dei docenti dal resto della società italiana, penalizzando sempre più la figura del docente e dividendo la categoria in mille sottocategorie. Ultimo in tale logica appare la creazione di un Tfa (tirocinio formativo attivo) riservato ai docenti di sostegno, che a differenza dei precedenti non comporterà l'inserimento dei frequentanti nella seconda fascia delle graduatorie d'istituto, dove per legge sono presenti i docenti abilitati, ma essendo classificato come "specializzante" collocherà i docenti che hanno speso migliaia di euro ed un notevole monte ore in una zona grigia (ai primi posti delle terze fasce ma solo per ciò che concerne i posti di sostegno nelle graduatorie di istituto). Una sempre maggiore differenziazione interna alla categoria, che oltre alla confusione ha come risultato la sempre maggiore frammentazione del corpo docente. Frammentazione che negli ultimi anni, soprattutto tra i docenti precari, è aumentata considerevolmente per lo spuntare di associazioni di categoria e studi legali che propongono ricorsi per ogni tipo di problematica inerente il mondo del lavoro scolastico. Basti pensare che il solo ricorso riguardante gli insegnanti con diploma magistrale, volto a rendere quest'ultimo (se conseguito entro il 2001) abilitante in maniera definitiva, ha visto un giro di più di venti milioni di euro.


QUOTA CENTO E SCUOLE VUOTE

La quota di cattedre e posti di sostegno che verranno ricoperti da docenti precari vedrà quest'anno un corposo aumento, anche per le conseguenze dovute all'applicazione della “quota 100”, che ha incrementato la quantità dei pensionamenti: saranno 17.807 per effetto del provvedimento voluto dal governo precedente, a cui si sono aggiunti 15.371 pensionamenti ordinari. Un numero destinato a salire, anche perché l'età media dei docenti italiani è tra le più alte d'Europa. I posti lasciati vacanti dai pensionamenti dovuti alla "quota 100" non verranno coperti da assunzioni con personale di ruolo. Si prevedono per quest'anno scolastico ben 120.000 posti vuoti nelle scuole italiane. Una cifra da emergenza sociale, che penalizza ulteriormente un sistema scolastico che vede la figura del docente perdere sempre più dignità. Basti pensare al fatto che i salari dei docenti italiani sono tra i più bassi d'Europa.


IL "SALVARECARI" E QUELLO SCIOPERO CHE S'AVEVA DA FARE

La scorsa primavera ha visto l'accenno di un ritorno dI fiamma del protagonismo dei docenti. Questioni che minano la scuola, come appunto il precariato e l'autonomia diffusa, avevano fatto da collante per un ampio fronte che andava dai principali sindacati (CGIL, CISL, UIL, Gilda e SNALS) ai Cobas fino alle molte associazioni di insegnanti democratici, come il Manifesto dei 500. Una unità che raramente si sarebbe vista nel mondo della scuola. L'intesa sottoscritta però la sera del 23 aprile dai principali sindacati della scuola, confederali e non, ha bloccato sul nascere la ripresa di un movimento di lotta nella scuola. Unica pillola dolce è stata il varo di un accordo mirante al miglioramento della situazione dei docenti ancora non di ruolo, il "Salva precari" appunto. Decreto che, come abbiamo denunciato anche come area di opposizione all'interno della FLC-CGIL, pur apportando degli effettivi miglioramenti, non eliminerebbe alla radice il problema del precariato nella scuola italiana. Nonostante ciò, 55.000 docenti con 36 mesi di servizio avrebbero avuto la possibilità di accedere ad un percorso abilitante speciale (PAS) come nel 2013, o partecipare ad un concorso con prova scritta selettiva e prova orale non selettiva. La crisi di governo ha minato anche questa opportunità per i precari. Il neoministro Fioramonti, nonostante le belle parole verso i precari, preannuncia per il 2020 un concorso straordinario per i precari con criteri di selezione all'ingresso maggiormente rigorosi. Tale logica si pone, nei fatti, nel senso di ignorare i sacrifici e l'impegno di 60.000 docenti, che in questi anni hanno garantito il funzionamento di migliaia di scuole italiane.


IL PRECARIATO E I COMUNISTI
Per le motivazioni finora esposte, dinnanzi ad una problematica che si sta progressivamente trasformando in emergenza sociale,diventa fondamentale l'intervento delle avanguardie per stimolare una presa di coscienza nelle migliaia di lavoratori della scuola vittime di questo sistema errato di gestione. Compito dei compagni del PCL sarà, nei prossimi mesi, quello di intervenire nelle strutture sindacali dove essi sono presenti per stimolare la creazione di strutture di coordinamento e lotta dei precari della scuola, affiancando a ciò la propaganda e la denuncia di tale problematica. Consapevoli che le rivendicazioni dei lavoratori saranno accettate solo sotto la loro pressione, perché fin quando vigeranno tali rapporti di produzione i lavoratori non potranno avere governi amici.
Vincenzo Cimmino, Assemblea generale FLC-CGIL