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Autunno precario per la scuola

 


L’ennesimo settembre all’insegna del precariato e delle incertezze per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola

Anche quest’anno scolastico, come i precedenti, è iniziato all’insegna dell’incertezza per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola che, in mancanza di un reale piano di stabilizzazione, si vedono per l’ennesima volta in una snervante attesa che si sta prolungando anche oltre l’inizio dell’anno scolastico, iniziato con decine di migliaia di cattedre vacanti, visto che neanche quest’anno verranno coperti tutti i posti vacanti e disponibili, con il 200% di insegnanti precari in più rispetto al 2015. Circa 150mila sono i posti in organico di fatto di cui almeno 117mila sono per il sostegno agli alunni con disabilità. Una situazione che vede nei fatti la negazione della continuità didattica per circa la metà delle alunne e degli alunni con disabilità. Anche per quanto riguarda il personale ATA la situazione non è affatto rosea, con le nomine autorizzate, infatti, che andrebbero a coprire a malapena il 30% dei posti vacanti, quando gli incarichi ATA coperti con supplenze vanno a costituire più del 10% del totale.


GPS NEL CAOS: IL CASO DELLA LOMBARDIA

L’attesa per migliaia di insegnanti è stata resa ancora più snervante dagli errori nella convocazione tramite GPS, dove precari storici con un punteggio alto si sono visti scavalcare nella nomina da colleghe e colleghi con un punteggio molto più basso, e supplenze annuali conferite a docenti già inseriti in ruolo da concorso straordinario bis e concorso ordinario. Questa situazione sta penalizzando fortemente i docenti che avevano espresso la preferenza per cattedre che di fatto allo stato attuale sono rimaste vacanti, poiché i docenti con assegnazione finalizzata al ruolo non assumeranno ovviamente servizio nell’altra sede. Una logica del “figli e figliastri” che sta danneggiando docenti e studenti, attaccando salario e dignità dei primi, negando la necessità della continuità didattica per i secondi, soprattutto per le studentesse e gli studenti con disabilità. Queste sedi verranno assegnate, in seconda convocazione, a docenti con punteggio in graduatoria molto inferiore a quello dei colleghi che ne avrebbero avuto diritto. Parecchi docenti che avrebbero avuto diritto alla cattedra annuale, se le procedure fossero state eseguite all’insegna del rispetto dei diritti e della dignità degli insegnanti, risultano allo stato attuale destinatari di cattedra con termine 30 giugno, ed in molti casi di un incarico che nemmeno raggiunge le 18 ore settimanali, con forti ripercussioni anche sul salario e quindi sulla qualità della vita di centinaia, se non migliaia, di docenti.


LA TOTALE CHIUSURA DELL’UST DI MILANO

In tutto ciò le dirigenze dell’ufficio scolastico di Milano, differentemente da quanto sta capitando in altri uffici scolastici provinciali, come Mantova e Cremona, hanno ribadito di non avere alcuna intenzione di ripetere la nomina del primo turno di convocazioni da GPS, rimuovendo dal sistema i docenti che hanno già preso servizio nelle sedi designate per il ruolo.Penalizzando i docenti delle GPS con maggiore punteggio a favore di quelli con punteggio inferiore che, non essendo stati ancora convocati, potranno ottenere incarichi fino al 31 agosto. Ciò vuol dire, oltre l’attuare una letterale umiliazione nei confronti di tanti docenti, della loro dignità come anche della loro anzianità di servizio, la gran parte dei quali provenienti dalle più remote province del Meridione, il cui unico desiderio è quello di poter riprendere a lavorare dopo il licenziamento estivo, il fomentare una vera e propria guerra tra poveri della quale se ne avvantaggeranno soltanto le realtà sindacali corporativistiche e la propaganda dei partiti reazionari come la Lega che sul precariato stanno provando da anni a costruire un bacino di voti.


SE MILANO PIANGE, ROMA NON RIDE

Non troppo diversa è la situazione delle GPS nella capitale. A Roma migliaia di precari hanno vissuto momenti poco piacevoli agli inizi di agosto, quando un errore nelle GPS ha causato punteggi errati, gettando nel panico gli insegnanti e causando un enorme carico di lavoro per l’ufficio scolastico provinciale. Pochi giorni fa, al momento dell’assegnazione, l’algoritmo delle GPS ha assegnato a numerosi docenti incarichi in scuole dove non vi era alcuna sede vacante. Oltre al danno la beffa.
Situazioni simili a quelle di Milano e Roma si sono riscontrate anche in altri territori, come in Toscana, con numerose proteste.


UNA SITUAZIONE CHE NON È PIÙ TOLLERABILE!

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'ormai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa ci battiamo per queste rivendicazioni:

La stabilizzazione di tutti i precari della scuola, insegnanti e ATA

Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare alle eterne attese di migliaia di vincitori del concorso 2016 e del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS, del concorso straordinario 2020 come anche dell’ultimo concorso ordinario e dello straordinario bis).

Abolizione dell'algoritmo e convocazioni in presenza

Assistiamo da anni a errori nelle convocazioni dovute alle impostazioni dell'algoritmo. Tutto questo porta a ripetute cancellazioni e ripetizioni delle nomine da GPS che allungano i tempi ad ogni inizio di anno scolastico. Il ripristino delle convocazioni in presenza permetterebbe un più equo scorrimento della graduatoria, evitando che chi ha più punteggio si veda scavalcare da chi è in posizione inferiore per un vizio di forma.
-pubblicazione delle disponibilità al momento della scelta delle sedi. Terribilmente grave è l'inesattezza delle disponibilità, che aumenta nelle migliaia di docenti presenti nelle GPS un senso di incertezza e angoscia che ogni estate si rinnova. È accertato come spesso nei file pubblicati dagli uffici territoriali risultino molte meno cattedre di quelle realmente esistenti.

Lauree abilitanti

Per porre fine al mercimonio dei crediti formativi post-laurea; nello specifico un biennio magistrale abilitante per posto comune e un percorso analogo abilitante per il sostegno.

No al blocco per i neoassunti, sì a pensioni dignitose

Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare dove preferisce. Con ciò condanniamo fermamente il blocco triennale dei neoassunti contenuto nell’ultimo CCNL 2019/2021. Oggi i docenti over 60 ( dato del 2022) sono il 18%: praticamente il doppio della media europea.( 9%)

Analogo il dato dei docenti ultracinquantenni: il 20% dei docenti ha infatti tra i 54 e i 59 anni, mentre il 19% ha tra i 50 e i 54 anni.Più della metà degli insegnanti italiani ha più di 50 anni, con una percentuale complessiva del 57,2%. La media di docenti over 50 in Europa è di circa il 36% (dati SBC del 05/08/2023).

Se vogliamo creare lavoro per i giovani, soprattutto nel Meridione, riducendo l’esodo delle mobilità che ogni anno coinvolge migliaia di docenti e ATA, cominciamo mandando in pensione chi ha già lavorato tutta una vita.

- In pensione con 35 anni di lavoro o 60 anni di età.

- Pensione pari all’80% dell’ultimo salario con ripristino del calcolo retributivo

Internalizzare tutti gli educatori

Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.
Con queste rivendicazioni, come lavoratrici e lavoratori della scuola del Partito Comunista dei Lavoratori, siamo intervenuti in tutti gli scioperi dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola degli ultimi anni, e restiamo al fianco dei precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti.


VIA IL GOVERNO MELONI, VIA BANCHE E CONFINDUSTRIA, POTERE AI LAVORATORI!

Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato , burocrazia CGIL e Landini in primis, e di quelle di alcune realtà del sindacalismo di base, che perseguono una politica di microburocrazie, con una politica settaria, divisiva e autocentrata. Ma anche e soprattutto contro ogni logica corporativistica. Perché solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.

Lavoratori e Lavoratrici della scuola – Partito Comunista dei Lavoratori

Scuola: quale ripartenza senza stabilizzazione?

 

Assemblea online mercoledì 16 settembre alle ore 18:00



L'anno scolastico che sta per cominciare si apre sotto i peggiori auspici, causa anche delle politiche degli ultimi anni dei governi, di centrodestra e centrosinistra, che si sono succeduti.
Gli attacchi della ministra Azzolina e del governo Conte ai lavoratori ed alle lavoratrici della scuola, soprattutto precari, sono solo gli ultimi di una lunga serie. Come ad esempio dimenticare la Buona Scuola del governo Renzi o la riforma Gelmini del governo Berlusconi, che portò al taglio di più di 10 miliardi di euro e di ben centomila cattedre alla scuola e all'università. Tagli che si ripercuotono anche adesso sulla riapertura delle scuole. Sono infatti vacanti circa il 90% dei posti di sostegno. In tutta Italia sono ben oltre le 210000 cattedre vuote e 50000 posti ATA vuoti, nonostante ci siano decine di migliaia di precari che da anni non vedono alcuna soluzione di stabilizzazione. Dinnanzi a tali problematiche, continua l'attacco della ministra Azzolina e del governo Conte agli insegnanti e a tutti i lavoratori della scuola, con un concorso umiliante verso i precari della scuola e verso il lavoro che hanno svolto in tutti questi anni.

Consapevoli che solo con la lotta si potrà raggiungere la riapertura in totale sicurezza e con nessun posto vacante, ne parleremo

mercoledì 16 settembre alle 18:00 sulla pagina Facebook del Partito Comunista dei Lavoratori


Interverranno:

Vincenzo Cimmino (insegnante precario, Direttivo FLC-CGIL Milano)
Giuseppe Raiola (insegnante, SGB Scuola)
Luca Scacchi (Direttivo Nazionale CGIL)
Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori)

Giù le mani dai precari della scuola!

Nella giornata di sabato, alla Camera dei Deputati, si è discusso e votato il Decreto Scuola 22/2020 nonostante le polemiche e l'indignazione di decine di migliaia di insegnanti precari contro l'ostinazione della Ministra Azzolina e del Presidente Conte di continuare sulla strada di un concorso iniquo, parziale e divisivo.


BRICIOLE E FUMO NEGLI OCCHI

Il Decreto Rilancio, che ha riservato alla scuola la misera cifra di 1,5 miliardi di euro – cifra ridicola rispetto alle decine di miliardi di euro tagliati negli ultimi anni – ha aggiunto al concorso straordinario altri 8000 posti. La matematica non è un'opinione. Pur portando il concorso a 32000 cattedre, non garantirebbe l'assunzione nemmeno alla metà degli insegnanti che da anni coprono una cospicua parte delle migliaia di cattedre vuote. Queste ultime a settembre saranno oltre 200000.
L'ostinazione dei governi che si sono sinora succeduti a non voler risolvere la problematica del precariato scolastico ci conferma che questo sia tenuto ad arte come un vero esercito di riserva per dividere i lavoratori della scuola dinnanzi ai costanti attacchi e tagli dei governi.


UNO SCIOPERO IN RITARDO

Il Partito Comunista dei Lavoratori anche in questa occasione è al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici in lotta. Lo sciopero proclamato per la giornata di oggi, a decreto approvato, si dimostra tardivo e subordinato ai giochi parlamentari e senatoriali, soprattutto della maggioranza di governo. Un governo che, non dimentichiamolo, ha goduto dell'appoggio e della copertura delle burocrazie confederali sin dall'inizio anche per quanto riguarda la scuola. Non possiamo dimenticare che fino a poche settimane fa le dirigenze d precari, ei principali sindacati sono state le principali fautrici del concorso "straordinario". Sin dagli ultimi giorni di dicembre hanno propagandato a tamburo battente corsi di preparazione a questo concorso, rivendicando per bocca dei loro dirigenti la necessità di una selezione all'ingresso nel mondo della scuola. Non sono stati esenti da ciò gli apparati della FLC-CGIL, che nonostante la serrata opposizione dell'area Riconquistiamo Tutto, hanno perorato fino a poche settimane fa la causa del concorso, senza ascoltare il parere dei lavoratori e delle RSU, e convocando il Forum dei lavoratori precari soltanto meno di due settimane fa. Poi, d'un tratto, dichiarazioni contrarie al concorso e favorevoli all'assunzione dei docenti precari con almeno 36 mesi di servizio attraverso una graduatoria per titoli e servizi. La stessa proposta che ha portato migliaia di lavoratori e lavoratrici precarie della scuola in piazza in questi mesi attraverso mobilitazioni dal basso, non a caso boicottate e ignorate dalle burocrazie confederali. I fatti però hanno la testa dura, e non possiamo non pensare che questa "svolta", finora nell'ambito delle mere dichiarazioni, sia dettata dalla progressiva perdita di potere contrattuale e dalla paura di perdere quel briciolo di credibilità rimasta loro tra i precari della scuola, già seriamente compromessa dai due stati di agitazione proclamati, e interrotti da mere promesse e prese di tempo dei ministri Bussetti e Fioramonti.


LE RIVENDICAZIONI DEL PCL PER LA SCUOLA

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'oramai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa (in una modalità estremamente simile a ciò che è stato fatto nel settore sanitario, con le conseguenze che l'epidemia di Covid-19 ci sta mostrando in tutta la sua drammaticità) e di attacco costante ai diritti delle sue lavoratrici e lavoratori, il Partito Comunista dei Lavoratori è presente nelle lotte della scuola con queste rivendicazioni:

- la stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare ai 2000 vincitori del concorso 2016 ed ai 5000 vincitori del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS).

- un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
È urgente provvedere al risanamento degli oltre 2400 siti scolastici nei quali è stata accertata la presenza di amianto, e alla messa in sicurezza di tutte le scuole i cui plessi non sono a norma di criteri antisismici. Si trovano in questa condizione ben 44.486 scuole pubbliche, su un totale di 50.804 censite.

- no al blocco per i neoassunti, sia esso quinquennale che triennale.
Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare vicino alla propria famiglia. Con ciò condanniamo fermamente il progetto avanzato dal ministro Azzolina di deportare letteralmente, in cambio del ruolo, migliaia di docenti dalle regioni meridionali costringendoli per cinque anni a vivere in altre regioni o province.

- internalizzare tutti gli educatori.
Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. In queste settimane moltissimi sono gli educatori che, non potendo lavorare essendo chiuse le scuole ed i centri diurni, hanno assistito ad una forte riduzione del salario. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.

- no ad ogni proposta di autonomia differenziata.
L'esempio dei docenti del Trentino-Alto Adige è a portata di mano. Alle 18 ore settimanali si sono aggiunte due ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all'insegnamento, a differenza del resto del paese, in cui si svolgono 40+40 ore. In queste 220 ore ricadono consigli di classe, consigli di plesso, collegi docenti, programmazioni settimanali di dipartimento, le ore annuali dei corsi di aggiornamento obbligatorie, le udienze dei genitori. Il tutto in cambio di un aumento lordo di poche centinaia di euro.

Con queste rivendicazioni il Partito Comunista dei Lavoratori ha sostenuto lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola e del 14 febbraio, e resta a fianco dei docenti e degli Ata precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti.

Mandiamo a casa la ministra Azzolina, esponente di punta di un governo nemico dei lavoratori e servo di Confindustria, come i casi di Alzano Lombardo e Nembro ci hanno dimostrato, e che come PCL anche giudiziariamente abbiamo denunciato.

Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato che, burocrazia CGIL e Landini in primis, hanno firmato protocolli su protocolli bloccando sul nascere le decine di scioperi che ci sono stati in queste settimane nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro. Ma anche e soprattutto contro ogni logica corporativistica e di intermediazione politica tramite parlamentari e senatori di maggioranza o di opposizione. Solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, della scuola e non solo.
Partito Comunista dei Lavoratori

Stabilizzare i precari della scuola: se non ora quando?

Nella giornata di oggi, alla VII Commissione del Senato si discuterà e voterà il Decreto Scuola 22/2020. Numerosissime sono state le polemiche e l'indignazione di decine di migliaia di insegnanti precari contro l'ostinazione della Ministra Azzolina e del Presidente Conte di continuare sulla strada di un concorso iniquo, parziale e divisivo.


8000 IN PIÙ NON BASTANO

Il Decreto Rilancio, che ha riservato alla scuola la misera cifra di 1,5 miliardi di euro, ha aggiunto al concorso straordinario altri 8000 posti. La matematica non è un'opinione. Pur portando il concorso a 32000 cattedre, non garantirebbe l'assunzione, tramite un umiliante concorso a crocette, nemmeno alla metà degli insegnanti che da anni coprono una cospicua parte delle migliaia di cattedre vuote. Queste ultime a settembre saranno oltre 200000. L'ostinazione dei governi che si sono sinora succeduti a non voler risolvere la problematica del precariato scolastico ci dà la conferma che questo sia tenuto in piedi ad arte per dividere i lavoratori della scuola dinnanzi ai costanti attacchi e tagli dei governi.


EMENDAMENTI O PROPAGANDA ELETTORALE?

Da parte dei più svariati partiti, di maggioranza e opposizione, sono stati presentati più di 400 emendamenti al Decreto Scuola. La finalità di propaganda di tali emendamenti, proponenti la trasformazione in un concorso per titoli e servizio (PD, LeU) o da graduatorie (Lega, PSI), è palese, ed il totale appoggio dato al concorso "ammazza precari" dai partiti di maggioranza, e la totale assenza di soluzioni fornite ai precari durante i quindici mesi di gestione leghista del MIUR deve mettere in guardia le decine di migliaia di insegnanti precari che da anni attendono la stabilizzazione.


LE NOSTRE PROPOSTE

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'oramai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa (in una modalità estremamente simile a ciò che è stato fatto nel settore sanitario, con le conseguenze che l'epidemia di Covid-19 ci sta mostrando in tutta la sua drammaticità), il Partito Comunista dei Lavoratori si batte per queste rivendicazioni:

- la stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare ai 2000 vincitori del concorso 2016 ed ai 5000 vincitori del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS).

- un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
È urgente provvedere al risanamento degli oltre 2400 siti scolastici nei quali è stata accertata la presenza di amianto, e alla messa in sicurezza di tutte le scuole i cui plessi non sono a norma di criteri antisismici. Si trovano in questa condizione ben 44.486 scuole pubbliche, su un totale di 50.804 censite.

- no al blocco per i neoassunti, sia esso quinquennale che triennale.
Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare vicino alla propria famiglia. Con ciò condanniamo fermamente il progetto avanzato dal ministro Azzolina di deportare letteralmente, in cambio del ruolo, migliaia di docenti dalle regioni meridionali costringendoli per cinque anni a vivere in altre regioni o province.

- internalizzare tutti gli educatori.
Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. In queste settimane moltissimi sono gli educatori che, non potendo lavorare essendo chiuse le scuole ed i centri diurni, hanno assistito ad una forte riduzione del salario. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.

- no ad ogni proposta di autonomia differenziata.
L'esempio dei docenti del Trentino-Alto Adige è a portata di mano. Alle 18 ore settimanali si sono aggiunte due ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all'insegnamento, a differenza del resto del paese, in cui si svolgono 40+40 ore. In queste 220 ore ricadono consigli di classe, consigli di plesso, collegi docenti, programmazioni settimanali di dipartimento, le ore annuali dei corsi di aggiornamento obbligatorie, le udienze dei genitori. Il tutto in cambio di un aumento lordo di poche centinaia di euro.

Con queste rivendicazioni il Partito Comunista dei Lavoratori ha sostenuto lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola e del 14 febbraio, e resta a fianco dei precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti.

Mandiamo a casa la ministra Azzolina, esponente di punta di un governo nemico dei lavoratori e servo di Confindustria, come i casi di Alzano Lombardo e Nembro ci hanno dimostrato, e che come PCL anche giudiziariamente abbiamo denunciato.
Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato che, burocrazia CGIL e Landini in primis, hanno firmato protocolli su protocolli bloccando sul nascere le decine di scioperi che ci sono stati in queste settimane nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro. Ma anche e soprattutto contro ogni logica corporativistica. Perché solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.
Partito Comunista dei Lavoratori

Per un 14 febbraio di lotta!

Gli ultimi giorni sono stati all'insegna del dubbio e dell'incertezza per le decine di migliaia di insegnanti precari. Dinnanzi alla chiusura totale dalla ministra dell'istruzione Lucia Azzolina nei confronti delle richieste minime dei sindacati, come i percorsi abilitanti per gli insegnanti precari e la concessione di palliativi come la batteria dei test per il concorso straordinario riservato ai docenti precari con almeno tre anni di servizio, la risposta delle burocrazie dei sindacati confederali e corporativisti è stata la convocazione di uno sciopero per la giornata del 17 marzo. Uno sciopero parziale, divisivo e tardivo.
Per cercare di mantenere la credibilità ed il potere contrattuale nei confronti di un governo del quale finora sono stati i migliori pretoriani, le burocrazie sindacali non hanno saputo che tirare fuori dal cilindro una giornata di sciopero riservata soltanto ai lavoratori precari della scuola. Una posizione che va contro ogni forma di unità dei lavoratori, assecondando così le logiche di divisione dei lavoratori della scuola che i governi portano avanti da decenni, in un'ottica di progressiva privatizzazione. L'autonomia scolastica e i primi esperimenti di autonomia differenziata in regioni a statuto speciale come il Trentino Alto Adige ne sono l'esempio lampante.
Uno sciopero che non tiene in alcun conto tematiche prioritarie per i lavoratori della scuola, precari e non, come l'autonomia differenziata ed il salario.

I fatti hanno la testa dura, e sui social la scelta del 17 marzo è stata subissata di critiche da centinaia di insegnanti precari, a maggior ragione per il fatto che la ministra Azzolina ha previsto l'uscita dei bandi dei tre concorsi, straordinario, ordinario e primaria/infanzia per i primi di marzo.


CONCORSO O MACELLERIA SOCIALE?

Da fonti vicine al M5S il concorso straordinario per i docenti con tre anni di servizio è stato magnificato come un grande rimedio al precariato. Peccato che sia un concorso per soli 24000 posti, nonostante le cattedre vacanti nella scuola secondaria di primo e secondo grado siano ben 123000. Le tempistiche di questo concorso ci fanno sperare ben poco, in quanto sono previste 80 domande a cui rispondere in soli 80 minuti. Nella valutazione dei titoli, conteranno più i corsi di lingua inglese che gli anni di servizio, umiliando così il lavoro di migliaia di insegnanti.


COORDINAMENTI IN TUTTA ITALIA

In reazione a questo concorso scellerato, ma soprattutto come risposta al problema atavico del precariato nella scuola, sono sorti in tutta Italia dei coordinamenti autoconvocati di lavoratori precari della scuola (Torino, Milano, Pavia, Bologna, Firenze, Cagliari e Sassari) nei quali il nostro partito è intervenuto sin dall’inizio. Questi coordinamenti sono sorti innanzitutto per ribadire il diritto alla stabilizzazione, che le burocrazie confederali negano nonostante vi sia da più di vent'anni una direttiva europea che condanna l'abuso del precariato nel pubblico impiego (1999/70/CE) e che è applicata da decenni regolarmente tranne nel settore dell'istruzione e della ricerca. Dopo un'assemblea molto partecipata il 15 dicembre a Milano e due giornate di lotta unitaria con presìdi in molte città, i coordinamenti hanno deciso di lavorare alla costruzione di una rete unitaria per estendere la lotta al di fuori di ogni strumentalizzazione elettorale e logica corporativistica.


UNO SCIOPERO COSTRUITO DAL BASSO

Durante l'assemblea del 15 dicembre, nella quale il Partito Comunista dei Lavoratori è intervenuto con i suoi militanti, e dov'è intervenuta anche l'area di opposizione in FLC-CGIL "Riconquistiamo tutto", è stata votata la proposta di uno sciopero generale della scuola. Uno sciopero che vede nella sua piattaforma di rivendicazioni non solo la stabilizzazione di tutti i precari della scuola, ma anche il rinnovo del CCNL con salari adeguati alla media europea, la lotta ad ogni progetto di autonomia differenziata e all'alternanza scuola-lavoro, arma del padronato per erodere diritti ai lavoratori e ai giovani. La proposta è stata raccolta da diverse realtà del sindacalismo di base, come la CUB, il SGB, l'ADL Cobas, l'USI-CIT, il SIAL Cobas e i Cobas Scuola Sardegna. Tutte queste realtà stanno lavorando con i coordinamenti per l'organizzazione di cortei e presidi in tutta Italia per la giornata del 14 febbraio.
Non meno importante è stata la posizione assunta dall'area di opposizione in CGIL "Riconquistiamo tutto", che ha solidarizzato con lo sciopero, auspicando la massima partecipazione.
Non possiamo però non notare l'atteggiamento di chiusura assunto nei confronti della lotta dei precari della scuola da parte delle dirigenze dei Cobas Scuola e della USB Scuola, logiche di autocentratura che hanno impedito un allargamento del fronte della lotta al precariato e dimostrato che i microapparati sindacali operano con le stesse modalità delle burocrazie confederali che tanto dicono di avversare.


LE PROPOSTE DEL PCL

Come Partito Comunista dei Lavoratori, per combattere il precariato e contrastare il palese progetto di progressiva privatizzazione della scuola, portato avanti tenacemente dai governi di centrodestra e centrosinistra che si sono succeduti in questi anni, proponiamo:

- la stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo, basti pensare ai 2000 vincitori del concorso 2016 ed ai 5000 vincitori del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS.

- un grande piano di lavori pubblici per la scuola. È urgente provvedere al risanamento degli oltre 2400 siti scolastici nei quali è stata accertata la presenza di amianto, e alla messa in sicurezza di tutte le scuole i cui plessi non sono a norma di criteri antisismici. Si trovano in questa condizione ben 44.486 scuole pubbliche, su un totale di 50.804 censite.

- no al blocco per i neoassunti, sia esso quinquennale che triennale.
Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare vicino alla propria famiglia. Con ciò condanniamo fermamente il progetto avanzato dal ministro Azzolina di deportare letteralmente, in cambio del ruolo, migliaia di docenti dalle regioni meridionali costringendoli per cinque anni a vivere in altre regioni o province.

- internalizzare tutti gli educatori.
Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.

- no ad ogni proposta di autonomia differenziata.
L'esempio dei docenti del Trentino Alto Adige è a portata di mano. Alle 18 ore settimanali si sono aggiunte 2 ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all'insegnamento, a differenza del resto del paese, in cui si svolgono 40 + 40 ore. In queste 220 ore ricadono consigli di classe, consigli di plesso, collegi docenti, programmazioni settimanali di dipartimento, le ore annuali dei corsi di aggiornamento obbligatorie, le udienze dei genitori. Il tutto in cambio di un aumento lordo di poche centinaia di euro.

Con queste rivendicazioni il Partito Comunista dei Lavoratori è al fianco dei coordinamenti dei precari della scuola, e sta dando il suo contributo affinché il 14 febbraio sia una giornata nazionale di lotta che blocchi ogni scellerato progetto di precarizzazione degli insegnanti e mandi a casa la ministra Azzolina, esponente di punta di un governo nemico dei lavoratori che solo con la lotta potrà essere cacciato senza essere sostituito da un nuovo governo a guida leghista, che sarebbe ugualmente nemico dei lavoratori.
Partito Comunista dei Lavoratori

Quale futuro per decine di migliaia di precari della scuola?

LE ATTESE E GLI INIZI
Questa settimana vedrà in gran parte delle regioni italiane la ripresa dell'anno scolastico. A fianco dell'attesa dei genitori e degli studenti, c'è però anche un'altra attesa, ben più amara e angosciosa. Quella dei docenti che ancora non sono di ruolo, più comunemente definiti precari. Docenti che ogni anno costituiscono sempre più un settore consistente dell'insegnamento italiano, e grazie ai quali la stragrande maggioranza delle scuole in diverse regioni italiane, soprattutto al centro-nord, può iniziare e terminare un anno scolastico.
Finita la festa, gabbato lo santo.
Così si dice al sud. E così è anche per le migliaia di docenti che sanno dove terminano un anno scolastico ma restano nella profonda incertezza su dove ricominceranno. Spesso dovendo ricominciare puntualmente tutto da capo in termini di rapporti di lavoro, metodiche di insegnamento e rapporti con nuove platee genitoriali e studentesche.


DIVIDE ET IMPERA. LE MILLE SOTTOCATEGORIE

Dagli anni Novanta la scuola italiana ha visto un susseguirsi di riforme (Berlinguer, Gelmini, Buona scuola renziana) che hanno sempre più prodotto uno scollamento dei docenti dal resto della società italiana, penalizzando sempre più la figura del docente e dividendo la categoria in mille sottocategorie. Ultimo in tale logica appare la creazione di un Tfa (tirocinio formativo attivo) riservato ai docenti di sostegno, che a differenza dei precedenti non comporterà l'inserimento dei frequentanti nella seconda fascia delle graduatorie d'istituto, dove per legge sono presenti i docenti abilitati, ma essendo classificato come "specializzante" collocherà i docenti che hanno speso migliaia di euro ed un notevole monte ore in una zona grigia (ai primi posti delle terze fasce ma solo per ciò che concerne i posti di sostegno nelle graduatorie di istituto). Una sempre maggiore differenziazione interna alla categoria, che oltre alla confusione ha come risultato la sempre maggiore frammentazione del corpo docente. Frammentazione che negli ultimi anni, soprattutto tra i docenti precari, è aumentata considerevolmente per lo spuntare di associazioni di categoria e studi legali che propongono ricorsi per ogni tipo di problematica inerente il mondo del lavoro scolastico. Basti pensare che il solo ricorso riguardante gli insegnanti con diploma magistrale, volto a rendere quest'ultimo (se conseguito entro il 2001) abilitante in maniera definitiva, ha visto un giro di più di venti milioni di euro.


QUOTA CENTO E SCUOLE VUOTE

La quota di cattedre e posti di sostegno che verranno ricoperti da docenti precari vedrà quest'anno un corposo aumento, anche per le conseguenze dovute all'applicazione della “quota 100”, che ha incrementato la quantità dei pensionamenti: saranno 17.807 per effetto del provvedimento voluto dal governo precedente, a cui si sono aggiunti 15.371 pensionamenti ordinari. Un numero destinato a salire, anche perché l'età media dei docenti italiani è tra le più alte d'Europa. I posti lasciati vacanti dai pensionamenti dovuti alla "quota 100" non verranno coperti da assunzioni con personale di ruolo. Si prevedono per quest'anno scolastico ben 120.000 posti vuoti nelle scuole italiane. Una cifra da emergenza sociale, che penalizza ulteriormente un sistema scolastico che vede la figura del docente perdere sempre più dignità. Basti pensare al fatto che i salari dei docenti italiani sono tra i più bassi d'Europa.


IL "SALVARECARI" E QUELLO SCIOPERO CHE S'AVEVA DA FARE

La scorsa primavera ha visto l'accenno di un ritorno dI fiamma del protagonismo dei docenti. Questioni che minano la scuola, come appunto il precariato e l'autonomia diffusa, avevano fatto da collante per un ampio fronte che andava dai principali sindacati (CGIL, CISL, UIL, Gilda e SNALS) ai Cobas fino alle molte associazioni di insegnanti democratici, come il Manifesto dei 500. Una unità che raramente si sarebbe vista nel mondo della scuola. L'intesa sottoscritta però la sera del 23 aprile dai principali sindacati della scuola, confederali e non, ha bloccato sul nascere la ripresa di un movimento di lotta nella scuola. Unica pillola dolce è stata il varo di un accordo mirante al miglioramento della situazione dei docenti ancora non di ruolo, il "Salva precari" appunto. Decreto che, come abbiamo denunciato anche come area di opposizione all'interno della FLC-CGIL, pur apportando degli effettivi miglioramenti, non eliminerebbe alla radice il problema del precariato nella scuola italiana. Nonostante ciò, 55.000 docenti con 36 mesi di servizio avrebbero avuto la possibilità di accedere ad un percorso abilitante speciale (PAS) come nel 2013, o partecipare ad un concorso con prova scritta selettiva e prova orale non selettiva. La crisi di governo ha minato anche questa opportunità per i precari. Il neoministro Fioramonti, nonostante le belle parole verso i precari, preannuncia per il 2020 un concorso straordinario per i precari con criteri di selezione all'ingresso maggiormente rigorosi. Tale logica si pone, nei fatti, nel senso di ignorare i sacrifici e l'impegno di 60.000 docenti, che in questi anni hanno garantito il funzionamento di migliaia di scuole italiane.


IL PRECARIATO E I COMUNISTI
Per le motivazioni finora esposte, dinnanzi ad una problematica che si sta progressivamente trasformando in emergenza sociale,diventa fondamentale l'intervento delle avanguardie per stimolare una presa di coscienza nelle migliaia di lavoratori della scuola vittime di questo sistema errato di gestione. Compito dei compagni del PCL sarà, nei prossimi mesi, quello di intervenire nelle strutture sindacali dove essi sono presenti per stimolare la creazione di strutture di coordinamento e lotta dei precari della scuola, affiancando a ciò la propaganda e la denuncia di tale problematica. Consapevoli che le rivendicazioni dei lavoratori saranno accettate solo sotto la loro pressione, perché fin quando vigeranno tali rapporti di produzione i lavoratori non potranno avere governi amici.
Vincenzo Cimmino, Assemblea generale FLC-CGIL