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BOLOGNA 3 AGOSTO 2022: PRESIDIO IN SOLIDARIETA' E PER LA LIBERAZIONE DEI COMPAGNI SINDACALISTI ARRESTATI

 


Alcune foto del presidio.

Di seguito il testo del volantino distribuito nell'occasione

Giù le mani dal sindacalismo combattivo!



La violenta azione giudiziaria e repressiva contro gli otto dirigenti e militanti del SI C0BAS e dell’USB perpetrata dalla procura di Piacenza è un ulteriore feroce attacco a un combattivo settore della classe lavoratrice, quello della logistica, e a tutto il sindacalismo conflittuale e di classe. E un monito per milioni di salariati e sfruttati.

La posta in gioco è la criminalizzazione delle lotte, la repressione di chi alza la testa contro l’abuso padronale e l’oppressione dello Stato, mettendo in discussione la pace sociale, cioè la guerra quotidiana contro le condizioni di lavoro e di vita della classe lavoratrice e delle masse popolari.


In questi giorni, in queste ore, si approfondisce il solco tra chi è pronto a dare una risposta di classe al teorema giudiziario in corso con scioperi, picchetti, presidi davanti alle prefetture, e chi, come i sindacati di categoria di CGIL, CISL e UIL, dichiarano piena fiducia alla magistratura, avallando l’operazione repressiva dello Stato.

A fronte di questo attacco e dello scandalo della totale subalternità delle burocrazie sindacali alle ragioni dei capitalisti e del potere statale che ne cura gli interessi, secondo il principio di stabilità e governabilità, bisogna dare una risposta immediata e adeguata: le lotte non si processano; Aldo, Arafat, Bruno, Carlo, Fisal, Issa, Riadh e Roberto liberi subito!

Allo stesso tempo tutto il movimento sindacale e politico di classe deve lanciare la proposta di un ampio fronte e una piattaforma generale di lotta che punti a unificare tutte le vertenze in campo nell’ottica di coinvolgere milioni di salariati, ad aggregare attorno ad essi la maggioranza della società.

Perché solo l'irruzione dell'azione di massa, che metta al centro le ragioni dei salariati e delle masse popolari contro il carovita, le politiche economiche del governo e la militarizzazione in corso, aprirebbe dal basso un nuovo scenario politico. È lo spettro della ribellione sociale d'autunno, quella che i padroni temono, assieme a tutti i loro partiti; quella che le burocrazie sindacali in modo truffaldino evocano per vendere ai padroni il proprio ruolo di pompieri; quella che purtroppo le sinistre riformiste rimuovono, per non contrapporsi alle burocrazie sindacali limitandosi a criticare i padroni.

No alla repressione antioperaia!
Facciamo fronte unico contro la dittatura padronale e dello Stato borghese!

• Giù le mani dal sindacalismo combattivo e di classe: unifichiamo tutte le vertenze in un solo blocco!
• Contro l’economia di guerra, contro il caro prezzi e bollette: No ai piani di riarmo, blocco immediato delle tariffe di gas, luce, benzina, Controllo operaio sui prezzi, forti aumenti salariali e reintroduzione della scala mobile dei salari,
• Blocco dei licenziamenti e riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario.
• Salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame.
• Patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni.
• Eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.
• Via le leggi di precarizzazione del lavoro; basta appalti e sub-appalti!
• Istituzione di una cassa nazionale di resistenza per sostenere le lotte.
• Occupazione delle aziende che licenziano, battersi per la loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio.

Come Partito Comunista dei Lavoratori ci impegneremo nelle lotte per il completo ritiro di tutte le misure giudiziarie e contro ogni forma di repressione padronale e istituzionale. Altrettanto ci impegneremo in ogni fronte unitario di avanguardia per sostenere la proposta del fronte unico di classe e di massa nella prospettiva di una alternativa anticapitalista. L’unica alternativa vera.





Partito Comunista dei Lavoratori

Giù le mani dal sindacalismo combattivo!

 


Testo del volantino distribuito oggi a Piacenza durante la manifestazione per i sindacalisti arrestati

23 Luglio 2022

La violenta azione giudiziaria e repressiva contro gli otto dirigenti e militanti del SI C0BAS e dell’USB perpetrata dalla procura di Piacenza è un ulteriore feroce attacco a un combattivo settore della classe lavoratrice, quello della logistica, e a tutto il sindacalismo conflittuale e di classe. E un monito per milioni di salariati e sfruttati.

La posta in gioco è la criminalizzazione delle lotte, la repressione di chi alza la testa contro l’abuso padronale e l’oppressione dello Stato, mettendo in discussione la pace sociale, cioè la guerra quotidiana contro le condizioni di lavoro e di vita della classe lavoratrice e delle masse popolari.

In questi giorni, in queste ore, si approfondisce il solco tra chi è pronto a dare una risposta di classe al teorema giudiziario in corso con scioperi, picchetti, presidi davanti alle prefetture, e chi, come i sindacati di categoria di CGIL, CISL e UIL, dichiarano piena fiducia alla magistratura, avallando l’operazione repressiva dello Stato.

A fronte di questo attacco e dello scandalo della totale subalternità delle burocrazie sindacali alle ragioni dei capitalisti e del potere statale che ne cura gli interessi, secondo il principio di stabilità e governabilità, bisogna dare una risposta immediata e adeguata: le lotte non si processano; Aldo, Arafat, Bruno, Carlo, Fisal, Issa, Riadh e Roberto liberi subito!

Allo stesso tempo tutto il movimento sindacale e politico di classe deve lanciare la proposta di un ampio fronte e una piattaforma generale di lotta che punti a unificare tutte le vertenze in campo nell’ottica di coinvolgere milioni di salariati, ad aggregare attorno ad essi la maggioranza della società.

Perché solo l'irruzione dell'azione di massa, che metta al centro le ragioni dei salariati e delle masse popolari contro il carovita, le politiche economiche del governo e la militarizzazione in corso, aprirebbe dal basso un nuovo scenario politico. È lo spettro della ribellione sociale d'autunno, quella che i padroni temono, assieme a tutti i loro partiti; quella che le burocrazie sindacali in modo truffaldino evocano per vendere ai padroni il proprio ruolo di pompieri; quella che purtroppo le sinistre riformiste rimuovono, per non contrapporsi alle burocrazie sindacali limitandosi a criticare i padroni.

No alla repressione antioperaia!
Facciamo fronte unico contro la dittatura padronale e dello Stato borghese!

• Giù le mani dal sindacalismo combattivo e di classe: unifichiamo tutte le vertenze in un solo blocco!
• Contro l’economia di guerra, contro il caro prezzi e bollette: No ai piani di riarmo, blocco immediato delle tariffe di gas, luce, benzina, Controllo operaio sui prezzi, forti aumenti salariali e reintroduzione della scala mobile dei salari,
• Blocco dei licenziamenti e riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario.
• Salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame.
• Patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni.
• Eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.
• Via le leggi di precarizzazione del lavoro; basta appalti e sub-appalti!
• Istituzione di una cassa nazionale di resistenza per sostenere le lotte.
• Occupazione delle aziende che licenziano, battersi per la loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio.

Come Partito Comunista dei Lavoratori ci impegneremo nelle lotte per il completo ritiro di tutte le misure giudiziarie e contro ogni forma di repressione padronale e istituzionale. Altrettanto ci impegneremo in ogni fronte unitario di avanguardia per sostenere la proposta del fronte unico di classe e di massa nella prospettiva di una alternativa anticapitalista. L’unica alternativa vera.

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà ai sindacalisti arrestati!

 


Comunicato sugli arresti SI COBAS e USB

19 Luglio 2022

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria indignazione per la raffica di arresti domiciliari decisa dalla procura di Piacenza contro dirigenti sindacali locali e nazionali del SiCobas e della USB. Esprime ad essi la sua totale solidarietà.

Questa operazione rappresenta l'ennesima assurda provocazione della procuratrice capo Grazia Pradella. Questo magistrato pare ritenere, contraddicendo leggi e Costituzione, che qualsiasi lotta sindacale per migliorare le condizioni previste da un contratto nazionale sia illegale e costituisca addirittura un reato di estorsione. Questo facendosi strumento di un padronato particolarmente reazionario come quello di Piacenza.

Già l’anno scorso la Pradella aveva tentato una operazione analoga, addirittura concionando su quanto sarebbe stato il massimo giusto di salario oltre il quale ogni richiesta sarebbe appunto estorsiva. Con questo ponendo in discussione, con concezioni alla regime cinese, un diritto esercitato dai lavoratori italiani da quasi 200 anni fa e conquistato legalmente dal 1889.

Fortunatamente i livelli superiori della magistratura hanno assolto pienamente i compagni.

C’è da dire che il curriculum personale della Pradella non rivela bizzarrie solo riguardo alle lotte sindacali. Come sostituto procuratore a Milano si rese nota per una "graguignolesca" denuncia di un attentato nei suoi confronti, avendo “visto” un'ombra alla finestra del palazzo di fronte al suo che “forse” imbracciava un fucile. Va da sé che di questo “attentato” non si sia trovato il minimo indizio.

Poi la Pradella ha tentato (in nome di sue fantasiose ricostruzioni ) di insabbiare, senza riuscirci, la inchiesta del giudice Salvini che è riuscito finalmente dopo decenni, a individuare i veri colpevoli della strage di Piazza Fontana, giungendo fianco a denunciare Salvini, con motivazioni risibili, al consiglio superiore della magistratura.

Fatto questo a Milano, promossa incredibilmente a capo della procura di Piacenza, è passata ad attaccare lavoratori e sindacati combattivi. Certo in questa sua azione è stata presumibilmente spinta e facilitata dal clima
generale di azione antioperaia di tutti i governi degli ultimi decenni, e in particolare di quello dei Cinque stelle con la Lega (primo governo Conte) con i cosiddetti “decreti Salvini”.

Tuttavia speriamo che anche oggi, come l’anno scorso, tutto si concluda in un nulla di fatto. Auspichiamo anche, pur nella nostra diffidenza nelle istituzioni dello stato borghese, che un membro del Consiglio superiore della magistratura ponga in quella sede la questione, se non di cacciare Grazia Pradella dalla magistratura, come
sarebbe logico, perlomeno di mutarla di sede per incompatibilità ambientale.

In ogni caso è evidente per noi che la risoluzione positiva di questo fatto sarà certo legata allo sviluppo immediato di mobilitazioni e azioni di protesta che come PCL sosterremo pienamente. Tutte!

Partito Comunista dei Lavoratori

FedEx-TNT: dieci anni di resistenza contro la ristrutturazione aziendale

 


La vertenza della FedEx-Tnt di Piacenza ha profonde radici e si sviluppa lungo un decennio di ristrutturazioni aziendali.


Negli anni 2012-2013, dopo il fallimento del progetto di acquisto da parte di UPS, respinto dall’Autorità antitrust, TNT comunica 4000 licenziamenti (2/3 in Europa, 854 in Italia su circa 3000, tra corrieri e impiegati). Il piano aziendale prevede la chiusura di 24 filiali su 103, per fare confluire le attività operative delle filiali più piccole in quelle di dimensioni maggiori.

Negli stessi anni, a partire dal 2011, nel magazzino TNT di Piacenza si sviluppano le prime lotte dei circa 300 facchini sostenuti dal SI COBAS (allora in costruzione), lotte contro buste paga fittizie di pochi euro e contro la valanga di lavoro nero e di evasione fiscale e retributiva che allargava i profitti di TNT e delle cooperative degli appalti e subappalti di cui il colosso olandese si serviva per ridurre i costi. Una vertenza dura, in cui i soggetti padronali hanno dispiegato tutta la loro capacità repressiva licenziando i facchini in lotta, ma comunque conclusa positivamente con la vittoria dei lavoratori, reintegrati con l’applicazione del contratto nazionale di categoria.

In seguito all’annuncio della ristrutturazione del 2012-13 si attivano mobilitazioni con blocchi e scioperi in tutta la filiera italiana. La ristrutturazione viene gestita dalle sigle confederali, dopo una fase di mobilitazione, con un accordo di cassa in deroga e uscite (cosiddette) volontarie incentivate e trasferimenti. Misure che hanno diviso i lavoratori e cancellato la possibilità di una lotta generalizzata.

Nel 2014, come parte integrante della ristrutturazione e degli esuberi vengono firmati dalle sigle confederali i primi accordi per l’internalizzazione delle attività di magazzino, che oltre a fissare diverse deroghe al contratto nazionale (particolarmente su flessibilità oraria, inquadramenti e mansioni) mettono in competizione lavoratori diretti e indiretti.

Il 7 aprile 2015 TNT (54 mila dipendenti) viene comprata (ma la fusione sarà effettiva l’anno successivo) per 4,4 miliardi di euro dal gruppo statunitense FedEx (220 mila dipendenti), che con l’acquisto della multinazionale olandese si espande nel mercato europeo, in una fase di crescita dell’e-commerce, che orienta la strategia aziendale della fusione dei due gruppi, e in competizione con il colosso Amazon che lancia investimenti nelle attività di trasporto e consegna. Fa parte dell’operazione l’investimento nel polo logistico di Malpensa (terzo hub europeo, dopo Colonia e Parigi) funzionale alla ottimizzazione della rete dei trasporti via aria (FedEx detiene la più grande rete di spedizioni via aerea) e via terra (TNT, specializzata nel trasporto su gomma, ha 550 depositi e 19 hub che connettono nel network europeo più di 40 paesi). L’obiettivo di FedEx, attraverso l’hub di Malpensa e l’investimento in Italia, non è solo il mercato europeo, ma anche quelli del Medio Oriente, dell’India e dell’Africa.
TNT annuncia in Italia ulteriori 239 esuberi (su 2613 addetti) nel settore amministrativo e in quello delle vendite. Tagli gestiti con ulteriore cassa in deroga e mobilità, senza che questo porti all’opportuna unificazione della vertenza tra personale diretto e addetti esternalizzati.

Nel maggio 2018, dopo avere chiuso l’ultimo trimestre 2017 con un utile di 755 milioni di dollari, FedEx (che ha in Italia 1143 dipendenti diretti, 750 nelle 34 stazioni operative, di cui 485 corrieri) comunica il licenziamento di 315 lavoratori (quasi tutti corrieri), TNT (2500 dipendenti - per 93 stabilimenti tra magazzini e hub – più 4350 addetti che lavorano per conto delle società appaltatrici - 2650 addetti al trasporto e 1700 addetti al facchinaggio) di 46 dipendenti, oltre a 115 trasferimenti complessivi, quasi tutti di impiegate, che nascondono, per la distanza del trasferimento, altrettanti licenziamenti.

La ristrutturazione prevede il modello della terziarizzazione seguita da TNT, con l’esternalizzazione delle attività di FedEx in favore di TNT e la chiusura di 24 stazioni FedEx (e il conseguente licenziamento degli addetti alla gestione di ritiri e consegne e degli impiegati) e la chiusura di due piattaforme di TNT, con la concentrazione delle attività commerciali in quattro centri.

Dopo una serie di scioperi organizzati tra maggio e giugno dai sindacati confederali la vertenza si conclude amaramente con esodi “volontari” e 208 ricollocazioni a condizioni peggiorative.

Nel corso di questi anni di ristrutturazione, si sono succeduti in diversi magazzini affidati a cooperative e società terze, alcuni cicli di lotte organizzate in particolare dal SI COBAS, in una situazione di illegalità diffusa e di condizioni lavorative al limite della schiavitù, per l’applicazione del contratto nazionale e per la contrattazione aziendale, per le tutele in cambio di appalto, e una serie di vertenze per i rinnovi del contratto nazionale dell’autotrasporto merci e logistica.

Nel maggio del 2020 nell’hub di Peschiera Borromeo (Milano) si è svolta la durissima vertenza sostenuta dal SI COBAS per i 66 lavoratori interinali lasciati a casa dalla FedEx TNT con la disdetta di un accordo che prevedeva la loro assunzione, nello stesso periodo in cui l’emergenza sanitaria ha sospinto anche nella logistica una campagna di astensione dal lavoro come autodifesa operaia, organizzata dallo stesso sindacato.

Un attacco repressivo sferrato a furia di cariche e pestaggi con la collaborazione di tutte le forze di polizia, Digos, carabinieri. Nello sciopero, allargato alla filiera, le mani dello Stato e del padronato cercano di avere la meglio sulla resistenza operaia, organizzata contro la riorganizzazione della filiera e la disdetta degli accordi sindacali finalizzata ad abbassare il costo della forza-lavoro.

Nel gennaio 2021 FedEx-TNT (che intanto nell’agosto del 2020 era uscita da Fedit – l’associazione padronale intestataria della contrattazione – per entrare in Assolombarda) avvia un’altra fase di pesante ristrutturazione di tutto l’assetto aziendale, che prevede in Europa un taglio di 6300 addetti (di cui 650 in Italia). Il 18 gennaio comincia lo sciopero nella filiera italiana organizzato dal SI COBAS (oltre a Piacenza, Milano, Bologna, Parma, Piacenza, Roma, Fidenza, Modena e Napoli), mentre in Belgio scioperano i lavoratori dell’hub dell’aeroporto di Liegi, dove sono previsti 671 licenziamenti su 1800 dipendenti.

Dal 28 gennaio i lavoratori FedEx-TNT del magazzino di Piacenza scioperano contro i licenziamenti annunciati, per i protocolli di prevenzione e per il premio di risultato, una conquista che l’azienda non ha più riconosciuto.
Una nuova ondata di repressione si scatena contro i lavoratori e contro il SI COBAS, con cariche e uso di gas lacrimogeni e con diversi procedimenti penali, misure cautelari (tra i quali gli arresti domiciliari dei due coordinatori provinciali del Si COBAS, in seguito ritirati), perquisizioni domiciliari e revoche del permesso di soggiorno, che hanno suscitato un movimento di solidarietà e il moltiplicarsi di scioperi nella filiera, e – dalla parte opposta – favorito la serrata messa a punto da FedEx-TNT, che comincia a svuotare il magazzino.

A fine marzo FedEx-Tnt aggiorna il piano di ristrutturazione, inserendo l’assunzione diretta di 800 lavoratori addetti al servizio di smistamento dei pacchi negli hub nazionali di Padova, Ancona, Bari, Bologna, Fiano Romano, Firenze e Napoli Teverola, e annuncia la riorganizzazione della rete della distribuzione, che prevede il progetto di un nuovo grande hub a Novara e la chiusura dello stabilimento Le Mose di Piacenza, gestito dal consorzio Lintel e dalla società Alba, con lo spostamento delle attività sugli altri magazzini e la prospettiva del licenziamento per circa 300 lavoratori.

Proseguono i blocchi e i picchetti organizzati dal SI COBAS in diversi magazzini della filiera italiana. A Piacenza, Peschiera Borromeo e San Giuliano milanese, sotto il fuoco della repressione delle forze dell’ordine statale e borghese e delle guardie private padronali, assoldate tra l’estrema destra locale.

Di fronte a questo piano di ristrutturazione aziendale i sindacati confederali non oppongono ostacoli e avallano la brutale repressione in atto. Addirittura la FILT CGIL esercita il suo ruolo concertativo con FedEx-TNT contro la conflittualità e la resistenza organizzata degli addetti del magazzino di Piacenza, rendendosi complice dello smistamento dei carichi verso altri hub attraverso la gestione concordata delle attività dei corrieri (anch’essi dipendenti di una società appaltatrice, la VI Express) e mettendo in contrapposizione i lavoratori tra loro, nei picchetti di fronte al magazzino come in presidio e in udienza in prefettura. Una condotta che in questi ultimi giorni è stata opportunamente contestata e denunciata da un gruppo di una trentina di iscritti e iscritte alla CGIL di Piacenza con una lettera pubblica che si pronuncia contro la criminalizzazione del conflitto sociale e indica la necessità del superamento della contrapposizione tra lavoratori e tra sigle sindacali.

A Padova e a Bologna, insieme ai sindacati di categoria di CISL e UIL, la FILT CGIL sigla con FedEx-TNT, come previsto dal piano di ristrutturazione aziendale, incentivi all’esodo e due accordi di internalizzazione, contestati per una serie di pesanti clausole (conciliazioni tombali, verifiche sul casellario giudiziale, selezioni) e di elementi peggiorativi che conterrebbero all’interno. Nonostante nei due magazzini la rappresentanza sia fuori da ogni dubbio di ADL e Si COBAS, quindi contro il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici di scegliere il proprio sindacato e di gestire e mantenere il controllo democratico della vertenza.

Mentre ai lavoratori di Piacenza, tenacemente in lotta, viene indegnamente offerto dalla società Alba (dietro la quale si nasconde la committente FedEx-TNT) di essere ricollocati altrove attraverso l’agenzia interinale che dal 2013 collabora con FedEx-TNT nelle ristrutturazioni, perdendo il posto di lavoro e insieme tutte le tutele e i diritti conquistati.

In questa fase della ristrutturazione aziendale di FedEx-TNT la FILT CGIL sta svolgendo un ruolo complice e collaterale al padronato in virtù del riconoscimento che detiene a prescindere dalla rappresentanza nei luoghi di lavoro e in contrapposizione al radicamento del sindacalismo conflittuale e alle lotte di resistenza che si stanno dispiegando nella filiera, avallando il piano padronale di riduzione del costo della forza-lavoro e di controllo degli stabilimenti. L’ultima fase di un piano padronale ormai decennale, che non è stato purtroppo affrontato negli anni con la necessaria unità tra lavoratori e lavoratrici, divisi tra comparti e sigle sindacali.

Contro il tradimento e la collaborazione di classe della burocrazia sindacale, in questo caso e in generale, è necessario rivolgersi all’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici (o al più ampio fronte possibile) per una ricomposizione di massa del sindacato di classe, contro ogni feticismo di organizzazione, sviluppando comitati di lotta, forme di coordinamento (tra delegati/e, settori, comparti, ecc.) e di autorganizzazione elette democraticamente, di cui le organizzazioni sindacali devono farsi sostenitrici. Senza questa prospettiva, e in assenza di una dinamica di massa, le legittime iniziative di denuncia e di protesta organizzate dal SI Cobas rischiano oggettivamente di circoscrivere la rabbia operaia in una logica identitaria e autocentrata, senza riuscire a rivolgersi alla massa dei lavoratori e delle lavoratrici per una direzione alternativa, autonoma e di classe del movimento sindacale.

Nelle ultime settimane diversi sono stati i momenti di condivisione di iniziative di lotta di fronte al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero del Lavoro, nelle piazze della capitale e nelle diverse piazze del 1° maggio, che hanno visto riuniti lavoratori e lavoratrici impegnati in diverse importanti vertenze, tra le quali Alitalia, FedEx-TNT, Texprint, Arcelor Mittal, FCA, e lavoratori dello spettacolo, della scuola, portuali, rider, e lavoratori e lavoratrici disoccupate.

In prospettiva la sfida che aspetta l’esemplare lotta della FedEx-TNT e tutte le lotte e centinaia di vertenze disseminate sul territorio nazionale (che vanno collegate internazionalmente) è l’organizzazione di una risposta unitaria all’attacco repressivo messo in atto dal padronato e dall’apparato statale, e la costruzione di una mobilitazione generale prolungata, contro lo sblocco dei licenziamenti e il progetto di ristrutturazione capitalistica del governo Draghi. Una mobilitazione che ricomponga tutti i segmenti di una classe lavoratrice frammentata e disorientata – per principale responsabilità della direzione delle burocrazie sindacali confederali – attorno a un programma di lotta elaborato e definito democraticamente, a partire dai luoghi di lavoro fino alla condivisione e discussione in organismi eletti che decidano tempi e forme di lotta. Un fronte unico di classe e di massa per una vertenza generale che miri a sollevare milioni di salariati contro le condizioni di impoverimento dettate dalla gestione capitalistica della crisi e contro l’oppressione e le catene dell’attuale ordine sociale ed economico.

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale

Contro la repressione solidarietà di classe

 


14 Aprile 2021

ArcelorMittal, Fedex, Texprint, portuali di Genova... si moltiplicano le misure repressive padronali e giudiziarie. È necessario un fronte comune contro il nemico comune

Il licenziamento da parte di ArcelorMittal di un lavoratore di USB responsabile di aver pubblicato un post su Facebook che invitava a seguire la fiction sull'inquinamento a Taranto è un atto inqualificabile e infame. Un atto di vera e propria cancellazione della libertà di opinione di un operaio, in aperta violazione di ogni diritto costituzionale. La “giusta causa” evocata dall'azienda al riguardo significa solo che l'azienda pretende mano libera e impunità per qualsiasi abuso sui propri dipendenti, già colpiti all'interno della fabbrica da un clima di intimidazioni, punizioni, terrore. Che si aggiunge alle minacce ai posti di lavoro e alla salute degli operai.

Il caso Mittal tuttavia non è solo. A Piacenza la procura ha attivato nelle settimane scorse procedimenti giudiziari e addirittura arresti, poi revocati, verso decine di lavoratori e lavoratrici di SICobas, protagonisti di una importante vertenza a difesa del proprio lavoro contro la chiusura del hub locale di Fedex. Il “reato” contestato è quello di aver picchettato i cancelli e di aver resistito in forma passiva all'intervento di sgombero della polizia. La Procura ha semplicemente applicato i decreti Salvini in quelle clausole antioperaie che criminalizzano i picchetti e che sono rimaste intatte nell'indifferenza di tanti “progressisti”. Naturalmente i mandanti della procura sono i padroni di Fedex e le organizzazioni confindustriali territoriali che vogliono sgombrare il campo da una presenza sindacale scomoda.

A Prato l'azienda cinese Texprint licenzia via Whatsapp i lavoratori pachistani che scioperano contro lo sfruttamento inumano cui sono sottoposti (12 ore di lavoro per 7 giorni) e per avere il contratto di categoria, mentre il sindacato SICobas al quale sono iscritti finisce sotto inchiesta su iniziativa della Digos per aver violato il coprifuoco sanitario nell'organizzazione dei picchetti dopo essere stato colpito da multe da salasso. Chi lotta per un normale contratto a norma di legge finisce alla sbarra, mentre chi tiene gli operai in condizioni di schiavitù ha la polizia al suo servizio.

A Genova la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di decine di lavoratori portuali, organizzati nel Collettivo Autonomo dei Lavoratori del Porto e oggi aderenti a USB, accusati di aver bloccato l'attracco di navi cariche d'armi destinate all'Arabia Saudita. Una forma di azione politica che appartiene alla storia dei lavoratori portuali, tanto più in una città come Genova, e che oggi diventa “sovversiva” e illegale. In questo caso i mandanti sono gli armatori e i terminalisti che vogliono avere mani libere in porto, e la stampa borghese che li sostiene. La procura si muove a rimorchio.

Si potrebbero citare altre decine e centinaia di casi analoghi, che magari non emergono alle pubbliche cronache ma che tuttavia danno la misura del clima che monta. E che soprattutto prefigurano il livello di scontro che può aprirsi su scala nazionale, anche sul terreno giudiziario, in occasione dell'annunciato sblocco dei licenziamenti a giugno.

Di fronte a tutto questo è tanto più necessaria l'azione unitaria e solidale di tutte le organizzazioni della sinistra di classe, sindacale e politica, al di là di ogni steccato di appartenenza. La parola d'ordine “se toccano uno toccano tutti”, che è riecheggiata in decine di lotte d'avanguardia, deve rappresentare un vincolo di coerenza unitaria per tutti. Nella difesa degli operai dalla repressione padronale e/o giudiziaria non possono esserci disimpegni o pure logiche d'organizzazione, per cui ogni soggetto si limita a difendere i propri lavoratori colpiti e si disinteressa degli altri.
La frammentazione dell'azione di classe è già di per sé disastrosa, ma sul terreno della difesa dalla repressione rischia di diventare qualcosa di peggio: un fattore di oggettivo incoraggiamento a padroni e procure.

Per queste ragioni non solo dichiariamo il nostro impegno e sostegno incondizionato a ogni lavoratore colpito da misure arbitrarie e repressive e ad ogni lotta promossa a sua difesa, quale che sia l'organizzazione promotrice, ma chiediamo a tutte le organizzazioni di classe di fare fronte comune contro un avversario comune, facendo di ogni lotta la propria lotta.

Coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione (Comunisti in Movimento, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Marxista-Leninista Italiano)

Manifestazione di Piacenza contro la repressione 27 marzo 2021: video dell'intervento del compagno Grisolia

 


Intervento di Franco Grisolia alla manifestazione di Piacenza organizzata dal Si Cobas in risposta al gravissimo attacco subito dopo la lotta esemplare contro i padroni della FedEx.

Carlo e Arafat sono stati liberati, ma la lotta contro la repressione non si ferma: la battaglia è vinta, ma la guerra continua. Il capitalismo non ha più nulla da dare, ma solo da togliere. Distruggiamo il capitalismo, lottiamo per un'alternativa anticapitalista e socialista!


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

VIDEO: 13 MARZO 2021 - GLI INTERVENTI DEI COMPAGNI DEL PCL E DELL'OPPOSIZIONE CGIL ALLA GRANDE MANIFESTAZIONE A PIACENZA IN SOSTEGNO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI FEDEX-TNT: ARAFT E CARLO LIBERI SUBITO!

 


Classe contro classe, forza contro forza! Intervento del compagno Luigi Sorge, operaio Stellantis di Cassino, alla manifestazione di Piacenza in solidarietà ai 25 operai della TNT che nella mattina del 10 marzo sono stati portati in Questura dopo perquisizioni e ai due coordinatori del Si Cobas che sono stati arrestati ai domiciliari con accuse di resistenza aggravata. L’imputazione è di aver guidato lo sciopero di tredici giorni contro i padroni della FedEx, che ha costretto l’azienda a un passo indietro. La resistenza allo sfruttamento non è un crimine ma un esempio. L’unica vera associazione a delinquere è la borghesia e il suo Stato! Libertà per i compagni arrestati! Arafat e Carlo liberi!


Unità di classe contro la repressione dei padroni e del loro Stato! Intervento del compagno Renato Pomari, militante dell'Opposizione CGIL e del PCL.


Partito Comunista dei Lavoratori


Libertà per i compagni di Piacenza arrestati!

 


Giù le mani dagli operai e dalle loro lotte!

10 Marzo 2021

Questa mattina 25 operai della TNT di Piacenza sono stati portati in Questura dopo perquisizioni e due coordinatori del Si Cobas sono stati arrestati ai domiciliari con accuse di resistenza aggravata. L’imputazione è di aver guidato lo sciopero di tredici giorni contro i padroni della FedEx, che ha costretto l’azienda a un passo indietro.

Il fatto è gravissimo. Una vera e propria vendetta padronale sugli operai commissionata alla Questura. Non è un caso che le associazioni padronali del territorio, e non solo, avessero criminalizzato la lotta della FedEx lamentando un polso “troppo morbido” delle forze dell’ordine. Ora sono state accontentate. Il loro scopo non è solo punire le avanguardie della FedEx, prendendosi una vigliacca rivincita sulla sconfitta subita, ma intimidire preventivamente ogni possibile contagio di questa lotta esemplare.

Per questa stessa ragione è necessaria e urgente una grande mobilitazione unitaria a difesa dei compagni arrestati per la loro immediata liberazione. La resistenza allo sfruttamento non è un crimine ma un esempio. L’unica vera associazione a delinquere è la borghesia e il suo Stato.

Tutte le organizzazioni politiche e sindacali della classe operaia, a partire dal sindacalismo di classe, hanno ora il dovere di prendere posizione a favore degli operai arrestati, senza ambiguità e reticenze. Non è in discussione questo o quel sindacato, ma il diritto alla lotta dei lavoratori e delle lavoratrici. Per questo, nei limiti delle nostre forze, siamo e ci sentiamo impegnati in queste ore a favorire la più ampia iniziativa di solidarietà.

Giù le mani dagli operai! Libertà immediata per gli arrestati!

Partito Comunista dei Lavoratori

Piena solidarietà agli operai e alle operaie della FedEx-TNT

 


Ancora una volta la polizia dello Stato borghese risponde al richiamo del padrone. Ma gli operai non si sono lasciati intimorire

Le compagne e i compagni del Partito Comunista dei Lavoratori esprimono la massima solidarietà alle operaie e agli operai in lotta contro i licenziamenti annunciati da parte della FedEx-TNT di Piacenza.

La multinazionale americana ha annunciato migliaia di licenziamenti in tutta Europa, di cui centinaia in Italia. Lo stabilimento di Piacenza è particolarmente colpito ed è qui che si è mostrata la forza della resistenza operaia. Le lavoratrici e i lavoratori in sciopero, con il loro picchetto per molte ore hanno impedito l'uscita dei camion della FedEx-TNT.

A questo punto i padroni hanno chiamato la polizia e la polizia è accorsa a difendere il loro sacro diritto di sfruttare e di licenziare, nonostante la pandemia.

Quelle stesse autorità dello Stato, a partire dal governo, che hanno dimostrato una criminale incapacità nel gestire l'emergenza sanitaria e ora sono in ginocchio davanti alle multinazionali dell'industria farmaceutica che centellina le forniture di vaccini per speculare il più possibile e trarne il massimo profitto, non esitano a picchiare e gasare lavoratrici e lavoratori. Quegli stessi lavoratori e lavoratrici che prima sono stati costretti a lavorare a rischio di contrarre il contagio da Covid in nome della continuità dei profitti, ora vengono scaricati e sono costretti a lottare per non perdere il posto di lavoro.

Questi operai nella notte scorsa hanno dato un grande esempio di determinazione e forza, resistendo alla violenza poliziesca e riuscendo a continuare il presidio.

Il PCL non può che associarsi alla loro lotta prendendola ad esempio ed esprime tutto il suo sostegno alla vertenza portata avanti dal SI Cobas, con cui per altro è impegnato da mesi nel percorso unitario tracciato dall’"Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi" che venerdì 29 gennaio ha promosso lo sciopero generale.

La giornata del 29 è stata una tappa di una mobilitazione che continua e dovrà necessariamente allargarsi coinvolgendo possibilmente i milioni di salariati che a causa della crisi sanitaria ed economica sono gettati sul lastrico e rischiano il licenziamento di massa dopo il termine del blocco dei licenziamenti del prossimo mese di marzo.

Partito Comunista dei Lavoratori

Assassinio di classe

15 Settembre 2016
L'omicidio questa notte di un lavoratore egiziano iscritto all'USB davanti ai cancelli della Seam, ditta d'appalto della GLS a Piacenza, è un brutale assassinio di classe. 
Il picchetto dei lavoratori in lotta rivendicava il rispetto degli accordi sindacali in ordine all'assunzione di precari a tempo determinato. Il camion del crumiro che ha sfondato il picchetto è stato spinto all'azione omicida dal personale di guardia dell'azienda sotto gli occhi di una polizia “distratta”. È la misura di come il padronato sia disposto a ogni mezzo per piegare la lotta operaia, con la complicità dello Stato. 

Il PCL si stringe attorno alla famiglia del lavoratore ucciso, ai suoi compagni di lotta, al suo sindacato. Denuncia il crimine padronale. Rivendica una immediata mobilitazione unitaria per imporre la punizione dei responsabili. 

La logistica ha registrato in questi anni una crescita imponente della combattività dei lavoratori, col ricorso a lotte radicali e prolungate che hanno strappato diritti e concessioni. In particolare i lavoratori immigrati sono stati gli splendidi protagonisti di questo ciclo di lotte, ribellandosi alle vessazioni padronali spesso avallate dalla burocrazia sindacale. L'omicidio di questa notte a Piacenza segnala la volontà dei padroni di recuperare il terreno perduto riaffermando il potere assoluto sulle condizioni del lavoro, anche col ricorso a mezzi criminali. 

Ma l'assassinio compiuto non fermerà la lotta dei lavoratori, né alla GLS né altrove. 
Generalizzare la lotta dei lavoratori, estendere l'esempio della sua indicazione radicale, è il modo migliore di rispondere alla arroganza criminale del padronato: alla forza dei padroni va contrapposta la forza di classe degli sfruttati. L'unico strumento che i padroni temono. 

Il capitalismo è sfruttamento e crimine. Solo un governo dei lavoratori che spazzi via la dittatura del capitale potrà fare giustizia vera: nessun crimine verrà dimenticato, nessun crimine resterà impunito.
Partito Comunista dei Lavoratori
Oggi, giovedì 15 settembre, ore 17 presidio davanti alla Prefettura di Bologna indetto da USB