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16 giugno: sciopero generale della logistica

Escalation di violenza e repressione nel settore della logistica

15 Giugno 2017
Il settore della logistica ha rappresentato in questi ultimi anni la punta più avanzata della lotta di classe in Italia: scioperi “selvaggi”, scioperi nazionali, picchetti e blocco delle merci sono stati gli strumenti messi in campo dai lavoratori di questo settore, dove vige la regola del massimo sfruttamento legata ad una illegalità diffusa, dove esistono condizioni di vita e di lavoro disumane fondate sul ricatto, e dove le lotte rappresentano un riscatto per questa classe lavoratrice che non ha nulla da perdere ma tutto da conquistare.

La presenza del sindacalismo conflittuale, rappresentata da sindacati come il SiCobas (ma anche da altre sigle sindacali e dall’opposizione CGIL – Il Sindacato è un’altra cosa), e la conseguente direzione classista e conflittuale delle lotte, coniugata alla determinazione dei lavoratori del settore, ha permesso un salto di qualità normativo e salariale molto importante, conquistato poco a poco, picchetto per picchetto, vittoria per vittoria.

Proprio per la presenza di questo ciclo di lotte, nel settore della logistica si sta verificando una escalation di repressione e violenze contro i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali: nel settembre del 2016 con la morte di Abd El Salam, operaio investito durante un picchetto da un camion della GLS; in gennaio con la repressione nei confronti del SiCobas, attraverso l’arresto di Aldo Milani; in aprile con il tentativo di investire con un tir i lavoratori impegnati in un picchetto alla Artoni di Caorso (Piacenza), seguito immediatamente da un’aggressione a colpi di mazza di ferro. Mentre a fine marzo i lavoratori della Coca Cola di Nogara (Verona), costretti a occupare il tetto dello stabilimento per contrastare i licenziamenti, hanno subito cariche violente con manganelli elettrici, e la chiusura dello stabilimento compiuta dall’azienda per rappresaglia contro le lotte sindacali.

Questi non sono casi isolati, ma i più eclatanti di un generale aumento della repressione a forza di cariche, aggressioni, denunce e fogli di via (anche a qualche militante del PCL); perché questo modello di direzione sindacale risulta scomodo e quindi il padronato e le forze di repressione utilizzano ogni mezzo per cercare di contrastarlo.


VERSO LO SCIOPERO NAZIONALE 

Il 9 aprile c’è stata una assemblea nazionale dei delegati del SiCobas e dell’ADL Cobas per discutere e preparare la piattaforma per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Questo è sicuramente un fattore positivo. Da troppo tempo il movimento operaio, sotto le direzioni del sindacato concertativo e filopadronale, tratta sulla piattaforma della controparte - padronato e governo - e non sulle sue proprie rivendicazioni, causando alla classe lavoratrice molto spesso enormi sconfitte.

Per questo, come Partito Comunista dei Lavoratori, sosterremo in pieno lo sciopero nazionale della logistica del 16 giugno partecipando ai picchetti davanti ai magazzini, come già abbiamo fatto negli scorsi scioperi in varie zone d’Italia. I nostri militanti, ovunque sindacalmente collocati, si batteranno per l’adesione allo sciopero della logistica delle proprie sigle sindacali con una propria proposta di estensione e unificazione di tutte le lotte.

Bisogna gettare le basi per la costruzione di una mobilitazione generale e di massa, che a partire dalle generose lotte dei lavoratori della logistica si connetta alle lotte dei lavoratori dei trasporti, del pubblico impiego, della scuola e del settore privato, che metta in discussione tutti gli accordi a perdere che le burocrazie sindacali hanno concesso, che cancelli le leggi antioperaie che hanno precarizzato il lavoro e attaccato i diritti - a partire dal Jobs act - e che metta in campo come parole d’ordine il blocco dei licenziamenti, la ripartizione del lavoro tra tutti e tutte con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga e l’esproprio senza indennizzo, la nazionalizzazione delle aziende che licenziano, delocalizzano, speculano e inquinano. Solo questo programma può dare forza a una classe lavoratrice sfruttata e oppressa e può aprire lo spazio per l’unica soluzione di classe all’attacco padronale e alla crisi capitalistica.

Perché solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione, può realizzare una vera “repubblica fondata sul lavoro”: rovesciando il potere dei capitalisti e concentrando nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici le leve della produzione.
Partito Comunista dei Lavoratori

Assassinio di classe

15 Settembre 2016
L'omicidio questa notte di un lavoratore egiziano iscritto all'USB davanti ai cancelli della Seam, ditta d'appalto della GLS a Piacenza, è un brutale assassinio di classe. 
Il picchetto dei lavoratori in lotta rivendicava il rispetto degli accordi sindacali in ordine all'assunzione di precari a tempo determinato. Il camion del crumiro che ha sfondato il picchetto è stato spinto all'azione omicida dal personale di guardia dell'azienda sotto gli occhi di una polizia “distratta”. È la misura di come il padronato sia disposto a ogni mezzo per piegare la lotta operaia, con la complicità dello Stato. 

Il PCL si stringe attorno alla famiglia del lavoratore ucciso, ai suoi compagni di lotta, al suo sindacato. Denuncia il crimine padronale. Rivendica una immediata mobilitazione unitaria per imporre la punizione dei responsabili. 

La logistica ha registrato in questi anni una crescita imponente della combattività dei lavoratori, col ricorso a lotte radicali e prolungate che hanno strappato diritti e concessioni. In particolare i lavoratori immigrati sono stati gli splendidi protagonisti di questo ciclo di lotte, ribellandosi alle vessazioni padronali spesso avallate dalla burocrazia sindacale. L'omicidio di questa notte a Piacenza segnala la volontà dei padroni di recuperare il terreno perduto riaffermando il potere assoluto sulle condizioni del lavoro, anche col ricorso a mezzi criminali. 

Ma l'assassinio compiuto non fermerà la lotta dei lavoratori, né alla GLS né altrove. 
Generalizzare la lotta dei lavoratori, estendere l'esempio della sua indicazione radicale, è il modo migliore di rispondere alla arroganza criminale del padronato: alla forza dei padroni va contrapposta la forza di classe degli sfruttati. L'unico strumento che i padroni temono. 

Il capitalismo è sfruttamento e crimine. Solo un governo dei lavoratori che spazzi via la dittatura del capitale potrà fare giustizia vera: nessun crimine verrà dimenticato, nessun crimine resterà impunito.
Partito Comunista dei Lavoratori
Oggi, giovedì 15 settembre, ore 17 presidio davanti alla Prefettura di Bologna indetto da USB