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  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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Contro la repressione solidarietà di classe

 


14 Aprile 2021

ArcelorMittal, Fedex, Texprint, portuali di Genova... si moltiplicano le misure repressive padronali e giudiziarie. È necessario un fronte comune contro il nemico comune

Il licenziamento da parte di ArcelorMittal di un lavoratore di USB responsabile di aver pubblicato un post su Facebook che invitava a seguire la fiction sull'inquinamento a Taranto è un atto inqualificabile e infame. Un atto di vera e propria cancellazione della libertà di opinione di un operaio, in aperta violazione di ogni diritto costituzionale. La “giusta causa” evocata dall'azienda al riguardo significa solo che l'azienda pretende mano libera e impunità per qualsiasi abuso sui propri dipendenti, già colpiti all'interno della fabbrica da un clima di intimidazioni, punizioni, terrore. Che si aggiunge alle minacce ai posti di lavoro e alla salute degli operai.

Il caso Mittal tuttavia non è solo. A Piacenza la procura ha attivato nelle settimane scorse procedimenti giudiziari e addirittura arresti, poi revocati, verso decine di lavoratori e lavoratrici di SICobas, protagonisti di una importante vertenza a difesa del proprio lavoro contro la chiusura del hub locale di Fedex. Il “reato” contestato è quello di aver picchettato i cancelli e di aver resistito in forma passiva all'intervento di sgombero della polizia. La Procura ha semplicemente applicato i decreti Salvini in quelle clausole antioperaie che criminalizzano i picchetti e che sono rimaste intatte nell'indifferenza di tanti “progressisti”. Naturalmente i mandanti della procura sono i padroni di Fedex e le organizzazioni confindustriali territoriali che vogliono sgombrare il campo da una presenza sindacale scomoda.

A Prato l'azienda cinese Texprint licenzia via Whatsapp i lavoratori pachistani che scioperano contro lo sfruttamento inumano cui sono sottoposti (12 ore di lavoro per 7 giorni) e per avere il contratto di categoria, mentre il sindacato SICobas al quale sono iscritti finisce sotto inchiesta su iniziativa della Digos per aver violato il coprifuoco sanitario nell'organizzazione dei picchetti dopo essere stato colpito da multe da salasso. Chi lotta per un normale contratto a norma di legge finisce alla sbarra, mentre chi tiene gli operai in condizioni di schiavitù ha la polizia al suo servizio.

A Genova la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di decine di lavoratori portuali, organizzati nel Collettivo Autonomo dei Lavoratori del Porto e oggi aderenti a USB, accusati di aver bloccato l'attracco di navi cariche d'armi destinate all'Arabia Saudita. Una forma di azione politica che appartiene alla storia dei lavoratori portuali, tanto più in una città come Genova, e che oggi diventa “sovversiva” e illegale. In questo caso i mandanti sono gli armatori e i terminalisti che vogliono avere mani libere in porto, e la stampa borghese che li sostiene. La procura si muove a rimorchio.

Si potrebbero citare altre decine e centinaia di casi analoghi, che magari non emergono alle pubbliche cronache ma che tuttavia danno la misura del clima che monta. E che soprattutto prefigurano il livello di scontro che può aprirsi su scala nazionale, anche sul terreno giudiziario, in occasione dell'annunciato sblocco dei licenziamenti a giugno.

Di fronte a tutto questo è tanto più necessaria l'azione unitaria e solidale di tutte le organizzazioni della sinistra di classe, sindacale e politica, al di là di ogni steccato di appartenenza. La parola d'ordine “se toccano uno toccano tutti”, che è riecheggiata in decine di lotte d'avanguardia, deve rappresentare un vincolo di coerenza unitaria per tutti. Nella difesa degli operai dalla repressione padronale e/o giudiziaria non possono esserci disimpegni o pure logiche d'organizzazione, per cui ogni soggetto si limita a difendere i propri lavoratori colpiti e si disinteressa degli altri.
La frammentazione dell'azione di classe è già di per sé disastrosa, ma sul terreno della difesa dalla repressione rischia di diventare qualcosa di peggio: un fattore di oggettivo incoraggiamento a padroni e procure.

Per queste ragioni non solo dichiariamo il nostro impegno e sostegno incondizionato a ogni lavoratore colpito da misure arbitrarie e repressive e ad ogni lotta promossa a sua difesa, quale che sia l'organizzazione promotrice, ma chiediamo a tutte le organizzazioni di classe di fare fronte comune contro un avversario comune, facendo di ogni lotta la propria lotta.

Coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione (Comunisti in Movimento, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Marxista-Leninista Italiano)

No alla repressione del governo Macron!

Libertà immediata per Gaël Quirante! -16 Giugno 2019

I compagni e le compagne che seguono regolarmente il nostro sito conoscono il nome e il ruolo del nostro compagno francese Gaël Quirante. Membro del Comitato Esecutivo del Nouveau Parti Anticapitaliste (Nuovo Partito Anticapitalista, NPA), principale esponente della sua corrente di sinistra (Anticapitalisme & Révolution) e della tendenza internazionale di opposizione della Quarta Internazionale (ex Segretariato Unificato), Gaël è il segretario del sindacato postini del Dipartimento 92 (zona di Nanterre, periferia occidentale di Parigi), appartenente all'importante sindacato generale di base SUD. Licenziato alcuni anni fa per rappresaglia delle importanti e radicali lotta da lui dirette, Gaël ha vinto il ricorso legale contro il licenziamento nei tre livelli di giudizio della magistratura del lavoro. Poiché, però, l'ultima parola su questo terreno spetta, nella antidemocratica e repressiva legislazione francese, al ministro del lavoro, essa, in contrasto con la stessa commissione di inchiesta del proprio ministero, ha confermato il licenziamento. Da quel momento, cioè dal 26 marzo del 2018, i circa 150 postini del settore di Gaël sono entrati in sciopero permanente a tempo indeterminato È quindi più di un anno che questi lavoratori e lavoratrici sono in lotta a costo di grandi sacrifici sostenuti con l'ausilio di una cassa di resistenza, che ha visto svilupparsi il sostegno dell'avanguardia di classe e che ha permesso di garantire un modesto "reddito di sciopero" uguale per tutti.
Oggi, dopo più di un anno di eroica lotta e proprio quando sembravano aprirsi le possibilità che le Poste nazionali e il governo cedessero, la polizia ha proceduto al fermo di Gaël Quirante, non si sa bene in base a quali accuse precise, ma per il suo ruolo nello sciopero e nelle manifestazioni che lo hanno accompagnato.
In Francia la mobilitazione per la liberazione di Gaël è gia iniziata. Teniamoci pronti a dare tutto il nostro possibile sostegno.



In questa pagina è possibile partecipare alla cassa di resistenza

Alleghiamo qui sotto i comunicati del sindacato SUD-PTT e del NPA


Comunicato del NPA

Il nostro compagno Gaël Quirante arrestato questa mattina. Esigiamo la sua liberazione immediata

Oggi, all'alba, il nostro compagno Gaël Quirante, membro del comitato esecutivo dell'NPA, è stato arrestato e posto in stato di fermo. Dalle informazioni che abbiamo, questo arresto sarebbe legato alle «sue attività» di animatore di uno sciopero che dura da più di 14 mesi alle poste del dipartimento di Hauts-de- Seine. Ancora una volta, la polizia per conto delle Poste reprime i lavoratori in sciopero. Ancora una volta, la polizia mostra il suo vero volto: quello di braccio armato al servizio del capitale.

L'NPA esige la liberazione immediata del nostro compagno. Se la direzione delle Poste crede di poter evitare le trattative e di piegare gli scioperanti e i loro sostenitori, ricorrendo alla più brutale repressione, sbaglia completamente.

Un presidio di solidarietà è previsto questa domenica alle 12 davanti alla Sureté territoriale, 3-5 rue Riquet, Paris 19 (metro Riquet).

Montreuil, domenica 16 giugno 2019




Comunicato di SUD-PTT

Abbiamo appena saputo che il nostro compagno Gaël Quirante è in stato di fermo, al commissariato del 19e arrondissement di Parigi. Stando alle informazioni che siamo riusciti a raccogliere, il suo arresto sarebbe legato alle sue "attività". Nel linguaggio della polizia, questo significa che Gaël è stato fermato a causa del suo impegno militante. Questo arresto si verifica in un contesto in cui le Poste si rifiutano di impegnarsi ad evitare procedure disciplinari contro i lavoratori in sciopero del 92esimo dipartimento. Un rifiuto ancora più incomprensibile dato che manca poco per arrivare alla firma di protocollo di conclusione dello stato di agitazione.
La sola soluzione per uscire dal conflitto passa per un cambiamento di atteggiamento da parte della direzione delle Poste, che deve riaprire le trattative.

Noi chiediamo la liberazione immediata di Gaël e la cessazione di tutti i procedimenti giudiziari contro i militanti di Sud Poste 92.

SUD-PTT invita al presidio a partire dalle 12 al 3-5 di rue Riquet (Paris 19e metro Riquet).

Parigi, 16 giugno 2019
Partito Comunista dei Lavoratori

Le ruspe a cinque stelle di Salvini

Il ministro degli Interni e la sindaca di Roma si disputano il controllo dell'Urbe ma si accordano contro i migranti. Le ruspe di questa mattina contro il Baobab di Roma, con centinaia di migranti gettati su una strada, hanno avuto l'imprimatur di entrambi. “Nessuno spazio di illegalità sarà più tollerato”, ha tuonato via facebook il ruspante Matteo Salvini. Una concezione della legalità a proprio uso e consumo. I suoi amici fascisti di CasaPound, sostenitori dichiarati del suo governo, possono tranquillamente continuare ad occupare interi palazzi nel centro di Roma a due passi da stazione Termini, ma gli immigrati non possono disporre neppure di tende di fortuna. Neppure gli immigrati “regolari”, già coperti dalla protezione umanitaria, che ora il Decreto sicurezza espelle dagli SPRAR, e che avevano trovato in questi giorni un rifugio proprio presso il Baobab. Tutti in strada, si arrangi chi può, nel nome della legge e dell'ordine. Lo stesso ordine che offre condoni su condoni ai grandi evasori fiscali; lo stesso che benedice il licenziamento di una lavoratrice Ikea, dopo vent'anni di lavoro, colpevole di aver violato la “disciplina aziendale” per provvedere al proprio figlio disabile.
Quest'ordine non è riformabile. È un mondo capovolto che si appoggia sulla testa. Solo una rivoluzione può rimetterlo in piedi.
Partito Comunista dei Lavoratori

Non ci tireremo indietro! Sostieni lo sciopero dei lavoratori delle poste

Francia. Continua la lotta contro il licenziamento di Gaël Quirante

21 Giugno 2018
Siamo nel 92° dipartimento, a Parigi, in Francia, area periferica dove le sedi delle grandi multinazionali della Défense e i ricchi centri finanziari oscurano i progetti e la città dei ceti poveri e della classe operaia. Qui 150 lavoratori delle poste sono in sciopero dal 26 marzo. Lo sciopero iniziò contro il licenziamento discriminatorio del delegato sindacale Gaël Quirante, e crebbe con rivendicazioni contro la distruzione del lavoro, la precarizzazione, il peggioramento delle condizioni e dei carichi di lavoro.

Lo sciopero è stato indetto ad oltranza, e le implacabili direzioni dell'azienda hanno iniziato a non pagare gli stipendi. Gli scioperanti spiegano perché hanno bisogno del vostro sostegno.

Il video è stato girato il 30 maggio, il 13 giugno lo sciopero non era ancora terminato.


AIUTIAMOLI A VINCERE! DONATE AL FONDO PER LO SCIOPERO: https:/www.lepotcommun.fr/pot/kgmfkl66.

Gli assegni (indicando sul retro la causale "solitarietà con gli scioperanti") vanno inviati a: SUD POSTE 92 - 5, Rue Jean Bonal - 92220 LA GARENNE - COLOMBES - FRANCE

«Non ci tireremo indietro! Sostieni lo sciopero dei lavoratori delle poste»


Prove di regime: licenziata Flavia Cassaro

14 Giugno 2018
Il licenziamento dell'insegnante Flavia Lavinia Cassaro per le sue urla in piazza contro la polizia durante una manifestazione antifascista non è un semplice fatto di cronaca, e neppure un ordinaria ingiustizia. È qualcosa di più: il sintomo di un salto di qualità delle politiche reazionarie.
Il provvedimento è una enormità dal punto di vista giuridico. Le accuse contro l'insegnante non riguardano affatto il suo lavoro. I citati “problemi di relazione con i colleghi e con gli alunni che generano tensione e disagio” sono un riferimento del tutto generico, non sono mai stati oggetto di misure disciplinari, e tanto meno configurano un reato. L'insegnante viene licenziata per il solo fatto di aver gridato la propria rabbia contro la polizia che proteggeva il comizio di CasaPound. Più precisamente per il fatto che le sue parole non avrebbero rispettato la “continenza formale”, cioè sarebbero state “eccessive”. Tutelare i fascisti è “continente”, protestare è reato se la protesta si rivolge contro la polizia che li tutela.
Un licenziamento, dunque, per un supposto... eccesso verbale? La verità è che il licenziamento è squisitamente politico. Fu chiesto a reti unificate da Matteo Renzi e dalla ministra Fedeli. Ma soprattutto è stato chiesto da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni, numi tutelari di Polizia e Carabinieri. Non a caso il Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), legato a Fratelli d'Italia e soprattutto alla Lega, ha applaudito il licenziamento con parole emblematiche: “Finalmente è stato affermato il principio del rispetto della divisa e delle persone che l'indossano”.
Il nuovo ministro degli Interni Matteo Salvini vede dunque a ragione in questa sentenza l'inaugurazione di un nuovo corso. “È finita la pacchia” non è rivolto solo contro i migranti, ma contro tutti i disturbatori dell'ordine costituito. È la legittimazione preventiva e annunciata della mano pesante, da parte della Polizia e della magistratura. È l'incoraggiamento ai peggiori sentimenti reazionari.
CasaPound esulta per il licenziamento di Lavinia. Noi siamo con lei, per il suo reintegro al lavoro, per un'immediata iniziativa di mobilitazione contro la misura vergognosa che l'ha colpita. Una mobilitazione doverosa da parte di tutte le organizzazioni sindacali e antifasciste.
Partito Comunista dei Lavoratori

Francia: no al licenziamento di Gaël!


Il nostro compagno Gaël Quirante è vittima di rappresaglia. Noi stiamo con lui contro la violenza padronale!

13 Marzo 2018
Uno dei dirigenti di Anticapitalisme & Révolution - corrente di sinistra dell'NPA - e membro dell’opposizione di sinistra all'interno della Quarta Internazionale (ex Segretariato Unificato) nonché attivista del Front Social, il compagno Gaël Quirante, è da anni al centro di un abuso disciplinare e penale sul posto di lavoro da parte delle Poste, a causa della sua attività sindacale combattiva come funzionario del sindacato Solidaires-SUD Poste 92.
Dal 2010 le Poste tentano di licenziarlo e, altrettante volte, tali procedure sono state giuridicamente respinte. Oggi, grazie ad un ricorso amministrativo, la procedura si riapre e l’ultima parola a breve spetterà all’attuale ministro del Lavoro del governo Macron, Muriel Penicaud.
Giuridicamente la sua situazione non lascia dubbi: Gaël non può essere licenziato. Si tratta perciò di una decisione politica.
Di conseguenza il nostro compagno continuerà ad intervenire sul luogo di lavoro forte della legittimità sindacale e della legittimità politica che lo contraddistinguono, per anni di presenza e promozione in vertenze combattive accanto ai suoi colleghi e alle sue colleghe, per il ruolo di iniziativa che lui e i compagni di Anticapitalisme & Révolution portano avanti nelle mobilitazioni che hanno attraversato il paese e che attualmente proseguono contro un governo che continua il progetto, iniziato con la Loi Travail, di offensiva e distruzione dei diritti sociali e delle conquiste della classe operaia.
Per queste ragioni, per il percorso politico che condividiamo, per la lotta che mettiamo in campo quotidianamente anche in Italia contro il clima di repressione violenta dei movimenti, del mondo del sindacalismo combattivo che non vuole piegare la testa davanti alle politiche padronali qui come in Francia e dappertutto, con forza partecipiamo alla campagna di mobilitazione e sostegno internazionale al nostro compagno Gaël.

Contro la violenza padronale verso le compagne e i compagni che lottano, per un fronte unico contro la repressione, il Partito Comunista dei Lavoratori sta con Gaël!


Invitiamo le compagne e i compagni ad attivarsi nei modi seguenti per essere partecipi della solidarietà e della mobilitazione per Gaël:
- Visitare, condividere la pagina fb per gli aggiornamenti (https://www.facebook.com/nonaulicenciementdegaelquirante/)
- Firmare e condividere la petizione (https://www.change.org/p/non-au-licenciement-de-ga%C3%ABl-regroupons-nous-contre-lanrepressiona-la-poste-et-ailleurs)
- Inviare alla pagina fb di cui sopra il massimo di foto/video, singolarmente o meglio in gruppo, con cartello "Non au licenciement de Gaël’’
- Condividere i testi della mozione di sostegno e della petizione, di seguito riportati nelle versioni in italiano



Mozione di sostegno

Gaël Quirante, segretario dipartimentale di SUD Activités Postales 92 (sindacato lavoratori postali) sta subendo un abuso disciplinare e penale totalmente ingiustificato.
Come altre/i militanti del movimento sociale, è colpito da una repressione che costituisce un attentato ai diritti democratici delle lavoratrici e dei lavoratori. 
Se rischia di essere licenziato, è in ragione della sua attività di rappresentante sindacale.
Come Partito comunista dei Lavoratori, noi chiediamo di rispettare la decisione dell’Ispettorato del Lavoro e quindi di non licenziare Gaël Quirante.


Petizione

No al licenziamento di Gaël: uniamoci contro la repressione alle Poste e altrove!
Gaël Quirante, segretario dipartimentale di SUD Activités Postales 92 (sindacato dei lavoratori delle Poste) e militante del Front social, è vittima di un'autentica vessazione disciplinare: dieci tentativi di licenziamento in quattordici anni, e una serie di sospensioni dal lavoro per un totale di quasi un anno.
Le Poste avevano infatti tentato di licenziarlo nel 2010 con l'accusa di sequestro per la partecipazione ad un'occupazione della direzione dipartimentale delle Poste: il suo licenziamento venne successivamente respinto dall'Ispettorato del Lavoro nel 2010, dal Ministero del Lavoro nel 2011, infine dal Tribunale Amministrativo nel 2014.
Ad aprile scorso la Corte d'Appello del Tribunale Amministrativo di Versailles ha annullato le tre precedenti decisioni, cosa che ha comportato la riapertura dell'intera procedura! L'Ispettorato del Lavoro ha nuovamente rigettato il suo licenziamento, ma ormai sarà la Sig.ra Penicaud, Ministro del Lavoro ed ex responsabile delle risorse umane di Danone, a decidere della vicenda di Gaël!
La nostra mobilitazione deve impedire il suo licenziamento!
Le Poste hanno deciso di colpire duramente le compagne e i compagni combattivei. Nel 2005 lo schieramento del GIPN (Gruppi di intervento della Polizia Nazionale) contro i lavoratori del centro di smistamento di Bègles-Bordeaux in sciopero ha rappresentato l'inizio di questa offensiva. In seguito, i procedimenti disciplinari e penali, i licenziamenti, le sanzioni disciplinari contro i sindacalisti e in maniera diffusa contro tutti coloro che rifiutano di abbassare la testa, si sono moltiplicati. Dal 2012 la somma delle sanzioni implicanti la sospensione dal lavoro ha raggiunto i dieci anni nei confronti dei militanti SUD e CGT (sindacati francesi) solo nell'Ile- de-France (area metropolitana di Parigi), e i quattordici anni dal 2010! Quattro militanti sindacali della regione dell'Haute-de-Seine furono messi in detenzione in pieno sciopero nel 2014. Solamente a Olivier Rosay é stata comminata la sospensione dalle funzioni per un totale di 69 mesi! Nella regione dell'Hauts-de-Seine, inoltre, il funzionario sindacale Yann Le Merrer è stato revocato, e poi messo in aspettativa dopo che il suo datore era stato obbligato a reintegrarlo.
Oggi questa logica repressiva colpisce l'insieme del mondo del lavoro: più di quattromila procedimenti disciplinari o penali intentati contro lavoratori in sciopero o manifestanti dal movimento del 2016 contro la Loi Travail.
Ma questa repressione viene combattuta, che riguardi le pene di reclusione per gli ex lavoratori Goodyear, le violenze della polizia nei quartieri popolari, gli accusati del processo del Quai de Valmy, la PSA Poissy o il caso di Loïc Canitrot della Compagnie Jolie Môme, per esempio. Se c'è un'ondata di repressione in atto, c'è anche un fronte di resistenza. Invitiamo all'unità di tutti i casi di repressione per essere in grado di mettere fine all'attuale offensiva. Se uniamo le forze, possiamo vincere!
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COMUNICATO STAMPA: SOLIDARIETA' CON IL COMPAGNO SAFDAR DI SGB INGIUSTAMENTE LICENZIATO DA UPS - 1 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE-PRESIDIO DAVANTI AL TRIBUNALE


SOLIDARIETA' CON IL COMPAGNO SAFDAR DI SGB INGIUSTAMENTE LICENZIATO DA UPS

Nel settore della logistica si sta svolgendo un durissimo scontro tra le multinazionali del settore(e le cooperative che hanno l'appalto della manodopera) e i lavoratori, per lo più immigrati,alle loro dipendenze, spesso tenuti in condizioni di semi-schiavitù, retribuiti poco e trattati anche peggio.
E' di giovedì scorso l'arresto di Aldo Milani,coordinatore nazionale del SICobas, a causa di una montatura padronale, fortunatamente sgonfiatasi.
Mercoledì 1° febbraio si svolgerà al tribunale di Bologna l'ennesima udienza sul caso di Safdar,un lavoratore della cooperativa DG Shipping,per conto della multinazionale americana UPS, licenziato 10 mesi fa a causa di un innocuo post su Facebook, in seguito al quale la UPS si è considerata "diffamata". 
Il Sindacato Generale di Base, al quale Safdar è iscritto, ha subito indetto dei presidi-picchetti davanti al magazzino di Lippo di Calderara di Reno, con blocco di entrata ed uscita delle merci. All'ultimo di questi,in ordine di tempo, le forze dell'ordine sono intervenute, su pressione del Consolato degli Stati Uniti, sgomberando il presidio. 
Naturalmente il padronato gode sempre della solidarietà politica dei vertici statali, ma ai lavoratori chi ci pensa?
Il Partito Comunista dei Lavoratori offre la sua solidarietà militante a Safdar,ingiustamente licenziato, e al Sindacato Generale di Base e parteciperà alla
MANIFESTAZIONE-PRESIDIO davanti al  Tribunale di Bologna, Via Farini 1 MERCOLEDI' 1°febbraio ore 10.30

PER IL REINTEGRO DI SAFDAR NEL SUO POSTO DI LAVORO

P.s.; il link al comunicato del Sindacato Gnerale di Base