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La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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Assassinio a Novara

 


Tutti a Roma!

Il PCL esprime il proprio dolore e la piena solidarietà ai lavoratori in lotta e a SICobas per l'assassinio di Adil Belakhdim.

L'assassinio di Adil, operaio, dirigente sindacale del SICobas a Novara, da parte di un crumiro che col camion ha sfondato il picchetto, non è un evento casuale. È il prodotto del clima da Far West che il padronato della logistica ha imposto nel settore, con il ricorso a mazzieri prezzolati come a Tavazzano e a Prato. È il riflesso della criminalizzazione strisciante delle forme di lotta radicali a difesa del lavoro sancita dai decreti Salvini, tuttora pienamente operanti. È questo il contesto che ha armato l'assassino di Adil.

Il governo e i suoi ministri che oggi dichiarano «preoccupazione» per l'accaduto sono i massimi fiduciari di quegli stessi padroni della logistica che ricorrono a misure di terrore contro gli scioperanti. Sono i responsabili politici di quella polizia che lascia fare ai mazzieri e poi inquisisce chi si difende da questi. Si appoggiano in Parlamento su un'unità nazionale che abbraccia quei partiti razzisti e reazionari che hanno promosso le campagne d'ordine contro i picchetti. Sono gli stessi che annunciano lo sblocco generale dei licenziamenti contro cui Adil lottava.

Padroni e governo sono dunque pienamente responsabili dell'accaduto.

Contro padroni e governo c'è una ragione in più per sostenere le lotte operaie, estenderle e unificarle sul terreno dello sciopero generale. Ed anche per affrontare, nella logistica, il tema dell'autodifesa delle lotte stesse contro mazzieri e crumiri.

La manifestazione nazionale a Roma di domani acquista dopo quanto accaduto una importanza ancora maggiore.

Tutti a Roma!

Partito Comunista dei Lavoratori

Per una giovane operaia uccisa in Toscana

 


Una strage ormai continua, il sistema capitalistico è spietato

È morta ancora una volta una giovane operaia.

Ancora una volta una morte straziante in nome di un profitto assassino, tra i telai di una piccola industria tessile di Montemurlo.
Non è stata una morte casuale. I ritmi, la solita mancata manutenzione dei macchinari, la rincorsa contro i costi destinati alla sicurezza. Lo sfruttamento del lavoro salariato.
Luana non è purtroppo sola. Con lei dall’inizio dell’anno sono morti sul posto di lavoro più di duecento lavoratori. Storie e vite dimenticate di sacrifici e mancati diritti.

In questi ultimi anni spesso abbiamo dovuto ascoltare le voci e la propaganda della borghesia contro la classe operaia. “Non esiste più una classe operaia”, “non esistono più gli operai come quelli che hanno lottato nel dopoguerra per i propri diritti”, “gli operai e gli imprenditori sono uniti contro la crisi”... in un coro interessato e ipocrita proveniente anche dalle dirigenze dei sindacati confederali. Il moralismo interessato del capitale condito dal compromesso di classe di un riformismo che non ha più nulla da dire in difesa dei più deboli.
Luana D’Orazio, con i suoi 22 anni e da poco mamma, con il suo lavoro voleva ritagliarsi un futuro, anche se incerto. La violenza di una classe su un'altra è anche avere spezzato tutto questo. La morale della borghesia è nascondere le condizioni di sfruttamento nelle quali sono costretti milioni di giovani precari. Nasconderli dentro la logica degli algoritmi, nelle regole del profitto selvaggio, nel cottimo, nella mancanza di un futuro, nella mancanza di diritti.

La nostra morale è diversa. La nostra morale di militanti marxisti rivoluzionari è tutta protesa in difesa della classe operaia, che esiste malgrado tutti i tentativi di dividerla, schiacciarla in una realtà senza diritti.
Per noi la vita in un operaio ha un valore enorme, perché è la realtà nella quale viviamo ogni giorno, e sappiamo che l’unica strada per difenderla è la lotta di classe. Non è cambiato nulla nel sistema di sfruttamento da quando Marx ed Engels descrivevano nell'800 le condizioni del lavoro salariato delle operaie tessili senza diritti piegate sui grandi telai.

La lotta per il diritto inalienabile di non morire sui posti di lavoro è sempre con noi nella lotta contro il capitalismo. Il nostro compito irrinunciabile è far esplodere ovunque la coscienza di classe. Vogliamo inoltre denunciare il comportamento delle burocrazie sindacali di CGIL, CISL E UIL, le quali si sono ridotte a indire uno sciopero di sole quattro ore per venerdì 7 maggio, limitato alla sola provincia di Prato, uno sciopericchio fra i tanti a fronte di una situazione di gravità inaudita, una risposta condita con le solite liturgie confederali che hanno allontanato i lavoratori dal terreno della lotta, che hanno disabituato la classe operaia, in particolar modo quella di questa regione, a rispondere con le azioni di lotta alle sfide che il padronato porta sul terreno della sicurezza e della salute sul posto di lavoro, piegate agli interessi dei profitti aziendali.

Partito Comunista dei Lavoratori - Coordinamento toscano

8x5: giù le mani dalla lotta della Texprint!

 


Testo del volantino che distribuiremo alla manifestazione in solidarietà con la lotta dei lavoratori della Texprint sabato 24 aprile a Prato

8X5 è la parola d’ordine che i lavoratori della Texprint del distretto tessile di Prato, in sciopero da 90 giorni, si sono dati contro il sistema di super sfruttamento imposto dall’azienda di proprietà cinese, peraltro indagata per infiltrazione mafiosa, che impone ai lavoratori 12 ore di lavoro giornaliere per sette giorni settimanali.

Le condizioni di schiavitù disumane tipiche dell’Ottocento con continue vessazioni da parte dei titolari, i frequenti infortuni, nessuna maturazione delle ferie e dei permessi, nessun riconoscimento della malattia e assicurazione contro gli infortuni hanno fatto saltare il tappo, e ora i lavoratori chiedono che siano rispettati i diritti elementari, che sia applicato un contratto regolare.

La ribellione degli operai attorno alla rivendicazione delle otto ore per cinque giorni settimanali si è espressa attraverso uno sciopero a oltranza con il blocco dei cancelli. La rivalsa padronale ha portato a 18 licenziamenti e a forme di repressione giudiziaria che colpisce assieme ai lavoratori il loro sindacato di appartenenza (Si Cobas) con multe salatissime e accuse deliranti come quella di aver violato le normative sanitarie con il picchetto ai cancelli.

È evidente che questa lotta esemplare assume, per le sue caratteristiche, una importanza di carattere generale che non si può fermare solo al livello aziendale, ma va ricondotta dentro un quadro più ampio di mobilitazione.

Nel paese centinaia sono le vertenze e le situazioni di lotta, tutte accomunate dall’isolamento e dalla separatezza tra di loro. Nel settore della logistica si stanno tenendo scioperi e picchetti fortemente repressi, come nei magazzini coinvolti nella dura vertenza FedEX TNT. Molte sono le situazioni di fabbriche in cassa integrazione, in crisi, che stanno chiudendo o che hanno già chiuso: Whirlpool, Acciaierie di Piombino, Arcelor Mittal, Wambao-Acc e Alitalia sono solo gli esempi più eclatanti.

A questi va ad aggiungersi l’imminente sblocco dei licenziamenti concesso da Draghi al padronato, che consentirà le ristrutturazioni aziendali, il cui costo si scaricherà su centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, anche nei settori che hanno fatto profitti durante la pandemia.

Di fronte alla nuova barbarie che si sta scaricando sulle teste di milioni di salariati, di sfruttati e di masse povere, di fronte all’atteggiamento complice della CGIL con il governo e il padronato, si impone la necessità del più ampio fronte delle lavoratrici e dei lavoratori, costruito su basi di classe al di là di qualsiasi steccato di appartenenza sindacale, che unifichi tutte le vertenze in campo, che sia in grado di organizzare i lavoratori contro gli sfruttatori - che siano nazionali o internazionali - e contro i governi a loro asserviti, che elabori una piattaforma di fase adeguata, che metta insieme tutte le realtà di lotta per la costruzione di uno sciopero generale di tutte le categorie, che sia il trampolino di lancio per una vera dinamica di massa.

• Unificare tutte le vertenze e le lotte frammentate, a livello nazionale e internazionale!
• Sciopero generale a oltranza, con la costituzione di casse di resistenza per sostenerlo!
• Pieno rispetto dei diritti sindacali. Via le leggi di precarizzazione del lavoro, a pari lavoro pari diritti!
• Blocco dei licenziamenti! Occupazione delle aziende che licenziano, e loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori!
• Riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga: 30 ore pagate 40!
• Salario medio garantito a tutte le categorie di lavoratori!
• Massima tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, sotto il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori!

Contro i capitalisti nazionali e internazionali e contro i loro governi va contrapposta l’unità di lotta della classe lavoratrice. Al fronte unico del capitale va contrapposto il fronte unico del lavoro!

Partito Comunista dei Lavoratori

Contro la repressione solidarietà di classe

 


14 Aprile 2021

ArcelorMittal, Fedex, Texprint, portuali di Genova... si moltiplicano le misure repressive padronali e giudiziarie. È necessario un fronte comune contro il nemico comune

Il licenziamento da parte di ArcelorMittal di un lavoratore di USB responsabile di aver pubblicato un post su Facebook che invitava a seguire la fiction sull'inquinamento a Taranto è un atto inqualificabile e infame. Un atto di vera e propria cancellazione della libertà di opinione di un operaio, in aperta violazione di ogni diritto costituzionale. La “giusta causa” evocata dall'azienda al riguardo significa solo che l'azienda pretende mano libera e impunità per qualsiasi abuso sui propri dipendenti, già colpiti all'interno della fabbrica da un clima di intimidazioni, punizioni, terrore. Che si aggiunge alle minacce ai posti di lavoro e alla salute degli operai.

Il caso Mittal tuttavia non è solo. A Piacenza la procura ha attivato nelle settimane scorse procedimenti giudiziari e addirittura arresti, poi revocati, verso decine di lavoratori e lavoratrici di SICobas, protagonisti di una importante vertenza a difesa del proprio lavoro contro la chiusura del hub locale di Fedex. Il “reato” contestato è quello di aver picchettato i cancelli e di aver resistito in forma passiva all'intervento di sgombero della polizia. La Procura ha semplicemente applicato i decreti Salvini in quelle clausole antioperaie che criminalizzano i picchetti e che sono rimaste intatte nell'indifferenza di tanti “progressisti”. Naturalmente i mandanti della procura sono i padroni di Fedex e le organizzazioni confindustriali territoriali che vogliono sgombrare il campo da una presenza sindacale scomoda.

A Prato l'azienda cinese Texprint licenzia via Whatsapp i lavoratori pachistani che scioperano contro lo sfruttamento inumano cui sono sottoposti (12 ore di lavoro per 7 giorni) e per avere il contratto di categoria, mentre il sindacato SICobas al quale sono iscritti finisce sotto inchiesta su iniziativa della Digos per aver violato il coprifuoco sanitario nell'organizzazione dei picchetti dopo essere stato colpito da multe da salasso. Chi lotta per un normale contratto a norma di legge finisce alla sbarra, mentre chi tiene gli operai in condizioni di schiavitù ha la polizia al suo servizio.

A Genova la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di decine di lavoratori portuali, organizzati nel Collettivo Autonomo dei Lavoratori del Porto e oggi aderenti a USB, accusati di aver bloccato l'attracco di navi cariche d'armi destinate all'Arabia Saudita. Una forma di azione politica che appartiene alla storia dei lavoratori portuali, tanto più in una città come Genova, e che oggi diventa “sovversiva” e illegale. In questo caso i mandanti sono gli armatori e i terminalisti che vogliono avere mani libere in porto, e la stampa borghese che li sostiene. La procura si muove a rimorchio.

Si potrebbero citare altre decine e centinaia di casi analoghi, che magari non emergono alle pubbliche cronache ma che tuttavia danno la misura del clima che monta. E che soprattutto prefigurano il livello di scontro che può aprirsi su scala nazionale, anche sul terreno giudiziario, in occasione dell'annunciato sblocco dei licenziamenti a giugno.

Di fronte a tutto questo è tanto più necessaria l'azione unitaria e solidale di tutte le organizzazioni della sinistra di classe, sindacale e politica, al di là di ogni steccato di appartenenza. La parola d'ordine “se toccano uno toccano tutti”, che è riecheggiata in decine di lotte d'avanguardia, deve rappresentare un vincolo di coerenza unitaria per tutti. Nella difesa degli operai dalla repressione padronale e/o giudiziaria non possono esserci disimpegni o pure logiche d'organizzazione, per cui ogni soggetto si limita a difendere i propri lavoratori colpiti e si disinteressa degli altri.
La frammentazione dell'azione di classe è già di per sé disastrosa, ma sul terreno della difesa dalla repressione rischia di diventare qualcosa di peggio: un fattore di oggettivo incoraggiamento a padroni e procure.

Per queste ragioni non solo dichiariamo il nostro impegno e sostegno incondizionato a ogni lavoratore colpito da misure arbitrarie e repressive e ad ogni lotta promossa a sua difesa, quale che sia l'organizzazione promotrice, ma chiediamo a tutte le organizzazioni di classe di fare fronte comune contro un avversario comune, facendo di ogni lotta la propria lotta.

Coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione (Comunisti in Movimento, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Marxista-Leninista Italiano)