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SINISTRA UNITA PER BOLOGNA: OVVERO IL SOCIALISMO IN UN SOLO QUARTIERE

 


Sinistra Unita a Bologna è nata per apporre, accanto all’opposizione al governo centrale (sic!) … una serie di rivendicazioni sociali di declinazione locale.

Così recita l’articolo a firma Michele Terra e Agostino Giordano comparso sull’edizione de il Manifesto il 9 settembre 2021.

Insomma, uno dei punti fermi, pare di capire, sia l’opposizione al governo centrale.

Ora accade che, in uno dei momenti più drammatici della vicenda politica e sociale del paese, che ha portato alla schiacciante vittoria delle destre e del partito post fascista di Giorgia Meloni, SU non riesca a proferire parola riguardo alla propria proposta e posizionamento politico in merito.

Questa afasia è clamorosa ma non sorprendente. Come si sarebbe dovuta schierare SU in queste elezioni?

La domanda è semplice. Purtroppo non lo è altrettanto la risposta.

I due maggiori azionisti di questa operazione politica, limitata al territorio bolognese, sono il Partito della Rifondazione Comunista e Partito Comunista Italiano.

Quando nacque SU in vista delle elezioni comunali di Bologna, vide la concorrenza all’ultimo voto di Potere al Popolo in un gioco al massacro che impedì ad entrambe le liste di ottenere un rappresentante nel consiglio comunale di Bologna. Non male per la sinistra “radicale” (ma non rivoluzionaria) che si professa un giorno si e l’altro pure unitaria e tesa solamente alla tutela delle istanzi sociali dei movimenti e delle masse popolari.

Possiamo dire che un certo vizio settario fu galeotto?

Com’è ben risaputo la realtà ha più fantasia dell’immaginazione e si diverte continuamente a scherzare con i destini delle imprese umane e a rimescolarne le carte.

Oggi infatti PRC e PaP, allora impegnate in singolar tenzone, si ritrovano a promuovere insieme Unione Popolare di De Magistris, mentre il PCI ha presentato una propria lista alle elezioni politiche.

Si può ben capire come sia difficile per SU rispondere alla domanda di cui sopra e contribuire alla costruzione di una forza che abbia una qualche base politica.

Il lavoro svolto dalle compagne e compagni eletti da SU nei quartieri è indubbiamente utile a portare alla attenzione della cittadinanza alcune questioni di carattere locale che coinvolgano gli interessi degli strati popolari di quelle zone.

A volte, occorre dirlo, queste rivendicazioni hanno un ambito estremamente limitato al territorio e a nostro parere quasi marginali nell’ordine degli interessi della popolazione. In ogni caso si tratta di un lavoro che dimostra un impegno profuso all’insegna di un onesto civismo.

Si, ma che fine fa la lotta di classe? Carovita, vertenze, licenziamenti, repressione, colpiscono duramente la classe lavoratrice. Anche quella che abita i quartieri così ben presidiati, per altro, dalle suddette compagne e compagni. Tuttavia, proprio nel momento in cui lavoratrici e lavoratori sono disposti a prestare attenzione ad argomenti che riguardino da vicino le loro condizioni di vita, SU perde la parola, non sa che dire!

Ciò che fa difetto a SU non è l’abnegazione delle e dei propri militanti, ma la base politica stessa su cui si sono aggregati, la chiarezza di posizioni, i principi che li tengono uniti: il progressismo civico riformista di De Magistris, o il riformismo nostalgico dei simboli del vecchio PCI stalinista? O cosa?

Il 9 aprile 2021 alcune compagne e compagni di diversa provenienza partitica e politica firmano un appello comune per fare “qualcosa di sinistra” per Bologna. Potremmo oggi ribadire loro la stessa richiesta, dite qualcosa di sinistra (!), rispetto all’avvento delle destre al governo ed il magro risultato delle liste di sinistra che si sono presentare alle elezioni.

Ma non sentiamo nulla. In attesa di qualche parola aggiungiamo noi una domanda. Qual è la base politica di questo appello? Le parole dell’appello erano piene di buona volontà: “Non bastano le belle parole vuote dei nuovisti di turno, che comunque non muovono masse di voti (al massimo di preferenze), e un linguaggio da slang post moderno (dalla rivoluzione e transizione green alla resilienza), mentre si dimentica ogni discorso politico che abbia come perno il mondo del lavoro, gli studenti, i pensionati, l'ambiente sottratto alla speculazione, i diritti sociali e civili; quelli che una volta erano i temi centrali del popolo della sinistra, ovvero del blocco sociale che si era costruito nei decenni del secondo dopoguerra.

In altro punto leggiamo: “…sarebbe positivo il rilancio di una politica larga di unità d’azione, come è stata la manifestazione del 18 febbraio 2021), a Roma, in occasione della fiducia al governo e che ha visto insieme Prc, Pap, Pcl, Pci e tanti altri ancora.”

I propositi sono condivisibili, ancora oggi. Tuttavia non ci pare che a queste intenzioni abbiano seguito fatti conseguenti.

Infatti attendiamo dalle compagne e compagni di SU, e anche da quelli di PaP, una risposta alla nostra lettera aperta del 26 ottobre 2022 significativamente intitolata: LETTERA APERTA ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI SINISTRA UNITA E POTERE AL POPOLO COSTRUIAMO L’UNITA D’AZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI CHE FANNO RIFERIMENTO ALLA CLASSE LAVORATRICE (https://pcl-bologna.blogspot.com/2021/10/lettera-aperta-alle-compagne-e-ai.html),

L’abbiamo spedita loro all’indomani delle elezioni comunali che non hanno visto purtroppo nessun eletto nel consiglio di Bologna da parte di entrambe le forze politiche (che hanno finito inspiegabilmente per sottrarsi reciprocamente i voti).

Questo silenzio, questa mancata risposta, allora era sconcertante, oggi è assordante.

Possiamo fare delle ipotesi sui motivi sperando di essere clamorosamente smentiti: distrazione, supponenza, gelosia di organizzazione che sconfina nel settarismo? Soprattutto SU non si proponeva, fin dal nome di essere una forza che almeno sul territorio bolognese, era capace di aggregare attivisti e simpatizzanti di diversa esperienza?

Se andiamo a guardare i firmatari dell’appello notiamo che tra di essi figurano compagni attivi oggi nel PCL, compagni che hanno scelto di militare solo in ambito sindacale e compagni che sono per così dire “tornati a casa”. Proprio sul terreno su cui si è costruita SU c’è stato lo smottamento!

Questo esito, tuttavia non è casuale.

Quell’esperienza è stata costruita da compagne e compagni che in una campagna elettorale (quella per le comunali) hanno combattuto l’altra lista della sinistra all’opposizione al PD, e nella successiva, le elezioni politiche del 25 settembre 2022, si sono divisi per allearsi una parte con i vecchi concorrenti (PRC e PaP insieme in Unione Popolare) e l’altra parte nella presentazione di una lista loro concorrente a livello nazionale, il PCI.

Questi continui sbandamenti, queste vertiginose oscillazioni che costringono al silenzio imbarazzato, sono proprio ciò è quello che succede a organizzazioni che si formano senza basi politiche reali.

Da parte nostra rilanciamo come sempre la necessità della massima unità d’azione tra le forze che si richiamano al movimento operaio, nella prospettiva della costruzione del fronte unico della classe lavoratrice sulla base di una vertenza generale unificante, l’unico in grado di fronteggiare l’attacco di destre e padronato, la crisi del capitalismo, l’economia di guerra e aprire la possibilità dell’alternativa anticapitalista.

Aspettiamo fiduciosi una risposta, sulle stesse basi politiche che esprimemmo un anno fa nella nostra lettere aperta.

Arrivederci a presto compagne e compagni

Partito comunista dei Lavoratori

Sez. di Bologna

LETTERA APERTA ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI SINISTRA UNITA E POTERE AL POPOLO

 

A partire dal 18 ottobre scorso abbiamo voluto rivolgerci alle compagne e ai compagni della sinistra d’opposizione di Bologna al fine di aprire una interlocuzione che favorisca la più ampia unità d’azione nelle mobilitazioni tra le nostre forze.

Abbiamo inviato la lettera che potete leggere di seguito ai recapiti reperiti sui siti web e Facebook ufficiali delle diverse organizzazioni.

Ad oggi non abbiamo avuto risposta.

Speriamo vivamente che ciò sia dovuta solamente ad un normale ritardo dovuto magari alla necessità di una complessa ma costruttiva risposta o puramente ad un errore di recapito da parte nostra del qual caso ci scusiamo.

Rimaniamo in attesa di un riscontro perché pensiamo che sia un’occasione importante per mettersi al lavoro nell’interesse esclusivo della classe lavoratrice e dei ceti popolari.

Saluti comunisti

 

LETTERA APERTA ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI SINISTRA UNITA E POTERE AL POPOLO

COSTRUIAMO L'UNITÀ D'AZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI CHE FANNO RIFERIMENTO ALLA CLASSE LAVORATRICE

Care compagne e cari compagni.

Le scorse elezioni amministrative per l'elezione del sindaco e del consiglio di Bologna ci hanno visto divisi su liste contrapposte.

La ragione è molto semplice: abbiamo presentato programmi differenti e che cercano di dare una risposta diversa alle rivendicazioni fondamentali della classe lavoratrice e delle classi popolari sia sul terreno politico che su quello sociale.

Per quanto ci riguarda noi abbiamo sentito il dovere di presentare il nostro programma rivoluzionario che avanza le rivendicazioni fondamentali per dare soddisfazione ai bisogni fondamentali delle lavoratrici, dei lavoratori e delle classi popolari.

Questi bisogni possono essere soddisfatti solo rovesciando il capitalismo e iniziando l'edificazione socialista sotto la direzione delle organizzazioni e del governo delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per raggiungere questo fine riteniamo indispensabile la costruzione del partito rivoluzionario sia a livello nazionale che internazionale e perciò abbiamo inteso ingaggiare la battaglia elettorale. Come ben sapete non siamo elettoralisti e non riteniamo il mero risultato elettorale il metro per giudicare la correttezza delle proprie posizioni e dell'azione di propaganda nei confronti della classe operaia. Tuttavia riteniamo la presentazione elettorale uno strumento importante per portare la nostra propaganda rivoluzionaria all'attenzione di una vasta platea di lavoratrici, lavoratori e settori popolari, interessati alle elezioni. In definitiva cerchiamo di contestualizzare la tradizionale tattica elettorale leninista.

Sappiamo che la vostra proposta politica non corrisponde ai criteri che abbiamo inteso seguire. Pertanto, al contrario di una parte importante dell’elettorale di sinistra, comprendiamo bene le differenze che esistono tra di noi e l'impossibilità, almeno per quanto ci riguarda, della composizione di un'unica lista genericamente di sinistra alle elezioni.

Abbiamo visto come, nonostante il fallimento dell'obiettivo di eleggere un consigliere comunale, il complesso delle nostre tre liste abbia registrato uno spostamento a proprio favore di alcune migliaia di elettori che hanno in ogni caso manifestato con il loro voto una volontà di contrastare da sinistra l’amministrazione targata PD, il partito che meglio rappresenta l'architrave della governabilità borghese oggi in Italia.

A questa domanda, oggi, crediamo, sia necessario dare una risposta, essendo fortemente convinti che la vera unità della sinistra si costruisca, non alle elezioni, ma nella mobilitazione.

Infatti è questa unità d’azione, a partire dall’avanguardia politica della classe lavoratrice, che può essere disposta utilmente a supporto della costruzione del più ampio fronte unitario di massa della classe lavoratrice, possibilmente con il contributo di tutte le organizzazioni che vi fanno riferimento.

A questo scopo il Partito Comunista dei Lavoratori è quotidianamente impegnato nella costruzione di percorsi unitari politici e sindacali e nel loro reciproco intreccio.

I terreni di incontro ed elaborazione comune, possono essere molteplici, fatto salvo che ogni organizzazione conservi del tutto legittimamente la propria autonomia di proiezione, proposta politica e programmatica,

Possono variare dal terreno delle rivendicazioni sindacali, con la ricerca costante della possibile unità d'azione del sindacalismo di classe, a temi sociali sentiti dall'opinione pubblica (ad esempio il rilancio della sanità pubblica), a temi più strettamente politici ideologici come l’antifascismo, il cui rilancio è tornato di estrema attualità dopo l’attacco fascista alla sede della CGIL.

Costruendo tra le nostre organizzazioni un momento di confronto comune e possibilmente un coordinamento sul terreno dell'azione risponderemmo al contempo alla domanda di unità che ci viene dall’elettorato di sinistra e ci doteremmo di uno strumento utile e favorevole alla costruzione della più ampia mobilitazione unitaria della classe lavoratrice e dei settori popolari a partire dal nostro territorio, l'unica unità che può veramente contrastare l'attacco padronale e delle amministrazioni locali sue subalterne.

Ovviamente il nostro percorso di coordinamento sarebbe e rimarrebbe aperto all'apporto di tutte le forze di sinistra di opposizione disponibili a cui continuerebbe a proporre la più ampia interlocuzione tanto più incisiva quanto resa forte dall’unità tra di noi.

Con la speranza di una favorevole accoglienza da parte Vostra di questa nostra proposta vi facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro per le ragioni della classe lavoratrice e delle classi popolari.

Saluti comunisti

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - SEZ. DI BOLOGNA

RASSEGNA STAMPA (audio & video)

 

RASSEGNA STAMPA


1 ottobre - da il Resto del Carlino: 
Elezioni Bologna 2021, scontro su droga e tasse al confronto tra i candidati del Carlino

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/politica/elezioni-2021-confronto-candidati-sindaco-1.6864385


1 ottobre - Articolo apparso su Bologna Today: "Cara Bologna ti scrivo...": la lettera del candidato Federico Bacchiocchi alla città

https://www.bolognatoday.it/politica/elezioni/elezioni-bologna-2021/federico-bacchiocchi-candidato-bologna-comunali-amministrative-lettera.html



29 settembre - Intervista andata in onda su Radio Città Fujiko nell'ambito della trasmissione "Una poltrona per otto: le proposte comunali per l'economia


28 settembreIntervista andata in onda su Radio Città Fujiko nell'ambito della trasmissione "Una poltrona per otto: le proposte sulla salute"



27 settembre - Intervista andata in onda su Radio Città Fujiko nell'ambito della trasmissione "Una poltrona per otto: le proposte su ambiente e cambiamenti climatici"




  25 settembre: il Corriere - Bologna

https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/politica/21_settembre_25/comunali-bologna-elezioni-2021-programmi-candidati-la-citta-c4c6078c-1e34-11ec-b5ea-466513b8b436.shtml


  25 settembre: il Resto del carlino - Bologna

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/elezionicomunali/elezioni-2021-pcl-1.6844282











23 settembre: trasmissione Dedalus su E' Tv. L'intervento del candidato sindaco Federico Bacchiocchi dal minuto 43,10

https://e-tv.it/2021/09/24/dedalus-puntata-del-23-settembre-2021-ospiti-labanti-sermenghi-tosatto-e-bacchiocchi/




Elezioni Bologna: intervista al candidato sindaco Federico Bacchiocchi, Partito Comunista dei Lavoratori https://www.bolognatoday.it/politica/elezioni/elezioni-bologna-2021/federico-bacchiocchi-Partito-Comunista-Lavoratori-candidati-programma.html

Il PCL presente alle elezioni comunali di Roma, Milano, Torino, Bologna

 


Il Partito Comunista dei Lavoratori è presente alle elezioni amministrative comunali di Roma, Milano, Torino, Bologna, con un proprio candidato a sindaco.


Il fine è quello di presentare pubblicamente le proposte e il programma di un'organizzazione rigorosamente anticapitalista, da sempre schierata dalla parte dei lavoratori.

Anche sul terreno cosiddetto amministrativo sosteniamo le ragioni del lavoro. Rivendichiamo ad esempio la regolarizzazione dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione, la cancellazione dei finanziamenti alla scuola privata, l’abolizione del debito comunale verso il capitale finanziario, la requisizione delle case sfitte, la rottura con gli interessi della proprietà immobiliare. Misure che riconduciamo alla prospettiva politica generale di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Da comunisti siamo contrapposti a tutti gli altri partiti e schieramenti. Contro le destre reazionarie di Salvini e Meloni, contro il populismo fallito del M5S, contro il Partito Democratico, espressione della borghesia liberale e dell’establishment. L’attuale governo di unità nazionale di Mario Draghi chiarisce che tutti questi partiti stanno dalla parte del capitale contro il lavoro. Noi siamo dalla parte opposta, in coerenza con la nostra opposizione a tutti i governi che l’hanno preceduto, di centrosinistra o centrodestra o giallo-verdi.

Siamo contrapposti a ogni forma di posizione no vax. Per la cancellazione dei brevetti delle multinazionali del vaccino, per un'estensione della vaccinazione di massa su scala nazionale e planetaria, per il raddoppio del finanziamento pubblico nella sanità pubblica e gratuita, finanziato da una patrimoniale straordinaria di almeno il 10% sul 10% più ricco, per la nazionalizzazione della sanità privata e dell’industria farmaceutica.

Da comunisti siamo contrapposti a posizioni rossobrune come quelle del PC di Rizzo, nemiche persino dei diritti civili, e alternativi ad organizzazioni della sinistra cosiddetta radicale come Rifondazione Comunista, che hanno votato a suo tempo la fiducia alle missioni militari, come a quella in Afghanistan, e alla detassazione dei profitti.

La nostra autonomia politica ed elettorale, attorno al nostro programma indipendente, non contraddice l’impegno a favore della massima unità d’azione di tutte le organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio sul terreno della lotta di classe. Oggi, ad esempio, a favore dell'unità di lotta di tutte le vertenze a difesa del lavoro, attorno alla rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle aziende che licenziano, come GKN o Whirlpool.

Da ogni versante, la nostra partecipazione alle elezioni è mirata a sviluppare la coscienza politica dei lavoratori e delle lavoratrici in direzione anticapitalista e rivoluzionaria.

Partito Comunista dei Lavoratori

Sulle elezioni amministrative 2021

 


Un’occasione per opporsi al governo unito del capitale con un programma di rivoluzione

27 Maggio 2021

Le elezioni amministrative, che vedranno in ottobre le “cittadine e i cittadini” esprimersi per il rinnovo dei consigli comunali di numerosi comuni, tra cui molte città capoluogo, da Roma a Milano, Napoli, Torino, Bologna, etc., cadono a ridosso della combinazione della più grave crisi sanitaria e la più grande crisi economica del dopoguerra.

La crisi sanitaria si è trasformata in una tragedia dettagliata dall’elevatissimo numero di morti e persone debilitate in permanenza, provocato sicuramente dall’aggressività del Coronavirus, ma altrettanto indubbiamente dallo sfacelo del sistema sanitario nazionale debilitato da decenni di tagli e privatizzazioni. Un sistema sanitario che già prima dell’epidemia contava decine centinai di ospedali in meno e la carenza di decine di migliaia tra medici, infermieri e personale sanitario.

Semplicemente il sistema sanitario non ha retto l’impatto del contagio e la risultante è stata la conta dei morti.

A ciò si sono aggiunte le incompetenze del governo e la sua acquiescenza alle criminali interessi dei capitalisti che, finché hanno potuto, si sono opposti al lockdown in molti territori, continuando a fare lavorare i propri dipendenti spesso in assenza dei presidi sanitari essenziali.

Nonostante le resistenze, il governo ha dovuto prendere misure di restrizione sanitaria drastiche che hanno bloccato interi settori industriali (il settore del turismo, il settore dell’auto, il settore dei servizi, etc.) determinando una crisi che ha colpito tutti, anche se, come sempre, alcuni settori capitalistici si sono ingrassati proprio grazie ad essa (industria farmaceutica, le grandi piattaforme per il commercio on-line come Amazon, la logistica, le banche che speculano sul debito pubblico in crescita esponenziale).

La crisi economica è divenuta così l’ombra di quella pandemica.

Large fasce di piccola borghesia (piccoli commercianti, del settore turistico, dei servizi alla persona, etc.) sono stati rovinati, e dovendo garantire il grande capitale (garanzie pubbliche sul credito ed ulteriori defiscalizzazioni) il governo ha concesso loro risorse insufficienti (ristori) per di più caricandoli sulla fiscalità generale (anche con condoni e minori controlli sull’evasione fiscale), ossia sulle spalle del lavoro dipendente che vi contribuisce all’80%.

La crisi, dunque, è come un cerino acceso che dal grande capitale viene passato alla piccola borghesia per finire immancabilmente per scottare le mani alle lavoratrici e ai lavoratori, in definitiva la solita vittima sacrificale.

Le misure prese dalle grandi centrali imperialistiche, la UE e gli Usa, sono straordinarie. Nell’ambito del Recovery Plan all’Italia spettano 248 miliardi di euro in 6 anni, oltre alla possibilità dello scostamento del rapporto debito-PIL permesso dalla sospensione del patto di stabilità.

La misura per dimensioni appare una sorta di riedizione del piano Marshall. Si connota sostanzialmente per una parte di un vero e proprio prestito “agevolato” (a basso interesse) e per un’altra di un esborso a fondo perduto, caricato sulla socializzazione del debito a livello europeo. Ciò significa che da una parte il prestito contratto si dovrà restituire, con gli interessi, direttamente, andando a gravare sulle disponibilità finanziarie per il futuro; dall’altra occorrerà metter mano a “riforme” che sostanzialmente taglieranno ulteriormente lo stato sociale, dalle pensioni ai servizi (scuola, sanità).

Insomma, questi finanziamenti sono carburante per far ripartire l’economia capitalista e la proiezioni imperialista italiana (Libia, Medioriente), unitamente ad una loro ristrutturazione (Industria 4.0) a scapito delle condizioni di vita e dei diritti della classe lavoratrice e del complesso del mondo del lavoro.

La macelleria sociale conseguente è già in corso e non potrà che aggravarsi con lo sblocco dei licenziamenti, necessario a questa ristrutturazione, secondo l’ineluttabile logica del capitale.

La borghesia italiana e i suoi partiti si sono attrezzati a questo durissimo passaggio di fase. Il varo del governo Draghi, un governo di unità nazionale sostenuto dalla grande maggioranza dei partiti dell’arco parlamentare, rappresenta esattamente il varo di un autentico comitato di gestione delle misure abnormi per il rilancio e la ristrutturazione del capitalismo italiano.

Da tempo il PCL è impegnato in diversi percorsi e iniziative di unità d’azione d’avanguardia, sempre con l’obbiettivo e nella prospettiva della costruzione del più ampio fronte unitario di classe che avanzi un la vertenza generale sulla base delle rivendicazioni del programma transitorio, quale principio tattico per creare un ponte tra i bisogni immediati della classe lavoratrice e la prospettiva della rivoluzione socialista. L’unità dei capitalisti e dei partiti borghesi dietro il vessillo del governo Draghi rende ancora più urgente la risposta della classe operaia con la forza della sua mobilitazione unitaria, ciò che implica l’ulteriore attivazione delle forze del Partito.

Tuttavia, il programma di rivoluzione del Partito non si limita solo alle misure rivendicative che il fronte unico di classe dovrebbe portare avanti per aprirsi la strada verso un’inversione degli attuali rapporti di forza tra le classi, ma indica l’unica soluzione politica che possa assicurare l’alternativa di società: il governo delle lavoratrici e dei lavoratori, basato sulla loro forza organizzata.

Le elezioni amministrative rappresentano l’occasione per presentare questo programma di rivoluzione all’attenzione della più vasta platea di lavoratrici e di lavoratori e delle classi popolari. Di fronte alla portata della crisi l’appuntamento elettorale assume un significato nazionale e non può essere ridotto ad un fatto locale. Lo stesso commentario mass-mediatico lo afferma quotidianamente. Dappertutto bisogna far crescere l’opposizione al governo Draghi. Ciò è assolutamente necessario.

Ma non basta: senza un programma di rivoluzione che non tragga conforto dal bilancio politico del disastro compiuto negli ultimi decenni dalle sinistre riformiste, con il loro appoggio nei più diversi paesi dell’Europa a governi borghesi e alle loro politiche di sacrifici ai danni della classe lavoratrice, si è condannati a ripetere gli stessi errori e ad indebolire le possibilità del risveglio della mobilitazione operaia.

Per questo, sul terreno elettorale non è possibile l’unità con i riformisti, destinata immancabilmente ad un mercato di programmi e di parole d’ordine sul terreno del minimo comune denominatore. Un minimo comune denominatore di cui oggi misuriamo la drammatica sproporzione e inadeguatezza di fronte alla catastrofe sociale.

La sirena unitaria per liste genericamente di sinistra può esercitare un’attrattiva anche nei confronti di tante compagne e compagni del tutto in buona fede, ma ciò che vien sempre rimosso al piede di partenza della composizione di tali liste è appunto il bilancio politico del riformismo. Alcune compagne e compagni possono credere, con tutta onestà, che la candidatura in liste unitarie possa facilitare la visibilità del Partito laddove non avesse le forze per la presentazione elettorale autonoma. Tuttavia, il prezzo da pagare è troppo salato: proprio le ragioni del Partito verrebbero messe da parte, a partire dal suo impegno per l’unità d’azione delle avanguardie per il fronte unico di classe e lo sbocco politico che dovrebbe avere per garantire le sue rivendicazioni: il governo delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il vantaggio sarebbe solo delle organizzazioni riformiste, che, come un’agenzia interna al movimento operaio, lavorano incessantemente, ora con frasi scarlatte, ora con argomenti “ragionevoli” e concreti, a consegnarlo mani e piedi nelle mani della politica borghese e degli interessi capitalistici.

Le militanti e i militanti del PCL, senza smentire per un attimo, anzi proprio per rilanciare il loro impegno unitario riferito a tutte le organizzazioni che fanno riferimento alla classe lavoratrice, rifiutano il metodo delle liste unitarie con i riformisti, riaffermano la tattica elettorale leninista, che vuole utilizzare le elezioni come una tribuna rivoluzionaria, e lavorano controcorrente per la presentazione elettorale autonoma delle liste del Partito Comunista dei Lavoratori alle prossime elezioni amministrative.

Partito Comunista dei Lavoratori

SCUOLE MATERNE COMUNALI: LA RESISTIBILE ASCESA DI UN MEDIOCRE SINDACO-MANAGER

COMUNICATO STAMPA

Una valanga di indignazione ha colpito il provvedimento di Merola e la sua delibera per far pagare la frequenza dei bambini delle materne comunali. Verrebbe da dire: care compagne e cari compagni, l’indignazione va bene, ma non possiamo stupirci di nulla.
Forse non è elegante, ma autocitarsi a volte è necessario: nel 2016 abbiamo deciso di non votare Merola neanche al ballottaggio. Altri, anche fra chi oggi si indigna allora decise altrimenti.
Allora decidemmo che non potevamo consegnare i voti delle lavoratrici e dei lavoratori e le loro famiglie, che ci avevano sostenuto, ad un sindaco di destra amico di costruttori e banchieri, impregnato di cultura padronale.
Al contrario già allora il nostro candidato sindaco rispondeva a chi glielo chiedeva che contrastare Merola voleva dire battersi per l’istruzione universale e gratuita, un bene di prima necessità. (vedi: https://pcl-bologna.blogspot.it/2016/05/intervista-rilasciata-dal-candidato.html)
Fummo facili profeti.
Oggi questo sindaco piccona la scuola pubblica continuando i finanziamenti alle scuole private, anche se bocciati dalla maggioranza dei partecipanti al referendum in favore della scuola pubblica del 2013; riducendo il servizio dei nidi comunali a vantaggio di quelli privati (sovvenzioni alle famiglie che li frequentano dal maggio 2017); e visto che la coperta si fa sempre più corta,  Merola si è fatto due conti e ha avuto la “brillante” idea di far pagare la frequenza delle scuole comunali.
La lavoratrici e i lavoratori, sempre più impoveriti dalla crisi e dal taglio dei servizi, anche quelli essenziali come la scuole, non possono più farsi ingannare. Il Partito Comunista dei Lavoratori continuerà a metterli in guardia da truffatori cialtroni come Merola, e il partito, il PD, che li sostiene.
Non basta neanche indignarsi ogni tanto, per poi tornare a fare da stampella alle amministrazioni targate PD.
Non servono neanche riformismi e populismi di sinistra, apparentemente radicali finché si tratta di fare propaganda elettorale, ma poi solo capaci di governare le politiche antipopolari dovute alla miseria che il capitalismo destina ai lavoratori
Solo la costruzione di una sinistra di classe, schierata sempre e dovunque dalla parte dei lavoratori, impegnata nella unificazione delle loro lotte e resistenze sociali, a partire dalle rivendicazioni più semplici può invertire la dinamica distruttiva delle loro condizioni di vita
Solo una sinistra rivoluzionaria può ricondurre ogni lotta di opposizione e di resistenza all'unica prospettiva di alternativa vera: un governo delle lavoratrici e dei lavoratori.
E’ per una sinistra rivoluzionaria la prospettiva per cui in ogni caso si batte il Partito Comunista dei Lavoratori.

Una prospettiva che vogliamo sia presente e riconoscibile, nelle forme possibili, alla prossime elezioni politiche.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - SEZ. DI BOLOGNA

19 febbraio Conferenza stampa

Il Partito Comunista dei Lavoratori si presenta alle elezioni comunali di Bologna con un proprio candidato sindaco ed una propria lista

Il Partito Comunista dei Lavoratori ha presentato il proprio candidato sindaco per le prossime elezioni bolognesi: Ermanno Lorenzoni, ferroviere, già esodato – grazie alla Fornero – e oggi in pensione, attivista e dirigente politico e sindacale di lunga esperienza

Il Partito Comunista dei Lavoratori, già presente nelle tornate elettorali amministrative e politiche degli ultimi dieci anni con proprie liste e candidati, sarà nella competizione elettorale per l'elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale con una propria proposta.
Il candidato sindaco è Ermanno Lorenzoni, 62 anni, ferroviere, già esodato – grazie alla Fornero – e oggi in pensione; attivista e dirigente sindacale di lunga esperienza, prima in Cgil e poi nei sindacati di base; da sempre militante politico: negli anni '70 nella sinistra extraparlamentare, poi in Democrazia Proletaria, Rifondazione Comunista e oggi nel PCL.
I due capilista per il consiglio comunale sono Michele Terra, della segreteria nazionale del PCL e Stefania De Salvador, animatrice e operatrice culturale.
Ermanno Lorenzoni ha dichiarato: "I nostri obiettivi programmatici sono dichiaratamente "di parte": dalla parte dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati, degli studenti, degli immigrati; contro la parte dei banchieri, degli industriali e costruttori, della curia. Un programma che abbia il coraggio di rompere apertamente con le regole del capitalismo e di battersi per una città governata dai lavoratori."

I punti principali del programma del PCL sono:

1) Rifiutare di subordinarsi al patto di stabilità interno per rilanciare l'iniziativa politca e sociale del Comune.
2) Bloccare la privatizzazione delle aziende municipalizzate (es. refezione scolastica) e internalizzare quelle gia' privatizzate (es. Hera).
3) Assumere a tempo indeterminato tutti i precari dipendenti del Comune e adeguare i contratti di tutti i lavoratori e lavoratrici alle mansioni effettivamente svolte (ad es. risolvere lo scandalo dei contratti diversi applicati per gli insegnanti neo assunti).
4) Abolire il finanziamento pubblico delle scuole private, rispettando l'esito del referendum del 2013, utilizzando le risorse così risparmiate per l'istruzione e i nidi pubblici.
5) Utilizzare tutto il patrimonio edilizio pubblico per alloggi a canone convenzionato per lavoratori, disoccupati e pensionati.
6) Non dare seguito alle grandi opere di mobilità urbana (passante e people mover).
7) Espropriare gli edifici ecclesiastici (tranne i luoghi di culto) per usarli a fini sociali
Partito Comunista dei Lavoratori - Sezione di Bologna