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Capitalisti a Milano. Il dito e la luna


 Lo “scandalo” di Milano, al pari a suo tempo dello scandalo Toti, è tutt'altro che un caso giudiziario: è l'ennesima cartina di tornasole dell'amministrazione corrente delle città e delle sue regole del gioco nell'ordinaria democrazia borghese. Il vero scandalo sta nella normalità che rivela.


Negli ultimi dieci anni, a partire da Expo, Milano ha visto investimenti immobiliari per 35 miliardi. Tanti quanti Piemonte e Toscana tra loro sommate. Il 10% delle volumetrie di tutta Italia. Nel 2015 fu il colosso americano Blackstone a dare il via, comprando l'ex Palazzo delle Poste di Piazza Cordusio. Da lì un effetto domino incontenibile. Una valanga di investimenti in sontuosi grattacieli, ristrutturazioni di edifici bancari, progetti per hotel e club privati per clientela di alto bordo, con incassi faraonici per i grandi gruppi immobiliari coinvolti. Solo un fatto giudiziario, e solo Milano? No, occorre guardare la luna, non solo il dito.

Il dito della magistratura borghese ha indicato la commistione di interessi privati e pubblica amministrazione milanese: una Commissione Paesaggio guidata da fiduciari dei gruppi immobiliari e dei loro architetti incaricati (Marinoni, Scandurra); un assessore all'urbanistica che gestiva le pratiche della Commissione Paesaggio (Tancredi), sottratte per questa via al consiglio comunale; un sindaco Sala – già amministratore di una delle maggiori imprese milanesi, già city manager della giunta di centrodestra di Letizia Moratti, poi scelto da Renzi per il centrosinistra milanese nel 2016 – che metteva il timbro e la faccia su (quasi) ogni pratica che l'assessore all'Urbanistica e la Commissione Paesaggio (da lui nominati) gli passavano. Il tutto, a quanto pare, per ciò che riguarda assessore e Commissione, lubrificato dalla donazione di sontuose consulenze (complessivamente milioni di euro) offerte dai gruppi immobiliari beneficiati: la nuova veste delle vecchie mazzette note alle cronache di Tangentopoli, 1992.

Ma sotto la superficie della vicenda giudiziaria stanno i fondamenti strutturali della vicenda. Che vanno ben al di là del caso Milano.
La rendita immobiliare è divenuta dopo la grande crisi del 2008 un investimento di prim'ordine del capitale in ogni parte del mondo, una misura del suo parassitismo. Non è un caso se le stesse fortune di Trump nascono in questo ambiente. Le grandi metropoli sono il luogo prescelto dell'investimento immobiliare. Tutte le grandi amministrazioni metropolitane, indipendentemente dalla loro latitudine e colore politico, si contendono l'una contro l'altra gli investimenti dei grandi gruppi.

Due sono i terreni, tra loro intrecciati, su cui avviene una concorrenza spietata.
Il primo è la velocità delle decisioni: ciò che implica scavallare le formalità dei dibattiti istituzionali, del confronto pubblico, a maggior ragione delle opinioni delle popolazioni. Fare in fretta è la prima necessità. Matteo Renzi, già sindaco di Firenze e sicuro esperto della materia, è esplicito nel sostenere le ragioni della giunta Sala: «Nei processi di trasformazione delle metropoli la velocità è un fattore chiave per attrarre gli investimenti necessari ed essere competitivi con le altre città. Per chi mette i capitali c'è la necessità di avere strumenti rapidi...» (Corriere della Sera, 18 luglio). E se gli interessi di «chi mette i capitali» sono la bussola di riferimento, la questione è chiusa.
Peraltro i sindaci-podestà della Seconda Repubblica, voluti da centrosinistra e centrodestra, sono figure ideali per “velocizzare”, dati i poteri di cui dispongono.

In secondo luogo, gioca un ruolo la corsa al ribasso degli oneri di urbanizzazione: ciò che gli investitori pagano all'amministrazione pubblica in cambio delle licenze di costruzione. La gara tra amministrazioni sta nel ridurre sempre più gli oneri di urbanizzazione, pur di soffiare i capitali ai concorrenti. Una forma di ulteriore riduzione delle tasse sul capitale. Il risultato è massimizzare i profitti per gli immobiliaristi riducendo le capacità di spesa delle amministrazioni in fatto di servizi sociali.
Il “caso” Milano è una sintesi perfetta di queste dinamiche generali.

Il risvolto sociale della faccenda è sotto gli occhi di tutti. A Milano si paga sino a 2000 euro per un affitto. Cinquemila al metro quadro per una casa, e non in centro, ma in periferia. Se trovi lavoro a Milano devi andare a vivere fuori, a volte addirittura fuori regione. Per duecentomila studenti universitari, il 50% fuori sede, sono disponibili novemila alloggi: il nulla. Centinaia di migliaia di milanesi nel tempo sono stati espulsi di fatto dalla propria città, per loro di fatto invivibile. Senza parlare degli effetti ambientali dell'ondata di cemento che ha soffocato la metropoli.

In questo quadro generale, la corruzione è solo la patologia incancellabile della dittatura del profitto. Una società per i ricchi costruita sull'oppressione dei poveri, una società in cui comandano i capitalisti e pagano i salariati, contabilizza vecchie e nuove mazzette come normale voce di bilancio. Nella Seconda Repubblica come nella Prima.
Non a caso il vecchio Engels, già nel secondo '800, indicava nella corruzione una forma organica di vita della democrazia capitalista, assieme ai rapporti fra governo e Borsa (L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato). Da questo punto di vista possiamo dire che nulla è cambiato, se non il volume enormemente accresciuto sia degli affari che delle mazzette.

Quanto alle inchieste giudiziarie, faranno il loro corso come quelle di trent'anni fa, peraltro allora ben più estese di oggi. Ma come allora, la soluzione non è e non sarà la magistratura borghese. Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, che rompa col capitalismo e riorganizzi la società su basi nuove, potrà realizzare una svolta vera. Anche in fatto di etica pubblica.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il PCL aderisce all'appello per il diritto alla residenza


 Il Partito Comunista dei Lavoratori risponde all'appello per il diritto alla residenza e l’abrogazione dell’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi (1), che prevede che «chiunque occupi abusivamente un immobile senza titolo non possa chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi» e vieta per cinque anni agli occupanti di immobili pubblici la partecipazione all’assegnazione di alloggi. L’articolo 5, come viene correttamente evidenziato nel documento dell’appello, colpisce decine di migliaia di persone ed esclude dall’anagrafe chi è costretto dalle sue condizioni materiali a occupare immobili o ad accettare affitti in nero, non potendo ottenere la residenza.


L’articolo 5 nega i diritti fondamentali della persona, tra cui rientra ovviamente il diritto alla casa. Sembra paradossale che una legge di uno stato di diritto impedisca alle persone di garantirsi l’igiene, il caldo d’inverno e il fresco d’estate, la cucina, il riposo, il luogo di crescita per i propri figli. Sembra, ma non è paradossale: tutto ciò si inserisce nelle logiche di tutela dei grandi patrimoni immobiliari, dei ricatti perpetuati dalle banche e dai loro mutui, dalla logica tutta liberale per cui per poter garantirsi un tetto si è costretti ad accettare le condizioni di lavoro più meschine.
In poche parole, è coerente con gli interessi della borghesia e del suo comitato d'affari: lo stato borghese.

Il Partito Comunista dei Lavoratori sottoscrive l’appello inserendolo entro il suo programma più ampio per il diritto alla casa, e rivendica:

- il blocco a tempo indeterminato degli sfratti: nessuno deve essere più gettato per strada dalla violenza borghese;
- l'esproprio senza indennizzo dei grandi patrimoni immobiliari di banche e clero. Le case per tutti ci sono, vanno espropriate a chi le tiene vuote per non fare abbassare il prezzo degli affitti.
- l'introduzione di una legge per calmierare il mercato dei fitti. Il guadagno sui fitti si aggirava, nel 2019, intorno al 4% medio annuo (al netto di tasse e spese). Senza nulla fare, solo per essere proprietari. Spesso un affitto supera il 40% dei guadagni di una persona.
- un programma di edilizia popolare. Lo Stato deve mettere in campo un vasto piano di edilizia popolare, in modo da dare un tetto alle famiglie che da anni attendono in graduatoria.

Siamo convinti che questa vertenza debba unirsi a quella più ampia dei salariati nella prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, l'unico che può rispondere ai bisogni degli sfruttati.



(1) "Diritti, libertà, uguaglianza: appello per la cancellazione dell’articolo 5", https://www.cnca.it/wp-content/uploads/2024/06/Appello-art-5_19-giugno-2024_con-firme.pdf

Partito Comunista dei Lavoratori

A CHI CHIEDE CASA SI DA’ IL MANGANELLO

 


I problemi abitativi di Bologna sono esplosivi. La casa è un diritto di carta straccia che le forze di polizia intervenute per sgomberare due realtà abitative occupate calpestano sotto i propri stivali

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà alle compagne e ai compagni di Plat, CUA e ai manifestanti aggrediti dalla polizia mentre si opponevano allo sgombero di un appartamento occupato da una famiglia e uno stabile occupato dagli studenti per uso abitativo temporaneo.

Sono mesi che gli studenti manifestano in tutte le città universitarie italiane per denunciare il caro affitto che pregiudica il diritto allo studio,

Bologna ha migliaia di case sfitte di proprietà di enti pubblici o partecipati e decine di migliaia di appartamenti privati vuoti.

I meccanismi di gentrificazione del centro cittadino e la speculazione turistica hanno fatto schizzare in alto il costo degli affitti, favorite da piattaforme come Airbnb e dall’uso massiccio da parte dei proprietari della formula dell’affitto breve.

Accanto ai piccoli proprietari che dietro suggerimento di agenzie interessate, cercano di trarre il massimo profitto dalle proprie case, vi sono padroni di grandi proprietà immobiliari, quali enti pubblici, costruttori, aziende e la Chiesa, che speculano tenendo alti i costi degli affitti e favorendo le piattaforme speculative come Airbnb

Un problema enorme e discusso a livello locale così come a livello nazionale. Ma al momento l’unica soluzione sembra l’uso della forza contro chi cerca di sfuggire da situazione di indigenza o di marginalizzazione mettendo in pratica tramite un’occupazione il diritto alla casa. Il diritto borghese alla rendita e al profitto cozza ancora una volta contro l’elementare diritto delle persone ad avere un tetto.

La prepotenza capitalistica, pubblica e privata deve essere rovesciata da una forza eguale e contraria.

La forza di milioni di salariati, studenti e classi popolari.

  • Per un piano abitativo del comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna che metta a disposizione di lavoratori e studenti appartamenti e stabili di propria gestione;
  • per l’obbligatorietà fiscale dei piccoli proprietari (con il sistema del bonus/malus fiscale) al canone di affitto concordato;
  • per la severa limitazione del numero di case e appartamenti nella disponibilità delle piattaforme come Airbnb e della speculazione turistica;
  • per l’esproprio dell’immenso capitale immobiliare abitativo detenuto da banche, Chiesa, costruttori e Agenzie e la sua messa a disposizione per la distribuzione alle classi popolari sotto controllo dei lavoratori
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez. di Bologna

Facciamo pagare la crisi ai padroni e ai loro governi!

Il 6 giugno riscendiamo in piazza in tutte le città

Pubblichiamo il testo dell'appello prodotto dal patto unitario d'azione, cui il nostro partito aderisce, per la giornata nazionale di piazza del 6 giugno. Il PCL porterà nelle piazze la prospettiva del fronte unico di massa e la proposta della più ampia unità d'azione dell'avanguardia.


Noi lavoratori della logistica considerati carne da macello, con le nostre vite considerate un’inevitabile costo da pagare; noi addetti alla sanità, infermiere, infermieri e medici diventati “eroi” nel momento stesso in cui venivamo mandati al massacro; noi lavoratori immigrati delle campagne sfruttati e sottopagati; noi addetti alle pulizie; noi operai di fabbrica trattati al pari delle macchine con cui lavoriamo in catena di montaggio; noi lavoratori del turismo e dello spettacolo, senza lavoro e senza salario; noi insegnanti e supplenti precari; noi disoccupati, intermittenti, precari e a nero dai mille lavori e contratti, spremuti come limoni nei mille rivoli del decentramento della produzione capitalista e costretti a sopravvivere con paghe da fame; noi donne proletarie discriminate per il loro genere; noi rider che incontrate sulle nostre biciclette per portarvi a casa il cibo; noi studenti di scuole squalificate e senza futuro abbiamo deciso di prendere in mano le sorti delle nostre vite, con la consapevolezza che i nostri interessi immediati e futuri sono contrapposti e incompatibili agli interessi di chi ci sfrutta e di chi ci governa.

Abbiamo compreso insieme che è necessario ripartire con la lotta proprio dai nostri bisogni materiali indicando però anche l’immaginario di un nuovo tipo di società possibile, necessaria e indispensabile per il loro completo soddisfacimento: una società libera dal capitalismo e dalle sue logiche di miseria e di sfruttamento

Abbiamo deciso, dopo diversi momenti di confronto nazionale di convergere e di dar vita a un patto d’azione, un fronte unico anticapitalista che ricomponga, nel conflitto e nella prospettiva politica di una trasformazione radicale della società, le diverse lotte presenti sul piano nazionale e locale.

Abbiamo deciso di scendere in piazza SABATO 6 GIUGNO per una giornata di mobilitazione nazionale articolata in tutti territori dove ad ora siamo presenti, con una piattaforma di rivendicazioni unificanti.

Al degrado e alla miseria attuale i proletari devono contrapporre un’alternativa di classe tesa al superamento della schiavitù salariata, e perciò incompatibile con gli interessi di sopravvivenza del capitale.

Facciamo appello a tutte le realtà sociali, sindacali e politiche che condividono questa necessità, e ai singoli proletari stanchi di sfogare la propria rabbia solo sui social virtuali, a partecipare in massa alla giornata del 6 giugno e ai prossimi appuntamenti del Patto d'azione.

1 - Salario medio garantito per disoccupati, sottoccupati, precari e cassintegrati;

2 - Riduzione drastica e generalizzata dell'orario
di lavoro a parità di salario: lavorare meno, lavorare tutti;

3 - I costi della pandemia siano pagati dai padroni, a partire da una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione;

4 - Libertà di sciopero e agibilità sindacale: contro i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: se si lavora si ha anche il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare;

5 - Abrogazione dei Decreti-sicurezza: no alla militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro;

6 - Drastico taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori) e alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, MUOS);

7 - Piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l'abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;

8 - Requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l'emergenza, per ricostruire tutti i servizi sanitari territoriali distrutti; contro la mercificazione della salute, per un servizio sanitario unico, universale, efficiente e gratuito;

9 - Regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile; contro la regolarizzazione-beffa “Conte- Bellanova”: permessi di soggiorno, documenti anagrafici e riconoscimento pieno per tutti gli immigrati; garanzia di salario diretto e indiretto, diritto all'abitare e assistenza sanitaria; chiusura dei CPR e riapertura dei porti;

10 - Blocco immediato degli affitti, dei mutui sulla prima casa e di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) per i disoccupati e i cassintegrati; blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo;

11 - Revoca di qualsiasi progetto di Autonomia differenziata che penalizza i proletari e i lavoratori del Sud;

12 - Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute
Patto d'azione per un fronte anticapitalista

Sfratto ad Anzola: vincere con la lotta!

Continua la lotta per la casa a Bologna e in provincia: grazie alla presenza degli abitanti del quartiere e di solidali bolognesi, è stato rinviato di due mesi uno sfratto che pendeva su tre famiglie residenti ad Anzola dell'Emilia. Famiglie di lavoratori immigrati, spesso residenti da decenni nel territorio, ben lontane dagli stereotipi razzisti e reazionari che i partiti padronali alimentano.
Proletari che perdono loro malgrado il lavoro, e il salario su cui contavano, che non possono più permettersi di pagare affitti di 700 euro all'ASP Città di Bologna, l'azienda pubblica bolognese di servizi alla persona, che insieme all'amministrazione di Anzola si preoccupa prima di tutto di garantire la continuità delle rendite immobiliari, a danno di intere famiglie proletarie la cui prospettiva è spesso, come in questo caso, quella di finire per la strada. Anche chiamando in forze polizia e carabinieri (con quali costi? Chissà!), che devono prestarsi a questa militarizzazione sempre più estesa e brutale nella gestione delle giuste rivendicazioni dei lavoratori e del conflitto sociale che ne consegue di necessità.
Il tutto succede mentre la sinistra politica, quella che teoricamente dovrebbe schierarsi sempre e comunque dalla parte dei lavoratori, dei proletari contro i loro oppressori e sfruttatori, continua a disertare scientificamente questi appuntamenti di lotta, limitandosi a proporre soluzioni fantasiose e comunque inadeguate quando si tratta di raccogliere voti in campagna elettorale, salvo adattarsi, o appoggiare direttamente, le politiche locali e nazionali dei partiti dominanti (in primis il PD), tutte a favore dei grandi proprietari immobiliari e contro gli inquilini.
La buona riuscita del picchetto di oggi è sicuramente un risultato positivo e un buon esempio di come si possa iniziare a ricostruire quell'unità di classe necessaria per rispondere alle politiche di speculatori immobiliari, banchieri, industriali e partiti loro servi.
Ma rimane la questione di fondo di una alternativa politica dei lavoratori a tutto campo, che non si limiti a richieste d'elemosina a padroni che non vogliono concedere più nulla e che, anzi, demoliscono tutti i diritti acquisiti con le lotte operaie, portando mano a mano la classe lavoratrice verso una vita precaria, misera, umiliante, da schiavi salariati (per chi ha la “fortuna” del posto di lavoro). Alla forza dei padroni contro i lavoratori va contrapposta una forza uguale dei lavoratori (occupati e no) per rovesciare questo sistema, il capitalismo, e imporre un governo della maggioranza: una repubblica dei lavoratori.

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) continuerà a stare al fianco dei lavoratori e degli oppressi per la costruzione di un movimento di massa della lotta di classe e per un partito rivoluzionario dei lavoratori!


ORGANIZZARE E COORDINARE COMITATI DI LOTTA DEGLI INQUILINI!


LOTTARE INSIEME AGLI OPERAI MINACCIATI DA LICENZIAMENTI E CHIUSURE!


PER UN UNICO MOVIMENTO DI LOTTA CONTRO I PADRONI E CONTRO IL GOVERNO!


PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI!