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La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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Giù le mani da Askatasuna!


 All'alba di questa mattina polizia e carabinieri, su mandato del ministero degli Interni, hanno sgomberato e murato il centro sociale Askatasuna a Torino. La giunta comunale di centrosinistra ha prontamente scaricato il centro sociale, revocando il cosiddetto patto siglato in primavera per la “rigenerazione” dell'immobile: nei fatti e formalmente, un via libera alla polizia e al governo Meloni, come era facile prevedere.


Sono ora in corso perquisizioni a catena nelle case degli attivisti del centro sociale. A decine di attivisti è stato contestato il reato di danneggiamento, imbrattamento, invasione di edifici, resistenza a pubblico ufficiale. È la vendetta dello Stato contro una realtà di movimento da tempo impegnata nelle azioni di protesta e di opposizione, in particolare nel movimento pro Palestina.

“In Italia non c'è spazio per la violenza!” esclama gongolante il ministro Piantedosi. In realtà c'è uno spazio smisurato per la violenza istituzionale del potere: quella che ha armato e arma la mano genocida di Israele, che ingrassa i profitti dell'industria militare, che annuncia scenari di guerra, che respinge o deporta i migranti, che protegge i torturatori libici e i loro lager, che manganella gli operai in lotta per il proprio posto di lavoro. Il vero “reato” di Askatasuna è opporsi a questa violenza.

“Grazie al lavoro della questura e della prefettura lo Stato ha colpito” dichiara trionfante la vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Augusta Montaruli. “Momento storico per la città di Torino” annuncia la Lega. “Il regalo di Natale più bello che Piantedosi potesse fare ai torinesi”.
Le grida di esultanza del governo a guida postfascista trasudano uno spirito di vendetta. Non potevano colpire Askatasuna nel momento della grande mobilitazione di massa di fine settembre e inizio ottobre, quando milioni di persone in tutta Italia si sono mobilitate per la Palestina al fianco della Flotilla; quando la forza di massa ha messo il governo sulla difensiva, costretto a subire l'occupazione simbolica di piazze, stazioni, aeroporti, a dispetto delle leggi forcaiole di Salvini. Pensano invece di poter colpire ora, in un momento di ripiegamento del movimento, nel nome del ritorno a “legge e ordine”. Legge e ordine della borghesia.

Come Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre impegnato a Torino e in tutta Italia, in ogni movimento di opposizione alla classe dominante e ai suoi governi, diamo una solidarietà piena, attiva, incondizionata, al centro sociale Askatasuna. Non è questo il momento di discutere sull'opportunità o meno di singole scelte compiute, o dei limiti di un antagonismo senza progetto di rivoluzione. Ci sarà tempo e luogo per discutere di questo, tra compagni, all'interno del movimento di lotta. Ora è il momento della solidarietà incondizionata contro la repressione dello Stato ai compagni colpiti dalla repressione e alla loro organizzazione.

Giù le mani da Askatasuna!

Per una ripresa della mobilitazione di massa che rovesci i rapporti di forza!
Per un ingresso sulla scena della classe operaia al fianco di ogni soggetto colpito dal potere, nel segno del più ampio fronte unico di classe!
Per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, unica vera alternativa!

Partito Comunista dei Lavoratori

No allo sgombero del Leoncavallo!

 


21 Agosto 2025

Al fianco degli spazi occupati, contro palazzinari e speculazione immobiliare

Nella mattinata di oggi più di 130 carabinieri hanno sgomberato, dalla storica sede di via Watteau dove si trovava da 31 anni, il centro sociale Leoncavallo, luogo storico del movimento milanese, nato proprio cinquant’anni fa nell’omonima via.

Le dichiarazioni trionfalistiche del ministro Piantedosi inseriscono quello del Leonkavallo nell’ambito dei quattromila sgomberi attuati dalle forze dell’ordine durante il governo Meloni, e invocano la tolleranza zero verso le occupazioni, sociali e abitative.
Lo sgombero in pieno agosto del Leoncavallo si pone in decisa coerenza con il Decreto Legge sulla Sicurezza 2025 (D.L. 48/2025), convertito in legge il 9 giugno 2025. Un decreto che penalizza ulteriormente le occupazioni abitative e sociali, oltre che le lotte dei lavoratori e dei militanti ambientalisti.

E non possiamo dimenticare l’odissea giudiziaria dei militanti palestinesi in Italia Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, in carcere dal marzo 2024 con l’accusa di terrorismo, come anche la carcerazione di Tarek, arrestato durante la manifestazione dello scorso 5 ottobre a Roma per la Palestina.

Contro ogni repressione, per un fronte unico di classe: è questa la parola d’ordine con la quale il PCL ed i suoi militanti esprimono la loro solidarietà, attiva e militante, allo sgombero del Leoncavallo e ad ogni repressione delle avanguardie.

Partito Comunista dei Lavoratori

A CHI CHIEDE CASA SI DA’ IL MANGANELLO

 


I problemi abitativi di Bologna sono esplosivi. La casa è un diritto di carta straccia che le forze di polizia intervenute per sgomberare due realtà abitative occupate calpestano sotto i propri stivali

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà alle compagne e ai compagni di Plat, CUA e ai manifestanti aggrediti dalla polizia mentre si opponevano allo sgombero di un appartamento occupato da una famiglia e uno stabile occupato dagli studenti per uso abitativo temporaneo.

Sono mesi che gli studenti manifestano in tutte le città universitarie italiane per denunciare il caro affitto che pregiudica il diritto allo studio,

Bologna ha migliaia di case sfitte di proprietà di enti pubblici o partecipati e decine di migliaia di appartamenti privati vuoti.

I meccanismi di gentrificazione del centro cittadino e la speculazione turistica hanno fatto schizzare in alto il costo degli affitti, favorite da piattaforme come Airbnb e dall’uso massiccio da parte dei proprietari della formula dell’affitto breve.

Accanto ai piccoli proprietari che dietro suggerimento di agenzie interessate, cercano di trarre il massimo profitto dalle proprie case, vi sono padroni di grandi proprietà immobiliari, quali enti pubblici, costruttori, aziende e la Chiesa, che speculano tenendo alti i costi degli affitti e favorendo le piattaforme speculative come Airbnb

Un problema enorme e discusso a livello locale così come a livello nazionale. Ma al momento l’unica soluzione sembra l’uso della forza contro chi cerca di sfuggire da situazione di indigenza o di marginalizzazione mettendo in pratica tramite un’occupazione il diritto alla casa. Il diritto borghese alla rendita e al profitto cozza ancora una volta contro l’elementare diritto delle persone ad avere un tetto.

La prepotenza capitalistica, pubblica e privata deve essere rovesciata da una forza eguale e contraria.

La forza di milioni di salariati, studenti e classi popolari.

  • Per un piano abitativo del comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna che metta a disposizione di lavoratori e studenti appartamenti e stabili di propria gestione;
  • per l’obbligatorietà fiscale dei piccoli proprietari (con il sistema del bonus/malus fiscale) al canone di affitto concordato;
  • per la severa limitazione del numero di case e appartamenti nella disponibilità delle piattaforme come Airbnb e della speculazione turistica;
  • per l’esproprio dell’immenso capitale immobiliare abitativo detenuto da banche, Chiesa, costruttori e Agenzie e la sua messa a disposizione per la distribuzione alle classi popolari sotto controllo dei lavoratori
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez. di Bologna

Vivaia TFQ sotto sgombero: la dittatura del profitto al lavoro!

 

Solo pochi mesi fa scrivevamo dell’ennesimo sgombero.

Oggi, 30 maggio, a freddo, durante una fase di trattative avviata con la proprietà e il Comune lo spazio trans-femminista queer Vivaia Tfq, è sotto attacco delle forze dell’ordine che tentano di sgomberarlo.

Lo spazio insiste su un’area di grande interesse pubblico, l’area verde dell’ex Vivaio Gabrielli, abbandonato all’incuria da molti anni.

Su questa area di proprietà privata, come in innumerevoli altre situazioni analoghe, incombe un progetto di speculazione edilizia per cui il Comune, che vorrebbe acquisirlo, promette al proprietario una permuta vantaggiosa per poter edificare.

Contro questo progetto e per la difesa di Vivaia Tfq si sono espressi migliaia di cittadini.

Si uniscono qui speculazione edilizia, l’interesse privato nella gestione della proprietà pubblica, e non ultima quella cementificazione che è una tra le cause che hanno favorito la tragica alluvione che ha colpito la regione.

Non è un caso che a consentire lo sgombero sia quella amministrazione cittadina che si definisce come la “più progressista” d’Italia. La speculazione edilizia ha solo il colore dei soldi, dei profitti privatistici, non ha colore politico. Qualsiasi governo, nazionale o locale, si rivela in definitiva sempre un comitato d’affari per i capitalisti, la classe proprietaria.

Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà a chi oggi resiste allo sgombero e facendo nostre le loro parole “Vogliamo che le autogestioni e le occupazioni si moltiplichino e facciano vivere Bologna”, rivendichiamo l’unico governo che a livello nazionale cosi come locale possa avanzare una prospettiva di alternativa di società libera dalla dittatura del profitto: il governo delle lavoratrici e dei lavoratori, insieme a tutti i settori oppressi della società

Partito Comunista dei Lavoratori

Sez. di Bologna

L'ennesimo copione: l'ennesimo sgombero!

 


Come da copione, assistiamo all'ennesimo sgombero di un'esperienza autogestita nella città di Bologna, città che si fregia del titolo di più progressista d'Italia ma non risparmia celere e manganelli quando si prova di porre in essere esperienze antagoniste di spazi sociali.


Lo stabile di via Stalingrado 31, occupato da meno di un mese, era stato riqualificato e quotidianamente proponeva esperienze di socialità con concerti, dibattiti e presentazione di libri.

Questo però poco importa al Comune e alla proprietà, che pur di portare avanti i loro progetti di speculazione edilizia (probabilmente nel luogo in questione sorgerà un bed and breakfast) non esistano a rispondere al bisogno di spazi di aggregazione con polizia e sgomberi.

Di recente era toccato all'esperienza di via Zago, oggi a quella di via Stalingrado.

È L'ORA DI DIRE BASTA A QUESTA LOGICA DI GENTRIFICAZIONE PER LA QUALE GLI UNICI SPAZI CHE POSSONO RIMANERE APERTI SONO QUELLI SOTTOPOSTI AD UN ACCORDO SUBALTERNO ALL'IPOCRITA E INTERESSATO BENEPLACITO DELL' AMMINISTRAZIONE LOCALE.

PER OGNI SGOMBERO, NUOVE OCCUPAZIONI!

Partito Comunista dei Lavoratori - Sezione di Bologna

Sgombero della GKN. Al fianco di lavoratrici e lavoratori

 


Contro la provocazione padronale

La vertenza GKN è arrivata a uno snodo. L'azienda che ha rilevato la fabbrica di Campi Bisenzio promettendo ai lavoratori il suo rilancio non solo non ha predisposto, come era facile attendersi, nessuna soluzione, ma ha ordinato per lunedì mattina alle ore 8 l'avvio dello sgombero della fabbrica occupata. Si tratta di una gravissima provocazione contro una lotta tenace, contro i lavoratori che la sostengono, e contro la rete di solidarietà che attorno alla fabbrica si è raccolta, nel territorio fiorentino e sul piano nazionale. Una provocazione che fa leva anche sul nuovo scenario politico per piegare con la forza la resistenza operaia.

È l'ora di un fronte compatto a difesa della fabbrica occupata. Lunedì mattina i camion che arriveranno per sgombrare il presidio devono trovare davanti a sé un muro umano insormontabile. Tutte le sinistre sindacali, ovunque collocate, debbono mobilitare le proprie forze. La CGIL e la FIOM si assumano nazionalmente la responsabilità di sostenere il presidio e impedire materialmente lo sgombero. Hanno la forza per farlo, la usino.
Il Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre solidale con la lotta della GKN, sarà presente lunedì mattina con i propri militanti a sostegno del presidio. Ci sarà tempo e necessità dopo lunedì di fare il punto sullo stato della vertenza. Ora è il momento di respingere la provocazione padronale con tutte le forze disponibili.

Partito Comunista dei Lavoratori

MASSIMA SOLIDARIETA' ALLE E AGLI OCCUPANT* DI VIA ZAGO 1

 


Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la massima solidarietà verso le/gli occupant* dello stabile di via Zago 1, che stanno subendo uno sgombero poliziesco ordinato dall'amministrazione Lepore.

Ci preme sottolineare che si tratta di uno spazio abbandonato da più di 20 anni e che nell'ultimo mese era tornato ad essere luogo di aggregazione e spazio culturale con dibattiti, concerti e proiezioni di film e documentari, fino al partecipatissimo festival dell'editoria indipendente di domenica scorsa.

Il comportamento della giunta Lepore denota come anche le parti più "progressiste" del centrosinistra (come Coalizione Civica) dopo ammiccamenti pre-elettorali verso i movimenti sociali, volti solo all'accampamento di voti e poltrone, non si discostino dalle forze borghesi e reazionarie che da decenni governano la città.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - BOLOGNA

La polizia e la piazza di Trieste

 


Affilano le armi contro gli altri per usarle contro i lavoratori

20 Ottobre 2021

Siamo contro la violenza poliziesca anche quando si esercita contro ambienti e manifestazioni reazionarie. Perché è la stessa violenza poliziesca che colpisce le battaglie classiste e le ragioni del lavoro. Per questo condanniamo lo sgombero poliziesco del presidio di Trieste.

Detto questo, è bene chiarire cosa concretamente è avvenuto, fuori da ogni leggenda e mitologia.

L'accesso al porto non era bloccato dai portuali, come hanno continuato a ripetere i giornali. Il gruppo dei portuali del sindacato autonomo di destra che il giorno 15 aveva proclamato il blocco a oltranza annunciando la sollevazione generale per il ritiro del green pass aveva già ripiegato in meno di 48 ore, prima dicendo che i lavoratori che avessero voluto lavorare avrebbero potuto farlo tranquillamente, poi annunciando che tutto era finito in cambio di un incontro (promesso) con un ministro (forse). Non male per quella che doveva essere una... rivoluzione.
Il portavoce del coordinamento portuali Stefano Puzzer era stato per questo minacciato dalla parte più reazionaria del suo stesso ambiente, capitanata dal noto pugile di Forza Nuova Fabio Tuiach, e pertanto costretto alle dimissioni. In compenso, mentre i pochi portuali rimasti, tra loro divisi, hanno levato il disturbo, la scena è stata occupata dal movimento no vax e no green pass di Trieste, elettoralmente rappresentato dalla Lista Tre V ("Vaccini Vogliamo Verità"), e rinfoltito dalle presenze solidali provenienti da altre città. Un ambiente eterogeneo e pittoresco, popolato dai soggetti più disparati: portatori di croci e della Madonna di Medjugorje, piccolo-borghesi inferociti, avvocati del diritto violato, un po' di studenti. Dei novecento portuali triestini meno di due decine, a dir tanto. Da qui è nato il nuovo “coordinamento 15 ottobre”, che coi portuali non c'entra nulla, e che ha eletto Puzzer a portavoce. Alla testa del nuovo coordinamento stanno i peggiori figuri, a partire da Dario Giacomini, già candidato di CasaPound alle elezioni politiche del 2013, radiato dall'Ordine dei Medici per le sue campagne contro il vaccino, leader della FISI (Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali), il sindacato reazionario che aveva formalmente indetto lo sciopero al porto di Trieste.

La polizia ha sgombrato questo presidio, sotto la pressione dell'Autorità portuale, dei terminalisti ed armatori preoccupati dei propri affari, ma anche di un governo e di una ministra degli interni Lamorgese che dovevano mostrare il pugno duro per riabilitare la propria immagine dopo la copertura fornita ai fascisti nell'attacco alla sede della CGIL. La piazza di Trieste si prestava alla perfezione per l'occasione, per inaugurare una gestione più muscolare delle manifestazioni di piazza, rodando strumenti e forme d'intervento utili per il futuro. Forme d'intervento peraltro già praticate con determinazione e violenza bel superiori contro i picchetti degli operai immigrati della logistica, per fare solo un esempio.
La verità è che il governo sta usando le manifestazioni no vax e no green pass per limitare ancor di più lo spazio di libera manifestazione, restringere la libertà dei cortei, imporre solo manifestazioni stanziali ecc. La stessa manifestazione nazionale di Roma del 30 ottobre contro il G20 sarà oggetto di nuove “attenzioni” del ministro degli interni e dei corpi repressivi.

Per tutte queste ragioni siamo contro la repressione dello Stato anche quando si esercita contro manifestanti reazionari. Affilano le armi contro gli altri per usarle contro i lavoratori e le lavoratrici.

Partito Comunista dei Lavoratori

COMUNICATO STAMPA: NO ALLE RUSPE! NO ALLO SGOMBERO DI XM24

Ciò che era stato promesso dall'ineffabile Sindaco di Bologna Merola si sta realizzando in queste ore. Lo sgombero del Centro Sociale XM24,caldeggiato dalla peggiore destra cittadina,diventa realtà.
Del resto,si sa,agosto è il mese dedicato agli sgomberi dei centri sociali,anche se questi svolgono spesso funzioni di aggregazione giovanile,ormai dimenticate in città. XM24 è accusato di tutte le nefandezze che accadono nel quartiere,mentre sono note le battaglie del centro sociale contro i rigurgiti fascisti e contro la speculazione edilizia,che stanno rendendo la Bolognina un quartiere desolato e desolante.
Ma cosa contano queste battaglie in confronto alla rincorsa che il PD sta svolgendo cercando di evitare la perdita del Comune alle future elezioni del 2021? L'importante è tacitare destra e benpensanti e favorire la speculazione edilizia.
Il Partito Comunista dei Lavoratori, esprimendo la propria solidarietà ai resistenti dell'XM24, auspica un fronte unico contro la repressione per una immediata mobilitazione di tutte le organizzazioni che si richiamano al movimento operaio.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - SEZIONE DI BOLOGNA

Solidarietà a Ri-Maflow e al compagno Massimo Lettieri

Ordine del giorno del Comitato Centrale del PCL

25 Novembre 2018
Il Comitato Centrale del Partito Comunista dei Lavoratori esprime la totale solidarietà ai compagni dell'occupazione dello stabile dell'ex fabbrica metalmeccanica Maflow, di Trezzano sul Naviglio.
Se lo Stato e la magistratura hanno messo in mostra fin da subito la propria sudditanza alle logiche del mercato e agli interessi del capitale, opponendo ogni sorta di ostacolo possibile al progetto e allo sforzo dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolte, fino all'arresto vessatorio del presidente della neonata cooperativa Massimo Lettieri – cui va tutta la nostra solidarietà e vicinanza, oggi questo attacco viene spinto fino alla minaccia di sgombero dello stabile in data 28 novembre 2018.
Il Comitato Centrale del PCL si impegna a sostenere attivamente la resistenza allo sgombero e ribadisce la propria solidarietà all'occupazione e al compagno Massimo Lettieri, così come a tutte le altre occupazioni e resistenze alle dismissioni industriali. Invitiamo a sostenere economicamente l'attività colpita dalle misure giudiziarie finalizzate a stroncare gli sforzi dei lavoratori e delle lavoratrici.
Vengano processati ed arrestati i padroni, che hanno delocalizzato e costretto alla fame e all'occupazione i lavoratori e le lavoratrici, requisendo loro proprietà e beni al fine di finanziare la ripresa di un'attività produttiva.
Venga nazionalizzato sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici tutto il progetto, al fine di regolarizzare e fornire dei finanziamenti e permessi necessari l'attività lavorativa.
Venga immediatamente liberato e vengano fatte decadere immediatamente tutte le accuse nei confronti del compagno Massimo Lettieri.
Partito Comunista dei Lavoratori

Giù le mani dai rifugiati eritrei!

La polizia di Minniti si scaglia contro i rifugiati politici, con la complicità di Virginia Raggi

24 Agosto 2017
La carica brutale della polizia a Roma contro rifugiati eritrei che rivendicano il diritto alla casa, il sequestro poliziesco di decine di bambini terrorizzati caricati sulle camionette della celere, sono atti semplicemente infami. Tanto più se praticati contro persone fuggite da torture e vessazioni indicibili. Le responsabilità politiche del ministro degli interni Minniti e della sindaca Raggi sono inequivocabili.
Non si tratta di fatti isolati. Sono il riflesso della campagna più generale che fa dei migranti e dei loro diritti un problema di ordine pubblico, con la gara allo scavalcamento a destra tra PD, Salvini e M5S per catturare il voto xenofobo.

Mentre la grande stampa plaude al ministro Minniti per la diminuzione degli sbarchi dalla Libia, Le Monde pubblica oggi un'inchiesta documentata sulle ragioni vere di questo fatto: la segregazione di masse crescenti di rifugiati da parte di milizie libiche e bande di criminali conniventi con la Guardia costiera e le autorità locali. Questa è la vera collusione coi trafficanti di esseri umani: quella del ministro Minniti e del governo Gentiloni, che forniscono di fatto armi e denaro a forze criminali. Il pestaggio dei rifugiati eritrei di Roma è la prosecuzione della stessa politica.
Partito Comunista dei Lavoratori
 

L'ordine poliziesco regna a Bologna!

La celere di Bologna sgombera Laboratorio Crash e Làbas

Laboratorio Crash e Làbas sgomberati in un solo colpo da centinaia di celerini, mentre Merola, il mandante, è in ferie e Minniti, il "puparo", pensa ad impedire a chi fugge da guerre e miseria di sbarcare sulle coste italiane. In una parola: il governo del Pd, locale e nazionale. A Bologna si coniuga con il sostegno alla lobby della speculazione edilizia, preferibilmente targata LegaCoop. Del resto, come potrebbe essere eletto un sindaco a Bologna, se non godesse dell'appoggio del mondo delle cooperative?
È ancora recente lo sgombero degli abitanti di via Gandusio dalle case ACER, alcune decine persino con contratti regolari, senza neanche permettere loro di portar via gli effetti personali.
Oggi tocca alle ultime due più rilevanti esperienze autogestite in città, tolte dalle mani della speculazione edilizia. In agosto, con la gente in ferie, stordita dalle operazioni anti-migranti, si dà il via agli sgomberi polizieschi in grande stile.

Coloro che avevano votato Merola alle elezioni comunali dello scorso anno perché pensavano fosse meglio di una leghista ora sono serviti: il PD governa esattamente come la Lega, ormai senza più neanche la parvenza dell'offerta di servizi sociali, oggi quasi inesistenti.

Mentre esprimiamo la nostra solidarietà ai militanti di Làbas e Laboratorio Crash sgomberati, invitiamo tutte le forze di classe al fronte unico contro le politiche liberticide del Pd e dei poteri forti che vi stanno dietro.
Partito Comunista dei Lavoratori - Sezione Bologna

 

COMUNICATO STAMPA: Dopo lo sgombero di Via Gandusio. Una nuova fase della lotta per la casa.

Ormai non sappiamo più che aggiungere,oltre a quello che abbiamo già detto e scritto,sulle politiche antipopolari(oseremmo dire liberticide)che contraddistinguono la giunta Merola 2.
La concezione di fondo è quella trita e ritrita del PD nazionale:se hai i soldi per permetterti servizi a pagamento "vai in carrozza",come si suol dire,altrimenti...sono fatti tuoi. Al peggioramento generale di tutto il welfare,c'è da aggiungere il NULLA ASSOLUTO dal punto di vista delle politiche sulla casa,anzi,se possibile,un PEGGIORAMENTO sensibile,se contiamo il fatto che Merola riesce a espellere dalle case popolari anche chi ha un contratto regolare.

L'ultima "prodezza" dell'ineffabile Sindaco,attraverso il cane da guardia ACER,è stata la sgombero delle palazzine di via Gandusio:certo,necessitano di lavori di ristrutturazione da decenni(come chiedono da tempo anche gli ex- inquilini),visto che cadono a pezzi,ma le soluzioni trovate per ricollocare le alcune decine di famiglie sbattute fuori di casa all'alba da centinaia di poliziotti,senza neanche il tempo di raccogliere i pochi beni affettivi rimasti negli alloggi,sono tutte di fortuna.

In questa occasione le cosiddette forze dell'ordine sono state protagoniste di un episodio gravissimo:la distruzione di tutte le porte dei locali del Circolo ARCI Guernelli(evidentemente considerato colpevole di aver ospitato le riun ioni dell'Associazione Sindacale Pugno Chiuso)e l'ammanco di alcune casse di bibite. Ciò è successo mentre gli stabili erano sotto il controllo della polizia,quindi stavolta non possono essere attribuite responsabilità ai "soliti autonomi" o "vandali" che dir si voglia.

Naturalmente,la "normalizzazione" di via Gandusio non significherà la fine della lotta per la casa,perchè quando un problema esiste oggettivamente,non scompare neanche se si attua una feroce repressione. Le case occupate(ex Telecom,Via De Maria,Via Stalingrado,Mura di Porta Galliera,Via Zanardi,Via Gandusio)sono state tutte disoccupate brutalmente,anche se per quanto riguarda via Gandusio il discorso è diverso,visto che trattasi di case popolari assegnate a coloro che oggi vengono sbattuti fuori. Il fatto è che se non si inquadra la lotta per ottenere alloggi a edilizia convenzionata per tutti i nuclei familiari che ne hanno bisogno con una più generale lotta nei luoghi di lavoro che veda protagonisti i lavoratori,se non si lega cioè la lotta per condizioni migliori di lavoro e salari più alti a quella per lo stato sociale(che è salario differito),difficilmente si riuscirà ad avere successo.

Con lo sgombero di Via Gandusio è terminata una fase della lotta per la casa,ora se ne può iniziare un'altra,con più maturità alle spalle!

COMUNICATO STAMPA: DOPO MEROLA,IL MEROLA BIS: CAMBIANO I SENATORI-ASSESSORI, MA LA MUSICA E' SEMPRE QUELLA

L'ennesimo sgombero di famiglie senza tetto da uno stabile di Mura di Porta Galliera, con gran dispiegamento di camionette di "forze dell'ordine" ,dovrebbe far riflettere chi ancora non aveva capito che Merola non è certo l'uomo dei ceti più deboli. Da decenni i sindaci di Bologna godono dell'appoggio dei poteri forti della città:banchieri e cementieri.

Anche in questa occasione Merola non si è smentito. Da anni va dicendo che la "legalità" deve essere rispettata a tutti i costi, cosicché magistratura,prefetto e questore lo prendono in parola,mettendolo alla prova. E lui, per bocca della nuova assessora alle politiche abitative, rilancia:nessuna occupazione rimarrà impunita,tutte verranno sgomberate.

Aspettiamo impazienti il piano-casa che Merola promette da anni( della serie "chi l'ha visto?"). Intanto giace nel più completo sfacelo il patrimonio pubblico in disuso(le ex caserme,ad esempio), che aspetta soltanto di essere svenduto al miglior offerente. Non sia mai che al Sindaco venga in mente di ristrutturarlo e riadattarlo,per costruirci alloggi a canone concordato o che i palazzi dell'ACER,che cadono a pezzi,vengano messi in condizioni abitative decenti!

La politica di Merola ormai è diventata quella della "precarietà permanente" per tutti coloro che non hanno la fortuna di avere abbastanza soldi da potersi permettere di sborsare canoni esosi, mentre godono i cementieri, che spesso rispondono ai nomi di grosse cooperative aderenti a Legacoop e le grandi immobiliari che possono permettersi il lusso di tenere sfitte le case per non abbassare i prezzi degli affitti. Solo l'esproprio senza indennizzo di cementieri ed immobiliari può garantire una politica abitativa che tenga conto dei ceti più disagiati,che Merola sicuramente non rappresenta. 
 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Sezione di Bologna

SGOMBERO EX TELECOM: IL PCL ESPRIME PIENA SOLIDARIETA’ AGLI OCCUPANTI CHE RESISTONO

I compagni del PCL, attivi da mesi nella partecipazione a picchetti antisfratto in vari punti della città esprimono tutta la propria solidarietà agli occupanti dello stabile ex Telecom che stanno resistendo allo sgombero.
Capita di vedere nell'anno 2° del regime renziano che da una parte si detassino le abitazioni di lusso possedute a migliaia da speculatori immobiliari dall’altra si sfrattino le famiglie proletarie e si caccino per la strada chi con un occupazione, abusiva solo per le leggi borghesi dello Stato, cerca di riaffermare il diritto umano alla casa.
È quello a cui stiamo assistendo in queste ore in via Fioravanti presso lo stabile ex Telecom occupato da mesi da centinaia di famiglie indigenti con i loro bambini.
La giunta bolognese non rappresenta altro che l’articolazione locale del forsennato attacco ai diritti della classe lavoratrice e alle condizioni di vita della masse popolari portato avanti dal governo Renzi che come un novello bonaparte cerca di restringere gli spazi di democrazia a tutto vantaggio della dittatura di imprese, padronato, banchieri, proprietari immobiliari, evasori fiscali, insomma della classe dominante.
Si dimostra ancora una volta che chi si allea al PD renziano, come SEL, è destinato ad essere subalterno alle sue politiche di attacco sociale e a subire una emorragia di amministratori, eletti nelle proprie file, attirati dalle generose sponde del partito di governo.
Torna in mente un vecchio slogan sempre attuale: a chi chiede diritti si risponde con decine di camionette della polizia.
È necessario reagire e dire basta!
È necessario e urgente il più vasto fronte di classe e di massa, contrapposto al fronte comune tra padroni e governo. È necessario e urgente opporre alla radicalità straordinaria di padroni e governo una radicalità straordinaria, uguale e contraria, dei lavoratori e delle lavoratrici e delle classi popolari loro naturali alleate.