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In opposizione politica a Zelensky ma in difesa incondizionata dell’Ucraina

 


Contro il cinismo demenziale delle posizioni campiste. Contro ogni logica “due pesi e due misure”

Partito Comunista dei Lavoratori

English version

Mentre le città ucraine sono sventrate dai missili balistici dell’imperialismo russo, senza disporre di difesa nei cieli, le invettive campiste contro il cosiddetto “regime nazista di Kiev” risultano sempre più nauseabonde. Come sa chiunque conosca le posizioni del nostro partito, non diamo alcun appoggio politico al governo borghese di Zelensky, ci opponiamo alle sue politiche antioperaie, denunciamo la svendita agli imperialismi d’Occidente di beni, terreni, materie prime del popolo ucraino. Ma ci opponiamo a Zelensky dal punto di vista delle ragioni della classe operaia e della gioventù ucraine, non da quello dei bombardieri russi, delle truppe di occupazione putiniane e della loro propaganda imperialista. Parlare di un “regime nazista” in Ucraina significa esattamente far propria la propaganda di guerra degli invasori. E anche offendere la logica più elementare. Almeno per chi non sia accecato da chili di prosciutto sugli occhi.

Facciamo qualche esempio per farci capire anche dai più duri di comprendonio.

Abbiamo tutti osservato sui teleschermi di mezzo mondo le grandi manifestazioni di giovani che hanno attraversato le città ucraine, a partire dalla capitale, per protestare contro la destituzione del ministro della Difesa Fedorov. Manifestazioni protrattesi per settimane, che hanno replicato in forma persino più estesa quelle di un anno fa contro la corruzione. Manifestazioni tenutesi in un paese in guerra, sottoposto a bombardamenti quotidiani. Bene. Sarebbe mai possibile immaginare un regime nazista che consente manifestazioni di massa di contestazione del governo, per di più in tempo di guerra? È evidente che no, perché anche i bimbi delle scuole elementari sanno che un regime nazista è tale perché sopprime e reprime ogni libera manifestazione.

Peraltro per vietare e reprimere il diritto di manifestare non è necessario essere nazisti. È più che sufficiente un regime bonapartista reazionario, come quello di Putin, che infatti non solo impedisce ogni manifestazione, ma condanna ad anni di galera chi osi semplicemente parlare di «guerra» in Ucraina. Oppure è sufficiente essere la normale democrazia borghese dell’imperialismo tedesco, che vieta ogni manifestazione pro Palestina. Per non parlare del regime trumpiano negli USA, che ammazza manifestanti per strada grazie alle nuove milizie presidenziali. E si potrebbe continuare a lungo.

Invece no, sarebbe il governo Zelensky l’incarnazione del nazismo, e il governo arcireazionario russo quello della liberazione dal nazismo. Ma si può sostenere una tesi così demenziale? E non si butti la palla in tribuna citando il battaglione Azov, perché sarebbe come dire che in Italia c’è da decenni un regime fascista per via dell’esistenza della Folgore e di generali alla Vannacci.

La verità è che presentare il governo borghese di Zelensky come nazista non solo è capitolare alla propaganda russa ma è abbellire la rappresentazione del nazismo, attribuendogli un insospettabile lato liberale. Folle.

Ma c’è di più. La stampa campista (Il Fatto Quotidiano e compagnia) ha gongolato per le manifestazioni giovanili rappresentandole come una richiesta di resa dell’Ucraina. Più precisamente, come domanda di “pace” attraverso la resa. Ma chiunque sia dotato di un quoziente di intelligenza normale capisce l’esatto opposto. L’appoggio al ministro della Difesa da parte di masse di giovani era ed è la difesa del ministro che ai loro occhi è stato maggiormente capace di difendere l’Ucraina dall’aggressione russa, grazie all’innovazione tecnologica dei droni, fabbricati in Ucraina, con cui è possibile colpire in profondità le raffinerie russe, principale fonte di finanziamento della guerra imperialista di Mosca. Si può non capirlo? Ovviamente una guerra di difesa così impostata può anche in certa misura ridurre le perdite ucraine al fronte, e questa è sicuramente una ragione per cui i giovani la sostengono. Ma la sostengono in ogni caso proprio nel nome del diritto sacrosanto dell’Ucraina di difendersi dai bombardamenti russi con tutti i mezzi disponibili. Esattamente il diritto che i campisti negano all’Ucraina nel nome della “pace” e nell’“interesse degli ucraini”. Ciò che aggiunge al loro cinismo l’ipocrisia più rivoltante.

In Italia c’è una sola organizzazione della sinistra politica che, in opposizione a Zelensky, difende l’Ucraina dall’imperialismo russo. Così come, in opposizione al regime clerico-fascista (quello sì) iraniano, difende incondizionatamente l’Iran dai bombardamenti dell’imperialismo americano e sionista. È il Partito Comunista dei Lavoratori. Noi non facciamo due pesi e due misure. Abbiamo la schiena dritta e non ci facciamo intimidire. Sin dai tempi in cui, soli a sinistra, abbiamo difeso il diritto di resistenza dell’Iraq dalle truppe di occupazione, anche italiane, mentre le sinistre cosiddette radicali si voltavano dall’altra parte.

Per questo sosteniamo la carovana di solidarietà internazionalista con l’Ucraina, come abbiamo sostenuto ogni solidarietà con la Palestina e la Flotilla. Al fianco dei nostri compagni della Lega Socialista Ucraina.

Giù le mani da Askatasuna!


 All'alba di questa mattina polizia e carabinieri, su mandato del ministero degli Interni, hanno sgomberato e murato il centro sociale Askatasuna a Torino. La giunta comunale di centrosinistra ha prontamente scaricato il centro sociale, revocando il cosiddetto patto siglato in primavera per la “rigenerazione” dell'immobile: nei fatti e formalmente, un via libera alla polizia e al governo Meloni, come era facile prevedere.


Sono ora in corso perquisizioni a catena nelle case degli attivisti del centro sociale. A decine di attivisti è stato contestato il reato di danneggiamento, imbrattamento, invasione di edifici, resistenza a pubblico ufficiale. È la vendetta dello Stato contro una realtà di movimento da tempo impegnata nelle azioni di protesta e di opposizione, in particolare nel movimento pro Palestina.

“In Italia non c'è spazio per la violenza!” esclama gongolante il ministro Piantedosi. In realtà c'è uno spazio smisurato per la violenza istituzionale del potere: quella che ha armato e arma la mano genocida di Israele, che ingrassa i profitti dell'industria militare, che annuncia scenari di guerra, che respinge o deporta i migranti, che protegge i torturatori libici e i loro lager, che manganella gli operai in lotta per il proprio posto di lavoro. Il vero “reato” di Askatasuna è opporsi a questa violenza.

“Grazie al lavoro della questura e della prefettura lo Stato ha colpito” dichiara trionfante la vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Augusta Montaruli. “Momento storico per la città di Torino” annuncia la Lega. “Il regalo di Natale più bello che Piantedosi potesse fare ai torinesi”.
Le grida di esultanza del governo a guida postfascista trasudano uno spirito di vendetta. Non potevano colpire Askatasuna nel momento della grande mobilitazione di massa di fine settembre e inizio ottobre, quando milioni di persone in tutta Italia si sono mobilitate per la Palestina al fianco della Flotilla; quando la forza di massa ha messo il governo sulla difensiva, costretto a subire l'occupazione simbolica di piazze, stazioni, aeroporti, a dispetto delle leggi forcaiole di Salvini. Pensano invece di poter colpire ora, in un momento di ripiegamento del movimento, nel nome del ritorno a “legge e ordine”. Legge e ordine della borghesia.

Come Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre impegnato a Torino e in tutta Italia, in ogni movimento di opposizione alla classe dominante e ai suoi governi, diamo una solidarietà piena, attiva, incondizionata, al centro sociale Askatasuna. Non è questo il momento di discutere sull'opportunità o meno di singole scelte compiute, o dei limiti di un antagonismo senza progetto di rivoluzione. Ci sarà tempo e luogo per discutere di questo, tra compagni, all'interno del movimento di lotta. Ora è il momento della solidarietà incondizionata contro la repressione dello Stato ai compagni colpiti dalla repressione e alla loro organizzazione.

Giù le mani da Askatasuna!

Per una ripresa della mobilitazione di massa che rovesci i rapporti di forza!
Per un ingresso sulla scena della classe operaia al fianco di ogni soggetto colpito dal potere, nel segno del più ampio fronte unico di classe!
Per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, unica vera alternativa!

Partito Comunista dei Lavoratori

È uscito il nuovo numero di Unità di Classe

 


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20 Ottobre 2025

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In questo numero:


Editoriale. Per un autunno di vera svolta - Marco Ferrando

Espropriare gli espropriatori. Convertire la conversione - Mauro Penoncelli

Il movimento No Ponte sullo Stretto non si ferma - Daniele Gravotta

Flotilla: per una virata a sinistra - Alessandra Giorgi

Quarantacinque anni fa, i 35 giorni della FIAT - Diego Pace

GKN e Le Radici del sindacato - Lorenzo Mortara

A cinquant'anni dalla presa di Saigon. Cosa fu e cosa resta della lotta antimperialista del popolo vietnamita (seconda parte) - Natale Azzaretto

La resa ingloriosa del PKK - Mario Georgiano

...e poi Palestina, il vertice di Anchorage, la rivoluzione portoghese del 1975, Venezuela e altro ancora

Sciopero per la Palestina!

 


No all'aggressione alla Flottilla. No al piano Trump-Blair-Netanyahu

2 Ottobre 2025

Testo del volantino che verrà distribuito in occasione dello sciopero generale del 3 ottobre


English version


Mentre Trump e Netanyahu varano un piano neocoloniale per la Palestina e per Gaza, la marina militare dello Stato sionista tutela il proprio blocco navale nel mare di Gaza minacciando, aggredendo, sequestrando le imbarcazioni della Flotilla. È un fatto gravissimo e inaccettabile.

Il blocco navale di Gaza che dura da diciotto anni (...altro che 7 ottobre) è di fatto parte integrante della guerra genocida che Netanyahu ha scatenato contro il popolo palestinese. Denunciarlo e contestarlo non solo è un diritto ma un dovere. Questo è lo scopo dichiarato della Global Sumud Flotilla.

L'aggressione alla Flotilla da parte di Israele è la riprova, se ve ne era bisogno, che lo Stato sionista conosce una sola legge: quella della prevaricazione e del terrore contro ogni turbativa, persino simbolica, dei suoi interessi di Stato oppressore. È la stessa pratica del terrore di questi due anni di guerra a Gaza e in Cisgiornania col loro carico di morte e distruzioni. Una pratica non solo impunita, ma sostenuta, finanziata, armata da tutti i governi cosiddetti democratici. E avallata da tutte le potenze imperialiste, vecchie e nuove.

Il governo italiano ha fornito a Israele una copertura totale. Sino ad addossare agli attivisti della Flotilla la responsabilità dell'aggressione di Israele nei suoi confronti. Nessuna meraviglia: è lo stesso governo che tutela l'accordo militare dell'Italia con Israele, che offre l'aeroporto di Sigonella al rifornimento degli aerei israeliani, che fornisce a Israele attraverso Leonardo elicotteri da impiegare contro la resistenza, che concede all'ENI il mare di Gaza per ricavarne profitti.

La definizione di Israele come “paese amico”, e della Flotilla come presenza ostile, sta in questo quadro. L'appello corale alla Flotilla da parte della Presidenza della Repubblica, dei vertici della Chiesa, di larga parte della cosiddetta opposizione parlamentare, perché rinunciasse a violare il blocco navale accontentandosi di qualche pacca sulle spalle misura solamente la complicità istituzionale con Israele di tutta la politica borghese. La stessa che un anno fa in Parlamento votò la spedizione navale in Golfo Persico contro gli houthi, al fianco di Israele e contro la resistenza palestinese.

L'aggressione alla Flotilla e la complicità di cui quest'aggressione gode è un ulteriore fascio di luce sul vero volto del piano Trump-Netanyahu. La pace eterna che il piano rivendica è quella dei cimiteri. Una pietra tombale sull'autodeterminazione della Palestina. I palestinesi sono privati di ogni voce in capitolo sulla loro sorte. Ogni loro resistenza è minacciata di distruzione totale. Sulla Cisgiordania si lascia mano libera a Netanyahu, mentre Gaza è affidata ad un protettorato coloniale angloamericano con tanto di occupazione militare. A garanzia di Israele, degli interessi imperialisti, degli appetiti di affaristi e immobiliaristi. Una infamia. Di cui sono complici tutti i governi arabi e tutti gli Stati imperialisti, incluse la Russia e la Cina, che dichiarano il proprio appoggio al piano di pace di Trump augurandogli pieno successo.

È la riprova che i palestinesi non hanno amici in alto, ma solo in basso. Nel coraggio della loro resistenza, nella mobilitazione pro Palestina della giovane generazione di tutto il mondo, nella classe lavoratrice internazionale.

Viva lo sciopero per la Palestina contro lo Stato coloniale di Israele e la sua barbarie genocida!

Per il blocco a oltranza nei porti e negli aeroporti di ogni traffico con Israele, con potere di controllo e di veto dei lavoratori sulle merci in entrata e in uscita.

Giù le mani dalla Flottilla.

No al protettorato neocoloniale previsto dal Piano Trump-Blair-Netanyahu.

Per la piena autodeterminazione del popolo palestinese.

Per il diritto del ritorno dei palestinesi nella propria terra.

Per una Palestina unita dal fiume al mare, libera dal sionismo, dall'imperialismo, da ogni forma di colonialismo.

Per una Palestina laica e socialista, in un Medio Oriente socialista.

Partito Comunista dei Lavoratori


 In un vile tentativo di intimidazione, i sionisti hanno attaccato in acque tunisine una delle navi della flottiglia umanitaria. Nonostante l'esplosione causata dall'aggressione, l'equipaggio è al sicuro.


La nave su cui navigano Greta Thunberg, Thiago Saif e parte del Comitato Direttivo della Global Sumud Flotilla (GSF) è stata colpita dall'attacco di un drone in acque internazionali. Secondo il comunicato ufficiale della GSF, una delle imbarcazioni principali, la Family Boat, che naviga sotto bandiera portoghese, «ha subito danni causati dal fuoco sul ponte principale e nell'area di stoccaggio sottocoperta» dopo essere stata bombardata da un drone.

Secondo le prime informazioni, «i sei passeggeri e l'equipaggio sono al sicuro». Inoltre, il comunicato ufficiale precisa che «è in corso un'indagine e, non appena saranno disponibili ulteriori informazioni, queste saranno rese note immediatamente».

«Gli atti di aggressione volti a intimidire e far fallire la nostra missione non ci dissuaderanno. La nostra missione pacifica di rompere l'assedio di Gaza e portare solidarietà al suo popolo continua con determinazione e fermezza». Nonostante il vile attacco, la flottiglia rimane salda nella sua missione di rompere l'assedio sionista al popolo palestinese che si trova a Gaza.

Celeste Fierro, che fa parte della flottiglia ma si trova su un'altra imbarcazione (Adara), è in viaggio verso la Tunisia, dove si trova un'altra parte della flottiglia.

Il sionismo e i suoi alleati stanno cercando di sabotare questa missione umanitaria, che intende rompere l'embargo illegale e portare cibo a Gaza. Di fronte a questa minaccia, dobbiamo raddoppiare la mobilitazione e la solidarietà internazionale.

Periodismo de Izquierda - MST
https://periodismodeizquierda.com/global-sumud-flotilla-el-sionismo-ataca-con-un-dron-a-uno-de-los-barcos/

La LIS parteciperà alla Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, a sostegno della Palestina

 


La Lega Internazionale Socialista (LIS) farà parte della flotta umanitaria che salperà il 31 agosto alla volta di Gaza. Più di 50 navi, in partenza da diversi punti d'Europa, tenteranno di rompere il blocco imposto dallo Stato di Israele e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese.


Questa azione internazionalista mira a denunciare e contrastare l'embargo sanitario e alimentare al quale lo Stato di Israele sottopone milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza, nel quadro del genocidio in corso. La flotilla si inserisce nella tradizione di lotta e solidarietà attiva che diverse organizzazioni in tutto il mondo promuovono per sostenere la resistenza palestinese contro l'occupazione e la barbarie sionista.

La deputata argentina del MST e del Frente de Izquierda, Celeste Fierro, farà parte di questa spedizione e rappresenterà la Lega Internazionale Socialista (LIS) in questa iniziativa internazionalista: «Riaffermiamo il nostro impegno per la causa palestinese e per la mobilitazione internazionale contro il massacro a Gaza. Rifiutiamo la complicità dei governi che danno sostegno politico e materiale allo Stato di Israele ed esigiamo la rottura delle relazioni con questo mostro genocida. Insieme ai milioni di persone che si mobilitano in tutto il mondo e mettono in atto ogni tipo di mobilitazione, non ci fermeremo finché l'occupante non sarà espulso e la Palestina sarà libera, dal fiume al mare», ha affermato.

La Global Sumud Flotilla fa parte di una campagna più ampia per rompere l'embargo, denunciare il genocidio e rafforzare l'organizzazione internazionalista a sostegno del popolo palestinese. Da parte della LIS invitiamo a moltiplicare la solidarietà attiva: la Palestina vincerà!

Lega Internazionale Socialista