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La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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I facinorosi e il ministro Toninelli

«I due facinorosi sono stati individuati e saranno puniti». Così il ministro Toninelli ha dato annuncio dell'arresto di due immigrati, uno del Ghana, l'altro del Sudan, colpevoli di aver «fomentato un ammutinamento sulla nave Diciotti mettendo a rischio l'equipaggio».

Perché l'ammutinamento? Perché 67 migranti si sono ribellati all'idea di essere riconsegnati alla Guardia Costiera libica, cioè ai lager, alle torture, agli stupri, al commercio degli schiavi, ai mille orrori delle prigioni libiche, finanziate da soldi italiani. Il ministro Toninelli aveva disposto la riconsegna agli aguzzini. Gli immigrati l'hanno respinta. Hanno esercitato, nel loro piccolo, l'eterno diritto alla ribellione contro la violenza , l'oppressione, l'arbitrio. Se i due immigrati chiamati in causa sono stati a capo della rivolta, se attraverso la forza collettiva hanno preteso venisse loro salvata la vita, o quella delle loro mogli e dei loro figli, vuol dire che hanno avuto coraggio, fosse pure il coraggio della disperazione. Vuol dire che la loro dignità ha un valore, tanto più a fronte della viltà di un ministro che sa solo ripararsi dietro lo scudo della legge. Toninelli può oggi purtroppo “punire” chi vuole, per dissuadere altre possibili ribellioni in circostanze analoghe; ma non potrà cancellare il coraggio di due uomini liberi, né il loro esempio, né la loro capacità fosse pure per una sola notte di trascinare la voglia di libertà di altre decine di oppressi.

Ognuno ha in fondo gli eroi che si merita. Toninelli ha il plauso di Salvini, della Guardia libica, dei torturatori di Tripoli. I due “facinorosi” hanno quello di tutti coloro che non vogliono smarrire la propria umanità.
Partito Comunista dei Lavoratori

Giù le mani dai rifugiati eritrei!

La polizia di Minniti si scaglia contro i rifugiati politici, con la complicità di Virginia Raggi

24 Agosto 2017
La carica brutale della polizia a Roma contro rifugiati eritrei che rivendicano il diritto alla casa, il sequestro poliziesco di decine di bambini terrorizzati caricati sulle camionette della celere, sono atti semplicemente infami. Tanto più se praticati contro persone fuggite da torture e vessazioni indicibili. Le responsabilità politiche del ministro degli interni Minniti e della sindaca Raggi sono inequivocabili.
Non si tratta di fatti isolati. Sono il riflesso della campagna più generale che fa dei migranti e dei loro diritti un problema di ordine pubblico, con la gara allo scavalcamento a destra tra PD, Salvini e M5S per catturare il voto xenofobo.

Mentre la grande stampa plaude al ministro Minniti per la diminuzione degli sbarchi dalla Libia, Le Monde pubblica oggi un'inchiesta documentata sulle ragioni vere di questo fatto: la segregazione di masse crescenti di rifugiati da parte di milizie libiche e bande di criminali conniventi con la Guardia costiera e le autorità locali. Questa è la vera collusione coi trafficanti di esseri umani: quella del ministro Minniti e del governo Gentiloni, che forniscono di fatto armi e denaro a forze criminali. Il pestaggio dei rifugiati eritrei di Roma è la prosecuzione della stessa politica.
Partito Comunista dei Lavoratori