Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta Papa Francesco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Papa Francesco. Mostra tutti i post

Per un movimento queer rivoluzionario, antifascista e anticlericale

 


Pubblichiamo il volantino dell3 compagn3 della tendenza Femminist3 Rivoluzionari3 in occasione del Pride Month. Il volantino è allegato in fondo a questa pagina.



Quest’anno il Pride Month si apre in piena campagna elettorale e in un clima di forte tensione e paura per le persone LGBT*QIAP+ strette tra l’incudine della marea reazionaria montante, intenta a cancellare l’eredità delle lotte sociali e civili degli ultimi cinque decenni (esibendo il più bieco sciovinismo) e il martello delle forze del progressismo borghese, che cercano di incassare il sostegno della comunità attraverso promesse dal linguaggio vago e prive di effettive sbocchi (come ci hanno insegnato tutte le ultime tornate elettorali).
Nel frattempo, la forbice dell’astensionismo si allarga sempre più all’interno della classe operaia e nella comunità LGBT*QIAP+, chiaro sintomo dell’ormai diffusa disillusione rispetto alla democrazia borghese e purtroppo della contraddittoria deriva qualunquista in cui questa disillusione è stata incanalata.


LA DIFFICILE SITUAZIONE DELLA COMUNITÀ LGBT*QIAP+ IN ITALIA

La comunità LGBT*QIAP+ è oggi uno dei principali bersagli della propaganda reazionaria e bigotta sostenuta, in primo luogo, dalla Chiesa cattolica e dal governo postfascista di Giorgia Meloni. Sono notizie di questi ultimi giorni quelle che ci riportano le parole vergognose del “papa progressista” Francesco durante un incontro riservato della CEI oppure il sostegno dato da numerosi candidati di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Libertà al manifesto di impegno elettorale proposto dall’associazione fondamentalista e antiabortista Pro Vita e Famiglia – manifesto in cui si parla senza ritegno di contrasto alle presunte “ideologia gender” e “agenda LGBTQIA+”, si nega apertamente il diritto all’aborto, si sostiene l’implementazione delle politiche a favore della famiglia intesa soltanto come “unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio e custode della vita nascente” e si richiede ovviamente la promozione della natalità. Mentre gli attacchi istituzionali alle famiglie LGBT*QIAP+ e al diritto di autodeterminazione delle persone T* proseguono e negli ultimi due anni risultano essere più intensi, violenti, efficaci e frequenti rispetto al passato prossimo.

Questo contesto costituisce inoltre un ricco brodo di coltura per la diffusione di idee e comportamenti omolesbobitransafobici tra la popolazione. Aggressioni, microagressioni, bullismo e altre azioni discriminatorie costituiscono un fenomeno ascendente e molto preoccupante che interessa la maggior parte della popolazione LGBT*QIAP+ in Italia (sono state denunciare 157 aggressioni nell’ultimo anno). Inoltre è peraltro peggiorata la condizione del proletariato e delle soggettività LGBT*QIAP+ razzializzate e migranti.

Oltre al progressivo peggioramento delle condizioni di vita generali della classe dovuto alla debolezza del movimento operaio in questa fase e all’instabile situazione sociale e geopolitica, l3 lavorator3 sono spesso costrett3 a nascondere il loro orientamento sessuale e/o la loro identità di genere sia ai padroni sia all3 collegh3 per evitare ripercussioni sul posto di lavoro, e una buona parte dell3 lavorator3 che fanno coming out durante la ricerca di lavoro o dopo l’assunzione ha difficoltà a trovare o mantenere un lavoro stabile e subisce trattamenti discriminatori (outing, minacce, microagressioni, forme di mobbing e talvolta veri e propri attacchi fisici o verbali) sul luogo di lavoro. Questo favorisce anche il persistere di uno stato di incertezza, timore e marginalità costanti che rendono l3 proletari3 LGBT*QIAP+ facilmente ricattabili. Questo fatto colpisce in modo ancora più forte le persone T* (ancora oggi escluse direttamente dal mondo del lavoro in molti casi) e le lavoratrici lesbiche e bisessuali (già discriminate in quanto donne). L’arretratezza generale e il disinteresse rispetto a questa questione da parte del mondo sindacale (confederale e di base) rende ancora più difficile per l3 proletari3 LGBT*QIAP+ trovare vie di fuga o reti solidali contro situazioni di violenza e ipersfruttamento e permette a queste situazioni di restare nella maggior parte dei casi nell’ombra.

La situazione delle persone migranti e razzializzate in Italia è peggiorata radicalmente dopo l’introduzione dei cosiddetti Decreto Cutro (DL 20/2023) e Decreto Sicurezza (DL 1/2023). Essa peggiorerà ulteriormente se verrà approvato il disegno di legge sulla sicurezza, ora in discussione in sede parlamentare, che prevede una revisione del reato di rivolta carceraria (applicabile anche alle rivolte nei CPR) che equipara azioni violente e non violente oltre a riconfermare in ogni sua parte l’offensiva securitaria, repressiva e concentrazionaria attualmente in corso. Le soggettività queer migranti e razzializzate sono vittime di un duplice stigma che spesso le isola anche all’interno della loro comunità di provenienza e le rende ancora più indifese anche a fronte di leggi internazionali e nazionali sulla tutela dell3 migrant3 che non considerano esplicitamente la loro condizione. Inoltre non dobbiamo sottovalutare il rischio dei tentativi di revisione del sistema di protezione speciale – come quello avanzato dal leghista Lezzi all’inizio del 2023 – che puntano a rimuovere l’orientamento sessuale e l’identità di genere dalla lista dei motivi di persecuzione per i quali vengono sospesi i provvedimenti di espulsione e respingimento. La vittoria di posizioni simili significherebbe la perdita di una delle poche tutele legalmente riconosciute in questo paese all3 rifugiat3 LGBT*QIAP+ che fuggono da paesi in cui la comunità è criminalizzata o perseguitata.

Inoltre, la stessa comunità non è immune da sintomi più o meno evidenti di razzismo e xenofobia e sembra essere, almeno in parte, impreparata per affrontarli e risolverli.


DARE UNA RISPOSTA ALLA REAZIONE E CONTRASTARE L’ASSIMILAZIONISMO

La situazione descritta richiede una risposta radicale da parte del movimento LGBT*QIAP+ e delle forze ad esso solidali.

Questa risposta non può consistere nel votare, alle prossime elezioni europee o nei seggi per il rinnovo delle amministrazioni locali, questa o quella lista di centrosinistra nella speranza di un cambiamento di fatto impossibile. I governi e le giunte di centrosinistra non hanno mai fatto l’interesse della classe operaia e delle soggettività oppresse. Inoltre bisogna notare che la maggior parte dei partiti e delle liste di centrosinistra oggi in lizza per le europee in Italia si è ben guardata dall’inserire punti programmatici precisi e chiari rispetto alla comunità LGBT*QIAP+. E anche se fosse, una composizione maggiormente progressista o “queer-friendly” del parlamento europeo non avrebbe in ogni caso delle ripercussioni sensibili sull’esistenza delle persone LGBT*QIAP+ visto anche il rapporto esistente tra gli atti legislativi europei e la loro ricezione e applicazione nei paesi membri.

È necessario invece che il movimento rafforzi le proprie posizioni e si ponga senza tentennamenti in una prospettiva di contrapposizione e rottura rispetto al blocco borghese reazionario oggi predominante. Una prospettiva che parta dalla difesa dei diritti civili e sociali esistenti, dalla pratica militante dell’autodifesa del movimento e dalle reti mutualistiche della comunità, dalla lotta contro il fascismo e il bigottismo, dal mantenimento e dalla costruzione di spazi sicuri e solidali per tutte le soggettività oppresse. Per quanto radicale e difficile possa sembrare, fare anche solo questo in un momento e in un luogo come quelli in cui ci muoviamo, la prospettiva di cui parliamo non può limitarsi ad una visione semplicemente difensiva e di conservazione dello status quo, ma deve puntare invece proprio allo stravolgimento delle condizioni attuali e alla costruzione di una società completamente diversa e totalmente libera.

Per questo motivo dobbiamo sgomberare il campo da tutte le illusioni riformiste e interclassiste che, a partire dalla fine degli anni Settanta, hanno preso il sopravvento in una grossa fetta del movimento LGBT*QIAP+.

Le politiche assimilazioniste che caratterizzano molte delle attuali organizzazioni “mainstream” del movimento partono dal presupposto che la struttura sociale borghese (fondata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sulla divisione della società in classi) non sia un problema rilevante per le persone LGBT*QIAP+ e che l’uguaglianza e il progresso sociale possano essere raggiunti semplicemente attraverso una serie di riforme democratiche (delegate alla volontà e all’opportunismo dei partiti borghesi liberali o progressisti) e, in seconda battuta, con l’adattamento mimetico delle soggettività oppresse alle convenzioni e ai pregiudizi della società borghese e ciseteropatriarcale.

Oggi però il capitalismo non ha né la possibilità né la volontà di concedere vere riforme progressive e ogni tentativo in questo senso è destinato senza appello a naufragare disastrosamente.


COSTRUIAMO INSIEME IL MOVIMENTO QUEER RIVOLUZIONARIO, ANTICAPITALISTA, ANTIFASCISTA E ANTICLERICALE!

L’unica risposta valida per la liberazione di tutt3 l3 oppress3 e l3 sfruttat3 continua a passare attraverso la distruzione rivoluzionaria del sistema di produzione capitalistico, l’abbattimento della cultura ciseteropatriarcale, l’instaurazione del governo delle lavoratrici e dei lavoratori che includa tutte le soggettività oppresse e di un sistema di produzione socialista.

Anche per questa ragione come Femminist3 Rivoluzionari3 abbiamo deciso di rivendicarci il termine queer per indicare la nostra prospettiva. Un termine che – nelle nostre intenzioni – non rappresenta una categoria spesso abusata del pensiero accademico postmoderno (es. Butler) né è una “non-etichetta” buona per tutte le stagioni o un sinonimo alla moda dell’acronimo LGBT*QIAP+. Noi intendiamo rivendicarci il significato che alla parola queer venne dato quando, nei primi anni Ottanta, fu recuperata e trasformata da un insulto in una rivendicazione: queer sono il proletariato LGBT*QIAP+ e le soggettività di estrazione subproletaria escluse o discriminate dal discorso assimilazionista e riformista; queer sono tutte le teorie e le pratiche che non puntano all’integrazione dell3 oppress3 nel sistema capitalista, ma progettano il sovvertimento dello stesso; queer è la costruzione autonoma e l’autogestione del movimento, degli spazi e delle lotte in un’ottica democratica, pluralistica e non autocentrata; queer è la lotta a fianco del movimento operaio per la comune prospettiva anticapitalista (come accadde durante lo sciopero dei minatori inglesi del 1984); queer è anche la battaglia contro la cisnormatività, l’omonormatività, la mononormatività, il sessismo e il razzismo ancora presenti tra la popolazione LGBT*QIAP+; queer è il contrasto di ogni condizionamento religioso e di ogni forma di bigottismo e oscurantismo (come dimostrarono l3 attivist3 di Act Up con “Stop the Church” nel 1989); queer è anche la condanna dell’imperialismo e del militarismo e la solidarietà alla resistenza dei popoli oppressi come quello palestinese.

In rottura con la depoliticizzazione e con il recupero in chiave riformista del termine queer, ci rivendichiamo dunque un movimento queer che riprenda la propria connotazione di classe e rivoluzionaria e che abbia quali suoi punti saldi l’anticapitalismo, l’antifascismo militante e l’anticlericalismo.

Per questo è necessario raggrupparsi intorno ad un programma coerente che prevede:

• la difesa del lavoro, unico effettivo strumento di autodeterminazione, con l’abolizione di tutte le leggi che hanno precarizzato il lavoro e ne hanno eliminato le tutele; introduzione del collocamento pubblico a chiamata numerica; ripartizione del lavoro con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga; parità salariale per tutt3.
• Il salario garantito per chi è in cerca di occupazione, contro ogni forma di reddito di autodeterminazione slegato dalla condizione lavorativa, che non garantisce autonomia, ma al contrario prospetta maggiori possibilità di rinchiudere le donne nell’ambiente domestico.
• Un welfare statale che non ci renda schiav3 all’interno della famiglia, con l’istituzione di un ampio programma di servizi sociali che si prenda in carico l’enorme quantità di lavoro di cura che oggi pesa maggiormente sulle spalle delle donne, nella prospettiva della socializzazione del lavoro di cura.
• Requisizione di tutte le case sfitte da assegnare in primo luogo a tutte le persone con difficoltà di inserimento lavorativo e alle persone disabili e neurodivergenti, a garanzia dello sviluppo della propria autonomia personale.
• Abolizione dell’obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche, nonché la fine delle erogazioni statali alle strutture private, con il loro esproprio senza indennizzo e la determinazione dell’unicità del Servizio Sanitario Nazionale pubblico. Fuori i religiosi e i capitalisti dalla nostra vita e dalla nostra salute!
• Libero e gratuito accesso all’interruzione di gravidanza e alla contraccezione.
• Consultori pubblici per le donne e per le persone LGBT*QIAP+, sotto il controllo dell3 utent3 e con accesso a tutte le tecniche e alle informazioni mediche per autodeterminare le decisioni sul proprio corpo.
• Auto-organizzazione e autodifesa della comunità LGBT*QIAP+ per rispondere colpo su colpo e al di fuori delle logiche riformiste ed opportuniste all'offensiva reazionaria e clerico-fascista in corso.
• Superamento della Legge 164/82 e di tutte le leggi che patologizzano e discriminano l'esistenza e i percorsi di autodeterminazione delle soggettività T* e, più in generale, di tutte le persone LGBT*QIAP+.
• Apertura dei confini e l’eliminazione di tutte le leggi securitarie che opprimono le donne e soggettività LGBT*QIAP+ migrant3 e legittimano le violenze nei loro confronti.
• Educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole, rigorosamente laica che chiami medic3 ed educator3, escludendo associazioni collegate alla Chiesa. Questo per garantire la promozione di una contraccezione consapevole e di un libero sviluppo della propria sessualità.
• Lotta senza quartiere alla concezione abilista e neurotipica dell'esistente, figlia delle necessità del sistema di produzione capitalistico, e di ogni altra forma di abilismo. Perché il mondo che vogliamo deve essere invece adatto ai bisogni e ai desideri di tutt3, incluse le persone disabili e neurodivergenti.


Questa è la prospettiva per cui lottiamo!
Unisciti alla nostra tendenza!

Femminist3 Rivoluzionari3

Santi privilegi, governo genuflesso

La Corte di Giustizia Europea ha sentenziato che lo Stato italiano dovrà recuperare enormi arretrati sulla vecchia imposta comunale relativa ai beni ecclesiastici (scuole, cliniche, alberghi, strutture turistiche...). Qualcosa che oscilla tra i 4 e i 5 miliardi.

Si tratta di privilegi scandalosi, garantiti dai famigerati Concordati e soprattutto codificati da tutti i governi capitalistici, gli stessi che in questi decenni hanno imposto ai lavoratori lacrime e sangue con la benedizione del clero. Il governo Amato, nel mentre picconava pensioni e risparmi, decretava l'esenzione fiscale per i beni del clero (1992). Il governo Berlusconi, che tagliava otto miliardi alla scuola pubblica, confermava la loro esenzione totale (2005). Il governo Prodi (Rifondazione Comunista inclusa) sanciva che l'esenzione avrebbe riguardato solo “gli edifici adibiti ad attività non esclusivamente commerciali” (2007), laddove l'avverbio “esclusivamente” serviva alla Chiesa per mantenere l'esenzione per una miriade di proprietà finalizzate al lucro ma provviste di una cappella. Una truffa. Oggi le scuole cattoliche di ogni ordine e grado (8800) che hanno rette inferiori ai settemila euro sono esentate da IMU e TARI. Lo stesso vale per le strutture sanitarie assistenziali cattoliche (ambulatori, ospedali, case di cura...) che sono convenzionate con la struttura sanitaria nazionale. Per non parlare degli alberghi ecclesiastici (uno su quattro a Roma) che al 50% non versano un euro di IMU. Si potrebbe continuare.

E ora? Ora assistiamo all'imbarazzato mutismo di tutti gli attori politici di fronte alla sentenza europea. Per applicare la sentenza della Corte Europea sarebbe necessaria una legge. Ma chi vuole intestarsi questa legge, o anche solo la sua proposta? Nessuno.

I vecchi partiti liberali di centrosinistra e centrodestra, organicamente legati al capitale, e dunque anche al Vaticano, se ne guardano bene. Il loro europeismo si arresta di fronte alla Chiesa. I nuovi partiti borghesi populisti oggi al governo fanno lo stesso. Altro che “governo del cambiamento”! Il M5S ha pubblicamente dichiarato che ha da tempo archiviato la pratica (“se ne occupava in passato il senatore Perilli, che ora non sta trattando alcun provvedimento inerente alla sentenza”). Come dire un conto l'opposizione, un conto il governo. La Lega ha dichiarato che la sentenza europea è un'operazione “contro l'Italia, perché sanno benissimo che non potremo chiedere alla Chiesa quelle cifre”. Del resto, chi poteva attendersi il contrario? Il premier Conte ardente fedele di Padre Pio; Di Maio reverente verso le lacrime di San Gennaro; Salvini impugnatore di crocifissi durante i comizi, potrebbero mai entrare in collisione con la Chiesa? Non si tratta peraltro di convinzioni individuali, religiose o meno. Si tratta dei legami materiali tra il capitale finanziario con cui i partiti borghesi - di ogni colore - governano e il fiorente capitalismo ecclesiastico che del capitale finanziario internazionale è parte integrante e inseparabile.

La sentenza europea può forse servire a Bruxelles nel negoziato in corso col governo italiano sulle politiche di bilancio. Di certo non servirà per incassare i soldi evasi dalla Chiesa.

La verità è che solo la classe lavoratrice può porre nel proprio programma la totale abolizione dei privilegi clericali, perché è l'unica classe che può rovesciare il capitale, e dunque il capitalismo ecclesiastico. Partiti borghesi e populisti stanno tutti dall'altra parte della barricata, compreso il governo “del popolo”, più che mai genuflesso all'Altare.
8 novembre 2018
Partito Comunista dei Lavoratori

C'è del marcio in Vaticano. Nel silenzio di tutti

La triste vicenda di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, due ragazze sequestrate e sparite nel lontano 1983, è tornato alle cronache in questi giorni a seguito del ritrovamento di scheletri ed ossa sotto il pavimento di un palazzo del Vaticano. Al di là degli accertamenti in corso, che avranno (?) i loro sviluppi, va denunciato il retroterra della vicenda, infinitamente più grande. Una vicenda che coinvolge lo IOR - Istituto per le Opere di Religione, la grande banca della Chiesa - con i suoi traffici e relazioni criminali.

Tutti i grandi scandali finanziari italiani hanno coinvolto direttamente lo IOR. Non è un caso. Lo IOR non è una banca qualsiasi. Gli accordi tra il Vaticano e lo Stato italiano consentono allo IOR una operatività di banca offshore, fuori da ogni controllo. Lo IOR assicura assoluta impunità. L'articolo 11 dei Patti Lateranensi afferma infatti: “Gli enti centrali della Chiesa Cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano”. I dirigenti dello IOR non possono dunque essere né indagati né arrestati, né processati in Italia. Lo IOR non può essere perquisito, i telefoni non possono essere intercettati, i dipendenti nemmeno interrogati. Se un qualsiasi altro Stato avvia una rogatoria allo Stato vaticano, la “Santa Sede” non è neppure tenuta a rispondere, perché il Vaticano è l'unico paese in Europa a non aver mai firmato alcuna convenzione giudiziaria con gli altri Paesi del continente. A ciò si aggiunge che i conti dello IOR non possono essere soggetti a tassazione, come sancito dall'articolo 2 dello Statuto della banca.
Un paradiso fiscale dichiaratamente fuori legge. L'unico Paradiso reale che la Chiesa può garantire.

Che c'entra tutto questo con criminalità e delitti? C'entra eccome. La totale opacità dello IOR, per usare un eufemismo, ha fatto della Banca vaticana la principale lavanderia di denaro sporco. Qui sono passati i grandi scandali, dallo scandalo Eninmont al crack Ambrosiano. Qui sono passati i delitti, dall'avvelenamento di Sindona all'impiccagione di Calvi. Qui, guarda caso, investiva il proprio denaro la famigerata banda della Magliana, che dominava Roma negli anni '80 (rapine, racket, sequestri, omicidi). Ecco il punto. Il capo della banda criminale della Magliana era un certo Renato De Pedis, il boss dei boss. La pratica corrente prevedeva che De Pedis investisse i denari del crimine presso lo IOR in cambio di un altissimo tasso di interesse, sino al 20%. Lo IOR incassava e restituiva, come in una normale bisca. Solo che il crack imprevisto del Banco Ambrosiano, banca “cattolica” in sinergia con lo IOR, buttò all'aria nel 1983 tanta parte dei soldi investiti da De Pedis. Ne seguì un duro contrasto, in cui De Pedis pretese dallo IOR la restituzione del malloppo (interessi inclusi). Secondo la testimonianza di Sabrina Morandi, amante di De Pedis, il rapimento di Emanuela Orlandi, cittadina del Vaticano, da parte della banda della Magliana fece parte parte della “trattativa” tra la banda e lo IOR. La ragazza sarebbe stata assassinata, a negoziato concluso, perché testimone scomodo e imbarazzante per tutti. In compenso il bandito De Pedis può riposare in pace presso la Basilica di Sant'Apollinare assieme a principi, santi e cardinali di prim'ordine. Evidentemente nell'accordo la degna sepoltura era inclusa. La Chiesa, si sa, è misericordiosa con i peccatori, soprattutto se sono suoi clienti, anche se criminali.

Una vicenda di cronaca nera getta dunque un fascio di luce sulla realtà della Chiesa. Un settore del capitalismo in formato ecclesiastico che proprio per questo coinvolge la Chiesa in tutto il peggio che il capitale dispensa, inclusi i delitti. Impressiona il silenzio su questa realtà non solo dei borghesi liberali alla Scalfari, incantati da Papa Francesco, ma anche e soprattutto di quelle sinistre cosiddette radicali che hanno cercato più volte nel nuovo papato una propria legittimazione, salvo trovarsi di fronte alla denuncia papale dell'aborto quale genocidio nazista. È l'ennesima conferma che solo una sinistra anticapitalista e rivoluzionaria può essere coerentemente anticlericale e laica, e chiamare le cose con il loro nome.
Partito Comunista dei Lavoratori

La guerra mondiale di Papa Francesco


Regna a sinistra, e nell'ambiente laico, l'immagine di un Papa Francesco “finalmente progressista”, a “misura d'uomo” lontano dalle “rigidità dell'arida dottrina dei suoi predecessori”, “aperto verso nuove frontiere”, e soprattutto “comprensivo della modernità dei tempi e dei costumi“.

Sarebbe utile confrontare questo pregiudizio positivo con le dichiarazioni solenni rilasciate dal Papa in occasione della sua visita in Georgia.

“Oggi c'è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio” ha proclamato papa Francesco. Chi sarebbe il responsabile di questa guerra? La “teoria gender” e più in generale“ i nuovi costumi sessuali”. Ma anche più semplicemente il diffondersi del divorzio: “Il divorzio è il frutto avvelenato di una colonizzazione ideologica che vuole distruggere la famiglia. Il divorzio sporca l'immagine di Dio, perchè Dio ha creato uomo e donna a sua immagine e quindi l'uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l'immagine di Dio”.

Contro questa guerra mondiale che vuole distruggere il matrimonio con pratiche contro Dio come il divorzio, Papa Francesco invoca “la mobilitazione degli spiriti” ed in particolare il ruolo della donna: “La donna è centrale nella trasmissione della fede. Pensate a Maria, alle mamme, le nonne, la Chiesa: la Chiesa è donna”.

Ogni commento è superfluo.
Che sinistre genuflesse verso il capitale si inchinino di fronte all'istituzione Chiesa, che di capitale vive, è naturale. Ma ci risparmino almeno la pretesa che un monarca teocratico assolutista, difensore di una istituzione millenaria, possa essere baluardo di democrazia e di progresso. Questo no.
Partito Comunista dei Lavoratori