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Ischia. La violazione della legge e la legge del capitale

 


Il disastro di Ischia occupa lo schermo dell'informazione. Nessuno tra i grandi organi di stampa e della televisione può addebitare il fatto ad un destino cinico e baro, o all'inclemenza imprevedibile della natura. E tuttavia nell'individuare “le responsabilità dell'uomo” si tende ad attribuire il ripetersi di questi eventi all'incuria della popolazione che ne è vittima, ai sindaci del territorio, alla piaga dell'abusivismo, a questo o quell'altro decreto che in passato l'ha coperto e incoraggiato. Un'interpretazione povera del fenomeno, che finisce col rimuovere le cause strutturali e di fondo di questi eventi: la criminalità della società capitalista. A monte e a valle.


Naturalmente l'abusivismo esiste, e a Ischia è stato un fattore importante. Ma non tutti i disastri sono il prodotto dell'abusivismo, e lo stesso ha bisogno di una spiegazione che vada al di là della pura individuazione e denuncia.
L'abusivismo impera laddove manca la pianificazione edilizia ecologicamente compatibile. E questa manca anche e soprattutto in presenza della cosiddetta urbanistica contrattata. I sindaci negoziano direttamente coi costruttori i piani regolatori. Per incassare gli oneri di urbanizzazione concedono licenze edilizie a più non posso. In altri termini, i piani regolatori sono fatti a uso e consumo degli interessi dei costruttori. Ma perché i sindaci ricorrono a mani masse all'urbanistica contrattata? Perché i governi centrali (di ogni colore) tagliano regolarmente i trasferimenti pubblici ai comuni per pagare il debito pubblico alle banche con i relativi interessi. Dal 2008 al 2016 sono stati tagliati ai comuni 18 miliardi. Altri tagli sono stati fatti successivamente dai governi Conte e Draghi. A loro volta i comuni, per compensare i tagli, si indebitano con le banche e poi tagliano le spese per pagare il debito. L'urbanistica contrattata e la piaga dell'abusivismo sono l'effetto terminale di questa dinamica.

Va aggiunto che questa logica, che direttamente e indirettamente subordina al profitto la cura del territorio, agisce anche in assenza di abusivismo nel quadro di piani regolatori perfettamente in regola con la legge. Ricordiamo che gli stessi decreti che hanno liberalizzato l'abusivismo negli ultimi quarant'anni (in particolare del governo Spadolini nell'82, poi del governo Craxi nell'85, poi dei governi Berlusconi nel '94 e nel 2003, poi del governo Conte-Salvini nel 2018) sono stati tutti motivati pubblicamente dalla necessità di fare cassa per pagare il debito pubblico alle banche e alle compagnie di assicurazione. Non è dunque la violazione della legge la prima responsabile del crimine ma la legge del capitale.

Ridurre all'abusivismo la responsabilità dei disastri nasconde anche un altro fattore decisivo: l'incuria del territorio da parte dei governi centrali e delle relative leggi finanziarie.
Negli ultimi decenni non si sono tagliate solamente le spese per la sanità e l'istruzione, come tutti sappiamo, ma anche le spese ambientali. Sia le spese per la Protezione Civile, che presidia i soccorsi, sia soprattutto le spese per il riassetto idrogeologico del territorio. In Italia secondo l'attuale capo della Protezione Civile «il 94% dei nostri comuni è minacciato dal dissesto idrogeologico» (La Stampa, 28/11). Eppure proprio gli investimenti contro il dissesto sono stati impietosamente tagliati dallo Stato centrale. Persino il famigerato PNRR – simbolo reclamizzato della ripresa e resilienza della nazione, secondo il linguaggio meloniano – destina al dissesto idrogeologico 2,5 miliardi su 229 da qui al 2026. Praticamente nulla. E per di più a debito, come il grosso dei soldi del PNRR. E come mai questi tagli sistematici sull'investimento ambientale? Ancora una volta per pagare il debito pubblico alle banche coi relativi interessi. Il capitale finanziario è sempre l'alfa e l'omega dei disastri e dei crimini.

A tutto questo si aggiunge nell'epoca attuale la moltiplicazione dei cosiddetti fenomeni naturali estremi, prodotto ultimo del cambio climatico connesso al riscaldamento del pianeta. Un inquinamento dettato dal peso pregresso e perdurante delle energie fossili, e dall'incapacità del capitalismo mondiale di governare una transizione ecologica vera, imprigionato com'è dalla guerra dei poli imperialisti gli uni contro gli altri armati per la spartizione delle zone d'influenza, delle materie prime, ed anche del nuovo mercato mondiale delle rinnovabili. La soluzione inventata dall'ultimo summit ambientale a Il Cairo (COP 27) è emblematica: nulla per il rispetto del famoso obiettivo del contenimento a 1,5 dell'aumento di temperatura rispetto all'età preindustriale, obiettivo molto modesto in realtà, e purtroppo già archiviato dalla dinamica in corso. In compenso un fondo finanziario internazionale per pagare i costi di inondazioni, alluvioni, stragi. In altri termini la monetizzazione dei crimini ambientali.

Chi pensa di poter riformare questa organizzazione capitalistica del mondo con buoni consigli e appelli ai governi è un inguaribile utopista. Oggi più che mai possiamo dire: solo una rivoluzione può cambiare le cose.

Partito Comunista dei Lavoratori

Alluvione a Casamicciola. A quando la prossima?

Basta con le geotragedie!



Ancora una volta una catastrofe colpisce Casamicciola, nell’isola di Ischia.
Diversi terremoti, l’ultimo nel 2017 con le macerie ancora non rimosse, frane (2009), alluvioni. Il tutto senza la partenza di un intervento di tutela idrogeologica su un territorio notoriamente fragile.

Ma Casamicciola non è un caso isolato; centinaia di geotragedie (come dimenticare Giampilieri?) si sono consumate nell’inerzia totale colpendo, in particolare, il territorio meridionale, quello più esposto a pericoli di ogni sorta.

Altro che Ponte sullo stretto!

Il PCL si batte per una nuova politica: colpire i patrimoni frutto di abusivismo e speculazioni capitalistiche, reperire le risorse per un reale risanamento ambientale soggetto a un controllo di massa.
Solo un governo dei lavoratori potrà procedere fino in fondo su questa strada.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione meridionale

La spiagge sicure di Salvini

A volte piccole osservazioni di vita quotidiana ci raccontano la miseria della società borghese più efficacemente di lunghe analisi.

Il ministro degli Interni ha emesso oggi il quotidiano bollettino di vittoria: “Centinaia di interventi della polizia urbana sulle spiagge italiane, per stroncare la piaga dell'abusivismo e assicurare la tranquillità dei bagnanti, 93.000 beni sequestrati per un valore di 600.000 euro, 15.000 contestazioni, centinaia di ore di straordinario, 54 Comuni coinvolti... Questa volta si fa sul serio!”

Riassumendo: milioni di euro sottratti ai servizi sociali per dare la caccia agli ambulanti di colore e privarli di beni sudati con giornate di lavoro sotto il sole cocente... Una vittoria militare davvero eroica per lo Stato. Cosa non si fa per dare la pace ai bagnanti!

Peccato che nelle stesse ore in cui Salvini celebra su Facebook le proprie gesta Legambiente ci parla della condizione reale dei bagnanti. Il 60% delle spiagge italiane è occupato dai privati (il 90% in Liguria e Romagna), lo Stato incassa dalle concessioni poco più di 100 milioni di euro, mentre la gestione privata delle spiagge coinvolge un giro di affari di 15 miliardi. Le poche spiagge libere sono per lo più riservate alle zone contigue agli scarichi di fogna, senza manutenzione ed assistenza, spesso addirittura inaccessibili.

Sarebbe questa la tranquillità dei bagnanti?

Ma per nascondere ai bagnanti la loro condizione reale, Salvini li vuole arruolare contro il nemico immaginario degli ambulanti. Non gli basta il loro raggiro, vuole anche il loro consenso. Così come cerca il voto degli operai mentre promette l'evasione fiscale ai loro padroni.

Una società fondata sul profitto contro ogni ragione è costretta a ricorrere quotidianamente alla truffa per nascondere agli sfruttati la propria realtà, e per questa via perpetuarsi.
Fino a quando? Fino a quando gli sfruttati lo consentiranno, facendosi abbindolare dai cinici di turno. Ma quando il loro consenso verrà meno, tutto diventerà possibile. Persino una rivoluzione.
Partito Comunista dei Lavoratori