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Solidarietà alla lotta delle lavoratrici della Yoox

 


Pubblichiamo l’intervento del Comitato 23 settembre alla manifestazione bolognese di sostegno alla lotta delle lavoratrici in appalto della Yoox, un’azienda italiana di abbigliamento e beni di lusso attiva nelle vendite on line.

Passando tra appalti e subappalti alle lavoratrici viene imposto uno stravolgimento dell’orario di lavoro e dei turni, in un quadro di aumento dei ritmi produttivi, associati alla riduzione delle pause e a frequenti atti intimidatori e ritorsivi nei confronti delle lavoratrici che hanno preso parte agli scioperi. Un episodio esemplare di attacco padronale, aggravato e favorito dalla fase di crisi sanitaria, che per le aziende attive nell’e-commerce è fonte di maggiore produttività e profitti.
Il dato più significativo ed emblematico della vertenza, dal punto di vista delle condizioni generali delle donne oppresse, è l’elevato numero di lavoratrici costrette a dare le dimissioni (senza potere accedere neanche al sussidio di disoccupazione), costrette a rinunciare al loro lavoro per svolgere il lavoro domestico e di cura.
Secondo l'Ispettorato del Lavoro nel 2019 sono state 37.611 le dimissioni volontarie delle lavoratrici madri a fronte delle 13.947 dei lavoratori padri. Sono state dunque il 73% del totale. Cifre che dimostrano oggettivamente quanto il carico del lavoro di cura sia sulle spalle delle donne.
La lotta delle lavoratrici della Yoox indica la necessità di organizzarci contro ogni attacco dell’arroganza padronale per difendere i nostri bisogni immediati, e di rivendicare con ancora più forza e radicalità in questa fase di crisi sanitaria ed economica, insieme alla difesa del lavoro e del salario, congedi parentali per entrambi i genitori retribuiti al 100% e la necessità di servizi sociali universali e gratuiti, nella prospettiva della socializzazione del lavoro di cura per la nostra autodeterminazione e autonomia
.

Commissione donne e altre oppressioni di genere del PCL




SOLIDARIETÀ MILITANTE ALLA LOTTA DELLE LAVORATRICI DELLA YOOX DA PARTE DEL COMITATO 23 SETTEMBRE

Sabato scorso si è tenuto a Bologna il presidio delle lavoratrici della Yoox, una grande azienda della logistica (circa 600 dipendenti) che ha sferrato di recente un ennesimo attacco alle lavoratrici,  aumentando il numero dei turni in una giornata a orari impossibili; e impedendo di fatto alle lavoratrici con figli di andare a lavorare. Già una cinquantina di esse si è autolicenziata, molte invece stanno resistendo con l'appoggio del SICobas, mentre la CGIL ha già sottoscritto tutto questo e sta contribuendo a intimidire le lavoratrici in sciopero agitando lo spettro della chiusura dell'azienda!
Abbiamo partecipato al presidio molto affollato, che ha imposto la sua presenza in piazza nonostante la folla di addetti allo shopping o al ritrovo al bar (rigorosamente senza mascherina). Le donne della Yoox hanno espresso in prima persona la loro rabbia e la loro volontà di lotta, è intervenuta anche, efficacemente, una bambina, descrivendo cosa era diventata la sua vita quotidiana a causa dei nuovi orari della madre. C'è stato poi un breve corteo fin sotto alla prefettura.  Siamo intervenute come comitato per portare la nostra solidarietà militante a questa lotta. Ecco il nostro intervento:

Solidarietà alla lotta delle lavoratrici della Yoox!

Portiamo la solidarietà militante del Comitato 23 settembre, il comitato che si è costituito di recente in occasione del processo per il femminicidio di Atika, qui a Bologna.
Il nostro comitato si propone di denunciare e combattere tutte le forme di oppressione e di sfruttamento delle donne nel mondo del lavoro e nella vita sociale.
Oggi siamo qui perché riteniamo della più grande importanza la lotta che state conducendo. È una lotta che viene da lontano: sono molti anni infatti che avete iniziato a lottare, contro la bolgia degli appalti e contro le molestie sessuali, e nel corso degli anni, per difendere i vostri diritti. Al tempo stesso questa lotta prefigura il futuro: un futuro durissimo per tutti, ma soprattutto per le donne lavoratrici e disoccupate, che quando finirà il blocco dei licenziamenti perderanno in massa il loro posto di lavoro e si vedranno precipitare dalla povertà alla miseria.
Già oggi è dura per molte la necessità quotidiana di far fronte al lavoro fuori casa e agli impegni di lavoro in famiglia, con sempre meno aiuti dallo stato e poca condivisione in casa. Adesso, con il cambio dei turni, ci ha pensato la Yoox a rendere impossibile questo difficile equilibrio. La colpa non è del Covid: è il padrone che coglie ogni occasione per ristrutturare il lavoro nell'azienda e ingigantire i profitti, la colpa è dello stato che appoggia e aiuta le imprese in ogni modo lasciando ai lavoratori solo le briciole, e tra poco neanche quelle, la colpa è del sistema sociale in cui viviamo, che prospera sullo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per quanto dura sia questa lotta, essa è necessaria, perché non riguarda solo voi, né solo noi che siamo qui a sostenervi.
Solo a Bologna, alla fine dell'anno, saranno 1200 lavoratrici costrette a lasciare il posto di lavoro per accudire ai figli. Nel primo semestre 2020 in Italia ben 470.000 donne hanno perso il posto di lavoro; il lavoro è diventato un problema drammatico per le donne con figli, alle quali sono stati concessi 15 giorni di congedo parentale al 50% dello stipendio!
Questa lotta dice a tutte le donne e le lavoratrici che non vogliamo essere costrette a scegliere tra i figli e il lavoro, che vogliamo resistere contro il peggioramento delle nostre condizioni di lavoro come anni fa non abbiamo voluto accettare di subire in silenzio le molestie dei capi pur di conservare il posto di lavoro!
La forza di questa lotta sta nella vostra tenacia e nella possibilità di estendersi alle tante lavoratrici che sono nelle vostre condizioni.
Il nostro comitato, 23 settembre, vuole impegnarsi a contribuire all'allargamento di questa lotta e a collegarla con tutte le lotte delle donne in atto sui vari fronti di oppressione.
La stessa pressione che avete ricevuto per tornare a casa, la pressione che vorrebbe togliere alle donne l'autodeterminazione, è quella che ci penalizza quando siamo madri: in Italia, l'essere madri è la prima fonte di discriminazione sul posto di lavoro. Gli stessi che ci penalizzano quando siamo madri sono quelli che ci impediscono in ogni modo di accedere alla interruzione di gravidanza assistita, che ci costringono al ricovero ospedaliero, in tempi di Covid, quando vogliamo usare la pillola RU486, gli stessi che consentono l'ignobile propaganda che si è vista nei manifesti affissi nelle nostre città.
L'attacco alle donne, ai loro diritti, alla loro condizione di lavoro, alla loro dignità proviene da più parti. Dobbiamo rispondere a tutti questi attacchi! Non abbiamo alternative, se non la lotta. Viva la lotta delle donne, viva la lotta delle lavoratrici della Yoox!

Comitato 23 settembre

Contro la violenza maschilista, tutte e tutti a Bologna in ricordo di Atika


 Le compagne e i compagni del Partito Comunista dei Lavoratori aderiscono al presidio organizzato dal SI Cobas in occasione dell'apertura del processo contro l'uccisore di Atika.

Riteniamo sia fondamentale esprimere la nostra solidarietà ai familiari in questo drammatico momento e che sia indispensabile dare sostegno a questa iniziativa per denunciare l'ennesimo atto di violenza maschilista sulle donne.
Siamo inoltre convinte e convinti che solo una lotta più ampia possa sconfiggere la doppia oppressione delle donne da parte dell'alleanza criminale tra capitalismo e patriarcato. Una lotta di lavoratori e lavoratrici e di tutte le sfruttate e gli sfruttati per abbattere il sistema capitalista, che produce sfruttamento e violenza.
Condividiamo e diffondiamo i contenuti del comunicato dei SI Cobas.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere


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In ricordo di Atika, continuiamo la lotta contro la barbarie della violenza maschilista

Il prossimo 23 settembre si apre il processo contro l’uccisore di Atika, 32 anni, sorella di un militante storico del SI Cobas, barbaramente uccisa un anno fa dal suo convivente dal quale si era separata dopo averlo più volte denunciato per maltrattamenti e molestie nei confronti della figlia.
Un assassinio annunciato dall’uomo, che aveva dichiarato più volte il suo intento omicida minacciando anche le sorelle di Atika. Una escalation di violenze da cui Atika aveva cercato di difendere se stessa e le figlie denunciando le minacce e le aggressioni subite.
Le misure adottate dalla magistratura, rallentate dalle lungaggini burocratiche, evidentemente non l’hanno protetta, a conferma una volta di più che le istituzioni sono spesso indifferenti e inefficaci a fermare la violenza domestica.
Nessuna pena al colpevole potrà porre riparo al trauma e alla perdita subita dalle sue figlie, dalla famiglia e da tutte e tutti noi. Chiedendo giustizia per Atika, siamo convinti più che mai che solo la lotta e la mobilitazione delle lavoratrici e delle donne senza privilegi può costituire un muro contro questi crimini, che si ripetono anno dopo anno, uno ogni tre giorni, in Italia e nel mondo.
Una lotta che, per essere incisiva, non può limitarsi alla violenza individuale, privata, patriarcale, ma deve denunciare soprattutto la violenza del padronato, dello stato e delle istituzioni che si scatena ogni volta che le donne lottano per i loro diritti. La polizia non esita a sparare lacrimogeni quando le lavoratrici scioperano contro il supersfruttamento e la discriminazione nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro. La magistratura non esita a denunciarle in massa, come è avvenuto in questi giorni contro le operaie e gli operai di Italpizza, quando pretendono i loro diritti.
La crisi sanitaria esplosa nell’emergenza del covid 19 è dovuta ai tagli pesantissimi all’intero welfare e alla “aziendalizzazione” del sistema sanitario pubblico imposti negli ultimi anni a seguito della gravissima crisi economica che il Covid ha esasperato. Questo macigno si è abbattuto in particolare sulle donne aumentandone la precarietà, la disoccupazione, il lavoro da casa, il carico di lavoro domestico e di cura dei bambini e degli anziani, l’esposizione alla violenza del partner. Le donne sono sospinte dalla materialità degli attuali rapporti di sfruttamento a ritornare nelle case o a restarci, a rinunciare ai loro più fondamentali diritti conquistati con dure lotte. Come dimostrano i continui attacchi al diritto di aborto assistito e l’impraticabilità di fatto del divorzio in una condizione di sostanziale subordinazione all’istituzione familiare, precarietà e disoccupazione e tagli al welfare colpiscono soprattutto la donna anche nell’esercizio dei suoi diritti fondamentali.
Noi ci battiamo contro tutto questo
- per rafforzare ed estendere le grandi mobilitazioni delle donne di tutto il mondo;
- per un movimento unitario che affronti tutte le contraddizioni specifiche della condizione femminile;
- per l’unità delle lotte di tutti gli sfruttati e gli oppressi contro il patriarcato e il capitalismo che sono all’origine della violenza sulle donne e della comune oppressione.

Con Atika nel cuore, ritroviamoci tutte/i
mercoledì 23 settembre alle ore 10 presso il Tribunale di Bologna, in via Farini 1

SI Cobas nazionale