Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta FIT. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FIT. Mostra tutti i post

Scontro di classe in Argentina

 


10 Gennaio 2024

Il governo Milei all'attacco frontale. È l'ora dello sciopero generale

Privatizzazione di tutte le aziende statali, aumento delle tasse sul lavoro e abbassamento delle aliquote per i grandi capitali, abbattimento delle tutele sul lavoro, blocco totale dei rinnovi contrattuali nel settore pubblico, taglio immediato di 30000 posti di lavoro nella pubblica amministrazione, arresto in flagranza per blocco stradale e sanzioni durissime per chi li promuove... Il nuovo governo argentino di Javier Milei ha scelto la via dell'attacco frontale immediato al movimento operaio argentino.
Il calcolo è semplice nella sua brutalità: sfruttare l'onda del proprio successo elettorale prima che rifluisca, puntare all'effetto stordimento dell'avversario di classe, imporre da subito il cambio dei rapporti di forza attraverso una terapia d'urto.

La dirompenza dell'attacco ha tuttavia suscitato un sentimento di indignazione tra i salariati. Il gradimento del governo in soli dieci giorni è passato dal 60,8% al 54%. Un livello ancora molto alto ma in caduta.
La sinistra rivoluzionaria, con un ruolo centrale del Polo Obrero, ha promosso una grande manifestazione a Buenos Aires già il 20 dicembre, poche ore dopo il “decretazo”, chiedendo la mobilitazione generale. Le burocrazie sindacali, spiazzate dall'attacco ma desiderose di diluire lo scontro, cercano di dirottare la risposta sociale sul terreno della contestazione legale dei provvedimenti governativi, con presidi sotto i palazzi di giustizia (26 dicembre), senza alcun serio piano di mobilitazione di massa. Ma Milei ha già risposto che se i provvedimenti presi venissero intralciati per via giudiziaria, andrebbe avanti lo stesso. In realtà solo una mobilitazione di massa, radicale e prolungata, può contrastare l'azione del governo.

La parola d'ordine dello sciopero generale sale dai settori più combattivi del movimento operaio. “Paro, paro, paro general” ha echeggiato persino nei presidi convocati dai sindacati. Le formazioni trotskiste (Frente de Izquierda) propongono con forza il fronte unico d'azione contro il governo e i suoi decreti, rivolgendosi all'insieme delle forze del movimento operaio e popolare, e innanzitutto alla base operaia del peronismo.
La posta in gioco è chiara: o il governo incontra una risposta tanto radicale quanto il suo piano d'attacco, o la classe operaia argentina rischia una retrocessione profonda dei propri diritti e conquiste.

Il trotskismo argentino, forte del proprio ruolo e radicamento nell'avanguardia larga della classe operaia e dei movimenti sociali, è al suo posto di combattimento nella lotta. Che è anche la lotta per una direzione alternativa del movimento operaio.

Il Partito comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno all'azione della sinistra rivoluzionaria argentina, tanto più in questo momento cruciale per i lavoratori e le lavoratrici.

Partito Comunista dei Lavoratori

La vittoria ultrareazionaria in Argentina

 


La nuova fase dello scontro sociale. Il ruolo della sinistra rivoluzionaria

Il candidato ultrareazionario Milei (La Liberad Avanza) ha ottenuto una vittoria travolgente al ballottaggio delle elezioni presidenziali argentine, con 11 punti di vantaggio sul candidato peronista Massa, espressione del governo uscente (55,7% contro il 44,3%). Tra il primo e il secondo turno Milei è passato da 8 milioni a 14,5 milioni di voti, vincendo in 21 circoscrizioni su 24. Determinante sicuramente il sostegno della coalizione di destra tradizionale guidata da Patricia Bullrich, Juntos por el Cambio (Insieme per il cambiamento), che ha largamente travasato su Milei i suoi 6 milioni di consensi.
In ogni caso Milei è riuscito a polarizzare un vasto blocco sociale interclassista attorno alla bandiera del “cambio”, unendo attorno a sé il grosso della piccola borghesia e ampi settori di popolazione povera: il classico blocco reazionario con base di massa che ha sorretto a suo tempo le fortune di Trump e Bolsonaro. La sua vittoria segna la crisi del vecchio bipolarismo tra il peronismo e la destra liberale. La profondità della crisi argentina ha rotto gli argini della tradizionale alternanza.

Il governo peronista di centrosinistra guidato da Alberto Fernandez è stato l'artefice della vittoria di Milei. Le sue politiche di collaborazione col Fondo Monetario Internazionale per pagare l'ingente debito estero hanno accompagnato una crescita abnorme della povertà, sino al 40% della popolazione. La ulteriori misure di precarizzazione del lavoro hanno colpito la condizione dei giovani. La progressiva svalutazione del peso ha aumentato a dismisura i costi delle importazioni producendo un'inflazione fuori controllo al 140%, che ha polverizzato salari e pensioni. La copertura delle burocrazie sindacali a questa politica d'austerità ha fatto il resto.
Milei ha dunque raccolto, purtroppo, una vasta pulsione di rigetto e disperazione sociale. La retorica “anticasta” e la sua recita mediatica – la motosega quale metafora della rottura col passato – ha sfondato nell'immaginario popolare. La Libertad Avanza è apparsa confusamente a suo modo un programma di liberazione alla maggioranza della società argentina.

Ma nella realtà il programma di Milei ha il profilo della reazione pura, persino della provocazione sfrontata: dalla privatizzazione integrale di sanità e istruzione, alla dollarizzazione dell'economia, all'abrogazione dei sussidi sociali, alla cancellazione di conquiste democratiche elementari (aborto), alla pubblica rivalutazione della dittatura militare e delle sue politiche assassine. Il sostegno a Milei di tante sue vittime annunciate segna il paradosso del voto argentino. Un paradosso certo non nuovo nella storia, ma che misura nella sua portata la profondità della disfatta peronista, e la serietà della sconfitta del movimento operaio.

Ora si apre in Argentina una fase nuova dello scontro politico e sociale. Milei ha riportato una vittoria elettorale schiacciante, ma non dispone di un potere istituzionale proporzionale. Dispone di 38 deputati su 257 e di 8 senatori su 72, in virtù dei risultati delle elezioni di ottobre. Non ha propri governatori nelle provincie. Ha pochissimi sindaci delle città. Sicuramente si avvarrà dell'appoggio parlamentare dichiarato, e negoziato, della destra tradizionale di Macri e di Bullrich, ma anche col loro sostegno non raggiungerà la maggioranza necessaria. Il divario tra il programma annunciato e i numeri parlamentari rappresenta dunque il suo primo problema. Non il solo.
Il Fondo monetario aspetta il pagamento nel prossimo mese di 44 miliardi di dollari, le riserve della Banca centrale sono a secco, l'incasso delle privatizzazioni annunciate, al netto di ogni altra considerazione, richiede tempi lunghi. Milei ha annunciato che farà dell'Argentina...“la prima potenza del mondo”, ma intanto deve misurarsi con la sua crisi verticale.

Il terreno decisivo del confronto che si prepara è quello della lotta di classe. La terapia d'urto che il nuovo Presidente ha annunciato rappresenta una dichiarazione di guerra contro il movimento operaio e sindacale e le organizzazioni di massa. L'onda euforica delle illusioni (e della confusione) lascerà presto il campo alla realtà di nuovi imponenti sacrifici. Le disponibilità compromissorie delle burocrazie sindacali peroniste dovranno confrontarsi con la resistenza della propria base. Le organizzazioni del movimento piquetero stanno organizzando una prima risposta. Le organizzazioni studentesche e il movimento di massa delle donne hanno annunciato la propria mobilitazione. Il fronte unico di classe e di massa contro il governo più reazionario dai tempi della dittatura è certo la prima necessità politica, in un contesto molto difficile.

In questo contesto la sinistra trotskista argentina (Frente de Izquierda - Unidad) è e sarà un punto di riferimento importante per l'avanguardia larga della classe operaia e dei settori oppressi della società. I quasi 800000 voti riportati nelle elezioni di ottobre su una politica di opposizione di classe e di alternativa di sistema (“obreros al poder”), la conferma di un'importante presenza parlamentare, il prestigio di un'ampia riconoscibilità operaia e popolare anche al di là dei voti ottenuti, candidano le organizzazioni del FIT a un ruolo importante nella costruzione dell'opposizione di massa al nuovo governo Milei, combinando la parola d'ordine del fronte unico contro la reazione con lo sviluppo di una direzione alternativa al peronismo. Un'indicazione tattica unitaria delle organizzazioni del FIT per un voto a Massa contro Milei al ballottaggio (ovviamente senza alcun sostegno politico a Massa) avrebbe rafforzato, e non indebolito, questa battaglia per l'egemonia alternativa presso la base operaia peronista. Non farlo è stato a nostro avviso un errore. In questo senso la posizione assunta da Izquierda Socialista ci è parsa corretta, a differenza di quella “astensionista” variamente declinata di PO, PTS, MST. Ma l'errore non toglie nulla al ruolo indispensabile che il FIT è oggi chiamato a svolgere. Ai compagni del FIT va tutto il nostro sostegno politico in questa importante battaglia nella fase difficile che si apre. La costruzione del partito rivoluzionario argentino, attraverso un'unificazione delle organizzazioni del FIT in un comune partito, ci pare più che mai un'esigenza posta dallo scenario politico. Non da oggi, ma tanto più oggi.

Partito Comunista dei Lavoratori

Viva la sconfitta del pinochetista Kast. Nessuna illusione in Boric

 


Per la costruzione del partito rivoluzionario in Cile

La vedova di Pinochet ha ricevuto la definitiva sepoltura domenica 19 dicembre, quando l'onda d'urto di cinque milioni di cileni ha abbattuto José Antonio Kast, erede dichiarato del pinochetismo, col 55% dei voti.
La dinamica del voto è significativa. Kast aveva riportato la maggioranza relativa al primo turno elettorale. Appariva pertanto il grande favorito. Proprio questa vittoria è stata la leva della sua disfatta. Per sbarrare la strada a Kast sono accorsi a votare milioni di cileni che al primo turno non avevano votato, nonostante le imprese del trasporto avessero ostacolato in ogni modo l'accesso alle urne. Operai, giovani, donne, popolazione povera delle periferie e della provincia sono il volto della vittoria di Boric. È la domanda del “cambio” che già si era affacciata nelle strade e nelle piazze del Cile nei giorni della grande ribellione popolare contro Piñera dell'autunno del 2019 e che aveva segnato lo stesso voto per l'Assemblea Costituente un anno dopo, quando il 78% dei cileni chiese di abrogare la Carta Magna di Pinochet.

Ma se la sconfitta di Kast è ragione di sacrosanta soddisfazione non solo per i lavoratori e i giovani del Cile ma per le masse oppresse di tutta l'America Latina, non è e non sarà il Presidente Boric la risposta alla domanda del cambio. “Hanno vinto i comunisti, la sinistra-sinistra, la sinistra unita” si sono affrettati a dichiarare i dirigenti riformisti della sinistra cosiddetta radicale a tutte le latitudini del mondo, con l'intento di beneficiare della vittoria di Boric in casa propria riscattando le proprie magre fortune. Ma alimentano così una illusione senza futuro. Guardiamo in faccia la realtà.

La coalizione di Apruebo Dignidad rappresentata da Boric tiene insieme il Frente Amplio e il Partito Comunista del Cile (di estrazione stalinista), assieme a una costellazione di formazioni minori (Convergencia Social, Revolución Democrática, Comunes, Federación Regionalista Verde Social, Fuerza Comun, Movimiento Unir, Acción Humanista, sinistra cristiana, Izquierda Libertaria...). Una coalizione della sinistra riformista. Alle primarie di coalizione Boric aveva prevalso come candidato moderato sul candidato del PC grazie al sostegno del Frente Amplio. PC e Frente Amplio hanno partecipato alla lunga stagione di governo di centrosinistra a guida Bachelet, che col suo fallimento aveva spianato la strada nel 2018 alla vittoria reazionaria di Piñera.

Quando nel 2019 si levò la grande ascesa del movimento operaio e popolare cileno contro il governo Piñera, PC e Frente Amplio, con Boric in testa, furono determinanti nel disinnescare la mobilitazione di strada e incanalarla su binari istituzionali. L'accordo di pacificazione del novembre 2019 (“Accordo per la pace sociale e la nuova Costituzione”) salvò la pelle a Piñera e gli garantì l'impunità in cambio di un'assemblea costituente, mentre decine di migliaia di operai e giovani protagonisti della rivolta stanno ancora a marcire nelle galere del Cile, sottoposti a vessazioni e torture.

Oggi Boric è presidente, beneficiando di quella stessa spinta del cambiamento che ha lavorato a contenere. La promessa di superare il sistema previdenziale pinochetista e di investire nella sanità e nella scuola è stata la bandiera del suo successo. Ma tutta la sua campagna elettorale è stata indirizzata a garantire la borghesia cilena, gli investimenti imperialisti, la stessa destra politica, circa la propria volontà di collaborazione sociale e di unità nazionale.
Sarò il presidente di tutti, sapremo costruire ponti, il progresso richiederà ampi accordi” ha immediatamente esclamato, con un occhio alle Borse e alle ambasciate. “Avanzare richiederà ampie intese, non vogliamo fare passi falsi” ha ribadito (Corriere della Sera, 21 dicembre). È del resto sulla base di tali rassicurazioni che al ballottaggio ha ottenuto l'appoggio della Concertacion, la coalizione di centrosinistra tra Partito Socialista e Democrazia Cristiana a guida Bachelet che assieme al PC ha governato il Cile per due lunghe legislature. Ed è con la Concertation che oggi Boric sta cercando l'intesa di governo per coprirsi le spalle nel rapporto con la borghesia. Persino la destra, sconfitta nelle urne, diventa oggetto di attenzioni da parte del vincitore: “È importante che la destra conservatrice, fondamentalmente la destra economica di questo paese, comprenda che la pace sociale si costruisce attraverso la trasformazione e che deve appoggiare tale processo. Altrimenti non ci saranno vantaggi nemmeno per loro” dichiara Alejandra Sepulveda, portavoce di Boric. Madame Rios, altra esponente di primo piano dello staff, conferma: "Il dialogo col centrosinistra, ma anche con l'opposizione di destra, è necessario. Non sarà possibile avanzare nello stesso tempo su tutte le riforme” (Le Monde, 21 dicembre).

Il messaggio di entrambi è chiarissimo: “cari industriali, agrari, banchieri, cileni e stranieri, noi vogliamo la pace sociale con voi. Voi lasciateci realizzare qualche misura riformatrice senza mettervi di traverso. Altrimenti la pressione sociale dei lavoratori e della popolazione povera rischia di travolgere non solo noi ma anche voi. Nel vostro stesso interesse, aiutateci”. In altre parole, lasciateci fare qualche misurata riforma per evitare il rischio di una rivoluzione, nell'interesse comune.

Non sarà semplice. Il nuovo Parlamento eletto il 21 novembre è molto frammentato, non definisce una maggioranza chiara, né Boric sembra intenzionato a forzare verso nuove elezioni per incassare una maggioranza più ampia. Ma soprattutto l'economia capitalistica cilena è in stagnazione, e non si prevede una ripresa in tempi brevi. Il debito estero con le banche e i paesi imperialisti è gigantesco, mentre la domanda di una svolta vera è incoraggiata proprio dalla sconfitta del pinochetismo.

L'esultanza popolare per la vittoria non è solo un omaggio al vincitore ma anche una ipoteca sulla vittoria. Tutte le domande della sollevazione di ottobre 2019 sono risuonate una dopo l'altra nella piazza festante: via i fondi pensione, salario minimo, istruzione pubblica e gratuita, scala mobile dei salari, privati e pubblici, indulto per tutti i prigionieri politici, diritto all'aborto libero e gratuito. Nessuna di queste rivendicazioni può essere soddisfatta senza una rottura anticapitalista, che cancelli il debito pubblico, espropri il capitale finanziario, colpisca i santuari storici della reazione cilena (le gerarchie militari, l'apparato repressivo, i privilegi clericali).
La collaborazione di classe e l'intesa politica con la destra dispongono dunque di una base materiale assai esile e instabile, esposta al rischio di nuove possibili esplosioni sociali. Di certo solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro forza e la loro organizzazione può realizzare le misure di svolta necessarie.

La costruzione di un partito rivoluzionario della classe operaia del Cile è dunque più che mai all'ordine del giorno. Un partito irriducibile nemico della reazione pinochetista, forte ancora di un ampio consenso, e al tempo stesso un partito di opposizione classista al nuovo governo annunciato del centrosinistra cileno, che deluderà le attese popolari, come sempre è avvenuto nella storia del Cile. Con incognite serie, potenzialmente drammatiche.

Vayan a sus casas con la alegria sana de la limpia victoria alcanzada”: con queste parole Salvador Allende nel 1970 salutò la folla accorsa ad acclamare la sua vittoria elettorale. Fu l'inizio di una esperienza di governo che cercò di combinare riforme parziali e progressive con la ricerca affannosa di un accordo con la borghesia, con l'imperialismo, con la stessa casta militare. Augusto Pinochet fu ministro di Allende, prima di diventare il suo boia. Il dirigente stalinista Corvalan fu il principale ispiratore di questa politica suicida. Il prezzo lo pagò la classe operaia con un bagno di sangue e decenni di infame dittatura.

Oggi Boric ha voluto, nel giorno stesso del suo trionfo, ripetere alla folla quella frase di Allende, per rievocare il suo mito: “Tornate nelle vostre case con l'allegria sana della limpida vittoria ottenuta”. È comprensibile nella logica rassicurante della pacificazione nazionale e della smobilitazione. Ma la parola d'ordine dei marxisti rivoluzionari cileni è opposta: “Tornate nelle strade e nelle piazze del Cile, avanzate tutte le vostre rivendicazioni senza arretrare di un passo, chiedete la liberazione dei detenuti della rivolta del 2019 e la punizione dei loro aguzzini, sviluppate la vostra organizzazione indipendente nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri, abbiate fiducia solamente nella vostra forza”. È la prospettiva di una rivoluzione, la sola prospettiva che può regolare i conti, fino in fondo, con la reazione pinochetista. La sola prospettiva che può liberare il Cile dalla dittatura dei capitalisti e dal saccheggio dell'imperialismo.

Nella vicina Argentina, le organizzazioni della sinistra rivoluzionaria trotskista (Frente de Izquierda) rappresentano ormai la terza forza politica del paese col 6-7% dei voti, una propria rappresentanza parlamentare di opposizione al governo di centrosinistra peronista di Fernandez, e soprattutto un vasto insediamento nella classe operaia, nelle organizzazioni sindacali, nei quartieri popolari, nelle università e nelle scuole, nel movimento delle donne. L'unificazione di queste organizzazioni in Argentina in un comune partito rivoluzionario darebbe una enorme spinta alla costruzione del partito rivoluzionario della classe operaia cilena. Di certo il Partito Comunista dei Lavoratori augura ai marxisti rivoluzionari del Cile una prospettiva di crescita, di radicamento, di organizzazione pari a quella argentina.

La sinistra di casa nostra si balocchi pure con il successo effimero di Boric come già di Fernandez, nel mentre tace scandalosamente sul trotskismo argentino. La realtà presenterà il conto alle illusioni. La vecchia talpa della rivoluzione continua, nonostante tutto, a scavare. Ha bisogno di un partito internazionale, quello che siamo impegnati a costruire, con i marxisti rivoluzionari di tutto il mondo.

Partito Comunista dei Lavoratori

In Argentina divampa la lotta di classe


Enorme mobilitazione contro la politica di Macri

21 Dicembre 2017
Il governo reazionario di Mauricio Macri ha avviato una pesante controriforma pensionistica, che riduce il potere d'acquisto delle pensioni, già erose da un'inflazione del 25% annuo. L'obiettivo è “risparmiare” circa 3 miliardi di euro, da usare sia per pagare il debito pubblico al capitale finanziario, sia per foraggiare clientele locali del peronismo “comprando” i relativi parlamentari. Il colpo alle pensioni si combina a sua volta con una riforma del mercato del lavoro all'insegna della massima precarizzazione. “Se facciamo tutto questo, ci assicuriamo la crescita per i prossimi vent'anni” dichiara Macri, circondato dal plauso della borghesia argentina e dei governi imperialisti di Europa ed America.

Ma ha fatto i conti senza l'oste. Contro le misure sulle pensioni si è sviluppata la maggiore mobilitazione popolare dai tempi dell'Argentinazo del 2001. Numerose manifestazioni di lavoratori e di popolo hanno marciato sui palazzi del Congresso in occasione delle operazioni di voto, ingaggiando scontri prolungati con le forze repressive della Stato. Nella notte del 19 dicembre si sono riaffacciati nei quartieri di Buenos Aires i 'cacerolazos' contro la repressione poliziesca e le misure del governo. La collisione sociale ha costretto persino il capo del deputati kirchneristi (Augustin Rossi) a minacciare formalmente la continuità della protesta contro Macri. Mentre Cristina Kirchner, tanto idolatrata dalla sinistra “progressista” internazionale, mantiene un silenzio tanto significativo quanto complice.

Non siamo, ad oggi, al ripetersi del 2001. Allora la forza d'urto della sollevazione sociale, al prezzo di 38 morti, costrinse il governo De la Rua a fuggire con l'elicottero dalla Casa Rosada. Oggi Macri è molto più forte di De La Rua. Ha vinto le elezioni legislative, si avvantaggia di una situazione finanziaria più stabile, tuttora preserva il sostegno di un ampio blocco piccolo borghese proprietario, ammaliato dalle sue promesse.

Ma la pace sociale si sta incrinando, e le mobilitazioni di questi giorni ne sono il segno.
In questo quadro è importante il ruolo giocato dalle forze della sinistra rivoluzionaria trotskista argentina del Frente de Izquierda y de los Trabajadores (principalmente Partito Obrero e Partido de los Trabajadores Socialistas). Forze presenti nel Parlamento argentino a partire dal 2013, sull'onda di un'espansione molto significativa del proprio radicamento sociale nelle fabbriche, nei sindacati, tra gli studenti e i giovani. I deputati e le deputate del FIT sono stati e sono in prima fila nella battaglia parlamentare e di piazza, denunciando sia le politiche di classe di Macri, sia la subalternità del fronte peronista borghese “progressista”. La presenza parlamentare di una sinistra classista indipendente, il suo uso rivoluzionario della tribuna istituzionale, fa da preziosa cassa di risonanza delle lotte di strada. La lotta per guadagnare un'altra direzione politica e sindacale del movimento operaio e popolare argentino, per la sua indipendenza di classe dal peronismo, per la prospettiva rivoluzionaria del 'poder obrero', può realizzare un passo avanti nel nuovo clima di scontro sociale.
Partito Comunista dei Lavoratori

Santiago Maldonado: un crimine di Stato

 Santiago Maldonado, l’attivista che lottava insieme al popolo Mapuche contro l’usurpazione delle terre del popolo nativo in favore di Benetton, è stato ritrovato. 
Purtroppo, come era immaginabile, è stato ritrovato senza vita.


LA RESPONSABILITÀ DELLO STATO 


Come è stato raccontato nell’articolo “Santiago Maldonado: una desaparicion scuote l’Argentina”, la scomparsa di Santiago avvenne durante la repressione di un picchetto del popolo Mapuche che rivendicava il diritto di questo popolo ad abitare le proprie terre.

La responsabilità dello Stato argentino non consiste solo nell’essere il mandante della repressione e nell’averla eseguita materialmente – basti pensare che, come dicevamo, “il Capo di Gabinetto del Ministero della Sicurezza, Pablo Noceti, era presente in Chubut [e dichiarava] che i militanti Mapuche erano da considerarsi «come membri di un'organizzazione terroristica e che tutti sarebbero stati arrestati senza un ordine del tribunale»”. Ma consiste inoltre nell’essere il responsabile dell’occultamento delle prove, in primis del corpo, che avrebbero potuto incriminare i responsabili diretti.
Solo così si spiega come un corpo appaia dopo tre mesi in un fiume, il Rio Chubut, dopo che lo stesso tratto di fiume era stato perlustrato tre volte (come denuncia la famiglia Maldonado); dopo che il governo, e la stampa legata ad esso, hanno seminato versioni menzognere sulla sua scomparsa, dall’essere fuggito in Brasile all’aver aggredito un poliziotto con un coltello… fino alla clamorosa menzogna, pochi giorni prima dell’apparizione del corpo, da parte della candidata della destra macrista Lisa Carrio alle elezioni parlamentari di Buenos Aires capitale, sulla «probabilità del 20% che Santiago stia in Chile».


I COMPITI DELLA SINISTRA 


In uno scenario politico dove il macrismo fa appello a non «speculare elettoralmente» sulla la scomparsa di Santiago per nascondere le responsabilità del proprio governo, in primis della Ministra della Sicurezza Bullrich; e dove il centrosinistra kirchneriano fa appello a smobilitare le piazze per fini elettorali – le organizzazioni in difesa dei diritti umani cooptate dal kirchnerismo non hanno partecipato alle manifestazioni in seguito al ritrovamento del corpo di Santiago – volendo evitare di passare per estremista e soprattutto volendo evitare una radicalizzazione della propria base popolare; il compito principale della sinistra, del Partido Obrero e del FIT, è quello di fare appello alla mobilitazione per la cacciata della ministra Bullrich e la condanna ai responsabili di questo crimine di Stato.
La manifestazione di sabato 21 ottobre, convocata dal Encuentro Memoria Verdad y Justicia (Incontro Memoria Verità e Giustizia) – organizzazione in difesa dei diritti umani, indipendente dallo Stato e composta dalle varie correnti e partiti della sinistra – che ha mobilitato più di 200.000 persone in Plaza de Mayo, dimostra che la sinistra classista può aspirare ad essere la principale opposizione al macrismo se difende la propria autonomia e alternatività rispetto al centrosinistra kirchnerista.
Grazie all’enorme mobilitazione popolare è stato possibile ritrovare il corpo di Santiago. Solo attraverso la continuazione di quella stessa mobilitazione potranno ora essere trovati, e condannati, anche i responsabili di questo crimine.
Michele Amura