Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta Trenta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trenta. Mostra tutti i post

Il M5S sale sugli F-35

Per anni la propaganda grillina ha tuonato contro gli sprechi dei jet militari, in particolare contro gli F-35. Per raccattare voti in tutte le direzioni, anche la posa antimilitarista è sembrata uno strumento utile. 
Ora contrordine! 
Scalata la vetta del governo nazionale, conquistato il Ministero della Difesa (Elisabetta Trenta), conquistato il sottosegretariato alla Difesa (Angelo Tofalo), il M5S si è messo rapidamente l'elmetto. «Da tanti anni abbiamo parlato di questi F-35 in maniera distorta... Non possiamo rinunciare a una grande capacità tecnologica per la nostra aeronautica, che ci mette avanti rispetto a tanti altri paesi» dichiara ora compunto il sottosegretario Tofalo. Via libera dunque alla messe di miliardi per aerei da guerra. 

Il M5S di governo ha bisogno di mettere radici nel cuore profondo dello Stato, innanzitutto nell'apparato militare. La nomina di alti gradi dell'Esercito o dei Carabinieri in ruoli di governo (Ambiente) e sottogoverno non è un fatto casuale. Il M5S cerca legittimazione e riconoscimenti presso i poteri forti, per questo li lusinga con particolari attenzioni. La pioggia di miliardi negli F-35 è il prezzo dell'operazione. Pagheranno la sanità, la scuola, il lavoro. 

Doveva essere “il governo del cambiamento”, ma a cambiare sono solo i governanti (del capitale). Per il resto tutto come prima, a partire dal cinismo e dall'ipocrisia.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il cuore profondo dello Stato getta la maschera e viene allo scoperto

Difendere Ilaria Cucchi da attacchi e intimidazioni!

L'incontro tra Ilaria Cucchi, la ministra della Difesa Trenta (M5S) e il Generale dei Carabinieri Nistri è stato rivelatore, una volta di più, del cuore profondo dello Stato.
“Non mi sarei mai attesa”, ha detto Ilaria, “uno sproloquio di 45 minuti del Generale contro i carabinieri che avevano parlato, con tanto di preannuncio della loro punizione. Quasi che il problema fosse quello di punire chi ha detto la verità sull'omicidio di mio fratello”. Nistri non ha smentito Ilaria. Mentre la ministra della Difesa, che deve tutelare il buon nome dell'Arma e soprattutto il proprio ministero, ha prudentemente dichiarato che Nistri "ha solo richiamato il senso del dovere nell'ordine militare”.

Ecco, in questa frase dal sen fuggita sta la verità di quel colloquio. La preoccupazione del Generale dei Carabinieri non era quella di portare a Ilaria improbabili scuse per la prolungata copertura fornita dall'Arma agli assassini del fratello. La preoccupazione del Generale era quella di disinnescare il rischio di contagio di un esempio di infedeltà e tradimento verso l'ordine del comando. Anche quando la fedeltà al comando significa omertà su un assassinio.

Così funziona un corpo separato dello Stato. La sua legge interna è altra cosa dalla legge formale. Non obbedisce a disposizioni costituzionali, obbedisce al proprio codice separato. E la disciplina, la subordinazione alla gerarchia, la difesa del buon nome dell'ordine, sono la linea di confine di questo codice che non va mai varcata, neppure per dire la verità su un omicidio. Chi la varca deve sapere che sarà punito.
Nistri non ha dunque sbagliato o ecceduto nel colloquio con Ilaria, magari per incontinenza verbale. Ha proprio voluto inviare un segnale all'intero corpo dei Carabinieri, un ammonimento a futura memoria, un richiamo preventivo al principio di subordinazione.

Nelle ore successive, la coraggiosa denuncia di Ilaria sulle parole di Nistri sono costate a lei e alla sua famiglia una nuova infinita sequenza di minacce e di insulti, attraverso lettere anonime e i social, da parte di veri o presunti esponenti dell'Arma, di simpatizzanti dichiarati di Salvini, di canagliume fascistoide diversamente assortito. Non è un caso. Ilaria ha toccato il nervo scoperto del potere, quello vero. Le truppe irregolari di questo potere le hanno voluto semplicemente segnalare il rischio.
L'incolumità di Ilaria è ora in discussione, ed è difficile chiedere per lei la protezione dei Carabinieri. Ilaria Cucchi può essere protetta solamente da una campagna di denuncia e di mobilitazione, che non abbia paura di chiamare le cose con il loro nome. Le decine di migliaia di giovani che in tutta Italia hanno assistito al film Sulla mia pelle sono in questo senso il suo scudo migliore.
Partito Comunista dei Lavoratori