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Emmanuel Macron, la vittoria del grande capitale

La vittoria di Macron alle elezioni presidenziali ha avuto proporzioni consistenti. Nelle sue dimensioni quantitative, e nella sua estensione omogenea alla quasi totalità del territorio francese e di oltremare. È un'affermazione che ha capitalizzato fattori diversi: la domanda di sicurezza di ampi settori di classe media che temono le ricadute di un'uscita dall'euro sui propri risparmi; il profilo d'immagine di un candidato giovane, estraneo alle vecchie nomenclature degli (ex) partiti dominanti, capace di intercettare una confusa domanda popolare di cambiamento; il richiamo della contrapposizione al lepenismo, non travolgente come nel 2002, ma tuttora capace di motivare al voto ampi settori dell'elettorato della sinistra (compresa la maggioranza dell'elettorato di Mélenchon, che è cosa diversa dalla maggioranza degli attivisti di Francia Ribelle) e dello stesso elettorato gollista.

La vittoria di Macron è indubbiamente un fattore di tenuta dell'Unione capitalistica europea. Il tripudio delle Borse, la soddisfazione dei governi imperialisti del vecchio continente, sono comprensibili. La rappresentazione di una Unione irreversibilmente condannata a un rapido crollo sotto la pressione travolgente dei partiti populisti - rappresentazione diffusa in ambienti diversi della sinistra dopo l'affermazione della Brexit - si è rivelata prematura e sbagliata. Il risultato delle elezioni olandesi e francesi ci parla di un quadro più complesso, in cui fenomeni di polarizzazione politica ed elettorale si combinano con riflessi conservatori. Il ridimensionamento annunciato del nazionalismo populista in Germania porta lo stesso segno.

Al tempo stesso sarebbe ugualmente sbagliato ricavare dalla vittoria di Macron un quadro di facile stabilizzazione. Un conto è la sconfitta del lepenismo e della sua minaccia destabilizzante, di fatto mortale per l'Unione. Altra cosa è la costruzione di un nuovo equilibrio politico e istituzionale. Ciò vale innanzitutto per la Francia.


MACRON ALLA RICERCA DI UNA MAGGIORANZA PARLAMENTARE 


Le elezioni del primo turno hanno fotografato la crisi profonda di quel bipolarismo che aveva incardinato la lunga storia della V Repubblica. Il Partito Socialista è collassato e rischia una autentica "pasokizzazione". Il partito gollista, per la prima volta escluso dal ballottaggio, è attraversato da una guerra intestina lacerante. Da un lato Le Pen e il suo alleato Dupont, dall'altro Mélenchon hanno polarizzato sul piano elettorale questa crisi. Insieme hanno raccolto quasi la metà dell'elettorato francese.

Il sistema elettorale del doppio turno ha salvato la Presidenza della Repubblica dagli effetti di questa polarizzazione, incoronando Emmanuel Macron. Ma nessun sistema elettorale può annullare una geografia politica. Da questo punto di vista le prossime elezioni legislative dell'11 giugno saranno un test complicato. Il doppio turno di collegio tra i partiti che superano l'asticella elettorale del 12,5% sarà esposto alle risultanze imprevedibili del nuovo quadro politico. Forte del proprio successo presidenziale, Macron chiede e chiederà un voto di “governabilità” a favore dei propri candidati: ma non dispone di una propria ossatura di partito e di un radicamento sul territorio. Raccoglierà sul carro del vincitore forze di diversa provenienza liberate dalla crisi dei vecchi partiti (Valls si è già prenotato, ambienti gollisti segnalano il proprio interesse), ma può rivelarsi un'ammucchiata imbarazzante per l'immagine dell'”uomo nuovo”. E la competizione collegio per collegio, dove le vecchie strutture di partito e le loro clientele hanno maggiore resistenza, sarà in ogni caso senza risparmio di colpi. Ad oggi Macron non ha a disposizione una maggioranza parlamentare, ma dovrà cercarla nelle urne.


LA RIORGANIZZAZIONE IN CORSO NELLE OPPOSIZIONI 

Parallelamente, tutto si muove sul versante delle opposizioni, in un quadro altrettanto instabile e incerto.

Le Pen annuncia la costituente di un “nuovo partito patriottico” con un nuovo nome. È il tentativo di investire nella crisi del gollismo completando il processo di mutazione politica del Front National in direzione di un partito di governo “sdoganato”. Ma sconta non solo l'opposizione pubblica del padre (“Non consentirò la svendita del nostro nome”), bensì anche quella di Marion Le Pen, già candidata alla successione nel nome dell'integralismo cattolico.

A sinistra Mélenchon punta a investire il proprio straordinario successo elettorale al primo turno (quasi il 20%) nella costruzione della propria forza politica (sovranista di sinistra) con l'ambizione di costruire una forte presenza parlamentare; ma per questa stessa ragione si scontra frontalmente con il PCF che vorrebbe negoziare accordi di desistenza nei collegi. Un accordo reso difficile proprio dai nuovi rapporti di forza. Mentre lo stesso Partito Socialista sarà attraversato sul territorio dalla polarizzazione interna tra Macron e Mélenchon.

La composizione politica del prossimo parlamento francese sarà la risultante imprevedibile di questo quadro di frantumazione. La vittoria di Macron dovrà dunque confrontarsi con uno scenario politico in pieno movimento, ancora senza baricentro, segnato da molte incognite.


IL PROGRAMMA DI MACRON ALLA PROVA DEL FRONTE SOCIALE 

Un secondo ordine di difficoltà è dato dal segno del programma Macron. È il programma del capitale finanziario. Un programma che sviluppa ulteriormente a destra la politica del governo Hollande: aumento dell'età pensionabile, appesantimento della legge El Khomri, taglio verticale della spesa sociale, attacco frontale al posto di lavoro nel settore pubblico. La campagna d'immagine attorno alla propria figura e la contrapposizione a Le Pen hanno in parte velato questo programma, ma esso indica la bussola reale della nuova presidenza. Macron punta a una riforma strutturale del capitalismo francese, combinata con la ricerca negoziale di un nuovo equilibrio con la Germania, dentro il quadro della UE.

Questo progetto passa per una linea d'attacco al movimento operaio. Il movimento operaio francese ha subito una sconfitta sulla legge El Khomri, per responsabilità preminente delle sue direzioni. Ma ha accumulato un'esperienza di lotta che ha selezionato nuovi settori d'avanguardia, e dispone di un potenziale combattivo non ancora domato. Il fronte sociale può tornare ad essere, come in tanti passaggi della storia francese, il banco di prova del nuovo governo. Per molti aspetti il più difficile.


PER UN PARTITO RIVOLUZIONARIO DELLA CLASSE LAVORATRICE


L'estrema sinistra francese ha raccolto complessivamente al primo turno il voto prezioso di un'avanguardia politica della classe lavoratrice (oltre 600.000 voti tra NPA e LO), in contrapposizione ai candidati padronali, ma anche al sovranismo di sinistra di Mélenchon.

L'indicazione di astensione al secondo turno, fuori e contro ogni fronte repubblicano a sostegno di Macron, ha rappresentato un'indicazione corretta. Tanto più importante considerando la (grave) indicazione di appoggio a Chirac da parte della LCR nel ballottaggio Chirac-Le Pen del 2002. La parola d'ordine “né la peste né il colera” ha costituito il punto di riferimento di mobilitazioni d'avanguardia, conquistando l'adesione di strutture sindacali di classe (a partire dalla CGT della Goodyear). È un capitale da investire nella costruzione di una opposizione sociale radicale e di massa al futuro governo.

La costruzione del partito rivoluzionario della classe operaia francese resta la questione strategica fondamentale. Ed anche il banco di prova di tutti i marxisti rivoluzionari francesi, a partire dalla nuova maggioranza rivoluzionaria nell'NPA.
Partito Comunista dei Lavoratori

C'est dans la rue que ça se gagne! È nelle strade che si vince!

Francia. Al ballottaggio né Le Pen né Macron

5 Maggio 2017
Contro l'estrema destra, contro le politiche antisociali che la alimentano, imponiamo nelle strade le nostre rivendicazioni!
(Comunicato di Anticapitalisme & Révolution, sinistra dell'NPA)
 Con due candidati totalmente avversari del mondo del lavoro, una cosa è certa: i giovani, i lavoratori e le classi popolari non saranno rappresentate al secondo turno delle elezioni presidenziali. Da una parte, la figlia del miliardario Le Pen, razzista, xenofoba e omofoba. Dall'altra, l'ex banchiere di Rothschild, divenuto consigliere e poi ministro di Hollande, al servizio del progetto più liberale del capitalismo finanziario.

LE PEN, UN PERICOLO MORTALE PER I LAVORATORI

Le Pen tenta di farci credere che lei sta dalla parte degli operai e dei lavoratori, degli sfruttati e degli oppressi. Ci racconta anche che, se eletta, abrogherebbe la legge El Khomri. Ma non dimentichiamo che la scorsa primavera reclamò l'indurimento della loi travail, e chiese la proibizione delle manifestazioni di opposizione a quella legge. Marine Le Pen si è sempre opposta agli scioperi e ai sindacati, perché è dalla parte dei padroni!
È per indebolire il nostro campo sociale che fomenta l'odio contro le popolazioni immigrate al fine di dividere meglio i lavoratori fra di essi. Davanti ai danni causati dalla mondializzazione capitalista, lei propone al padronato di privilegiare la produzione «francese», ripiegando dietro le frontiere nazionali. Ma questa ricetta non risolverà in alcun modo lo sfruttamento crescente che subiamo, e che lei non mette in discussione. Anzi, per mantenere i suoi profitti, il padronato non avrà altra soluzione che attaccare brutalmente i nostri salari e le nostre condizioni di vita.


MACRON SPIANERÀ ANCORA DI PIÙ LA STRADA ALL'ESTREMA DESTRA

Domenica in molti vorranno impedire a Marine Le Pen di essere eletta votando Macron. Ma Macron non sarà in nessun modo una difesa contro l'estrema destra, perché egli è il miglior rappresentante delle politiche d'austerità e di distruzione delle conquiste sociali. Cioè proprio le politiche che sono la causa della crescita del Front National.
Lo stesso Macron che non trovò nulla da dire, l'anno scorso, quando il governo inviava i suoi sbirri a caricare i cortei sindacali e a impedire brutalmente le nostre lotte. Lo stesso ex ministro di Hollande che ha esteso il lavoro di domenica, che ha facilitato i licenziamenti economici, che ha ostacolato il ricorso alle cause di lavoro da parte dei salariati.
Il suo programma, una volta eletto? Porre fine alle 35 ore, abbattere la previdenza sociale, lanciare una nuova offensiva contro le pensioni, licenziare 120.000 dipendenti pubblici, completare la distruzione del Codice del lavoro. E per evitare qualsiasi tipo di opposizione alla sua politica, prevede anche di governare per «ordinanze», cioè senza neanche passare per il Parlamento. Una sorta di 49.3 permanente! (1)


RIPRENDIAMO L'OFFENSIVA CON GLI SCIOPERI E NELLE STRADE

Quale che sarà il candidato antioperaio che uscirà vincitore questa domenica, non potremo contare che su noi stessi per difendere i nostri diritti e imporre le nostre rivendicazioni.
La sola soluzione per combattere l'estrema destra e impedirle di arrivare al potere è una controffensiva del mondo del lavoro e della gioventù che spazzi via senza riserve il potere della classe dirigente e di tutti i suoi servi politici. La sola soluzione è un giugno 1936 o un maggio 1968 che vada fino in fondo, per mettere fine allo sfruttamento e all'oppressione del sistema capitalista.
Per preparare questo scontro, per organizzare il nostro campo sociale contro i padroni e i ricchi, abbiamo bisogno di raggruppare le nostre forze, di partecipare a tutte le mobilitazioni che sostengono che la soluzione non solamente non potrà essere né quella di Le Pen né quella di Macron, ma che verrà da noi, dalle nostre lotte e dalla nostra capacità di prendere la nostra sorte nelle nostre mani. È questo il senso dell'appello a manifestare l'8 maggio ovunque potremo, rivolgendoci alle organizzazioni e ai gruppi «del fronte sociale», per ripetere che è nelle strade che si vince!




Note:

(1) L'articolo 49.3 del Titolo Quinto della Costituzione francese prevede il ricorso da parte del governo ad una procedura di adozione d'urgenza di una legge evitando la discussione ed il voto parlamentare. Il governo Valls se ne è servito per far passare la famosa Legge El Khomri.
Anticapitalisme & Révolution