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12 settembre 2017, la protesta contro Macron invade le città francesi

«S'unir pour ne plus subir»

19 Settembre 2017
 
 Prima giornata di sciopero nazionale al rientro in Francia contro la ulteriore distruzione del Codice del lavoro, voluta dal governo Macron con la Loi Travail XXL.
All'appello della CGT hanno risposto diversi sindacati, ovvero Solidaires, la FSU, SNES-FSU (insegnanti educazione settore pubblico), UNEF, alcune unioni dipartimentali di Force Ouvrière (la cui direzione ha scelto di non aderire), il Front Social, oltre a molteplici organizzazioni politiche, tra cui l'NPA.
Quattrocentomila e più fra lavoratori, liceali, universitari, donne, giovani dei quartieri popolari, precari e disoccupati sono scesi in piazza per denunciare apertamente l'offensiva reazionaria in atto: un pacchetto di otto ordinanze che si aggiungono agli attacchi massivi cominciati nel 2016 sotto Hollande con la Loi El Khomri (Loi Travail), prima riforma del lavoro sulla scia del Jobs act e, prima ancora, della riforma Rajoy in Spagna nel 2012.

Contro la cancellazione dei diritti sociali fondamentali acquisiti nel corso degli ultimi cinquant'anni, tantissime città sono state occupate dalla classe operaia francese, con numeri simili a quelli del 9 marzo del 2016, quando nella la prima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi El Khomri quattrocentocinquantamila persone davano l'inizio ad un movimento durato mesi, prova del rilancio della forza della lotta di classe.
Un movimento che ha avuto il merito di raggruppare e fare convergere vari spezzoni di classe con un unico obiettivo: rigettare l'offensiva padronale governativa.

Di queste otto ordinanze Macron, guidato dalla centrale padronale MEDEF, ha fatto il punto cardine della sua campagna elettorale presidenziale, e che ora, dopo il risultato delle legislative con il quale ha guadagnato la maggioranza quasi assoluta in parlamento, intende imporre, visto lo scarso consenso con il quale ha ottenuto questi risultati (circa il 70% dei lavoratori non lo ha votato).

Sullo sfondo: l'indebolimento dei sindacati (sempre più potere alla contrattazione aziendale; referendum padronale e dei sindacati gialli); l'austerity nell'educazione (taglio di 331 milioni dal budget dell'insegnamento superiore, introduzione della selezione all'università per un'istruzione elitaria e modellata sugli interessi degli imprese, soppressione di intere filiere, taglio dei sussidi per gli alloggi - ottantasettemila gli studenti che non trovano posto in facoltà, i "sans-fac"); la riforma della maturità (non più un titolo d'accesso diretto all'università, per l'aumento delle disparità educative e di budget tra scuole borghesi e scuole dei quartieri popolari); la riforma e il taglio dei sussidi sociali e delle pensioni (ne faranno le spese, ad esempio, i ferrovieri); lo svilimento dei contratti a tempo indeterminato con conseguente deregolamentazione dei contratti a termine (CDI per la durata di un progetto) e corrispondente soppressione dei contratti di inserzione sociale nel mercato del lavoro e nell'associativo (i "contrats aidés", contro i giovani e le fasce deboli in cerca di lavoro); la soppressione delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro; le ulteriori facilitazioni per i licenziamenti nelle imprese (forte riduzione e definizione delle indennità in caso di licenziamento illegittimo e senza giusta causa).
Per non citare il taglio di posti nel settore pubblico (120.000 posti entro fine quinquennato, 1.600 entro il 2018) e il blocco dei salari per tantissime categorie, fino all'introduzione dello stato d'emergenza nel diritto comune.

Lavoratori ricattabili, ipersfruttati e precari, giovani dei quartieri popolari e studenti privati di risorse, settori di classe più che mai a rischio. Per questo è urgente unirsi per contrattaccare, per rilanciare lo sciopero in vista ed oltre il giorno di approvazione del pacchetto di ordinanze, il 22 settembre. Per questo motivo il 21 settembre è stato convocato un altro sciopero nazionale. Tale urgenza è più che sentita nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università; non a caso la CGT Nord avvierà uno sciopero a oltranza a partire dal 21 settembre, a partire dai portuali di Le Havre, seguiti dalla logistica e trasporti, categorie in cui le federazioni di CGT e FO bloccheranno tutto dal 25 settembre.

Ci sono quindi forze che, dalla fine del movimento del 2016, hanno preso atto della situazione e della necessità di fare convergere le lotte. Settori che hanno organizzato una risposta unitaria contro una delle più feroci controriforme liberali degli ultimi tempi, come il "Front Social", che ha dato vita ad un polo operaio che riunisce militanti sindacali, politici, giovani lavoratori precari; come il CLAP - Collettivo Riders Autorganizzati Parigini; lavoratori in Deliveroo; insegnanti e studenti dei licei delle periferie organizzati in "Touche Pas Ma ZEP"; universitari e operai, ecologisti e collettivi femministi come il Collectif Femministe Révolutionnaire.
Lo scopo del coordinamento, dislocato in comitati locali, è quello di dare voce e unire i conflitti e le mobilitazioni che ogni giorno animano il paese, per respingere non solo questa riforma del lavoro filopadronale, ma tutto il suo mondo: dallo stato di emergenza, alla violenza della polizia, tutto ciò che vuole ridurre la classe operaia al silenzio, nel quadro del disegno di liberalizzazione estrema del mercato del lavoro, contro le conquiste e i diritti sociali in Francia, come nel resto d'Europa.

Il ruolo dei marxisti rivoluzionari in questo polo combattivo è stato ed è fondamentale nella costruzione e nel rilancio di una lotta a 360 gradi, non solo per il ritiro di queste manovre antisociali, ma anche nella prospettiva di un vero sciopero generale e dell'autorganizzazione generale dei lavoratori e degli studenti. Per rovesciare un sistema che getta nella miseria la nostra classe, ribadendo il ruolo del partito rivoluzionario in questo processo.
Marta Positò

No al G7!

Contro le guerre! No alle povertà del capitalismo!

26 Maggio 2017
Il 26 e 27 maggio si terrà a Taormina l'annuale riunione dei paesi capitalisti più industrializzati del mondo.

Come da prassi, dal G8 di Genova (2001, uccisione di Carlo Giuliani per mano di un carabiniere e irruzione nella scuola Diaz da parte della polizia) si consuma il solito teatrino mediatico atto a rappresentare i "7 grandi” come statisti e salvatori dell'umanità, e i contestatori come vandali e teppisti che si divertono a saccheggiare le città. Questo per legittimare il lavoro dei sette grandi (come se l'attuale crisi economica mondiale, le guerre, il terrorismo, il saccheggio delle risorse naturali, le morti sul lavoro non fossero responsabilità dei sette grandi ma dei piccoli incidenti di percorso.

Per noi la situazione è differente.

Le guerre imperialiste che stanno devastando il Medio Oriente attraverso gli "interventi democratici" made USA non hanno fatto che aumentare la rabbia contro l'Occidente creando terreno fertile per le milizie islamiste (Al Qaeda, ISIS), armate da Arabia Saudita e Turchia (alleati degli USA e quest'ultima membro della NATO).

Dalle basi militari di Sigonella a Trapani, passando per il MUOS di Niscemi, la nostra isola è stata trasformata in una vera e propria prima linea del fronte bellico del centro del Mediterraneo, con tutti i rischi per la vita e la salute della nostra popolazione.
Le politiche economiche ultraliberiste hanno affossato il potere di acquisto dei lavoratori e pensionati creando sempre più ricchezza a favore delle imprese (Jobs act, loi travail, riforma Fornero) in modo da avere più libertà per licenziare, cancellando in un sol colpo tutte le conquiste sociali di dure lotte operaie degli anni ‘70 del secolo scorso.
Aumentano le guerre, con il risultato di sempre crescenti flussi migratori dai paesi mediorientali e africani: migliaia di persone che scappano da povertà e miseria ingrossano le fila di masse sterminate senza più diritti pronte a lavorare per una paga da fame (come diceva Marx, esercito industriale di riserva), creando guerre tra poveri a favore dei padroni che così possono ridurre i diritti sociali.

I "7 grandi" sono responsabili di tutto questo: dalle guerre imperialiste ai morti sul lavoro passando per i tagli alla sanità e all'istruzione, alla sicurezza e alla salvaguardia dell'ambiente (la Sicilia è un esempio eclatante di dissesto idrogeologico).
Ma si sa: le élites economiche creano il danno e trovano loro stessi la soluzione, e cosa c'è di meglio che una finta opposizione di partiti che a parole vanno contro le élites alimentando una sterile guerra tra poveri, come la Lega Nord o il Front National in Francia, o lo stesso partito del leader assoluto Grillo?

Solo un partito che metta in discussione il sistema capitalista può davvero cambiare lo stato di cose presenti. Solo le lotte, solo la rivoluzione cambiano le cose.
Partito Comunista dei Lavoratori

C'est dans la rue que ça se gagne! È nelle strade che si vince!

Francia. Al ballottaggio né Le Pen né Macron

5 Maggio 2017
Contro l'estrema destra, contro le politiche antisociali che la alimentano, imponiamo nelle strade le nostre rivendicazioni!
(Comunicato di Anticapitalisme & Révolution, sinistra dell'NPA)
 Con due candidati totalmente avversari del mondo del lavoro, una cosa è certa: i giovani, i lavoratori e le classi popolari non saranno rappresentate al secondo turno delle elezioni presidenziali. Da una parte, la figlia del miliardario Le Pen, razzista, xenofoba e omofoba. Dall'altra, l'ex banchiere di Rothschild, divenuto consigliere e poi ministro di Hollande, al servizio del progetto più liberale del capitalismo finanziario.

LE PEN, UN PERICOLO MORTALE PER I LAVORATORI

Le Pen tenta di farci credere che lei sta dalla parte degli operai e dei lavoratori, degli sfruttati e degli oppressi. Ci racconta anche che, se eletta, abrogherebbe la legge El Khomri. Ma non dimentichiamo che la scorsa primavera reclamò l'indurimento della loi travail, e chiese la proibizione delle manifestazioni di opposizione a quella legge. Marine Le Pen si è sempre opposta agli scioperi e ai sindacati, perché è dalla parte dei padroni!
È per indebolire il nostro campo sociale che fomenta l'odio contro le popolazioni immigrate al fine di dividere meglio i lavoratori fra di essi. Davanti ai danni causati dalla mondializzazione capitalista, lei propone al padronato di privilegiare la produzione «francese», ripiegando dietro le frontiere nazionali. Ma questa ricetta non risolverà in alcun modo lo sfruttamento crescente che subiamo, e che lei non mette in discussione. Anzi, per mantenere i suoi profitti, il padronato non avrà altra soluzione che attaccare brutalmente i nostri salari e le nostre condizioni di vita.


MACRON SPIANERÀ ANCORA DI PIÙ LA STRADA ALL'ESTREMA DESTRA

Domenica in molti vorranno impedire a Marine Le Pen di essere eletta votando Macron. Ma Macron non sarà in nessun modo una difesa contro l'estrema destra, perché egli è il miglior rappresentante delle politiche d'austerità e di distruzione delle conquiste sociali. Cioè proprio le politiche che sono la causa della crescita del Front National.
Lo stesso Macron che non trovò nulla da dire, l'anno scorso, quando il governo inviava i suoi sbirri a caricare i cortei sindacali e a impedire brutalmente le nostre lotte. Lo stesso ex ministro di Hollande che ha esteso il lavoro di domenica, che ha facilitato i licenziamenti economici, che ha ostacolato il ricorso alle cause di lavoro da parte dei salariati.
Il suo programma, una volta eletto? Porre fine alle 35 ore, abbattere la previdenza sociale, lanciare una nuova offensiva contro le pensioni, licenziare 120.000 dipendenti pubblici, completare la distruzione del Codice del lavoro. E per evitare qualsiasi tipo di opposizione alla sua politica, prevede anche di governare per «ordinanze», cioè senza neanche passare per il Parlamento. Una sorta di 49.3 permanente! (1)


RIPRENDIAMO L'OFFENSIVA CON GLI SCIOPERI E NELLE STRADE

Quale che sarà il candidato antioperaio che uscirà vincitore questa domenica, non potremo contare che su noi stessi per difendere i nostri diritti e imporre le nostre rivendicazioni.
La sola soluzione per combattere l'estrema destra e impedirle di arrivare al potere è una controffensiva del mondo del lavoro e della gioventù che spazzi via senza riserve il potere della classe dirigente e di tutti i suoi servi politici. La sola soluzione è un giugno 1936 o un maggio 1968 che vada fino in fondo, per mettere fine allo sfruttamento e all'oppressione del sistema capitalista.
Per preparare questo scontro, per organizzare il nostro campo sociale contro i padroni e i ricchi, abbiamo bisogno di raggruppare le nostre forze, di partecipare a tutte le mobilitazioni che sostengono che la soluzione non solamente non potrà essere né quella di Le Pen né quella di Macron, ma che verrà da noi, dalle nostre lotte e dalla nostra capacità di prendere la nostra sorte nelle nostre mani. È questo il senso dell'appello a manifestare l'8 maggio ovunque potremo, rivolgendoci alle organizzazioni e ai gruppi «del fronte sociale», per ripetere che è nelle strade che si vince!




Note:

(1) L'articolo 49.3 del Titolo Quinto della Costituzione francese prevede il ricorso da parte del governo ad una procedura di adozione d'urgenza di una legge evitando la discussione ed il voto parlamentare. Il governo Valls se ne è servito per far passare la famosa Legge El Khomri.
Anticapitalisme & Révolution

Presidenziali francesi 2017: un' altra prova della fase di crisi acuta del capitalismo

Nessuna aspettativa per i lavoratori se non nelle lotte!


Il contesto è chiaro a livello internazionale e, a maggior ragione in Francia: la borghesia è in una fase di crisi acuta dalla quale non uscirà facilmente. Da qui il senso dell'offensiva capitalista attuale, ovvero infliggere un attacco senza precedenti recenti alla classe operaia.
E ciò porta direttamente a dei fenomeni di regressione politica e sociale delle forze borghesi: nel quadro di una crisi persistente, la sinistra riformista tradizionale al governo dopo aver illuso la classe operaia si fa espressione, spesso incarnazione, dell'offensiva reazionaria capitalista e favorisce la proliferazione di forze di estrema destra, xenofobe e populiste. Le forze riformiste borghesi, che nel periodo 2008- 2012 avevano cavalcato l' illusione delle masse con promesse di riforma sociale e di rinnovo del welfare, hanno quindi messo da parte per un momento la destra storica, ma hanno presto prodotto il presente risultato suicidandosi politicamente e hanno chiaramente tradito e peggiorato la condizione della classe lavoratrice, dei giovani,i quali vivono la maggior parte della loro esistenza lavorativa e educativa in un panorama stagnante, dove la crisi é una costante che cancella un futuro e ferma il presente.
La base da cui partire, quindi, parlando delle elezioni presidenziali francesi in questo quadro é che la classe lavoratrice non può riporvi alcuna aspettativa, che non sia quella nelle lotte, unica vera via per imporre rivendicazioni in grado di incidere.

Si tratta inoltre di elezioni presidenziali che si collocano in uno scenario potenzialmente molto sfavorevole alle forze riformiste e reazionarie presenti, in quanto il prodotto della scorsa della primavera, ovvero il movimento contro la Loi Travail et son monde, è più che presente e sfida il clima di calma sociale che si vuole imporre dall'alto.

A partire dai giovani- La regola della precarietà verso l' uberizzazione.

In Francia, la disoccupazione giovanile è al 25%, anche al 40% in alcune zone. I giovani sono fra i primi rappresentanti della precarietà diffusa, in quanto anche il possesso di un diploma non costituisce una garanzia di un futuro impiego. In più, anche decidendo di proseguire gli studi, una larga percentuale di studenti francesi, il 40%, é obbligata a lavorare- cosiddetti jobs étudiants (spesso iper ricattati sotto foodora, deliveroo, etc)- in contemporanea con l' università, per appunto potersela finanziare. Università nelle quali le condizioni di lavoro si degradano sempre di più, governo dopo governo.
Non a caso, Hollande nella campagna 2012 avevo fatto dei giovani e dell' istruzione un caposaldo del proprio programma e, infatti, non si é risparmiato in quanto a relative riforme. A partire dalle università appunto, dove ha fatto votare una legge Loi Fioraso che prevede la fusione di varie facoltà in ottica di riduzione dei costi di gestione e servizio, implicando una riduzione dei posti di lavoro, soppressione di corsi di laurea, un aumento di studenti nelle classi e dunque una degradazione generale delle condizioni di studio, ma anche di lavoro per dipendenti e insegnanti. Una legge che inoltre prevede una strutturazione dei percorsi formativi in funzione dei bisogni delle imprese locali. Ma l'azione di riforma del governo sul fronte scuole e università non si ferma a questo, ma anzi ha continuato il disegno filo-padronale di un' università modellata sulle necessità economiche delle grandi industrie del paese grazie a una legge, approvata a fine 2016, introduttiva del numero chiuso nei masters, cioé una selezione classista che favorirà soltanto gli studenti più abbienti che potranno riorientarsi, mentre invece chi non se lo potrà permettere sarà costretto ad abbandonare gli studi.
Quindi, un' altra prova del fatto che, per innalzare i profitti in tempo di crisi, i primi ad essere attaccati sono i diritti dei giovani, studenti e lavoratori. Contro questa offensiva all' indirizzo dell' insegnamento superiore, si stanno costruendo mobilitazioni nel paese: a Tolosa e in varie università a Parigi (Paris 3 e Paris 7 es.), dove attraverso assemblee generali si dà corpo ad una risposta per rivendicare delle condizioni di studio e di vita degne.

Premessa e bilanci.

E' necessario quindi fare un breve bilancio di quello che è stato il quinquennato di Hollande, in particolare questi ultimi due anni.
L' introduzione dello stato d' emergenza ha costituito un gravissimo attacco alle libertà e i diritti fondamentali: fin dall'inizio infatti, chiaramente, i destinatari effettivi sono stati i lavoratori. Già dall'autunno prima degli attentati a Parigi, si registravano un certo numero di scioperi economici e politici sparsi per il paese. Accanto alla crescita delle mobilitazioni diffuse si é infatti prodotta una gravissima censura ed è stato messo in moto un potentissimo meccanismo di repressione delle lotte, con divieti di manifestare, divieti di assembramento, rappresaglie sui luoghi di lavoro, strapotere alle forze dell'ordine e una profonda lesione alla dignità personale dei lavoratori e studenti nelle piazze: manifestazioni semi autorizzate e ingabbiate( ovvero con un dispiegamento immane delle forze dell'ordine a circondare e chiudere i percorsi), perquisizioni all'entrata e all'uscita dei cortei, persona per persona, con palpeggiamenti e percosse.
E' utile poi precisare la portata antioperaia di questo provvedimento, creato appositamente e applicato tre volte dalla Francia gaullista per far fronte ai moti indipendentisti algerini (FLN) durante la guerra d' Algeria (1954-1962). Applicato altre volte oltre mare negli anni ottanta e, più recentemente, nel 2005 in banlieue a Parigi per far fronte alle proteste che scoppiarono a seguito della orribile morte di due ragazzi, in fuga dalla polizia. Dal 15 novembre 2015 é stato ormai prolungato per 5 volte.
Alla questione dello stato di emergenza si collega anche la situazione relativa allo stato delle forze dell'ordine, essendo che il Ministro dell' Interno vede i suoi poteri raddoppiati: in questo quadro si inserisce infatti il nuovo procedimento di riforma della pubblica sicurezza, ovvero un ampliamento dell'uso delle armi da parte della polizia, aumento dei controlli di identità e delle perquisizioni, alleggerimento dei parametri di legittima difesa (ovvero la possibilità di sparare, se l' interpellato non ottempera all' ordine di fermarsi per due volte di seguito) e l' innalzamento delle pene per reati d' oltraggio, violenza contro pubblico ufficiale e simili.
Un ''libera tutti'' delle forze dell' ordine per continuare a spadroneggiare nei quartieri popolari (da ultimo, lo stupro di Thèo a Aulnay- sur- Bois) e reprimere le lotte: in Francia attualmente sono circa 2000 i processi a carico di militanti sindacali e attivisti politici di estrema sinistra, scattati nel corso del movimento contro la Loi Travail.
Emblematico il caso Goodyear (otto ex- dipendenti sindacalisti CGT per i quali sono stati disposti nove mesi di prigione per aver voluto difendere il proprio impiego contro la chiusura dello stabilimento nel 2014). Un altro esempio é quello di uno studente dell'Università di Paris X Nanterre: da semplice accusato, si trova ormai da 10 mesi in detenzione provvisoria in attesa di un processo non ancora fissato (l' arresto preventivo in Francia, attualmente, può prolungarsi fino a tre anni). O quello della repressione che subiscono i liceali, soprattutto dei quartieri: l' ultimo caso la serie di proteste organizzate in Justice pour Théo, dove la polizia arrivata in gran forze, carica, ferma vari studenti, la maggior parte dei quali minorenni, con rischio denuncia, notte in commissariato con percosse e, solitamente, comparizione immediata come a Levallois (banlieue di Parigi).

Tutto per reprimere la protesta organizzata contro i provvedimenti filo-padronali che hanno caratterizzato l' operato di Hollande e quindi del Partito Socialista alla guida del paese: ovvero la Loi Hamon( via libera a concorrenza fra imprese e deregolamentazione), il Credito di Imposta per la competitività e l' impiego CICE( che offriva 20 miliardi di euro alle grandi imprese, quando il salario minimo SMIC é stato aumentato di 9 centesimi in gennaio 2016), l' Accordo Nazionale Interprofessionale ANI e la Loi Macron che hanno preparato il terreno per quella che è stata la Loi Travail, approvata con il 49.3, cioè con la fiducia, l' 8 agosto 2016.
Da ultimo recentemente vi è stata l' approvazione di una misura di legge volta a depenalizzare una serie di reati come l' abuso di ufficio e vari in ambito corruzione/ estorsione, proprio in seguito agli ''scandali'' che hanno colpito la maggioranza dei candidati, ovvero Fillon, Le Pen e Macron.

Avanguardia di lotta.

E, in tutto ciò, la Loi Travail inizia ad essere applicata, mentre in contemporanea riprendono gli scioperi non solamente economici, come le giornate nazionali del 6 e del 7 marzo dove le Poste, la Sanità e i Centri per l' impiego sono massivamente scesi in piazza contro privatizzazioni, soppressione posti, chiusura uffici, riduzione mezzi, orario e salari.
Attorno a questa grande giornata di mobilitazione, che ha visto anche una partecipazione studentesca contro la selezione in master e le fusioni, si produce un' ulteriore dimostrazione di come la scorsa primavera abbia generato un livello di coscienza tale da essere difficile da sedare e mettere a tacere.
Proprio dalle facoltà è partita, in larga parte, la protesta il 9 marzo e, a livello sindacale, i militanti si sono distinti dai vertici ancorati all'idea di un dialogo sociale possibile, costruendo reti tali radicalizzare tanti giovani lavoratori e intere categorie (esplosione della rabbia dei portuali di Le Havre e il blocco delle raffinerie).
Attualmente in Francia la stampa registra una media di 176 conflitti al giorno, ad esempio solo contando la settimana che va dal 6 febbraio al 10 febbraio 2017 (245, 150 e 115 le tre settimane precedenti). Le due settimane precedenti dunque, con 245 e 150 conflitti al giorno, registravano delle giornate nazionali di mobilitazione che quindi aumentavano le cifre, mentre nell'ultimo periodo in questione le 176 vertenze in corso si sono svolte in assenza di appelli nazionali. Si tratta di un record senza precedenti recenti.
Si ha una progressione regolare e questa si può tradurre anche in un' esplosione sociale generalizzata. Con tale aumento di mobilitazioni, cresce lo scarto tra la rappresentazione politica o elettorale e le preoccupazioni, i bisogni della classe, poiché questa collera sociale non si collega a nessuno dei candidati borghesi. La rabbia popolare potrebbe rapidamente cercare e trovare un' espressione pubblica. Le manifestazioni in seguito allo stupro di Théo perpetrato dalla polizia, avvenuto giovedì 2 febbraio 2017, annunciano una delle prime riprese sul piano dell'inversione dei rapporti di forza.
Il livello medio della conflittualità sociale ha avuto certamente un nuovo picco con le giornate di sciopero del 6, 7 e 8 marzo 2017.
Bisogna puntualizzare che l' anno passato era in un' atmosfera simile, ma di intensità minore a fine gennaio/ inizio febbraio- in particolare fine febbraio/ inizio marzo( dove il numero medio di vertenze era di 130 al giorno), che é nato il movimento generale contro la Loi Travail il 9 marzo 2016.
E' nel settore dell'educazione nazionale, seguito da quello della sanità, che si conta il maggior numero di scioperi. La lotta degli Atsem, educatori della scuola d' infanzia, contro la soppressione di classi e il calo di ore, certamente ha contribuito al rilancio attuale.
Ben evidenziata la forza motrice di alcuni settori d' avanguardia, quest'anno ci sono tutte le condizioni affinché la quantità di vertenze si diffonda, generalizzando lo scontro.
Il settore della sanità pubblica riporta, a partire dalle prime due settimane di febbraio, almeno 84 stabilimenti in protesta.
Ovvero una quantità maggiore rispetto al mese di dicembre 2016 (78) e più della metà dell'insieme di quelli verificatisi nel mese di gennaio 2017 (144) nella medesima categoria.
Nel complesso, è soprattutto la funzione pubblica che è in lotta, senza contare poi i lavoratori intermittenti, i disoccupati e i precari contro la riforma dei sussidi di disoccupazione o i ferrovieri contro la riforma di privatizzazione delle ferrovie.

Dal movimento contro la Loi Travail, catalizzatore di molteplici scioperi economici e conflitti sociali in più settori, è stato rimesso quindi in primo piano il ruolo decisivo della classe operaia (da rimarcare che la congiunzione dello sciopero nelle raffinerie, fra i portuali e fra i ferrovieri ha fatto tremare la classe dirigente), e questo é il risultato: una coscienza diffusa che, malgrado il mancato appello passato al ''tutti insieme'' e allo sciopero generale, continua a farsi sentire, nella riproposizione di quelle stesse parole d' ordine.
L' auto-organizzazione dei lavoratori e degli studenti è tale, anche se in costruzione, da non poter essere messa a tacere facilmente dal processo elettorale della borghesia e dalle sue frange repressive.

Avanguardia larga- Basta con la filosofia del ''male minore'', vogliamo tutto!

Il leitmotiv della ''sinistra riformista per scacciare la destra, del meno peggio'' è più che mai anacronistico, soprattutto nel contesto francese attuale dove i padroni che giustificano licenziamenti, delocalizzazioni, smantellamenti di intere produzioni in nome del calo di profitti e bilanci negativi, in realtà già godono dei benefici che la Loi Travail ha dato loro. Dicono ai lavoratori, agli studenti che c'è tanta crisi, che bisogna accontentarsi di un lavoro misero, sottopagato e da sfruttati...Ma quante imprese sono realmente fallite, quante azioni perse? No, perché, il padronato francese, dicono i dati, é in buonissima salute: solo nell' ultimo trimestre del 2016 i dividendi versati agli azionari sono aumentati dell'11,2%, cioé di 35 miliardi di euro. Il 2016, nel complesso, ha visto gli azionisti( tra cui BNP Paribas esperta nel commercio di armi in Medio Oriente) del CAC 40- principale indice borsistico francese, ed uno dei più importanti del sistema Euronext, spartirsi ben 75 miliardi di euro di dividendi. Contemporaneamente il governo Hollande ha dato 22 miliardi ai padroni a titolo di credito di imposta per accrescere la competività sul mercato. Ma tutto ciò, presentato come una misura per favorire le assunzioni, ha avuto l' effetto opposto, ovvero il proseguimento dell'ondata di licenziamenti.
Un esempio su tutti, il caso dell'accordo di competitività Renault firmato da confederali il 31 dicembre 2016 (aumento ore di lavoro, straordinario non a parità di salario, aumento della produzione e quasi 7 000 licenziamenti, etc.) o di quello della PSA di luglio 2016, sempre sulla stessa linea: ovvero quando il dialogo sociale é un altro aspetto dell'attuale offensiva senza precedenti contro le condizioni di lavoro ora in Francia.

E' dunque a partire da tutto ciò, che da queste elezioni la classe operaia, a maggior ragione, non otterrà niente, come non dovrà fidarsi dei proclami anti- sistema e ''rinnovatori'' provenienti dai candidati borghesi.
Innanzitutto da destra, dove Macron e Fillon rivaleggiano fra loro per chi debba offrire al padronato i lavoratori più ricattabili e a buon mercato, per accattivarsi i più ricchi e accrescere i ranghi dei più poveri.
Per esempio Fillon, che spiega ai lavoratori l' ineluttabilità dei sacrifici in tempo di crisi: infatti, per farvi fronte, aveva impiegato fittiziamente per anni moglie e figli in Parlamento per una somma come un milione di euro! Ma questa é stata la scelta dei Republicains LR, nel tentativo di restituire un' immagine di rigore e stabilità in salsa ultra- cattolica (antiabortista e omofoba) e reazionaria. Nonostante il processo intentato a suo carico, le smentite e i tentativi di sottrarsi alla giustizia non mancano, complice l' omertà di un' intera classe dirigente; contrariamente a quello che succede dal lato dei lavoratori e degli studenti, il lato dei fermi per aver lanciato una pietra, degli arresti preventivi e del carcere per avere difeso il proprio posto di lavoro. Si ha dunque ragione di credere che disporre dei fondi pubblici per arricchirsi sia la routine, anche se a farlo é l' ex primo ministro del governo Sarkozy (2007- 2012) che non si vuole dimettere come, al contrario, hanno già iniziato a fare molti del suo staff.
Tutto ciò nel seguente quadro di un programma che prevede fra le tante misure antioperaie: un taglio di 100 miliardi alla spesa pubblica (pari all'8% del totale) in cinque anni; cinquanta miliardi di riduzione della pressione fiscale diretta (40 per le imprese e 10 per le famiglie); aumento del 2% dell'Iva (circa 16 miliardi) per non diminuire gli oneri contributivi a carico delle aziende; cancellazione dell' imposta patrimoniale (5,5 miliardi) per non fare fuggire i ''ricchi''; abolizione della durata legale dell'orario di lavoro settimanale (cancellazione, cioè, delle 35 ore) lasciando alle singole aziende la possibilità di stabilire gli orari in sede di concertazione, nel rispetto del solo limite europeo delle 48 ore settimanali; aumento dell'età pensionistica a 65 anni entro il 2022; diminuzione progressiva delle indennità di disoccupazione. Senza citare il versante sicurezza genere guerrafondaio, fra proposte di leve obbligatorie, aumento dell'esportazione di armi (campo in cui la Francia è il terzo paese a livello mondiale) e dei dispositivi ''anti-terrorismo'' da saggiare sulla pelle dei giovani delle banlieues e dei compagni.
Al contrario, invece, c'é chi, come lo yuppie Macron, continua la scalata ai vertici del potere: dall' ENA( Ecole Nationale Administration, uno dei luoghi d' élite di riproduzione della classe dirigente francese), all' approdo fra i consiglieri di Hollande come rampollo promotore degli interessi del gran padronato, cosa che gli garantisce poi un posto alla Rotschild. L' esperienza acquisita al soldo dei padroni, gli frutta la carica di Ministro dell' Economia sempre del governo Hollande, nel corso del quale non solo promuove la Loi Macron di cui sopra, ma si pone anche alla testa del processo di acquisizione della Piooneer da parte della Francia, per una somma equivalente a 3,5 miliardi di euro. Fondatore del movimento En Marche! (...contro i lavoratori), colui che ha parlato degli operai come di '' analfabeti'', il servo del capitale francese promotore degli interessi della peggio borghesia reazionaria propone quello che già aveva iniziato durante il governo della sinistra riformista, del PS di Hollande: una deregolamentazione del mondo del lavoro, taglio delle tutele e dei diritti sindacali, abbassamento dei costi della manodopera (salario), svendita dei contributi previdenza a privati e sgravi fiscali alle imprese, all' insegna della depauperizzazione della funzione pubblica. L' invito a lavorare sempre di più per guadagnare sempre di meno mal si concilia, insomma, con il fatto che Macron stesso guadagnasse più di un milione alla Rothschild. Senza contare l' assurdità, dopo un simile curriculum filopadronale, contenuta nella dichiarazione d' essere ''né di destra né di sinistra'', cosa che non sa neanche di tecnocrate senza partito, ma solo di servo della borghesia.

Basta illudersi con candidati borghesi reazionari che non hanno nulla di nuovo, se non attacchi su attacchi contro i lavoratori e le lavoratrici in nome della flessibilità e a scapito dello stato sociale.

A proposito di ciò, altre proclamazioni assurde e facilmente smentibili arrivano da Marine Le Pen del Front National, che ultimamente si è dichiarata anti-sistema: tutto ciò dopo avere condotto i suoi affari in tranquillità nel pieno del mandato al Parlamento Europeo, al quale deve un rimborso di 340 000 euro per avervi impiegato vari amici del FN. Tra l' altro non è la sola: nel suo partito sono in molti ad essere a stretto contatto con la giustizia per loschi simili affari che si aggirano sempre sul milione di euro. Alla resa dei conti, la reazione di Le Pen si è concretizzata nel rifiuto di rispondere alla citazione in tribunale opponendo l' <>. Non è invece certo che i lavoratori, per i quali Marine Le Pen prevede innanzitutto distruzione della sécurité sociale (sistema sanitario e assistenza sociale) e dei diritti sindacali a fronte di vari regali fiscali alle imprese, possano a loro volta utilizzare l' <> rispetto ad un programma populista, xenofobo, amico dei padroni e rispetto ai 2000 processi politici in atto.
Fillon, Le Pen, Macron: a dispetto della propaganda, si tratta di tre prodotti puri del sistema capitalista francese, del quale sono anche i migliori difensori.

Cosa si presenta sul versante della sinistra riformista, sulla base del contesto di crisi precedentemente analizzato?
Riciclatosi nel suicidio politico del PS Partito Socialista, Benoit Hamon: segno del rifiuto e incapacità di trarre un bilancio del quinquennato che ha devastato il mondo del lavoro e i giovani, superando praticamente Sarkozy.
I 5 anni di PS al potere, dal lavoro domenicale nella Loi El Khomri alla prosecuzione della demolizione dei servizi pubblici(es. protection sociale, v. pensioni, sussidi,etc.), vedono Hamon presente e attivo in linea con il voto di tali misure nefaste e non solo, in quanto anche Ministro dell' Educazione Nazionale per un periodo e per questo responsabile di provvedimenti meritocratici e classisti, come quelli contro le scuole delle banlieues dove, un ampio taglio di budget, pregiudica di fatto il diritto allo studio degli studenti di estrazione proletaria.
Non a caso smentire il programma di Hamon ha come obiettivo principale di disilludere e risvegliare quella parte di giovani in cerca di un riferimento. In primis attraverso l' analisi della proposta sulla revenu universelle (salario universale), una manna dal cielo per le imprese e un attacco diretto alla contrattazione collettiva: in concomitanza con l' approvazione della Loi Travail nel decreto che facilita i licenziamenti, si pone quindi la necessità di mantenere il potere d' acquisto della prevedibile gran massa dei disoccupati. E, sempre nell'ottica di favorire le imprese, la revenu universelle comporta anche l' abbassamento dei costi del contenzioso per eventuali reintegri, di quelli della manodopera (ce ne sarà meno e in condizioni di totale ricatto). Il tutto appunto senza sopprimere sgravi fiscali e incentivi aziendali in nome del profitto.
Il salario universale/ revenu universelle é una misura dichiaratamente contro i lavoratori, ma soprattutto contro le lavoratrici: questa incentiverebbe praticamente il ricollocamento definitivo delle donne salariate nella sfera domestica, sottoponendole allo sfruttamento e alla subordinazione del lavoro di cura (poiché, ''in tempi di crisi'', significherebbe un ammortizzazione dei costi). Ulteriore pesante ripercussione sulla vita delle donne lavoratrici poi, poiché la revenu universelle cancellerebbe ogni forma di autonomia ed emancipazione, donando nuova forza al patriarcato in seno alla famiglia e in generale, in quanto, nella maggioranza dei casi, lavorerebbe solo l' uomo. Una misura retrograda e paternalista, atta ad isolare e a privare di risorse le donne, foriera di subordinazione, economica e sociale, totale.
Senza contare che salario universale significa soprattutto, e nella pratica, distruzione del welfare di assistenza e aiuti sociali.
Infatti, la riflessione sul tema ha origine da una proposta lanciata al Senato da liberali come Madelin e Poisson e da Lefebvre, ex ministro di Sarkozy, mentre a sinistra, da Verdi e Parti de Gauche (Melenchon). Trattandosi di un dibattito incentrato in particolare sul montante, tutti i partecipanti concordavano sui presupposti: la soppressione dell' insieme dei sussidi sociali, per sostituirli con un' entrata unica (di portata, quindi, inferiore) della quale tutti i cittadini quali che siano, disoccupato, azionista, giovane, vecchio o percettore di salario minimo, usufruirebbero. Sotto una vestigia apparentemente neutra, si cela invece una misura interclassista contro le fasce di lavoratori socialmente in difficoltà. Un' altra conferma di quanto, in realtà, questo candidato rimanga un prodotto di un PS reazionario, poiché si ostina a propinare, in maniera più o meno nascosta, la storia della pace sociale, il cui eco risuona, a livello internazionale, negli attacchi alla classe operaia di questi anni(v. Syriza o Podemos).
Per cui tale proposta programmatica di Hamon si avvicina piuttosto ad visione della destra a riguardo: un salario universale versato a tutti, una sorta di sussidio universale di 750 € al mese, sarebbe addirittura inferiore alla somma soglia di povertà del paese, recentemente riformulata ed equivalente a 1000€. Misura la cui applicazione coinciderebbe con lo smantellamento degli ammortizzatori sociali per fasce a basso reddito (relativi all' alloggio, alla famiglia etc.), senza invece unire, al limite, le due cose. Salario universale o sussidio di sopravvivenza?
Ma i paradossi continuano: tale provvedimento sarebbe, secondo Hamon, da mettere in pratica a partire dal 2022, cioé alla fine del quinquennato!
Nello specifico, il processo si compone di diverse tappe: la prima, dal 2018, consistente nell' aumento della RSA fino a 600 €; lo stesso anno, nel ''reddito di sopravvivenza'' a tutti i giovani fra i 18 e i 25 anni; lanciare infine una '' grande conferenza cittadina'' per definire il montante e il finanziamento(!) di tale cosa; infine, estenderla a tutta la popolazione per 750 €. Altro aspetto interessante, è che quindi sul finanziamento di questa revenu universelle tutto tace, con un' unica certezza: l' intento, condiviso ben oltre le frange di Hamon, di sopprimere i prelievi per servizi sociali e assistenziali dai salari, e di trasferire il finanziamento sulla base dell'imposta gravante sull'insieme della popolazione. E' molto chiaro dunque il perché dei liberali difendano così strenuamente l' ipotesi di questa riforma: si tratta, niente di meno, che di un abbassamento del costo del lavoro notevole. Il tutto sulla pelle dei lavoratori, perché le casse delle grandi imprese francesi e dei grandi padroni non vengono mai citate in queste occasioni. Casse che vengono rimpinguate grazie allo sfruttamento della forza lavoro della manodopera salariata. I lavoratori finanzieranno essi stessi il suddetto sussidio: una divisione della ricchezza fra poveri. La messa in atto della revenu universelle distruggerebbe tutto ciò che il lavoro dipendente offre attualmente, attraverso prelievi di parte del salario: assicurazione pubblica e obbligatoria contro la disoccupazione, la vecchiaia e la malattia. Grandi risparmi per i datori con la distruzione del welfare sociale aziendale, a vantaggio delle mutue private (AXA, ad esempio) e di chi se le potrà permettere.
Infine il salario universale sarebbe una scusa perfetta per abbassare il salario minimo (SMIC) e anche i salari in generale. Con l' effetto di un aumento dei livelli di sfruttamento e un aggravamento della precarietà, grazie alle raffiche di licenziamenti.
Chiaramente quindi, anche Hamon, si colloca in un quadro di soccorso al padronato alla disperata ricerca di guadagni data dalla caduta tendenziale del saggio di profitto, un padronato che licenzia massivamente e introduce l' illusione del lavoro indipendente alla Uber.
La filosofia dell'uberizzazione e della revenu universelle come ''emancipatrice'', altro non é se non un mezzo necessario al capitalismo per accompagnare la precarietà e l' abbassamento dei salari. Accettarla significa accettare l' aumento del peso della dominazione dei padroni sui lavoratori che subiscono lo sfruttamento e la disoccupazione quotidianamente.
In particolare riguardo alla presa che una simile misura può avere in prima battuta sui giovani, bisogna aggiungere che la liberazione dal lavoro salariato non può partire da una proposta simile e da chi la propone (padronato) ma, in via transitoria, semmai sarebbe dell'ipotesi di un salario studentesco, a fronte del taglio delle borse e per la difesa del diritto allo studio, che si dovrebbe discutere.
La lista dei candidati prosegue con Melenchon e la sua <>: ex mitterrandista, ex deputato dell' Essonne, ex funzionario del ministero dell' Insegnamento superiore sotto Jospin e attualmente deputato europeo (Front de gauche 2009 e ora Parti de gauche, presente in Senato)... Non si può certo affermare che Melenchon sia un volto nuovo, a dispetto del dinamismo delle etichette.
Presentatosi già nel 2012, a questa nuova tornata tenta la carta anti -sistema a partire dal suo slogan <> -Io voto e loro se ne vanno, sul modello quasi sia degli indignados spagnoli, con quali non ha nulla in comune. Senza contare poi la prova che la sua presenza si manifesti solo in campagna elettorale attraverso contenitori larghi e apparentemente interclassisti per radunare semplicemente voti, illudendo -stavolta -quella può essere una parte della sinistra arresasi alla disfatta del PS, complice anche il fatto della mancata presentazione del PCF in autonomia, perché in parte suo sostenitore. Un sondaggio di fine gennaio collocava il candidato di Franche Insoumise al quinto posto nelle intenzioni di voto: con il 10% al primo turno, Melenchon sembra sorpassato dallo sprint che le primarie hanno dato ad Hamon. Malgrado ciò, sul piano delle alleanze/ equilibri borghesi, Melenchon rappresenta potenzialmente un ostacolo per i socialisti nel pieno di un processo di ricostruzione (Hamon) volto a riconquistare la base persa e a mantenere la fiducia del padronato: infatti non bisogna sottovalutare l' influenza della France Insoumise in una certa parte della classe operaia e dei giovani.
La retorica populista sinistrorsa che, alienata completamente da qualsiasi tipo di mobilitazione, lotte sociali e ambienti sindacali, è altro rispetto alle rivendicazioni della classe operaia con cui Melenchon non ha nulla a che spartire, e così può solo radunare in maggioranza bacini di giovani piccolo borghesi e borghesi senza precisi riferimenti politici. A partire dall'opera di lancio dell'attuale campagna, ''L' avvenire in comune'', a slogan come ''Partecipa alle sesta Repubblica'' o incitamenti alla rinascita della Francia nazione, si articolano, nella realtà, in un programma spaventosamente ego-centrato e reazionario, espressioni campiste e neosovraniste quanto alla questione del Medio Oriente, dei rifugiati, dell' industria e della sicurezza nazionale.
Non si parla della classe operaia e dell' abrogazione della Loi Travail come punti cardine, ma si prosegue sulla strada dell'austerity, relegando il protagonismo delle masse alla sola fase della campagna elettorale e questo si nota anche facendo il paragone con il precedente programma del 2012 dal libro ''L' humain d' abord'' (Prima l' umano) a ''L' ére du peuple'' (L' era del popolo), composto da contributi online dei sostenitori. Preso atto dell'aumento dell'orario di lavoro e sue modificazioni con la Loi Travail, Melenchon propone una sesta settimana di congedi pagati, una settimana di 35 ore senza ore supplementari e di 32 ore in caso di lavoro nocivo e rischioso o notturno: apparentemente attraente per molti lavoratori dipendenti. La cosa interessante é che, in caso, prima di vedere la luce, queste proposte dovrebbero passare innanzitutto da una <>. Si svela quindi, fin dall' inizio, la natura filo padronale di un programma che non fa che annullare e retrocedere su diritti sindacali, politici e sociali. Infatti si tratterebbe di misure dichiaratamente connesse ad una politica di <>, quella in cui si sono imbarcate molte direzioni sindacali confederali nell'ultimo quinquennato e che ha favorito una parte sola: quella dei grandi capitalisti francesi. Se questa fosse la via, cioè di un fantomatico gratificante accordo reciproco fra padroni e lavoratori, non bisogna illudersi: è sempre il tentativo borghese di propagandare ''la pace sociale''.
Entrando nel dettaglio rispetto al paragone fra le due campagne 2012 e 2017, si nota come le rivendicazioni di Melenchon siano gradualmente retrocesse da timbro progressista riformista a bisbiglio compiacente gli interessi della classe dominante. E' palese riguardo al salario minimo (SMIC): quando nel 2012 Melenchon rivendicava 1 700 euro, oggi diventano 1 326 netti; modesta rivendicazione rispetto ai 1 424 euro stimati per <> e ai 1 700 euro rivendicati dalla CGT!
Denunciare ciò come qualcosa di insufficiente, regressivo e controproducente non vuole denigrare la lotta minimale e transitoria alla precarietà, ma sottolineare come non vi sia corrispondenza con il contesto attuale di una gravità assoluta (fra inflazione, disoccupazione e licenziamenti di massa, etc.), dove é e rimane la borghesia la padrona: oltre all' andamento più che positivo del CAC 40, vi é appunto il caso dei vertici Renault Nissan, fra cui Carlos Ghosn che ha guadagnato, in chiusura bilanci 2016, 6,5 miliardi di euro!
Gli <> tradiscono il proprio nome anche nei confronti dell'argomento debito pubblico: da annullare parzialmente, in aggiunta alla creazione di un <>.
Riguardo a quest'ultimo poi, la diminuzione costante della francese imposta patrimoniale (ISF Impot sur la fortune) comporta un abbassamento del budget dello Stato, obbligandolo ad indebitarsi presso grandi banche, i cui rispettivi proprietari, che con gli interessi dello Stato si arricchiscono, sono gli stessi beneficiari della riduzione dell' imposta stessa! Quindi qual è la soluzione per Melenchon, se non quella di continuare a favorire le banche sottraendo il plusvalore prodotto dai lavoratori? Non vi é alcuna denuncia del meccanismo del << debito>>, astuzia del neoliberismo capitalista e quindi illegittimo e da abolire completamente, per lanciare invece una socializzazione del sistema bancario.
Nazionalismo e protezionismo, altri pilastri programmatici in salsa sciovinista repubblicana: un servizio civico obbligatorio <> o gli atteggiamenti xenofobi verso i lavoratori distaccati, sono una vera e propria incursione sul terreno dei politici più reazionari.
Nessuna spinta internazionalista e solidale, da parte dell'eurodeputato, verso rifugiati, lavoratori che fuggono dalle guerre e vivono in Europa in condizioni misere e indegne; anzi, a volte, anche pronunce contrarie all'apertura delle frontiere o alla libertà di installazione. Ancora peggio sulla Siria, dove l' unica direzione si rivela quella di proseguire nell'alimentare e supportare l' imperialismo francese e il suo esercito -<< costruire la pace in Siria>>. La conduzione da un punto di vista nazionale dell'analisi sulle guerre in corso e la presa di posizione a favore dell'una o dell'altra borghesia in lotta per l' egemonia in Medio Oriente: un programma populista costruito su basi filo imperialiste, neosovraniste e campiste. Prendere le parti delle Stato francese -dove gli abusi della polizia nelle banlieues arrivano fino all' omicidio, dove i militanti contro la Loi Travail perdono la vista nei cortei a causa di flashballs, tisers etc-, e considerarlo <>, sostenere che la polizia si debba <> senza smettere di aumentarne lo strapotere, é paradossale, é lontano anni luce dalla vita e dagli interessi delle classi popolari francesi. Anche dopo lo stupro di Théo da parte di un gruppo di poliziotti, Melenchon ha osato parlare di una polizia <>.
Uno stato che, sulle politiche economiche, deve essere espressione di un <>, favorito senza altro dall' uscita dall' UE, per la << sovranità>> dello Stato -nazione francese. Il protezionismo economico, caro non solo a Melenchon, ma anche al FN, si fa portatore della stessa logica: privilegiare le imprese francesi perché ciò permette di salvaguardare il lavoro in Francia.
L' esempio della Alstom Belfort é la prova di tale logica filo padronale: guadagnando un' enormità di profitti, la multinazionale ha minacciato la soppressione di 600 posti di lavoro con l' annuncio della chiusura del sito. I partigiani del protezionismo, allora, sono intervenuti a favore della nazionalizzazione: quella però del recupero dell'impresa <> previo grande indennizzo, ovvero soldi pubblici. Perché salvare Alstom con i soldi dei contribuenti, quando la si potrebbe mandare avanti con quelli degli azionisti? Perché l' <> che propone Melenchon, é quello con i capitalisti.

On contrattaque! Organizziamo la risposta!

La risposta in questo frangente può essere una sola: quella marxista rivoluzionaria presente nelle lotte, la sola in grado di esprimere la situazione della classe e quindi ribaltarla sul piano dei rapporti di forza nella lotta contro la borghesia. E contro quest' ultima, queste elezioni presidenziali vedono Nathalie Artaud di Lutte Ouvriere LO e Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste NPA schierati.
E perché la risposta sia più partecipata e meglio organizzata possibile, si sfruttano tutti i canali disponibili, perché la dominazione della borghesia reazionaria è tale che anche le elezioni presidenziali sono un corollario importante e, perché la demarcazione rispetto alle forze padronali sia la più chiara in assoluto, le elezioni diventano un mezzo in più a questo fine.

Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste è l' unico candidato operaio e anticapitalista presente in questa campagna, l' unico candidato alle presidenziali in lotta per difendere il proprio posto di lavoro. Poutou infatti è un militante sindacale che da anni si batte contro la chiusura dello stabilimento Ford di Blanquefort (33). Dal 2007 il colosso dell'automobile ha minacciato lo smantellamento della fabbrica, ma la mobilitazione costruitasi attorno alla forza dell' auto-organizzazione (grazie alla tenacia della CGT Ford) nel 2008 ha fatto sì che Ford fosse costretta a ritirare le minacce e a rilanciare nuovamente la produzione. Attualmente però sugli operai pesano nuove minacce: si prospetta un fermo dell' attività per la fine del 2018; ma i lavoratori, forti della passata esperienza, da gennaio stanno organizzando una serie combattiva di scioperi a scacchiera, sui turni, per filiera, blocchi autostradali e sit-in per costringere l' azienda a ritrattare. Nell'organizzazione della vertenza, Poutou si batte per difendere il proprio posto lavoro e gli altri 600 CDI che Ford vuole sopprimere nel 2018.
La candidatura di Poutou, poiché ricorda ai padroni la capacità e la forza della classe operaia che non lascia niente e vuole tutto, costituisce una grande minaccia per la classe dirigente che, nonostante i tentativi vari di boicottaggio, censura e allontanamento dalla scena mediatica, non può ignorare a lungo i bisogni e le rivendicazioni dei lavoratori, dei giovani, degli studenti, delle donne e dei precari che dall'anno scorso assediano i suoi palazzi.
Dopo cinque anni di politiche antisociali al servizio delle associazioni padronali e dei ricchi, i lavoratori non vogliono più subire passivamente licenziamenti, lavoro precario, salari da fame, sono stanchi di pagare la crisi del capitale. La candidatura di Poutou, lontana da ogni personalismo reazionario, irrompe nello scenario elettorale borghese per rovinare i piani padronali di imposizione della pace sociale, ed é una voce militante in più dei lavoratori organizzati, degli scioperi diffusi, degli studenti e dei migranti e il programma infatti lo conferma e ribadisce: quelle erano e sono le rivendicazioni del movimento contro la Loi Travail.
La realtà dello stato attuale delle cose le pone come imprescindibili.
A partire dall' interdizione dei licenziamenti attraverso l' espropriazione di tutte le aziende, tutti i settori e i gruppi che progettano di sopprimere posti, di fermare o mettere in atto dei piani di licenziamenti; l' accesso alle scritture contabili da parte dei lavoratori e dei giovani. Da settembre 2016 sono stati annunciati più di 40 000 licenziamenti entro la fine dell' anno stesso. Tutti i settori sono coinvolti: da SFR (5000) a Alstom, General Electric, Areva, IBM, Intel, Servier, Société Générale, Sanofi, Vallourec, Michelin, Latécoère, Carrefour. I padroni li chiamano con diversi nomi: <>, <> o ancora <>, ma la miseria che vi si cela ò la realtà per moltissimi lavoratori. La lista cresce poi con la tecnica, ormai rodata nelle aziende, delle pressioni per le <>, pena il licenziamento in tronco. Dal 2008, con la messa in atto della <>, sono circa 320 000 i contratti che in media vengono interrotti ogni anno, senza contare quelli meno visibili perché a seguito di ''accordo reciproco''. In Francia si verificano una cosa come 55 000 licenziamenti al mese, dei quali il 75% per <>. Conseguentemente i licenziamenti formalmente economici sono sempre meno e questo favorisce le imprese in quanto il numero delle impugnazioni continua a diminuire a causa dell'innalzamento dei costi delle procedure, a fronte poi delle sempre più scarse possibilità di vittoria. Avere accesso alle scritture contabili costituisce così un aggiunta programmatica necessaria affinché i lavoratori minacciati conoscano lo stato reale delle imprese, sempre nell'ottica di strutturare al meglio la mobilitazione dentro e fuori il luogo di lavoro.
In una società capitalista dove la maggioranza di persone può fare affidamento solo sulla propria forza lavoro per vivere, perdere l' impiego comporta l' impossibilità di pagare un affitto o un mutuo, di mangiare, di scaldarsi o di spostarsi, ovvero di, come minimo, sopravvivere: in Francia a fine 2016 si registravano 25,8 milioni di impiegati di cui 3 milioni di lavoratori indipendenti e 22, 9 milioni di lavoratori dipendenti. Questo implica così che, masse di salariati, siano oggi lavoratori poveri costretti a dover accettare più di un lavoro per avere un' entrata sufficiente ad arrivare a fine mese, accrescendo il precariato (infatti il 13% degli impieghi, cioè 3, 4 milioni di persone, sono in un grave stato di precarietà). In ciò non può che dimostrarsi ulteriormente la necessità di portare avanti istanze rivoluzionarie poiché in rottura con l' esistente, e realistiche poiché unica reazione alla gravità della stato delle cose, per rovesciare i rapporti di forza attuali in favore della classe operaia.
Le lotte non mancano come non manca la repressione, e quello che è successo a Goodyear Amiens ne è la prova: mobilitati da anni contro la continua minaccia d' arresto della produzione, in un clima che aveva causato più suicidi e sparso disoccupazione, otto fra gli organizzatori della vertenza sono stati accusati di sequestro di persona (di un rappresentante del datore presentatosi nel corso di regolare assemblea sindacale), per poi vedersi assegnare pene altissime, carcere compreso. Mentre quindi i vari Fillon, Macron e Le Pen, invischiati in affari di nepotismo, appropriazione indebita di soldi pubblici per fini personali etc., rifiutano di comparire davanti alla giustizia, gli operai vengono incarcerati per aver difeso il proprio impiego; come i liceali che difendono la scuola pubblica si fanno notti in commissariato e comparizioni immediate per un sit in...
Sono circa 2000 i processi in corso contro militanti sindacali, giovani e attivisti per essere scesi in piazza contro la Loi Travail!
Contro la massima padronale <> e contro la giustizia borghese, il programma dell'NPA , il cui portavoce è un operaio in lotta come la maggioranza in questo paese, non può che rilanciare e ribadire con forza i bisogni della classe operaia: interdizione dei licenziamenti, espropriazione delle grandi industrie e controllo operaio della produzione, accesso ai bilanci e ai conti degli azionisti CAC 40, amnistia per tutti gli accusati... Per l' abrogazione della Loi Travail e il suo mondo!
E contro qualsiasi tipo di demagogia protezionista e nazionalista d' aiuto ai padroni, contro la disoccupazione e la povertà crescente, Poutou e l' NPA si battono per la ripartizione del tempo di lavoro esistente fra tutti e tutte, per una giornata lavorativa di 32 ore, per l' assunzione a tempo indeterminato dei precari, per uno SMIC (salario minimo) di 1700 euro al mese come minimo.
E la presentazione del Nouveau Parti Anticapitaliste è fondamentale in vista del rovesciamento dei rapporti di forza a vantaggio della classe operaia, a maggior ragione nel clima attuale di grande precarietà; rovesciamento possibile solo sfruttando ogni mezzo capace di incitare e costruire una classe organizzata nell'azione. La mobilitazione contro la Loi Travail, come la resistenza messa in atto a Notre- Dame- des- Landes ad esempio, dimostrano che questa è la realtà, gli utopici sono quei candidati come Le Pen del FN che pretendono di avere un programma sociale in assenza di proposte concrete sull'aumento dei salari, delle pensioni o della disoccupazione e additano gli immigrati come nemici e non il padronato francese, del quale sono i primi difensori e promotori.
In tale scenario, solo Poutou sta portando avanti una campagna concretamente in rottura con il capitalismo, per contribuire a costruire una rappresentazione politica per gli sfruttati, per il mondo del lavoro.
Per questo sostenere la necessità di un sistema sanitario 100% pubblico con prestazioni esclusivamente e interamente a carico della Sécurité sociale, è imprescindibile insieme alla fine delle privatizzazioni dell' intero settore pubblico e alla soppressione di tutte le mutue private; come è fondamentale ribadire la libertà di circolazione e d' installazione per i migranti e i rifugiati; la fine dell'intervento militare imperialista francese con il ritiro delle sue truppe, in Medio Oriente (dove il capitale francese difende i suoi interessi, es. Total) come altrove; la fine dello stato d' emergenza (che Hollande dal novembre 2015 ha prolungato cinque volte) insieme al disarmo della polizia (in particolare tiser e flashball) e la dissoluzione delle BAC che spadroneggiano nei quartieri popolari; una rottura internazionalista con l' UE, per un' altra Europa basata sulla solidarietà fra i popoli contro lo sfruttamento e tutte le oppressioni; la fine del nucleare e una pianificazione energetica reale per fermare la degenerazione climatica; eguaglianza fra tutti e tutte, uomini e donne, nell'accesso alla salute (per un' IVG libera e gratuita e il libero accesso alla contraccezione), al lavoro, ad un alloggio; la nazionalizzazione delle banche sotto controllo dei lavoratori.
Nel quadro francese dove il machismo colonialista rimane una costante nelle pratiche quotidiane e nella sostanza, poi un' opposizione anticapitalista e antirazzista nei confronti di tutti i tipi di discriminazione è una rivendicazione ineluttabile: a partire dall'estensione degli stessi diritti per tutte e tutti, in sostegno alle lotte dei sans -papiers, ai rifugiati a causa delle guerre imperialiste, perché la lotta contro l'islamofobia (v. es. campagna contro il burkini iniziata dal governo socialista) e il razzismo sia una battaglia di classe. Infine ciò si collega strettamente ad un' altra rivendicazione importante: la fine dello stato d' emergenza che ha criminalizzato un intero movimento sindacale e incoraggiato gli abusi della polizia sulla classe operaia dei quartieri, spesso originaria delle ex -colonie.

Nos vies, pas leurs profits! Le nostre vite, non i loro profitti!

Un programma anticapitalista non piace alla classe dirigente, quella dei grandi partiti, dei media, delle alte amministrazioni, del padronato. I lavoratori possono contare solo sulle proprie forze per portare avanti le proprie rivendicazioni con tutti i mezzi a loro disposizione.
Questa candidatura rompe e si oppone alla funzione presidenziale, contro tutti i professionisti della politica che con la nostra classe non hanno nulla a che vedere.
Al contrario, si tratta di una candidatura che ribadisce che la sola possibilità di vincere parte dalla discussione collettiva, dall'unità della classe. Nelle mobilitazioni non si elegge qualcuno per essere rappresentati cinque anni, ci si auto-organizza confrontandosi costantemente per decidere come continuare. La candidatura di Philippe Poutou costituisce una maniera in più affinché la classe si doti di strumenti utili alla difesa dei propri interessi e riesca ad imporre le proprie rivendicazioni. La presentazione di un operaio, il solo fra tutti gli altri candidati, spiegando che bisogna unire le lotte, permette di intravedere un altro avvenire.

Notre premier tour sera...social!
22 aprile 2017: Prepariamo la risposta, costruiamo il primo turno sociale!

Oggi più che mai i lavoratori non possono aspettarsi nulla dalle elezioni, ma è nelle lotte che, attraverso l' unità, possono organizzare una vera risposta al padronato. Per questo l' avanguardia larga nata la scorsa primavera sprona ad una sola cosa: la convergenza delle lotte. Il grande sciopero del 7 marzo 2017 (CGT- FO- SUD) che ha visto scendere in piazza lavoratori della sanità, centri per l' impiego e poste contro tagli, licenziamenti e privatizzazioni, lo dimostra nella pratica e nell' efficacia: 35000 persone solo a Parigi.
E infatti è sulla spinta dell' auto-organizzazione che SUD -Solidaire, SUD -POSTE 92, INFO' COM - CGT, CGT -GOODYEAR e le frange sindacali che si oppongono alla devastante politica di dialogo sociale portata avanti dagli apparati acriticamente, hanno avviato un percorso di intervento nelle mobilitazioni e in larghi settori per portare avanti la parola d' ordine della solidarietà, dell' unità e della coordinazione. Ma in primis quella dello sciopero generale: infatti dal 15 settembre 2017, ultima manifestazione contro la Loi El Khomri, le avanguardie più combattive non vogliono abbandonare la battaglia contro le politiche reazionarie e regressive del padronato e, in questi mesi, stanno costruendo la risposta con il proposito dello sciopero generale, il solo mezzo veramente in grado di affossare la classe dirigente.
Da un settore dell' avanguardia politica -fra i primi promotori i nostri compagni di Anticapitalisme&Révolution- courant NPA- e sindacale, questo appello inizia ad avere un' eco massiva e generale per ricostruire un pole ouvrier, un polo operaio, prova ad esempio anche la partecipazione degli studenti accanto ai lavoratori il 7 marzo.
Il 22 aprile 2017, alla vigilia del primo voto, un appello all' unico vero turno della classe operaia: quello sociale, nelle piazze, nelle vertenze, nell'auto-organizzazione! Fondamentale convergere e raggruppare le forze come sola misura per un rovesciamento dei rapporti di forza contro il capitale... Per la costruzione del primo turno sociale prima, durante e dopo le elezioni!

La borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che devono darle la morte; ha prodotto anche gli uomini che le imbracceranno
Engels, Marx. Il Manifesto del Partito Comunista







Marta Positò

Contro l'Europa del capitale! Per l'Europa socialista!

assemblea pubblica nazionale del PCL

Roma, sabato 25 marzo ore 11:00, 

Via Cavour 50/A





La ricorrenza del sessantesimo anniversario dei trattati della CEE rappresenta l'ennesima scadenza intorno a cui si confrontano diverse prospettive e diversi orientamenti nell'arcipelago della sinistra sul tema dell'Europa.
Da un lato l'eterna litania diversamente declinata di una "Europa sociale e democratica" imperniata intorno alla proposta di "democratizzazione" dell'UE come leva di svolta sulle politiche sociali; dall'altro versante il nuovo slancio assunto da posizioni neosovraniste anche di sinistra, incentrate principalmente sull'uscita del capitalismo italiano dall'Euro come strumento di recupero della cosiddetta "sovranità nazionale" e di possibili nuove forme di redistribuzione della ricchezza.

Noi proponiamo una risposta diversa alla questione cruciale dell'Europa.
In primo luogo la speranza di una democratizzazione della UE è la ripetizione su scala continentale dell'illusione della riforma impossibile del capitalismo. Siamo da sempre contro l'Unione Europea. Una Unione di Stati capitalisti unicamente interessati a partecipare alla spartizione del mondo dopo la fine dell'URSS, nel nuovo mercato globale.
Ma la lotta contro l'Unione Europea può procedere da opposti versanti, politici e di classe, e mirare ad opposte prospettive.
Tutte le principali destre reazionarie continentali, dai Salvini alle Le Pen, cavalcano il sentimento antieuropeo, ma da un versante radicalmente opposto: una battaglia reazionaria che punta a far leva sulla crisi capitalista per costruire una soluzione reazionaria, in ogni Stato come sul piano continentale, senza per questo mettere in discussione, anzi proponendosi come continuatori delle politiche di rapina e dell'offensiva dominante contro i diritti sociali, sindacali e democratici del movimento operaio europeo come di tutti gli oppressi.

In una fase storica segnata dall'ascesa di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, col pieno di retorica nazionalista a coprire nuovi tagli ai diritti sociali e sindacali, ogni cedimento alle sirene del sovranismo e del nazionalismo, anche "di sinistra", rappresenta una vera e propria truffa: la borghesia in ogni Stato arruola i propri lavoratori contro i lavoratori di altri paesi, in una competizione mondiale di tutti contro tutti. I sacrifici che prima erano richiesti nel nome della globalizzazione e del libero scambio, ora sono invocati sempre più nel nome della Patria e della Nazione. Ma a pagare sono sempre gli stessi: i lavoratori. E a guadagnarci sono sempre gli stessi: i capitalisti e i loro profitti.

Il movimento operaio affronta questa fase di crisi profonda del capitalismo col peso sulle spalle della più profonda crisi storica della sua direzione politica. Il proletariato europeo ha a più riprese dato prova della sua disponibilità alla lotta, come mostrato chiaramente dall'enorme, generoso e prolungato sforzo di lotta prodotto dal proletariato greco o come ribadito dalla straordinaria mobilitazione di lavoratori e giovani francesi lo scorso anno contro la Loi travail del governo Hollande, sfidando lo stato di emergenza e lo stragismo fascioislamista; e più in generale come mostrato da ogni piccola e grande vertenza o mobilitazione che ha attraversato e attraversa i paesi del vecchio continente.

Ciò che invece è assente e da costruire è una direzione politica del movimento operaio che sappia dare a questa disponibilità, all'enorme forza ancora inespressa dalla classe operaia europea, una direzione rivoluzionaria, che sappia mettere le rivendicazioni transitorie al centro dell'agenda, che sappia porre la questione degli Stati uniti socialisti d'Europa. Per fare questo due ingredienti sono imprescindibili: l'indipendenza politica e programmatica tanto dall'UE quanto dalle borghesie nazionali, e la consapevolezza della centralità della questione del potere.

Solo un governo dei lavoratori, infatti, come espressione diretta del loro potere politico, può mettere veramente in discussione il capitalismo europeo e tutte le sue sovrastrutture politico-economiche, contro l'UE imperialista e contro ogni ripiegamento reazionario, diretta filiazione della crisi capitalistica mondiale.

Saremo anche noi a Roma, il 25 marzo, per riaffermare le ragioni di una soluzione classista e internazionalista alla crisi del capitalismo.


Per la costruzione di un partito internazionale della classe lavoratrice!

Per un governo dei lavoratori!

Per gli Stati uniti socialisti d'Europa!
Partito Comunista dei Lavoratori

Francia: Touche pas ma Zep!


Anticapitalisme&Révolution e l' autorganizzazione dei lavoratori  a difesa dell' Educazione Prioritaria per Tutti.






1.      Le origini della ZEP( Zona di Educazione Prioritaria)

L' instituto dell' Éducation Prioritaire nasce negli anni ottanta ad opera del governo PCF-PS Mitterand, con l' obiettivo di classificare gli stabilimenti scolastici più in difficoltà e tutelare gli studenti, fornendo più mezzi a livello didattico e finanziario.
In teoria, inizialmente, il progetto, riservato alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado delle periferie, prevedeva per i beneficiari una serie di fondi in più nel quadro dell' Educazione Nazionale.  Potenziamento e supporto  che  permettevano, ad esempio, il consolidamento di  équipes di insegnanti stabili,  coese, con esperienza, grazie ad un supporto a livello di formazione e di mezzi, riconoscimenti a livello salariale, classi composte da mini gruppi per una didattica più approfondita, l' ausilio di materiali didattici specifici.
Nel corso del tempo e dei governi, lo strumento di aiuto e compensazione teoricamente ideato per rafforzare la scuola pubblica nelle zone popolari,  è stato oggetto di molteplici riforme che a fronte della richiesta e dell' entrata di più istituti scolastici bisognosi, invece di essere costantemente aggiornato, è stato paradossalmente indebolito e depotenziato a detrimento degli alunni e degli insegnanti.
A partire in particolare dalla riforma Peillon del 2014 in cui l' Educazione Prioritaria diventa REP o REP+ , ovvero Risorsa d' educazione prioritaria, che, a dispetto del nome, prevede quanto segue: gli insegnanti  delle scuole medie inferiori hanno mezz' ora in meno di lezione a settimana, con un aumento del 50% nelle REP e del doppio nelle REP+  del salario  percepito in ZEP( in media, secondo il rapporto OCSE- Educazione 2015, di 1156 euro), con tre giornate di formazione all' anno.
La novità vera è che la riforma però è riservata solo alle scuole primarie e medie inferiori( scuole materne, elementari e medie), escludendo totalmente le medie superiori, i licei (ex)ZEP. A parte il palese intento di fare economia, l' effetto classista del taglio apportato al settore è innegabile.   Le conseguenze su licei già in difficoltà sono catastrofiche, sotto il pretesto da parte del governo di <> i mezzi di supporto negli istituti che ne avrebbero più bisogno, con la premessa che in Francia l' istruzione obbligatoria è fino ai 16 anni e, secondo gli ultimi rilievi OCSE sull' Educazione nazionale, la fascia di studenti 16- 18 anni che abbandona la scuola è del 56% .
Infatti si tratta principalmente di istituti dove di base il tasso di dispersione scolastica é alto- una stima di circa 150 000 ragazze e ragazzi ogni anno, che non ottengono quindi un diploma; questione in diretta connessione con le  condizioni socio- economiche familiari, un peso e un discrimine in quanto l' accesso alle borse di studio viene progressivamente ristretto.
Secondo l' ultimo rapporto CNESCO, osservatorio francese di valutazione dell' educazione nazionale, le diseguaglianze sociali ed economiche, allo stato attuale, sono sempre più amplificate dal sistema scolastico, invece che ridotte, a causa di cosiddette politiche meritocratiche per un' educazione tutt' altro che inclusiva e garantista.  Questo porta nuovamente a sottolineare la gravità dell' attacco che le scuole dei quartieri popolari francesi stanno subendo( ex ZEP o REP),  a riprova del fatto che, a prescindere dalla presunta attenzione mostrata dai governi[1], la realtà  sostanziale muove dalla premessa oggettiva che il sistema scolastico in primis è un terreno di scontro politico di classe, che tende a  discriminare e ad escludere chi già di base ha meno mezzi a profitto di pochi: questi licei vengono sempre di più abbandonati nelle loro periferie, dopo essere stati schedati, ora apertamente esclusi e stigmatizzati. Lo stesso rapporto del ministero dell' educazione nazionale del 2012 ammette che la proporzione di giovani con la migliore riuscita scolastica é ripartita in un 29%  di figli di operai e in 55% di figli di quadri.  In questo caso, poi, si mina da principio la riuscita scolastica, con riferimento all' istruzione di base, per cui...
Viene così ribadito fermamente il distinguo tra scuole di serie A e scuole di serie B sulla pelle degli insegnanti e degli studenti, il cui diploma ZEP ha un valore minore rispetto ad altri titoli equivalenti e che quindi, non solo rende difficile il progresso degli studi, ma provoca anche notevoli difficoltà ad inserirsi in un mondo del lavoro, già precario e instabile. Da sottolineare a questo proposito che in Francia attualmente ci sono un 1, 9 milioni di NEET, giovani tra i 25- 29 anni <>, cioè senza impiego, che non seguono alcun tipo di studio o formazione.
Di conseguenza la protesta, concretizzatasi nell' attuale collettivo Touche pas ma ZEP!, comincia nel 2014-2015, momento in cui viene decretata l' esclusione dei licei dal piano di ridistribuzione risorse dell' Educazione prioritaria. Il nuovo anno scolastico 2015-2016 comincia così all' insegna di una serie di scioperi proclamati dagli insegnanti delle banlieues ZEP per avere lo stesso statuto delle medie inferiori che  diventeranno invece REP e quindi sempre beneficiarie del piano.
A seguito anche di numerosi presidi sotto il ministero dell' Educazione Nazionale, gli insegnanti ricevono una prima risposta da parte del nuovo ministro, Vallaud- Belkacem, ovvero che la rifondazione dell' educazione prioritaria riguarderà esclusivamente l' istruzione obbligatoria. Nella pratica quindi, gli studenti delle banlieues dalla fine della scuola media non avrebbero più bisogno di sostegno da parte del ministero, in quanto le difficoltà di varia natura sparirebbe improvvisamente.
In definitiva viene ribadito, che  i licei non sono considerati nel nuovo piano di ridistribuzione budget previsto dalla riforma del 2014. 
Apparentemente si potrebbe parlare di una contraddizione, di una mancanza di senso contando quanto l'argomento della lotta alle diseguaglianze scolastiche, disparità sia rimarcato dal ministero stesso, tramite la serie di rapporti istituzionali sull' argomento e all'origine dell' istituto,  senza considerare che uno dei cavalli da battaglia della campagna elettorale di Hollande 2012 era stata proprio l' educazione nazionale.
Da un' altro lato, il senso invece è molto chiaro e si gioca sul piano di ostacolo ad una reale eguaglianza sostanziale dell' educazione: alimentando un sistema educativo sempre più elitario, si  contribuisce alla ghettizzazione sempre più profonda degli abitanti delle banlieues già di per sé  in condizioni svantaggiate, dove alla disoccupazione si può così fare più spazio alla crescita della piccola criminalità, per poi di conseguenza giustificare ad esempio l' aumento di controlli di identità a tappeto (pratica diffusa nelle periferie, molto poco legittima) da parte delle forze dell' ordine- la cui violenza[2] è senza limiti fra perquisizioni, percosse etc. 
Non bisogna poi ignorare che la mancanza di inserimento dei licei nella riforma REP, lascia studenti , insegnanti e personale scolastico in uno stato di incertezza totale: in quanto, in prima battuta, la classificazione ZEP dei licei non potrà sicuramente coesistere parallelamente alla nuova REP, anche solo considerato il deterioramento del vecchio fondo.
Infatti, quello che nello specifico viene rivendicato, parte anche dal fatto che i criteri di eligibilità nell' accesso ai benefici ZEP- REP mancano di trasparenza e la situazione dal lato degli insegnanti é già precaria relativamente agli incentivi e scatti di anzianità, data l' annunciata perdita dei premi salariali previsti in origine.
A riguardo, secondo le ultime dichiarazioni della ministra Vallaud- Belkacem relative a un decreto attuativo del 2015,  si è fatta strada la possibilità di integrare, secondo parametri ancora non chiari,  una clausola di salvaguardia, destinata agli insegnanti ex ZEP appunto, avente ad oggetto indennità specifiche prematurate che, a fronte del' uscita dei licei dal fondo, saranno prolungate fino al 2017 in via provvisoria, ma non per i neo assunti in tali istituti, ai quali i benefici ZEP, per quella data, non saranno erogati a causa della soppressione totale e definitiva dalla lista dell' Educazione Prioritaria.  Si escludono così i nuovi professori, e  si mette a rischio la stabilità del corpo insegnante, uno dei punti chiave del supporto didattico, considerata poi l' imposizione messa in atto riguardo ai punti di trasferimento accumulati dai vecchi assunti, da utilizzare tassativamente entro la fine sempre del 2017.
Gli studenti verranno privati dell' esperienza e della formazione di un corpo insegnante ferrato e i nuovi assunti si troveranno in grande difficoltà.

2.      TOUCHE PAS MA ZEP!

L' annuncio dunque di una nuova carta dell' Educazione prioritaria messa in atto da tre ministri PS uno dopo l' altro( Peillon, Hamon, Vallaud -Belkacem), è stato immediatamente accompagnato da nuove mobilitazioni nelle scuole e fra gli insegnanti a partire dal nuovo anno scolastico 2016/ 2017.
La costruzione di un coordinamento di questo tipo è cominciata infatti alla fine dell' anno scolastico 2016. Malgrado il tentativo, fra vaghe promesse di reimpiego, ZEP/REP e etichette varie, di dividere gli insegnanti, unitariamente fino al 2014 schieratisi per una redistribuzione e un aumento di fondi, le mobilitazioni non si sono fermate ma anzi rafforzate, sull' onda anche, nella primavera 2016, del movimento contro la Loi Travail.
A seguito delle dichiarazioni della ministra Vallaud -Belkacem di aprile 2016 sulla sparizione di fatto progressiva dei licei ZEP con la nuova riforma, la risposta degli insegnanti non ha tardato: il 18 maggio un coordinamento di licei coinvolti convoca un presidio davanti al ministero dell' Educazione.
Il presidio permette quindi di diffondere  i contenuti della vertenza negli ambienti militanti già in contatto, come Anticapitalisme & Révolution- Corrente NPA e quindi nell' ambito della protesta contro la Loi El Khomri, sensibilizzando e ottenendo sostegno anche da settori  nuovi come  Éducation Débout di Nuit Débout, numerosi genitori e altri collettivi di insegnanti.

 Il successo avuto dal presidio lancia e allarga la partecipazione e il sostegno alla vertenza facendo sì che, fra maggio e luglio, una serie di riunioni alla Camera del Lavoro di Parigi portino alla creazione di un appello ufficiale<< Touche pas ma ZEP!>>, come espressione di una piattaforma coordinata di rivendicazioni, quali: << una carta ZEP estesa a tutte le banlieues dei quartieri popolari, quale che sia l' etichetta che attualmente hanno( ZEP, zona sensibile, zona violenza, etc.), con uno statuto unico, che garantisca dei mezzi perenni tanto per le condizioni di studio e di lavoro( numero limitato di docenti effettivi per classe, lezioni con mini gruppi, etc.) che per la remunerazione del personale( salario, indennità, etc.) e loro statuto( punti supplementari in graduatoria per i prof, rilevanti per esempio per le domande di trasferimento).>>[3]. Un appello ad unirsi rivolto ai docenti delle scuole dei quartieri popolari di ogni ordine e grado, in aperta rottura con la politica divisoria del governo nel settore e con le burocrazie sindacali spesso in silenzio.
L' appello circola e viene firmato istituto per istituto, non dai singoli lavoratori, venendo quindi sottoposto al voto nelle assemblee generali o nelle ore di informazione sindacale.
Da soli tre licei firmatari a settembre, grazie alla combattività delle équipes militanti, viene subito indetto uno sciopero che arriva  rapidamente a coinvolgere altri istituti. Nonostante il tentativo del ministero di ridurre la vertenza a un problema << locale>>, la dimensione ormai nazionale di quest' ultima  e la potenza della coordinazione fra i lavoratori sono innegabili.
Attorno a Touche pas ma Zep! si costruiscono assemblee generali di coordinamento, si sfruttano canali di informazione virale(v. pagine facebook), si allestiscono tavoli di convergenza fra le banlieues coinvolte, casse di solidarietà allo sciopero[4] e tutto ciò che è necessario a diffondere l' appello ad altri licei colpiti dalla misura a livello nazionale, perché gli insegnanti entrino in mobilitazione. Altro elemento importante nella crescita della piattaforma, è poi la manifestazione del 15 settembre 2016 contro la Loi Travail,  alla quale i lavoratori mobilitati partecipano in massa, contro la prassi di una categoria solitamente poca propensa ad unirsi a cortei interprofessionali.
Il 29 settembre si arriva così ad una prima giornata di sciopero nazionale fra gli insegnanti riuniti  intorno a Touche Pas ma ZEP!, sostenuti in certi dipartimenti anche dall' inter-sindacale. I tassi di adesione sono dell' 80%, in particolare fra i lavoratori che aderiscono per la prima volta.
Il governo si trova costretto a rilasciare qualche dichiarazione a fronte di un fenomeno imprevisto: dei lavoratori che si autorganizzano in una categoria solitamente divisa e con difficoltà a coordinarsi.  Contrariamente all' aspettative di Vallaud -Belkacem, convinta che qualche  vaga promessa avrebbe calmato la protesta, in ottobre seguono altre giornate di sciopero, alle quali si aggregano insegnanti da altri dipartimenti del paese, come dimostra la combattività dei comitati TPZ a Marsiglia, diventati mediaticamente famosi per l' ''accoglienza'' data a Macron in tournée elettorale.   Vista la straordinaria capacità unificatrice dell' appello Touche pas ma ZEP!, anche a seguito dell' attenzione data dalle cronache( radio, televisione e giornali, fra cui Le Monde) prese alla sprovvista da un tale successo, a novembre la mobilitazione prosegue, sempre più partecipata, e l' assemblea del coordinamento lancia un ultimatum al governo per la promulgazione di uno statuto unitario per tutte le scuole dei quartieri popolari entro il 2017, contro la sparizione della ZEP e per un miglioramento delle condizioni di lavoro senza distinzione di data d' assunzione e di ruolo fra insegnanti e fra personale e insegnanti.
Conseguentemente, il 3 gennaio si ha un' altra giornata di mobilitazione da Lille a Marsiglia, con ormai più di cento scuole in lotta- aderisce anche un istituto della Polinesia francese- e con tassi di adesione altissimi- fino al 100%, come a Denain( 59). Si tratta poi di un momento che marca l' inizio di una promettente partecipazione studentesca, al fianco degli insegnanti. Inoltre non manca la crescente solidarietà da parte di colleghi e scuole non direttamente toccate dalla riforma, che però vanno unendosi anche loro alla lotta di Touche pas ma ZEP!.
Da ultimo, ulteriori progressi sono stata fatti durante il mese di gennaio con un altro sciopero nazionale a Parigi il 19 gennaio, dove si sono ritrovati in corteo più insegnanti da tutto il paese.
Allo stato attuale delle cose la vertenza continua a crescere e sempre più date di mobilitazione vengono convocate.
Si tratta della prima volta che, nel settore dell' Educazione, si continua a scioperare a più riprese in maniera coordinata a livello nazionale, quando ciò non si era verificato finora nemmeno a livello regionale.

Grazie in primis alla spinta dell' estrema sinistra, cioè dei compagni, insegnanti e non solo, di Anticapitalisme & Révolution, la forza dell' autorganizzazione delle lotte ha sorpassato le burocrazie sindacali, ridotte a semplici veicoli di trasmissione dell' appello Touche pas ma ZEP! e dei suoi contenuti.
Si tratta di un coordinamento che si è costruito sulla base di rivendicazioni note alla categoria, che ha messo in piedi una rete di mobilitazione per in primo luogo  dell' iniziativa strettamente militante condotta in campo sindacale, da A&R in particolare, capace di arrivare, sfruttando tutti i canali disponibili, ai colleghi, agli istituti sotto attacco diretto della riforma e non, per una contrapposizione unitaria e partecipata.

Ora quindi la valutazione da fare è questa: si tratta sicuramente di un' iniziativa da seguire nel panorama degli scioperi  che aumentano e proseguono in Francia e nella quale i compagni francesi proseguono l' intervento, come  non hanno mai smesso di fare durante e dopo la fine del movimento della Loi Travail, lavorando  e confrontandosi con quelli che sono stati i grandi risultati di un' azione intrapresa a partire della scorsa primavera: una radicalizzazione di settori inaspettati, di giovani lavoratori e studenti maturata nel corso di un movimento esplosivo, cantiere che ha permesso creare un dialogo, di unire soggetti diversi in un fronte unico.
I compagni di A&R definiscono tutto ciò, appropriatamente, l' avanguardia larga, il punto da cui ripartire, una risorsa essenziale allo stato attuale delle cose.
Lucidamente e più che condivisibilmente, conducono una necessaria azione  di ricomposizione strategica- di cui Touche pas ma ZEP! è solo uno, tra gli esempi-, con già parecchi riscontri positivi, per una reale convergenza delle lotte, che apra a nuovi scenari di un conflitto per niente finito, poiché questa è l' unica maniera per resistere agli attacchi incessanti dei governi capitalisti.


3.      Referenze

         Anticapitalisme & Révolution- Courant NPA Facebook: https://www.facebook.com/Anticapitalisme.et.Revolution/?fref=ts

         Anticapitalisme & Révolution Blog: http://anticapitalisme-et-revolution.blogspot.fr/search?q=ZEP

         Anticapitalisme & Révolution Revue communiste révolutionnaire n° 25 Décembre 2016- Janvier 2017 ''<> Quelques enseignements d' une mobilitation dans l' Éducation'', Courant A&R.

         Touche pas ma ZEP Facebook: https://www.facebook.com/touchepasmazep/?fref=ts


[1]Un esempio  si ha dalle paradossali dichiarazioni, in totale contraddizione con gli obiettivi reali della riforma, della ministra Vallaud- Belkacem, che, a proposito delle proteste dei docenti, si dice << felice che il personale dei licei dell' educazione prioritaria manifesti per ribadire forte e chiaro l' importanza dell' educazione prioritaria e la necessità di rinnovarla>>...<>?! v. Anticapitalisme & Révolution Revue communiste révolutionnaire n° 25 Décembre 2016- Janvier 2017 ''<> Quelques enseignements d' une mobilitation dans l' Éducation'', Courant A&R.
[2]A questo proposito, molti collettivi contro gli abusi della polizia, appunto, parlano di un colonialismo francese mai terminato; v. 19 luglio 2015 morte di Adama Traore #JusticepourAdama.
[3] Da Anticapitalisme & Révolution Revue communiste révolutionnaire n° 25 Décembre 2016- Janvier 2017 ''<> Quelques enseignements d' une mobilitation dans l' Éducation'', Courant A&R.