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Dal ghetto postcoloniale alla rivolta. Un'analisi di classe

 


Per una lettura della rabbia delle banlieue senza incantamenti o pregiudizi

4 Luglio 2023

«Vi libererò da questa spazzatura umana, dalla canaglia»: così dichiarò nel 2005 il presidente francese Sarkozy di fronte alla rivolta delle banlieue causata dalla morte di due giovani braccati dalla polizia. Diciotto anni dopo, l'assassinio poliziesco di un giovane arabo, Nahel, ha innescato una rivolta analoga. Con alcune differenze. L'età media della «canaglia» è di diciassette anni, la stessa età di Nahel, sensibilmente più bassa di quella di allora. L'uso dei social ha consentito una propagazione della rivolta incomparabilmente più rapida. La sua estensione geografica è più ampia.

La violenza della polizia ha agito come allora quale fattore scatenante. La polizia francese si porta dietro la lunga eredità della tradizione gollista, mano pesante e grilletto facile. In larga parte della società è radicato non a caso un robusto sentimento antipoliziesco.
Ma non è solo questione di tradizioni antiche. La polizia francese ha rafforzato in questi anni i propri poteri. Le leggi eccezionali varate a Parigi dopo gli attentati stragisti del terrorismo islamista dell'ISIS, votate purtroppo da tutte le sinistre parlamentari, hanno accresciuto nettamente le prerogative poliziesche in fatto di gestione dell'ordine pubblico. Nel 2017 sotto la presidenza di “sinistra” di Hollande è stata varata una legge che incoraggia l'uso delle armi da parte degli agenti contro veicoli in movimento “potenzialmente minacciosi”. Il risultato è che il tiro poliziesco su bersagli simili si è moltiplicato da allora per cinque, col relativo carico di sangue.
L'assassinio di Nahel è l'ultima goccia di questo stillicidio. Ma lo stillicidio non è socialmente neutro: i quartieri ghetto delle banlieue sono stati il poligono di tiro preferito.

Le banlieue francesi sono a tutti gli effetti un deposito postcoloniale. I giovani che le popolano sono figli e nipoti degli immigrati di seconda e terza generazione, giovani francesi di estrazione algerina, marocchina, tunisina, ma anche giovani di colore provenienti indirettamente da Guyana, Nuova Caledonia, Guadalupa, tuttora colonie del democratico imperialismo francese, oppure dai territori dell'area francofona dell'Africa subsahariana, quella oggi insidiata, per intenderci, dalla concorrenza dell'imperialismo russo.

Queste banlieue sono autentici ghetti. I giovani che le abitano hanno un tasso di disoccupazione doppio o triplo rispetto alla media (oltre il 40%), raramente dispongono di strutture sociali di appoggio, sono esposti spesso ai ricatti della malavita e dello spaccio, e alla nomea del quartiere in cui vivono. La banlieue diventa per loro a tutti gli effetti uno stigma sociale, un problema aggiuntivo nel trovare un lavoro o una casa, ma anche una ragione dell'assillante pressione poliziesca. Infinite perquisizioni, retate quotidiane, vessazioni umilianti senza motivo, se non appunto il ghetto di provenienza, e l'etnia araba o il colore che lo segnala. Un po' come la popolazione di colore in tante periferie metropolitane USA.

La polizia si esercita quotidianamente nel tormentare i giovani delle banlieue. E i giovani ravvivano quotidianamente il proprio odio contro la polizia. L'omicidio di Nahel ha fatto da stura a questo sentimento radicato, su entrambi i lati, al punto che mentre i giovani dei quartieri si sollevano contro la polizia, i sindacati più reazionari della polizia (Alliance) non solo difendono l'agente omicida ma si dichiarano in guerra contro la canaglia, e chiedono al governo nuovi poteri.

La rivolta della banlieue assume per lo più forme primitive e indifferenziate. Si indirizza non solo contro le caserme e le camionette della polizia, ma anche contro negozi, vetture private, e persino biblioteche e scuole. Obiettivi sbagliati.
Non apparteniamo a quella cultura che subisce il fascino estetico della violenza indifferenziata, tipica di alcune tradizioni anarchiche o autonome. Così come certo non apparteniamo, all'opposto, a quella cultura riformista che col ditino alzato pretende dagli oppressi buone maniere nel rispetto delle istituzioni (come nel caso dei dirigenti del Partito Comunista Francese, che prima votano le leggi di polizia e poi si associano agli appelli alla calma e alla “responsabilità repubblicana”). Qui non si tratta di giudicare un fenomeno sociale, ma di comprenderlo, e soprattutto di rapportarvisi da un punto di vista di classe e rivoluzionario. Una rivolta contro l'oppressione dello Stato borghese contiene sempre, in ultima analisi, un potenziale positivo. Ma non sempre quel potenziale trova un punto di riferimento e una traduzione progressiva. Non sempre segna l'ascesa della marea di massa. Molto dipende dalla dinamica della lotta di classe che le fa da sfondo, e dalla presenza o meno di una direzione politica che intervenga sulla sua coscienza.

L'attuale rivolta delle banlieue francesi non descrive una nuova ascesa della lotta di classe in Francia. Piuttosto riflette il combinarsi oggettivo di due elementi contraddittori: la ritirata del movimento di massa contro la riforma pensionistica, per responsabilità delle burocrazie sindacali e delle sinistre riformiste subalterne a queste, e al tempo stesso l'incancrenirsi della frattura profonda nella società francese.
L'ultimo decennio di vita politica francese è stato solcato da ripetute dinamiche di opposizione di massa al governo. È stato così nel 2017 con la grande mobilitazione di classe contro la legge Khomri, il Jobs act francese. Poi col movimento spurio e contraddittorio dei gilet gialli nel 2019. Poi ancora nel 2023 con la ripresa del forte movimento di massa contro Macron e la sua riforma delle pensioni. Il lascito di queste dinamiche, diverse tra loro, è stato l'odio crescente contro il governo dei ricchi. Macron è stato ed è il manifesto in persona del governo dei ricchi nella percezione di una larga massa popolare. Il suo ripetuto ricorso alla polizia nel contrasto del conflitto sociale ha rafforzato il sentimento antigovernativo e antipoliziesco in ampi settori popolari. La rivolta delle banlieue pesca anche indirettamente in questo retroterra, seppur in forma confusa e contraddittoria.

Ma la vergognosa ritirata delle burocrazie sindacali dallo scontro con Macron sulle pensioni, e l'arretramento che ne è seguito, ha impedito al movimento operaio di dare alla rivolta delle banlieue un riferimento di classe e un indirizzo, di dirottare sul terreno di classe la pulsione ribellistica che in essa si esprime.
Tutto questo non è senza conseguenze politiche. Macron ha ripreso ossigeno e spazio di manovra. Le Pen esce dalla sua marginalità e cerca oggi un rilancio nella invocazione dell'ordine pubblico (nel mentre promette parallelamente la cancellazione dell'odiata riforma pensionistica di Macron, una volta eletta presidente della Francia). Oltre una certa soglia, una domanda d'ordine si affaccia nelle stesse periferie presso importanti settori di piccola borghesia e di popolazione povera, colpiti o danneggiati dagli effetti della rivolta (macchine e servizi distrutti) e al tempo stesso privi di una prospettiva ed impauriti. La raccolta di fondi attivata da gruppi di estrema destra a favore del poliziotto omicida supera di gran lunga quella promossa a sostegno della famiglia di Nahel. Sono sintomi indicativi. Quando una lunga stagione di mobilitazioni di massa rifluisce senza apparenti risultati per responsabilità preminente degli apparati burocratici si può produrre nel sentimento pubblico un effetto di rimbalzo di segno opposto. Le Pen si candida a capitalizzare sul terreno reazionario l'ostilità a Macron e il fallimento della sinistra.

Il tema del rilancio dell'azione di classe e di massa del movimento operaio francese si unisce allora più che mai alla necessità di un cambio nella sua direzione sindacale e politica. Solo una direzione anticapitalista può mettere il proletariato francese nelle condizioni di egemonizzare i confusi sentimenti di rivolta di ampi settori giovanili. In sua assenza, tutto rischia di rotolare a destra tra le braccia del partito dell'ordine.

Partito Comunista dei Lavoratori

Presidenziali francesi 2017: un' altra prova della fase di crisi acuta del capitalismo

Nessuna aspettativa per i lavoratori se non nelle lotte!


Il contesto è chiaro a livello internazionale e, a maggior ragione in Francia: la borghesia è in una fase di crisi acuta dalla quale non uscirà facilmente. Da qui il senso dell'offensiva capitalista attuale, ovvero infliggere un attacco senza precedenti recenti alla classe operaia.
E ciò porta direttamente a dei fenomeni di regressione politica e sociale delle forze borghesi: nel quadro di una crisi persistente, la sinistra riformista tradizionale al governo dopo aver illuso la classe operaia si fa espressione, spesso incarnazione, dell'offensiva reazionaria capitalista e favorisce la proliferazione di forze di estrema destra, xenofobe e populiste. Le forze riformiste borghesi, che nel periodo 2008- 2012 avevano cavalcato l' illusione delle masse con promesse di riforma sociale e di rinnovo del welfare, hanno quindi messo da parte per un momento la destra storica, ma hanno presto prodotto il presente risultato suicidandosi politicamente e hanno chiaramente tradito e peggiorato la condizione della classe lavoratrice, dei giovani,i quali vivono la maggior parte della loro esistenza lavorativa e educativa in un panorama stagnante, dove la crisi é una costante che cancella un futuro e ferma il presente.
La base da cui partire, quindi, parlando delle elezioni presidenziali francesi in questo quadro é che la classe lavoratrice non può riporvi alcuna aspettativa, che non sia quella nelle lotte, unica vera via per imporre rivendicazioni in grado di incidere.

Si tratta inoltre di elezioni presidenziali che si collocano in uno scenario potenzialmente molto sfavorevole alle forze riformiste e reazionarie presenti, in quanto il prodotto della scorsa della primavera, ovvero il movimento contro la Loi Travail et son monde, è più che presente e sfida il clima di calma sociale che si vuole imporre dall'alto.

A partire dai giovani- La regola della precarietà verso l' uberizzazione.

In Francia, la disoccupazione giovanile è al 25%, anche al 40% in alcune zone. I giovani sono fra i primi rappresentanti della precarietà diffusa, in quanto anche il possesso di un diploma non costituisce una garanzia di un futuro impiego. In più, anche decidendo di proseguire gli studi, una larga percentuale di studenti francesi, il 40%, é obbligata a lavorare- cosiddetti jobs étudiants (spesso iper ricattati sotto foodora, deliveroo, etc)- in contemporanea con l' università, per appunto potersela finanziare. Università nelle quali le condizioni di lavoro si degradano sempre di più, governo dopo governo.
Non a caso, Hollande nella campagna 2012 avevo fatto dei giovani e dell' istruzione un caposaldo del proprio programma e, infatti, non si é risparmiato in quanto a relative riforme. A partire dalle università appunto, dove ha fatto votare una legge Loi Fioraso che prevede la fusione di varie facoltà in ottica di riduzione dei costi di gestione e servizio, implicando una riduzione dei posti di lavoro, soppressione di corsi di laurea, un aumento di studenti nelle classi e dunque una degradazione generale delle condizioni di studio, ma anche di lavoro per dipendenti e insegnanti. Una legge che inoltre prevede una strutturazione dei percorsi formativi in funzione dei bisogni delle imprese locali. Ma l'azione di riforma del governo sul fronte scuole e università non si ferma a questo, ma anzi ha continuato il disegno filo-padronale di un' università modellata sulle necessità economiche delle grandi industrie del paese grazie a una legge, approvata a fine 2016, introduttiva del numero chiuso nei masters, cioé una selezione classista che favorirà soltanto gli studenti più abbienti che potranno riorientarsi, mentre invece chi non se lo potrà permettere sarà costretto ad abbandonare gli studi.
Quindi, un' altra prova del fatto che, per innalzare i profitti in tempo di crisi, i primi ad essere attaccati sono i diritti dei giovani, studenti e lavoratori. Contro questa offensiva all' indirizzo dell' insegnamento superiore, si stanno costruendo mobilitazioni nel paese: a Tolosa e in varie università a Parigi (Paris 3 e Paris 7 es.), dove attraverso assemblee generali si dà corpo ad una risposta per rivendicare delle condizioni di studio e di vita degne.

Premessa e bilanci.

E' necessario quindi fare un breve bilancio di quello che è stato il quinquennato di Hollande, in particolare questi ultimi due anni.
L' introduzione dello stato d' emergenza ha costituito un gravissimo attacco alle libertà e i diritti fondamentali: fin dall'inizio infatti, chiaramente, i destinatari effettivi sono stati i lavoratori. Già dall'autunno prima degli attentati a Parigi, si registravano un certo numero di scioperi economici e politici sparsi per il paese. Accanto alla crescita delle mobilitazioni diffuse si é infatti prodotta una gravissima censura ed è stato messo in moto un potentissimo meccanismo di repressione delle lotte, con divieti di manifestare, divieti di assembramento, rappresaglie sui luoghi di lavoro, strapotere alle forze dell'ordine e una profonda lesione alla dignità personale dei lavoratori e studenti nelle piazze: manifestazioni semi autorizzate e ingabbiate( ovvero con un dispiegamento immane delle forze dell'ordine a circondare e chiudere i percorsi), perquisizioni all'entrata e all'uscita dei cortei, persona per persona, con palpeggiamenti e percosse.
E' utile poi precisare la portata antioperaia di questo provvedimento, creato appositamente e applicato tre volte dalla Francia gaullista per far fronte ai moti indipendentisti algerini (FLN) durante la guerra d' Algeria (1954-1962). Applicato altre volte oltre mare negli anni ottanta e, più recentemente, nel 2005 in banlieue a Parigi per far fronte alle proteste che scoppiarono a seguito della orribile morte di due ragazzi, in fuga dalla polizia. Dal 15 novembre 2015 é stato ormai prolungato per 5 volte.
Alla questione dello stato di emergenza si collega anche la situazione relativa allo stato delle forze dell'ordine, essendo che il Ministro dell' Interno vede i suoi poteri raddoppiati: in questo quadro si inserisce infatti il nuovo procedimento di riforma della pubblica sicurezza, ovvero un ampliamento dell'uso delle armi da parte della polizia, aumento dei controlli di identità e delle perquisizioni, alleggerimento dei parametri di legittima difesa (ovvero la possibilità di sparare, se l' interpellato non ottempera all' ordine di fermarsi per due volte di seguito) e l' innalzamento delle pene per reati d' oltraggio, violenza contro pubblico ufficiale e simili.
Un ''libera tutti'' delle forze dell' ordine per continuare a spadroneggiare nei quartieri popolari (da ultimo, lo stupro di Thèo a Aulnay- sur- Bois) e reprimere le lotte: in Francia attualmente sono circa 2000 i processi a carico di militanti sindacali e attivisti politici di estrema sinistra, scattati nel corso del movimento contro la Loi Travail.
Emblematico il caso Goodyear (otto ex- dipendenti sindacalisti CGT per i quali sono stati disposti nove mesi di prigione per aver voluto difendere il proprio impiego contro la chiusura dello stabilimento nel 2014). Un altro esempio é quello di uno studente dell'Università di Paris X Nanterre: da semplice accusato, si trova ormai da 10 mesi in detenzione provvisoria in attesa di un processo non ancora fissato (l' arresto preventivo in Francia, attualmente, può prolungarsi fino a tre anni). O quello della repressione che subiscono i liceali, soprattutto dei quartieri: l' ultimo caso la serie di proteste organizzate in Justice pour Théo, dove la polizia arrivata in gran forze, carica, ferma vari studenti, la maggior parte dei quali minorenni, con rischio denuncia, notte in commissariato con percosse e, solitamente, comparizione immediata come a Levallois (banlieue di Parigi).

Tutto per reprimere la protesta organizzata contro i provvedimenti filo-padronali che hanno caratterizzato l' operato di Hollande e quindi del Partito Socialista alla guida del paese: ovvero la Loi Hamon( via libera a concorrenza fra imprese e deregolamentazione), il Credito di Imposta per la competitività e l' impiego CICE( che offriva 20 miliardi di euro alle grandi imprese, quando il salario minimo SMIC é stato aumentato di 9 centesimi in gennaio 2016), l' Accordo Nazionale Interprofessionale ANI e la Loi Macron che hanno preparato il terreno per quella che è stata la Loi Travail, approvata con il 49.3, cioè con la fiducia, l' 8 agosto 2016.
Da ultimo recentemente vi è stata l' approvazione di una misura di legge volta a depenalizzare una serie di reati come l' abuso di ufficio e vari in ambito corruzione/ estorsione, proprio in seguito agli ''scandali'' che hanno colpito la maggioranza dei candidati, ovvero Fillon, Le Pen e Macron.

Avanguardia di lotta.

E, in tutto ciò, la Loi Travail inizia ad essere applicata, mentre in contemporanea riprendono gli scioperi non solamente economici, come le giornate nazionali del 6 e del 7 marzo dove le Poste, la Sanità e i Centri per l' impiego sono massivamente scesi in piazza contro privatizzazioni, soppressione posti, chiusura uffici, riduzione mezzi, orario e salari.
Attorno a questa grande giornata di mobilitazione, che ha visto anche una partecipazione studentesca contro la selezione in master e le fusioni, si produce un' ulteriore dimostrazione di come la scorsa primavera abbia generato un livello di coscienza tale da essere difficile da sedare e mettere a tacere.
Proprio dalle facoltà è partita, in larga parte, la protesta il 9 marzo e, a livello sindacale, i militanti si sono distinti dai vertici ancorati all'idea di un dialogo sociale possibile, costruendo reti tali radicalizzare tanti giovani lavoratori e intere categorie (esplosione della rabbia dei portuali di Le Havre e il blocco delle raffinerie).
Attualmente in Francia la stampa registra una media di 176 conflitti al giorno, ad esempio solo contando la settimana che va dal 6 febbraio al 10 febbraio 2017 (245, 150 e 115 le tre settimane precedenti). Le due settimane precedenti dunque, con 245 e 150 conflitti al giorno, registravano delle giornate nazionali di mobilitazione che quindi aumentavano le cifre, mentre nell'ultimo periodo in questione le 176 vertenze in corso si sono svolte in assenza di appelli nazionali. Si tratta di un record senza precedenti recenti.
Si ha una progressione regolare e questa si può tradurre anche in un' esplosione sociale generalizzata. Con tale aumento di mobilitazioni, cresce lo scarto tra la rappresentazione politica o elettorale e le preoccupazioni, i bisogni della classe, poiché questa collera sociale non si collega a nessuno dei candidati borghesi. La rabbia popolare potrebbe rapidamente cercare e trovare un' espressione pubblica. Le manifestazioni in seguito allo stupro di Théo perpetrato dalla polizia, avvenuto giovedì 2 febbraio 2017, annunciano una delle prime riprese sul piano dell'inversione dei rapporti di forza.
Il livello medio della conflittualità sociale ha avuto certamente un nuovo picco con le giornate di sciopero del 6, 7 e 8 marzo 2017.
Bisogna puntualizzare che l' anno passato era in un' atmosfera simile, ma di intensità minore a fine gennaio/ inizio febbraio- in particolare fine febbraio/ inizio marzo( dove il numero medio di vertenze era di 130 al giorno), che é nato il movimento generale contro la Loi Travail il 9 marzo 2016.
E' nel settore dell'educazione nazionale, seguito da quello della sanità, che si conta il maggior numero di scioperi. La lotta degli Atsem, educatori della scuola d' infanzia, contro la soppressione di classi e il calo di ore, certamente ha contribuito al rilancio attuale.
Ben evidenziata la forza motrice di alcuni settori d' avanguardia, quest'anno ci sono tutte le condizioni affinché la quantità di vertenze si diffonda, generalizzando lo scontro.
Il settore della sanità pubblica riporta, a partire dalle prime due settimane di febbraio, almeno 84 stabilimenti in protesta.
Ovvero una quantità maggiore rispetto al mese di dicembre 2016 (78) e più della metà dell'insieme di quelli verificatisi nel mese di gennaio 2017 (144) nella medesima categoria.
Nel complesso, è soprattutto la funzione pubblica che è in lotta, senza contare poi i lavoratori intermittenti, i disoccupati e i precari contro la riforma dei sussidi di disoccupazione o i ferrovieri contro la riforma di privatizzazione delle ferrovie.

Dal movimento contro la Loi Travail, catalizzatore di molteplici scioperi economici e conflitti sociali in più settori, è stato rimesso quindi in primo piano il ruolo decisivo della classe operaia (da rimarcare che la congiunzione dello sciopero nelle raffinerie, fra i portuali e fra i ferrovieri ha fatto tremare la classe dirigente), e questo é il risultato: una coscienza diffusa che, malgrado il mancato appello passato al ''tutti insieme'' e allo sciopero generale, continua a farsi sentire, nella riproposizione di quelle stesse parole d' ordine.
L' auto-organizzazione dei lavoratori e degli studenti è tale, anche se in costruzione, da non poter essere messa a tacere facilmente dal processo elettorale della borghesia e dalle sue frange repressive.

Avanguardia larga- Basta con la filosofia del ''male minore'', vogliamo tutto!

Il leitmotiv della ''sinistra riformista per scacciare la destra, del meno peggio'' è più che mai anacronistico, soprattutto nel contesto francese attuale dove i padroni che giustificano licenziamenti, delocalizzazioni, smantellamenti di intere produzioni in nome del calo di profitti e bilanci negativi, in realtà già godono dei benefici che la Loi Travail ha dato loro. Dicono ai lavoratori, agli studenti che c'è tanta crisi, che bisogna accontentarsi di un lavoro misero, sottopagato e da sfruttati...Ma quante imprese sono realmente fallite, quante azioni perse? No, perché, il padronato francese, dicono i dati, é in buonissima salute: solo nell' ultimo trimestre del 2016 i dividendi versati agli azionari sono aumentati dell'11,2%, cioé di 35 miliardi di euro. Il 2016, nel complesso, ha visto gli azionisti( tra cui BNP Paribas esperta nel commercio di armi in Medio Oriente) del CAC 40- principale indice borsistico francese, ed uno dei più importanti del sistema Euronext, spartirsi ben 75 miliardi di euro di dividendi. Contemporaneamente il governo Hollande ha dato 22 miliardi ai padroni a titolo di credito di imposta per accrescere la competività sul mercato. Ma tutto ciò, presentato come una misura per favorire le assunzioni, ha avuto l' effetto opposto, ovvero il proseguimento dell'ondata di licenziamenti.
Un esempio su tutti, il caso dell'accordo di competitività Renault firmato da confederali il 31 dicembre 2016 (aumento ore di lavoro, straordinario non a parità di salario, aumento della produzione e quasi 7 000 licenziamenti, etc.) o di quello della PSA di luglio 2016, sempre sulla stessa linea: ovvero quando il dialogo sociale é un altro aspetto dell'attuale offensiva senza precedenti contro le condizioni di lavoro ora in Francia.

E' dunque a partire da tutto ciò, che da queste elezioni la classe operaia, a maggior ragione, non otterrà niente, come non dovrà fidarsi dei proclami anti- sistema e ''rinnovatori'' provenienti dai candidati borghesi.
Innanzitutto da destra, dove Macron e Fillon rivaleggiano fra loro per chi debba offrire al padronato i lavoratori più ricattabili e a buon mercato, per accattivarsi i più ricchi e accrescere i ranghi dei più poveri.
Per esempio Fillon, che spiega ai lavoratori l' ineluttabilità dei sacrifici in tempo di crisi: infatti, per farvi fronte, aveva impiegato fittiziamente per anni moglie e figli in Parlamento per una somma come un milione di euro! Ma questa é stata la scelta dei Republicains LR, nel tentativo di restituire un' immagine di rigore e stabilità in salsa ultra- cattolica (antiabortista e omofoba) e reazionaria. Nonostante il processo intentato a suo carico, le smentite e i tentativi di sottrarsi alla giustizia non mancano, complice l' omertà di un' intera classe dirigente; contrariamente a quello che succede dal lato dei lavoratori e degli studenti, il lato dei fermi per aver lanciato una pietra, degli arresti preventivi e del carcere per avere difeso il proprio posto di lavoro. Si ha dunque ragione di credere che disporre dei fondi pubblici per arricchirsi sia la routine, anche se a farlo é l' ex primo ministro del governo Sarkozy (2007- 2012) che non si vuole dimettere come, al contrario, hanno già iniziato a fare molti del suo staff.
Tutto ciò nel seguente quadro di un programma che prevede fra le tante misure antioperaie: un taglio di 100 miliardi alla spesa pubblica (pari all'8% del totale) in cinque anni; cinquanta miliardi di riduzione della pressione fiscale diretta (40 per le imprese e 10 per le famiglie); aumento del 2% dell'Iva (circa 16 miliardi) per non diminuire gli oneri contributivi a carico delle aziende; cancellazione dell' imposta patrimoniale (5,5 miliardi) per non fare fuggire i ''ricchi''; abolizione della durata legale dell'orario di lavoro settimanale (cancellazione, cioè, delle 35 ore) lasciando alle singole aziende la possibilità di stabilire gli orari in sede di concertazione, nel rispetto del solo limite europeo delle 48 ore settimanali; aumento dell'età pensionistica a 65 anni entro il 2022; diminuzione progressiva delle indennità di disoccupazione. Senza citare il versante sicurezza genere guerrafondaio, fra proposte di leve obbligatorie, aumento dell'esportazione di armi (campo in cui la Francia è il terzo paese a livello mondiale) e dei dispositivi ''anti-terrorismo'' da saggiare sulla pelle dei giovani delle banlieues e dei compagni.
Al contrario, invece, c'é chi, come lo yuppie Macron, continua la scalata ai vertici del potere: dall' ENA( Ecole Nationale Administration, uno dei luoghi d' élite di riproduzione della classe dirigente francese), all' approdo fra i consiglieri di Hollande come rampollo promotore degli interessi del gran padronato, cosa che gli garantisce poi un posto alla Rotschild. L' esperienza acquisita al soldo dei padroni, gli frutta la carica di Ministro dell' Economia sempre del governo Hollande, nel corso del quale non solo promuove la Loi Macron di cui sopra, ma si pone anche alla testa del processo di acquisizione della Piooneer da parte della Francia, per una somma equivalente a 3,5 miliardi di euro. Fondatore del movimento En Marche! (...contro i lavoratori), colui che ha parlato degli operai come di '' analfabeti'', il servo del capitale francese promotore degli interessi della peggio borghesia reazionaria propone quello che già aveva iniziato durante il governo della sinistra riformista, del PS di Hollande: una deregolamentazione del mondo del lavoro, taglio delle tutele e dei diritti sindacali, abbassamento dei costi della manodopera (salario), svendita dei contributi previdenza a privati e sgravi fiscali alle imprese, all' insegna della depauperizzazione della funzione pubblica. L' invito a lavorare sempre di più per guadagnare sempre di meno mal si concilia, insomma, con il fatto che Macron stesso guadagnasse più di un milione alla Rothschild. Senza contare l' assurdità, dopo un simile curriculum filopadronale, contenuta nella dichiarazione d' essere ''né di destra né di sinistra'', cosa che non sa neanche di tecnocrate senza partito, ma solo di servo della borghesia.

Basta illudersi con candidati borghesi reazionari che non hanno nulla di nuovo, se non attacchi su attacchi contro i lavoratori e le lavoratrici in nome della flessibilità e a scapito dello stato sociale.

A proposito di ciò, altre proclamazioni assurde e facilmente smentibili arrivano da Marine Le Pen del Front National, che ultimamente si è dichiarata anti-sistema: tutto ciò dopo avere condotto i suoi affari in tranquillità nel pieno del mandato al Parlamento Europeo, al quale deve un rimborso di 340 000 euro per avervi impiegato vari amici del FN. Tra l' altro non è la sola: nel suo partito sono in molti ad essere a stretto contatto con la giustizia per loschi simili affari che si aggirano sempre sul milione di euro. Alla resa dei conti, la reazione di Le Pen si è concretizzata nel rifiuto di rispondere alla citazione in tribunale opponendo l' <>. Non è invece certo che i lavoratori, per i quali Marine Le Pen prevede innanzitutto distruzione della sécurité sociale (sistema sanitario e assistenza sociale) e dei diritti sindacali a fronte di vari regali fiscali alle imprese, possano a loro volta utilizzare l' <> rispetto ad un programma populista, xenofobo, amico dei padroni e rispetto ai 2000 processi politici in atto.
Fillon, Le Pen, Macron: a dispetto della propaganda, si tratta di tre prodotti puri del sistema capitalista francese, del quale sono anche i migliori difensori.

Cosa si presenta sul versante della sinistra riformista, sulla base del contesto di crisi precedentemente analizzato?
Riciclatosi nel suicidio politico del PS Partito Socialista, Benoit Hamon: segno del rifiuto e incapacità di trarre un bilancio del quinquennato che ha devastato il mondo del lavoro e i giovani, superando praticamente Sarkozy.
I 5 anni di PS al potere, dal lavoro domenicale nella Loi El Khomri alla prosecuzione della demolizione dei servizi pubblici(es. protection sociale, v. pensioni, sussidi,etc.), vedono Hamon presente e attivo in linea con il voto di tali misure nefaste e non solo, in quanto anche Ministro dell' Educazione Nazionale per un periodo e per questo responsabile di provvedimenti meritocratici e classisti, come quelli contro le scuole delle banlieues dove, un ampio taglio di budget, pregiudica di fatto il diritto allo studio degli studenti di estrazione proletaria.
Non a caso smentire il programma di Hamon ha come obiettivo principale di disilludere e risvegliare quella parte di giovani in cerca di un riferimento. In primis attraverso l' analisi della proposta sulla revenu universelle (salario universale), una manna dal cielo per le imprese e un attacco diretto alla contrattazione collettiva: in concomitanza con l' approvazione della Loi Travail nel decreto che facilita i licenziamenti, si pone quindi la necessità di mantenere il potere d' acquisto della prevedibile gran massa dei disoccupati. E, sempre nell'ottica di favorire le imprese, la revenu universelle comporta anche l' abbassamento dei costi del contenzioso per eventuali reintegri, di quelli della manodopera (ce ne sarà meno e in condizioni di totale ricatto). Il tutto appunto senza sopprimere sgravi fiscali e incentivi aziendali in nome del profitto.
Il salario universale/ revenu universelle é una misura dichiaratamente contro i lavoratori, ma soprattutto contro le lavoratrici: questa incentiverebbe praticamente il ricollocamento definitivo delle donne salariate nella sfera domestica, sottoponendole allo sfruttamento e alla subordinazione del lavoro di cura (poiché, ''in tempi di crisi'', significherebbe un ammortizzazione dei costi). Ulteriore pesante ripercussione sulla vita delle donne lavoratrici poi, poiché la revenu universelle cancellerebbe ogni forma di autonomia ed emancipazione, donando nuova forza al patriarcato in seno alla famiglia e in generale, in quanto, nella maggioranza dei casi, lavorerebbe solo l' uomo. Una misura retrograda e paternalista, atta ad isolare e a privare di risorse le donne, foriera di subordinazione, economica e sociale, totale.
Senza contare che salario universale significa soprattutto, e nella pratica, distruzione del welfare di assistenza e aiuti sociali.
Infatti, la riflessione sul tema ha origine da una proposta lanciata al Senato da liberali come Madelin e Poisson e da Lefebvre, ex ministro di Sarkozy, mentre a sinistra, da Verdi e Parti de Gauche (Melenchon). Trattandosi di un dibattito incentrato in particolare sul montante, tutti i partecipanti concordavano sui presupposti: la soppressione dell' insieme dei sussidi sociali, per sostituirli con un' entrata unica (di portata, quindi, inferiore) della quale tutti i cittadini quali che siano, disoccupato, azionista, giovane, vecchio o percettore di salario minimo, usufruirebbero. Sotto una vestigia apparentemente neutra, si cela invece una misura interclassista contro le fasce di lavoratori socialmente in difficoltà. Un' altra conferma di quanto, in realtà, questo candidato rimanga un prodotto di un PS reazionario, poiché si ostina a propinare, in maniera più o meno nascosta, la storia della pace sociale, il cui eco risuona, a livello internazionale, negli attacchi alla classe operaia di questi anni(v. Syriza o Podemos).
Per cui tale proposta programmatica di Hamon si avvicina piuttosto ad visione della destra a riguardo: un salario universale versato a tutti, una sorta di sussidio universale di 750 € al mese, sarebbe addirittura inferiore alla somma soglia di povertà del paese, recentemente riformulata ed equivalente a 1000€. Misura la cui applicazione coinciderebbe con lo smantellamento degli ammortizzatori sociali per fasce a basso reddito (relativi all' alloggio, alla famiglia etc.), senza invece unire, al limite, le due cose. Salario universale o sussidio di sopravvivenza?
Ma i paradossi continuano: tale provvedimento sarebbe, secondo Hamon, da mettere in pratica a partire dal 2022, cioé alla fine del quinquennato!
Nello specifico, il processo si compone di diverse tappe: la prima, dal 2018, consistente nell' aumento della RSA fino a 600 €; lo stesso anno, nel ''reddito di sopravvivenza'' a tutti i giovani fra i 18 e i 25 anni; lanciare infine una '' grande conferenza cittadina'' per definire il montante e il finanziamento(!) di tale cosa; infine, estenderla a tutta la popolazione per 750 €. Altro aspetto interessante, è che quindi sul finanziamento di questa revenu universelle tutto tace, con un' unica certezza: l' intento, condiviso ben oltre le frange di Hamon, di sopprimere i prelievi per servizi sociali e assistenziali dai salari, e di trasferire il finanziamento sulla base dell'imposta gravante sull'insieme della popolazione. E' molto chiaro dunque il perché dei liberali difendano così strenuamente l' ipotesi di questa riforma: si tratta, niente di meno, che di un abbassamento del costo del lavoro notevole. Il tutto sulla pelle dei lavoratori, perché le casse delle grandi imprese francesi e dei grandi padroni non vengono mai citate in queste occasioni. Casse che vengono rimpinguate grazie allo sfruttamento della forza lavoro della manodopera salariata. I lavoratori finanzieranno essi stessi il suddetto sussidio: una divisione della ricchezza fra poveri. La messa in atto della revenu universelle distruggerebbe tutto ciò che il lavoro dipendente offre attualmente, attraverso prelievi di parte del salario: assicurazione pubblica e obbligatoria contro la disoccupazione, la vecchiaia e la malattia. Grandi risparmi per i datori con la distruzione del welfare sociale aziendale, a vantaggio delle mutue private (AXA, ad esempio) e di chi se le potrà permettere.
Infine il salario universale sarebbe una scusa perfetta per abbassare il salario minimo (SMIC) e anche i salari in generale. Con l' effetto di un aumento dei livelli di sfruttamento e un aggravamento della precarietà, grazie alle raffiche di licenziamenti.
Chiaramente quindi, anche Hamon, si colloca in un quadro di soccorso al padronato alla disperata ricerca di guadagni data dalla caduta tendenziale del saggio di profitto, un padronato che licenzia massivamente e introduce l' illusione del lavoro indipendente alla Uber.
La filosofia dell'uberizzazione e della revenu universelle come ''emancipatrice'', altro non é se non un mezzo necessario al capitalismo per accompagnare la precarietà e l' abbassamento dei salari. Accettarla significa accettare l' aumento del peso della dominazione dei padroni sui lavoratori che subiscono lo sfruttamento e la disoccupazione quotidianamente.
In particolare riguardo alla presa che una simile misura può avere in prima battuta sui giovani, bisogna aggiungere che la liberazione dal lavoro salariato non può partire da una proposta simile e da chi la propone (padronato) ma, in via transitoria, semmai sarebbe dell'ipotesi di un salario studentesco, a fronte del taglio delle borse e per la difesa del diritto allo studio, che si dovrebbe discutere.
La lista dei candidati prosegue con Melenchon e la sua <>: ex mitterrandista, ex deputato dell' Essonne, ex funzionario del ministero dell' Insegnamento superiore sotto Jospin e attualmente deputato europeo (Front de gauche 2009 e ora Parti de gauche, presente in Senato)... Non si può certo affermare che Melenchon sia un volto nuovo, a dispetto del dinamismo delle etichette.
Presentatosi già nel 2012, a questa nuova tornata tenta la carta anti -sistema a partire dal suo slogan <> -Io voto e loro se ne vanno, sul modello quasi sia degli indignados spagnoli, con quali non ha nulla in comune. Senza contare poi la prova che la sua presenza si manifesti solo in campagna elettorale attraverso contenitori larghi e apparentemente interclassisti per radunare semplicemente voti, illudendo -stavolta -quella può essere una parte della sinistra arresasi alla disfatta del PS, complice anche il fatto della mancata presentazione del PCF in autonomia, perché in parte suo sostenitore. Un sondaggio di fine gennaio collocava il candidato di Franche Insoumise al quinto posto nelle intenzioni di voto: con il 10% al primo turno, Melenchon sembra sorpassato dallo sprint che le primarie hanno dato ad Hamon. Malgrado ciò, sul piano delle alleanze/ equilibri borghesi, Melenchon rappresenta potenzialmente un ostacolo per i socialisti nel pieno di un processo di ricostruzione (Hamon) volto a riconquistare la base persa e a mantenere la fiducia del padronato: infatti non bisogna sottovalutare l' influenza della France Insoumise in una certa parte della classe operaia e dei giovani.
La retorica populista sinistrorsa che, alienata completamente da qualsiasi tipo di mobilitazione, lotte sociali e ambienti sindacali, è altro rispetto alle rivendicazioni della classe operaia con cui Melenchon non ha nulla a che spartire, e così può solo radunare in maggioranza bacini di giovani piccolo borghesi e borghesi senza precisi riferimenti politici. A partire dall'opera di lancio dell'attuale campagna, ''L' avvenire in comune'', a slogan come ''Partecipa alle sesta Repubblica'' o incitamenti alla rinascita della Francia nazione, si articolano, nella realtà, in un programma spaventosamente ego-centrato e reazionario, espressioni campiste e neosovraniste quanto alla questione del Medio Oriente, dei rifugiati, dell' industria e della sicurezza nazionale.
Non si parla della classe operaia e dell' abrogazione della Loi Travail come punti cardine, ma si prosegue sulla strada dell'austerity, relegando il protagonismo delle masse alla sola fase della campagna elettorale e questo si nota anche facendo il paragone con il precedente programma del 2012 dal libro ''L' humain d' abord'' (Prima l' umano) a ''L' ére du peuple'' (L' era del popolo), composto da contributi online dei sostenitori. Preso atto dell'aumento dell'orario di lavoro e sue modificazioni con la Loi Travail, Melenchon propone una sesta settimana di congedi pagati, una settimana di 35 ore senza ore supplementari e di 32 ore in caso di lavoro nocivo e rischioso o notturno: apparentemente attraente per molti lavoratori dipendenti. La cosa interessante é che, in caso, prima di vedere la luce, queste proposte dovrebbero passare innanzitutto da una <>. Si svela quindi, fin dall' inizio, la natura filo padronale di un programma che non fa che annullare e retrocedere su diritti sindacali, politici e sociali. Infatti si tratterebbe di misure dichiaratamente connesse ad una politica di <>, quella in cui si sono imbarcate molte direzioni sindacali confederali nell'ultimo quinquennato e che ha favorito una parte sola: quella dei grandi capitalisti francesi. Se questa fosse la via, cioè di un fantomatico gratificante accordo reciproco fra padroni e lavoratori, non bisogna illudersi: è sempre il tentativo borghese di propagandare ''la pace sociale''.
Entrando nel dettaglio rispetto al paragone fra le due campagne 2012 e 2017, si nota come le rivendicazioni di Melenchon siano gradualmente retrocesse da timbro progressista riformista a bisbiglio compiacente gli interessi della classe dominante. E' palese riguardo al salario minimo (SMIC): quando nel 2012 Melenchon rivendicava 1 700 euro, oggi diventano 1 326 netti; modesta rivendicazione rispetto ai 1 424 euro stimati per <> e ai 1 700 euro rivendicati dalla CGT!
Denunciare ciò come qualcosa di insufficiente, regressivo e controproducente non vuole denigrare la lotta minimale e transitoria alla precarietà, ma sottolineare come non vi sia corrispondenza con il contesto attuale di una gravità assoluta (fra inflazione, disoccupazione e licenziamenti di massa, etc.), dove é e rimane la borghesia la padrona: oltre all' andamento più che positivo del CAC 40, vi é appunto il caso dei vertici Renault Nissan, fra cui Carlos Ghosn che ha guadagnato, in chiusura bilanci 2016, 6,5 miliardi di euro!
Gli <> tradiscono il proprio nome anche nei confronti dell'argomento debito pubblico: da annullare parzialmente, in aggiunta alla creazione di un <>.
Riguardo a quest'ultimo poi, la diminuzione costante della francese imposta patrimoniale (ISF Impot sur la fortune) comporta un abbassamento del budget dello Stato, obbligandolo ad indebitarsi presso grandi banche, i cui rispettivi proprietari, che con gli interessi dello Stato si arricchiscono, sono gli stessi beneficiari della riduzione dell' imposta stessa! Quindi qual è la soluzione per Melenchon, se non quella di continuare a favorire le banche sottraendo il plusvalore prodotto dai lavoratori? Non vi é alcuna denuncia del meccanismo del << debito>>, astuzia del neoliberismo capitalista e quindi illegittimo e da abolire completamente, per lanciare invece una socializzazione del sistema bancario.
Nazionalismo e protezionismo, altri pilastri programmatici in salsa sciovinista repubblicana: un servizio civico obbligatorio <> o gli atteggiamenti xenofobi verso i lavoratori distaccati, sono una vera e propria incursione sul terreno dei politici più reazionari.
Nessuna spinta internazionalista e solidale, da parte dell'eurodeputato, verso rifugiati, lavoratori che fuggono dalle guerre e vivono in Europa in condizioni misere e indegne; anzi, a volte, anche pronunce contrarie all'apertura delle frontiere o alla libertà di installazione. Ancora peggio sulla Siria, dove l' unica direzione si rivela quella di proseguire nell'alimentare e supportare l' imperialismo francese e il suo esercito -<< costruire la pace in Siria>>. La conduzione da un punto di vista nazionale dell'analisi sulle guerre in corso e la presa di posizione a favore dell'una o dell'altra borghesia in lotta per l' egemonia in Medio Oriente: un programma populista costruito su basi filo imperialiste, neosovraniste e campiste. Prendere le parti delle Stato francese -dove gli abusi della polizia nelle banlieues arrivano fino all' omicidio, dove i militanti contro la Loi Travail perdono la vista nei cortei a causa di flashballs, tisers etc-, e considerarlo <>, sostenere che la polizia si debba <> senza smettere di aumentarne lo strapotere, é paradossale, é lontano anni luce dalla vita e dagli interessi delle classi popolari francesi. Anche dopo lo stupro di Théo da parte di un gruppo di poliziotti, Melenchon ha osato parlare di una polizia <>.
Uno stato che, sulle politiche economiche, deve essere espressione di un <>, favorito senza altro dall' uscita dall' UE, per la << sovranità>> dello Stato -nazione francese. Il protezionismo economico, caro non solo a Melenchon, ma anche al FN, si fa portatore della stessa logica: privilegiare le imprese francesi perché ciò permette di salvaguardare il lavoro in Francia.
L' esempio della Alstom Belfort é la prova di tale logica filo padronale: guadagnando un' enormità di profitti, la multinazionale ha minacciato la soppressione di 600 posti di lavoro con l' annuncio della chiusura del sito. I partigiani del protezionismo, allora, sono intervenuti a favore della nazionalizzazione: quella però del recupero dell'impresa <> previo grande indennizzo, ovvero soldi pubblici. Perché salvare Alstom con i soldi dei contribuenti, quando la si potrebbe mandare avanti con quelli degli azionisti? Perché l' <> che propone Melenchon, é quello con i capitalisti.

On contrattaque! Organizziamo la risposta!

La risposta in questo frangente può essere una sola: quella marxista rivoluzionaria presente nelle lotte, la sola in grado di esprimere la situazione della classe e quindi ribaltarla sul piano dei rapporti di forza nella lotta contro la borghesia. E contro quest' ultima, queste elezioni presidenziali vedono Nathalie Artaud di Lutte Ouvriere LO e Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste NPA schierati.
E perché la risposta sia più partecipata e meglio organizzata possibile, si sfruttano tutti i canali disponibili, perché la dominazione della borghesia reazionaria è tale che anche le elezioni presidenziali sono un corollario importante e, perché la demarcazione rispetto alle forze padronali sia la più chiara in assoluto, le elezioni diventano un mezzo in più a questo fine.

Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste è l' unico candidato operaio e anticapitalista presente in questa campagna, l' unico candidato alle presidenziali in lotta per difendere il proprio posto di lavoro. Poutou infatti è un militante sindacale che da anni si batte contro la chiusura dello stabilimento Ford di Blanquefort (33). Dal 2007 il colosso dell'automobile ha minacciato lo smantellamento della fabbrica, ma la mobilitazione costruitasi attorno alla forza dell' auto-organizzazione (grazie alla tenacia della CGT Ford) nel 2008 ha fatto sì che Ford fosse costretta a ritirare le minacce e a rilanciare nuovamente la produzione. Attualmente però sugli operai pesano nuove minacce: si prospetta un fermo dell' attività per la fine del 2018; ma i lavoratori, forti della passata esperienza, da gennaio stanno organizzando una serie combattiva di scioperi a scacchiera, sui turni, per filiera, blocchi autostradali e sit-in per costringere l' azienda a ritrattare. Nell'organizzazione della vertenza, Poutou si batte per difendere il proprio posto lavoro e gli altri 600 CDI che Ford vuole sopprimere nel 2018.
La candidatura di Poutou, poiché ricorda ai padroni la capacità e la forza della classe operaia che non lascia niente e vuole tutto, costituisce una grande minaccia per la classe dirigente che, nonostante i tentativi vari di boicottaggio, censura e allontanamento dalla scena mediatica, non può ignorare a lungo i bisogni e le rivendicazioni dei lavoratori, dei giovani, degli studenti, delle donne e dei precari che dall'anno scorso assediano i suoi palazzi.
Dopo cinque anni di politiche antisociali al servizio delle associazioni padronali e dei ricchi, i lavoratori non vogliono più subire passivamente licenziamenti, lavoro precario, salari da fame, sono stanchi di pagare la crisi del capitale. La candidatura di Poutou, lontana da ogni personalismo reazionario, irrompe nello scenario elettorale borghese per rovinare i piani padronali di imposizione della pace sociale, ed é una voce militante in più dei lavoratori organizzati, degli scioperi diffusi, degli studenti e dei migranti e il programma infatti lo conferma e ribadisce: quelle erano e sono le rivendicazioni del movimento contro la Loi Travail.
La realtà dello stato attuale delle cose le pone come imprescindibili.
A partire dall' interdizione dei licenziamenti attraverso l' espropriazione di tutte le aziende, tutti i settori e i gruppi che progettano di sopprimere posti, di fermare o mettere in atto dei piani di licenziamenti; l' accesso alle scritture contabili da parte dei lavoratori e dei giovani. Da settembre 2016 sono stati annunciati più di 40 000 licenziamenti entro la fine dell' anno stesso. Tutti i settori sono coinvolti: da SFR (5000) a Alstom, General Electric, Areva, IBM, Intel, Servier, Société Générale, Sanofi, Vallourec, Michelin, Latécoère, Carrefour. I padroni li chiamano con diversi nomi: <>, <> o ancora <>, ma la miseria che vi si cela ò la realtà per moltissimi lavoratori. La lista cresce poi con la tecnica, ormai rodata nelle aziende, delle pressioni per le <>, pena il licenziamento in tronco. Dal 2008, con la messa in atto della <>, sono circa 320 000 i contratti che in media vengono interrotti ogni anno, senza contare quelli meno visibili perché a seguito di ''accordo reciproco''. In Francia si verificano una cosa come 55 000 licenziamenti al mese, dei quali il 75% per <>. Conseguentemente i licenziamenti formalmente economici sono sempre meno e questo favorisce le imprese in quanto il numero delle impugnazioni continua a diminuire a causa dell'innalzamento dei costi delle procedure, a fronte poi delle sempre più scarse possibilità di vittoria. Avere accesso alle scritture contabili costituisce così un aggiunta programmatica necessaria affinché i lavoratori minacciati conoscano lo stato reale delle imprese, sempre nell'ottica di strutturare al meglio la mobilitazione dentro e fuori il luogo di lavoro.
In una società capitalista dove la maggioranza di persone può fare affidamento solo sulla propria forza lavoro per vivere, perdere l' impiego comporta l' impossibilità di pagare un affitto o un mutuo, di mangiare, di scaldarsi o di spostarsi, ovvero di, come minimo, sopravvivere: in Francia a fine 2016 si registravano 25,8 milioni di impiegati di cui 3 milioni di lavoratori indipendenti e 22, 9 milioni di lavoratori dipendenti. Questo implica così che, masse di salariati, siano oggi lavoratori poveri costretti a dover accettare più di un lavoro per avere un' entrata sufficiente ad arrivare a fine mese, accrescendo il precariato (infatti il 13% degli impieghi, cioè 3, 4 milioni di persone, sono in un grave stato di precarietà). In ciò non può che dimostrarsi ulteriormente la necessità di portare avanti istanze rivoluzionarie poiché in rottura con l' esistente, e realistiche poiché unica reazione alla gravità della stato delle cose, per rovesciare i rapporti di forza attuali in favore della classe operaia.
Le lotte non mancano come non manca la repressione, e quello che è successo a Goodyear Amiens ne è la prova: mobilitati da anni contro la continua minaccia d' arresto della produzione, in un clima che aveva causato più suicidi e sparso disoccupazione, otto fra gli organizzatori della vertenza sono stati accusati di sequestro di persona (di un rappresentante del datore presentatosi nel corso di regolare assemblea sindacale), per poi vedersi assegnare pene altissime, carcere compreso. Mentre quindi i vari Fillon, Macron e Le Pen, invischiati in affari di nepotismo, appropriazione indebita di soldi pubblici per fini personali etc., rifiutano di comparire davanti alla giustizia, gli operai vengono incarcerati per aver difeso il proprio impiego; come i liceali che difendono la scuola pubblica si fanno notti in commissariato e comparizioni immediate per un sit in...
Sono circa 2000 i processi in corso contro militanti sindacali, giovani e attivisti per essere scesi in piazza contro la Loi Travail!
Contro la massima padronale <> e contro la giustizia borghese, il programma dell'NPA , il cui portavoce è un operaio in lotta come la maggioranza in questo paese, non può che rilanciare e ribadire con forza i bisogni della classe operaia: interdizione dei licenziamenti, espropriazione delle grandi industrie e controllo operaio della produzione, accesso ai bilanci e ai conti degli azionisti CAC 40, amnistia per tutti gli accusati... Per l' abrogazione della Loi Travail e il suo mondo!
E contro qualsiasi tipo di demagogia protezionista e nazionalista d' aiuto ai padroni, contro la disoccupazione e la povertà crescente, Poutou e l' NPA si battono per la ripartizione del tempo di lavoro esistente fra tutti e tutte, per una giornata lavorativa di 32 ore, per l' assunzione a tempo indeterminato dei precari, per uno SMIC (salario minimo) di 1700 euro al mese come minimo.
E la presentazione del Nouveau Parti Anticapitaliste è fondamentale in vista del rovesciamento dei rapporti di forza a vantaggio della classe operaia, a maggior ragione nel clima attuale di grande precarietà; rovesciamento possibile solo sfruttando ogni mezzo capace di incitare e costruire una classe organizzata nell'azione. La mobilitazione contro la Loi Travail, come la resistenza messa in atto a Notre- Dame- des- Landes ad esempio, dimostrano che questa è la realtà, gli utopici sono quei candidati come Le Pen del FN che pretendono di avere un programma sociale in assenza di proposte concrete sull'aumento dei salari, delle pensioni o della disoccupazione e additano gli immigrati come nemici e non il padronato francese, del quale sono i primi difensori e promotori.
In tale scenario, solo Poutou sta portando avanti una campagna concretamente in rottura con il capitalismo, per contribuire a costruire una rappresentazione politica per gli sfruttati, per il mondo del lavoro.
Per questo sostenere la necessità di un sistema sanitario 100% pubblico con prestazioni esclusivamente e interamente a carico della Sécurité sociale, è imprescindibile insieme alla fine delle privatizzazioni dell' intero settore pubblico e alla soppressione di tutte le mutue private; come è fondamentale ribadire la libertà di circolazione e d' installazione per i migranti e i rifugiati; la fine dell'intervento militare imperialista francese con il ritiro delle sue truppe, in Medio Oriente (dove il capitale francese difende i suoi interessi, es. Total) come altrove; la fine dello stato d' emergenza (che Hollande dal novembre 2015 ha prolungato cinque volte) insieme al disarmo della polizia (in particolare tiser e flashball) e la dissoluzione delle BAC che spadroneggiano nei quartieri popolari; una rottura internazionalista con l' UE, per un' altra Europa basata sulla solidarietà fra i popoli contro lo sfruttamento e tutte le oppressioni; la fine del nucleare e una pianificazione energetica reale per fermare la degenerazione climatica; eguaglianza fra tutti e tutte, uomini e donne, nell'accesso alla salute (per un' IVG libera e gratuita e il libero accesso alla contraccezione), al lavoro, ad un alloggio; la nazionalizzazione delle banche sotto controllo dei lavoratori.
Nel quadro francese dove il machismo colonialista rimane una costante nelle pratiche quotidiane e nella sostanza, poi un' opposizione anticapitalista e antirazzista nei confronti di tutti i tipi di discriminazione è una rivendicazione ineluttabile: a partire dall'estensione degli stessi diritti per tutte e tutti, in sostegno alle lotte dei sans -papiers, ai rifugiati a causa delle guerre imperialiste, perché la lotta contro l'islamofobia (v. es. campagna contro il burkini iniziata dal governo socialista) e il razzismo sia una battaglia di classe. Infine ciò si collega strettamente ad un' altra rivendicazione importante: la fine dello stato d' emergenza che ha criminalizzato un intero movimento sindacale e incoraggiato gli abusi della polizia sulla classe operaia dei quartieri, spesso originaria delle ex -colonie.

Nos vies, pas leurs profits! Le nostre vite, non i loro profitti!

Un programma anticapitalista non piace alla classe dirigente, quella dei grandi partiti, dei media, delle alte amministrazioni, del padronato. I lavoratori possono contare solo sulle proprie forze per portare avanti le proprie rivendicazioni con tutti i mezzi a loro disposizione.
Questa candidatura rompe e si oppone alla funzione presidenziale, contro tutti i professionisti della politica che con la nostra classe non hanno nulla a che vedere.
Al contrario, si tratta di una candidatura che ribadisce che la sola possibilità di vincere parte dalla discussione collettiva, dall'unità della classe. Nelle mobilitazioni non si elegge qualcuno per essere rappresentati cinque anni, ci si auto-organizza confrontandosi costantemente per decidere come continuare. La candidatura di Philippe Poutou costituisce una maniera in più affinché la classe si doti di strumenti utili alla difesa dei propri interessi e riesca ad imporre le proprie rivendicazioni. La presentazione di un operaio, il solo fra tutti gli altri candidati, spiegando che bisogna unire le lotte, permette di intravedere un altro avvenire.

Notre premier tour sera...social!
22 aprile 2017: Prepariamo la risposta, costruiamo il primo turno sociale!

Oggi più che mai i lavoratori non possono aspettarsi nulla dalle elezioni, ma è nelle lotte che, attraverso l' unità, possono organizzare una vera risposta al padronato. Per questo l' avanguardia larga nata la scorsa primavera sprona ad una sola cosa: la convergenza delle lotte. Il grande sciopero del 7 marzo 2017 (CGT- FO- SUD) che ha visto scendere in piazza lavoratori della sanità, centri per l' impiego e poste contro tagli, licenziamenti e privatizzazioni, lo dimostra nella pratica e nell' efficacia: 35000 persone solo a Parigi.
E infatti è sulla spinta dell' auto-organizzazione che SUD -Solidaire, SUD -POSTE 92, INFO' COM - CGT, CGT -GOODYEAR e le frange sindacali che si oppongono alla devastante politica di dialogo sociale portata avanti dagli apparati acriticamente, hanno avviato un percorso di intervento nelle mobilitazioni e in larghi settori per portare avanti la parola d' ordine della solidarietà, dell' unità e della coordinazione. Ma in primis quella dello sciopero generale: infatti dal 15 settembre 2017, ultima manifestazione contro la Loi El Khomri, le avanguardie più combattive non vogliono abbandonare la battaglia contro le politiche reazionarie e regressive del padronato e, in questi mesi, stanno costruendo la risposta con il proposito dello sciopero generale, il solo mezzo veramente in grado di affossare la classe dirigente.
Da un settore dell' avanguardia politica -fra i primi promotori i nostri compagni di Anticapitalisme&Révolution- courant NPA- e sindacale, questo appello inizia ad avere un' eco massiva e generale per ricostruire un pole ouvrier, un polo operaio, prova ad esempio anche la partecipazione degli studenti accanto ai lavoratori il 7 marzo.
Il 22 aprile 2017, alla vigilia del primo voto, un appello all' unico vero turno della classe operaia: quello sociale, nelle piazze, nelle vertenze, nell'auto-organizzazione! Fondamentale convergere e raggruppare le forze come sola misura per un rovesciamento dei rapporti di forza contro il capitale... Per la costruzione del primo turno sociale prima, durante e dopo le elezioni!

La borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che devono darle la morte; ha prodotto anche gli uomini che le imbracceranno
Engels, Marx. Il Manifesto del Partito Comunista







Marta Positò

Contro l'Europa del capitale! Per l'Europa socialista!

assemblea pubblica nazionale del PCL

Roma, sabato 25 marzo ore 11:00, 

Via Cavour 50/A





La ricorrenza del sessantesimo anniversario dei trattati della CEE rappresenta l'ennesima scadenza intorno a cui si confrontano diverse prospettive e diversi orientamenti nell'arcipelago della sinistra sul tema dell'Europa.
Da un lato l'eterna litania diversamente declinata di una "Europa sociale e democratica" imperniata intorno alla proposta di "democratizzazione" dell'UE come leva di svolta sulle politiche sociali; dall'altro versante il nuovo slancio assunto da posizioni neosovraniste anche di sinistra, incentrate principalmente sull'uscita del capitalismo italiano dall'Euro come strumento di recupero della cosiddetta "sovranità nazionale" e di possibili nuove forme di redistribuzione della ricchezza.

Noi proponiamo una risposta diversa alla questione cruciale dell'Europa.
In primo luogo la speranza di una democratizzazione della UE è la ripetizione su scala continentale dell'illusione della riforma impossibile del capitalismo. Siamo da sempre contro l'Unione Europea. Una Unione di Stati capitalisti unicamente interessati a partecipare alla spartizione del mondo dopo la fine dell'URSS, nel nuovo mercato globale.
Ma la lotta contro l'Unione Europea può procedere da opposti versanti, politici e di classe, e mirare ad opposte prospettive.
Tutte le principali destre reazionarie continentali, dai Salvini alle Le Pen, cavalcano il sentimento antieuropeo, ma da un versante radicalmente opposto: una battaglia reazionaria che punta a far leva sulla crisi capitalista per costruire una soluzione reazionaria, in ogni Stato come sul piano continentale, senza per questo mettere in discussione, anzi proponendosi come continuatori delle politiche di rapina e dell'offensiva dominante contro i diritti sociali, sindacali e democratici del movimento operaio europeo come di tutti gli oppressi.

In una fase storica segnata dall'ascesa di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, col pieno di retorica nazionalista a coprire nuovi tagli ai diritti sociali e sindacali, ogni cedimento alle sirene del sovranismo e del nazionalismo, anche "di sinistra", rappresenta una vera e propria truffa: la borghesia in ogni Stato arruola i propri lavoratori contro i lavoratori di altri paesi, in una competizione mondiale di tutti contro tutti. I sacrifici che prima erano richiesti nel nome della globalizzazione e del libero scambio, ora sono invocati sempre più nel nome della Patria e della Nazione. Ma a pagare sono sempre gli stessi: i lavoratori. E a guadagnarci sono sempre gli stessi: i capitalisti e i loro profitti.

Il movimento operaio affronta questa fase di crisi profonda del capitalismo col peso sulle spalle della più profonda crisi storica della sua direzione politica. Il proletariato europeo ha a più riprese dato prova della sua disponibilità alla lotta, come mostrato chiaramente dall'enorme, generoso e prolungato sforzo di lotta prodotto dal proletariato greco o come ribadito dalla straordinaria mobilitazione di lavoratori e giovani francesi lo scorso anno contro la Loi travail del governo Hollande, sfidando lo stato di emergenza e lo stragismo fascioislamista; e più in generale come mostrato da ogni piccola e grande vertenza o mobilitazione che ha attraversato e attraversa i paesi del vecchio continente.

Ciò che invece è assente e da costruire è una direzione politica del movimento operaio che sappia dare a questa disponibilità, all'enorme forza ancora inespressa dalla classe operaia europea, una direzione rivoluzionaria, che sappia mettere le rivendicazioni transitorie al centro dell'agenda, che sappia porre la questione degli Stati uniti socialisti d'Europa. Per fare questo due ingredienti sono imprescindibili: l'indipendenza politica e programmatica tanto dall'UE quanto dalle borghesie nazionali, e la consapevolezza della centralità della questione del potere.

Solo un governo dei lavoratori, infatti, come espressione diretta del loro potere politico, può mettere veramente in discussione il capitalismo europeo e tutte le sue sovrastrutture politico-economiche, contro l'UE imperialista e contro ogni ripiegamento reazionario, diretta filiazione della crisi capitalistica mondiale.

Saremo anche noi a Roma, il 25 marzo, per riaffermare le ragioni di una soluzione classista e internazionalista alla crisi del capitalismo.


Per la costruzione di un partito internazionale della classe lavoratrice!

Per un governo dei lavoratori!

Per gli Stati uniti socialisti d'Europa!
Partito Comunista dei Lavoratori

Francia: analisi sullo svolgimento, prospettive e contenuti del movimento contro la riforma del lavoro El Khomri.

Articolo tratto da

Révue Anticapitalisme et Révolution- corrente dell' NPA
n° ottobre/novembre 2016
Courant A&R

IL MOVIMENTO CONTRO LA LOI TRAVAIL E LA SITUAZIONE POLITICA

La primavera 2016 é stata segnata dal primo grande conflitto di classe contro il governo Hollande. Questo movimento, d' ampiezza inedita, si é ugualmente distinto per il suo carattere poliforme, combinazione di più periodi e  forme di lotte.  Comprendere da dove viene tale movimento, cosa esso significhi, é fondamentale per capire il periodo che si apre,  il quale sarà  attraversato da questioni elettorali  relative all' elezione presidenziale e alla spirale reazionaria dei differenti candidati, a sinistra come a destra.

Un fulmine a ciel sereno?

La potenza, la durata del movimento contro la Loi Travail, hanno sorpreso molti osservatori, compreso nell' estrema sinistra. Da un altro lato questo movimento non nasce all' improvviso. E' il risultato della maturazione di conflitti sotterranei, invisibili della classe contro il padronato e il governo al suo servizio.
Dal 2012 infatti, il governo era riuscito a fare passare, quasi senza opposizione sindacale, varie misure, fra cui l' ANI[1], mettendo in opera accordi di competitività, la <>, base per la riforma dei ritmi[2] e la riforma della scuola media[3]. I primi segnali di un possibile cambiamento si sono avuti con lo sciopero della SNCF[4] di giugno 2014, contro la riforma ferroviaria[5]. Questo sciopero era un segno che  ci si poteva battere, sconfiggere questo governo.
Successivamente, é in tutt' altra situazione che i lavoratori si ritrovano a fine 2014, faccia a faccia con la Loi Macron[6], ulteriore simbolo della natura filopadronale e neoliberalista del governo Hollande. Si assiste allora a un intensificarsi di mobilitazioni contro questa legge.
Per la prima volta dall' arrivo di Hollande al potere, si affaccia la possibilità di una risposta di insieme contro la sua politica. All' interno della CGT, sempre più militanti contestano la politica del dialogo sociale.  Contestazione  che esplode  a seguito dello << scandalo Lepaon>>[7]. Dietro questo scandalo si trovava una denuncia importante, fatta dai militanti, della politica di collaborazione di classe portata avanti dalla confederazione  a partire dal 2012. La direzione del sindacato é costretta, pur di riportare la calma, a sacrificare Lepaon.Così, andando avanti, l' orientamento politico generale del sindacato resta lo stesso: nonostante ciò, delle frange sindacali oppostesi alla linea collaborazionista sono emerse e continuano a farsi sentire.
Gli attentati di Charli Hebdo e dell' Hyper Cacher, la chiamata all' unità nazionale dell' 11 gennaio,  costituiscono un colpo d' arresto a questa evoluzione del clima politico.  Ma inaspettatamente, questo arresto non é che temporaneo. In primavera, le lotte riprendono: nella sanità, nell' educazione  contro la reforma della scuola media, etc. Philippe Martinez[8] deve considerare questa pressione alla base, cosa che spiega il rifiuto di presentarsi nelle occasioni di dibattito sociale, e mette in atto un linguaggio apparentemente duro nei confronti del governo. In ottobre 2015, l' affare  delle <>[9] di Air France suscita un fermento popolare. Molti si riconoscono nei panni di questi scioperanti che hanno rimesso in causa il potere di piccoli padroni. Gli attentati del 13 novembre sono il pretesto, per le direzioni, di annullare diverse manifestazioni che erano state convocate la settimana successiva.  Per altro, i conflitti sociali proseguono e il loro numero aumenta ( da 50 a 70 in settembre, e da 80 a 90 in novembre- dicembre).
Queste lotte, invisibili, portate avanti da gruppi nei settori spesso <> e precari ( alberghi, restorazioni, commercio etc), riportano in certi casi delle vittorie importanti. Comincia a farsi largo l' idea che é possibile vincere. Ma queste vertenze restano parcellizzate, non é condotta alcuna politica di unificazione.
Il 12 gennaio 2016, Mickael Wamen e otto sindacalisti di Goodyear- Amiens sono condannati a 9 mesi di prison ferme[10] per avere difeso il loro posto di lavoro. Questo verdetto provoca,, indignazione a livello nazionale, come all' epoca di Air France. Il 4 febbraio la CGT lancia  manifestazioni in tutto il paese. Fatto importante: a Parigi, per la prima volta, un militante sindacale, Mickael Wamen, interpella pubblicamente Martinez sulla sua politica. Il confronto pubblico di questi due discorsi mostra, agli occhi di tutti, il conflitto in corso nella CGT, tra una base giovane, spinta da frange sindacali combattive, e il vecchio apparato spaccato davanti alle politiche di compromissione.

Un movimento in quattro periodi

Ritornare sul periodo che precede il movimento é fondamentale per comprenderne tutte le implicazioni, e quello che  ha significato in tanto che rivoluzionari. Il movimento contro la Loi Travail non si è prodotto casualmente, ma é stato l' espressione di un momento di fermento generale.
Nonostante ciò, fino a quel punto tutto era accaduto in ordine sparso, confuso: mancava una iniziativa che permettesse di centralizzare questa rabbia generale contro il governo. La Loi Travail poteva diventare il perno attorno al quale articolare la contestazione generale contro il governo e il padronato. E' il momento che scelgono i giovani per convocare la data del 9 marzo.  Il fatto che sia il settore giovani dell' NPA  ad essere presente alla iniziativa de la conferenza stampa di appello alla data in questione, dimostra l' importanza che possono avere dei rivoluzionari nel periodo.  In ogni caso, delle manifestazioni sono annunciate dappertutto, preparate da assemblee generali ( AG) nelle facoltà. La pressione aumenta sulla CGT, in quanto questa data riscontra un' eco ben al di là dei giovani studenti.  La CGT e FO ( Force Ouvriere) si trovano costrette a riconoscere che qualcosa si sta muovendo...  a Parigi facendo però appello a un concentramento alle 13, dall' altro lato della capitale. Nonostante ciò,  il 9 marzo a Parigi, dalla fine del concentramento, i militanti sindacali si dirigono in massa a place de la République, per unirsi alla manifestazione studentesca. Alcuni hanno deciso di andare direttamente lì. In totale, 100 000 manifestanti si mettono in movimento a partire da place de la République.
Padroni, governo, burocrati sindacali al loro servizio cominciano ad agitarsi.  Inizia ad materializzarsi la possibilità di una convergenza tra giovani e classe operaia, capace di catalizzare tutta la rabbia contro il sistema.  Bisogna velocemente invertire la tendenza. Le direzioni sindacali fanno un appello ad una giornata di sciopero interprofessionale il 31 marzo.
Si possono quindi individuare quattro grandi momenti in questo movimento di durata inedita. Tra il 9 e il 31 marzo, le manifestazioni studentesche proseguono, alle quali spesso partecipano le frange sindacali giovani, più combattive... Ma queste manifestazioni restano questione di una minoranza. Le AG- assemblee generali- nelle facoltà non aumentano più,si svuotano. Detto ciò, questa minoranza é determinata a battersi. Dei giovani, una parte  costituirà l' insieme di Nuit Debout.
A partire dal 31 marzo emerge <>. In questo movimento, dove coabitano varie preoccupazioni e orientamenti, si creano commissioni, <>, <>, che cercano di orientarsi verso il mondo del lavoro. Ci sono spesso giovani, studenti, ma anche giovani quadri sindacali combattivi, a capo di queste commissioni. Il fenomeno é tale che Philippe Martinez, dopo il 51esimo congresso della CGT, dove era stato decisamente criticato, sceglie di presentarsi davanti alla  AG dei nuit- deboutisti, con un discorso apparentemente radicale sullo sciopero rinnovabile, finendo col dire che, come confederazione,  questo genere di sciopero non è pensabile.

Il periodo che segue il 51esimo congresso vede altri settori più tradizionali, entrare in lotta: raffinerie, portuali, ferrovieri... Il 10 maggio, il governo sceglie di passare con la forza contro il suo stesso Parlamento usando l' articolo 49.3 della Costituzione[11]. I blocchi allora si moltiplicano. Se  qui si tratta di settori tradizionali che hanno sempre costituisto vettori di lancio negli scioperi, si assiste a dei blocchi fra giovani, studenti, ma anche tra precari, lavoratori interinali,  che vedono lì, il modo di esprimere la loro rabbia contro il governo.

Il movimento prosegue, sotto una nuova forma. Quando il 22 giugno, il governo tenta di vietare la  manifestazione parigina, e un compromesso vergognoso viene raggiuto  con le direzioni sindacali, diretto a <>[12] la manifestazione, molti militanti si ribellano. Qualche centinaio  di manifestanti , raggruppati in un corteo interprofessionale, rifiutano collettivamente di sottoporsi ai controlli della polizia. Il movimento si trova ora a battersi contro le misure repressive e anti- democratiche ( contro il 49.3), ma sempre  con l' intento di rimettere in causa radicalmente questa società, e di cercare di oltrepassare le decisioni delle direzioni sindacali.

L' emergenza di un' avanguardia larga

Quattro mesi di lotta, quattro periodi diversi. Differenti settori si mobilitano  in differenti momenti, sempre in maniera minoritaria. Ma con la questione che ritorna: come finirla con questa politica e, più in generale, con questo sistema? Come bloccare l' economia? Avendo compreso, qualche volta  in maniera confusa, che é dal lato mondo del lavoro che le cose decisive si giocano; per i più coscienti, che  necessario proclamare uno sciopero generale.

Questi giovani, questi militanti sindacali, questi lavoratori, isolati ma radicali, costituiscono, in maniera chiara, un' avanguardia larga con la quale oggi é  possibile discutere di questioni strategiche fondamentali.
Il concetto di avanguardia larga non é nuovo. Viene utilizzato già dalla Ligue communiste negli anni successivi al 1968: << una parte di lavoratori che, a partire dalle mobilitazioni, acquisisce la coscienza della necessità  di organizzarsi in maniera collettiva e duratura, e che é all' origine delle risposte agli attacchi padronali.Si tratta di lavoratori capaci di innescare, stimolare e di orientare le lotte di grandi masse.[...] Possono essere condotti ad opporsi a uno o più aspetti della politica dei riformisti e, da lì, a perdere fiducia negli apparati burocratici e  nella loro politica>>, spiegava il secondo congresso della LCR.

Il movimento contro la Loi Travail aumenta la distanza fra le masse e il PS- Partito Socialista. I partiti riformisti alla sua sinistra non sono riusciti per il momento a manipolare a proprio vantaggio questa delusione e questa collera. Collera di cui in parte si é approffittato il FN- Front National; detto ciò globalmente, il primo partito in Francia rimane l' astensione.  D' altra parte, le lotte sono riprese dal 2014, in  maniera spesso invisibile, in settori inaspettati: categorie <>, dove la precarietà é la regola,  dove ci sono piccole unità produttive. I migliori esempi sono i settori alberghiero, netturbini, la ristorazione... Altrettanti  settori  non tradizionalmente espressione del movimento sindacale hanno portato avanti un certo numero di lotte, nel corso delle quali sono emersi dei quadri sindacali non cresciuti nel girone dei partiti riformisti, ma che, comunque, hanno acquisito la coscienza della necessità di organizzarsi in maniera collettiva.  L' emergere di tali quadri sindacali entra in conflitto con la politica tradizionale dei burocrati della CGT: fare  una giornata di  grande sciopero per mettere pressione, e negoziare quello che si può.  Da qui la molitiplicazione dei conflitti fra questa base della CGT, e la direzione, contrapposizione che ha condotto alla crisi Lepaon  e a tutta la contestazione da lì poi nata.

Ripensare a tutto questo permette di tentare di caratterizzare questa avanguardia larga. Da una parte ritroviamo, come tradizionalmente nei movimenti che si sviluppano fra i giovani,  giovani che si sono mobilitati nelle AG, nei comitati di mobilitazione. Si tratta di soggetti- spesso politicizzati e/ o influenzati dall' area  dell' autonomia, senza peraltro essere settari- che vediamo in parte alla guida  delle commissioni << convergenza delle lutte>> o << sciopero generale>> di <>, ma non solo: é ugualmente presente un certo numero di giovani precari, di lavoratori isolati che, nell' incapacità di organizzarsi realmente sui luoghi di lavoro, hanno tentato di rapportarsi verso il resto del mondo del lavoro attraverso queste commissioni.  Ci sono poi scioperanti dell' Educazione nazionale, che hanno scelto di lottare, di coordinarsi malgrado l' assenza di mobilitazione generale nel loro settore. Ma nel contesto, il fenomeno inedito per i rivoluzionari é l' evoluzione nella CGT. L' esempio più impressionante é quello di Goodyear e di Info- Com CGT, che sono arrivati a contrapporsi frontalmente alla confederazione.  Questi stessi sindacati, alla fine del conflitto, verseranno ingenti somme delle loro casse di sciopero  a delle strutture sindacali ben al di là della loro abituale linea( ad esempio SUD Poste 92- Solidaire): rimarcare questo aspetto é importante, poiché mostra una reale evoluzione  di militanti pronti ad uscire dal quadro della CGT abituale per condurre delle azioni di fronte unico, oltre a quelle contro la politica degli apparati sindacali. Infatti, nonostrante all' interno di queste frange non vi sia avanzamento di coscienza omogeneo, tutte condividono comunque il sentimento che si debba fermare la politica di collaborazione di classe e mettere in atto un << tutti insieme>> che rimetta in causa radicalmente questa società. Infine sono i ferrovieri che, spesso, ma non sempre, sotto la spinta di militanti di estrema sinistra, si  sono autorganizzati, in particolare nelle stazioni parigine o al deposito di Sotteville-lès- Rouen.

Questa <> é frammentata. Non ha coscienza di esistere collettivamente. Queste differenti punte di avanzamento di coscienza della classe si ignorano   spesso nella maggior parte dei casi.  Ma tutte ricercano, di proposito, coscientemente, il modo di finirla con l' oppressione padronale.  E' compito dei rivoluzionari tentare di centralizzare questa avanguardia, fare convergere  questi  differenti settori per costituire un principio di direzione alternativa al movimento operaio tradizionale.

L' estrema sinistra nel movimento

Sfortunatamente, nella sua grande maggioranza, l' estrema sinistra non ha proposto una politica all' altezza.  Dal lato di Lutte ouvrière,  si é  generalmente restati  nella routine abituale.  Anzi gli interventi di Jean- Pierre Mercier in televisione, enfatizzano la forza dei lavoratori,  si felicitano del successo delle manifestazioni, ma in nessun momento formulano una politica  che si rivolga all' insieme della classe e che l' aiuti a in prospettiva. Il dibattito LO- NPA alla festa di LO di questa anno- 2016, a la vigilia della settimana del 17 maggio ad alto rischio per il governo, é particolarmente illuminante. I responsabili di LO hanno avanzato un' analisi molto ferma, spesso settaria, su <>, senza vedere le contraddizioni che esistevano all' interno di questo movimento, senza comprendere che dei lavoratori e dei giovani si sono serviti di questo mezzo per costruire la loro lotta. Questa analisi falsa e settaria ha rappresentato il pretesto per rifiutare ogni iniziativa comune con i militanti dell' NPA,  con la scusa che LO rifiutava di mettere la classe operaria sotto la direzione di << Nuit debout>>.

Dall' altro lato, la maggioranza dell' NPA si é trovata in balia degli eventi. Qualche giorno prima del 9  marzo, dei responsabili spiegavano che il vecchio movimento operaio era morto,  che si era ormai alla costruzione di movimenti cittadini( utilizzando come argomento il successo della petizione contro la Loi Travail...), che lo sciopero generale era distante anni luce dalle preoccupazioni dei lavoratori. Il successo del 9 marzo, oltre alla reazione dell' apparato/ direzione della CGT che lanciava l' appello al 31 marzo, hanno polverizzato questa argomentazione. L' apparizione di <> é allora stato il loro cavallo di battaglia... ma, ancora, senza comprenderne il significato. Avendo elaborato il concetto di <>, rappresentazione di cui l' emblema é Podemos in Spagna, questi militanti hanno osservato che il Front de gauche( guidato da Melanchon), i cui deputati hanno votato lo stato d' emergenza, é completamente diviso e, quindi, che non poteva essere questa  la << nuova rappresentazione>> cui miravano. Questi ultimi, allora, hanno allora spiegato che tale<>  avrebbe dovuto emergere dal movimento sociale. Solo così <> é diventata per loro, successivamente, come il graal: tale rappresentazione politica sembrava realmente emergere, proprio come Podemos.
In realtà, i militanti in questione sono corsi dietro un fantasma. Questo schema non corrisponde alla situazione politica francese, dove le direzioni riformiste tradizionali continuano ad avere un peso essenziale, dove inoltre i partiti politici riformisti  non sono nemmeno riusciti a catalizzare la delusione delle masse nei confronti del PS.

Nonostante ciò, lì  dove i rivoluzionari sono intervenuti tentando di prendere delle iniziative, hanno riportato del successo. A Parigi, le commissioni <>, <>, e le varie commissioni di settori di lotta, sono state promotrici della creazione di un' AG Assemblea Generale <>, portando avanti un primo tentativo di raggruppamento dei diversi elementi  parte dell' avanguardia larga creatasi.
AG che, malgrado i suoi limiti, ha potuto trainare fino a 600 persone, é riuscita a convocare spezzoni intercategoriale a capo di cortei, ha  incitato a rifiutare collettivamente i controlli della polizia... C'è ancora tanto da fare in vista di un' effettiva riunione di questa avanguardia larga, ma i successi riportati dai rivoluzionari là dove sono stati a capo delle iniziative, dimostrano che il contesto attuale é ricco di potenzialità.

Il periodo resta ricco di potenzialità

L' adozione e il voto della legge hanno rappresentato un  colpo per il movimento e  per la classe operaia.

L' estate- con i nuovi massacri di Daech e l' esplosione della faccenda burkini- ha rinforzato il clima razzista e reazionario. Questo clima globale si riflette sulle lotte. I fenomeni di divisione sono reali, e non si tratta di negare la tendenza generale. Nonostante ciò, a dispetto della spirale razzista e nazionalista dei politici di qualsiasi orientamento, la parentesi aperta dal movimento contro la Loi Travail é lontana dall' essere  chiusa.  Dalla ripresa, sono ricominciati  degli scioperi nelle fabbriche, nelle scuole... La manifestazione del 15 settembre, convocata prima delle vacanze dall' intersindacale, é stata un discreto successo (40 000 persone a Parigi). E' la prima volta che un movimento riesce a sopravvivere, anche se con una portata più ridotta, all' estate.  Per molti militanti, non é tempo della rassegnazione.

In questo contesto, i rivoluzionari devono essere in grado di condurre fino alla fine l' esperienza con le frange più determinate del movimento. Malgrado la decisione dell' intersindacale di non convocare più nuove manifestazioni contro la Loi Travail, una frangia importante di militanti, tale avanguardia larga, ha voglia di continuare la battaglia. 



[E' in particolare il caso di Goodyear, il cui processo avrà luogo il 19/20 ottobre( rivio a 11 gennaio). I lavoratori Goodyear lanciano un appello a fare di questa giornata una vasta giornata di sciopero interprofessionale, con concetramento nazionale ad Amiens, mettendo al centro delle rivendicazioni il rilascio  per i militanti perseguiti ma soprattutto l' abrogazione della loi Travail. Si tratta di un appello nazionale che riveste dunque un carattere atto a permettergli di poter divenire la nuova giornata capace di centralizzare la battaglia contro il governo e la sua politica. Ovvero ciò che costituisce l' obiettivo centrale delle prossime settimane. ]

Traduzione a cura di Marta Positò militante della sezione del PCL di Bologna

Attualmente residente a Parigi



[1]Accordo nazionale interprofessionale, anticamera della Loi Travail, che per prima introduce le materie dei decreti che a partire dal 1 gennaio 2017 sono in vigore, come quello relativo alla libertà di licenziamento per i datori per motivi economici, l' introduzione di contratti iperflessibli a zero tutele, aumento sgravi fiscali per datori, limitazione dei diritti sindacali, prevalenza degli accordi aziendali sui categoriali etc.
[2]2013 Riforma dell' Educazione nazionale Peillon dei ritmi, orari scolastici  nelle scuole materne e primarie, comportante aumento di orario di lavoro per il personale e insegnanti a parità di salario e a scapito della formazione, privatizzazione delle attività extra scolastiche con oneri per i comuni, implicando quindi un discrimine nell' educazione degli allievi, a seconda della ricchezza dei territori e delle famiglie, riducendo i diritti sindacali, la possibilità di scioperare attraverso la clausola del servizio minimo. Novembre 2013  proclamati scioperi intersindacali con alti tassi di adesione fra personale e insegnanti.
[3]Riforma dell' attuale ministro dell' Educazione Vallaud- Belkacem, presentata nel 2015 con l' obiettivo di cambiare radicalmente l' offerta formativa della scuola pubblica, introducendo nuove discipline, sottraendo quindi fondi all' insegnamenti fondamentali, allargando quindi il discrimine fra scuole d' élité e istituti delle banlieue,  la riforma   ha aperto la strada alle politiche discriminatorie e classiste portate avanti dal governo Hollande, che ha terminato il suo mandato con una proposta di legge che mira ad escludere i licei dal programma nazionale di supporto  finanziario alle scuole di periferia ZEP( zone éducation prioritaire).
[4]Alle richieste di aprire tavoli di concertazione chiamati a gran voce da un largo arco sindacale, tra cui spicca SUD Rail- Solidaire, la SNCF ha risposto rifiutando qualsiasi tipo di dialogo con le dette parti sociali. Da qui si è avuta una stagione di duri scioperi,  soprattutto a seguito dell' approvazione avutasi nel 2014.  Soppressione di posti stimati entro 9 000 à 10 000 a tempo pieno sui 149 000 posti all' interno della compagnia.
[5]Riforma relativa alla privatizzazione del sistema ferroviario 2013, che prevede in sintesi un passaggio di gestione dallo Stato a privati, con riduzione del  proprietario pubblico a semplice azionario di minoranza. La SNCF abbandona il settore pubblico, sopprimendo gran parte delle linee, abusando del utilizzo di manodopera precaria, stravolgendo il sistema dei trasferimenti e scatti di anzianità.
[6]Loi Macron  '' liberalizzazione della crescita e dell' attività economica'', in materia di lavoro e investimenti privati nel settore pubblico; approvata nel 2015 con fiducia al governo. Maggiore flessibilità e precarietà  dei lavoratori accompagnata da benefici in materia fiscale per i datori.
[7]Funzionario  parte dell' ala  maggioritaria della CGT al centro di uno scandalo per questioni di bilanci e appropriazione indebita di soldi del sindacato.
[8] Portavoce della Conféderation Général du Travail, CGT; legato al PCF, partito comunista francese.
[9] 2015 ottobre Aereoporto di CDG Parigi:Nel corso di una vertenza dei lavoratori Air France  contro l' annuncio della direzione di una ristrutturazione aziendale che avrebbe comportato la soppressione di 2900 posti, tra 2000 manifestanti, un centinaio sfonda la recinzione ed entra aggredendo due direttori di Air France. Il direttore delle risorse umane tenta di scalvacare la recinzione per scappare, mentre la camicia gli viene strappata di dosso.
[10]Trad. Carcere, reclusione.
[11]Corrispondente dello strumento italiano della ''fiducia''
[12]Trad. Ingabbiare; il percorso dei cortei viene delimitato materialmente.  Raggiungere il concentramento diventa estremamente difficile, in quanto, anche interi spezzoni, vengono sottoposti a perquisizioni e controlli più o meno violenti; al termine della manifestazione, all' arrivo i manifestanti sono fisicamente trattenuti, in quanto tutte le uscite sono chiuse, e per disperdersi è necessario attendere il permesso delle forze dell' ordine presenti, previa ulteriore perquisizione.