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Alternanza scuola-lavoro: sfruttare uno studente, licenziare un lavoratore


Uno sguardo approfondito sull'alternanza scuola-lavoro, sul suo funzionamento e sui suoi veri obiettivi
Studente di istituto professionale indirizzo meccanico di La Spezia costretto a quaranta giorni di prognosi per frattura alla tibia dovuta ad un muletto ribaltatoglisi addosso, presso un'azienda specializzata nella revisione e riparazione di motori nautici e industriali. Quattro studentesse minorenni molestate sessualmente più volte dal tutor esterno in un centro estetico di Monza, a luglio scorso. Studenti e studentesse camerieri gratis in varie catene di fast food e non solo, a lavorare all'Ilva di Taranto, a volantinare e pulire bagni per 12 ore e senza pausa, a spillare birre... L’elenco è lungo.
Il governo Gentiloni e la ministra Fedeli riconfermano un modello che dai tempi della riforma Moratti nel 2005 passando per la Gelmini nel 2010 diventa finalmente obbligatorio grazie alla Buona scuola, legge 107/2015: non solo una scuola dell'obbligo classista ed elitista disegnata sulle esigenze del mercato, con docenti precari, tagli al budget etc., ma anche e soprattutto la legalizzazione dello sfruttamento dello studente medio direttamente sul mercato del lavoro, in linea con le premesse del Jobs Act e grazie all'ultima finanziaria.


L'ALTERNANZA SCUOLA- LAVORO: ENNESIMA FACCIA DELLA "UBERIZZAZIONE" DEI GIOVANI 

Accanto alla situazione disastrosa che coinvolge gli studenti universitari, fra tirocini e stage dequalificati, fra il sommerso, l'illegale, e il lavoro gratuito; accanto alla situazione dei giovani inseriti, privi di mezzi e tutele, con stipendi da fame e zero potere contrattuale (grazie ai contratti di apprendistato made in Jobs Act), lavori a chiamata, contratti a tutele crescenti, lo sfruttamento 3.0 dei riders fattorini di Deliveroo, Foodora, Just Eat e altri... quest'anno l'offensiva continua, con l'obbligo definitivo di svolgere cosiddetti percorsi di alternanza scuola-lavoro per tutte le studentesse e gli studenti del triennio delle scuole superiori italiane. Un milione e mezzo circa di giovani, soprattutto minorenni, dovranno dedicare a questa ''parte del percorso formativo'' 200 ore nei licei, e 400 ore rispettivamente negli istituti tecnici e professionali. Ma non saranno i primi. Infatti già nell’anno scolastico 2014/2015 gli studenti partecipanti erano 273.000, e il 54% delle scuole aderiva all'alternanza. Nel 2015/2016 i numeri sono aumentati a 652.641 studenti. Gli istituti rientranti nel progetto sono saliti fino al 96%. Si sono moltiplicati i casi da 11.585 a 29.437.
Rispetto solamente agli allievi dell'ultimo anno, se fra il 2014/2015 quelli in alternanza erano 89.752, quest'anno rientreranno nell'obbligo previsto dalla Buona Scuola ben 455.062 iscritti su 502.725, ovvero il 90,6 % del totale delle classi terze, per cui sono stati stanziati 100 milioni l'anno dalla legge 107/2015.

Per avere un'ulteriore idea, basti guardare i numeri per indirizzo, fra licei, istituti tecnici e istituti professionali: rispettivamente dai 12.371 del 2014/2015 ai 227.308 quest'anno, da 31.592 a 140.699 oggi, fino ai 45.789 dei professionali che attualmente sono diventati 87.055.
Come si può notare, l'incremento è significativo: dalla sua introduzione facoltativa via via allargata e divenuta obbligatoria, l'alternanza scuola lavoro indica la volontà di istituzionalizzare in maniera fortemente elusiva i diritti sociali e le tutele dei lavoratori dipendenti; in breve, qualsiasi tipo di rapporto di lavoro normato. Lo studente in alternanza realizza su carta - legalizza - lo stadio ultimo ideale del Jobs Act: zero contratto, zero tutele, zero rimborsi, zero sindacato, zero retribuzione, in balia totale delle esigenze dei padroni, a scapito dell'istruzione pubblica obbligatoria e del diritto allo studio. L'ennesima manna dal cielo del governo a favore delle imprese in corsa per il profitto.

Ma come funziona nello specifico l'alternanza scuola-lavoro?
Ebbene, si è visto che l'istituto si è modellato nel corso di qualche anno, ma la sostanza non è cambiata: si tratta di un cosiddetto progetto formativo che si distingue dallo stage e dal tirocinio, così come dall'apprendistato (che comporta infatti un contratto di lavoro); lo studente in alternanza non è mai un lavoratore, né è equiparato ad un lavoratore minore nel caso, più frequente, sia minorenne. Non essendo un rapporto di lavoro contrattualizzato, lo studente è merce di scambio fra istituzione scolastica e impresa, le quali stipulano tra loro - studente escluso - una convenzione relativa alle forme con cui questo percorso dovrà svolgersi, rendendo di fatto l'impresa non responsabile direttamente rispetto allo studente.
Tutor interno alla scuola e tutor esterno nell'ente di riferimento sono le due figure in capo alle quali si ha un ibrido poco chiaro fra potere disciplinare, di controllo e direttivo, che in realtà si configura in un asset autoritario, incontrovertibile e incontestabile, su cui lo studente ha zero potere contrattuale: si assume semplicemente che se "sgarra" è fuori, con buona pace di qualsiasi possibilità di esercitare diritti sindacali sul luogo di lavoro per contestare le sue condizioni, di qualsiasi tipo di indennità - già lavorando gratis - nonché sobbarcandosi eventuali conseguenze in termini di andamento scolastico.
Infatti lo studente, o chi per lui se minorenne, si trova a prendere atto del percorso prestabilito da altri (scuola e azienda) attraverso una semplice declaratoria di presa visione, e termina così la possibilità di scegliere per lui stesso, per il suo diritto allo studio.

Doveri di puntualità, obbedire in generale alle direttive dei responsabili di quelle che la Buona scuola definisce ''strutture ospitanti'', ma soprattutto rispettare gli obblighi in materia di fedeltà aziendale, segreti aziendali e privacy: in breve, e non è difficile capirlo, si tratta di lavoro nero, se non sfruttamento minorile per azzerare i costi dei datori di lavoro, poiché si tratterebbe a tutti gli effetti di lavoro dipendente mascherato, gratis e sotto-inquadrato.

Dal punto di vista normativo, quindi, in termini di diritto del lavoro, vi è una elusione illegale totale: paradossalmente, si dovrebbe riconoscere a tutti gli studenti, minorenni inclusi, lo status di lavoratori dipendenti, o meglio, come minimo, una paga. Il lavoro - capitalisticamente inteso - o è retribuito o non può essere.
Dal punto di vista educativo, le mansioni che si affidano arbitrariamente a questi studenti non corrispondono alle loro esigenze formative, ma ai bisogni dei padroni, sulla base di esclusive valutazioni di profitto. Non a caso, poi, l'alternanza si svolge spesso in estate (otto volte su dieci), sulla base di offerte "occasionali" di privati (81% delle esperienze) o di piccole e medie imprese interpellate direttamente dai dirigenti scolastici.


JOBS ACT E BUONA SCUOLA: L'ALTERNANZA SFRUTTAMENTO STUDENTI-LAVORATORI 

L'aumento progressivo del numero degli studenti coinvolti, e quindi l'allargamento dell'obbligo, e l'aumento dei percorsi attivati, oltre che delle strutture ricettive; in breve, la definitiva istituzionalizzazione dell'alternanza scuola-lavoro non sono casuali, né tantomeno rispondono a esigenze educative degli studenti, come il governo vuole farci credere, ma appaiono come conseguenze derivanti da specifici fattori economici, e non secondariamente di natura previdenziale.

Innanzitutto il governo Renzi, con la legge finanziaria del 2016, ha previsto a tal fine incentivi finanziari per le aziende, ciò che ha appunto comportato un incremento del +139% degli studenti partecipanti e del 41% delle aziende coinvolte, diventate 149.795. L'importo dei voucher ed annessi incentivi per le imprese vincitrici è infatti stabilito dal bando istituito presso le Camere di commercio italiane a braccetto con il MIUR, e varia in funzione dei percorsi di alternanza attivati presso l'ente stesso.
Tale politica di favore alle imprese è stata il motore che ha permesso di consolidare il legame tra il MIUR e il mercato, nonché di dare definitivamente vita all'alternanza scuola-lavoro, visto l'impegno del Ministero a partire dall'ottobre 2016, con la promozione dell'incontro ''Campioni di alternanza'', al quale hanno partecipato sedici aziende, ordini professionali, associazioni del terzo settore e PA, per un totale di tredici settori coinvolti (servizi, digitale, automotive, alimentare, ristorazione, finanziario, distribuzione, logistica, abbigliamento, arte e cultura, giuridico, manifatturiero, energia), e che ha avuto il fine di sancire una partnership con le scuole per l'attivazione di 27.000 percorsi.

Fra gli enti ''campioni di alternanza'' coinvolti nell'accordo con il MIUR figurava prima di tutti McDonald's, che ha promesso diecimila percorsi per studenti in 500 locali sul territorio. McDonald's in Italia ha circa ventimila dipendenti, sottoposti a condizioni particolarmente vessatorie, e l'ingresso di diecimila studenti a lavorare gratis di certo comporterà delle conseguenze in termini di licenziamenti e aggravamento ulteriore dello status dei suoi dipendenti.

Per definire ulteriormente la finalità di profitto a costo zero, che nulla ha a che vedere con un arricchimento formativo per uno studente, basti sapere che gli altri soggetti erogatori sono, oltre a McDonald's: Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, COOP, Dallara, ENI, Fondo Ambiente Italiano, FCA, General Electric, HPE, IBM, Intesa Sanpaolo, Loccioni, Poste Italiane e Zara.
Non a caso tutte imprese italiane e/o multinazionali non certo famose per essere modelli lavorativi ed economici educativi verso i più basilari principi costituzionali che invocano diritti sociali e sindacali, ma che, anzi, negli ultimi anni e ancora oggi hanno visto e vedono i lavoratori (dalla logistica ai metalmeccanici passando per il pubblico impiego e i trasporti) scendere in piazza in asperrime vertenze e lotte durature contro licenziamenti, tagli al welfare aziendale nelle indennità, nei sussidi, nei fondi pensioni e assicurativi, contro la repressione sindacale e politica, contro accordi capestri... non certo ''Campioni di alternanza'', semmai ''campioni di sfruttamento''.

Ecco in realtà un'altra ragione per cui si capisce come e perché, secondo il MIUR, l'obiettivo per il secondo anno di obbligo dovrebbe appunto arrivare a 1.150.000 di studenti in alternanza (durante questo anno scolastico) e 1,5 milioni a regime: per inserire forza-lavoro già isolata e priva di mezzi di critica, grazie al modello autoritario della Buona scuola; forza-lavoro ''vergine'', a fronte di una classe lavoratrice che, nonostante i rapporti di forza globalmente sfavorevoli attualmente, dopo un congelamento della protesta contro il Jobs Act a causa della politica complice delle direzioni sindacali, dà sempre più fastidio perché, in realtà, si dimostra capace qua e là di invertire la tendenza, e attraverso la forza dell'autorganizzazione dà vita a innumerevoli mobilitazioni politiche ed economiche sparse nel paese, da ultimo all'Ilva di Genova e all'Embraco.

Ma il mondo studentesco non si è prestato a fare da complice del mercato contro i lavoratori, come dimostra la giornata di mobilitazione nazionale indetta il 13 ottobre scorso, importantissimo inizio affinché ci si doti di strumenti, teorici e pratici, per denunciare e respingere l'alternanza scuola-lavoro in quanto abuso e attacco diretto contro il diritto allo studio e ad un'istruzione libera e gratuita, accessibile a tutti.

Il secondo fattore, di natura previdenziale, tocca un aspetto cruciale della condizione in cui lo studente in alternanza si trova, ovvero la salute. Lo studente beneficia, secondo Convenzione e Patto Formativo, di tutele (parzialmente) e doveri (interamente), connessi al d.lgs. 81/2008 TU sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro, in attuazione dell'art. 1 della legge 123/2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo, pur non avendo alcun rapporto di lavoro con l'impresa presso cui svolge l'alternanza.
Ciò infatti solleva diverse obiezioni, alla luce della realtà attuale delle cose.
Il MIUR fino al 2016 ha previsto l'obbligo a carico delle singole scuole di formare gli studenti prima dello svolgimento del percorso in materia di sicurezza, norme infortunistiche e privacy sui luoghi di lavoro. La formazione a questi fini, in materia di licenza e retribuzione, non è però stata contestualmente definita, rispetto ai docenti e/o al personale scolastico. Le scuole si sono naturalmente trovate spesso impreparate di fronte a tale obbligo, penalizzando i lavoratori e gli studenti: con la presenza di corsi di formazione erogati da privati e/o Camere di commercio, i cosiddetti ''Alternanza day'', a carico economicamente delle scuole e degli studenti stessi, e a discapito dell'apprendimento in classe. Come dire: lavori gratis e ti formi a pagamento.

Per non parlare del frangente assicurativo: esclusa la convenzione tra istituzione scolastica e INAIL e regime annesso relativamente alla frequentazione degli ambienti scolastici, per i primi due anni di alternanza non vi era nulla più rispetto al d.lgs. 81/2008 a tutela (formale) degli studenti. Lavori gratis, ti formi a pagamento e non hai coperture sufficienti contro gli infortuni, né conoscenze adeguate per tutelarti. [Il lavoro o è sicuro o non è.]
Un accordo di partenariato INAIL-MIUR è arrivato con la circolare 44 del 21 novembre 2016, per chiarire i criteri per la trattazione dei casi di infortunio (e connessi aspetti contributivi), dopo oltre un anno di buio, in cui le studentesse e gli studenti, oltre che i docenti, sono stati abbandonati a loro stessi, quando gli abusi e gli infortuni gravissimi - di cui le sole e uniche vittime sono stati e sono gli studenti - sono stati e sono all'ordine del giorno. [Per formarti, per lavorare non devi rischiare la pelle.]
Tuttavia, questa circolare resta lacunosa e non risolve il problema, anzi: non fornisce indicazioni sulla tutela rispetto alle parti dell'alternanza che si svolgono all'esterno della scuola e nei casi di percorsi svolti all'estero. Infatti manca una tutela degli studenti in itinere, ovvero durante gli spostamenti da casa verso il soggetto ospitante (l'azienda) e viceversa, quando si tratti di attività svolte al di fuori della scuola. Non vi è copertura assicurativa prevista in caso di infortunio, come non vi sono rimborsi previsti relativi ai costi di spostamento, dei trasporti, sempre a carico degli studenti. Da questo discende inoltre che le famiglie potrebbe attivare contenziosi contro la scuola. [Non devi pagare per lavorare, né tantomeno per lavorare gratis ed essere sottoposto ad ogni genere di rischio.]
Sulla realizzazione di corsi di formazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, l'accordo arriva tardi. In questo anno di applicazione della Buona scuola sono stati appunto numerosissimi i casi di corsi di formazione erogati a costi enormi da società di consulenza o singoli professionisti, di denunce di 'pacchetti formativi' effettuati ammassando più classi in solo ambiente, etc.

In sostanza, gli studenti non solo non hanno ricevuto una conoscenza essenziale, di qualità e utile, ma in più hanno dovuto sostenere costi esorbitanti, insieme alle scuole.
Resta perciò fermo il fatto che l'INAIL ha escluso un modello specifico di realizzazione di corsi riferito agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro.
Rispetto alla tutela antinfortunistica, in analogia con la normativa generale, questa si applica per i rischi legati ad attività svolta in ambiente di lavoro, inteso come non solamente il luogo fisico del soggetto ospitante, ma anche «un eventuale cantiere all'aperto o un luogo pubblico, purché in essi si svolga un progetto di alternanza scuola-lavoro».
Rispetto alle prestazioni che l'INAIL eroga, in caso di infortuni e/o malattie professionali, le principali sono: economiche (indennizzo del danno biologico in capitale per menomazioni di integrità psicofisica pari o superiori al 6%, rendita per menomazioni di grado superiore al 16%, assegno per l'assistenza personale continuativa, integrazione della rendita, rimborso spese per farmaci e rimborso viaggi e soggiorno per cure termali e soggiorni climatici), sanitarie (prime cure ambulatoriali, accertamenti medico-legali) e protesiche (fornitura di protesi, ortesi e ausili).
Emerge che gli studenti non hanno diritto all'indennità per inabilità temporanea assoluta.

Ma soprattutto, la responsabilità dell'azienda in caso di infortunio e malattia professionale degli allievi dove sta?
In questo caso, infatti, lo studente deve denunciare l'infortunio al dirigente scolastico o al soggetto incaricato nella convenzione tra scuola e soggetto ospitante. Se lo studente comunica l'infortunio solo all'azienda, quest'ultima deve notificarlo al dirigente scolastico. È compito suo infatti presentare denuncia all'INAIL di infortunio sul lavoro e di malattia professionale degli studenti in alternanza scuola-lavoro. Di conseguenza è l'INAIL che può agire in rivalsa sull'azienda.
Infatti, sulla carta, solo in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro lo studente in alternanza dovrebbe essere equiparato in tutto e per tutto ad un lavoratore dipendente; ma, nei fatti, abbiamo visto che non è così.
A carico dell'azienda si configura l'adempimento di almeno tre obblighi fondamentali, prima di inserire lo studente nell'organizzazione produttiva: la sorveglianza sanitaria, per verificare l'idoneità alla mansione o comunque l'idoneità a essere impiegato in un determinato contesto professionale e ambientale; la formazione relativa ai rischi generali e specifici dell'azienda; la consegna dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) necessari e sufficienti per assicurare allo studente la possibilità di svolgere la sua esperienza in assoluta sicurezza (tipo guanti, casco, etc.)
Rispetto alla sorveglianza sanitaria, l'azienda ne è in pratica totalmente esonerata, visto che le linee guida del Ministero dell'Istruzione prevedono la stipula di accordi in merito affinché gli adempimenti del caso si considerino assolti per il datore grazie ad una semplice visita medica preventiva, da affidare al medico competente dell'istituzione scolastica, ovvero alla ASL. Rispetto alla formazione, si veda sopra. Essa viene rilasciata in maniera generica, quindi inutile a livello teorico, con costi a carico di scuole e studenti e con zero riscontri pratici. In linea con il dato nazionale, secondo cui in Italia l'investimento aziendale in termini di prevenzione è a livelli minimi se non inesistente (visti i numeri degli infortuni e delle morti sul lavoro). Non sono fatalità.

La previsione sulla sua efficacia resta quindi di dubbia portata, in quanto, come ci dimostra l'infortunio quasi mortale subito dallo studente minorenne a La Spezia, le azienda speculano in maniera folle sugli allievi in termini di rischi, appunto, assegnando mansioni assolutamente inutili dal lato formativo ed estremamente pericolose, inadatte sotto ogni punto di vista, dando ampio sfogo a profili di illegalità penale (ammesso anche solo che, per guidare un carrello elevatore, lo studente avrebbe dovuto come minimo possedere una patente apposita, che mancava, come mancavano evidentemente i Dpi e la formazione relativa all'uso del mezzo). Le stesse considerazioni possono essere svolte per ciò che riguarda il caso pugliese degli studenti mandati all'Ilva di Taranto, per non parlare dello stabilimento di Genova. Un'impresa, quella dell'Ilva, che minaccia da ultimo un minimo di 4.000 esuberi, e dove i lavoratori conducono da diversi anni lotte contro condizioni di lavoro disumane e licenziamenti.
Si ricordi ancora che, come sottolineato in precedenza, gli studenti non hanno in nessun caso diritto all'indennità per inabilità temporanea assoluta nel campo delle prestazioni erogate dall'INAIL.

Tutto ciò quando il mercato italiano vede, nel 2017, un aumento delle morti sul lavoro del 5,2%, e zero prevenzione: secondo i dati di settembre 2017, per la prima volta da 25 anni, infatti, infortuni e morti denunciati aumentano nei primi sette mesi dell'anno. 591 morti in sette mesi significa quasi tre al giorno. Di cui la gran parte (431) ha perso la vita sul posto di lavoro, gli altri 160 (in forte crescita) durante il tragitto dall'abitazione al cantiere o alla fabbrica.
Inoltre - e questo varrà chiaramente anche per gli studenti in alternanza con montante da specificarsi, dato che lavorano gratis - bisogna dire che l'indennizzo dell'INAIL (per i lavoratori in genere pari a metà della retribuzione) è legato alla dimostrazione, prova a carico del lavoratore/studente, che l'infortunio sia legato al lavoro svolto. È inoltre necessario essere iscritti all'INAIL prima di perdere la vita. Per i lavoratori viene quindi di solito riconosciuto un 65% dei casi denunciati. Secondo l'Osservatorio indipendente di Bologna che monitora gli infortuni mortali, in teoria, dei numeri del 2017 calcolati fino a settembre si ipotizza che solo 380 degli incidenti mortali saranno indennizzabili. Come dire che il 35%-40% di queste morti non esista, innanzitutto perché i lavoratori non sono iscritti all'INAIL, o sono in nero.
A fronte della realtà italiana, dove non esiste di base la sicurezza di fabbriche e cantieri, e le imprese non investono nella prevenzione tout court, il costo, in termini di salute in primis, ricade solo sullo studente, lanciato in un mercato del lavoro dominato da una logica dei profitti oggi più che mai feroce. Dove il Jobs Act che, in linea con la politica liberista del "pacchetto Treu" e delle leggi di questi ultimi venti anni, ha fornito il seguente quadro (di cui l'alternanza scuola-lavoro è solo l'ultimo tassello): precariato, zero diritti, attacco alla possibilità di scioperare, retribuzioni da fame, lavoro gratuito, dequalificazione, investimenti solamente in incentivi per le aziende in vista dell'abbassamento del costo del lavoro (ovvero degli studenti e dei lavoratori).


STUDENTI CHE LAVORANO GRATIS E LAVORATORI LICENZIATI: ZERO TUTELE E MASSIMO DEI PROFITTI 

L'alternanza scuola-lavoro, la Buona scuola, è quindi l'ennesimo regalo al padronato italiano, dopo il Jobs Act. Il costo per gli studenti e per i lavoratori è altissimo in termini di salute, di formazione, istruzione, di diritti sociali e sindacali. La posta in gioco è troppo alta per restare a guardare l'offensiva padronale che colpisce tutti e tutte, e per questo la risposta deve essere unitaria.
Il padronato italiano, sgravato da costi e responsabilità, sfrutta tutta la forza-lavoro disponibile per vessarla e mantenerla in condizione di ricatto: la prese in carico di studenti a lavorare gratis, a fronte di licenziamenti di personale, comunque precario ma ritenuto troppo costoso. Abbattere i costi, aumentare i profitti e, per farlo, abbattere i diritti, ridurre la formazione, per avere forza-lavoro disorganizzata, divisa e non istruita.

Dal lato degli studenti, nel quadro dell'alternanza-scuola lavoro il padronato sfrutta la filastrocca dell'uberizzazione: l'autorealizzazione, la cosiddetta acquisizione di competenze e strategie produttive per accrescere la propria formazione, volta ad incentivare una filosofia individualista, che con la pretesa generazionale divide. Una filastrocca secondo cui l'obiettivo dello studente, asservito in realtà al mercato il cui interesse è massimizzare il valore del prodotto, non di chi lo produce, è la schermata dell' autoimprenditorialità. L'autoimprenditorialità come obiettivo spacciato dall'economia liberista, alla quale l'istruzione pubblica si piega, nasconde invece la realtà di estremo sfruttamento e precarizzazione, come appunto nel caso dei riders di Foodora, spesso universitari, comunque quasi tutti giovani, la cui consegna in Italia è pagata 3,60 euro netti, con spese di manutenzione della bici e le divise a carico loro, senza premi, malattie, indennizzi e coperture sanitarie/assicurative: sono infatti autoimprenditori.

Per cui la realtà della gig economy attuale cosa dimostra veramente? Che il sogno dell'uberizzazione, dell'autoimprenditorialità, di cui l'alternanza scuola- lavoro viene impregnata, significa isolamento dei lavoratori, impossibilità di esercitare diritti sindacali, di fare sciopero (non essendo formalmente dipendenti a contratto) e rischi altissimi a livello di sicurezza e salute. Il tutto nella totale esenzione, irresponsabilità della azienda, contro cui legalmente per esempio non è possibile impugnare un licenziamento, non essendoci da contratto un rapporto di lavoro subordinato. Non a caso, emerge che l'unico contenzioso di lavoro verificatosi contro Foodora, in Italia, a Torino, sia quello per riconoscere che ricorrono tutti i presupposti perché il rapporto di lavoro venga riconosciuto come subordinato.
Tutto ciò riesce a dare ancora un altro esempio pratico della portata base che assume l'alternanza scuola-lavoro, ma con contorni, nello specifico, aggravati: non vi è retribuzione nemmeno a cottimo, è prestazione gratuita e non è considerata in alcun modo rapporto di lavoro che sia dipendente o autonomo o finto autonomo. E questo non è una ''esperienza'' che lo studente deve fare.


FUORI IL JOBS ACT DALLE SCUOLE E DAI POSTI DI LAVORO! 
Contrastare tutto questo significa opporsi alla divisione fra gli studenti, alla divisione fra studenti e lavoratori che i padroni vogliono imporci, quando invece tutti subiamo lo stesso attacco, che si concretizza in un presente di precarietà assoluta e disoccupazione, che supera in peggio e in termini quantitativi - perché tocca tutta la classe - la condizione della cosiddetta generazione no future.
Questo significa solamente una cosa: è necessario unirsi, attraverso assemblee generali, comitati di mobilitazione, in manifestazioni per rigettare Jobs Act, Buona scuola e i loro effetti che in soli due anni si sono rivelati devastanti; vedendoli come faccia di un'unica medaglia, per rilanciare un movimento contro l'offensiva padronale. Tutto ciò è possibile, come è stato dimostrato nel maggio 2015, quando il movimento degli insegnanti e degli studenti si è mobilitato contro la Buona scuola, mettendo in atto uno dei momenti di lotta più grandi contro il governo Renzi, e uno dei più importanti da decenni.

A questo serve lo strumento dello sciopero generale, e la giornata del 13 ottobre scorso (come le successive date in novembre) contro l'alternanza scuola-lavoro, il lavoro gratuito, per un'istruzione garantita a tutti e tutte, è stata l'occasione per intraprendere questa strada, continuata il 27 ottobre.

Rifiutiamo l'alternanza scuola-lavoro tutti insieme! Per l'autorganizzazione degli studenti e dei lavoratori della scuola, dei lavoratori e degli studenti nei luoghi di lavoro, per la libertà di scegliere e di decidere sulla nostre condizioni di studio, vita e lavoro secondo i nostri bisogni e necessità, non secondo il mercato!
Fuori il Jobs Act dalle scuole e dai posti di lavoro!
Marta Positò

Alternanza Scuola-Lavoro :sfruttare uno studente licenziare un lavoratore


Studente di istituto professionale indirizzo meccanico di La Spezia costretto a 40 giorni di prognosi per frattura alla tibia dovuta ad un muletto ribaltatosigli addosso, presso un' azienda specializzata nella revisione e riparazione di motori nautici e industriali. Quattro studentesse minorenni molestate sessualmente più volte dal tutor esterno in un centro estetico di Monza, a luglio scorso. Studenti e studentesse camerieri gratis in varie catene di fast food e non solo, a lavorare all' Ilva di Taranto, a volantinare e pulire bagni per 12 ore e senza pausa, a spillare birre...

Il governo Gentiloni e la Ministra Fedeli riconfermano un modello che dai tempi della riforma Moratti nel 2005 passando per la Gelmini nel 2010 diventa finalmente obbligatorio grazie alla Buona Scuola l. 107/2015: non solo una scuola dell' obbligo classista ed elitista disegnata sull' esigenze del mercato, con docenti precari con contratti bloccati da quasi otto anni, tagli al budget etc, ma anche soprattutto la legalizzazione dello sfruttamento dello studente medio direttamente sul mercato del lavoro, in linea con le premesse del Jobs Act e grazie all' ultima finanziaria.

L' ALTERNANZA SCUOLA- LAVORO: ENNESIMA FACCIA DELL' UBERIZZAZIONE CONTRO I GIOVANI.

Accanto alla situazione disastrosa che coinvolge gli studenti universitari fra tirocini e stage fra il sommerso  e l' illegale, nonché fra il lavoro gratuito e, in generale, accanto alla situazione dei giovani inseriti, privi di mezzi e tutele con stipendi da fame e zero potere contrattuale, nel mercato del lavoro, grazie ai contratti di apprendistato made in Jobs Act, lavori a chiamata, contratti a tutele crescenti, lo sfruttamento 3.0 dei riders fattorini di Deliveroo, Foodora, Just Eat e altri … Quest' anno l' offensiva continua con l' obbligo definitivo di svolgere c.d. percorsi di alternanza scuola -lavoro per tutte le studentesse e gli studenti del triennio delle scuole superiori italiane. Un milione e mezzo circa di giovani, soprattutto minorenni dovranno dedicare a questa ''parte del percorso formativo'' 200 ore, nei licei, e 400 ore, rispettivamente negli istituti tecnici e professionali. Ma non saranno i primi.
Infatti già nell’anno scolastico 2014/2015 gli studenti partecipanti erano 273.000 e il 54% delle scuole aderiva all' alternanza. Nel 2015/2016 i numeri sono aumentati  a 652.641 studenti.  Gli istituti rientranti nel progetto sono saliti fino al 96%. Si sono moltiplicati i casi da 11.585 a 29.437.
Rispetto solamente agli allievi dell' ultimo anno, se fra il 2014/2015  erano 89.752 in alternanza, quest' anno rientreranno nell' obbligo previsto dalla Buona Scuola ben 455.062 iscritti su 502.725, ovvero il 90, 6 % del totale delle classi terze, per cui sono stati stanziati 100 milioni l' anno dalla legge 107/2015.
Per avere un' ulteriore idea, basti guardare i numeri per indirizzo, fra licei, istituti tecnici e istituti professionali : rispettivamente dai 12.371 del 2014/2015 ai 227.308 quest' anno, da 31.592 a 140.699 oggi, fino ai 45.789  dei professionali che attualmente sono diventati 87.055.
Come si può notare, l' incremento é significativo : dalla sua introduzione facoltativa via via allargata e divenuta obbligatoria, l' alternanza scuola lavoro indica la volontà di istituzionalizzare in maniera fortemente elusiva i diritti sociali e le tutele dei lavoratori dipendenti ; in breve, qualsiasi tipo di rapporto di lavoro normato. Lo studente in alternanza realizza su carta, legalizza, lo stadio ultimo ideale del Jobs Act : zero contratto, zero tutele, zero rimborsi, zero sindacato, zero retribuzione, in balia totale dell' esigenze dei padroni, a scapito dell' istruzione pubblica obbligatoria e del diritto allo studio. L' ennesima manna dal cielo del governo a favore delle imprese in corsa per il profitto.
Ma come funziona nello specifico l' alternanza scuola- lavoro?
Ebbene, si é visto che l' istituto si é modellato in qualche anno, ma la sostanza non é cambiata: si tratta di un c.d. progetto formativo che si distingue dallo stage e dal tirocinio, come dall' apprendistato che comporta infatti un contratto di lavoro; lo studente in alternanza non é  mai un lavoratore, nè é equiparato ad un lavoratore minore nel caso, più frequente, sia minorenne. Non essendo un rapporto di lavoro contrattualizzato, lo studente é merce di scambio fra istituzione scolastica e impresa, le quali stipulano tra loro, studente escluso, una Convenzione relativa alle forme con cui questo percorso dovrà svolgersi, rendendo di fatto l' impresa irresponsabile direttamente rispetto allo studente. Tutor interno alla scuola e tutor esterno nell' ente di riferimento sono le due figure in capo alle quali si ha un ibrido poco chiaro fra potere disciplinare, di controllo e direttivo, che in realtà si configura in un asset autoritario, incontrovertibile e incontestabile su cui lo studente ha zero potere contrattuale : assume semplicemente che se sgarra é fuori, con buona pace di qualsiasi possibilità di esercitare diritti sindacali sul luogo di lavoro per contestare le sue condizioni, di qualsiasi tipo di indennità, già lavorando gratis, nonché sobbarcandosi eventuali conseguenze in termini di andamento scolastico.
Infatti lo studente, o chi per lui se minorenne, si trova a prendere atto del percorso prestabilito da altri (scuola e azienda) attraverso una semplice declaratoria di presa visione, il Patto Formativo, e la possibilità di scegliere per lui stesso, per il suo diritto allo studio, termina così. Doveri di puntualità, obbedire in generale alle direttive dei responsabili di quelle che la Buona Scuola definisce ''strutture ospitanti'', ma soprattutto rispettare gli obblighi in materia di fedeltà aziendale, segreti aziendali e privacy. In breve, e non é difficile capirlo, si tratta di lavoro nero, gratis, anche sfruttamento minorile per azzerare i costi dei datori di lavoro, poiché si tratterebbe a tutti gli effetti di lavoro dipendente mascherato, gratis e sotto- inquadrato, ovvero si avrebbero in astratto elementi, dal lato normativo, ricorrenti in contratto di lavoro subordinato.  Dal punto di vista normativo quindi, in termini di diritto del lavoro, vi é una elusione illegale totale: paradossalmente, si dovrebbe riconoscere a tutti gli studenti, minorenni inclusi, lo status di lavoratori dipendenti, o meglio, come minimo, una paga... Il lavoro o é retribuito o non può essere.
Dal punto di vista educativo, le mansioni che si affidano arbitrariamente a questi studenti non rispondono alle loro esigenze formative, ancora di più, ma ai bisogni dei padroni, sulla base di esclusive valutazioni di profitto. Non a caso poi, l' alternanza si svolge spesso in estate (8 volte su 10), sulla base di offerte <> di privati (81% delle esperienze) o piccole o medie imprese interpellate direttamente dai dirigenti scolastici.

JOBS ACT E BUONA SCUOLA : L' ALTERNANZA SFRUTTAMENTO STUDENTI- LAVORATORI

L' aumento progressivo del numero degli studenti coinvolti e quindi l' allargamento dell' obbligo,  e  l' aumento dei percorsi attivati, oltre che delle strutture ricettive, in breve, la definitiva istituzionalizzazione dell' alternanza scuola- lavoro, non sono casuali, nè tantomeno sono per il bene  educativo degli studenti, come il governo vuole farci credere, ma conseguenze derivanti da  specifici fattori economici e poi di natura previdenziale.
Innazitutto il governo Renzi con la legge finanziaria del 2016 ha previsto incentivi finanziari per le aziende a questo fine, ciò che ha appunto comportato un incremento del +139% degli studenti partecipanti e del 41% delle aziende, diventate 149.795. L' importo dei voucher ed annessi incentivi per le imprese vincitrici, é infatti stabilito del bando istituito presso le Camere di commercio italiane a braccetto con il MIUR, e varia in funzione dei percorsi di alternanza attivati presso l' ente stesso.
Tale politica di favore alle imprese é stata il motore che ha permesso di consolidare il legame tra il MIUR e il mercato, nonché  di dare definitivamente vita all' alternanza scuola- lavoro, visto l' impegno del Ministero a partire dall' ottobre 2016, con la promozione di un incontro ''Campioni di alternanza'' con 16 aziende, ordini professionali, associazioni del terzo settore e PA per un totale di tredici settori coinvolti (servizi, digitale, automotive, alimentare, ristorazione, finanziario, distribuzione, logistica, abbigliamento, arte e cultura, giuridico, manifatturiero, energia) per sancire una partneship con le scuole per l' attivazione di 27mila percorsi. Enti ''campioni di alternanza'' coinvolti nell' accordo con il MIUR: prima di tutti McDonald's, che ha promesso 10 mila percorsi per studenti in 500 locali sul territorio. McDonald's ha circa 20 mila dipendenti in Italia in condizioni vessatorie e l' ingresso di 10mila studenti a lavorare gratis, di certo comporterà delle conseguenze in termini di licenziamenti e aggravamento ulteriore dello status dei suoi dipendenti. Per definire ulteriormente la finalità di profitto a costo zero che nulla a che vedere con un arricchimento formativo per uno studente, gli altri soggetti erogatori sono, oltre a McDonald's: Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, COOP, Dallara, ENI, Fondo Ambiente Italiano, FCA, General Electric, HPE, IBM, Intesa Sanpaolo, Loccioni, Poste Italiane e Zara.
Non a caso tutte imprese e/o multinazionali non certo famose per essere modelli lavorativi ed economici educativi verso i più basilari principi costituzionali che invocano diritti sociali e sindacali, ma che, anzi, negli ultimi anni e all' ora attuale, hanno visto e vedono i lavoratori (dalla logistica ai metalmeccanici passando per il pubbligo impiego e i trasporti) scendere in piazza in asprissime vertenze e  durature lotte contro licenziamenti, taglio al welfare aziendale nelle indennità, nei sussidi, nei fondi pensioni e assicurativi, contro la repressione sindacale e politica, nel rigetto di accordi capestri... non ''Campioni di alternanza'', ma semmai ''Campioni di sfruttamento''. 
Ecco in realtà un' altra ragione per cui si capisce come e perché, secondo il MIUR, l' obiettivo per il secondo anno di obbligo dovrebbe appunto arrivare a 1.150.000 di studenti in alternanza durante questo anno scolastico e 1,5 milioni a regime : per inserire forza lavoro già isolata e priva di mezzi  di critica, grazie al modello autoritario della Buona Scuola, ''vergine'', a fronte di una classe lavoratrice che, nonostante i rapporti di forza globalmente sfavorevoli all' ora attuale, dopo un congelamento della protesta contro il Jobs Act a causa della politica complice delle direzioni sindacali, dà sempre più fastidio perché, in realtà, si dimostra capace di invertire la tendenza e, attraverso la forza dell' autorganizzazione, dà vita a innumerevoli mobilitazioni politiche e economiche sparse nel paese, da ultimo all' Ilva di Genova.

Ma il mondo studentesco non si é dimostrato complice con il mercato contro i lavoratori, come lo dimostra la giornata di mobilitazione nazionale indetta il 13 ottobre, importantissimo inizio affinché ci si doti di strumenti, teorici e pratici, per denunciare e rigettare l' alternanza scuola- lavoro in quanto abuso e attacco diretto contro il diritto allo studio e ad un' istruzione libera e gratuita, accessibile a tutti.

Il secondo fattore, di natura previdenziale, tocca un aspetto cruciale della condizione in cui lo studente in alternanza si trova, ovvero la salute. Lo studente beneficia, secondo Convenzione e Patto Formativo, delle tutele (parzialmente) e dei doveri (interamente), responsabilità, connessi al d.lgs. 81/2008 TU sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro in attuazione dell' art. 1 della legge 123/2007 in materia di tutela della salute  e della sicurezza nei luoghi di lavoro, pur non avendo alcun rapporto di lavoro con l' impresa presso cui svolge l' alternanza e ciò infatti solleva diverse obiezioni, alla luce della realtà attuale delle cose.
Il MIUR, fino al 2016, ha previsto l' obbligo a carico delle singole scuole di formare gli studenti prima dello svolgimento del percorso in materia di sicurezza, norme infortunistiche e privacy sui luoghi di lavoro. La formazione a questi fini, in materia di licenza e retribuzione, non é però stata definita contemporaneamente, rispetto ai docenti e/o al personale scolastico. Le scuole si sono  naturalmente trovate spesso e volentieri impreparate di fronte a tale obbligo, penalizzando i lavoratori e gli studenti: con la presenza di corsi di formazione erogati da privati e/o Camere di commercio, i c.d. ''Alternanza day'', a carico economicamente delle scuole e degli studenti stessi, se non anche, sempre, a discapito dell' apprendimento in classe. Lavori gratis e ti formi a pagamento.
Per non parlare del frangente assicurativo: esclusa la convenzione fra istituzione scolastica e INAIL e regime annesso relativamente alla frequentazione degli ambienti scolastici, per i primi due anni di alternanza non vi era nulla più rispetto al d.lgs. 81/2008 a tutela (formale) degli studenti. Lavori gratis, ti formi a pagamento e non hai coperture sufficienti contro gli infortuni, né conoscenze adeguate per tutelarti. Il lavoro o é sicuro o non é.
Un accordo di partenariato INAIL- MIUR é arrivato con la circolare 44 del 21 novembre 2016 per chiarire rispetto ai criteri per la trattazione dei casi di infortunio (e connessi aspetti contributivi). Dopo oltre un anno di buio, in cui le studentesse e gli studenti, oltre che i docenti, sono stati abbandonati a loro stessi, quando gli abusi e gli infortuni gravissimi sono stati e sono all' ordine del giorno e di cui le sole e uniche vittime sono gli studenti. Per formarti, per lavorare non devi rischiare la pelle.
Tuttavia, questa circolare resta lacunosa e non risolve il problema, anzi: non fornisce indicazioni sulla tutela rispetto alle parti dell' alternanza che si svolgono all' esterno della scuola e nei casi di percorsi svolti all' estero. Infatti manca una tutela degli studenti in itinere, ovvero durante gli spostamenti da casa verso il soggetto ospitante, l' azienda e viceversa, quando si tratti di attività svolte al di fuori della scuola; non vi é copertura assicurativa prevista in caso di infortunio, come non vi sono rimborsi previsti relativi ai costi di spostamento, dei trasporti, sempre a carico degli studenti. Da questo discende inoltre che le famiglie potrebbe attivare contenziosi contro la scuola. Non devi pagare per lavorare, nè tantomeno per lavorare gratis e sottoposto/a ad ogni genere di rischio.
Sulla realizzazione di corsi di formazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, l' accordo arriva tardi...In questo anno di applicazione della Buona Scuola sono stati appunto numerosissimi i casi di corsi di formazione erogati a costi enormi da società di consulenza o singoli professionisti, di denunce di pacchetti formativi effettuati ammassando più classi in solo ambiente, etc.
In sostanza, gli studenti non hanno ricevuto una conoscenza essenziale, di qualità e utile, in più dovendo sostenere costi esorbidanti, insieme alle scuole.
Resta perciò fermo il fatto che l' INAIL ha escluso un modello specifico di realizzazione dei corsi riferito agli studenti in regime di alternanza scuola- lavoro.
Rispetto alla tutela anti-infortunistica, in analogia con la normativa generale, questa si applica per i rischi legati ad attività svolta in ambiente di lavoro, inteso come non solamente il luogo fisico del soggetto ospitante, ma anche ''un eventuale cantiere all'aperto o un luogo pubblico, purché in essi si svolga un progetto di alternanza scuola-lavoro”.
Rispetto alle prestazioni che l' INAIL eroga, in caso di infortuni e/ o malattie professionali, le principali sono : economiche (indennizzo del danno biologico in capitale per menomazioni integrità psicofisica pari o superiori al 6%, rendita per menomazioni di grado superiore al 16%, assegno per l' assistenza personale continuativa, integrazione della rendita, rimborso spese per farmaci e rimborso viaggi e soggiorno per cure termali e soggiorni climatici), sanitarie (prime cure ambulatoriali, accertamenti medico- legali) e protesiche (fornitura di protesi, ortesi e ausili).

Emerge che gli studenti non hanno diritto all' indennità per inabilità temporanea assoluta.

Ma soprattutto la responsabilità dell' azienda in caso di infortunio e malattia professionale degli allievi, dove sta ?
In questo caso, infatti, lo studente deve denunciare l' infortunio al dirigente scolastico o al soggetto incaricato nella convenzione tra scuola e soggetto ospitante.  Se lo studente comunica l' infortunio solo all' azienda, quest' ultima deve notificarlo al dirigente scolastico. E' compito suo infatti presentare denuncia all' INAIL di infortunio sul lavoro e di malattia professionale degli studenti in alternanza scuola- lavoro.  Di conseguenza é l' INAIL che può agire in rivalsa sull' azienda.
Infatti sulla carta, solo in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, lo studente in alternanza dovrebbe essere equiparato in tutto e per tutto ad un lavoratore dipendente ; ma, nei fatti, abbiamo visto che non é così.
A carico dell' azienda si configura l' adempimento di almeno tre obblighi fondamentali, prima di inserire lo studente nell' organizzazione produttiva: la sorveglianza sanitaria, per verificare l' idoneità alla mansione o comunque l' idoneità a essere impiegato in un determinato contesto professionale e ambientale; la formazione relativa ai rischi generali e specifici dell' azienda ; la consegna dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) necessari e sufficienti per assicurare allo studente la possibilità di svolgere la sua esperienza in assoluta sicurezza (tipo guanti, casco etc.)
Rispetto alla sorveglianza sanitaria, l' azienda ne é, in pratica, totalmente esonerata, visto che le linee guida del Ministero dell' Istruzione prevedono la stipula di accordi in merito affinché gli adempimenti del caso si considerino assolti per il datore grazie ad una semplice visita medica preventiva, da affidare al medico competente dell' istituzione scolastica, ovvero alla ASL. Rispetto alla formazione, si veda sopra, in quanto viene rilasciata in maniera generica, quindi inutile a livello teorico, con costi a carico di scuole e studenti, con zero riscontri pratici. In linea con il dato nazionale, secondo cui in Italia l' investimento aziendale in termini di prevenzione é a livelli minimi se non inesistente, visti i numeri degli infortuni e delle morti sul lavoro. Non sono fatalità.
La previsione resta quindi di dubbia portata in quanto, come ci dimostra l' infortunio quasi mortale subito da studente minorenne a La Spezia, le azienda speculano in maniera folle sugli allievi in termini di rischi appunto, assegnando mansioni assolutamente inutili dal lato formativo ed estremamente pericolose, inadatte sotto ogni punto di vista, dando ampio sfogo a profili di illegalità penale (ammesso anche solo che, per guidare un carrello elevatore, lo studente avrebbe dovuto, come minimo, possedere una patente apposita che mancava, come mancavano evidentemente i Dpi e la formazione relativa all' uso del mezzo). Come ci dimostra il caso pugliese degli studenti mandati all' Ilva di Taranto, per non parlare dello stabilimento di Genova. Un' impresa, quella dell' Ilva, che minaccia da ultimo minimo 4000 esuberi e dove i lavoratori conducono da diversi anni lotte contro condizioni di lavoro disumane  e licenziamenti.
Si ricordi ancora che, come sottolineato in precedenza, gli studenti non hanno in nessun caso diritto all' indennità per inabilità temporanea assoluta nel campo delle prestazioni erogate dall' INAIL.
Tutto ciò quando il mercato italiano vede, nel 2017, un aumento delle morti sul lavoro del 5, 2 %  e zero prevenzione: secondo i dati di settembre, per la prima volta da 25 anni, infatti, infortuni e morti denunciati aumentano nei primi sette mesi dell' anno. 591 morti in sette mesi, significa quasi tre al giorno. Di cui la gran parte (431) ha perso la vita sul posto di lavoro, gli altri 160 (in forte crescita) durante il tragitto dall' abitazione al cantiere o alla fabbrica.
Inoltre, e questo varrà chiaramente anche per gli studenti in alternanza  con montante da specificarsi, bisogna dire che l' indennizzo dall' Inail (per i lavoratori in genere pari a metà della retribuzione) é legato alla dimostrazione, prova a carico del lavoratore/studente, che l' infortunio sia legato al lavoro svolto. E' inoltre necessario essere iscritti all' INAIL prima di perdere la vita. Per i lavoratori viene quindi di solito riconosciuto un 65% dei casi denunciati. Secondo l' Osservatorio indipendente di Bologna che monitora gli infortuni mortali, in teoria, dei numeri del 2017 calcolati fino a settembre, si ipotizza che solo 380 degli incidenti mortali saranno indennizzabili. Come dire che il 35%-40% di queste morti non esista, innanzitutto perché i lavoratori non sono iscritti all' Inail o sono in nero.
A fronte della realtà italiana dove non esiste di base la sicurezza di fabbriche e cantieri e le imprese non investono nella prevenzione tout court, il costo, in termini di salute in primis, ricade solo sullo studente lanciato in un mercato del lavoro dominato da una logica dei profitti oggi più che mai feroce. Dove il Jobs Act che, in linea con la politica liberista del Pacchetto Treu di questi ultimi venti anni, ha fornito il  seguente quadro di cui l' alternanza scuola- lavoro é solo l' ultimo tassello: precariato, zero diritti, attacco alla possibilità di scioperare, retribuzioni da fame, lavoro gratuito, dequalificazione, investimenti solamente in incentivi per le aziende in vista dell' abbassamento del costo del lavoro, ovvero degli studenti e dei lavoratori.

STUDENTI CHE LAVORANO GRATIS E LAVORATORI LICENZIATI: ZERO TUTELE E MASSIMO DEI PROFITTI.

L' alternanza scuola lavoro, la Buona Scuola é quindi l' ennesimo regalo al padronato italiano, dopo il Jobs Act. Il costo per gli studenti e per i lavoratori é altissimo in termini di salute, di formazione, istruzione, di diritti sociali e sindacali. La posta in gioco é troppo alta per restare a guardare la stessa offensiva padronale che colpisce tutti e tutte e per questo la risposta deve essere unitaria.
Il padronato italiano, sgravato da costi e responsabilità, sfrutta tutta la forza- lavoro disponibile per vessarla e mantenerla in condizione di ricatto : la prese in carico di studenti a lavorare gratis, a fronte di licenziamenti di personale, comunque precario, ma ritenuto troppo costoso.
Abbattere i costi, aumentare i profitti e, per farlo, abbattere i diritti, ridurre la formazione, per avere forza- lavoro disorganizzata, divisa e non istruita.
Dal lato degli studenti, nel quadro dell' alternanza- scuola lavoro, il padronato sfrutta la logica dell' uberizzazione: l' auto- realizzazione, la c.d. acquisizione di competenze e strategie produttive per accrescere la propria formazione, volta ad incentivare una filosofia individualista, che con la pretesa generazionale, divide. Secondo cui l' obiettivo dello studente, asservito in realtà al mercato il cui interesse é massimizzare il valore del prodotto, non di chi lo produce, é la schermata dell' auto- imprenditorialità. L' auto- imprenditorialità come obiettivo spacciato dall' economia liberista, alla quale l' istruzione pubblica si piega, nasconde invece realtà di estremo sfruttamento e precarizzazione, come appunto nel caso dei riders di Foodora, spesso universitari, comunque quasi tutti giovani, la cui consegna in Italia é pagata 3,60 euro netti, con spese di manutenzione bici e divise a carico loro, senza premi malattie e indennizzi e coperture sanitarie/ assicurative: sono infatti auto- imprenditori. Per cui la realtà della gig economy attuale cosa dimostra veramente? Che il sogno dell' uberizzazione, dell' auto- imprenditorialità di cui l' alternanza scuola- lavoro viene impregnata, significa produzione dell' isolamento dei lavoratori, impossibilità di esercitare diritti sindacali, di fare sciopero, non essendo formalmente dipendenti da contratto e sottoposizione a rischi a livello di sicurezza e salute a livelli altissimi. Il tutto nella totale esenzione, irresponsabilità della azienda, contro cui legalemente per esempio é non possibile impugnare un licenziamento, non essendoci da contratto un rapporto di lavoro subordinato. Non a caso, emerge che l' unico contenzioso lavoristico verificatosi contro Foodora, in Italia, a Torino, sia quello per riconoscere che ricorrono tutti i presupposti perché il rapporto di lavoro venga riconosciuto come subordinato.
Tutto ciò riesce a dare ancora un altro esempio pratico della portata base che assume l' alternanza scuola- lavoro, ma con contorni, nello specifico, aggravati: in quanto non vi é retribuzione nemmeno a cottimo, é gratuita e non é considerata in alcun modo rapporto di lavoro che sia dipendente o autonomo o finto autonomo. E questo non é  un' ''esperienza '' che lo studente deve fare.

FUORI IL JOBS ACT DALLE SCUOLE E DAI POSTI DI LAVORO !

Contrastare tutto questo significa opporsi alla divisione fra gli studenti, alla divisione fra studenti e lavoratori che i padroni vogliono imporci, quando invece tutti subiamo lo stesso attacco che si concretizza in un presente di precarietà assoluta e disoccupazione, che supera in peggio e in termini quantitativi, perché tocca tutta la classe, la cosiddetta generazione no future.
Questo significa solamente una cosa: é necessario unirsi, attraverso assemblee generali, comitati di mobilitazione, in manifestazioni per rigettare Jobs Act e Buona Scuola e i loro effetti devastanti in soli due anni, come faccia di un' unica medaglia, per rilanciare un movimento contro l' offensiva padronale. Tutto ciò é possibile, come é stato dimostrato dal maggio 2015 quando il movimento degli insegnanti e degli studenti si é mobilitato contro la Buona Scuola, costituendo uno dei momenti di lotta più grandi contro il governo Renzi, e uno dei più importanti da decenni.

A questo serve lo strumento dello sciopero generale, e la giornata del 13 ottobre contro l' alternanza scuola- lavoro, il lavoro gratuito, per un' istruzione garantita a tutti e tutte, può essere l' occasione per intraprendere questa strada, fino ad una nuova data di lotta che sia in piazza con i lavoratori, a partire appunto dallo sciopero generale del 27 ottobre. Una data nata complessivamente dalla stessa esigenza: per garantire il diritto universale alla salute, all' abitare, alla scuola, alla mobilità pubblica e tutele reali di reddito ; per la pensione a 60 anni o con 35 anni di contributi, per l' abolizione della legge Fornero ; contro il TUR 10 gennaio 2014 ; contro la guerra e le spese militari ; per aumenti salariali, riduzione dell' orario di lavoro, per investimenti pubblici in ambiente e territorio ; per difendere il diritto di sciopero dalle leggi che lo vincolano; per abolire le disuguaglianze salariali, sociali, economiche, di genere e quelle nei confronti degli immigrati ; per fermare le privatizzazioni e le liberalizzazioni.
Rifiutiamo l' alternanza scuola- lavoro tutti insieme, per l' autorganizzazione degli studenti e dei lavoratori della scuola e dei lavoratori e degli studenti nei luoghi di lavoro, per la libertà di scegliere e di decidere sulla nostre condizioni di studio, vita e lavoro secondo i nostri bisogni e necessità, non secondo il mercato !

Fuori il  Jobs act dalle scuole e dai posti di lavoro!

Marta Positò

Presidenziali francesi 2017: un' altra prova della fase di crisi acuta del capitalismo

Nessuna aspettativa per i lavoratori se non nelle lotte!


Il contesto è chiaro a livello internazionale e, a maggior ragione in Francia: la borghesia è in una fase di crisi acuta dalla quale non uscirà facilmente. Da qui il senso dell'offensiva capitalista attuale, ovvero infliggere un attacco senza precedenti recenti alla classe operaia.
E ciò porta direttamente a dei fenomeni di regressione politica e sociale delle forze borghesi: nel quadro di una crisi persistente, la sinistra riformista tradizionale al governo dopo aver illuso la classe operaia si fa espressione, spesso incarnazione, dell'offensiva reazionaria capitalista e favorisce la proliferazione di forze di estrema destra, xenofobe e populiste. Le forze riformiste borghesi, che nel periodo 2008- 2012 avevano cavalcato l' illusione delle masse con promesse di riforma sociale e di rinnovo del welfare, hanno quindi messo da parte per un momento la destra storica, ma hanno presto prodotto il presente risultato suicidandosi politicamente e hanno chiaramente tradito e peggiorato la condizione della classe lavoratrice, dei giovani,i quali vivono la maggior parte della loro esistenza lavorativa e educativa in un panorama stagnante, dove la crisi é una costante che cancella un futuro e ferma il presente.
La base da cui partire, quindi, parlando delle elezioni presidenziali francesi in questo quadro é che la classe lavoratrice non può riporvi alcuna aspettativa, che non sia quella nelle lotte, unica vera via per imporre rivendicazioni in grado di incidere.

Si tratta inoltre di elezioni presidenziali che si collocano in uno scenario potenzialmente molto sfavorevole alle forze riformiste e reazionarie presenti, in quanto il prodotto della scorsa della primavera, ovvero il movimento contro la Loi Travail et son monde, è più che presente e sfida il clima di calma sociale che si vuole imporre dall'alto.

A partire dai giovani- La regola della precarietà verso l' uberizzazione.

In Francia, la disoccupazione giovanile è al 25%, anche al 40% in alcune zone. I giovani sono fra i primi rappresentanti della precarietà diffusa, in quanto anche il possesso di un diploma non costituisce una garanzia di un futuro impiego. In più, anche decidendo di proseguire gli studi, una larga percentuale di studenti francesi, il 40%, é obbligata a lavorare- cosiddetti jobs étudiants (spesso iper ricattati sotto foodora, deliveroo, etc)- in contemporanea con l' università, per appunto potersela finanziare. Università nelle quali le condizioni di lavoro si degradano sempre di più, governo dopo governo.
Non a caso, Hollande nella campagna 2012 avevo fatto dei giovani e dell' istruzione un caposaldo del proprio programma e, infatti, non si é risparmiato in quanto a relative riforme. A partire dalle università appunto, dove ha fatto votare una legge Loi Fioraso che prevede la fusione di varie facoltà in ottica di riduzione dei costi di gestione e servizio, implicando una riduzione dei posti di lavoro, soppressione di corsi di laurea, un aumento di studenti nelle classi e dunque una degradazione generale delle condizioni di studio, ma anche di lavoro per dipendenti e insegnanti. Una legge che inoltre prevede una strutturazione dei percorsi formativi in funzione dei bisogni delle imprese locali. Ma l'azione di riforma del governo sul fronte scuole e università non si ferma a questo, ma anzi ha continuato il disegno filo-padronale di un' università modellata sulle necessità economiche delle grandi industrie del paese grazie a una legge, approvata a fine 2016, introduttiva del numero chiuso nei masters, cioé una selezione classista che favorirà soltanto gli studenti più abbienti che potranno riorientarsi, mentre invece chi non se lo potrà permettere sarà costretto ad abbandonare gli studi.
Quindi, un' altra prova del fatto che, per innalzare i profitti in tempo di crisi, i primi ad essere attaccati sono i diritti dei giovani, studenti e lavoratori. Contro questa offensiva all' indirizzo dell' insegnamento superiore, si stanno costruendo mobilitazioni nel paese: a Tolosa e in varie università a Parigi (Paris 3 e Paris 7 es.), dove attraverso assemblee generali si dà corpo ad una risposta per rivendicare delle condizioni di studio e di vita degne.

Premessa e bilanci.

E' necessario quindi fare un breve bilancio di quello che è stato il quinquennato di Hollande, in particolare questi ultimi due anni.
L' introduzione dello stato d' emergenza ha costituito un gravissimo attacco alle libertà e i diritti fondamentali: fin dall'inizio infatti, chiaramente, i destinatari effettivi sono stati i lavoratori. Già dall'autunno prima degli attentati a Parigi, si registravano un certo numero di scioperi economici e politici sparsi per il paese. Accanto alla crescita delle mobilitazioni diffuse si é infatti prodotta una gravissima censura ed è stato messo in moto un potentissimo meccanismo di repressione delle lotte, con divieti di manifestare, divieti di assembramento, rappresaglie sui luoghi di lavoro, strapotere alle forze dell'ordine e una profonda lesione alla dignità personale dei lavoratori e studenti nelle piazze: manifestazioni semi autorizzate e ingabbiate( ovvero con un dispiegamento immane delle forze dell'ordine a circondare e chiudere i percorsi), perquisizioni all'entrata e all'uscita dei cortei, persona per persona, con palpeggiamenti e percosse.
E' utile poi precisare la portata antioperaia di questo provvedimento, creato appositamente e applicato tre volte dalla Francia gaullista per far fronte ai moti indipendentisti algerini (FLN) durante la guerra d' Algeria (1954-1962). Applicato altre volte oltre mare negli anni ottanta e, più recentemente, nel 2005 in banlieue a Parigi per far fronte alle proteste che scoppiarono a seguito della orribile morte di due ragazzi, in fuga dalla polizia. Dal 15 novembre 2015 é stato ormai prolungato per 5 volte.
Alla questione dello stato di emergenza si collega anche la situazione relativa allo stato delle forze dell'ordine, essendo che il Ministro dell' Interno vede i suoi poteri raddoppiati: in questo quadro si inserisce infatti il nuovo procedimento di riforma della pubblica sicurezza, ovvero un ampliamento dell'uso delle armi da parte della polizia, aumento dei controlli di identità e delle perquisizioni, alleggerimento dei parametri di legittima difesa (ovvero la possibilità di sparare, se l' interpellato non ottempera all' ordine di fermarsi per due volte di seguito) e l' innalzamento delle pene per reati d' oltraggio, violenza contro pubblico ufficiale e simili.
Un ''libera tutti'' delle forze dell' ordine per continuare a spadroneggiare nei quartieri popolari (da ultimo, lo stupro di Thèo a Aulnay- sur- Bois) e reprimere le lotte: in Francia attualmente sono circa 2000 i processi a carico di militanti sindacali e attivisti politici di estrema sinistra, scattati nel corso del movimento contro la Loi Travail.
Emblematico il caso Goodyear (otto ex- dipendenti sindacalisti CGT per i quali sono stati disposti nove mesi di prigione per aver voluto difendere il proprio impiego contro la chiusura dello stabilimento nel 2014). Un altro esempio é quello di uno studente dell'Università di Paris X Nanterre: da semplice accusato, si trova ormai da 10 mesi in detenzione provvisoria in attesa di un processo non ancora fissato (l' arresto preventivo in Francia, attualmente, può prolungarsi fino a tre anni). O quello della repressione che subiscono i liceali, soprattutto dei quartieri: l' ultimo caso la serie di proteste organizzate in Justice pour Théo, dove la polizia arrivata in gran forze, carica, ferma vari studenti, la maggior parte dei quali minorenni, con rischio denuncia, notte in commissariato con percosse e, solitamente, comparizione immediata come a Levallois (banlieue di Parigi).

Tutto per reprimere la protesta organizzata contro i provvedimenti filo-padronali che hanno caratterizzato l' operato di Hollande e quindi del Partito Socialista alla guida del paese: ovvero la Loi Hamon( via libera a concorrenza fra imprese e deregolamentazione), il Credito di Imposta per la competitività e l' impiego CICE( che offriva 20 miliardi di euro alle grandi imprese, quando il salario minimo SMIC é stato aumentato di 9 centesimi in gennaio 2016), l' Accordo Nazionale Interprofessionale ANI e la Loi Macron che hanno preparato il terreno per quella che è stata la Loi Travail, approvata con il 49.3, cioè con la fiducia, l' 8 agosto 2016.
Da ultimo recentemente vi è stata l' approvazione di una misura di legge volta a depenalizzare una serie di reati come l' abuso di ufficio e vari in ambito corruzione/ estorsione, proprio in seguito agli ''scandali'' che hanno colpito la maggioranza dei candidati, ovvero Fillon, Le Pen e Macron.

Avanguardia di lotta.

E, in tutto ciò, la Loi Travail inizia ad essere applicata, mentre in contemporanea riprendono gli scioperi non solamente economici, come le giornate nazionali del 6 e del 7 marzo dove le Poste, la Sanità e i Centri per l' impiego sono massivamente scesi in piazza contro privatizzazioni, soppressione posti, chiusura uffici, riduzione mezzi, orario e salari.
Attorno a questa grande giornata di mobilitazione, che ha visto anche una partecipazione studentesca contro la selezione in master e le fusioni, si produce un' ulteriore dimostrazione di come la scorsa primavera abbia generato un livello di coscienza tale da essere difficile da sedare e mettere a tacere.
Proprio dalle facoltà è partita, in larga parte, la protesta il 9 marzo e, a livello sindacale, i militanti si sono distinti dai vertici ancorati all'idea di un dialogo sociale possibile, costruendo reti tali radicalizzare tanti giovani lavoratori e intere categorie (esplosione della rabbia dei portuali di Le Havre e il blocco delle raffinerie).
Attualmente in Francia la stampa registra una media di 176 conflitti al giorno, ad esempio solo contando la settimana che va dal 6 febbraio al 10 febbraio 2017 (245, 150 e 115 le tre settimane precedenti). Le due settimane precedenti dunque, con 245 e 150 conflitti al giorno, registravano delle giornate nazionali di mobilitazione che quindi aumentavano le cifre, mentre nell'ultimo periodo in questione le 176 vertenze in corso si sono svolte in assenza di appelli nazionali. Si tratta di un record senza precedenti recenti.
Si ha una progressione regolare e questa si può tradurre anche in un' esplosione sociale generalizzata. Con tale aumento di mobilitazioni, cresce lo scarto tra la rappresentazione politica o elettorale e le preoccupazioni, i bisogni della classe, poiché questa collera sociale non si collega a nessuno dei candidati borghesi. La rabbia popolare potrebbe rapidamente cercare e trovare un' espressione pubblica. Le manifestazioni in seguito allo stupro di Théo perpetrato dalla polizia, avvenuto giovedì 2 febbraio 2017, annunciano una delle prime riprese sul piano dell'inversione dei rapporti di forza.
Il livello medio della conflittualità sociale ha avuto certamente un nuovo picco con le giornate di sciopero del 6, 7 e 8 marzo 2017.
Bisogna puntualizzare che l' anno passato era in un' atmosfera simile, ma di intensità minore a fine gennaio/ inizio febbraio- in particolare fine febbraio/ inizio marzo( dove il numero medio di vertenze era di 130 al giorno), che é nato il movimento generale contro la Loi Travail il 9 marzo 2016.
E' nel settore dell'educazione nazionale, seguito da quello della sanità, che si conta il maggior numero di scioperi. La lotta degli Atsem, educatori della scuola d' infanzia, contro la soppressione di classi e il calo di ore, certamente ha contribuito al rilancio attuale.
Ben evidenziata la forza motrice di alcuni settori d' avanguardia, quest'anno ci sono tutte le condizioni affinché la quantità di vertenze si diffonda, generalizzando lo scontro.
Il settore della sanità pubblica riporta, a partire dalle prime due settimane di febbraio, almeno 84 stabilimenti in protesta.
Ovvero una quantità maggiore rispetto al mese di dicembre 2016 (78) e più della metà dell'insieme di quelli verificatisi nel mese di gennaio 2017 (144) nella medesima categoria.
Nel complesso, è soprattutto la funzione pubblica che è in lotta, senza contare poi i lavoratori intermittenti, i disoccupati e i precari contro la riforma dei sussidi di disoccupazione o i ferrovieri contro la riforma di privatizzazione delle ferrovie.

Dal movimento contro la Loi Travail, catalizzatore di molteplici scioperi economici e conflitti sociali in più settori, è stato rimesso quindi in primo piano il ruolo decisivo della classe operaia (da rimarcare che la congiunzione dello sciopero nelle raffinerie, fra i portuali e fra i ferrovieri ha fatto tremare la classe dirigente), e questo é il risultato: una coscienza diffusa che, malgrado il mancato appello passato al ''tutti insieme'' e allo sciopero generale, continua a farsi sentire, nella riproposizione di quelle stesse parole d' ordine.
L' auto-organizzazione dei lavoratori e degli studenti è tale, anche se in costruzione, da non poter essere messa a tacere facilmente dal processo elettorale della borghesia e dalle sue frange repressive.

Avanguardia larga- Basta con la filosofia del ''male minore'', vogliamo tutto!

Il leitmotiv della ''sinistra riformista per scacciare la destra, del meno peggio'' è più che mai anacronistico, soprattutto nel contesto francese attuale dove i padroni che giustificano licenziamenti, delocalizzazioni, smantellamenti di intere produzioni in nome del calo di profitti e bilanci negativi, in realtà già godono dei benefici che la Loi Travail ha dato loro. Dicono ai lavoratori, agli studenti che c'è tanta crisi, che bisogna accontentarsi di un lavoro misero, sottopagato e da sfruttati...Ma quante imprese sono realmente fallite, quante azioni perse? No, perché, il padronato francese, dicono i dati, é in buonissima salute: solo nell' ultimo trimestre del 2016 i dividendi versati agli azionari sono aumentati dell'11,2%, cioé di 35 miliardi di euro. Il 2016, nel complesso, ha visto gli azionisti( tra cui BNP Paribas esperta nel commercio di armi in Medio Oriente) del CAC 40- principale indice borsistico francese, ed uno dei più importanti del sistema Euronext, spartirsi ben 75 miliardi di euro di dividendi. Contemporaneamente il governo Hollande ha dato 22 miliardi ai padroni a titolo di credito di imposta per accrescere la competività sul mercato. Ma tutto ciò, presentato come una misura per favorire le assunzioni, ha avuto l' effetto opposto, ovvero il proseguimento dell'ondata di licenziamenti.
Un esempio su tutti, il caso dell'accordo di competitività Renault firmato da confederali il 31 dicembre 2016 (aumento ore di lavoro, straordinario non a parità di salario, aumento della produzione e quasi 7 000 licenziamenti, etc.) o di quello della PSA di luglio 2016, sempre sulla stessa linea: ovvero quando il dialogo sociale é un altro aspetto dell'attuale offensiva senza precedenti contro le condizioni di lavoro ora in Francia.

E' dunque a partire da tutto ciò, che da queste elezioni la classe operaia, a maggior ragione, non otterrà niente, come non dovrà fidarsi dei proclami anti- sistema e ''rinnovatori'' provenienti dai candidati borghesi.
Innanzitutto da destra, dove Macron e Fillon rivaleggiano fra loro per chi debba offrire al padronato i lavoratori più ricattabili e a buon mercato, per accattivarsi i più ricchi e accrescere i ranghi dei più poveri.
Per esempio Fillon, che spiega ai lavoratori l' ineluttabilità dei sacrifici in tempo di crisi: infatti, per farvi fronte, aveva impiegato fittiziamente per anni moglie e figli in Parlamento per una somma come un milione di euro! Ma questa é stata la scelta dei Republicains LR, nel tentativo di restituire un' immagine di rigore e stabilità in salsa ultra- cattolica (antiabortista e omofoba) e reazionaria. Nonostante il processo intentato a suo carico, le smentite e i tentativi di sottrarsi alla giustizia non mancano, complice l' omertà di un' intera classe dirigente; contrariamente a quello che succede dal lato dei lavoratori e degli studenti, il lato dei fermi per aver lanciato una pietra, degli arresti preventivi e del carcere per avere difeso il proprio posto di lavoro. Si ha dunque ragione di credere che disporre dei fondi pubblici per arricchirsi sia la routine, anche se a farlo é l' ex primo ministro del governo Sarkozy (2007- 2012) che non si vuole dimettere come, al contrario, hanno già iniziato a fare molti del suo staff.
Tutto ciò nel seguente quadro di un programma che prevede fra le tante misure antioperaie: un taglio di 100 miliardi alla spesa pubblica (pari all'8% del totale) in cinque anni; cinquanta miliardi di riduzione della pressione fiscale diretta (40 per le imprese e 10 per le famiglie); aumento del 2% dell'Iva (circa 16 miliardi) per non diminuire gli oneri contributivi a carico delle aziende; cancellazione dell' imposta patrimoniale (5,5 miliardi) per non fare fuggire i ''ricchi''; abolizione della durata legale dell'orario di lavoro settimanale (cancellazione, cioè, delle 35 ore) lasciando alle singole aziende la possibilità di stabilire gli orari in sede di concertazione, nel rispetto del solo limite europeo delle 48 ore settimanali; aumento dell'età pensionistica a 65 anni entro il 2022; diminuzione progressiva delle indennità di disoccupazione. Senza citare il versante sicurezza genere guerrafondaio, fra proposte di leve obbligatorie, aumento dell'esportazione di armi (campo in cui la Francia è il terzo paese a livello mondiale) e dei dispositivi ''anti-terrorismo'' da saggiare sulla pelle dei giovani delle banlieues e dei compagni.
Al contrario, invece, c'é chi, come lo yuppie Macron, continua la scalata ai vertici del potere: dall' ENA( Ecole Nationale Administration, uno dei luoghi d' élite di riproduzione della classe dirigente francese), all' approdo fra i consiglieri di Hollande come rampollo promotore degli interessi del gran padronato, cosa che gli garantisce poi un posto alla Rotschild. L' esperienza acquisita al soldo dei padroni, gli frutta la carica di Ministro dell' Economia sempre del governo Hollande, nel corso del quale non solo promuove la Loi Macron di cui sopra, ma si pone anche alla testa del processo di acquisizione della Piooneer da parte della Francia, per una somma equivalente a 3,5 miliardi di euro. Fondatore del movimento En Marche! (...contro i lavoratori), colui che ha parlato degli operai come di '' analfabeti'', il servo del capitale francese promotore degli interessi della peggio borghesia reazionaria propone quello che già aveva iniziato durante il governo della sinistra riformista, del PS di Hollande: una deregolamentazione del mondo del lavoro, taglio delle tutele e dei diritti sindacali, abbassamento dei costi della manodopera (salario), svendita dei contributi previdenza a privati e sgravi fiscali alle imprese, all' insegna della depauperizzazione della funzione pubblica. L' invito a lavorare sempre di più per guadagnare sempre di meno mal si concilia, insomma, con il fatto che Macron stesso guadagnasse più di un milione alla Rothschild. Senza contare l' assurdità, dopo un simile curriculum filopadronale, contenuta nella dichiarazione d' essere ''né di destra né di sinistra'', cosa che non sa neanche di tecnocrate senza partito, ma solo di servo della borghesia.

Basta illudersi con candidati borghesi reazionari che non hanno nulla di nuovo, se non attacchi su attacchi contro i lavoratori e le lavoratrici in nome della flessibilità e a scapito dello stato sociale.

A proposito di ciò, altre proclamazioni assurde e facilmente smentibili arrivano da Marine Le Pen del Front National, che ultimamente si è dichiarata anti-sistema: tutto ciò dopo avere condotto i suoi affari in tranquillità nel pieno del mandato al Parlamento Europeo, al quale deve un rimborso di 340 000 euro per avervi impiegato vari amici del FN. Tra l' altro non è la sola: nel suo partito sono in molti ad essere a stretto contatto con la giustizia per loschi simili affari che si aggirano sempre sul milione di euro. Alla resa dei conti, la reazione di Le Pen si è concretizzata nel rifiuto di rispondere alla citazione in tribunale opponendo l' <>. Non è invece certo che i lavoratori, per i quali Marine Le Pen prevede innanzitutto distruzione della sécurité sociale (sistema sanitario e assistenza sociale) e dei diritti sindacali a fronte di vari regali fiscali alle imprese, possano a loro volta utilizzare l' <> rispetto ad un programma populista, xenofobo, amico dei padroni e rispetto ai 2000 processi politici in atto.
Fillon, Le Pen, Macron: a dispetto della propaganda, si tratta di tre prodotti puri del sistema capitalista francese, del quale sono anche i migliori difensori.

Cosa si presenta sul versante della sinistra riformista, sulla base del contesto di crisi precedentemente analizzato?
Riciclatosi nel suicidio politico del PS Partito Socialista, Benoit Hamon: segno del rifiuto e incapacità di trarre un bilancio del quinquennato che ha devastato il mondo del lavoro e i giovani, superando praticamente Sarkozy.
I 5 anni di PS al potere, dal lavoro domenicale nella Loi El Khomri alla prosecuzione della demolizione dei servizi pubblici(es. protection sociale, v. pensioni, sussidi,etc.), vedono Hamon presente e attivo in linea con il voto di tali misure nefaste e non solo, in quanto anche Ministro dell' Educazione Nazionale per un periodo e per questo responsabile di provvedimenti meritocratici e classisti, come quelli contro le scuole delle banlieues dove, un ampio taglio di budget, pregiudica di fatto il diritto allo studio degli studenti di estrazione proletaria.
Non a caso smentire il programma di Hamon ha come obiettivo principale di disilludere e risvegliare quella parte di giovani in cerca di un riferimento. In primis attraverso l' analisi della proposta sulla revenu universelle (salario universale), una manna dal cielo per le imprese e un attacco diretto alla contrattazione collettiva: in concomitanza con l' approvazione della Loi Travail nel decreto che facilita i licenziamenti, si pone quindi la necessità di mantenere il potere d' acquisto della prevedibile gran massa dei disoccupati. E, sempre nell'ottica di favorire le imprese, la revenu universelle comporta anche l' abbassamento dei costi del contenzioso per eventuali reintegri, di quelli della manodopera (ce ne sarà meno e in condizioni di totale ricatto). Il tutto appunto senza sopprimere sgravi fiscali e incentivi aziendali in nome del profitto.
Il salario universale/ revenu universelle é una misura dichiaratamente contro i lavoratori, ma soprattutto contro le lavoratrici: questa incentiverebbe praticamente il ricollocamento definitivo delle donne salariate nella sfera domestica, sottoponendole allo sfruttamento e alla subordinazione del lavoro di cura (poiché, ''in tempi di crisi'', significherebbe un ammortizzazione dei costi). Ulteriore pesante ripercussione sulla vita delle donne lavoratrici poi, poiché la revenu universelle cancellerebbe ogni forma di autonomia ed emancipazione, donando nuova forza al patriarcato in seno alla famiglia e in generale, in quanto, nella maggioranza dei casi, lavorerebbe solo l' uomo. Una misura retrograda e paternalista, atta ad isolare e a privare di risorse le donne, foriera di subordinazione, economica e sociale, totale.
Senza contare che salario universale significa soprattutto, e nella pratica, distruzione del welfare di assistenza e aiuti sociali.
Infatti, la riflessione sul tema ha origine da una proposta lanciata al Senato da liberali come Madelin e Poisson e da Lefebvre, ex ministro di Sarkozy, mentre a sinistra, da Verdi e Parti de Gauche (Melenchon). Trattandosi di un dibattito incentrato in particolare sul montante, tutti i partecipanti concordavano sui presupposti: la soppressione dell' insieme dei sussidi sociali, per sostituirli con un' entrata unica (di portata, quindi, inferiore) della quale tutti i cittadini quali che siano, disoccupato, azionista, giovane, vecchio o percettore di salario minimo, usufruirebbero. Sotto una vestigia apparentemente neutra, si cela invece una misura interclassista contro le fasce di lavoratori socialmente in difficoltà. Un' altra conferma di quanto, in realtà, questo candidato rimanga un prodotto di un PS reazionario, poiché si ostina a propinare, in maniera più o meno nascosta, la storia della pace sociale, il cui eco risuona, a livello internazionale, negli attacchi alla classe operaia di questi anni(v. Syriza o Podemos).
Per cui tale proposta programmatica di Hamon si avvicina piuttosto ad visione della destra a riguardo: un salario universale versato a tutti, una sorta di sussidio universale di 750 € al mese, sarebbe addirittura inferiore alla somma soglia di povertà del paese, recentemente riformulata ed equivalente a 1000€. Misura la cui applicazione coinciderebbe con lo smantellamento degli ammortizzatori sociali per fasce a basso reddito (relativi all' alloggio, alla famiglia etc.), senza invece unire, al limite, le due cose. Salario universale o sussidio di sopravvivenza?
Ma i paradossi continuano: tale provvedimento sarebbe, secondo Hamon, da mettere in pratica a partire dal 2022, cioé alla fine del quinquennato!
Nello specifico, il processo si compone di diverse tappe: la prima, dal 2018, consistente nell' aumento della RSA fino a 600 €; lo stesso anno, nel ''reddito di sopravvivenza'' a tutti i giovani fra i 18 e i 25 anni; lanciare infine una '' grande conferenza cittadina'' per definire il montante e il finanziamento(!) di tale cosa; infine, estenderla a tutta la popolazione per 750 €. Altro aspetto interessante, è che quindi sul finanziamento di questa revenu universelle tutto tace, con un' unica certezza: l' intento, condiviso ben oltre le frange di Hamon, di sopprimere i prelievi per servizi sociali e assistenziali dai salari, e di trasferire il finanziamento sulla base dell'imposta gravante sull'insieme della popolazione. E' molto chiaro dunque il perché dei liberali difendano così strenuamente l' ipotesi di questa riforma: si tratta, niente di meno, che di un abbassamento del costo del lavoro notevole. Il tutto sulla pelle dei lavoratori, perché le casse delle grandi imprese francesi e dei grandi padroni non vengono mai citate in queste occasioni. Casse che vengono rimpinguate grazie allo sfruttamento della forza lavoro della manodopera salariata. I lavoratori finanzieranno essi stessi il suddetto sussidio: una divisione della ricchezza fra poveri. La messa in atto della revenu universelle distruggerebbe tutto ciò che il lavoro dipendente offre attualmente, attraverso prelievi di parte del salario: assicurazione pubblica e obbligatoria contro la disoccupazione, la vecchiaia e la malattia. Grandi risparmi per i datori con la distruzione del welfare sociale aziendale, a vantaggio delle mutue private (AXA, ad esempio) e di chi se le potrà permettere.
Infine il salario universale sarebbe una scusa perfetta per abbassare il salario minimo (SMIC) e anche i salari in generale. Con l' effetto di un aumento dei livelli di sfruttamento e un aggravamento della precarietà, grazie alle raffiche di licenziamenti.
Chiaramente quindi, anche Hamon, si colloca in un quadro di soccorso al padronato alla disperata ricerca di guadagni data dalla caduta tendenziale del saggio di profitto, un padronato che licenzia massivamente e introduce l' illusione del lavoro indipendente alla Uber.
La filosofia dell'uberizzazione e della revenu universelle come ''emancipatrice'', altro non é se non un mezzo necessario al capitalismo per accompagnare la precarietà e l' abbassamento dei salari. Accettarla significa accettare l' aumento del peso della dominazione dei padroni sui lavoratori che subiscono lo sfruttamento e la disoccupazione quotidianamente.
In particolare riguardo alla presa che una simile misura può avere in prima battuta sui giovani, bisogna aggiungere che la liberazione dal lavoro salariato non può partire da una proposta simile e da chi la propone (padronato) ma, in via transitoria, semmai sarebbe dell'ipotesi di un salario studentesco, a fronte del taglio delle borse e per la difesa del diritto allo studio, che si dovrebbe discutere.
La lista dei candidati prosegue con Melenchon e la sua <>: ex mitterrandista, ex deputato dell' Essonne, ex funzionario del ministero dell' Insegnamento superiore sotto Jospin e attualmente deputato europeo (Front de gauche 2009 e ora Parti de gauche, presente in Senato)... Non si può certo affermare che Melenchon sia un volto nuovo, a dispetto del dinamismo delle etichette.
Presentatosi già nel 2012, a questa nuova tornata tenta la carta anti -sistema a partire dal suo slogan <> -Io voto e loro se ne vanno, sul modello quasi sia degli indignados spagnoli, con quali non ha nulla in comune. Senza contare poi la prova che la sua presenza si manifesti solo in campagna elettorale attraverso contenitori larghi e apparentemente interclassisti per radunare semplicemente voti, illudendo -stavolta -quella può essere una parte della sinistra arresasi alla disfatta del PS, complice anche il fatto della mancata presentazione del PCF in autonomia, perché in parte suo sostenitore. Un sondaggio di fine gennaio collocava il candidato di Franche Insoumise al quinto posto nelle intenzioni di voto: con il 10% al primo turno, Melenchon sembra sorpassato dallo sprint che le primarie hanno dato ad Hamon. Malgrado ciò, sul piano delle alleanze/ equilibri borghesi, Melenchon rappresenta potenzialmente un ostacolo per i socialisti nel pieno di un processo di ricostruzione (Hamon) volto a riconquistare la base persa e a mantenere la fiducia del padronato: infatti non bisogna sottovalutare l' influenza della France Insoumise in una certa parte della classe operaia e dei giovani.
La retorica populista sinistrorsa che, alienata completamente da qualsiasi tipo di mobilitazione, lotte sociali e ambienti sindacali, è altro rispetto alle rivendicazioni della classe operaia con cui Melenchon non ha nulla a che spartire, e così può solo radunare in maggioranza bacini di giovani piccolo borghesi e borghesi senza precisi riferimenti politici. A partire dall'opera di lancio dell'attuale campagna, ''L' avvenire in comune'', a slogan come ''Partecipa alle sesta Repubblica'' o incitamenti alla rinascita della Francia nazione, si articolano, nella realtà, in un programma spaventosamente ego-centrato e reazionario, espressioni campiste e neosovraniste quanto alla questione del Medio Oriente, dei rifugiati, dell' industria e della sicurezza nazionale.
Non si parla della classe operaia e dell' abrogazione della Loi Travail come punti cardine, ma si prosegue sulla strada dell'austerity, relegando il protagonismo delle masse alla sola fase della campagna elettorale e questo si nota anche facendo il paragone con il precedente programma del 2012 dal libro ''L' humain d' abord'' (Prima l' umano) a ''L' ére du peuple'' (L' era del popolo), composto da contributi online dei sostenitori. Preso atto dell'aumento dell'orario di lavoro e sue modificazioni con la Loi Travail, Melenchon propone una sesta settimana di congedi pagati, una settimana di 35 ore senza ore supplementari e di 32 ore in caso di lavoro nocivo e rischioso o notturno: apparentemente attraente per molti lavoratori dipendenti. La cosa interessante é che, in caso, prima di vedere la luce, queste proposte dovrebbero passare innanzitutto da una <>. Si svela quindi, fin dall' inizio, la natura filo padronale di un programma che non fa che annullare e retrocedere su diritti sindacali, politici e sociali. Infatti si tratterebbe di misure dichiaratamente connesse ad una politica di <>, quella in cui si sono imbarcate molte direzioni sindacali confederali nell'ultimo quinquennato e che ha favorito una parte sola: quella dei grandi capitalisti francesi. Se questa fosse la via, cioè di un fantomatico gratificante accordo reciproco fra padroni e lavoratori, non bisogna illudersi: è sempre il tentativo borghese di propagandare ''la pace sociale''.
Entrando nel dettaglio rispetto al paragone fra le due campagne 2012 e 2017, si nota come le rivendicazioni di Melenchon siano gradualmente retrocesse da timbro progressista riformista a bisbiglio compiacente gli interessi della classe dominante. E' palese riguardo al salario minimo (SMIC): quando nel 2012 Melenchon rivendicava 1 700 euro, oggi diventano 1 326 netti; modesta rivendicazione rispetto ai 1 424 euro stimati per <> e ai 1 700 euro rivendicati dalla CGT!
Denunciare ciò come qualcosa di insufficiente, regressivo e controproducente non vuole denigrare la lotta minimale e transitoria alla precarietà, ma sottolineare come non vi sia corrispondenza con il contesto attuale di una gravità assoluta (fra inflazione, disoccupazione e licenziamenti di massa, etc.), dove é e rimane la borghesia la padrona: oltre all' andamento più che positivo del CAC 40, vi é appunto il caso dei vertici Renault Nissan, fra cui Carlos Ghosn che ha guadagnato, in chiusura bilanci 2016, 6,5 miliardi di euro!
Gli <> tradiscono il proprio nome anche nei confronti dell'argomento debito pubblico: da annullare parzialmente, in aggiunta alla creazione di un <>.
Riguardo a quest'ultimo poi, la diminuzione costante della francese imposta patrimoniale (ISF Impot sur la fortune) comporta un abbassamento del budget dello Stato, obbligandolo ad indebitarsi presso grandi banche, i cui rispettivi proprietari, che con gli interessi dello Stato si arricchiscono, sono gli stessi beneficiari della riduzione dell' imposta stessa! Quindi qual è la soluzione per Melenchon, se non quella di continuare a favorire le banche sottraendo il plusvalore prodotto dai lavoratori? Non vi é alcuna denuncia del meccanismo del << debito>>, astuzia del neoliberismo capitalista e quindi illegittimo e da abolire completamente, per lanciare invece una socializzazione del sistema bancario.
Nazionalismo e protezionismo, altri pilastri programmatici in salsa sciovinista repubblicana: un servizio civico obbligatorio <> o gli atteggiamenti xenofobi verso i lavoratori distaccati, sono una vera e propria incursione sul terreno dei politici più reazionari.
Nessuna spinta internazionalista e solidale, da parte dell'eurodeputato, verso rifugiati, lavoratori che fuggono dalle guerre e vivono in Europa in condizioni misere e indegne; anzi, a volte, anche pronunce contrarie all'apertura delle frontiere o alla libertà di installazione. Ancora peggio sulla Siria, dove l' unica direzione si rivela quella di proseguire nell'alimentare e supportare l' imperialismo francese e il suo esercito -<< costruire la pace in Siria>>. La conduzione da un punto di vista nazionale dell'analisi sulle guerre in corso e la presa di posizione a favore dell'una o dell'altra borghesia in lotta per l' egemonia in Medio Oriente: un programma populista costruito su basi filo imperialiste, neosovraniste e campiste. Prendere le parti delle Stato francese -dove gli abusi della polizia nelle banlieues arrivano fino all' omicidio, dove i militanti contro la Loi Travail perdono la vista nei cortei a causa di flashballs, tisers etc-, e considerarlo <>, sostenere che la polizia si debba <> senza smettere di aumentarne lo strapotere, é paradossale, é lontano anni luce dalla vita e dagli interessi delle classi popolari francesi. Anche dopo lo stupro di Théo da parte di un gruppo di poliziotti, Melenchon ha osato parlare di una polizia <>.
Uno stato che, sulle politiche economiche, deve essere espressione di un <>, favorito senza altro dall' uscita dall' UE, per la << sovranità>> dello Stato -nazione francese. Il protezionismo economico, caro non solo a Melenchon, ma anche al FN, si fa portatore della stessa logica: privilegiare le imprese francesi perché ciò permette di salvaguardare il lavoro in Francia.
L' esempio della Alstom Belfort é la prova di tale logica filo padronale: guadagnando un' enormità di profitti, la multinazionale ha minacciato la soppressione di 600 posti di lavoro con l' annuncio della chiusura del sito. I partigiani del protezionismo, allora, sono intervenuti a favore della nazionalizzazione: quella però del recupero dell'impresa <> previo grande indennizzo, ovvero soldi pubblici. Perché salvare Alstom con i soldi dei contribuenti, quando la si potrebbe mandare avanti con quelli degli azionisti? Perché l' <> che propone Melenchon, é quello con i capitalisti.

On contrattaque! Organizziamo la risposta!

La risposta in questo frangente può essere una sola: quella marxista rivoluzionaria presente nelle lotte, la sola in grado di esprimere la situazione della classe e quindi ribaltarla sul piano dei rapporti di forza nella lotta contro la borghesia. E contro quest' ultima, queste elezioni presidenziali vedono Nathalie Artaud di Lutte Ouvriere LO e Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste NPA schierati.
E perché la risposta sia più partecipata e meglio organizzata possibile, si sfruttano tutti i canali disponibili, perché la dominazione della borghesia reazionaria è tale che anche le elezioni presidenziali sono un corollario importante e, perché la demarcazione rispetto alle forze padronali sia la più chiara in assoluto, le elezioni diventano un mezzo in più a questo fine.

Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste è l' unico candidato operaio e anticapitalista presente in questa campagna, l' unico candidato alle presidenziali in lotta per difendere il proprio posto di lavoro. Poutou infatti è un militante sindacale che da anni si batte contro la chiusura dello stabilimento Ford di Blanquefort (33). Dal 2007 il colosso dell'automobile ha minacciato lo smantellamento della fabbrica, ma la mobilitazione costruitasi attorno alla forza dell' auto-organizzazione (grazie alla tenacia della CGT Ford) nel 2008 ha fatto sì che Ford fosse costretta a ritirare le minacce e a rilanciare nuovamente la produzione. Attualmente però sugli operai pesano nuove minacce: si prospetta un fermo dell' attività per la fine del 2018; ma i lavoratori, forti della passata esperienza, da gennaio stanno organizzando una serie combattiva di scioperi a scacchiera, sui turni, per filiera, blocchi autostradali e sit-in per costringere l' azienda a ritrattare. Nell'organizzazione della vertenza, Poutou si batte per difendere il proprio posto lavoro e gli altri 600 CDI che Ford vuole sopprimere nel 2018.
La candidatura di Poutou, poiché ricorda ai padroni la capacità e la forza della classe operaia che non lascia niente e vuole tutto, costituisce una grande minaccia per la classe dirigente che, nonostante i tentativi vari di boicottaggio, censura e allontanamento dalla scena mediatica, non può ignorare a lungo i bisogni e le rivendicazioni dei lavoratori, dei giovani, degli studenti, delle donne e dei precari che dall'anno scorso assediano i suoi palazzi.
Dopo cinque anni di politiche antisociali al servizio delle associazioni padronali e dei ricchi, i lavoratori non vogliono più subire passivamente licenziamenti, lavoro precario, salari da fame, sono stanchi di pagare la crisi del capitale. La candidatura di Poutou, lontana da ogni personalismo reazionario, irrompe nello scenario elettorale borghese per rovinare i piani padronali di imposizione della pace sociale, ed é una voce militante in più dei lavoratori organizzati, degli scioperi diffusi, degli studenti e dei migranti e il programma infatti lo conferma e ribadisce: quelle erano e sono le rivendicazioni del movimento contro la Loi Travail.
La realtà dello stato attuale delle cose le pone come imprescindibili.
A partire dall' interdizione dei licenziamenti attraverso l' espropriazione di tutte le aziende, tutti i settori e i gruppi che progettano di sopprimere posti, di fermare o mettere in atto dei piani di licenziamenti; l' accesso alle scritture contabili da parte dei lavoratori e dei giovani. Da settembre 2016 sono stati annunciati più di 40 000 licenziamenti entro la fine dell' anno stesso. Tutti i settori sono coinvolti: da SFR (5000) a Alstom, General Electric, Areva, IBM, Intel, Servier, Société Générale, Sanofi, Vallourec, Michelin, Latécoère, Carrefour. I padroni li chiamano con diversi nomi: <>, <> o ancora <>, ma la miseria che vi si cela ò la realtà per moltissimi lavoratori. La lista cresce poi con la tecnica, ormai rodata nelle aziende, delle pressioni per le <>, pena il licenziamento in tronco. Dal 2008, con la messa in atto della <>, sono circa 320 000 i contratti che in media vengono interrotti ogni anno, senza contare quelli meno visibili perché a seguito di ''accordo reciproco''. In Francia si verificano una cosa come 55 000 licenziamenti al mese, dei quali il 75% per <>. Conseguentemente i licenziamenti formalmente economici sono sempre meno e questo favorisce le imprese in quanto il numero delle impugnazioni continua a diminuire a causa dell'innalzamento dei costi delle procedure, a fronte poi delle sempre più scarse possibilità di vittoria. Avere accesso alle scritture contabili costituisce così un aggiunta programmatica necessaria affinché i lavoratori minacciati conoscano lo stato reale delle imprese, sempre nell'ottica di strutturare al meglio la mobilitazione dentro e fuori il luogo di lavoro.
In una società capitalista dove la maggioranza di persone può fare affidamento solo sulla propria forza lavoro per vivere, perdere l' impiego comporta l' impossibilità di pagare un affitto o un mutuo, di mangiare, di scaldarsi o di spostarsi, ovvero di, come minimo, sopravvivere: in Francia a fine 2016 si registravano 25,8 milioni di impiegati di cui 3 milioni di lavoratori indipendenti e 22, 9 milioni di lavoratori dipendenti. Questo implica così che, masse di salariati, siano oggi lavoratori poveri costretti a dover accettare più di un lavoro per avere un' entrata sufficiente ad arrivare a fine mese, accrescendo il precariato (infatti il 13% degli impieghi, cioè 3, 4 milioni di persone, sono in un grave stato di precarietà). In ciò non può che dimostrarsi ulteriormente la necessità di portare avanti istanze rivoluzionarie poiché in rottura con l' esistente, e realistiche poiché unica reazione alla gravità della stato delle cose, per rovesciare i rapporti di forza attuali in favore della classe operaia.
Le lotte non mancano come non manca la repressione, e quello che è successo a Goodyear Amiens ne è la prova: mobilitati da anni contro la continua minaccia d' arresto della produzione, in un clima che aveva causato più suicidi e sparso disoccupazione, otto fra gli organizzatori della vertenza sono stati accusati di sequestro di persona (di un rappresentante del datore presentatosi nel corso di regolare assemblea sindacale), per poi vedersi assegnare pene altissime, carcere compreso. Mentre quindi i vari Fillon, Macron e Le Pen, invischiati in affari di nepotismo, appropriazione indebita di soldi pubblici per fini personali etc., rifiutano di comparire davanti alla giustizia, gli operai vengono incarcerati per aver difeso il proprio impiego; come i liceali che difendono la scuola pubblica si fanno notti in commissariato e comparizioni immediate per un sit in...
Sono circa 2000 i processi in corso contro militanti sindacali, giovani e attivisti per essere scesi in piazza contro la Loi Travail!
Contro la massima padronale <> e contro la giustizia borghese, il programma dell'NPA , il cui portavoce è un operaio in lotta come la maggioranza in questo paese, non può che rilanciare e ribadire con forza i bisogni della classe operaia: interdizione dei licenziamenti, espropriazione delle grandi industrie e controllo operaio della produzione, accesso ai bilanci e ai conti degli azionisti CAC 40, amnistia per tutti gli accusati... Per l' abrogazione della Loi Travail e il suo mondo!
E contro qualsiasi tipo di demagogia protezionista e nazionalista d' aiuto ai padroni, contro la disoccupazione e la povertà crescente, Poutou e l' NPA si battono per la ripartizione del tempo di lavoro esistente fra tutti e tutte, per una giornata lavorativa di 32 ore, per l' assunzione a tempo indeterminato dei precari, per uno SMIC (salario minimo) di 1700 euro al mese come minimo.
E la presentazione del Nouveau Parti Anticapitaliste è fondamentale in vista del rovesciamento dei rapporti di forza a vantaggio della classe operaia, a maggior ragione nel clima attuale di grande precarietà; rovesciamento possibile solo sfruttando ogni mezzo capace di incitare e costruire una classe organizzata nell'azione. La mobilitazione contro la Loi Travail, come la resistenza messa in atto a Notre- Dame- des- Landes ad esempio, dimostrano che questa è la realtà, gli utopici sono quei candidati come Le Pen del FN che pretendono di avere un programma sociale in assenza di proposte concrete sull'aumento dei salari, delle pensioni o della disoccupazione e additano gli immigrati come nemici e non il padronato francese, del quale sono i primi difensori e promotori.
In tale scenario, solo Poutou sta portando avanti una campagna concretamente in rottura con il capitalismo, per contribuire a costruire una rappresentazione politica per gli sfruttati, per il mondo del lavoro.
Per questo sostenere la necessità di un sistema sanitario 100% pubblico con prestazioni esclusivamente e interamente a carico della Sécurité sociale, è imprescindibile insieme alla fine delle privatizzazioni dell' intero settore pubblico e alla soppressione di tutte le mutue private; come è fondamentale ribadire la libertà di circolazione e d' installazione per i migranti e i rifugiati; la fine dell'intervento militare imperialista francese con il ritiro delle sue truppe, in Medio Oriente (dove il capitale francese difende i suoi interessi, es. Total) come altrove; la fine dello stato d' emergenza (che Hollande dal novembre 2015 ha prolungato cinque volte) insieme al disarmo della polizia (in particolare tiser e flashball) e la dissoluzione delle BAC che spadroneggiano nei quartieri popolari; una rottura internazionalista con l' UE, per un' altra Europa basata sulla solidarietà fra i popoli contro lo sfruttamento e tutte le oppressioni; la fine del nucleare e una pianificazione energetica reale per fermare la degenerazione climatica; eguaglianza fra tutti e tutte, uomini e donne, nell'accesso alla salute (per un' IVG libera e gratuita e il libero accesso alla contraccezione), al lavoro, ad un alloggio; la nazionalizzazione delle banche sotto controllo dei lavoratori.
Nel quadro francese dove il machismo colonialista rimane una costante nelle pratiche quotidiane e nella sostanza, poi un' opposizione anticapitalista e antirazzista nei confronti di tutti i tipi di discriminazione è una rivendicazione ineluttabile: a partire dall'estensione degli stessi diritti per tutte e tutti, in sostegno alle lotte dei sans -papiers, ai rifugiati a causa delle guerre imperialiste, perché la lotta contro l'islamofobia (v. es. campagna contro il burkini iniziata dal governo socialista) e il razzismo sia una battaglia di classe. Infine ciò si collega strettamente ad un' altra rivendicazione importante: la fine dello stato d' emergenza che ha criminalizzato un intero movimento sindacale e incoraggiato gli abusi della polizia sulla classe operaia dei quartieri, spesso originaria delle ex -colonie.

Nos vies, pas leurs profits! Le nostre vite, non i loro profitti!

Un programma anticapitalista non piace alla classe dirigente, quella dei grandi partiti, dei media, delle alte amministrazioni, del padronato. I lavoratori possono contare solo sulle proprie forze per portare avanti le proprie rivendicazioni con tutti i mezzi a loro disposizione.
Questa candidatura rompe e si oppone alla funzione presidenziale, contro tutti i professionisti della politica che con la nostra classe non hanno nulla a che vedere.
Al contrario, si tratta di una candidatura che ribadisce che la sola possibilità di vincere parte dalla discussione collettiva, dall'unità della classe. Nelle mobilitazioni non si elegge qualcuno per essere rappresentati cinque anni, ci si auto-organizza confrontandosi costantemente per decidere come continuare. La candidatura di Philippe Poutou costituisce una maniera in più affinché la classe si doti di strumenti utili alla difesa dei propri interessi e riesca ad imporre le proprie rivendicazioni. La presentazione di un operaio, il solo fra tutti gli altri candidati, spiegando che bisogna unire le lotte, permette di intravedere un altro avvenire.

Notre premier tour sera...social!
22 aprile 2017: Prepariamo la risposta, costruiamo il primo turno sociale!

Oggi più che mai i lavoratori non possono aspettarsi nulla dalle elezioni, ma è nelle lotte che, attraverso l' unità, possono organizzare una vera risposta al padronato. Per questo l' avanguardia larga nata la scorsa primavera sprona ad una sola cosa: la convergenza delle lotte. Il grande sciopero del 7 marzo 2017 (CGT- FO- SUD) che ha visto scendere in piazza lavoratori della sanità, centri per l' impiego e poste contro tagli, licenziamenti e privatizzazioni, lo dimostra nella pratica e nell' efficacia: 35000 persone solo a Parigi.
E infatti è sulla spinta dell' auto-organizzazione che SUD -Solidaire, SUD -POSTE 92, INFO' COM - CGT, CGT -GOODYEAR e le frange sindacali che si oppongono alla devastante politica di dialogo sociale portata avanti dagli apparati acriticamente, hanno avviato un percorso di intervento nelle mobilitazioni e in larghi settori per portare avanti la parola d' ordine della solidarietà, dell' unità e della coordinazione. Ma in primis quella dello sciopero generale: infatti dal 15 settembre 2017, ultima manifestazione contro la Loi El Khomri, le avanguardie più combattive non vogliono abbandonare la battaglia contro le politiche reazionarie e regressive del padronato e, in questi mesi, stanno costruendo la risposta con il proposito dello sciopero generale, il solo mezzo veramente in grado di affossare la classe dirigente.
Da un settore dell' avanguardia politica -fra i primi promotori i nostri compagni di Anticapitalisme&Révolution- courant NPA- e sindacale, questo appello inizia ad avere un' eco massiva e generale per ricostruire un pole ouvrier, un polo operaio, prova ad esempio anche la partecipazione degli studenti accanto ai lavoratori il 7 marzo.
Il 22 aprile 2017, alla vigilia del primo voto, un appello all' unico vero turno della classe operaia: quello sociale, nelle piazze, nelle vertenze, nell'auto-organizzazione! Fondamentale convergere e raggruppare le forze come sola misura per un rovesciamento dei rapporti di forza contro il capitale... Per la costruzione del primo turno sociale prima, durante e dopo le elezioni!

La borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che devono darle la morte; ha prodotto anche gli uomini che le imbracceranno
Engels, Marx. Il Manifesto del Partito Comunista







Marta Positò