Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta Deir Ez-Zor. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Deir Ez-Zor. Mostra tutti i post

Giù le mani dal Rojava! Autodeterminazione per il popolo curdo!

 


Volantino distribuito nelle manifestazioni per il Rojava

Negli ultimi giorni, l'esercito siriano ha ripetutamente attaccato quartieri e città in Siria dove vivono curdi o che sono sotto autogestione curda.
L'esercito siriano è stato supportato nei suoi attacchi dalla Turchia, le cui milizie “proxy” sono coinvolte in modo significativo. È chiaro che la Turchia ha un interesse significativo a strappare l'autogoverno democratico ai curdi, nel nord e nell'est della Siria (Rojava), ed è sempre stata determinata a impedire qualsiasi forma di autogoverno curdo.

Il 18 gennaio, il presidente del governo di transizione siriano, Ahmed al-Scharaa, ha proposto quindi un cessate il fuoco che di fatto priva di potere le SDF (Forze Democratiche Siriane) guidate dai curdi in Siria. In base a questo accordo, le SDF devono essere pienamente integrate nell'esercito siriano. Solo un'unità di polizia locale nelle aree curde, integrata nell'apparato di polizia siriano, potrà continuare ad esistere. In definitiva, tutti gli accordi mirano a disarmare le SDF e anche le unità curde di autodifesa YPG e YPJ.

Inoltre, aree di autogoverno curdo, in particolare Raqqa e Deir ez-Zor, saranno poste sotto il dominio dello stato siriano e l'autonomia curda cesserà. Il controllo sulle prigioni che ospitano sostenitori dell'ISIS e i loro familiari, così come l'accesso a infrastrutture e risorse importanti, sarà trasferito. Sebbene la regione sia stata gravemente danneggiata dalla guerra contro l'ISIS, possiede ancora risorse considerevoli come giacimenti petroliferi e di gas e terreni agricoli particolarmente fertili

Per placare i curdi, al-Scharaa ha riconosciuto ufficialmente il curdo come lingua in un decreto emesso il 16 gennaio. Secondo questo decreto, il curdo può ora essere insegnato come materia secondaria nelle scuole delle aree dove la maggioranza della popolazione è curda. Newroz è stata anche dichiarata festa nazionale, queste sono briciole che non potrebbero essere più piccole.

L'escalation della situazione e gli attacchi all'autogestione democratica della Siria settentrionale e orientale hanno diverse ragioni tattiche. Secondo alcuni resoconti dei media, al-Sharaa sta attualmente negoziando un accordo a Parigi che consentirebbe e legittimerebbe l'occupazione del sud della Siria da parte dell'esercito israeliano. L'attacco alla regione autonoma fungerebbe anche da perfida distrazione per nascondere questo tradimento.
Ma alla fine, questo è solo un aspetto secondario. Gli sforzi di al-Sharaa derivano dallo stesso nazionalismo siriano, che sostiene anche il governo islamista e rifiuta il diritto all'autodeterminazione delle nazioni oppresse. Nel migliore dei casi, il nuovo regime si sente costretto a fare concessioni tattiche e solo temporanee ai curdi.

In secondo luogo, l’escalation è anche strettamente legata al cambiamento nei rapporti di potere imperialisti. Gli Stati Uniti, che un tempo sostenevano militarmente le SDF guidate dai curdi nella lotta contro l'ISIS, stanno voltando loro le spalle. Poiché l'ISIS è stato sconfitto, almeno militarmente, e l'autogoverno curdo non interessa più agli Stati Uniti – al contrario, anzi – il loro atteggiamento è cambiato di conseguenza. I risultati democratici del Rojava non hanno alcuna importanza per gli Stati Uniti, né uno stato decentralizzato che non sia nel loro interesse strategico. Al contrario, gli USA vogliono un governo vassallo filo-occidentale in Siria attraverso il quale possano controllare indirettamente il paese. Non sono solo gli Stati Uniti; anche la comunità internazionale sta diventando sempre più solidale verso il governo siriano. Con questo sostegno, è più facile attaccare i presunti oppositori di uno stato siriano "stabile". L'obiettivo è aprire la Siria al capitale straniero.

Ciò significa anche che al-Sharaa vuole rappresentare uno stato centralizzato in cui il potere è concentrato nelle sue mani. La crisi sociale ed economica in corso e le contraddizioni interne tra le diverse fazioni del governo su cui si basa al-Sharaa rendono praticamente necessaria la necessità di un regime bonapartista che, inoltre, dipende per il bene o per il male dagli Stati Uniti, da altri imperialismi occidentali e da potenze regionali come Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Qualsiasi forma di autogoverno o struttura federalista, come richiesto dalle SDF e dal PYD, si oppone a questo. L'argomento secondo cui tali strutture metterebbero in discussione il nuovo stato emergente e scoraggerebbero gli investitori stranieri viene ripetutamente utilizzato dal regime come giustificazione per sopprimere i risultati.

Ci opponiamo fermamente agli attacchi dell'esercito siriano contro la popolazione e le regioni curde che sono state principalmente sotto autogestione curda da quasi un decennio. Come ogni popolo oppresso, hanno diritto all'autodeterminazione nazionale. È inaccettabile che le strutture relativamente "progressiste" (non pienamente socialiste) e il diritto all'autodifesa vengano minati in questo modo! Questi attacchi non sono solo terribili, ma sono anche di fatto un tradimento: nel marzo 2025, l'accordo tra le SDF e al-Sharaa prometteva di costruire uno stato "democratico, pluralista, decentralizzato". Anche questo fu una sconfitta per il popolo curdo, poiché già prevedeva l'integrazione delle istituzioni o delle strutture amministrative civili curde, e quindi i risultati raggiunti dalle SDF nel corso degli anni, nel governo di transizione.

Nessuna potenza imperialista può essere affidabile per difendere i diritti delle nazioni oppresse – né in Kurdistan né in Ucraina, figuriamoci in Palestina. Solo la classe lavoratrice autorganizzata può sostenere i propri diritti fino alla fine. È nell'interesse di tutti i lavoratori siriani alzarsi ora per i diritti uguali per tutti e, soprattutto, difendere i diritti e i risultati democratici della popolazione curda.

I lavoratori siriani hanno già dimostrato coraggio e tenacia nell'istituire sindacati indipendenti e comitati dei lavoratori, oltre che nel resistere ai tagli di posti di lavoro e alla chiusura delle fabbriche. Ora devono mostrare la stessa fermezza nella lotta per i diritti democratici.
Solo difendendo chiaramente i diritti di tutte le persone oppresse, come le minoranze nazionali e religiose e le donne, potranno costruire una vera alternativa al nazionalismo, all'islamismo e all'imperialismo.

Solo un governo operaio basato su consigli e proprie milizie armate, che includerebbero molti combattenti del movimento curdo, ma anche le restanti forze democratiche in Siria, può offrire una soluzione.

• Giù dal le mani dal Rojava!
• Solidarietà con il popolo curdo e vittoria ai combattenti!
• Sostegno concreto, compreso armamento, al SDF
• Per il diritto all'autodeterminazione nazionale, incluso il diritto all'armamento della popolazione!
• Ritiro immediato dell’esercito siriano dalle aree curde!
• Ritiro di tutte le truppe straniere dalla Siria!
• Per un Kurdistan unito e socialista in una Federazione socialista del Medio Oriente

Partito Comunista dei Lavoratori

“Ogni tempesta comincia con una singola goccia”

Lorenzo Orsetti è morto combattendo da antifascista contro l’ISIS nella Siria orientale.
La sua scelta di essere un combattente del popolo curdo ha accompagnato parte della sua giovinezza fino al 18 marzo, quando è rimasto ucciso in uno degli ultimi scontri contro i miliziani dello stato islamico nella battaglia di Deir Ez-Zor.
Combatteva nelle YPG, le unità di difesa del popolo curdo, per quella rivoluzione del Rojava che aveva fatto propria ma mai abbandonando i suoi ideali di anarchico. Credeva nel confederalismo democratico: un’unione di popoli con un nuovo modello che unisce insieme curdi, arabi, cristiani, laici, islamici. Con questa visione ha cercato di battersi per i più deboli in una parte di mondo contesa da diversi interessi imperialistici. Non solo per il popolo curdo ma in difesa dell’umanità e contro la barbarie in un modo che solo i rivoluzionari conoscono e che a volte porta fino alle estreme conseguenze.
Aveva scritto un testamento ideale, nel caso fosse arrivato il suo momento:

«Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. E’ proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia. Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole.»

Le sue parole sono rivolte a tutti, ma in particolare a chi crede ancora nella lotta di classe e nell’antifascismo. È un invito a non cedere mai, anche nei momenti più bui e difficili. Ci implora a non cadere nell’individualismo e di continuare organizzati insieme ai compagni di lotta. Un testamento che ci parla di tempi difficili di una fase dove i più deboli sono sacrificati in nome del profitto. In questa situazione anche la barbarie della reazione, il fascismo e razzismo fermentano dentro la cultura delle classi dominanti, che diventa anche parte della mentalità degli sfruttati, in uno scontro di esclusi contro esclusi, dove anche il ruolo della donna viene sottomesso in modo drammatico agli interessi di classe.
Lorenzo credeva in qualcosa di diverso, che la particolare “rivoluzione del Rojava” aveva creato. Il ruolo della donna, in particolare all’interno di un'idea di governo basata sul confederalismo democratico formulata da Abdullah Öcalan, con un municipalismo libertario ed un'ecologia sociale multi-culturale, antimonopolistica, ed orientati verso il secolarismo, il femminismo e l'ecologismo come pilastri centrali.
Questo modello di società non è privo di contraddizioni, ma è comunque ad un livello avanzato e progressivo rispetto a tutta l’area medio-orientale, ed è forse l’unico argine anche militare in questa fase contro lo Stato nazi-islamico.
Le scelte della “rivoluzione del Rojava” che Lorenzo ha difeso fino all’ultimo istante della sua vita sono ora schiacciate nella morsa di interessi imperialistici contrapposti. Una morsa fatta anche da alleanze incrociate e ambigue. Tra tutte, quella tra gli USA e la Turchia, con quest’ultima spinta verso l’annientamento della "rivoluzione del Rojava” dei curdi, nei suoi interessi nazionalistici e apertamente sostenitrice dello Stato Islamico.
Ma gli USA appoggiano anche militarmente le YPG, le unità di difesa del popolo curdo nell’interesse imperialistico nell’area contro le ingerenze di Russia e Iran. Contraddizioni che sono alla base dello stallo nel quale sono immersi i curdi.
Solo la precisa spinta della rivoluzione del Rojava verso la lotta di classe, l’antimperialismo e l’anticapitalismo potrebbe risolvere questo stallo. Uno tra i limiti principali della dirigenza curda è quello di aver agito troppo limitatamente dentro la classe operaia turca e di non aver chiesto il suo sostegno in una lotta comune. Solo il socialismo e la sua rivoluzione possono distruggere la barbarie ed essere esempio per tutto il Medio Oriente.

La morte di Lorenzo va comunque al di là di tutto questo. È l’esempio universale che deve crescere dentro ogni rivoluzionario, dove tutti gli interessi personali sono lasciati alle spalle con un amore anche estremo rivolto verso gli sfruttati e gli oppressi generati dal capitalismo. L’Europa, l’Italia e la stessa sua terra d’origine, la Toscana, non sono lontane dal quel pezzo di terra siriana. Il suo internazionalismo e quello di tutti i combattenti che come lui sono ancora in quei campi di battaglia è anche il nostro.

22 marzo 2019

_________________________________________


Dal sito www.retekurdistan.it:

Le YPG hanno rilasciato una dichiarazione sull’internazionalista italiano Lorenzo Orsetti caduto in Siria orientale. L‘ufficio stampa delle Unità di Difesa del Popolo YPG ha rilasciato una dichiarazione su Lorenzo Orsetti (Tekoser Piling). L’internazionalista proveniente dall’Italia è caduto ieri nella battaglia contro IS ad al-Bagouz.
Nella dichiarazione le YPG fanno sapere:
Lorenzo Orsetti (Tekoser Piling) si è unito alla resistenza nel Rojava nel 2017 e con la sua identità internazionalista-rivoluzionaria ha partecipato attivamente alla lotta di liberazione. Era organizzato nelle unità internazionaliste all’interno delle strutture delle YPG e ha combattuto per libertà in ogni condizione con grande determinazione. Anche nella resistenza contro l’occupazione di Efrîn da parte dello Stato turco ha combattuto sul fronte più avanzato.
Nell’offensiva ‚Tempesta di Cizîrê‘ contro IS a Deir ez-Zor ha mostrato un impegno grande e generoso. Era attivo nella regione anche nelle unità internazionaliste del TKP/ML-TIKKO e mostrava un atteggiamento sostanziale e determinato rispetto ai valori universali del socialismo. Con il suo legame con la rivoluzione ha vissuto una vita esemplare.
Tekoser Piling è caduto il 18 marzo in uno scontro nell’operazione contro l’ultimo territorio occupato da IS. Ricordiamo tutte le internazionaliste e tutti gli internazionalisti caduti nella rivoluzione del Rojava. Esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia e a tutte e tutti coloro che lo hanno amato.“
Nome in codice: Tekoser Piling
Nome e cognome: Lorenzo Orsetti
Nome della madre: Annalisa
Nome del padre: Alessandro
Luogo e data di nascita: Italia, 1986



Luogo e giorno della morte: Deir ez-Zor, 18 marzo 2019


Ruggero Rognoni