Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta FGC. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FGC. Mostra tutti i post

6 giugno 2020: il Patto d'azione alla sua prima prova di piazza

Torino, Genova, Milano, Venezia-Mestre, Bologna, Firenze, Pisa, Piacenza, Roma, Napoli, Palermo, Messina, Catania, Olbia. In queste piazze il “Patto d'azione per il fronte unico anticapitalista” ha fatto il suo esordio, presentando la proposta del fronte unico e la comune piattaforma. È stato un esordio positivo.

In particolare a Roma, con una manifestazione combattiva di più di 300 giovani, di cui larga parte i militanti del Fronte della Gioventù Comunista (un titolo della Repubblica che presentava il sit-in come “il sit-in del PCL” era privo di fondamento, e contraddiceva oltretutto il contenuto corretto dell'articolo stesso). Il PCL è stato presente in forma organizzata in tutte le piazze (con l'eccezione di Olbia e Piacenza), seconda organizzazione dopo il FGC su scala generale, con un ruolo promotore in diverse situazioni come a Milano, Venezia-Mestre, Genova, ma anche a Palermo dove si è costituita in questo mese una nuova sezione del partito.

Naturalmente abbiamo il senso delle proporzioni reali. La giornata nazionale del patto d'azione ha coinvolto, com'era prevedibile, un bacino limitato di avanguardia. È sempre bene avere la misura delle proprie forze reali, senza forzature propagandistiche o sovrarappresentazioni. Tuttavia, si tratta di una presenza preziosa per numerose ragioni. Come il coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione nato a dicembre, anche il patto d'azione si muove in controtendenza rispetto alla dinamica di frammentazione e dispersione dell'avanguardia di classe, che resta il tratto dominante di questa fase. Ha messo insieme attorno ad una piattaforma comune soggetti di provenienza diversa: il Fronte della Gioventù Comunista e il PCL sul piano politico, SI Cobas, SLAI Cobas e altre soggettività minori sul piano sindacale. Ha prodotto una piattaforma avanzata su un terreno apertamente classista e internazionalista, in contrapposizione a ogni pulsione sovranista. Ha raccolto forze giovani, arricchendosi in particolare dell'apporto importante del Fronte della Gioventù Comunista, e della sua combattività, come ieri mostrava la piazza di Roma.

Ora abbiamo tutti la responsabilità di investire il nostro esordio nello sviluppo e costruzione di una iniziativa più ampia, che abbia l'ambizione di allargare il patto d'azione coinvolgendo ogni soggetto disponibile fuori da ogni logica pregiudiziale, e che al tempo stesso lavori in una logica di massa attorno alla proposta di un fronte unico di classe, che è altra cosa dal patto d'azione di una piccola avanguardia.
In questo senso attribuiamo molta importanza alla costruzione di un'assemblea nazionale per delegati di tutto il sindacalismo di classe e combattivo, ovunque collocato, fuori da ogni logica di preclusioni o veti incrociati, capace di far emergere un punto di riferimento alternativo alla burocrazia sindacale nella battaglia di autunno, quando la crisi sociale può precipitare e può diventare decisivo per un'avanguardia sapersi assumere la responsabilità di direzione di massa, in funzione dell'unificazione delle lotte e della qualificazione classista delle loro rivendicazioni.

Il PCL è presente in tutti i crocevia delle relazioni unitarie dell’avanguardia in Italia e continuerà a lavorare in questa direzione del fronte unico di classe in modo leale e determinato, come sempre.
Partito Comunista dei Lavoratori

Comunisti e guerra in Kosovo. I crimini non vanno taciuti

20 anni fa la NATO aggrediva la Jugoslavia bombardando Belgrado, con la complicità dell’Italia e del Governo D’Alema. La maschera di una alleanza “difensiva” cadeva definitivamente, dinanzi all'evidenza di una aggressione criminale voluta dai grandi monopoli ma giustificata con il pretesto dei “diritti umani”, come poi sarebbe avvenuto in Iraq, Afghanistan, Libia, ecc. L’Italia non sia mai più complice di una guerra imperialista. Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall'Italia.” 

Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC), organizzazione giovanile del Partito Comunista di Marco Rizzo, con queste parole il 24 marzo ha ricordato l’inizio dei bombardamenti contro la Jugoslavia ad opera della NATO. Vent'anni fa Belgrado veniva bombardata, con aerei italiani che partivano dalla base italiana di Aviano. Un crimine imperialista che i rivoluzionari denunciarono allora e denunciano oggi. 

L’opposizione dei comunisti agli interventi dell’imperialismo è una questione di principio, e non è nostro interesse quindi polemizzare con questa giusta presa di posizione del FGC in merito a quei drammatici eventi. Anzi, siamo perfettamente d’accordo con la dichiarazione delle compagne e dei compagni. 

Tuttavia, ci pare necessario ricordare quale è stata la natura del governo D’Alema: un governo di cui faceva parte, con tanto di ministri, il Partito dei Comunisti Italiani, nato nel 1998 come scissione (di destra!) dal Partito della Rifondazione Comunista, con l’esplicita volontà di continuare a sostenere il primo governo Prodi, al quale Bertinotti era stato costretto a togliere la fiducia. 

Ebbene Marco Rizzo, oggi segretario del Partito Comunista, fu tra i principali organizzatori della scissione del Partito dei Comunisti Italiani, e all'epoca era deputato e coordinatore della segreteria nazionale del PdCI. 

A nulla possono valere i tentativi di giustificazione o rimbalzo di responsabilità riguardo ai fatti di vent'anni fa. La storia parla chiaro. Cossutta, Diliberto, Rizzo hanno rappresentato in Italia la peggiore deriva governista di uno stalinismo italiano che, nell'ottica delle “alleanze contro la destra” e dell’unità con il centrosinistra, è passato dai compromessi storici alla partecipazione criminale ai governi della guerra. 

C’è chi, come Marco Rizzo vent’anni fa, ha rotto con il PRC per appoggiare un governo di centrosinistra che ha bombardato Belgrado, e chi invece, come il Partito Comunista dei Lavoratori, è nato contro i governi di centrosinistra, contro i governi di guerra, per l’opposizione a tutti i governi borghesi. 

Si obietterà: “oggi Rizzo è cambiato, ha ammesso i suoi errori, il PC è alleato del grande KKE greco”. Tralasciando per un istante quali furono i veri motivi della “svolta a sinistra” che Marco Rizzo fece nel 2009, il punto è un altro: non è cambiato il bilancio che è necessario fare riguardo a tutta la storia dello stalinismo internazionale, perché è in questo che risiede l’origine degli errori. Non è forse vero che il KKE greco, oggi partito fratello del PC di Marco Rizzo, dall’alto della fraseologia pseudorivoluzionaria, ben dieci anni prima di Rizzo partecipò al governo di unità nazionale del 1989, a braccetto della socialdemocrazia e della destra postfascista? Può essere, questo, semplicemente un errore di percorso? 

Perché allora il FGC tace sulle responsabilità del segretario del Partito Comunista? Se sostenere un governo borghese è di per sé imperdonabile per i comunisti, sostenere e partecipare ad un governo di guerra non è un semplice errore o una svista, ma un crimine. 

Chiamare i propri dirigenti alle loro responsabilità, riscoprire il marxismo rivoluzionario e studiare con spirito libero la storia del movimento operaio e comunista: è questo l’invito e l’augurio che facciamo alle giovani compagne e compagni del FGC.
Partito Comunista dei Lavoratori