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Giù le mani da chi lotta!

 


6 Dicembre 2025

Solidarietà all3 compagn3 condannate del Movimento di lotta - Disoccupati 7 novembre e del SICobas

Proprio alla vigilia della partenza del progetto sul lavoro-tirocinio da destinare a 1200 disoccupat3 di Napoli, si verifica un fatto grave e ignobile. Il 5 dicembre un gruppo di compagn3 ha ricevuto una condanna in primo grado di due anni e due mesi di reclusione per una iniziativa di lotta risalente al 2019. Un'iniziativa che ha contribuito a porre l'attenzione sul problema della disoccupazione nella città di Napoli. Un problema che oggi riguarda il 6% della popolazione in Italia e che offre al padronato un grande bacino di forza lavoro sfruttabile e altamente ricattabile.
Grazie a quest3 compagn3, al loro coraggio e ad una corretta direzione è stato possibile ridare lavoro, salario e dignità a chi vuole contribuire alla società, non chiede un'elemosina sociale e respinge il ricatto della precarietà.
Il movimento dei disoccupati di Napoli offre un esempio a tutt3 di come sia importante collegare le lotta d3 disoccupat3 a quella d3 lavorator3, e di come sia possibile ottenere delle vittorie grazie alla tenacia e alla lotta.
La repressione non fermerà questo movimento e nemmeno l3 compagn3, ne siamo certi.

La lotta non si processa e non si arresta!

Partito Comunista dei Lavoratori

No alla condanna per antisionismo del nostro compagno Alejandro Bodart (segretario del Movimento Socialista dei Lavoratori e della Lega Internazionale Socialista)

 


Raccolta firme internazionale

Nella città di Buenos Aires, in Argentina, il 30 dicembre, la Corte di Cassazione e d'Appello Penale ha revocato l'assoluzione del nostro dirigente Alejandro Bodart a causa della denuncia dell'organizzazione sionista DAIA (Delegazione delle Associazioni Israeliane in Argentina) contro i suoi tweet contro il genocidio israeliano e a sostegno del popolo palestinese. In questo modo, è stato condannato a una pena sospesa di sei mesi di carcere, al pagamento delle spese e a una sorveglianza che implica essere sotto il controllo della giustizia per due anni, compresa l'eventualità di non permettergli di lasciare il paese.

Come è evidente, se questa sentenza dovesse diventare definitiva, sarebbe un gravissimo precedente antidemocratico contro la libertà di espressione in generale e contro il nostro partito fratello e l'ISL in particolare, con il conseguente danno a tutta la nostra attività politica internazionalista in termini di viaggi, incontri e altri eventi, proprio in un momento in cui le relazioni e la costruzione internazionale si stanno intensificando.

Dal punto di vista giudiziario ci sono altri tre gradi di appello: un'altra camera della stessa Camera, la Corte Superiore di Giustizia della Città di Buenos Aires e la Corte Suprema della Nazione. La prima presentazione sarà fatta dagli avvocati difensori di Alejandro nei primi giorni di febbraio.

Sapendo che più si sale nella piramide del sistema giudiziario, più si è vicini al potere politico borghese, si sta sviluppando una campagna internazionale di solidarietà con l'obiettivo di ottenere l'assoluzione del coordinatore internazionale della nostra organizzazione e direttore di Permanente Revolution, la rivista dell'ISL.

Siamo di fronte a una difficile battaglia politica, perché in molti paesi è in atto un processo di vera e propria colonizzazione del sistema giudiziario da parte dell'apparato sionista per cercare di vittimizzarsi e mettere a tacere le critiche a Israele basate sulla definizione ingannevole dell'IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) che equipara l'antisionismo all'antisemitismo. Questa pressione è particolarmente intensa in Argentina, approfittando dell'allineamento politico incondizionato del governo di estrema destra di Milei con Israele e gli Stati Uniti.

Il procedimento penale contro Alejandro è stato avviato due anni fa dalla DAIA con l'accusa di antisemitismo per tre suoi messaggi sui social network. Nel maggio 2023 è stato respinto da un giudice di primo grado, ma la DAIA ha presentato ricorso e poi la camera ha ordinato il rinvio a giudizio. In quel processo, con la presenza di leader e personalità di spicco come testimoni a suo favore, una giudice si è dichiarata per l’assoluzione Alejandro per la seconda volta ma poi la camera di consiglio, a maggioranza, ha rivisto la sentenza e lo ha condannato.

In ogni caso, non è impossibile ottenere una vittoria perché, allo stesso tempo, il ripudio e il discredito dello Stato sionista per i crimini brutali che continua a commettere sta crescendo in tutto il mondo. La notizia della condanna di Alejandro ha avuto molte ripercussioni sui media argentini, che hanno dovuto includere le nostre argomentazioni e presentarle come un argomento "in discussione". E Alejandro, il MST e la LIS stanno ricevendo espressioni di solidarietà da organizzazioni e personalità di un vasto arco politico nazionale e internazionale.

In Argentina è un banco di prova che qualunque sia il risultato avrà un'enorme importanza, anche a livello internazionale. La recente condanna è stata celebrata dai media sionisti nello stesso Israele con il pomposo titolo di "sentenza storica". Invertire la rotta sarebbe un duro colpo per l'arroganza sionista e un precedente da usare a favore di altri combattenti che sono anch'essi perseguitati per aver sviluppato solidarietà con la Palestina in diversi paesi.

Per questo vi invitiamo tutti a firmare in questa pagina.

Partito Comunista dei Lavoratori

Dichiarazione internazionale per l'assoluzione di César Arakaki e Daniel Ruiz

 

Militanti condannati in Argentina per essersi mobilitati contro una riforma reazionaria delle pensioni

1 Dicembre 2021
Sottoscriviamo e invitiamo a sottoscrivere e diffondere questo appello delle organizzazioni del Frente de Izquierda y de Trabajadores - Unidad di solidarietà e lotta per la libertà di due militanti della sinistra di classe e rivoluzionaria argentina.


Lunedì 8 novembre una sentenza del giudice Ariel Ríos ha condannato i compagni César Arakaki e Daniel Ruiz (membri rispettivamente del Partido Obrero e del PSTU) a tre anni e quattro mesi di reclusione effettiva e tre anni di reclusione effettiva, in ogni caso, nell'ambito della causa aperta loro per la partecipazione alla massiccia manifestazione del 18 dicembre 2017, davanti al Congresso nazionale, contro la riforma delle pensioni approvata quel giorno alla Camera dei deputati. Manifestazione fortemente repressa con decine di feriti gravi (occhi persi, ecc.) e detenuti.

La riforma in questione, promossa dal governo di Mauricio Macri (PRO-Cambiemos) e approvata con il sostegno dei deputati del Partito Justicialista, ha modificato il calcolo degli stipendi a scapito dei pensionati. Faceva parte di una serie di misure contro la classe operaia, che comprendeva anche una riforma del lavoro per rendere ancora più flessibili le condizioni di lavoro, e che alla fine ha dovuto essere accantonata, proprio a causa di quella gigantesca mobilitazione che a dicembre ha riunito centinaia di migliaia di persone.

Per distogliere l'attenzione dalla rapina avvenuta il 18 dicembre, è stata organizzata una feroce campagna di demonizzazione da parte dei media, identificando alcuni dei compagni che avevano partecipato alla manifestazione, con immagini e video che li mostravano mentre resistevano alla repressione della polizia. Giorni dopo iniziarono gli arresti e la persecuzione giudiziaria.

La sentenza è un chiaro attacco dell'intero regime al diritto di protestare e ha lo scopo di ammonire tutti coloro che combattono. Lo ha chiarito un tweet di Patricia Bullrich, ex ministro della sicurezza all'epoca e attuale capo del PRO, il partito di Macri, che ha affermato: “Spero che questa condanna sia esemplare. Manifestazioni senza motivo ristagnano solo il Paese”.

Il giudice ha seguito esattamente l'intero copione dell'accusa, che li ha accusati di presunte "intimidazioni pubbliche", "attentati contro l'autorità" e "lesioni in aggressione". La crudeltà giudiziaria è così evidente che la condanna è avvenuta nonostante il venir meno dell'accusa dell'ufficiale Brian Escobar, ferito durante la repressione dei manifestanti, perché la difesa di Arakaki e Ruiz è riuscita a dimostrare che le sue ferite non erano state causate dai compagni.

Questa imbarazzante sentenza sarà impugnata, e raddoppieremo la campagna nazionale e internazionale per l'assoluzione. Chiediamo la firma di questa dichiarazione e l'invio di petizioni alle ambasciate.

Per l'assoluzione di César Arakaki e Daniel Ruiz.
Per la libertà e il deprocessamento dei prigionieri di lotta.
Per il diritto di protestare.