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La lezione di Torre Maura

«Nessuno deve restare indietro, sia esso italiano, nero o rom». Un ragazzino di quindici anni, figlio di un licenziato di Almaviva, ha fronteggiato da solo i fascisti nella borgata di Torre Maura a Roma, la sua borgata. Lo ha fatto dopo che ha visto i fascisti calpestare il pane destinato ai rom, sospinto da un senso elementare di umanità e di giustizia.

La stampa borghese di impronta progressista ha dato ampio risalto all'episodio, rappresentandolo in termini di contrapposizione simbolica di valori (antirazzismo contro razzismo). Ma l'episodio dice assai più di questo, soprattutto da un punto di vista politico. Soprattutto a sinistra.

La prima cosa che dice è che è possibile contrastare i fascisti, anche sui temi più impervi. Possibile e necessario. Organizzazioni fasciste in 24 ore centralizzano la propria azione squadrista in un quartiere di Roma abbandonato al degrado aizzandolo contro i rom: “Via da qua, dovete morire di fame”, “ Scimmie, vi bruciamo vivi”. Un vero e proprio inizio di pogrom. E la sinistra romana dov'è? Dove sono le organizzazioni antifasciste, le organizzazioni sindacali, le formazioni della sinistra? Il fatto clamoroso non è stato l'azione dei fascisti, che fanno appunto i fascisti. È stata l'assenza di ogni contrasto, di ogni contro mobilitazione. È la misura di un arretramento che regala ai fascisti nuove praterie, e nuovi successi. Ciò che resta dei fatti di Torre Maura è che “Casa Pound e Forza Nuova hanno cacciato i rom”, con la connivenza supina della sindaca Raggi. Hanno imposto la propria legge, cioè la legge della forza squadrista. Ora la loro vittoria rischia di propagare l'esempio in altri quartieri e città, offrendo una bandiera miserabile a settori popolari immiseriti e declassati. È necessario allora recuperare, prima di tutto, l'iniziativa antifascista attraverso il fronte unitario più largo e determinato. Non solo a Roma ma ovunque. Non si può abbandonare l'antifascismo alla solitudine di gesti esemplari.

La seconda cosa che l'episodio coraggioso richiama è il contenuto dell'azione di contrasto. “Nessuno deve restare indietro, italiano, nero o rom” è la cifra semplificata di una possibile piattaforma di mobilitazione. Possibile e necessaria. Una piattaforma che va ben al di là della solidarietà ai rom e agli immigrati oggetto di aggressioni odiose, ma lega invece la solidarietà a un piano di rivendicazioni comuni capaci di unire tutti gli sfruttati al di là di ogni steccato etnico. Le parole d'ordine di una casa dignitosa per tutti anche attraverso l'esproprio di grandi proprietà immobiliari, di un lavoro per tutti anche attraverso l'investimento pubblico nel risanamento di case fatiscenti e strade disselciate, di un sistema di servizi sociali, a partire dagli asili, che dia supporto alle famiglie povere... sono parole d'ordine da incorporare alla iniziativa antifascista. I fascisti occupano spazi che la sinistra politica ha abbandonato e tradito. Solo rioccupando quegli spazi è possibile tagliare l'erba sotto i piedi dei fascisti. Ma rioccupare quegli spazi non significa tenere convegni sull'abbandono delle periferie, magari sotto elezioni. Significa organizzare gli sfruttati e la loro lotta contro il loro vero nemico. Che è il capitalismo, innanzitutto quello di casa nostra.
L'antifascismo, più che mai, o è anticapitalista o non è.
Partito Comunista dei Lavoratori

Squadrismo a Forlì

9 Dicembre 2017

La scena è l’affollato mercatino di Natale di Piazzetta della Misura, gremito di famiglie che scelgono gli addobbi per l’albero. A un lato della piazzetta un banchetto abusivo di raccolta firme di Forza Nuova (il sindaco Drei dichiara infatti che nessuna autorizzazione di occupazione del suolo pubblico è stata concessa), tuttavia i neofascisti sono lì, addirittura protetti da un paio di gazzelle dei Carabinieri. Un gruppetto di una trentina di studenti, cittadini e sindacalisti, sosta spontaneamente e pacificamente davanti al banchetto.

I neofascisti ricevono rinforzi da Rimini (come dichiarato dagli stessi in piazzetta): cinque camerati accorrono un’oretta dopo brandendo manganelli e bastoni, e avventandosi sui presenti in piazza da una stradina laterale. Un vero e proprio agguato squadrista, che ha colpito il segretario FIOM di Forlì Giovanni Cotugno, che ha riportato una contusione e a cui va la nostra piena solidarietà. In seguito, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno separato quelli che la stampa locale nelle prime ore ha cercato di fare passare per “due gruppi di facinorosi”, nell’eterno giochino - filofascista - di mettere sullo stesso piano fascismo e antifascismo.

Occorre fare luce sul perché a questi gruppi fascisti, violenti e illegali, vengano concessi di continuo spazi pubblici, e ne venga tollerata la presenza. Dove sono ora i campioni della legalità? Con quale credibilità le stesse forze che tollerano sedi, palestre e centri di aggregazione neofascista ora parlano?

Agguati a giornali, a immigrati, ad antifascisti, collusioni mafiose, accoltellamenti, aggressioni in tutto il paese… Cosa deve ancora succedere prima che la gente capisca che questa è la stessa feccia fascista del Ventennio? Una feccia di cui ci siamo liberati con il sangue dei partigiani che in Piazza Saffi a Forlì è ancora vivo e presente, non solo quando ipocrite autorità depongono corone il 25 aprile.

Non c’è alternativa: occorre lanciare la parola d’ordine di un’autodifesa popolare e proletaria contro la violenza fascista, che è il braccio armato di padronato e capitalismo contro studenti, donne, immigrati e lavoratori.

Non è la prima volta che come Partito Comunista dei Lavoratori ci esprimiamo a favore di un fronte ampio contro il fascismo: un fronte che coinvolga tutte le forze di movimento e di partito dichiaratamente anticapitaliste e di classe. Il PCL, da organizzazione marxista rivoluzionaria, contrasta ogni azione individuale e ribadisce a tutte le sinistre e ai singoli compagni e compagne la necessità di lottare contro il fascismo, sviluppando una campagna di iniziative articolate e capillari.

È necessario organizzare da subito la difesa (e l’autodifesa) di tutti i soggetti coinvolti dagli attacchi e dalle aggressioni fasciste. È la violenza che impone di agire su questo piano. Non ci sono altri modi per arginare la mobilitazione, fermare la deriva reazionaria e porre le basi per l’unità della classe operaia.
Partito Comunista dei Lavoratori - sezione Romagna