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Assistenza ai profitti, sblocco dei licenziamenti

 


L'ossigeno per i malati e quello per gli azionisti

Mentre la seconda ondata della pandemia denuncia una volta di più lo sfascio immutato della sanità pubblica in tutti i paesi capitalisti, l'Unione Europea proroga di sei mesi il regime straordinario che liberalizza gli aiuti statali alle imprese. Non solo alle piccole imprese ma anche alle grandi, alle quali si copre con risorse pubbliche il 70% dei costi fissi. «Una boccata di ossigeno per banche e imprese italiane» titola festante Il Sole 24 Ore (14 ottobre). Infatti il governo potrà prorogare di altri sei mesi moratorie, mutui, garanzie sui prestiti, spostando in avanti nel tempo il rischio che le banche debbano svalutare i crediti sui quali non ripartiranno i pagamenti. In altri termini, lo Stato continuerà a garantire il credito bancario alle grandi imprese (vedi FCA), e dunque i debiti di queste ultime, prendendo i soldi dalla fiscalità generale, cioè dalle tasche dei salariati, oppure facendo debito a sua volta con le banche che comprano i titoli pubblici. Un debito il cui rimborso sarà caricato sui lavoratori e le lavoratrici. Insomma: ciò che non si trova per i malati, si trova in abbondanza per i profitti. L'“ossigeno” che rischia di mancare alle terapie intensive non mancherà mai per gli azionisti.

In compenso nello stesso giorno la Commissione Lavoro della Camera, e indirettamente il ministro dell'economia Gualtieri, annunciano che la Cassa Integrazione Covid sarà prorogata, assieme all'esonero triennale del 50% dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato (che sale al 100% per gli under 35), ma il blocco dei licenziamenti no: quello finirà “naturalmente”, annuncia Debora Serracchiani, presidente della Commissione Lavoro. «È condivisibile immaginare una uscita dalle misure straordinarie, a partire dal blocco dei licenziamenti». Il quotidiano di Bonomi plaude entusiasta: «Il blocco dei licenziamenti non ha precedenti dallo Statuto dei lavoratori in poi; e oggi è un unicum pure a livello europeo». C'è del resto “un problema di costituzionalità”, esclama soddisfatto: la Costituzione (borghese) non garantisce forse la proprietà privata e la libera impresa? Quanto al milione di licenziati che la stessa Confindustria annuncia, ci penserà l'elemosina a termine della Naspi, e le famigerate “politiche attive del lavoro”. Quelle che ingrassano le agenzie interinali in cambio dell'offerta di supersfruttamento, pena l'accusa di voler stare sul divano.

Tutta la società borghese sta nelle pieghe di questa cronaca. Una pioggia di garanzie per i capitalisti, un calcio nel sedere agli operai. Una ragione in più per fare della lotta dei metalmeccanici contro Bonomi la leva di una mobilitazione generale di tutto il mondo del lavoro. Perché solo una mobilitazione generale può rispondere a un attacco generale. Solo la pedata di uno sciopero vero di dieci milioni di operai può suonare la carica di una vera alternativa.

Partito Comunista dei Lavoratori

Mezzanotte di fuoco: il bazooka della BCE

Miliardi per i banchieri, spiccioli per i lavoratori e la salute

19 Marzo 2020
Esultanza generale di governo e opposizioni per la decisione notturna della BCE: nuovi 750 miliardi di acquisti. Governo e maggioranza, sinistra parlamentare inclusa, salutano commossi la ritrovata UE. Salvini e Meloni si allineano obtorto collo. In ogni caso un tripudio generale.


BANCHE COPERTE D'ORO

Ma cosa ha deciso concretamente la BCE, così da meritare questo plauso corale? Forse di sostenere la sanità pubblica dei paesi membri, o di procurare su larga scala gli strumenti di protezione per la popolazione di fronte al contagio, o di proteggere la maggioranza della società europea dalla valanga della crisi sociale? Naturalmente no. Tutto questo “non è nelle competenze della BCE”, ci direbbe con aria compunta e infastidita un qualunque borghese informato. Nelle “competenze della BCE” è invece il finanziare le banche e le imprese del continente, le stesse che per trent'anni hanno saccheggiato ovunque i sistemi sanitari, le pensioni, i salari.

È esattamente quello che a mezzanotte la BCE ha deciso: 750 nuovi miliardi di acquisti a sostegno del mercato finanziario. Acquisti di obbligazioni societarie, in particolare delle grandi imprese che in diversi paesi europei (Francia) ricorrono principalmente a questa forma di finanziamento. E soprattutto acquisti di titoli di Stato, quelli che i diversi paesi della UE emettono a ripetizione, perché hanno detassato per trent'anni i propri capitalisti e dunque si devono finanziare a debito sul mercato finanziario (cioè presso le banche che comprano i titoli). La ragione è semplice: l'acquisto massiccio di titoli riempie di miliardi le banche che li vendono e ostacola nuove impennate dei tassi di interesse, a vantaggio sia delle imprese che ricorrono al credito, sia dei governi che, pagando meno interessi sul debito, possono stornare nuovi miliardi a favore delle imprese. Che sono sempre l'alfa e l'omega di tutto.

Faremo “ogni cosa si riveli necessaria” ha affermato solennemente Christine Lagarde, ripetendo alla lettera le parole di Mario Draghi. Ma non è forse quanto hanno fatto tutte le banche centrali dopo il 2008? Migliaia di miliardi spesi in tutto il mondo per “rilanciare l'economia”, in realtà per nutrire il capitale finanziario, in un vortice interminabile di denaro per il denaro che ha continuato a gonfiare bolle finanziarie e parassitismo dei rentier, mentre si tagliano i posti di lavoro.
Certo un ombrello protettivo particolarmente importante per il capitalismo italiano a causa del suo enorme debito pubblico, un debito cresciuto anche e soprattutto, paradossalmente, proprio per pagare gli interessi sul debito alle banche (70 miliardi annui). Infatti, tassi di interesse troppo alti possono innescare una spirale incontrollabile, e minacciare un default catastrofico. La pezza della BCE giunge dunque al momento giusto.


LE BRICIOLE PER I SALARIATI

Tuttavia, colpisce che mentre si fa “ogni cosa si riveli necessaria” pur di riempire il portafoglio delle banche e delle imprese, nulla di ciò che è necessario viene fatto a favore dei lavoratori. Più precisamente, a favore dei lavoratori si fa solo ciò che è compatibile con ciò che è necessario per i padroni. Questo fa sì che per i salariati restino solo gli spiccioli, persino quando non sembrano tali.

Ad esempio, il governo italiano ha stanziato 4,3 miliardi tra cassa integrazione in deroga e Fondo per l'integrazione salariale. In sé non è una cifra irrilevante. Ma l'esplosione della crisi è talmente profonda e dilagante che persino il giornale di Confindustria (19 marzo) ammette che non è sufficiente a coprire la platea interessata, neppure per la durata di un mese. E questo a fronte di una crisi sociale che avrà una vita molto più lunga del contagio. Tanti salariati si troveranno privati persino di un salario amputato.
Lo stesso vale per i 600 euro una tantum per i lavoratori autonomi. “Tre miliardi stanziati!”, ha pavoneggiato Gualtieri. Ma la platea interessata è talmente vasta (5 milioni di persone) che neppure la miseria di 600 euro una tantum è assicurata. Al punto che nasce l'idea del cosiddetto click day, di una chiusura del rubinetto non appena la cifra è coperta. I più lesti l'avranno e i ritardatari no, tutto dipende da quando hai fatto domanda. Una guerra tra poveri nella miseria generale.
Intanto ai lavoratori e lavoratrici in produzione, spesso costretti a lavorare senza protezioni e sicurezza, si destinano... 100 euro di indennità: un premio miserabile per il rischio vita. O magari semplicemente a chi non sciopera. Ma se una vita vale 100 euro lo sciopero diventa un dovere.

Questa è la “democrazia” borghese. Come diceva Lenin, “un paradiso per i ricchi, una trappola e un inganno per gli sfruttati, i poveri”. Un secolo dopo è una verità intatta, tanto più in tempi di coronavirus.
Partito Comunista dei Lavoratori