
La questione TAV
Torino-Lione è da molti anni - sostanzialmente dal 1992 - al centro di
un'opposizione di massa di larga parte della popolazione della Val di
Susa, ma anche di un confronto politico pubblico. L'avvento del governo
SalviMaio e le contraddizioni interne che lo percorrono (anche) su
questo tema ha in qualche modo nuovamente precipitato lo scontro. La
manifestazione interclassista del 31 ottobre a Torino a favore del TAV
promossa dalle organizzazioni confindustriali e delle libere professioni
ha segnato sotto questo profilo un salto di qualità della
contrapposizione in atto. Da qui la contromobilitazione prevista per l'8
dicembre a Torino, promossa da tutte le organizzazioni No TAV, e la sua
valenza nazionale.
Il Partito Comunista dei Lavoratori è nettamente collocato sul
fronte No TAV, a partire da una motivazione di classe e da un progetto
alternativo di società.
Non siamo per principio contro le grandi opere, nel nome del
“piccolo è bello”. Vi sono grandi opere obiettivamente necessarie anche
nel campo dell'alta velocità, magari disertate o passate in secondo
piano dai governi borghesi. Né vale il concetto dell'opposizione di
principio alle grandi opere per il fatto che coinvolgono gli interessi
di potentati economici. Nella società borghese tutto ciò che è costruito
e prodotto ha un finalità di profitto, non per questo siamo contrari
alla produzione di cappotti o di alimenti. Neppure può essere eretto a
criterio assoluto la contrarietà a una grande opera da parte di settori
popolari dei territori direttamente interessati, perché a certe
condizioni un interesse generale può essere prioritario rispetto a
interessi locali. La stessa storia generale delle ferrovie lo dimostra.
Da questo punto di vista, ogni cultura comunitaria che declini la
dimensione territoriale del movimento come nuovo modello di soggettività
antagonista alternativa alla dimensione generale di classe ci pare non
solo sbagliata ma pericolosa.
UN'OPERA INUTILE SE NON PER CHI CI FA PROFITTO
La nostra opposizione netta e radicale al TAV muove da un'altra angolazione, da un'angolazione anticapitalista.
Il TAV Torino-Lione non risponde a una ragione sociale dei
lavoratori. Ha un impatto ambientale devastante, perché scavato in una
montagna piena di uranio e di amianto. Non è stata progettata per il
trasporto viaggiatori, ma per il trasporto merci. Per di più, su un
calcolo di volume di traffico merci molto superiore all'attuale: dagli
anni '90 ad oggi il traffico merci tra Italia e Francia lungo l'attuale
linea ferroviaria Frejus è crollata di due terzi, quella su linea
stradale è calata del 27%, il traffico merci alpino totale (ferro più
gomma) è calato del 36%. L'argomento per cui l'Alta Velocità
Torino-Lione servirebbe a ridurre in misura significativa il trasporto
merci su gomma è del tutto infondato. Da questo punto di vista il Tav si
configura nel migliore dei casi come un'opera inutile, salvo
naturalmente per gli interessi dei costruttori coinvolti e per la
relativa catena degli appalti.
SI INVESTE NEL TAV MENTRE SI TAGLIANO I TRENI PENDOLARI
Questa opera inutile è spaventosamente costosa. Quasi 8 miliardi
complessivamente, di cui un miliardo e mezzo già speso. Una enormità,
messa a carico dei contribuenti lavoratori. Una enormità tanto più
rilevante a fronte del taglio sistematico degli investimenti pubblici in
opere sociali di pubblica utilità, anche in fatto di trasporto
pubblico. Le Ferrovie dello Stato sono sempre più una grande holding
capitalistica interessata ai processi di concentrazione/fusione con
altri settori (prima ANAS, oggi pare Alitalia), e al procacciamento di
lucrosi affari in giro per il mondo a caccia di profitti. Per finanziare
tali operazioni, foraggiate da risorse pubbliche, le Ferrovie hanno
tagliato regolarmente i treni pendolari regionali, e le lunghe tratte
per passeggeri meno redditizie, incluse le tratte di collegamento con la
Francia. Per non parlare dei tagli alla manutenzione ordinaria dei
convogli, con conseguenze drammatiche sulla sicurezza stessa dei
passeggeri. In questo quadro i miliardi di investimento nell'alta
velocità Torino-Lione sono obiettivamente uno scandalo: risorse
direttamente sottratte a un sistema ferroviario pubblico in disfacimento
per soddisfare interessi privati.
IL TAV CONTRO LE VERE EMERGENZE TERRITORIALI E AMBIENTALI
Non solo. La destinazione di una cifra così imponente è tanto più
inaccettabile a fronte dell'ordine più generale delle emergenze vere che
interessano il territorio italiano. Riassetto idrogeologico, messa in
sicurezza antisismica di edifici pubblici e privati, bonifiche
ambientali a partire dall'amianto e dai rifiuti, riparazione di una rete
idrica ridotta a colabrodo, sono tutti terreni urgenti di investimento
pubblico che separatamente e nel loro insieme richiedono risorse
imponenti, per diverse centinaia di miliardi; risorse strutturalmente
negate da un sistema capitalistico che ha priorità opposte: pagare il
debito pubblico alle banche (70-80 miliardi di soli interessi ogni
anno), continuare a detassare i profitti, assistere con risorse
pubbliche le aziende private. Per non parlare delle spese in armamenti o
delle regalie a scuole privata, sanità privata, Vaticano. In questo
quadro generale, i miliardi di risorse pubbliche a favore del TAV
Torino-Lione sono obiettivamente un insulto. È comprensibile che le
organizzazioni Confindustriali di Lombardia e Piemonte si mobilitino a
favore dell'opera, non lo è che lo facciano i grandi sindacati dei
lavoratori, se non per la stessa sudditanza al padronato che segna la
loro politica più generale.
NO AL GOVERNO REAZIONARIO SALVIMAIO!
Lo scontro sul TAV ha assunto oggi una valenza politica che trascende la questione specifica.
Il TAV è diventata una croce per il governo reazionario SalviMaio,
in particolare per il M5S. Il M5S di governo ha già capovolto le proprie
promesse elettorali in relazione alla vicenda TAP, esponendosi ad una
contestazione frontale delle popolazioni salentine e di settori
significativi di propri attivisti. Una nuova capitolazione di M5S sul
TAV potrebbe innescare un effetto valanga in termini di credibilità
pubblica del partito, ben al di là della Val Susa. Al tempo stesso la
Lega di Salvini, già in tensione col proprio blocco imprenditoriale del
Nord, ha difficoltà a subire un vero blocco della TAV, e preme sul M5S
per rimuovere ogni veto. Paralizzato dalle proprie contraddizioni, il
governo ha sinora cercato di guadagnare tempo con la favola della
verifica costi-benefici, cercando in realtà un punto di mediazione
interna (eliminare alcuni lavori considerati superflui come la stazione
di Susa e mantenere il tunnel di base). Nei fatti, come sul resto, cerca
di camuffare la continuità col passato attraverso soluzioni cosmetiche e
accorgimenti-truffa.
Respingere le mediazioni-truffa, battersi per bloccare il TAV, è
anche una forma di opposizione politica a un governo reazionario,
xenofobo, truffaldino e ai suoi progetti di stabilizzazione.
Con queste motivazioni il PCL parteciperà alla manifestazione dell' 8
dicembre a Torino contro la TAV. Non lo faremo certo in una logica di
sostegno al M5S, o anche solo di pressione critica nei suoi confronti.
Lo faremo in una logica di opposizione aperta al governo di M5S e Lega,
contro ogni forma di illusione nel grillismo. Per questo il nostro
striscione dirà: NO alla TAV, NO al decreto sicurezza, NO al governo
SalviMaio.
Partito Comunista dei Lavoratori