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  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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Nicoletta Dosio libera subito!

Questo pomeriggio i carabinieri hanno arrestato a Bussoleno la compagna Nicoletta Dosio, leader del movimento No TAV, colpevole di aver manifestato nel 2012 alla barriera di Avigliana dell'autostrada del Frejus. La compagna è stata condannata in via definitiva ad un anno di reclusione. La storica esponente del movimento No TAV a 73 anni dovrà quindi scontare la pena in carcere che le era stata definitivamente inflitta tempo fa, insieme ad altri compagni schierati in prima linea nella lotta contro il TAV in Val Susa.
Nicoletta aveva rifiutato gli arresti domiciliari, e poco fa la giustizia borghese con solerte efficienza ed umanità natalizia ha arrestato la compagna.
IL PCL condanna la misura repressiva dello Stato nei confronti della compagna Dosio, esprime la massima solidarietà alla compagna e ne chiede la libertà immediata. Non ci stupisce questa politica e questo clima che viviamo da tempo, ma tutto ciò non fermerà la nostra battaglia.
Partito Comunista dei Lavoratori

Il TAV passa sulle rotaie a 5 stelle

25 Luglio 2019 - La svolta annunciata dal Presidente del Consiglio a favore del TAV Torino-Lione è una pietra tombale sulla pubblica credibilità del M5S. Il tentativo di Di Maio di salvare la faccia con un no di bandiera in Parlamento serve solo a coprire la scelta di restare al governo nonostante il Sì TAV. Una recita squallida e penosa che può ingannare solo gli imbecilli. 

La verità è che il M5S ha scelto di sacrificare la finzione No TAV alle proprie poltrone di governo.
Avevamo previsto da tempo che questo sarebbe stato lo sbocco del governo Salvimaio, contro tutte illusioni sparse a piene mani anche in ambienti della sinistra sul possibile ruolo progressivo del M5S. Ora parlano i fatti. E i fatti sono definitivi. Dopo il voltafaccia su TAP, il voltafaccia su TAV. Il M5S dà la propria benedizione all'opera infrastrutturale che da decenni è invocata dal padronato, dalla sua stampa, dai suoi comitati d'affari, da tutti i loro partiti (PD, Lega, FI, FdI...), e naturalmente dalla Unione Europea. Un'opera nociva dal punto di vista ambientale, socialmente inutile e costosa, utile solo per i profitti dei capitalisti.

Il recente ingresso del M5S nella nuova maggioranza di governo in Europa in cambio (pare) della propria ammissione al gruppo parlamentare liberale, ha contribuito sicuramente al voltafaccia. Ma la ragione prevalente è la salvezza ministeriale di Di Maio, pronto a tutto (ma anche al suo contrario) pur di restare al governo. Oggi in compagnia di Salvini, domani chissà. Ciò che conta è l'immancabile cravatta da ministro e le sue posture sorridenti da televendita. Il resto è dettaglio. Il TAV era da tempo un fastidioso ingombro per le sue ambizioni. Oggi l'ingombro è rimosso.

Da notare il risvolto politico della faccenda. Conte si è mosso con l'astuzia di un avvocato di provincia che gioca a fare la nuova riserva della Repubblica, tra i plausi della grande stampa, l'avallo del Quirinale, il gioco di sponda con le cancellerie europee. A tutti costoro il Presidente del Consiglio aveva promesso da tempo il bottino agognato del TAV, quale prova di affidabilità istituzionale e di un ruolo autonomo nella maggioranza. Ma per recitare la parte sino in fondo e portare a casa il risultato a Conte mancava il lasciapassare 5 Stelle. Ora il lasciapassare è arrivato, e Conte ha giocato la carta della “svolta”, guarda caso, proprio alla vigilia del dibattito parlamentare sul Russiagate e del confronto decisivo sulle autonomie. Con l'obiettivo di fornire a Salvini un argomento in più per continuare a sostenere il governo, e di aiutarlo a reggere le pressioni contrarie dei suoi governatori di Lombardia e Veneto. Il M5S ha svolto in tutto questo il ruolo dello zerbino. Ma uno zerbino consapevole, cinico, determinante.

Ora il governo, compiuta la svolta, andrà giù pesante. Il Ministro degli Interni in divisa di polizia ha già annunciato che “non verranno tollerate resistenze alle decisioni democratiche della legge”. È l'annuncio del pugno di ferro in Val Susa e non solo, un pugno di ferro già praticato in questi anni da ambienti diversi della magistratura, e che ora verrà ulteriormente inasprito.

Contro il TAV, contro il governo che lo propugna, contro tutti i partiti che lo sostengono, M5S incluso, è il momento dell'opposizione e della mobilitazione.
La linea politica dello scontro è oggi ancor più chiara di ieri. Da un lato si dispiega il fronte unico dei sostenitori capitale, siano essi liberali o reazionari, che destinano altri miliardi di soldi pubblici, pagati dai lavoratori e dalle lavoratrici, alla torta di un grande affare privato. Dall'altro lato va costruito il fronte unico di tutti i suoi oppositori, a partire naturalmente dal movimento No TAV della valle, ma con l'obiettivo di allargare il campo di gioco. Un fronte chiamato ad un'opposizione determinata, tenace, di massa, capace di intrecciare le ragioni No TAV alle ragioni di milioni di salariati sul terreno della lotta di classe, e per un'alternativa di società.

Con questa posizione il PCL parteciperà alla grande manifestazione indetta dal movimento No TAV in Val di Susa sabato 27 luglio.

NO AL TAV E A TUTTI I PARTITI CHE LO SOSTENGONO O LO AVALLANO!
PER UNA ALTERNATIVA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI!
Partito Comunista dei Lavoratori

Fridays for future e climate strike: fuori dai social la gioventù si mobilita

123 paesi al mondo, 2052 città, 235 iniziative e manifestazioni solo in Italia, da Nord a Sud. Decine di migliaia di persone nelle piazze, in prevalenza giovani e studenti. Queste le cifre delle mobilitazioni del “Fridays for future”, lo sciopero studentesco di venerdì 15 marzo in difesa dell’ambiente e contro i cambiamenti climatici, organizzato sull’onda dell’iniziativa lanciata a livello mondiale dalla sedicenne svedese Greta Thunberg.
Piazze giovani, “internazionaliste” e combattive che, insieme alle manifestazioni studentesche del 22 febbraio e allo sciopero dell’8 marzo, evidenziano le potenzialità di una possibile ripresa di un movimento di massa che si oppone, in un modo o nell’altro, allo “stato di cose presenti”.

Seguiremo con attenzione i possibili sviluppi di queste iniziative e mobilitazioni. Come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo partecipato alle manifestazioni, distribuendo il nostro volantino e rivendicando la necessità della connessione delle lotte ambientaliste alla prospettiva anticapitalista.


IN PIAZZA ANCHE MOLTI COMPLICI E RESPONSABILI DELLA DISTRUZIONE AMBIENTALE

La composizione delle piazze è stata eterogenea, come accade per tutte le piazze di “massa”. Al fianco dei tantissimi giovani e meno giovani che domandavano a gran voce risposte serie alla crisi ambientale, c’era anche chi ha governato o ambisce a governare il capitalismo (e la distruzione ambientale), a livello locale e nazionale. Dal PD al Movimento 5 Stelle, da Mattarella a Conte, tutti sono saltati sul carro dell’ecologia. Non è un caso che tutta la borghesia e la stampa sedicente “progressista” (in particolare Repubblica), abbia appoggiato, sponsorizzato e visto di buon occhio queste iniziative. L’apertura al dialogo con il movimento da parte del ministro Di Maio (mentre tradisce i sostenitori NO TAP e tentenna sul TAV) è la cartina di tornasole di come tutti gli attori politici cerchino e tenteranno in tutti i modi di strumentalizzare a fini elettorali queste importanti manifestazioni, per poi continuare a portare avanti politiche di distruzione ambientale.


DENTRO IL MOVIMENTO: INDIPENDENZA DI CLASSE E DIREZIONE RIVOLUZIONARIA

Tuttavia, come rivoluzionari non possiamo non prendere atto che moltissimi giovani, in prevalenza alle prime esperienze politiche e di mobilitazione, abbiano trovato nella tematica della difesa dell’ambiente uno stimolo per interrogarsi sul loro futuro, invadere piazze, prendere parola e urlare a gran voce che a cambiare deve essere il “sistema” e non il clima. A questi giovani i marxisti rivoluzionari non possono e non devono voltare le spalle: il PCL non lo farà.

Non si tratta di guardare con sufficienza e settarismo queste mobilitazioni, per quanto contraddittorie ed eterogenee possano essere, timorosi magari di difendere il proprio steccato organizzativo, confondendone la direzione con la reale composizione. Né tantomeno di affidarsi spontaneamente alla dinamica di un movimento che finalmente, dopo l’assenza negli ultimi anni di reali movimenti di massa nel nostro paese, potrebbe risvegliare coscienza, attivismo e combattività di un largo strato di gioventù, in Italia e nel mondo.

Se è vero che il capitalismo è un sistema economico fallito che distrugge l’ambiente, la consapevolezza della lotta per un altro “sistema”, indicando chiaramente “quale” sistema, non è qualcosa che spontaneamente il movimento può acquisire.

Intervenire nelle mobilitazioni con una politica di indipendenza di classe, spiegare il legame criminale tra capitalismo e distruzione ambientale, mostrare con pazienza la necessità del collegamento delle lotte per la difesa ambientale alla ripresa delle lotte del movimento operaio, conquistare quanti più giovani possibile alla consapevolezza che bisogna battersi per l’opposizione a tutti i governi del capitale, per la messa in campo di un’opposizione di massa e di classe, per la prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici: questo è il compito dei marxisti rivoluzionari, nel movimento ambientalista e in tutti i movimenti progressisti.

Perché solo un governo che rompa con le “compatibilità” del capitalismo e riorganizzi la società su basi socialiste potrà mettere in campo soluzioni serie e non estemporanee alla crisi ambientale. Solo il socialismo può opporsi alla barbarie.
Partito Comunista dei Lavoratori - commissione studenti

Il capitalismo distrugge l'ambiente: distruggiamo il capitalismo!

Le politiche del governo Salvini-Di Maio si configurano in continuità con le politiche di distruzione ambientale dei governi precedenti. Il M5S ha tradito i sostenitori No TAP e viviamo in questi giorni una possibile capitolazione sul TAV. Di Maio ha sbandierato ai quattro venti come un successo, con la complicità della maggior parte delle burocrazie del sindacato, l’accordo dell’Ilva, un accordo contro il lavoro e l’ambiente. Nel Decreto di Genova si inserisce l’ennesimo condono edilizio e si consente lo scarico nei campi di fanghi contenenti idrocarburi ed altre sostanze tossiche come la diossina. Tutto ciò dimostra, ancora una volta, che chi si candida a governare il capitalismo si candida a governare la distruzione ambientale.

Il capitalismo in crisi non si fa scrupoli a speculare sui territori e la salute, contro gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari. Non si tratta di stabilire se sia più importante la salute, la difesa dell’ambiente o la difesa dei posti di lavoro, tutte questioni importanti e sempre ignorate da chi governa lo Stato e dai capitalisti. Bisogna dire chiaramente che occupazione e salvaguardia dell’ambiente devono essere coniugati tra loro.

Per questo il PCL si batte per la costruzione di un fronte unico di massa e di classe di opposizione al governo, che unifichi tutti i movimenti progressivi che si battono per la salvaguardia dell’ambiente e si intersechi con il mondo del lavoro: No Grandi Navi, No TAV, No TAP, Zero PFAS etc.

È necessario avanzare iniziative e proposte nella prospettiva di cambiare i rapporti di forza, attivare il protagonismo di massa, far crescere la consapevolezza collettiva, costruire gli strumenti dell’autorganizzazione dei lavoratori e delle masse popolari. Rifiutiamo le compatibilità stabilite dalla classe dominante, che vuole conservare lo stato di cose presenti e i profitti derivati dalla distruzione dell’ambiente e dallo sfruttamento nei luoghi di lavoro.

- Per un piano nazionale di riassetto idrogeologico del territorio

- Per l’abbattimento degli eco-mostri e riqualificazione delle aree degradate

- No alle grandi opere inutili, per un trasporto pubblico efficiente e gratuito

- Per la nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, di tutte le aziende che inquinano o licenziano 


Non può esistere una “coscienza della specie”, un’etica ecologica di validità universale capace di proporre modelli di vita sostenibili, condivisibile dall’operaio e dal capitalista, dal fabbricante di cannoni e dal contadino del Terzo Mondo. Non basta affidarsi ai progressi della conoscenza scientifica per salvare il pianeta dalla distruzione ambientale. È più che mai necessario un completo capovolgimento del modo di produzione. Ciò che oggi orienta la produzione è la ricerca ostinata del profitto, e non la soddisfazione dei bisogni umani, individuali e sociali. È quindi sui discrimini di classe che intersecano i problemi ambientali e sulle condizioni politiche della loro risoluzione che deve intervenire la nostra iniziativa programmatica. Chi decide? Chi paga? Chi controlla? Ecco le domande con cui fare i conti.

L’unico governo del cambiamento che realmente si interesserà delle questioni ambientali sarà un governo dei lavoratori, basato sulla loro forza e organizzazione, in Italia e nel mondo. Un governo che rompa con le compatibilità del capitalismo e costruisca una nuova società. L’unico governo in grado di mettere in primo piano le questioni della riconversione ecologica dell’industria, dell’agricoltura, dei trasporti; di strategie energetiche fondate sull’efficienza, l’uso appropriato delle risorse, lo sviluppo delle fonti rinnovabili; dell’insostenibilità del modo di vita contemporaneo, delle città sommerse dalle auto e dai veleni.
Il PCL si batte in ogni lotta per questa prospettiva: per una rivoluzione, contro il capitalismo, per una società eco-socialista. Unisciti a noi!
Partito Comunista dei Lavoratori

Un no di classe e anticapitalista al TAV

La questione TAV Torino-Lione è da molti anni - sostanzialmente dal 1992 - al centro di un'opposizione di massa di larga parte della popolazione della Val di Susa, ma anche di un confronto politico pubblico. L'avvento del governo SalviMaio e le contraddizioni interne che lo percorrono (anche) su questo tema ha in qualche modo nuovamente precipitato lo scontro. La manifestazione interclassista del 31 ottobre a Torino a favore del TAV promossa dalle organizzazioni confindustriali e delle libere professioni ha segnato sotto questo profilo un salto di qualità della contrapposizione in atto. Da qui la contromobilitazione prevista per l'8 dicembre a Torino, promossa da tutte le organizzazioni No TAV, e la sua valenza nazionale.
Il Partito Comunista dei Lavoratori è nettamente collocato sul fronte No TAV, a partire da una motivazione di classe e da un progetto alternativo di società.

Non siamo per principio contro le grandi opere, nel nome del “piccolo è bello”. Vi sono grandi opere obiettivamente necessarie anche nel campo dell'alta velocità, magari disertate o passate in secondo piano dai governi borghesi. Né vale il concetto dell'opposizione di principio alle grandi opere per il fatto che coinvolgono gli interessi di potentati economici. Nella società borghese tutto ciò che è costruito e prodotto ha un finalità di profitto, non per questo siamo contrari alla produzione di cappotti o di alimenti. Neppure può essere eretto a criterio assoluto la contrarietà a una grande opera da parte di settori popolari dei territori direttamente interessati, perché a certe condizioni un interesse generale può essere prioritario rispetto a interessi locali. La stessa storia generale delle ferrovie lo dimostra.
Da questo punto di vista, ogni cultura comunitaria che declini la dimensione territoriale del movimento come nuovo modello di soggettività antagonista alternativa alla dimensione generale di classe ci pare non solo sbagliata ma pericolosa.

UN'OPERA INUTILE SE NON PER CHI CI FA PROFITTO

La nostra opposizione netta e radicale al TAV muove da un'altra angolazione, da un'angolazione anticapitalista.

Il TAV Torino-Lione non risponde a una ragione sociale dei lavoratori. Ha un impatto ambientale devastante, perché scavato in una montagna piena di uranio e di amianto. Non è stata progettata per il trasporto viaggiatori, ma per il trasporto merci. Per di più, su un calcolo di volume di traffico merci molto superiore all'attuale: dagli anni '90 ad oggi il traffico merci tra Italia e Francia lungo l'attuale linea ferroviaria Frejus è crollata di due terzi, quella su linea stradale è calata del 27%, il traffico merci alpino totale (ferro più gomma) è calato del 36%. L'argomento per cui l'Alta Velocità Torino-Lione servirebbe a ridurre in misura significativa il trasporto merci su gomma è del tutto infondato. Da questo punto di vista il Tav si configura nel migliore dei casi come un'opera inutile, salvo naturalmente per gli interessi dei costruttori coinvolti e per la relativa catena degli appalti.

SI INVESTE NEL TAV MENTRE SI TAGLIANO I TRENI PENDOLARI

Questa opera inutile è spaventosamente costosa. Quasi 8 miliardi complessivamente, di cui un miliardo e mezzo già speso. Una enormità, messa a carico dei contribuenti lavoratori. Una enormità tanto più rilevante a fronte del taglio sistematico degli investimenti pubblici in opere sociali di pubblica utilità, anche in fatto di trasporto pubblico. Le Ferrovie dello Stato sono sempre più una grande holding capitalistica interessata ai processi di concentrazione/fusione con altri settori (prima ANAS, oggi pare Alitalia), e al procacciamento di lucrosi affari in giro per il mondo a caccia di profitti. Per finanziare tali operazioni, foraggiate da risorse pubbliche, le Ferrovie hanno tagliato regolarmente i treni pendolari regionali, e le lunghe tratte per passeggeri meno redditizie, incluse le tratte di collegamento con la Francia. Per non parlare dei tagli alla manutenzione ordinaria dei convogli, con conseguenze drammatiche sulla sicurezza stessa dei passeggeri. In questo quadro i miliardi di investimento nell'alta velocità Torino-Lione sono obiettivamente uno scandalo: risorse direttamente sottratte a un sistema ferroviario pubblico in disfacimento per soddisfare interessi privati.

IL TAV CONTRO LE VERE EMERGENZE TERRITORIALI E AMBIENTALI

Non solo. La destinazione di una cifra così imponente è tanto più inaccettabile a fronte dell'ordine più generale delle emergenze vere che interessano il territorio italiano. Riassetto idrogeologico, messa in sicurezza antisismica di edifici pubblici e privati, bonifiche ambientali a partire dall'amianto e dai rifiuti, riparazione di una rete idrica ridotta a colabrodo, sono tutti terreni urgenti di investimento pubblico che separatamente e nel loro insieme richiedono risorse imponenti, per diverse centinaia di miliardi; risorse strutturalmente negate da un sistema capitalistico che ha priorità opposte: pagare il debito pubblico alle banche (70-80 miliardi di soli interessi ogni anno), continuare a detassare i profitti, assistere con risorse pubbliche le aziende private. Per non parlare delle spese in armamenti o delle regalie a scuole privata, sanità privata, Vaticano. In questo quadro generale, i miliardi di risorse pubbliche a favore del TAV Torino-Lione sono obiettivamente un insulto. È comprensibile che le organizzazioni Confindustriali di Lombardia e Piemonte si mobilitino a favore dell'opera, non lo è che lo facciano i grandi sindacati dei lavoratori, se non per la stessa sudditanza al padronato che segna la loro politica più generale.

NO AL GOVERNO REAZIONARIO SALVIMAIO!

Lo scontro sul TAV ha assunto oggi una valenza politica che trascende la questione specifica.

Il TAV è diventata una croce per il governo reazionario SalviMaio, in particolare per il M5S. Il M5S di governo ha già capovolto le proprie promesse elettorali in relazione alla vicenda TAP, esponendosi ad una contestazione frontale delle popolazioni salentine e di settori significativi di propri attivisti. Una nuova capitolazione di M5S sul TAV potrebbe innescare un effetto valanga in termini di credibilità pubblica del partito, ben al di là della Val Susa. Al tempo stesso la Lega di Salvini, già in tensione col proprio blocco imprenditoriale del Nord, ha difficoltà a subire un vero blocco della TAV, e preme sul M5S per rimuovere ogni veto. Paralizzato dalle proprie contraddizioni, il governo ha sinora cercato di guadagnare tempo con la favola della verifica costi-benefici, cercando in realtà un punto di mediazione interna (eliminare alcuni lavori considerati superflui come la stazione di Susa e mantenere il tunnel di base). Nei fatti, come sul resto, cerca di camuffare la continuità col passato attraverso soluzioni cosmetiche e accorgimenti-truffa.
Respingere le mediazioni-truffa, battersi per bloccare il TAV, è anche una forma di opposizione politica a un governo reazionario, xenofobo, truffaldino e ai suoi progetti di stabilizzazione.

Con queste motivazioni il PCL parteciperà alla manifestazione dell' 8 dicembre a Torino contro la TAV. Non lo faremo certo in una logica di sostegno al M5S, o anche solo di pressione critica nei suoi confronti. Lo faremo in una logica di opposizione aperta al governo di M5S e Lega, contro ogni forma di illusione nel grillismo. Per questo il nostro striscione dirà: NO alla TAV, NO al decreto sicurezza, NO al governo SalviMaio.
Partito Comunista dei Lavoratori