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Casapound e l'aggressione di Genova


Per una mobiltiazione di massa e di classe contro il fascismo

Tra il 12 e il 13 gennaio trenta militanti di CasaPound aggrediscono dieci attivisti di Genova Antifascista e accoltellandone uno. 
È necessario rispondere con una mobilitazione per lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste, contro la Lega Nord e le giunte di Toti e Bucci, contro le politiche razziste, reazionarie e di aggressione sociale del Partito Democratico. 
Solo costruendo il più ampio fronte unico antifascista sulla base di un programma dalla parte di lavoratori, migranti e oppressi è possibile costruire l'alternativa ad un sistema che conduce a guerra, sfruttamento, barbarie e miseria.

I FATTI DI GENOVA E LA CRESCITA DEI NEOFASCISTI 

A Genova, nella notte tra il 12 e il 13 gennaio, una squadraccia di trenta militanti di CasaPound ha vigliaccamente aggredito una decina di compagni intenti ad affiggere manifesti nel quartiere in cui è stata inaugurata da poco la sede di CPI. In questa aggressione a colpi di cinghie, bottiglie e pugni, un compagno dell'Assemblea Antifascista è stato colpito con un coltello alla schiena, riportando fortunatamente una lesione non grave. Quel che rimane è l'indicibile azione squadrista alla ricerca del morto, e il tentativo dei fascisti di affermare la propria legittimità ad agire indisturbati e violentemente contro migranti, oppressi e discriminati, comunisti, sindacalisti, anarchici, antagonisti e, in generale, tutti gli antifascisti.

Proprio come scrivemmo il 3 gennaio 2018, nel nostro articolo “Elezioni e destre neofasciste: daremo battaglia anche nella tribuna elettorale” (1), «Le elezioni politiche si avvicinano, e queste organizzazioni neofasciste cominceranno – e in parte già hanno cominciato – a cercare atti eclatanti, provocazioni, nuove azioni squadriste per lanciare le proprie candidature, liste e organizzazioni. Una delle prime realtà ad annunciare la propria presenza elettorale sarà proprio CasaPound, con il proprio neosegretario e candidato premier Simone Di Stefano (...)».

In meno di dieci giorni, questa tragica e facile previsione si è avverata.
Non possiamo quindi che esprimere la nostra massima e incondizionata solidarietà ai compagni e alle compagne aggredite e al compagno accoltellato alle spalle dal branco di sgherri al servizio di padroni e guerrafondai. Proprio come rinnoviamo la nostra solidarietà a tutte le realtà politiche, sindacali e sociali che sono state vittime, negli ultimi anni, di aggressioni, minacce, intimidazioni, azioni squadriste e blitz, la cui escalation impedisce un elenco esaustivo senza riempire una pagina di nomi e realtà. Solo a Genova, città di questo gravissimo fatto, si sono susseguite le minacce al compagno di Rifondazione Comunista Giuseppe Pittaluga e agli studenti e alle studentesse del CSR e del Coordinamento dei Collettivi Studenteschi Antifascisti; i blitz ad alcune sedi dell'ANPI, dell'ARCI e della CGIL; l'aggressione alla nostra compagna militante e delegata sindacale CGIL-FILCAMS Cinzia Ronzitti, le intimidazioni alla giornalista di Genova24 Katia Bonchi etc.
Inutile dire e ricordare che i militanti di CasaPound sono stati autori dell'assassinio di Samb Modou e Diop Mor a Firenze, del tentato omicidio a Emilio Visigalli a Cremona, dell'aggressione dei giornalisti Rai Piervincenzi e Anselmi per il servizio sulle collusioni tra CPI e la camorra a Ostia, del pestaggio del segretario della FIOM di Forlì Gianni Cotugno.

In una fase di crisi economica e grande competizione globale tra borghesie e governi imperialisti, queste organizzazioni non solo prendono forza ma divengono espressione di potere e si inseriscono in una generale deriva reazionaria delle impalcature istituzionali e politiche del sistema capitalistico. Deriva in grado di esprimere, sotto forma di movimenti e organizzazioni neofasciste o anche solo opzioni populistiche e xenofobe, veri e propri governi seduti al tavolo dei grandi nell'Europa “democratica”, come nel caso dei governi della Polonia, dell'Ungheria, dell'Austria, o capaci di divenire la punta di diamante e il braccio armato dell'imperialismo europeo, come in Ucraina.
I fascisti e i populismi reazionari si mostrano ancora come uno strumento delle borghesie e delle forze politiche “democratiche” e liberali, da quest'ultimi coperti se non addirittura appoggiati e finanziati, contro il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici e contro il movimento rivoluzionario, sindacale e antagonista, e qualora questi fossero deboli, in termini preventivi contro la sola minaccia di una loro riorganizzazione e rinascita.

Così è possibile, ora, vedere governi di centrosinistra che applicano legislazioni, decreti e modifiche costituzionali reazionarie, razziste, autoritarie, corporativiste, antisindacali, repressive; governi di centrodestra ancora più spavaldi e spudoratamente collusi con le organizzazioni neofasciste e neonaziste, e, queste ultime, libere di agire indiscriminatamente e di godere di spazi di agibilità e copertura mediatica spropositati.


LE RESPONSABILITÀ POLITICHE E SOCIALI DEI GOVERNI DI CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA 

Così il caso genovese assume una valenza nazionale e internazionale per tutti i sinceri antifascisti e anticapitalisti, proprio in questa fase.
È lì infatti che si mettono in mostra le collusioni estremamente strette tra centrodestra e forze neofasciste. Prima dell'aggressione erano regolari le sponde politiche e le collaborazioni tra Lega Nord e Fratelli d'Italia e organizzazioni come CasaPound, Lealtà e Azione e Forza Nuova: l'assessore comunale Garassino, portavoce della campagna securitaria e antimigranti/antiprofughi della Lega Nord più volte promotore di iniziative comuni con CPI e LeA; il passaggio dell'ex consigliere regionale di Fratelli d'Italia già AN, Gianni Plinio a CasaPound, così come avvenuto per il consigliere municipale della Media Valbisagno della Lega Nord Felsidio Censi.
Dopo l'aggressione però la maschera cade definitivamente: sia Bucci, sindaco di Genova, che Toti, presidente della Regione Liguria, si lanciano sui giornali a sminuire e coprire l'accaduto riducendolo a semplice fatto di ordine pubblico, condannando le violenze di entrambe le parti e “contro gli estremismi di ogni colore”, cercando di paragonare la violenza di una protesta con la violenza di un atto di vigliaccheria e di un accoltellamento di un singolo militante, negando le responsabilità di CasaPound di fronte ad un'azione compiuta da militanti di quell'organizzazione partiti dalla loro sede, negando che si possa “attribuire a qualche forza politica la responsabilità delle azioni di persone violente”. Alla richiesta di negare gli spazi pubblici ai neofascisti, Bucci risponde prima con una contromozione di salsa autoritaria, che vieta gli spazi pubblici a chiunque sia contro la Costituzione, le leggi, gli statuti regionali e i regolamenti comunali: in pratica anche una protesta contro una legge potrebbe essere vietata, giocando al rialzo nel gioco del paragone tra aggressione fascista e protesta politica. Toti, invece, rimanda tutto alla magistratura e alla polizia, negando che il fatto possa avere una valenza politica e dichiarando esplicitamente legittima e indiscutibile l'esistenza di organizzazioni come CasaPound e la loro partecipazione anche alle elezioni politiche. In fondo, nel nome del “prima gli italiani” Lega Nord, forze della destra conservatrice e liberale e CasaPound si sono trovati spesso anche in piazza assieme.

Al tempo stesso, si mostrano ridicoli e patetici i tentativi del Partito Democratico di rifarsi una pulizia del viso ponendosi come “argine democratico” alla minaccia fascista. In primis arriva l'intervento di condanna del ministro Orlando, il coautore dei decreti Minniti-Orlando, vere e proprie leggi razziste contro i profughi e di aggressione alla povertà e ai migranti nel nome del decoro urbano; poi arriva una mozione in consiglio comunale contro la concessione di spazi pubblici a tutte le organizzazioni che non garantiscano il rispetto dei valori costituzionali e pratichino fascismo, razzismo, omofobia, transfobia e sessismo. Una bella operazione d'immagine che unisce il PD al PD-civico, la Lista Crivello, nella consapevolezza che la mozione non sarebbe mai passata e mai passerà, per permettere a tutte le parti in campo di uscirne vincenti, formalmente coerenti con l'immagine che vendono di loro, sulla pelle dei lavoratori, degli sfruttati e degli oppressi.
Lo stesso Partito Democratico, infatti, è stato ed è lo strumento della borghesia e dell'imperialismo italiano ed europeo contro lavoratori, disoccupati, migranti, poveri e oppressi. Dal Piano casa che colpisce il diritto all'abitare, al Testo Unico sulla Rappresentanza Sindacale che colpisce i diritti sindacali e di sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici; dal Jobs Act per la precarizzazione strutturale del lavoro alla cancellazione dell'art.18 per dare mano libera ai padroni; dal decreto Minniti-Orlando, già citato, agli accordi con Libia, Niger e Somalia per l'esternalizzazione e la disumanizzazione delle frontiere, in mano a mercenari e tagliagole, e alle missioni militari per depredare le risorse in tutto il mondo.
Risulta quindi evidentemente ipocrita e falso lo sgomento di certi personaggi verso le azioni compiute dal braccio armato che applica concretamente le disposizioni dei decreti e delle politiche dei propri governi.


LA NECESSITÀ DELLA MOBILITAZIONE DI CLASSE E DI MASSA E LA DISCESA IN CAMPO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 

Per queste motivazioni e per la valenza nazionale di questi tragici e gravissimi fatti, comunichiamo la piena adesione della nostra organizzazione a tutte le prossime iniziative promosse da Genova Antifascista, partendo dal già avvenuto presidio, trasformato in corteo, con volantinaggio e attacchinaggio per riprendersi l'agibilità nel quartiere dell'aggressione del 20 gennaio, passando per l'assemblea pubblica in Piazza De Ferrari del 31 gennaio fino al corteo del 3 febbraio.

I nostri compagni e le nostre compagne genovesi hanno seguito e contribuito alla costruzione di quel percorso di unità d'azione contro la minaccia fascista, si sono battuti e si battono all'interno di quella lotta per una mobilitazione di massa e di classe, per una piattaforma anticapitalista e rivoluzionaria dalla parte dei lavoratori, delle lavoratrici, delle oppresse e degli oppressi; nella consapevolezza che per fermare le organizzazioni fasciste è necessario abbattere il potere delle banche, dei padroni, del capitale e dei loro governi, e instaurare il governo dei lavoratori e delle lavoratrici nel quadro di una federazione europea di stati socialisti.

Per questo accogliamo positivamente la piattaforma antifascista espressa da quella assemblea, come frutto del confronto delle sue diverse anime interne, in grado di individuare i principali nodi politici, economici e sociali su cui si costruisce e si radica la propaganda fascista e razzista, in una prospettiva di rovesciamento della narrazione delle cause e delle condizioni di miseria e sfruttamento generalizzato e di unificazione dei vari affluenti della lotta di classe.
Riceviamo con dispiacere la decisione della Camera del lavoro di Genova di ritirare la propria adesione formale alla piattaforma, così come quella dell'ANPI di non voler aderire al percorso di Genova Antifascista. È giunta l'ora che anche le dirigenze di queste organizzazioni assumano la consapevolezza che non esistono “governi amici”, che il Partito Democratico è il partito del padronato, della Confindustria, delle banche, delle guerre e delle politiche di sfruttamento, xenofobe e antiprofughi, e che non rappresenta alcun argine al fascismo, ma è anzi la causa della proliferazione di queste organizzazioni e ideologie.
Non basta appellarsi ad una Costituzione, che governi e padronato hanno dimostrato essere carta straccia al servizio della borghesia, nata più che dal coronamento della Resistenza antifascista, dal tradimento e dal furto della sua “rossa primavera” e della sua rivoluzione, garantendo la ricostruzione dello Stato borghese “democratico”, l'amnistia e la continuità per l'apparato burocratico fascista, da utilizzare da lì in poi contro la minaccia “comunista”.
L'unico strumento che hanno i proletari, gli oppressi e gli sfruttati in generale per fermare il fascismo non è la democrazia borghese ma la mobilitazione generale, di massa e di tutta la classe lavoratrice contro il capitalismo e lo sfruttamento in ogni sua forma.
Una mobilitazione che rivendichi nell'immediato la cacciata delle giunte di Toti e di Bucci, la messa al bando e il discioglimento di CasaPound e di tutte le organizzazioni neofasciste, la cancellazione di tutte le politiche di aggressione sociale, economica e politica portate avanti dai governi di centrodestra e centrosinistra e, ora, dal Partito Democratico di Renzi e Gentiloni. Tutti obiettivi ottenibili solo ed esclusivamente con la costruzione di un fronte unico di classe entro una mobilitazione di massa antifascista e anticapitalista, non certo con la delega a istituzioni borghesi colluse e colpevoli della crescita del fascismo e del razzismo e delle aggressioni sociali degli ultimi quarant'anni, siano esse governi, parlamenti, giunte, prefetture e questure, o aule dei tribunali.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, in questa fase di impegno nella campagna elettorale e nella raccolta firme, come in molte lotte e interventi politici, sindacali e sociali, è disponibile fin da subito all'immediata mobilitazione contro le organizzazioni neofasciste, razziste e xenofobe, per il più ampio fronte unico antifascista.



(1) https://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=5780
Partito Comunista dei Lavoratori


Solidarietà agli aggrediti dalla squadraccia di Casapound

 I fascisti alzano il tiro, ma noi sapremo rispondere. Combatteremo i servi della borghesia con la forza delle nostre idee e presidiando i nostri quartieri. Il fascismo si sconfigge costruendo una società libera da oppressioni, sfruttamento e povertà. Una società dove governano i lavoratori e non il capitale

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime massima solidarietà alle compagne ed ai compagni antifascisti che mentre affiggevano manifesti in Piazza Tommaseo sono stati oggetto di un raid punitivo da parte di una squadraccia di Casapound. Circa trenta persone armate di bastoni e coltelli che nel miglior stile fascista hanno attaccato un gruppetto di antifascisti con il chiaro scopo di intimidire e spaventare. Con questa incursione hanno gettato la maschera “buona” con cui si sforzavano di presentarsi: dietro agli aiuti agli italiani si nascondono solo prevaricazione e violenza perpetrata con metodi tipici del Ventennio.
Le richieste e le manifestazioni di chi si opponeva all'apertura di nuove sedi fasciste e alla loro legittimazione sono rimaste inascoltate; di fatto si è permesso a questi gruppi di agire indisturbati sul territorio e di organizzarsi, passando da aggressioni isolate come quella a Cinzia Ronzitti ad esibizioni pubbliche con sfoggio di retorica mussoliniana come a Casella, per arrivare a vere e proprie squadre organizzate.
Questi vigliacchi sappiano che gli antifascisti non si lasciano intimidire e non permetteranno ai fascisti di impadronirsi della città e del paese.

Il Partito Comunista del Lavoratori sarà sempre al fianco degli antifascisti e continuerà a denunciare e combattere anche i partiti che li hanno coperti, chi ha consentito che si presentassero alle elezioni mascherati in altre liste o autonomamente, chi ha attuato politiche che hanno massacrato la classe lavoratrice e le fasce più deboli.
Ma il fascismo non si combatte con gli appelli a istituzioni sorde, ma creando un ampio fronte di opposizione che si organizza e lotta sul piano politico contro l'avidità e la sopraffazione del capitalismo, dell'imperialismo e delle multinazionali; contro i governi che per mezzo di politiche reazionarie di sfruttamento e precarizzazione hanno creato le condizioni alla destra neofascista di riemergere.

Ribadiamo e rilanciamo la necessità di una partecipazione di massa al corteo del 3 febbraio, con concentramento alle ore 15 in Piazza De Ferrari, per rispondere con l'azione a queste aggressioni e a questa minaccia.
Perché il Jobs Act, la legge Fornero, il decreto Minniti-Orlando, le delocalizzazioni, le privatizzazioni, i tagli allo stato sociale hanno creato disoccupazione, precarietà, miseria, limitazione della libertà e creato l'humus su cui il fascismo prospera. È ora di dire basta, i responsabili di questo sfacelo non devono più governare. Governino i lavoratori.

Partito Comunista dei Lavoratori - sezione di Genova

Non stiamo con chi divide gli oppressi

Sulle dichiarazioni di Debora Serracchiani

Debora Serracchiani nelle sue dichiarazioni sulla vicenda dello stupro a Trieste riesce ad esprimere tutti i peggiori difetti della classe dirigente politicamente arretrata e reazionaria, che costituisce il quadro di direzione del PD renziano.

Diciamolo con chiarezza, uno stupro è uno stupro. È uno stupro.
Non ci sono gradazioni. È massimamente esecrabile lo stupro di gruppo? È per la o le donne che ne rimangono vittime peggio di quello che viene perpetrato in famiglia? Non possiamo fare una classifica, è vergognoso fare una classifica. Subire la violenza sessuale è drammatico per ogni donna in ogni condizione. Forse tutto questo è molto più indicato in un'aula di giudizio. Nelle considerazioni sociali e politiche dobbiamo leggere la realtà per quella che è. E venendo alle dichiarazioni successive di Serracchiani, a difesa della sua posizione, andiamo sempre peggio. Il profugo viene accolto sul nostro territorio e quindi entrerebbe in un meccanismo “fiduciario di carattere familiare”. Nell’esperienza delle donne, la famiglia, nel sistema vigente - cioè quello spietatamente capitalistico - è un luogo di costrizione e doveri, dove la fiducia copre sempre gli interessi della parte più forte, l’uomo. E che dire di quello che evidentemente pensa del rapporto con chi in questo paese arriva chiedendo rifugio e lavoro? Che dire delle responsabilità delle borghesie europee, i cui interessi predatori in Africa e in Medio Oriente continuano a sfruttare i territori e le popolazioni creando miseria e impedendo uno sviluppo autonomo, anzi colpevoli della distruzione dei governi progressisti che si erano sviluppati in particolare in Africa negli anni '60 e '70 del secolo scorso? La miseria, la ricerca di un miglioramento della vita spinge masse enormi ad abbandonare le loro case e affrontare la drammatica vita dell’emigrazione. mAggiungersi al carro della propaganda razzista, richiamare valori presunti universali, resta quello che è: una operazione demagogica a recupero di settori arretrati. Ci sembra anzi che questo che tutti e tutte hanno interpretato come una dichiarazione personale da cui alcuni esponenti del suo stesso partito hanno voluto distinguersi, sia in continuità con un programma evidente che va dal Fertility Day al Decreto Orlando-Minnisti. Se è la ricerca della difesa delle donne colpite dalla violenza, in particolare quella famigliare, questo partito, con questo governo, dovrebbe fare ben altro.

Come prima cosa non trasformare, alla ricerca di visibilità, l’esperienza traumatica vissuta da una giovane donna in un caso mediatico che la espone alla rivittimizzazione. E della vittimizzazione delle donne, delle lavoratrici e dei lavoratori, il PD se ne intende. Se da un lato, partito e governo fanno proclami di tutela delle donne, con l'altra mano tolgono diritti, servizi e possibilità di indipendenza alle donne stesse, con leggi vergognose quali il Jobs Act e l'eliminazione dell'articolo 18.

Delle due l'una: le donne si difendono sempre, oppure occorre smascherare queste espressioni di "solidarietà" femminile per quello che sono: demagogia populista.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione di genere

 

Rastrellamenti cittadini e razzismo istituzionale

Quando la caccia all'emarginato e all'immigrato divengono il leitmotiv trasversale

Dalla Lega Nord al Movimento 5 Stelle, dal PD a NCD, tutte le forze politiche intervengono e vogliono apporre al proprio petto istituzionale le medaglie della nuova gloriosa guerra al migrante, al clandestino, all'irregolare, al povero, al senzatetto.
Decoro, pulizia, ordine, legalità. Parole d'ordine sulla bocca di tutti. Parole d'ordine perfette per scatenare la guerra tra poveri, scatenando gli sfruttati italiani e comunitari contro i diseredati extracomunitari, clandestini e con loro tutti i senzatetto, barboni, clochard.

È così che il governo PD vara il decreto Minniti-Orlando, che va a rafforzare un regime separato per tutti i migranti, permettendo l'accesso al "gratta e perdi" dell'accoglienza solo a pochissimi fortunati; per gli altri esistono i "moderni" campi di concentramento ed espulsione, lo status di sgradito e non riconosciuto "clandestino", il limbo esistenziale dell'irregolare senza diritti. Tutti costretti ad un regime di sorveglianza totale, costante e capillare; a quotidiani trattamenti da criminale nelle strade, con reparti di squadroni della morte di polizia e carabinieri a caccia della minima occasione per appioppare una bella denuncia, un provvedimento di espulsione accompagnato da qualche scarica di botte; un biglietto di sola andata per un CIE, o un CPR; disprezzo e odio di massa in quanto capro espiatorio di ogni problema sociale.

Così, in questo clima da stato d'emergenza, in cui il migrante è il terrorista, il pericolo per la nostra società e il nostro benessere, la causa della nostra disgrazia economica e politica, tutto è consentito.
Nei quartieri popolari, nelle stazioni e nelle piazze vengono messe in moto pattuglie di forze dell'ordine in tenuta da controguerriglia urbana, pronti a frugare nelle tasche, e non solo, di qualsiasi migrante. L'obiettivo è riempire elenchi di destinati ai campi di internamento, comunque li si voglia chiamare.

Così il 2 maggio a Milano, contro questo nemico interno minaccioso e mendicante, alla stazione centrale centinaia di poderosi poliziotti e carabinieri, con tanto di elicotteri e cavalleria, hanno fatto una bella "pulizia" sociale ed etnica della zona, per difendere il diritto dei turisti a non vedere l'esistenza di povertà, miseria e abbandono nella città della moda. Non per nulla, eliminata la "spazzatura" umana, colpevole di essere vittima della disumanità di questo sistema, può passare l'AMSA, per eliminare i giacigli e tutti i pochi averi di chi è stato rastrellato.

Così il 3 maggio, i Vigili urbani della Roma targata Movimento 5 Stelle, in perfetto ossequio ai nuovi poteri affidati dall'assist del PD col Decreto Orlando sulla sicurezza urbana, danno vita ad un'essenziale e strategica retata contro i pericolosissimi ed indecorosi ambulanti (da cui poi, magari, comprano roba a buon prezzo quando non la "requisiscono") provocando la morte di un cinquantatreenne senegalese, Nian Mougette, colpevole di cercare di sopravvivere vendendo qualche cianfrusaglia o qualche vestito contraffatto a turisti e romani. Per lui la morte in una fuga dai manganelli, dall'internamento, dall'espulsione. Per i manager che fanno fallire aziende e organizzano bancarotte, che licenziano migliaia di lavoratori, che fanno morire in incidenti mortali i dipendenti per risparmiare sui costi, che vivono sulla guerra e sulla distruzione di intere società, ci sono premi milionari, benefit stellari accompagnati da onore e gloria.

Così, il presidente della Commissione Ambientale del Comune di Roma, il pentastellato Diaco, di fronte all'inaccettabile immagine dei senzatetto che recuperano un pasto dalla Caritas presso il parco di Colle Oppio, sente un fremito securitario e in difesa del decoro. Come si può accettare che ci siano dei poveri senzatetto e che per di più si presentino in un luogo turistico a prendere quelle poche briciole che la gerarchia ecclesiastica concede per darsi una maschera umana? Questo problema deve essere risolto, e per combattere l'indecenza della povertà non ha trovato miglior soluzione di vietare i pasti serali della Caritas. Se non mangiano se ne vanno, o al massimo muoiono di fame, ma almeno non sporcano e non disturbano i selfie dei turisti.

Non è un caso che il farneticatore Salvini si sia con più forza lanciato ad inneggiare a ruspe, pulizie etniche, rastrellamenti, espulsioni, muri, olio di ricino.
Non è un caso che i Cinque Stelle cavalchino la vergognosa strumentalizzazione del procuratore Carmelo Zuccaro sulle ONG, con cui un pezzo di magistratura cerca di utilizzare i tribunali per far passare il paradigma politico dell'invasione e dell'errore di tentare di salvare le persone buttate in mare dagli scafisti e dai trafficanti, paventando collusioni tra ONG e scafisti (in alcuni casi sicuramente possibili), quando son gli stessi accordi governativi e istituzionali con i vari governi criminali locali che garantiscono a trafficanti, istituzioni, forze militari e di polizia locali enormi flussi di denaro per poter giocare con la vita di masse di disperati.

Solo una mobilitazione generale del mondo del lavoro contro banchieri, padroni, industriali, speculatori e guardie armate di questi poteri potrà mettere in campo una forza uguale e contraria a quella con cui i potenti e loro governi opprimono e reprimono gli sfruttati e gli emarginati. Una vertenza generale che unisca intorno a sé le ragioni di tutti gli sfruttati e di tutti gli emarginati, e che possa aprire la strada alla prospettiva fondamentale di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, l'unico governo che può farla finita finalmente con le leggi liberticide, col razzismo di Stato, con la xenofobia istituzionale.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI