Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta CO2. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CO2. Mostra tutti i post

La COP della distruzione e della farsa: il fallimento di Belém e il lascito delle ceneri

 


La COP30 di Belém non è stato un “punto di svolta” per l’azione climatica; è stato lo scenario di una resa vergognosa e un doloroso richiamo al fatto che la diplomazia climatica, dominata dagli interessi distruttivi del capitalismo, ha fallito una volta ancora.


La palese esclusione della «tabella di marcia» verso la fine dei combustibili fossili dal progetto finale è un atto di sabotaggio contro il futuro e uno schiaffo alle comunità vulnerabili.

Non possiamo accettare eufemismi: la COP30 è un fallimento. Gli scienziati impegnati a favore dell'umanità e gli attivisti hanno ragione a qualificare come «vergognoso» il risultato.

Nel momento più critico della crisi climatica, quando ogni tonnellata di CO2 conta, la conferenza ha dovuto soccombere alla pressione di più di ottanta paesi, gruppi di pressione del carbone, del petrolio e del gas.

Questa omissione non è un mero errore tecnico, è una prova irrefutabile che la cupidigia capitalista e la ricerca di benefici immediati continuano a dettare l’agenda mondiale, calpestando la vita, la scienza e la giustizia.

Il progetto finale, senza un impegno chiaro e soggetto a scadenze per la eliminazione progressiva dei combustibili fossili, è un documento innocuo che, nella pratica, è una licenza alla continuazione della distruzione planetaria.


IL GOVERNO BRASILIANO E LA SUA PERDITA DI CREDIBILITÀ

È impossibile parlare del fallimento della COP30 senza puntare il dito contro l’ipocrisia del governo brasiliano.

La sua credibilità sul tema è evaporata con la sua ambivalenza culminata con l’autorizzazione di prospezioni petrolifere nel Margine Equatoriale e alla foce del Rio delle Amazzoni.

Non si può predicare la conservazione globale mentre si apre la porta alla distruzione di biomasse essenziali come in Amazzonia.

Questa contraddizione priva il Brasile della posizione di paese leader sul tema ambientale, trasformando i suoi “discorsi infiorettati” in mere parole vuote.

La vera storia della COP30 non si trova nei saloni climatizzati di Belém, bensì nelle strade e nei villaggi. Il lascito di questa conferenza di facciata non sono le migliaia di milioni di reais sperperati, trasformati in cenere dal fallimento, né le rivendicazioni elettorali avanzate dai governi locali. Il vero lascito è l’esplosione di scontento e mobilitazione popolare.

La città di Belém, con le sue precarie infrastrutture e il suo inesistente risanamento di base, è stato il crudele specchio della crisi sociale che accompagna la crisi climatica.

Ciò che ha realmente convertito la COP30 nella “COP della verità” sono state le mobilitazioni storiche dei Munduruku, dei Tupinambà, degli Arupios e dei movimenti dei professori e dei lavoratori sanitari.

Sono scesi in strada in difesa del territorio, della gratuità dei servizi pubblici e della qualità della vita. Hanno dimostrato che:

• Solamente mediante l’organizzazione, la mobilitazione e la protesta popolare si potrà frenare la cupidigia dei pochi e difendere realmente l’ambiente e il futuro dell'umanità.
• La lotta continua in basso, dove si deciderà il futuro, e non ai tavoli negoziali cooptati dal capitale del fossile.

La lotta continuerà con maggiore intensità contro la privatizzazione dei fiumi Tapajòs, Tocantins e Madeira, contro il Ferrogrão (linea ferroviaria prevista di 933 km fra Sinop, Mato Grosso, e Miritituba, Parà, ndt), per la delimitazione e protezione dei territori indigeni e quilombolas (comunità di schiavi fuggiti durante il dominio coloniale portoghese, ndt) per servizi pubblici gratuiti e di qualità.

La Lega Internazionale Socialista si impegna ad appoggiare e a partecipare attivamente a questo processo.

Douglas Diniz (Revolución Socialista, LIS Brasile)

Qatar, lo spettacolo può iniziare

 


Il calcio d'avvio in una pozza di sangue

20 Novembre 2022

Per capire cos'è il capitalismo basta guardare al mondiale di calcio che si apre in Qatar. Gli emiri qatarini hanno comprato nel 2010 l'assegnazione dei giochi a suon di mazzette. Il governo francese di Sarkozy ha sponsorizzato la richiesta in cambio dell'acquisto di armi francesi. Un vero "Qatargate" che ha coinvolto nella pubblica corruzione i massimi dirigenti del calcio mondiale.

Nel frattempo dal 2010 a oggi quasi settemila lavoratori immigrati sono morti in Qatar nei famigerati cantieri del mondiale. Operai indiani, pakistani, bengalesi, nepalesi, costretti a lavorare al sole per 12 ore di fila a 45 gradi, morti per lo più di infarto. Operai schiavizzati, privi di ogni diritto, impossibilitati a spostarsi dal luogo di lavoro, con cellulare e passaporto posti sotto sequestro dai loro padroni. Un campionario dell'orrore.

Non è tutto. Il regime del Qatar calpesta i diritti più elementari delle donne, considera pubblicamente “malati” gli/le omosessuali, disprezza la comunità LGBT. Immagini o gesti che possano evocare la libertà sessuale saranno banditi dal mondiale, assicurano le autorità. Del resto il Qatar è il tempio internazionale dei Fratelli Musulmani, il suo oscurantismo misogino è degno della tradizione. Quanto agli scrupoli ambientali, la promessa retorica degli “stadi verdi”, spesa in anni di propaganda ingannevole, si è risolta nell'esatto opposto: sette stadi dove la temperatura si mantiene a 20 gradi quando fuori ce ne sono il doppio. 3,6 milioni di tonnellate di CO2, un tasso d'inquinamento quasi doppio di quello prodotto in Russia nel campionato del 2018.

In compenso, il Qatar ha pubbliche virtù per il capitale. Produce e vende gas in grandi quantità e a prezzi contenuti. E soprattutto è un grande committente per la produzione bellica internazionale. Da dieci anni l'emiro sta allestendo la propria potenza militare, in particolare nella flotta. Fincantieri è in prima fila nella costruzione della marina militare del paese, non senza sgomitamenti con la concorrenza francese. Del resto, in tempi di guerra tutti gli imperialismi vecchi e nuovi si affacciano alla corte del Qatar, offrendo e chiedendo servizi.

L'imperialismo russo e quello cinese onorano l'emiro con naturale disinvoltura: non hanno bisogno di salvare l'apparenza. Gli imperialismi liberali d'Occidente non sanno invece dove nascondere la faccia. Mascherano la propria ipocrisia dietro i fuochi d'artificio dello spettacolo. Panem et circenses è in fondo una ricetta millenaria, al pari della schiavitù.

Partito Comunista dei Lavoratori

L’alluvione nelle Marche. Né eccezione né maltempo, ma cambiamenti climatici e mancata prevenzione

 


Se è piovuto in tre ore la quantità d’acqua di sei mesi, significa che siamo di fronte a un evento naturale di eccezionale forza. Un evento – per di più – tragico, nel quale a oggi i morti accertati sono 11, oltre cento i feriti, imprecisato il numero degli sfollati. Da Pianello di Ostra a Cantiano, da Senigallia a Sassoferrato. Dunque colpita la provincia di Ancona e Pesaro-Urbino, dal mare all’entroterra. Se è piovuto – ripetiamo – un quantitativo d’acqua tale per cui di solito ne occorrono sei mesi, si tratta sì di un evento di eccezionale forza ma che non è in sé un’eccezione. Questo è il punto fondamentale da capire, poiché trattasi di un evento estremo sì ma tipico nel contesto dei cambiamenti climatici.


L’aumentare dei fenomeni naturali estremi è infatti appurato con chiarezza. Per restare in Italia, i dati di Legambiente riportano che gli impatti più rilevanti dei fenomeni naturali estremi si sono verificati in 602 comuni italiani, 95 in più rispetto allo scorso anno. Dal 2010 al 2021, questo tipo di fenomeni sono stati 1.118 e 133 nell’ultimo anno, in aumento del 17,2% rispetto alla precedente rilevazione (1).

Nelle Marche si è trattato, nello specifico, di un temporale autorigenerante. Consiste in un temporale che si autoalimenta grazie al contributo dell'umidità rilasciata dal mare. Fattore aggiuntivo, poi, il clima caldo, in quanto aumenta la quantità di vapore in atmosfera e quindi la quantità di acqua che può diventare pioggia. Un ulteriore ruolo aggravante lo ha giocato anche il cosiddetto Atmosferic River, corrente calda e umida di vapore acqueo proveniente dalle zone sub-tropicali del Pianeta (2).

Si fa fatica a vedere i video e le immagini diffuse in queste ore: borghi storici alluvionati dalle piogge e dall’inondazione dei fiumi, la cui bellezza di solito ignorata dal turismo di massa, ora frutto della consueta e morbosa attenzione dei media. Per qualche giorno, certo: poi, rimane il ricordo in qualcuno, poi più nulla.
Il copione è già scritto; basti guardare all’alluvione che colpì già Senigallia nel 2014, causando anche lì vittime e danni per 180 milioni di euro. Il processo per il reato di inondazione colposa è iniziato solo pochi mesi fa, lo scorso 9 giugno; mentre due mesi prima, in aprile, la Regione ha firmato la consegna del cantiere dei lavori per le vasche di espansione, pensato al fine di dare spazio al fiume Misa in caso di piena. I lavori, però, finiranno solo nel 2024. Intanto però, il Misa è esondato di nuovo.

Visto che questi eventi estremi sono qui per restare, va invertita la rotta: è necessario investire nella prevenzione, molto meno cara della spesa post-emergenziale. Purtroppo si fa al contrario, mancando nei fatti una presa di consapevolezza all’altezza della situazione e delle sfide climatiche che stiamo affrontando qui e ora.
Dobbiamo, in definitiva, avere chiaro che non è colpa del “maltempo”, né della sfortuna. Fintanto che lo si considera maltempo, si nega implicitamente la natura stessa di ciò che sta accadendo, scollegandolo dal contesto dei cambiamenti climatici. A ridosso delle elezioni, questa tragedia reca con sé un conto salato da saldare: che questo sistema economico non è in grado di saldare.

Siamo indietrissimo con le opere di prevenzione e di messa in sicurezza; ancora peggio procede il contrasto al riscaldamento globale, causa ultima degli eventi climatici estremi. Secondo il “Rapporto dissesto idrogeologico in Italia pericolosità e indicatori di rischio” (3) presentato a marzo 2021, è aumentata nello scorso anno la superficie nazionale potenzialmente soggetta a frane e alluvioni: l'incremento sfiora rispettivamente il 4% e il 19% rispetto al 2017. Inoltre, il 94% dei comuni italiani è a rischio dissesto, con oltre 8 milioni di persone che abitano nelle aree ad alta pericolosità.

L’alluvione occorsa nelle Marche non è un caso isolato, ma è frutto anche di mancata prevenzione. Noi crediamo che l’attuale sistema economico non abbia in sé la capacità di ragionare secondo ottiche lungimiranti. Servono adeguati e cospicui finanziamenti per la messa al riparo dal dissesto idrogeologico, progetti di adattamento per inondazioni e frane. Serve, inoltre, che si affronti alla radice il problema della riduzione delle emissioni di CO2. Servono scelte nette e radicali, come radicali sono le sfide della contemporaneità.




(1) https://asvis.it/home/4-10836/in-italia-aumentano-i-fenomeni-meteorologici-estremi-e-i-comuni-colpiti

(2) https://www.focus.it/scienza/scienze/temporale-autorigenerante-bomba-fiume-atmosferico-v-shaped-alluvione-marche

(3) https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/dissesto-idrogeologico-in-italia-pericolosita-e-indicatori-di-rischio-edizione-2021

Partito Comunista dei Lavoratori - Marche

Dietro siccità e incendi il fallimento del capitale

Gli intellettuali borghesi accusano i marxisti con bonaria sufficienza di pregiudizio ideologico verso il capitalismo. In realtà manifestano, in forma capovolta, il proprio pregiudizio ideologico. Lo dimostrano i fatti più semplici.

L'Italia (ma non solo, vedi Portogallo e USA) è investita in queste settimane da una straordinaria siccità, un dilagare degli incendi, una gravissima carenza d'acqua. Sono fenomeni non casuali. Le stesse commissioni di studio dell'ONU prevedevano già nel 2007 che “...le emissioni di CO2 e di metano porteranno siccità frequenti e prolungate con rischi d'incendio... Il problema dell'acqua aumenterà nell'Europa centrale e meridionale, dove i flussi estivi potrebbero ridursi dell'80%”. Testuale. Dunque i fenomeni riflettono indirettamente la distorsione di un modello economico fondato sul primato delle energie fossili, a sua volta dettato dalle ragioni di profitto. Di cosa parliamo se non del capitalismo?

Il punto è che il capitale non solo è incapace di intervenire sui problemi a monte che esso stesso crea, ma aggrava i loro effetti anche a valle. Il caso italiano è emblematico. I soli interventi di emergenza per spegnere gli incendi si confrontano col taglio drastico degli investimenti nella protezione civile realizzato da tutte le leggi finanziarie dell'ultimo decennio (dalle finanziarie di Prodi a quelle di Renzi). Parallelamente le aziende dell'acqua sempre più concentrate e privatizzate, e con tariffe sempre più esose, preferiscono distribuire i lauti dividendi agli azionisti piuttosto che investire nella riparazione delle tubature. Il fatto che l'incuria delle tubature disperda il 40% dell'acqua (il 44% a Roma) non è un problema degli azionisti. Che semmai provvederanno a reclamare l'aumento delle bollette per i consumatori. Mentre Stato e comuni (azionisti complici delle SPA dell'acqua) piangono ogni giorno sull'assenza di risorse pubbliche per la rete idrica e la protezione civile, quando pagano complessivamente alle banche quasi cento miliardi l'anno di soli interessi sul debito, e poi destinano altri venti miliardi a favore del “risanamento” di quelle stesse banche.

Questa è la realtà del capitalismo. Un mondo capovolto. Un sistema irrazionale e parassitario, capace di ingrassare il portafoglio degli azionisti ma incapace di risolvere persino il problema dell'acqua e del fuoco. Le sinistre cosiddette realiste che pensano di “riformare” il capitale, e di renderlo umano ed ecologico, vendono truffe, che servono loro unicamente per prenotare assessorati o ministeri al fianco dei partiti borghesi.
L'unica soluzione realista è il rovesciamento del capitalismo e la riorganizzazione della società dalle sue fondamenta. Solo un governo dei lavoratori può espropriare le aziende SPA che sfruttano l'acqua per ragioni di profitto, investire risorse massicce nella riparazione della rete idrica e nel risanamento ambientale, fare del risanamento del territorio la leva di un grande piano di lavori pubblici, capace oltretutto di creare milioni di nuovi posti di lavoro per lavoratori italiani e immigrati. Dove si prendono i soldi? Abolendo il debito pubblico verso le banche e nazionalizzando le banche, senza indennizzo per i grandi azionisti e sotto il controllo dei lavoratori. Ciò che solo un governo dei lavoratori può fare.

Questa è l'unica soluzione possibile. Il resto è chiacchiera e inganno.
Partito Comunista dei Lavoratori