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Il disegno di legge sull’antisemitismo: un pezzo della costruzione autoritaria del regime italiano

 


Il 4 marzo il Senato ha approvato il disegno di legge contro l’antisemitismo. Ora si attende ola passaggio alla Camera. Ha avuto un consenso trasversale, infatti è stato votato dalla destra di governo e da parte del centrosinistra, con il voto favorevole di alcuni senatori e l’astensione della maggioranza dei senatori del PD

AVS e M5S hanno votato contro. Questo ddl vuole consolidare a livello giuridico la repressione del grande movimento per la libertà della Palestina che ha attraversato il nostro Paese nei mesi scorsi. Insieme al decreto sicurezza, che colpisce il diritto a manifestare e aumenta i poteri di polizia, esso costituisce un dispositivo articolato inteso a colpire i movimenti sociali, a cominciare dalle lotte dei lavoratori, i movimenti per i diritti civili e per la salvaguardia dell’ambiente, e i movimenti di solidarietà internazionale come quello per la libertà della Palestina.

Questo articolato complesso giuridico segna un salto di qualità nel carattere autoritario del regime italiano, funzionale agli interessi dell’imperialismo italiano, sia sul piano interno, prevenendo mobilitazioni di massa destabilizzanti, sia sul piano internazionale, tutelando le sue relazioni speciali, economiche e militari con lo Stato sionista ed in generale in tutto il Medio Oriente.

Lo scopo reale del ddl antisemitismo, che ufficialmente è quello di combattere la recrudescenza di questa forma di razzismo, in realtà è quella di equiparare antisemitismo e antisionismo e di perseguitare ogni critica ed ogni opposizione al governo e allo Stato di Israele.

Il testo aderisce completamente alla definizione di antisemitismo coniata all’organizzazione sionista dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Questa definizione, pur concedendo che si possano fare critiche “generiche” al governo di turno dello stato sionista, tende invece a stigmatizzare come antisemite la denuncia delle politiche dello Stato di Israele, e non solo di un suo congiunturale governo.

Cosi avviene che forme di boicottaggio economico dello stato di Israele, come quelle del movimento internazionale Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS), che si prefiggono di colpire Israele in quanto tale, vengano definite come azioni antisemite. La stessa sorte può perfino toccare al rapporto di Amnesty International. La stessa denuncia dell’apartheid di cui sono vittime i palestinesi e del genocidio di Gaza divengono espressioni antisemite.

Ora, se le definizioni dell’IHRA diventano legge, per cui esse debbano costituire la base della formazione al contrasto dell’antisemitismo di polizia, forze armate e magistratura, il punto di riferimento per il contrasto dell’antisemitismo sul web, nondimeno costituiscono la base giuridica per la repressione delle espressioni di denuncia della politica dello Stato sionista, e ancor più nella messa in discussione della sua stessa esistenza.

Bisogna sgombrare il campo dai dubbi. È certo che non verrà mai accusata di antisemitismo la teoria dei due stati per due popoli, ossia il diritto per i palestinesi ad avere uno staterello angusto e senza poteri, più simile ad un bantustan che ad uno Stato, e la cui esistenza peraltro non sarà mai consentita dallo Stato di Israele.

Questa è solo una scappatoia ipocrita per quelle forze politiche ed intellettuali che in realtà negano o addirittura si oppongono ad ogni sostegno serio della causa palestinese. Non è una possibile soluzione diplomatica ma una vera e propria parola d’ordine reazionaria.

La rivendicazione della liberazione della Palestina “dal fiume al mare” e del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese diventa ipso facto una espressione di antisemitismo che deve essere repressa dalle forze dell’ordine a termini di legge.

La libertà del popolo palestinese “dal fiume al mare” è stata la rivendicazione gridata nelle piazze piene di centinaia di migliaia di manifestanti tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Un movimento di solidarietà con la Palestina ed il popolo palestinese così imponente da scardinare le misure di polizia contenute nel decreto sicurezza. Ma soprattutto un movimento popolare, di studenti e lavoratori finalmente chiamati alla mobilitazione unitaria dalle proprie organizzazioni sindacali, così vasto da far tremare il governo italiano e mettere in seria discussione la sua complicità con i crimini dello Stato sionista.

La stessa possibilità futura di una nuova mobilitazione esplosiva deve essere preventivamente scongiurata, cominciando da subito a perseguitarne le possibili avanguardie, accusate di antisemitismo e per questo accusate di costituire una minaccia alla sicurezza nazionale, alla stregua delle organizzazioni terroristiche.

Di fatto, la sacrosanta lotta senza quartiere contro un’ideologia politica colonialista e razzista come quella sionista viene equiparata all’antisemitismo, e per questo repressa dall’apparato giudiziario e di polizia dello Stato italiano.

Quale che sia l’esito parlamentare del ddl antisemitismo, il Partito Comunista dei Lavoratori, che si riallaccia alle posizioni della Quarta Internazionale del 1948 (che, unica organizzazione politica, si oppose alla creazione di uno stato sionista e si pronunciò invece per l’unificazione della Palestina e di tutto il Medio Oriente), non si farà intimidire e continuerà a sostenere la necessità della distruzione rivoluzionaria dello stato sionista, l’eroica resistenza del popolo palestinese e di tutti i popoli attaccati dal sionismo, la liberazione della Palestina, per una Palestina libera democratica e socialista nell’ambito della federazione socialista di tutto il Medio oriente.

È ciò che i marxisti rivoluzionari devono sostenere se vogliono essere coerenti con le ragioni dei popoli oppressi e del proletariato internazionale.

Federico Bacchiocchi

No all'occupazione di Gaza! Fuori i sionisti dalla Palestina!

 


21 Agosto 2025

Alle proteste in Israele e alla disponibilità di Hamas a negoziare, Netanyahu ha risposto con un'escalation criminale che porterà all'occupazione totale di Gaza. L'offensiva genocida del sionismo richiede una risposta internazionale di forte mobilitazione, e una soluzione di fondo: una Palestina libera dal fiume al mare

PROTESTE IN ISRAELE

Il 17 agosto Israele è stato paralizzato da una mobilitazione che ha riunito tra le 200.000 e le 500.000 persone, che hanno invaso le strade di Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa, oltre a concentrarsi davanti alla residenza di Netanyahu. Gli slogan erano: “Cessate il fuoco subito, restituite gli ostaggi! Le vite prima della guerra!”. Le famiglie degli ostaggi, insieme a migliaia di lavoratori e giovani, sono state il motore di una giornata che ha approfondito le crepe interne al regime israeliano.

Hamas ha risposto con disponibilità a negoziare un cessate il fuoco. Netanyahu ha accusato i manifestanti di essere “traditori” e ha risposto con la repressione e gli arresti, come preludio a una nuova fuga in avanti con l'approvazione dell'occupazione totale di Gaza.


IL VARO DEL PIANO DI OCCUPAZIONE DI GAZA

Il 20 agosto 2025, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha approvato un piano militare su larga scala per conquistare Gaza City, autorizzando la mobilitazione di circa 60.000 riservisti e la proroga del servizio di altri 70.000 per un periodo aggiuntivo di 30-40 giorni.

L'operazione, nota come “Carri di Gedeone II”, prevede l'evacuazione forzata di quasi un milione di abitanti di Gaza, per lo più civili già sfollati in precedenza, e l'intensificazione dei bombardamenti in quartieri densamente popolati come Zeitoun e Jabalia. Le forze armate israeliane stanno già operando nei dintorni della città in quella che si preannuncia come un'offensiva terrestre graduale e devastante.


ANCORA PIÙ BARBARIE E COLONIALISMO

L'approvazione del piano israeliano per occupare Gaza segna una nuova fase di orrore per il popolo palestinese. La mobilitazione di decine di migliaia di riservisti non è solo una manovra militare: implica l'intensificazione del genocidio in corso, con ulteriori bombardamenti su quartieri densamente popolati, l'espulsione forzata di centinaia di migliaia di persone e l'aggravarsi della carestia e delle epidemie in condizioni di assedio totale. Questa offensiva mira a consolidare la colonizzazione e la pulizia etnica. È un piano di sterminio e conquista che non ha nulla da invidiare a quelli messi in atto dai nazisti.


LA COMPLICITÀ DEI GOVERNI BORGHESI

Le grandi potenze imperialiste, i governi borghesi di diversi paesi e gli organismi internazionali al servizio dell'imperialismo hanno espresso alcune critiche e hanno persino minacciato di prendere provvedimenti. Tuttavia, la portata della loro ipocrisia cresce di pari passo con i crimini di Israele, poiché mantengono intatte le relazioni diplomatiche e commerciali, oltre a continuare a inviare armi agli assassini sionisti. Anche i governi dei paesi imperialisti hanno le mani sporche di sangue per ogni palestinese che muore sotto i bombardamenti criminali e l'occupazione, o che deve fuggire dalla propria casa e dalla propria terra per salvarsi la vita.


FERMARE I CRIMINI SIONISTI

In tutto il mondo è necessario promuovere la più ampia unità d'azione nelle mobilitazioni. No all'occupazione di Gaza! Cessate il fuoco! Fuori i sionisti dalla Palestina! Fine del blocco degli aiuti umanitari! Per la rottura delle relazioni dei governi con Israele! Boicottaggio degli interessi colonialisti di Israele e dell'imperialismo nordamericano!

Non c'è via d'uscita dalla situazione attuale senza sconfiggere lo Stato di Israele e tornare ai confini precedenti al 1948, anno in cui è iniziato il martirio del popolo palestinese. È falso che ci possa essere una qualche soluzione nel riprendere la fallimentare e ingannevole politica dei “due stati” o nell'accettare gli Accordi di Abramo firmati nel 2020 per normalizzare le relazioni tra Israele, i governi borghesi e le monarchie arabe.

La soluzione non è nemmeno un regime teocratico e improntato al settarismo religioso come quello proposto da Hamas. La sconfitta dello Stato di Israele deve portare alla creazione di una Palestina unica, laica, democratica e socialista, libera dal fiume al mare, con il diritto al ritorno di tutti i palestinesi espulsi e aperta a decidere come convivere con la minoranza israeliana.

Questa prospettiva può concretizzarsi solo nel quadro della rivoluzione socialista in Medio Oriente e di una Federazione delle repubbliche socialiste arabe.

Rubén Tzanoff