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L'autunno caldo negli USA

 


L'ascesa delle lotte salariali nel cuore del capitalismo mondiale

«Un'ondata di scioperi agita l'autunno degli Stati Uniti» titola il quotidiano di Confindustria (14 settembre). È una preoccupazione fondata.

Per la prima volta i ferrovieri americani minacciano uno sciopero generale continuativo per forti aumenti salariali. Biden è costretto ad attivare un piano d'emergenza antisciopero per garantire il traffico di uomini e merci. I tre ministeri di Trasporti, Energia, Agricoltura sono mobilitati contro lo sciopero. Il governo ha denunciato lo sciopero come «un esito inaccettabile» offrendo un aumento salariale del 24% in cinque anni. Ma le unions hanno respinto l'offerta a fronte dei profitti record delle compagnie. Il braccio di ferro è appena iniziato. Uno sciopero dei ferrovieri costerebbe al governo due miliardi di dollari al giorno.

Il punto è che non si tratta solo dei ferrovieri. Dopo gli anni della pandemia si leva tra i salariati americani una reazione liberatoria. Migliaia di infermieri in Minnesota stanno picchettando i centri sanitari con tre giorni di sciopero continuativo. La vittoria sindacale riportata in Pennsylvania in tredici case di riposo ha contagiato il settore della sanità. Le rivendicazioni sono aumenti salariali, nuove assunzioni, rifiuto di turni di lavoro massacranti. Parallelamente scioperano gli insegnanti, da Seattle all'Ohio, per aumenti di paga, ritardando di cinque giorni l'inizio dell'anno scolastico per cinquantamila studenti. Protestano gli operai dell'auto nel Midwest, mentre in Indiana lo sciopero in un impianto Stellantis ha costretto gli azionisti a fare concessioni salariali.

Cresce ovunque la domanda di sindacato. Le unions americane hanno conosciuto una crisi profonda negli ultimi decenni, con un netto calo delle iscrizioni. Il tasso di iscrizione è basso: il 6% nel settore privato e il 10% nel settore pubblico. Ma ora sembra prodursi un'inversione di segno. Da gennaio sono aumentate del 58% le richieste del National Labor Relations Board alle autorità federali di tenere e certificare elezioni per l'ingresso di sindacati in azienda. I sondaggi Gallup parlano di un consenso del 71% per il sindacato, record dal 1965. Le agitazioni sindacali si sono moltiplicate in tutto il paese, anche in settori meno tradizionali: in Amazon, Apple, nelle caffetterie Starbucks.

La ripresa capitalista ha favorito le lotte, rafforzando il peso negoziale degli scioperanti. Le disuguaglianze sociali accresciute diventano ragione di scandalo e suscitano reazioni. Biden è in difficoltà sul nuovo fronte. Si era presentato come amico dei sindacati, a differenza di Trump, ma ora i lavoratori battono cassa e le burocrazie sindacali debbono assecondarli in parte per preservarne il controllo.

Mentre le sinistre italiane oscillano tra sovranismi nazionali e cittadinanze progressiste, noi abbiamo la nostra patria fra i salariati americani, britannici, francesi che stanno alzando la testa. E assumiamo le loro lotte come esempio per i proletari italiani. Il bisogno di un'Internazionale anticapitalista non è mai stata tanto attuale quanto oggi.

Partito Comunista dei Lavoratori

Francia: i ferrovieri votano la continuità dello sciopero

Dopo 18 giorni di sciopero a oltranza contro "la legge Fornero di Macron", i ferrovieri francesi non mollano.

Il governo cerca di montare l'opinione pubblica contro lo sciopero usando il ricatto del Natale e combinandola con qualche piccola concessione. La burocrazia del secondo sindacato dei ferrovieri francesi (UNSA Ferroviaire) usa queste concessioni come pretesto per sfilarsi dal fronte dello sciopero e dichiarare la “tregua natalizia”. La moderata CFDT, che solo il 14 dicembre era scesa in sciopero contro l'aumento dell'età pensionabile da 62 a 64 anni, si è affrettata ad “apprezzare il nuovo gesto di dialogo che viene dal governo”, lanciando un messaggio implicito di smobilitazione. Infine, il fronte intersindacale (CGT, FO, Solidaires, FSU, UNEF...) che dirige lo sciopero e rivendica, a differenza della CFDT, il ritiro del progetto di legge governativo, annuncia una giornata di manifestazioni... per il 9 gennaio. Un annuncio che formalmente non smobilita, ma suona ambiguo sulla continuità dello sciopero nel momento più delicato e difficile per la sua tenuta.

Di fronte a questa congiunzione di fattori, il 21 dicembre la stampa borghese di Parigi si è affrettata a dare la buona novella natalizia dello sfarinamento dell'agitazione. “Il governo riesce a rompere il fronte dello sciopero” annunciava il (pur prudente) Le Monde in prima pagina.
Ma i conti non si fanno senza l'oste. Le assemblee dei lavoratori in sciopero hanno respinto le ingiunzioni del governo e i segnali di smobilitazione delle burocrazie. Di primo mattino alla Gare de Lyon, all'assemblea generale della stazione di Saint-Lazare, alla Gare de l'Est e alla Gare d'Austerlitz, il pronunciamento operaio è uno solo: lo sciopero continua sino al ritiro del progetto di legge. La larghissima maggioranza delle assemblee in tutta la Francia segue a ruota. I delegati di base dei CGT e Solidaires sono la punta trainante del pronunciamento. Ma la stessa CFDT-ferrovieri è costretta a dichiarare la continuità del blocco, e persino il 50% delle sezioni dell'UNSA si ribellano ai propri dirigenti nazionali: “Non capisco la strategia del gruppo dirigente del mio sindacato... Non si spezza una lotta nel momento decisivo” dichiara in assemblea un delegato UNSA della Gare Paris Est. Il risultato è che la Francia resta bloccata. Anche a Natale, nonostante il Natale.


Seguiremo come sempre, giorno per giorno, la dinamica dello sciopero francese. Certo, pesa sulla prospettiva l'ipoteca della burocrazia sindacale. Sia di quella che sogna un accordo separato col governo in cambio di una onorevole foglia di fico (CFDT), sia di quella sicuramente più combattiva che vuole sopravvivere al macronismo costringendo il governo a riconoscere la sua forza di burocrazia (CGT). Ma i fatti dimostrano che la burocrazia non ha ad oggi il pieno controllo delle assemblee, dove una nuova generazione di delegati operai si è fatta le ossa nelle lotte di questi anni (come nella lotta contro la legge El Khomri), ha accumulato una esperienza preziosa, non ha alcuna voglia di arrendersi. Anzi, ha voglia di vincere. Gli insegnanti hanno aderito in massa allo sciopero al fianco dei ferrovieri, e nonostante le scuole siano in vacanza natalizia, manifestano la continuità della propria lotta partecipando spesso ai picchetti degli cheminots e alle loro assemblee, mentre continua lo sciopero a oltranza della metropolitana, e la mobilitazione radicale degli infermieri, che in realtà aveva anticipato quella dei ferrovieri. Si estenderà la lotta al settore privato, innanzitutto alle fabbriche? Questo è l'interrogativo sospeso che può decidere della piega degli avvenimenti. È ciò che terrorizza la borghesia francese. Ma anche la burocrazia sindacale.

Ai lavoratori francesi, e ai militanti marxisti rivoluzionari, impegnati in prima fila per la generalizzazione della lotta, va tutto il nostro sostegno internazionalista.
Partito Comunista dei Lavoratori

VOLENTIERI DIFFONDIAMO:CORRISPONDENZA DA PARIGI

Volentieri diffondiamo il report informativo reperibile sul sito
http://www.sindacatosgb.it/it/internazionale
a cura della compagna Marta Positò

Un report informativo sulla mobilitazione sindacale in Francia , fatto da una nostra compagna sul luogo, Marta.
Siamo vicino ai lavoratori francesi e ci auguriamo che lo sciopero si generalizzi sempre più, fino alla vittoria


Sciopero generale 5 dicembre in Francia : on lache rien, on continue!
Il 5 dicembre in Francia, secondo la CGT, 1,5 milioni di persone hanno riempito le strade di varie città in occasione dello sciopero generale proclamato da tutte le sigle sindacali riunite in un fronte intersindacale(CGT, Solidaires, FO, FSU a cui si sono aggiunti anche la CFE-CGC e la CFDT), di cui 250,000 a Parigi.
L’opposizione alla riforma del sistema pensionistico annunciata dal governo Macron da qualche mese unito in un solo fronte un enorme quantità di settori, oltre ai ferrovieri (SNCF) e ai lavoratori dei trasporti (RATP) direttamente sotto attacco: gli insegnanti di ogni ordine e grado, i lavoratori della sanità, del sociale, i pompieri, i lavoratori dell’ elettricità (EDF) e del gas (IEG), raffinerie, gli studenti… Un fronte unico di lotta all’insegna dello sciopero ad oltranza, come emerso dalle assemblee nazionali dei lavoratori dell’SNCF e della RATP: la giornata del 5 non è stata che una tappa, è stata votata la continuazione dello sciopero il 6 e fino a lunedì 10, quando nuove manifestazioni si svolgeranno in più città, all’iniziativa della CGT,FO,Solidaires e FSU, secondo quando deciso dalle AG (assémblées générales) di settore nazionalmente.
La parola d’ordine di continuare fino al ritiro del progetto di legge di riforma delle pensioni, riporta all’ atmosfera dello sciopero generale di dicembre 1995 che costrinse il governo a ritirare la riforma e l’enorme partecipazione al 5 supera probabilmente quella della prima manifestazione contro la loi Travail del 2016. Quello che è certo è i numeri delle piazze del 5 dicembre superano di gran lunga quelli delle prime cinque manifestazioni della protesta contro la precedente riforma del sistema pensionistico e previdenziale del 2010.
La riforma delle pensioni è una delle punte di diamante del governo Macron. Dietro l’annuncio demagogico di un sistema pensionistico ‘’universale’’, con gli ‘’stessi diritti per tutti’’, si nasconde il vero obiettivo del governo: cercare di dividere il mondo del lavoro in generale, rafforzando il corporativismo, cercando di ostacolare le mobilitazioni e le iniziative di fronte unico. Dietro questa retorica, si nasconde anche la volontà di assestare un duro colpo ad alcuni delle categorie più combattive, ovvero i ferrovieri della SNCF resisi protagonisti dello sciopero storico nel 2018 e i lavoratori dei trasporti, che già il 13 settembre avevano lanciato una giornata di sciopero molto seguita sempre contro la riforma in questione, considerabile un po’ come la piattaforma di lancio dello sciopero del 5 dicembre. Ne erano scaturite altre giornate di sciopero il 21 e il 24 settembre.
Infatti, i ferrovieri e i lavoratori dei trasporti beneficiano di due degli undici regimi pensionistici speciali (i lavoratori del minerario, notarile, culto, bancari Banque de France, ex dipendenti della Société d’exploitation industrielle des tabacs et des allumettes (Seita), operai degli stabilimenti industriali dello Stato (FSPOEIE) o i lavoratori del regime temporaneo dell’insegnamento privato (Retrep)…), senza contare i dipendenti pubblici, enti locali, ospedalieri, indipendenti o agricoli.
Dal 2010 infatti, l’età pensionistica è stata aumentata in generale da 60 anni a 62 anni, fatti salvi alcuni settori, per l’appunto per cui, dove l’età media di pensionamento è di 55,7 anni alla RATP, di 56,9 anni alla SNCF e di 57,7 anni all’ EDF e IEG, rispetto ai 61,3 nel pubblico e 63 anni del settore generale.
Quindi sia la destra (LREM) che il governo hanno cominciato una crociata contro questi lavoratori sostenendo che si tratti di privilegiati, che non solo andrebbero in pensione prima degli altri, ma avrebbero anche una pensione più elevata. In realtà tutto dipende dalle ritenute effettivamente versate e anche dal fatto che, data la natura usurante delle condizioni di questi settori, i lavoratori vanno in pensione prima e senza aver maturato il massimo dei contributi, cosa che in che in media, comporta uno scarto di circa 900 euro in media rispetto ai pensionati sotto il sistema generale ( 2160 euro rispetto a 1260 euro in media, secondo i dati ministeriali del 2019). Senza dimenticare che si parla di categorie che fanno notturno, week-end, turni molto lunghi e in ambienti non necessariamente salubri.
A questo proposito recentemente, da ultimo il 21 ottobre 2019, i lavoratori della SNCF hanno esercitato il diritto di recesso, ovvero la cessazione delle mansioni in presenza di un contesto lavorativo non sicuro, di un pericolo ‘’grave e imminente’’, per tre giorni, a seguito di un incidente, ovvero la collisione di un regionale veloce TER sulla linea Reims-Charleville con un convoglio merci eccezionale che era restato bloccato di traverso su un passaggio a livello. L’incidente aveva provocato 11 feriti non gravi su 70 passeggeri. Il macchinista si era trovato ad occuparsi dei passeggeri e, allo stesso tempo, ad attivare un dispositivo a 1,5 km da dove si trovava per dare l’allerta agli altri treni.

Contro l’azione demagogica e di attacco del governo, contro l’intento di innescare divisioni corporativiste e mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, un fronte unico delle sigle sindacali ha lanciato l’appello al 5 dicembre.
Nel frattempo, precedentemente e nei prossimi giorni, ci sono state iniziative di costruzione e raggruppamento per rafforzare la risposta intercategoriale all’avanzata distruttiva del governo: la promozione di un’assemblea generale intercategoriale (AG interprofessionnelle Front de Lutte) ha cercato di riunire vari settori, soprattutto a Parigi e nel 92° dipartimento. Delegati, rappresentanti sindacali, lavoratori di vari settori, come i postini e le postine di Sud Poste 92, e studenti si sono riuniti in un quadro di rilancio e costruzione del 5 dicembre e oltre, al di là delle rispettive direzioni sindacali. Al fine di rafforzare i legami intercategoriali ed elaborare una piattaforma rivendicativa condivisa e solidale fra le varie categorie con la parola d’ordine dello sciopero generale ad oltranza. Dopo la manifestazione, l’ AG Interpro et des fronts de lutte ha visto la partecipazione di almeno 700 persone.
Dal 5 dicembre, i lavoratori della SNCF e della RATP (il 70%) sono determinati a continuare a scioperare: il ‘’giovedì nero’’ dei mezzi secondo i media, continua con la maggior parte dei treni annullati e su Parigi due linee di metro funzionanti su 14 (perché automatiche) e RER ferme o pressoché inesistenti, con intere stazioni chiuse, molti autobus sospesi. Senza contare anche cinque raffinerie, istituti scolastici e altri settori.
Il momento è cruciale: il 7 dicembre ci saranno almeno due manifestazioni a Parigi (una all’iniziativa della CGT contro la precarietà e una chiamata dai gilets gialli, che hanno sostenuto e partecipato allo sciopero del 5 dicembre).
La portata durissima della riforma, unita alle riforme peggiorative che toccano varie categorie, come la scuola, ha dato vita ad una manifestazione unitaria, enorme e molto importante. I prossimi giorni saranno decisivi nel coinvolgimento attivo delle varie categorie, degli studenti: nella messa in pratica di una dinamica collettiva di sciopero ad oltranza come proclamato dalle AG dei lavoratori SNCF, RATP, dal fronte sindacale unitario e dagli attori che portano avanti un’azione di fronte unico di lotta intercategoriale, come l’AG Interpro.

Monta l'ondata di protesta studentesca in Francia



Non au Plan étudiants!

#22M contro la Loi Vidal, la selezione all'entrata nell'università e la riforma dell'insegnamento superiore

Anche in Francia il governo Macron, nel procedere all'offensiva liberista in linea con il resto d'Europa (liberalizzazione del mercato del lavoro, distruzione dei servizi pubblici), si presta a sferrare l'ennesimo attacco: colpire l'università e la scuola pubblica.
Come in Italia da tempo gli studenti devono sottostare alle logiche selettive dovute al taglio di fondi e a scelte di politica economica atte a soddisfare il fabbisogno padronale, tramite l'introduzione del numero chiuso e test su scala nazionale i cui criteri non vantano certo una trasparenza perfetta, anche in Francia lo specchietto delle allodole del merito si impone prepotentemente nel sistema educativo, accentuandone la struttura già saldamente classista.
In questa fase dell'economia capitalista, non importa tanto la versatilità della forza-lavoro intellettuale e qualificata nel passare da un settore economico all'altro, quanto l'aumento della fetta di forza-lavoro precaria e marginale, da tenere sotto ricatto. L'intento del padronato nel gestire il sistema educativo non è più tanto il permettere alla classe operaia di qualificarsi in ragione dell'inserimento sul mercato di nuovi settori, quanto di escluderla in quanto l'esigenza del mercato attuale è appunto mutata.

È questo che anima anche la riforma dell'istruzione francese.
In precedenza gli studenti, una volta ottenuto il diploma di scuola superiore, dovevano passare per un programma nazionale on-line (APB, Admission post-bac Ammissione post-diploma) per fare domanda in una qualsiasi università.
A partire dal gennaio 2018 è stato presentata una proposta di legge ''per l'Orientamento e la Riuscita degli Studenti'', la Loi ORE (Loi Vidal, dal nome della Ministra del governo Macron). Per quanto riguarda i licei, il quadro per l'ammissione all'università cambia. Una nuova piattaforma on line nazionale sostituisce l'APB, ovvero il ParcourSup: infatti le facoltà finora non selettive, secondo questa legge potranno classificare i candidati in funzione dell'adeguamento tra il loro profilo e le competenze da queste fissate, alle quali gli studenti dovranno rispondere per esservi ammessi. Ovvero ciascuna università, ciascuna facoltà, fissa i prerequisiti necessari per gli studenti, già diplomati, per potersi iscrivere. Chiaramente queste ultime saranno libere di decidere a monte il numero di posti disponibili a seconda del ''tasso di riuscita e di inserimento professionale''. Di conseguenza, come in Italia la Buona Scuola ha inserito la novità del curriculum dello studente, in Francia introducono questa schedatura per metterla subito in pratica: impedire il libero accesso all'istruzione alle fasce deboli e asservire totalmente l'istruzione alle logiche del mercato.
Infatti l'esame dei dossier dei candidati servirà in primo luogo ad operare una selezione preferenziale nel caso in cui il numero delle candidature sia superiore a quello dei posti disponibili. Nella migliore delle ipotesi spostando arbitrariamente in altre università da lui non scelte il candidato, tramite metodo del sorteggio 'tirage au sort', oppure inserendo lo studente richiedente in graduatoria di attesa potenziata, ovvero inserendolo in un limbo con la promessa di essere, prima o poi, riorientato in qualche università. Fino ad ora, solo con il meccanismo del sorteggio e il reinserimento, le facoltà erano obbligate ad accogliere un numero fisso di studenti idonei e successivamente ricollocati, oltre che i neodiplomati, e già in questo modo si pone, all'inizio di ogni anno, il problema dei "sans facs", ovvero una quantità di studenti rimasti fuori dalle università, in attesa, e quindi vittime di una burocrazia ostacolante (nel luglio 2017 erano circa 90.000 senza risposta). Per questo normalmente le compagne e i compagni forniscono aiuto sindacale e organizzano vertenze per obbligare le singole università a iscrivere tutti coloro che lo richiedono.

Di conseguenza vediamo come si crea un vero e proprio mercato degli studenti che, se prima potevano scegliere con riserva, ora vedono il loro diritto di scelta cancellato dalla Loi Vidal, approvata una prima volta a febbraio 2018 e destinata ad essere finalmente varata presto dal Senato.
Un diritto di scelta cancellato sia a livello di libertà personale al momento dell'iscrizione sia successivamente, in quanto l'entrata all'università può anche essere sottoposta a specifiche correzioni e controllo del percorso di studi, come il cosiddetto ''recupero di livello'' (parcours de rémise à niveau).
Nella pratica, inoltre, tale legge sopprime una conquista importantissima per il mondo studentesco francese: il regime di assicurazione sociale studentesca (régime de sécurité sociale étudiante), un servizio gratuito fino ai 20 anni (per borsisti e non) e obbligatorio, quindi più conveniente rispetto ad un'assicurazione privata, con un costo irrisorio, comprensivo di rimborsi farmaci e prestazioni mediche di base (in caso di malattie, gravidanze etc.) e di una parte facoltativa relativa a spese ottiche, odontoiatriche, non rimborsabili. Si tratta dell'eliminazione di un servizio sociale fondamentale, strumentale rispetto alla possibilità di ciascuno di svolgere i propri studi con un peso economico in meno; accompagnata dall'inserimento di una soglia di contribuzione obbligatoria a partire da 90 euro, per gli studenti non borsisti.

Una doppia selezione, quindi, di cui la tappa successiva consiste nel diminuire o azzerare i finanziamenti alle facoltà che non presentano grandi sbocchi sul mercato attuale, ad esempio la 'Staps', ovvero la facoltà di Scienze e tecniche delle attività fisiche e sportive, notoriamente scelta da studenti provenienti dai licei delle periferie, le ZEP, già al centro di un attacco finalizzato a privarli di mezzi, economici e didattici, al fine di incentivare l'isolamento degli allievi e dei lavoratori (insegnanti e personale). Inoltre, sempre nella stessa ottica, fa parte del Plan Etudiants anche l'introduzione del numero chiuso e aumento delle tasse per quanto riguarda i master: una volta ottenuta la laurea triennale, per proseguire nella magistrale gli studenti dovranno sottoporsi a test, soddisfare altri prerequisiti al fine di entrare nella specialistica di scelta. Lo stesso meccanismo si riproduce all'uscita dalla scuola media superiore per iscriversi alla facoltà. Si istituzionalizza il mercato degli studenti (quelli privi di mezzi propri e quelli più benestanti), in balia delle scelte del padronato, attraverso l'istituzione di prerequisiti proibitivi a livello di rendimento (ribadendo la differenza tra scuola di serie A e scuole di serie B, ovvero i licei tecnici, professionali, di periferia...), oltre ad incrinare la forza dell'università pubblica come servizio pubblico essenziale, già a monte considerata diversamente rispetto al sistema delle 'écoles normales superieures' sedi di riproduzione della classe dirigente francese.


''J'AI MON BAC, JE CHOISIS MA FAC!''

''Ho il mio diploma, scelgo io la mia facoltà!'': questo è uno degli slogan al centro della mobilitazione che ha visto scendere in piazza migliaia fra studenti universitari, liceali, genitori e lavoratori della scuola, dal 1 febbraio 2018. Una grande prima giornata di lotta in tutto il paese, che è stata seguita da altre giornate di mobilitazione, il 6 febbraio e il 15 marzo, insieme ai pensionati e a settori della sanità pubblica minacciati da privatizzazioni. Si tratta di un percorso di lotta che unisce differenti settori del mondo della scuola e delle università: ricercatori, docenti a contratto, personale tecnico, insegnanti, liceali, universitari. Uniti contro il peggioramento delle condizioni di studio e lavoro.
In Francia si costruisce la mobilitazione di settore a partire da coordinamenti interfacoltà, lavoratori-studenti, universitari-liceali. A partire per esempio da una serie di azioni a livello locale: da Nantes a Rennes, Toulouse, Bordeaux, Parigi, Grenoble, Montpellier si sono viste assemblee generali, di cui alcune con la partecipazione di più di 1000 persone per volta, 2000 addirittura.
Alle assemblee seguono barricate, occupazioni delle rispettive facoltà, presìdi e blocchi dei Consigli delle Università per impedire l'elaborazione e l'approvazione dei requisiti di accesso e l'adesione al progetto di riforma del governo.
Importantissima, inoltre, la presa di posizione e l'autorganizzazione degli studenti medi, che hanno aderito alle giornate di mobilitazione lanciate, partecipando ai cortei e picchettando le rispettive scuole.

L'intento di lanciare e gestire la protesta in maniera coordinata e collettiva, nonostante il livello di complessità naturale che ciò comporta, è necessario per favorire la presa di coscienza di tutti i settori coinvolti e che più difficilmente riescono a mobilitarsi. Non a caso nel mese di febbraio la vertenza è stata appoggiata anche dai sindacati confederali dell'insegnamento.
Il coordinamento è inoltre necessario per attivare anche meccanismi di difesa collettiva contro la repressione governativa, che non ha tardato ad abbattersi sugli studenti, come si è verificato all'università di Bordeaux, dove l'occupazione temporanea degli studenti è stata sgomberata dalla polizia, e da quel momento l'entrata al campus viene effettuata previo controllo di vigilantes e polizia, con introduzione di divieti relativi ad assemblee e abbigliamento (ad esempio il divieto di indossare cuffiette).
Infatti in generale, soprattutto in occasione di riunioni dei Consigli di facoltà e di amministrazione delle università, si registra una presenza all'interno degli spazi universitari sempre più spesso della polizia, anche celere, che viene chiamata appositamente per impedire picchetti e presìdi contigui, in funzione dissuasiva e repressiva di attacco agli studenti.

Per molte ragioni questa mobilitazione studentesca in Francia è importante, prima fra tutte poiché essa è in grado di creare un contesto di presa di coscienza accelerata fra la popolazione studentesca e non solo, ovvero anche fra tutti i settori in lotta (in primis i ferrovieri sotto minaccia di privatizzazione e liberalizzazione totale della SNCF). In secondo luogo poiché la memoria del movimento contro la Loi Travail è recente, e in qualche modo la situazione attuale a livello di avanguardia di lotta e di mobilitazioni che avanzano (ad esempio con l'esperienza del Front Social) ne è in parte diretta conseguenza.
Gli studenti sono stati e possono quindi essere ancora il motore di impulso di una mobilitazione generale, di uno sciopero generale che viene reclamato e che costituisce l'obiettivo di molti militanti e lavoratori in lotta, visto l'attacco del governo Macron che coinvolge l'insieme del mondo del lavoro.
Finora sono stati gli studenti e il mondo della scuola a sollevarsi nazionalmente, e infatti le conferme di quanto appena affermato non hanno tardato ad arrivare: il 15 marzo c'è stata una mobilitazione nazionale contro l'aumento dell'età pensionistica e l'abbassamento delle pensioni, oltre che del personale delle case di riposo - che in Francia sono pubbliche, ma ora a rischio privatizzazione, contemporaneamente e insieme alla giornata di agitazione degli studenti contro la selezione.
È un segnale positivo, attraverso il quale i rivoluzionari non possono che giocare un ruolo di impulso, da coltivare con la solidarietà pratica e politica (come ad esempio rispetto alla mobilitazione contro la chiusura dello stabilimento Ford nei pressi di Bordeaux - stabilimento in cui lavora Philippe Poutou - e contro la repressione poliziesca e politica dei militanti sindacali e dei movimenti sociali...). Il lancio di una giornata di mobilitazione nazionale dei settori pubblico-privato prevista per oggi, 22 marzo 2018, è direttamente finalizzata allo sciopero generale, proprio quando in molti settori si è già votato lo sciopero ad oltranza. Tutto ciò al fianco dei ferrovieri che da mesi proclamano lo stato di agitazione contro una riforma di privatizzazione e liberalizzazione dei contratti di lavoro e contro i licenziamenti... in breve, sempre nell'ottica governativa di distruzione dei servizi pubblici.

Marta Positò