Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta 29 gennaio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 29 gennaio. Mostra tutti i post

VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: Sosteniamo la giornata di mobilitazione del 29 gennaio

 


Appello a sostegno dello sciopero di venerdì 29 gennaio, sottoscritto da diversi militanti dell'area sindacale Riconquistiamo Tutto - opposizione in CGIL

Il percorso unitario partito il 27 settembre 2020 a Bologna con la prima Assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattive, a cui è seguita una seconda assemblea il 29 novembre e l’ultima del 16 gennaio, ha avuto il merito di dare l’avvio nel nostro paese alla costruzione di una proposta al tempo stesso conflittuale e unitaria, con l’intento di evitare logiche di autosufficienza e autocentratura che molto spesso hanno portato a proclamazioni di scioperi rituali da parte delle diverse organizzazioni del sindacalismo conflittuale in campo.

Un’esigenza sentita e ribadita dalle centinaia di lavoratrici e lavoratori, tra cui molti immigrati, provenienti dalle più svariate realtà sindacali e autorganizzate e da diversi settori di lavoro, come il metalmeccanico, la logistica, la sanità e l’istruzione, che stanno contribuendo alla sua costruzione.

La piena riuscita di queste assemblee denota la necessità e la giustezza di questo percorso.

L’appuntamento dello sciopero del 29 gennaio deciso dall’Assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattive si pone non come traguardo, ma come prima tappa significativa per rilanciare l’iniziativa di classe in Italia, e per ricercare la convergenza delle lotte contro governo e padronato.

Consapevoli delle tante difficoltà che ci sono, riteniamo che l’appuntamento dello sciopero del 29 gennaio e nel suo complesso il percorso di lotta segnato, debba essere il più possibile ampio e partecipato dalle lavoratrici e dai lavoratori e dalle organizzazioni e settori sindacali conflittuali di base e di classe.

Lo impone la grande crisi del movimento operaio dovuta al suo arretramento generale, in cui i momenti di ricomposizione su fronti e percorsi di lotta sono una vitale necessità di fronte alla quale nessun soggetto di classe in campo dovrebbe tirarsi indietro.

Oggi, di fronte all’aggravarsi di una crisi che si scaricherà sulla classe lavoratrice e alla necessità del risveglio del conflitto sociale che porti a una mobilitazione davvero generale e di massa nei luoghi di lavoro, bisogna lavorare per far emergere l’elemento soggettivo della classe.

Anche a partire da quei lavoratori e da quelle lavoratrici che si sono avvicinati al percorso dell’assemblea si può provare a indicare in modo adeguato la strada al resto della classe, in netto contrasto con le pratiche divisive e passive che hanno caratterizzato ampi settori del sindacalismo di base e al posizionamento di Landini e del gruppo dirigente Cgil che prevedono un sindacato istituzionale e collaborazionista.

Noi compagni e compagne militanti dell’area di opposizione in CGIL “Riconquistiamo tutto”, proprio per le considerazioni fatte, facciamo appello a tutti e tutte le militanti di RT e al suo gruppo dirigente affinché tutta l’area di opposizione sostenga e contribuisca, nel limite del possibile, alla riuscita dello sciopero nazionale del 29 gennaio. Auspicando allo stesso tempo che tutta RT sia impegnata in questo necessario percorso unitario.




Achille Zasso, Collegio di garanzia nazionale CGIL
Alberto Signifredi, SPI Parma
Alessia Isernia FLC CGIL Milano
Andrea Bartoli, CD FILCTEM Firenze
Andrea Camilli, CD FILCTEM Pisa
Andrea Domenici, FLC Pisa
Angelo Urgo FP Milano
Cristina Premoli, FP Milano
Diego Ardissono, CD NIDIL Padova
Diego D’Agostino, CD FIOM FCA Cassino
Domenico De Paola, AG GCIL Cosenza
Donatella Ascoli, AG CGIL Veneto, CD FILCAMS Veneto, Musei Civici Veneziani
Elder Rambaldi, AG FP Veneto, Vigili del fuoco Venezia
Elena Felicetti, FLC Pavia
Emilio Damico, CD CGIL Cosenza
Enrico Chiavacci, CD FISAC Toscana
Ercole Mastrocinque, NIDIL Torino
Fabrizio Giavina, FP Biella
Fabrizio Tognetti, FP Macerata Ospedale Civile di Macerata
Fausto Torri, AG CGIL La Spezia, CD FILCTEM La Spezia
Fidalba Zini, FLC Milano
Francesco De Simone, CD CGIL Calabria
Francesco Doro, FILCTEM Venezia
Francesco Monti, SLC Reggio Calabria
Franco Dreoni, SLC Firenze
Franco Grisolia, Commissione di verifica CGIL regionale Lombardia
Franco Panzarella, FLC, CD CGIL Prato
Gabriele Urban, FP Biella
Giovanni Ferraro, CD FP sanità privata, Napoli
Lorenzo Mortara, CD FIOM Vercelli
Luca Gagliano, NIDIL Padova
Luca Tremaliti, CD Nazionale FILT, Marina Mercantile
Luigi Sorge, CD FIOM FCA Cassino
Marco Di Pietrantonio, CD CGIL Pescara, RSU Provincia di Pescara
Massimo Mani, FLC Firenze
Mauro Goldoni, FILLEA Ancona
Natale Azzaretto, AG SPI Milano
Patrizia Pierattini, SPI Firenze
Renato Pomari, CD FIOM Milano, RSU IBM
Roberto Bonasegale, AG FIOM Ticino-Olona, rsu FIOM Bcs Abbiategrasso
Sergio Borsato, CD FLC Milano
Sergio Castiglione, CD FLC Caltanissetta
Stefano D’Intinosante, CD FIOM Treviso
Vincenzo Cimmino, AG Nazionale FLC
Vito Montrone, CD FILCTEM Bari



https://sindacatounaltracosa.org/2021/01/26/unappello-per-lo-sciopero-del-29-gennaio/

Volentieri pubblichiamo: Facciamo pagare la crisi ai padroni!

 


Tutti e tutte in piazza il 29 e 30 gennaio

Testo del Patto d’azione anticapitalista - per un fronte unico di classe a sostegno dello sciopero del 29 gennaio e della giornata di mobilitazione del 30 gennaio


La crisi sanitaria ancora pienamente in atto a livello mondiale sta accelerando e rendendo ancora più evidenti le contraddizioni strutturali dell’attuale modo di produzione.

Un’emergenza pandemica che non è casuale ma al contrario è strettamente legata al sistema capitalistico e alla sua espansione vorace e predatoria, che non risparmia alcun ecosistema.

Sono infatti in progressivo e costante aumento la deforestazione e la desertificazione, l’incremento irreversibile della temperatura terrestre che produce ciclicamente catastrofi naturali, l’agribusiness e l’allevamento intensivo, l’inquinamento e l’urbanizzazione esasperata, la rapina di territori e i conseguenti fenomeni di migrazione alla ricerca di una vita dignitosa.

Un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto, sul massiccio sfruttamento di vite e sul saccheggio di risorse su scala globale non poteva che provocare, tra i suoi rovinosi effetti sociali, anche questa crisi sanitaria mondiale.

Sebbene l’intero sistema produttivo e sociale sia stato travolto da questa crisi, governi e padroni si appellano alla retorica dell'unità nazionale: in realtà intendono scaricare i costi della crisi solo sulle classi subalterne per tutelare l'accumulazione di ricchezze dei capitalisti che non viene minimamente intaccata dalle misure governative, anzi il più delle volte continua a crescere.

Le politiche messe in atto dai governi nazionali, Conte in primis, segnano la subordinazione servile alle richieste e alle forti pressioni padronali che spingono per misure di tutela dei loro profitti e di socializzazione delle perdite sulle classi subalterne, le quali saranno costrette a pagare le inevitabili ristrutturazioni produttive. Le misure di emergenza sino ad ora messe in campo comporteranno l’aumento del debito (a partire dal Recovery Plan) e pertanto ulteriori stagioni di “sacrifici”, con tagli del welfare, sterilizzazione dei salari e sgretolamento di tutele e diritti acquisiti (tra cui anche il diritto di sciopero e di attività sindacale).

In questo quadro tendono ad inasprirsi il patriarcato e le discriminazioni di genere: l’atomizzazione e la segregazione generata dallo smart-working scaricano il peso del lavoro di cura e riproduttivo ancor più sulle spalle delle donne.

Lo stesso vale per la discriminazione degli e delle immigrate: il razzismo istituzionale che ricatta chi non è cittadino italiano, imponendo la subordinazione ad un documento e criminalizzando chi non ce l’ha, comporta un accesso differenziale alle cure, alla prevenzione e al welfare. La finta ‘sanatoria’ promossa dalla ministra Bellanova e il ritocco di facciata ai decreti Salvini sono la prova di quanto faccia comodo alla classe dominante mantenere gli immigrati in una condizione di subalternità legalizzata.

L’imminente termine della moratoria dei licenziamenti non potrà che aggravare la condizione di impoverimento già approfondita da anni di austerità: una moratoria peraltro più fittizia che reale, in quanto il mancato rinnovo dei contratti a termine, la chiusura totale di attività, i licenziamenti disciplinari fittizi, l’espulsione del lavoro sommerso e in nero, già ne hanno decretato la fine.

In definitiva, il padronato sta approfittando della crisi in atto per continuare la propria guerra di classe e regolare i conti con i lavoratori e i proletari: l’offensiva padronale sul versante dei salari, dei contratti e delle complessive condizioni di lavoro è ormai esplicita e palese a chiunque: l'annuncio di oltre 6000 licenziamenti in tutta Europa di lavoratori da parte di Fedex-TNT ne è la riprova.

La gestione dell’emergenza, anche in questa infinita seconda fase, segnala e conferma l’assoluta assenza di tutela della salute e della vita dei lavoratori e delle lavoratrici, subordinata anch’essa alle deroghe tese a tutelare gli interessi padronali e il profitto.

Questo, e non altri, è il principale motivo per cui l'Italia è il paese europeo col più alto numero di vittime per CoViD-19, alimentate ulteriormente da una gestione fallimentare dell'emergenza e da anni di tagli e di distruzione programmata del sistema sanitario nazionale: un sistema al collasso anche per il pressoché completo abbandono delle politiche di prevenzione e della medicina territoriale e del lavoro. L’inizio a dir poco zoppicante della campagna vaccinale ne è un’ulteriore dimostrazione.

Questo stato di cose richiama la necessità di porre con forza all’attenzione dei lavoratori e degli oppressi la necessità oggettiva del superamento del sistema di sfruttamento capitalistico, stante l’assoluta incompatibilità e contrapposizione degli interessi generali di classe con quelli della borghesia imperialista e dei suoi maggiordomi al governo.

Un’incompatibilità e una contrapposizione oggettiva e storicamente data che necessitano di una mobilitazione a livello di massa, di strumenti di lotta che diano realistiche e praticabili risposte alla materialità dei bisogni di classe immediati, per affrontare concretamente le difficoltà del proletariato soprattutto nell’attuale fase storica.

Ma ciò non è sufficiente: devono essere poste le basi per superare la mera difesa sul piano aziendale o di singola categoria per rispondere agli attacchi che subiscono tutti i proletari e per strutturare un fronte di azione e di lotta di massa, esteso, comprensivo dell’insieme dell’intera classe, superando i mille rivoli e le mille vertenze in cui è tutt’ora scomposta.

Un fronte di classe con un chiaro indirizzo anti-capitalista, che rilanci le parole d’ordine storiche e unificanti del movimento operaio, che sia capace di invertire una volta per tutte la tendenza al riflusso e alla passività, e che restituisca ai proletari quel protagonismo e quella fiducia nei propri mezzi che è il requisito fondamentale per resistere e per vincere.

In continuità con le mobilitazioni del 18 e 19 dicembre il Patto d'Azione anti-capitalista aderisce allo sciopero generale del 29 gennaio convocato dalla partecipata Assemblea dei Lavoratori e delle Lavoratrici Combattivi, ne condivide e ne fa proprie le parole d’ordine: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, cassaintegrazione al 100% del salario, salario medio garantito a disoccupati e precari, imposizione di una Million tax del 10% sul 10% per far pagare la crisi ai suoi artefici, rispetto e potenziamento dei protocolli sanitari per l’autodifesa della salute sui luoghi di lavoro, regolarizzazione senza condizioni degli immigrati sprovvisti di documenti, e lancia una giornata di mobilitazione nei territori, ove possibile, nella giornata di sabato 30 gennaio per riaffermare la necessità della costruzione di un fronte unico di classe il più ampio possibile.

Facciamo quindi appello a tutte le realtà sociali, sindacali e politiche che condividono questa necessità, e ai singoli proletari stanchi di subire quotidianamente le politiche di sfruttamento e marginalità, a partecipare in massa alle giornate del 29 e 30 gennaio e ai prossimi appuntamenti del Patto d'azione.

Patto d’azione anticapitalista - per un fronte unico di classe

Volentieri pubblichiamo: Avanti verso lo sciopero generale del 29 gennaio

 


Report della terza assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi

Quasi duecento lavoratori collegati su zoom: circa cinquanta interventi; oltre 7 ore di dibattito serrato: questi semplici numeri danno il senso della piena riuscita della terza assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, convocata in vista dello sciopero generale del prossimo 29 gennaio.

Pur con differenti toni e sfumature, l'assemblea è stata praticamente unanime nel giudicare l'appuntamento del 29 gennaio come una tappa importante per lo sviluppo e il rilancio del movimento di classe e del sindacalismo conflittuale nei mesi a venire.

Il sostegno convinto allo sciopero anche da quei lavoratori che il 29 novembre, pur sostenendone con forza la necessità ma preoccupati della sua riuscita avevano proposto di individuare una data diversa, è la prova tangibile che al di là delle diverse valutazioni tattiche, l'insieme dell'assemblea è concorde sulla necessità di lanciare, nonostante tutte le difficoltà, un primo, forte segnale a governo e padroni, con la consapevolezza della necessità che questo percorso di lotta sia quanto più possibile ampio e partecipato dalle lavoratrici e dai lavoratori, da organizzazioni e militanti sindacali, compresi coloro che, a nostro giudizio danneggiando il bisogno e la necessità di convergenza e di unità della classe lavoratrice, hanno scelto finora di non farne o di chiamarsi fuori.
Al contrario, l'assemblea di ieri ha mostrato come la chiarezza del confronto alla luce del sole, lungi dal depotenziare il percorso, lo ha nei fatti rafforzato.

Sabato scorso il dibattito si è arricchito grazie al contributo attivo e propositivo di numerose esperienze e realtà di lotta: dal coordinamento operaio FCA che proprio in queste ore è impegnato nella denuncia degli effetti nefasti della fusione con PSA e della nascita del colosso Stellantis ai compagni impegnati all'Ilva di Taranto nella denuncia degli effetti nefasti degli accordi tra Arcelor Mittal e sindacati complici, dal comitato per la difesa della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro di Sesto San Giovanni protagonista di ampie e partecipate manifestazioni contro l'uso capitalistico della pandemia ai lavoratori del pubblico impiego che in queste settimane stanno denunciando l'assurdo licenziamento di Mauro Gennari da parte dell'Inps, fino ad arrivare agli studenti medi, i quali hanno lanciato una mobilitazione nazionale per il 29 gennaio a sostegno dei lavoratori in sciopero.

Se è vero che i tempi non sono ancora maturi per una mobilitazione davvero generale e di massa sui luoghi di lavoro, è altrettanto vero che quelle migliaia di proletari che in questi mesi si sono avvicinati al percorso dell'assemblea hanno il dovere di indicare la strada al resto della classe, contrastando nella pratica quella tendenza alla stasi e alla passività che negli ultimi mesi domina il panorama dello stesso sindacalismo di base e combattivo.

L'ampia introduzione ha evidenziato come la crisi pandemica, nel rendere oramai permanente lo stato di emergenza sanitaria con annessi divieti e/o forti limitazioni agli spostamenti, impedisce di fatto lo svolgimento della manifestazione nazionale a Roma così com'era stata annunciata dalla seconda assemblea lo scorso 29 novembre.

Alla luce di quanto stato di cose, l'assemblea è stata concorde nel recepire la proposta della presidenza di concentrare tutte le forze sullo sciopero del 29, e di rinviare la manifestazione a Roma (Covid permettendo) al prossimo 17 aprile.

Se da un lato non è prevedibile quale sarà lo scenario e la curva pandemica ad aprile, alcune realtà (Sesto San Giovanni e disoccupati 7 novembre, ma anche SI Cobas e Slai Cobas per il sindacato di classe) hanno posto l'accento sull'urgenza di un appuntamento di piazza nazionale che individui nel governo la controparte effettiva delle nostre rivendicazioni. Lo slogan principale veicolato in questi mesi dalle realtà aderenti al percorso comune è stato: "se dobbiamo lavorare, possiamo anche scioperare"; ora si tratta di declinare quello slogan in una forma nuova: "se dobbiamo lavorare possiamo anche manifestare".

Sia l'introduzione che numerosi interventi (lavoratori della logistica, della scuola, dello spettacolo, metalmeccanici, telecomunicazioni, ecc.) si sono soffermati sulla crisi istituzionale e di governo esplosa nelle ultime ore, rispetto alla quale da un lato sono evidenti i tentativi e le manovre per imporre un ennesimo governo tecnico, dall'altro è altrettanto evidente il sostegno a Conte da parte di una fetta consistente della grande borghesia, verso a quale l'attuale esecutivo ha rappresentato un garante senza eguali della pace sociale durante la fase pandemica: a differenza di altre aggregazioni sociali e della quasi totalità del sindacalismo (confederale e non) l'assemblea ha ribadito la sua totale autonomia da ogni partito e schieramento dell’arco istituzionale borghese, e la ferma opposizione alle misure finora adottate dal governo Conte, sia in relazione al mancato contenimento della pandemia, sia riguardo alle politiche sul lavoro e sui salari, prone agli interessi di Confindustria e del grande padronato. In quest'ottica, lo sciopero del 29 gennaio rappresenterà un banco di prova fondamentale per rilanciare la lotta per strappare dei protocolli davvero vincolanti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, per porre con forza il tema delle tutele salariali e dei rinnovi dei CCNL scaduti, della riduzione d'orario a parità di salario al fine di arginare l'ondata di licenziamenti e rilanciare la rivendicazione di una patrimoniale del 10% sul 10% affinché la crisi sia pagata dai padroni.

Le lotte in corso nella logistica, foriere di accordi a livello aziendale sulla sicurezza e di una trattativa tuttora in corso con alcune associazioni datoriali per strappare migliori condizioni salariali, dimostrano che anche su questi temi è possibile agire e ottenere risultati concreti solo attraverso il protagonismo e la mobilitazione reale dei lavoratori.

In questi mesi, di pari passo con lo sviluppo delle iniziative nazionali, abbiamo assistito alla costituzione in alcune città (su tutte Roma) delle assemblee provinciali dei lavoratori combattivi, capaci di interfacciarsi a 360 gradi con le vertenze e le mobilitazioni locali: si tratta di un segnale positivo nella direzione di un reale radicamento del percorso sui territori e nei luoghi di lavoro, che va sostenuto e incoraggiato.

L'assemblea, nel rinnovare l'invito a concentrare tutte le sue forze per la riuscita dello sciopero del 29 gennaio, ha indicato un primo calendario di iniziative nazionali successive a quella data:

- 8 marzo, partecipazione alle mobilitazioni per la giornata di lotta internazionale della donna;

- 17 aprile: assemblea nazionale tematica sui temi della salute e della sicurezza dei lavoratori, coinvolgendo esperti in materia sanitaria e medicina del lavoro;

- 1 maggio, giornata di lotta internazionale dei lavoratori;

Sì è infine lanciata la proposta di dar vita, nella giornata del 2 maggio, ad un iniziativa tesa a costruire collegamenti su scala internazionale, coinvolgendo esperienze di lotta e sindacali di altri paesi.

Nelle settimane successive allo sciopero del 29 l'assemblea sarà riconvocata al fine di definire e organizzare in maniera dettagliata questo calendario di lotta per la primavera.

Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi

Sciopero del pubblico impiego. I padroni e il governo ci vogliono divisi

 


Oggi, 9 dicembre, giornata di sciopero nazionale. Rispondiamo ai padroni con la massima unità delle lavoratrici e dei lavoratori di tutti i settori pubblici e privati

9 Dicembre 2020

Le principali organizzazioni sindacali, CGIL, CISL e UIL, hanno proclamato per oggi, 9 dicembre, lo sciopero nazionale dei lavoratori della Pubblica Amministrazione. I mass media borghesi sono insorti contro la protesta di quelli che considerano dei privilegiati di fronte alle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno perso il lavoro, perché precari o stagionali o non coperti dagli ammortizzatori sociali, e alle altre centinaia di migliaia in cassa integrazione e con la minaccia del licenziamento una volta scaduto il blocco governativo. Da che pulpito viene la predica: proprio dai cantori per decenni della virtù dei tagli e del risparmio nel settore dei servizi pubblici, a cominciare dalla sanità.

Questi scribacchini e presunti manager hanno incessantemente tessuto le lodi del blocco del turnover con la conseguenza della riduzione drastica degli addetti ai servizi, solo parzialmente sopperita da un precariato impiegato sempre più massicciamente, e del dimagrimento nel tempo degli stipendi e dei salari. Questi tagli hanno aggravato la crisi colpendo la scuola e i trasporti fino alla loro drammatica disorganizzazione oggi sotto gli occhi di tutti, e hanno contribuito in maniera decisiva a provocare il disastro sanitario con le decine di migliaia di contagiati e di morti giornalieri. Tuttavia, proprio loro, con una incredibile faccia di bronzo rinfacciano ai lavoratori pubblici il diritto di vedersi rinnovato il contratto, garantite le misure di sicurezza sul lavoro, largamente e criminalmente spesso disattese proprio dal Governo, di vedersi riconosciuto almeno il recupero salariale dopo anni di discesa, e di vedere rimpolpati gli organici con la stabilizzazione dei precari e con massicce nuove assunzioni per non essere costretti a turni massacranti o a lavorare in condizioni di estrema disorganizzazione anche a scapito della qualità del servizio per l’utenza.

Non è naturalmente una predica innocente: corrisponde alla necessità del padronato, e del suo procuratore d’affari, il Governo, di scatenare la guerra tra i salariati per nascondere i loro crimini nella gestione della crisi sanitaria ed economica, le enormi regalie incassate sotto forma di massicce defiscalizzazioni, di autentiche truffe nell’attivazione abusiva della cassaintegrazione straordinaria in deroga, quando non stanziamenti diretti per la ripresa della speculazione capitalista.

Nel frattempo, alcuni colossi imprenditoriali realizzano utili faraonici proprio grazie alla pandemia (dall’e-commerce fino al settore farmaceutico) e le banche promettono di distribuire lauti dividendi (Banca Intesa).
Nella PA lavorano persone indispensabili alla erogazione normale e straordinaria dei servizi pubblici, senza i quali oggi il nostro paese non avrebbe neppure gli strumenti più elementari per affrontare la crisi che mette a repentaglio le condizioni di vita della grandissima maggioranza della popolazione.

Di fronte alla necessità di sguarnire gli uffici, le strade e i trasporti collettivi per fermare la crescita dei contagi, molte di queste persone hanno dovuto lavorare presso le proprie abitazioni, spesso in condizioni di scarsità di spazi per la contemporanea presenza di congiunti e figli in didattica a distanza, oltreché mettendo a disposizione della Amministrazione Pubblica i propri mezzi (connessioni dati e mezzi informatici). Nell'emergenza, con questa modalità di lavoro, hanno garantito ore e ore di lavoro suppletivo pur di sopperire alla disorganizzazione a loro lasciata da Governo e amministrazioni locali, e alle pressanti domande di una popolazione giustamente spaventata.

La maggioranza, oltre a far fronte alle esigenze del tutto legittime dell’utenza, deve vedersela con una dirigenza di stato spesso non all'altezza, confusa nell'opaco “mondo di mezzo”. Deve scontrarsi con forme clientelari nella conduzione degli uffici pubblici, con "premialità" del tutto discrezionali da parte dei dirigenti, sovente tanto vicini agli interessi privatistici nella conduzione della PA da incappare in forme conclamate di corruzione. Contro queste lavoratrici e questi lavoratori oggi si vuole sollevare l’indice della riprovazione sociale.

Le maggiori organizzazioni sindacali non li tutelano. Le direzioni burocratiche di CGIL, CISL e UIL sono da anni vicini alla dirigenza, con cui spesso collaborano, e pertanto lontani dal rappresentare le loro esigenze più elementari. Garantiscono la pace sociale ai manager pubblici, che fanno professione di efficienza mentre spesso coltivano il conflitto d’interesse. Oggi sostengono il Governo e propongono un patto al padronato, spingendosi per questo fino al punto di aver avallato un Protocollo truffa sulla sicurezza che non garantisce a sufficienza ai lavoratori, pubblici e privati, né i dispositivi sanitari (le mascherine) né la sanificazione degli ambienti di lavoro.

La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici è sacrosanta. Per questo il PCL ne sostiene ogni forma di mobilitazione, compresa quella odierna. Ma lo sciopero indetto oggi da CGIL, CISL e UIL è insufficiente, fin dalla sua preparazione, e nel coinvolgimento dell’opinione pubblica. Ciò che serve è altro: un vero sciopero generale che raccolga la mobilitazione degli altri settori in attesa del rinnovo contrattuale come i metalmeccanici, e le centinaia di vertenze contro la chiusura o ridimensionamento di fabbriche o interi distretti produttivi.

Non possono essere le attuali direzioni burocratiche delle maggiori organizzazioni sindacali, CGIL, CISL e UIL, legate al carro governativo e decise ad un accordo complessivo con il padronato nell’interesse della continuità dello sfruttamento capitalistico e di una PA al suo servizio, a lanciare una mobilitazione generale e unitaria del mondo del lavoro, l’unica in grado di contrastare i costi della crisi che i capitalisti e i loro servi vorrebbero far pagare ai salariati e alle classi popolari, e capace di aprire una fase sociale nuova nel nostro paese.

Per questo, ovunque collocati, le militanti e i militanti del Partito Comunista dei Lavoratori sono impegnati per una direzione alternativa delle mobilitazioni di lavoratrici e lavoratori, a partire da una direzione alternativa del sindacato più grande, la CGIL. Una direzione che si adoperi per la costruzione del più ampio fronte unitario della classe lavoratrice, che unisca le lotte e le rivendicazioni di tutti i settori del mondo del lavoro dipendente, pubblico e privato, stabile e precario, dell’industria, dei servizi, della PA, e di tutti i settori proletari in un’unica vertenza generale sorretta dalla più ampia mobilitazione unitaria, per uno sciopero generale prolungato e di massa.

Il PCL mira a questo obbiettivo, ed è impegnato con i propri militanti a costruire e sostenere i diversi percorsi di lotta, per la loro generalizzazione e unificazione, a partire dal percorso segnato dall'assemblea nazionale dei lavoratori e lavoratrici combattivi, che ha individuato per il 29 gennaio una giornata di sciopero generale, e per il giorno seguente una manifestazione nazionale di lotta.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione sindacale