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La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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Cospito e Benetton, il mondo capovolto della società borghese


 La società borghese, come diceva Marx, è un mondo capovolto che poggia sulla testa anziché sui piedi.


Il crollo del Ponte Morandi, dovuto al “risparmio” sulle manutenzioni, ha assassinato 46 persone. Eppure Benetton non solo non è in galera ma ha incassato 8 miliardi da Cassa Depositi e Prestiti, cioè dallo Stato, che ha generosamente acquistato le sue azioni. Alfredo Cospito non ha ammazzato nessuno, eppure, per volontà dello Stato, giace al 41 bis senza poter appendere al muro della cella la foto dei propri cari.

Rovesciare l'ordine esistente, rimettere il mondo sui propri piedi, è l'unico modo di fare giustizia.
Solo una rivoluzione può cambiare le cose.

Partito Comunista dei Lavoratori

Gli armatori non pagano tasse

 


Quando la legge promuove l'evasione fiscale dei capitalisti

21 Settembre 2022

La denuncia dell'evasione fiscale infiocchetta le campagne elettorali. L'attuale non fa eccezione. Tuttavia occorre intendersi quando si parte di evasione fiscale. Se si intende la grande evasione in senso proprio, quella che coinvolge gli oltre 100 miliardi l'anno, essa passa attraverso i normali canali dell'economia capitalista: imboscamento dei capitali grazie a banche compiacenti, sfruttamento del lavoro nero, intrecci con criminalità e malavita, in particolare nella giungla degli appalti e dei subappalti... Questa evasione è una branca dell'economia borghese di ogni tempo, particolarmente fiorente in epoche di crisi.

Ma esiste un'evasione fiscale a norma di legge, e anzi promossa dalla legge. È quella che domina il capitalismo italiano (e non solo) degli ultimi trent'anni. Mentre tutta la grande stampa parla di “insostenibile pressione fiscale” e tutti i partiti borghesi fanno a gara nel promettere la riduzione delle tasse, la tassazione dei redditi da capitale è in picchiata da venti anni, e quella sui redditi di lavoratori e pensionati è in salita.

Lavoratori e pensionati reggono sulle proprie spalle più dell'80% del carico fiscale complessivo. Il gettito dell'Irpef è in costante crescita dal 2008, sia in termini di prelievo nazionale che di addizionali regionali. In compenso le tasse sui profitti (Ires e Irap) hanno conosciuto una riduzione progressiva. I profitti delle grandi imprese (con oltre 500 dipendenti) passano dal 28,5% di imposta nel 2008 al 22,7% nel 2016. Quelle delle imprese medie (tra i 100 e i 500 dipendenti) passano dal 38% di tassazione del 2008 al 31,7 del 2016. In entrambi i casi il calo è proseguito negli anni successivi, in particolare con l'abbattimento dell'Irap.

Non solo. Le flat tax, promessa scandalosa della destra, sono un regime diffuso da decenni quando si parla di profitti e rendite. L'Ires, passata in un primo tempo dal 34% al 27,5% (nella legge finanziaria del 2007 di Romano Prodi e Paolo Ferrero), e successivamente portata al 24%, è una tassa piatta. L'aliquota è fissa indipendentemente dall'entità del profitto su cui applica. Così la tassa del 12,5% sugli interessi dei titoli di Stato, un'altra tassa piatta. Il prelievo è lo stesso sui BTP di un povero pensionato e sulla rendita finanziaria miliardaria di grandi banche. Non è un caso se tutti i redditi di capitale sono sottratti all'Irpef. Ed è significativa la complicità al riguardo di tutti i partiti borghesi, sia di quelli che vogliono un'estensione del privilegio fiscale dei ricchi a scapito del lavoro sia di quelli che a parole lo contestano ma difendono nei fatti il sistema vigente.

Ma c'è di più. I più grandi gruppi capitalisti che superano il fatturato di 10 miliardi hanno un regime fiscale separato. Negoziano direttamente con lo Stato le tasse da pagare. La cifra pattuita è forfettaria, e normalmente assai generosa. Il gruppo Campari e le grandi industrie alimentari del made in Italy sono al riguardo casi di scuola.

Poi ci sono settori capitalistici particolari che godono di vere e proprie esenzioni fiscali. È il caso degli armatori. L'Europa capitalista ha un ruolo guida in fatto di navi mercantili. Per garantirsi questo ruolo concede agli armatori l'ambito privilegio di non pagare le tasse. Si tratta della cosiddetta tonnage tax. La tassa è calcolata esclusivamente sul tonnellaggio netto delle navi, ed è tanto più bassa quanto più è alto il tonnellaggio. Per dare l'idea, la tonnage tax in Italia è di 0,0090 euro per tonnellata sino a mille tonnellate, si abbassa a 0,0020 euro a tonnellata sopra le 25000 tonnellate. Come si vede, cifre irrisorie, praticamente inesistenti, per di più inversamente proporzionali al volume della proprietà.

Questo regime fiscale scandaloso (difeso in Grecia dal governo Tsipras) diventa un furto sociale gigantesco nel contesto attuale.
Il 90% dei beni scambiati nel mondo viaggia su nave. L'accumulo di tonnellate di merci nei porti ha gonfiato i noli delle compagnie che non avevano stiva sufficiente per stare dietro alla domanda, passando da una media di 1200 dollari per trasporto di un container di fine 2019 ai 10,997 del settembre 2021. Le compagnie europee hanno realizzato 110 miliardi di utili netti su cui non hanno pagato alcuna tassa. Mentre i lavoratori e le lavoratrici non sanno come pagare bollette, mutui e alimenti.

La società borghese è un verminaio. Solo una rivoluzione può cambiare le cose.

Partito Comunista dei Lavoratori

Piena solidarietà a Mimmo Lucano

 


Il significato di una sentenza reazionaria

30 Settembre 2021

La condanna di Mimmo Lucano a 13 anni e due mesi è una sentenza giuridicamente abnorme e politicamente infame.

Raddoppia la richiesta del pubblico ministero. Configura l'accusa grottesca di “associazione a delinquere” per un'azione a tutela della dignità dei migranti. Assegna a Lucano una pena superiore a quella riservata a Luca Traini, che pochi anni fa a Macerata sparò sui migranti cercando il morto e ferendone sei.

Uno dei capi d'accusa è quello di aver speso illecitamente soldi pubblici. Curioso. I governi e le giunte (di ogni colore) che regalano montagne di soldi pubblici a industriali e banchieri, prendendole da sanità, pensioni, lavoro, sono oggetto di plauso. Chi ha tagliato 37 miliardi alla sanità pubblica per pagare il debito alle banche, moltiplicando le morti per Covid, governa l'Italia, per di più idolatrato. Padroni grandi e piccoli che quotidianamente causano la morte sul lavoro dei propri dipendenti, assunti in nero o con contratti usa e getta, godono di una diffusa impunità, assieme alla loro evasione fiscale e contributiva. Chi invece ha speso per la difesa di chi fugge da fame e morte viene colpito come criminale.

Nella sua enormità, la sentenza chiarisce in effetti qual è la legge della società borghese, e la natura reale dello Stato. La vera associazione a delinquere sta lì. La sentenza giudiziaria contro Lucano è in fondo una confessione. Una ragione in più per la più ampia mobilitazione contro questa sentenza, e per dare a Mimmo Lucano tutta la nostra solidarietà.

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà a Eddy e al SI Cobas

 


Esprimiamo la nostra piena solidarietà al compagno Eddy Sorge, membro dell'esecutivo nazionale del SI Cobas, indagato per associazione a delinquere dalla Procura di Napoli.

Non è la prima volta che questo capo d'accusa viene impugnato contro compagni e movimenti impegnati sul versante della lotta di classe, per l'unità e l'organizzazione degli sfruttati.
Tanto più in una fase di approfondimento del conflitto sociale, come nella logistica, e alla vigilia dello sblocco dei licenziamenti, la magistratura borghese affila le armi della repressione contro le forme di lotta più radicali e i loro dirigenti. Si vuole creare un clima di intimidazione che scoraggi la moltiplicazione delle lotte di resistenza e favorisca la rassegnazione.
Nel momento in cui vi sono padroni che impunemente organizzano i mazzieri contro i picchetti di sciopero (FedEx-Zampieri), che promuovono aggressioni squadriste contro presidi sindacali (Texprint), che spingono i crumiri persino ad uccidere sindacalisti in lotta, come Adil Belakhdim, pur di consegnare la merce per tempo, si accusa di associazione a delinquere chi lotta in prima fila per denunciare e contrastare tutto questo. In questo paradosso sta tutto il marcio della democrazia capitalista. L'unica associazione a delinquere è la società borghese e il suo Stato.

Giù le mani da Eddy! Piena difesa dei diritti di lotta degli sfruttati!

Partito Comunista dei Lavoratori

Pronto soccorso e soccorso pronto (alle banche)

 


I pronto soccorso crollano, perché decine di migliaia di persone non riescono a ottenere cure domiciliari e tamponi. Sono i tagli ai cosiddetti sprechi della sanità pubblica per ingrassare quella privata e pagare il debito pubblico alle banche. Nello stesso momento, le banche e le assicurazioni annunciano dividendi da favola. È vero che la BCE ha sospeso per il momento la loro distribuzione agli azionisti, per spingere le banche a rafforzare il patrimonio, ma sono utili comunque accantonati, che la BCE sbloccherà a breve e che a breve saranno intascati.


È quanto annuncia con orgoglio Milano Finanza, il settimanale dei giocatori di Borsa. «Dividendi al raddoppio» titola trionfante. Ed è proprio così. Le cedole dei titoli bancari del 2020, relative ai profitti dell'anno precedente, ammontano a 6,2 miliardi. I bilanci trimestrali dei primi 9 mesi del 2020 annunciano un'altra messe di utili. La sola Intesa San Paolo accantona 3,8 miliardi di utile, mentre Unicredit, secondo i calcoli di Goldman Sachs, accumula un surplus di liquidità di circa 10 miliardi. Dunque «per restare cauti, il settore finanziario ha a disposizione, se lo vorrà, ben oltre 10 miliardi di euro di utili da distribuire ai soci». Non male. E sono solo i dividendi delle banche. A questi vanno aggiunti i dividendi azionari dei capitalisti dell'industria, a partire da FCA (3 miliardi di premio solo per la fusione con la francese PSA), gli stessi che hanno incassato il taglio dell'IRAP a scapito del servizio sanitario, la copertura con risorse pubbliche dei crediti bancari, la cancellazione del contributo alla cassa Covid di cui beneficiano. E che rifiutano di rinnovare i contratti mentre annunciano una montagna di licenziamenti.

Così funziona la società borghese. Il soccorso pronto agli azionisti saccheggia il pronto soccorso per i malati. Un mondo capovolto che non si può riformare, si può solo rovesciare.

Partito Comunista dei Lavoratori

Medicina di guerra e società borghese

 


L'evocazione della “medicina di guerra” è tornata nel corso della prima ondata del Covid, quando la penuria delle terapie intensive a fronte della pressione dei malati gravi costrinse il personale sanitario in non poche occasioni a scegliere chi salvare e chi no. Non è accaduto solo in Italia. In Francia fu redatto un preciso codice di comportamento da parte delle associazioni professionali dei medici, con l'esplosione di una polemica pubblica. A Madrid una scrupolosa inchiesta giornalistica documentò una mole impressionante di “casi” sgradevoli nascosti sotto il tappeto dei dati ufficiali.


Con la seconda ondata della malattia che si è levata in Europa, la medicina di guerra ritorna. Per il momento non tanto sul versante delle terapie intensive, quanto su quello del respingimento di altre patologie.
La situazione italiana è emblematica. Al momento la pressione dei malati gravi, bisognosi di terapia intensiva, è ancora sotto controllo, in particolare nel Nord, anche se la progressione esponenziale del virus allunga un'ombra inquietante sul futuro.
Invece sale a ritmo vertiginoso il numero di possibili positivi da “tamponare”, costretti a file umilianti davanti ai drive in, e talvolta contagiati proprio durante l'attesa. Ma cresce fortemente anche il numero di malati Covid accertati che sono segnati da sintomi importanti, seppur ancora non gravi. Dovrebbe occuparsi di loro innanzitutto la medicina territoriale, ma è stata annientata da decenni di austerità. I medici di base arrancano. Le unità di assistenza domiciliare sono una goccia nel mare, a partire dalle metropoli. Dunque il malato si rivolge al pronto soccorso, quale unico luogo di assistenza. Ma proprio per questo i pronto soccorso straboccano, e i pazienti attendono per ore nelle autoambulanze in coda davanti agli ospedali (vedi Genova). Quando alla fine giunge il soccorso, arriva spesso anche la brutta notizia: mancano i posti letto per ricoveri Covid non gravi, che non possono mischiarsi ad altri malati. Perché mancano i reparti e gli spazi appositi. C'è allora una sola soluzione. Ridurre posti e reparti destinati alle patologie ordinarie, per adibirli ai malati Covid. Cioè respingere di fatto altri malati. È una selezione che si compie sotto la pressione dell'emergenza anche in ospedali prestigiosi, come il Niguarda a Milano, che ieri ha chiuso le chirurgie. A maggior ragione si diffonde in strutture minori e periferiche.
Nulla è dunque più pericoloso in tempo di Covid che prendersi una polmonite ordinaria, o una peritonite, o un infarto. Anche questa è medicina di guerra.

La medicina di guerra in tempo di pace è il fallimento della società borghese.
Che ha smantellato il servizio sanitario per pagare il debito alle banche.
Che ha chiuso duecento ospedali pubblici per ingrassare le cliniche private.
Che destina trenta miliardi l'anno agli armamenti ma è incapace di assumere medici e infermieri.
Che è organizzata per sfruttare il lavoro e non per proteggere la vita.

Partito Comunista dei Lavoratori