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Continuano le presentazioni di "Stalin e il PCI. Tra mito e realtà": il calendario di aprile

 


Se desideri avere informazioni o conoscerci, ricevere copie del libro, o se vuoi aiutarci a organizzare una presentazione nel tuo comune, scrivici una e-mail a info@pclavoratori.it o un messaggio sulla pagina Facebook nazionale del PCL

Le presentazioni del libro Stalin e il PCI. Tra mito e realtà (Marco Ferrando, Red Star Press editore) continuano in tutta Italia.

Gli appuntamenti del mese di aprile sono in Umbria, Toscana e Liguria: a Perugia, Spoleto (Perugia), Terni, Arezzo, Follonica (Grosseto), Pisa, Siena, Viareggio (Lucca), Massa, Capannori (Lucca), Firenze e Ceriale (Savona). Parteciperà l'autore, Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL.

Le informazioni sulle presentazioni sono nella pagina Appuntamenti di questo sito.

Partito Comunista dei Lavoratori

Lettera aperta a tutte le realtà della sinistra di classe in occasione dell’8 marzo

 


Car* compagne e compagn*,

la fase che stiamo attraversando, determinata dalla pandemia da Covid-19, che sta scaricando i suoi effetti in modo pesante e particolare sulle donne, segna la necessità del più ampio fronte nel campo delle oppressioni di genere.

Il nuovo governo presieduto da Draghi riprenderà il cammino tracciato dai governi precedenti, ma forte del suo presunto “tecnicismo” e puntando tutto sulla immagine del capo super partes alla guida di una squadra di unità nazionale della borghesia e dei suoi partiti. Quale figura più adatta per imporre decisioni che peseranno sulla classe lavoratrice e le masse e popolari?

Il Recovery Fund, 209 miliardi di cui 130 in prestito con tasso “agevolato”, pone già una ipoteca su pensioni, scuola e sanità. A questo si aggiungono le pressioni di Confindustria per lo sblocco dei licenziamenti, per dirottare parte cospicua di quei finanziamenti alle ristrutturazioni industriali e per tentare la mossa di una riforma del fisco chiedendo la cancellazione dell’IRAP e la revisione degli scaglioni IRPEF.

Come giovani e donne stiamo già ora affrontando duramente la crisi pandemica che ha aggravato la situazione di crisi economica preesistente e la fase che ci aspetta, per quanto difficile da prevedere con precisione, non promette nulla di buono. 

I soggetti più colpiti dal Covid da un punto di vista economico siamo proprio noi: su un calo occupazionale di circa 550.000 posti di lavoro il 60% riguarda le donne. A ciò si aggiunge l’aumento della disoccupazione e al contempo le richieste di lavoro part-time per sostenere il doppio lavoro che da sempre contraddistingue la nostra condizione di vita. Molte di noi oggi devono prendersi cura non solo dei figli a casa da scuola, ma anche dei genitori o dei nonni.

Si affianca a tutto questo l’attacco alla salute sessuale e riproduttiva, che vede in campo la minaccia congiunta di forze reazionarie e mondo cattolico. Le regioni Umbria, Marche e ora anche Abruzzo, sotto la guida delle destre, si sono schierate contro l’uso ambulatoriale della RU486, considerata, a torto e senza evidenze scientifiche, una procedura pericolosa, preferendo a questa l’utilizzo della IVG chirurgica (!), in un periodo peraltro delicato e nel quale andrebbe garantita la deospedalizzazione di alcune procedure per evitare il rischio del contagio da coronavirus.

Infine, uno sguardo dovuto a quanto accade tra le mura domestiche, nelle case di tanti paesi del mondo. Durante la pandemia sono aumentati gli episodi di violenza di genere e i femminicidi. Il confinamento ha acuito il fenomeno, pur non essendone la causa, poiché la ricerca di aiuto e l’isolamento non hanno potuto ricevere adeguati e pronti interventi. I percorsi di denuncia e fuoriuscita dalla violenza sono già di per sé molto difficili e dolorosi da affrontare, a maggior motivo in una situazione come questa.

Violenza che purtroppo si abbatte anche su donne immigrate che subiscono le peggiori nefandezze nei luoghi di lavoro, per non parlare della violenza disumana agita sulle donne e le trans all’interno della tratta.

Quando pensiamo a come poter reagire a tutto questo, guardiamo alle esperienze che ci danno la forza per lottare, ammiriamo il coraggio delle donne argentine che hanno ottenuto con la loro lotta una importante vittoria sulla legalizzazione dell’aborto, nonostante il diritto all’interruzione di gravidanza sia comunque rimasto ostacolato dall’obiezione di coscienza e la legge non corrisponda agli elementi e alle rivendicazioni progressive avanzate dalla Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito – la marea verde – e rischi di essere sottoposta a eventuali successive modifiche. Sappiamo bene che le conquiste non sono mai date per sempre (come dimostrano i riflussi reazionari che anche nel nostro paese minano l’applicazione delle Legge 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza) e che vanno mantenute con la forza e il presidio del conflitto. Le donne polacche non sono certo da meno, per quanto vivano in un contesto molto differente e siano riuscite a costruire tenacemente una lotta estesa contro il fronte antiabortista, cattolico e reazionario.

Ci sono nel mondo realtà di movimento, come in questi ultimi anni quello di Non Una di Meno, che sono state capaci di riportare migliaia di donne in piazza per denunciare il dilagare dei femminicidi, difendere l’autodeterminazione nella salute sessuale e riproduttiva, i propri diritti sociali e le proprie condizioni economiche, alla ricerca di una emancipazione necessaria per mettere la parola fine al patriarcato.

Di questo movimento, pur non potendone condividere da un punto di vista marxista, anticapitalista e rivoluzionario l’impostazione, che non indica la necessità di una rottura rivoluzionaria con questo sistema sociale, noi appoggiamo diverse importanti rivendicazioni di carattere progressivo. Soprattutto riteniamo che sia necessaria la convergenza delle lotte e la più ampia dimensione di massa delle mobilitazioni contro tutte le oppressioni di genere: il tenersi insieme in un fronte ampio, diversamente composto da un punto di vista politico e sindacale ma che si collochi nettamente contro l’alleanza criminale del capitalismo e del patriarcato, in una prospettiva internazionalista.

Un fronte d’azione unitario nelle piazze e soprattutto nei luoghi di sfruttamento. Un fronte che sappia mobilitare le donne e tutte le persone che subiscono oppressione di genere e che ponga all’interno delle strutture sindacali e politiche la necessità di fronteggiare con radicalità questo sistema criminale, oppressivo e violento.
Un fronte che deve nascere da tutt* noi, superando ciascun* steccati e settarismi, atteggiamenti autocentrati e isolazionismi: la gravità del momento storico e la portata degli attacchi che subiamo in quanto donne rende questo fronte non solo necessario, ma dolorosamente urgente.

Bisogna ripartire dal bagaglio della memoria collettiva e depurarla dalle distorsioni della cultura borghese attualmente egemone.

Durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, la grande rivoluzionaria Clara Zetkin aveva proposto di fissare nel mese di marzo la giornata internazionale della donna in omaggio alle operaie che avevano portato avanti le prime lotte radicali contro il capitalismo, nelle fabbriche tessili newyorkesi. Nel 1914 le socialiste tedesche, russe e svedesi scelsero proprio l’8 marzo per celebrare questa giornata. Proprio in quella data nel 1917 le operaie tessili di Krasnaja Nit’ a Pietrogrado furono la scintilla che innescò la Rivoluzione russa.

L’urgenza dell’azione unitaria che dobbiamo mettere in campo oggi, uccise nelle nostre case, ammalate sui posti di lavoro, gravate da compiti di assistenza disumani e da tutti i costi di una crisi sanitaria ed economica globale, richiama ciò che spinse alla ribellione le donne del ‘17.

Questa è la linea di intervento di noi compagne e compagn* del PCL, che oggi come sempre saremo impegnat* in ogni percorso che possa contribuire ad abbattere congiuntamente capitalismo e patriarcato nella prospettiva del rovesciamento di questa società fallita e necrotica.

Una giornata, dunque, di lotta e di mobilitazione, che non può essere taciuta e che deve necessariamente riprendere lo spirito con cui è nata. Oggi come ieri.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere
IL VIDEO DELL'INIZIATIVA "LE DONNE AL TEMPO DELLA PANDEMIA"  che si è tenuta domenica 7 marzo:




Per abbattere la violenza patriarcale e capitalista ci vuole la rivoluzione socialista!

 


25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Quest'anno la giornata mondiale contro la violenza sulle donne cade nel pieno della crisi sanitaria, che si innesta nella fase di lunga crisi economica avviata nel 2008, approfondendola e aggravandola nelle sue conseguenze sociali.
Le donne delle classi subalterne stanno pagando un prezzo enorme per questa crisi a tutti i livelli della loro condizione generale.

Questa è dominata, prima di tutto, dall’incertezza del lavoro e del salario, elementi imprescindibili di autonomia.
I contraccolpi hanno investito il vasto settore del lavoro precario, nel quale le donne sono la maggioranza, come lo sono nei settori fortemente in crisi, il turismo e i servizi (soprattutto ricettivi, ristorativi, culturali e di assistenza sanitaria e domestica).
In Italia si sono persi rispetto all’anno scorso 274.000 posti di lavoro occupati da donne (dati ISTAT di agosto 2020), e c’è un forte incremento di donne inattive, specialmente nelle fasce giovanili (+8,5%).
D’altra parte anche per le donne occupate, ma temporaneamente in cassa integrazione, è venuta meno la certezza del salario (in ogni caso generalmente basso, anche per la grande diffusione del part time, molto spesso involontario), estremamente ridotto ed erogato con forti ritardi dall’INPS, quando non anticipato dal datore di lavoro.
Nei settori che si trovano a contatto con il Covid-19 – nella sanità pubblica e privata, nell’assistenza domestica – o in relazione con il pubblico, come nel commercio e la grande distribuzione, le lavoratrici subiscono invece un sovraccarico di lavoro e una elevata esposizione al contagio, spesso sprovviste di adeguate misure di sicurezza.

La situazione altalenante delle scuole e la condizione di vulnerabilità delle persone anziane ha determinato un maggiore carico di lavoro sulle spalle delle donne, sulle quali grava il maggiore peso delle attività di cura, peggiorato dai tagli e dalla privatizzazione e aziendalizzazione dei servizi sanitari e sociali.

In questo quadro lo smart working si sta strutturando come una forma di ulteriore sfruttamento, veicolato attraverso la mistificazione di una possibile (ed evidentemente normale e doverosa nell’ottica capitalistica) conciliazione tra il lavoro produttivo e il lavoro riproduttivo, con il risultato di confondere i confini dei due ambiti, aumentandone la durata e l’intensità di entrambi. Inoltre ciò condanna le donne a rinchiudersi nella sfera privata dell’ambiente domestico, che molto spesso non è uno spazio sicuro.
Questo è confermato dall’aumento dei casi di violenza domestica, registrati con un incremento delle richieste di aiuto del 119,6% (dati ISTAT marzo-giugno 2020), che i centri antiviolenza e le case rifugio, colpiti dai tagli delle risorse e dalle difficoltà operative causate dall’emergenza, hanno faticosamente seguito.

Tra le diverse forme di violenza che le donne stanno subendo in forma aggravata in questa fase di emergenza sanitaria c’è il contrasto all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), già di norma ostacolato dalla pratica nelle strutture sanitarie dell’obiezione di coscienza. In questi ultimi mesi in molti ospedali si è verificata la sospensione o la riduzione del servizio, mentre in diverse regioni nei consultori e negli ambulatori non viene somministrata la pillola abortiva RU486. Esemplari sono stati il caso dell’Umbria, dove la giunta di centrodestra guidata dalla presidente Tesei aveva abrogato una delibera che permetteva di praticare l'aborto farmacologico in day hospital, rendendolo possibile solo con un ricovero di tre giorni, rendendo l’interruzione di gravidanza più traumatica e invasiva; e il più recente caso del Piemonte, dove a inizio settembre, su iniziativa di un consigliere di Fratelli d’Italia, è stata emessa una circolare che vieta l’aborto farmacologico direttamente nei consultori, riservandone l’attuazione solo negli ospedali, e attiva l’ingresso dei movimenti per la vita nelle strutture dove si pratica l’interruzione di gravidanza.
In una fase di crisi, le politiche reazionarie e repressive, la violenza e il controllo dello Stato, cercano di avere la meglio sulla nostra libertà di scelta, e necessitano di una radicale risposta, come dimostrano la mobilitazione delle donne polacche, e in Argentina quella della Campagna nazionale per il diritto all'aborto, sostenuta dai partiti della sinistra marxista rivoluzionaria, che sta in questi giorni riempiendo le piazze, mentre è stato depositato un disegno di legge al Congresso dal presidente peronista Alberto Fernandez.

Di fronte all’aggravarsi di tutte le forme di violenza che le donne subiscono, è necessaria una mobilitazione femminista a livello internazionale su basi anticapitaliste e rivoluzionarie, all’interno di un movimento unitario di tutta la classe oppressa e sfruttata, e attraverso la costruzione di un fronte che unisca la lotta contro tutte le oppressioni di genere alle lotte per il lavoro, per la casa, per la difesa dell’ambiente e a quelle antifasciste.

Una lotta con rivendicazioni chiare e radicali:

• difesa del lavoro, strumento di autonomia e di autodeterminazione, rivendicando il blocco permanente dei licenziamenti e la cancellazione di tutte le leggi che hanno precarizzato la condizione lavorativa e che hanno sottoposto le donne alla dipendenza familiare, a ricatti, abusi e molestie nei luoghi di lavoro. Cancellazione di appalti e privatizzazioni, fonte di lavoro precario;

• ripartizione del lavoro tra tutte e tutti, con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga; 30 ore per tutti, pagate 40, con l’introduzione di un salario minimo intercategoriale di 1500 euro;

• difesa del salario, rivendicandone la copertura al 100% e rivendicando un salario garantito in caso di disoccupazione o inoccupazione. Contro ogni ipotesi di reddito universale o di autodeterminazione slegato dal lavoro;

• cancellazione delle controriforme delle pensioni e ritorno al sistema retributivo;

• nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo delle lavoratrici e dei lavoratori delle imprese che chiudono, inquinano e delocalizzano;

• patrimoniale di almeno il 10% sul 10% più ricco della popolazione e cancellazione del debito pubblico verso le banche, e nazionalizzazione di queste ultime;

• servizi sociali pubblici e sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici e delle utenti per i servizi legati alla cura. Fine della pratica della sussidiarietà privata. La prospettiva deve essere la socializzazione del lavoro di cura;

• aborto libero, sicuro e gratuito; accesso all’aborto farmacologico; contraccezione gratuita e garantita;

• abolizione dell’obiezione di coscienza e consultori pubblici e laici;

• autorganizzazione dell'autodifesa femminista con il potenziamento di centri di aiuto e ascolto; fondi ai centri antiviolenza e case di tutela per donne maltrattate, organizzati da donne e per donne, senza nessun finanziamento a enti o case famiglia religiose o private;

• eliminazione di tutte le leggi securitarie che violano i diritti delle donne immigrate; lotta al caporalato e alle forme di schiavismo cui sono soggette le lavoratrici; lotta alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione.

Dentro questo sistema economico e sociale non è possibile la liberazione delle donne dalle diverse forme di violenza e oppressione. In una società di sfruttamento, in una società divisa in classi, non saremo mai libere.
Solo con il rovesciamento di questo ordine sociale innestato sul capitalismo e il patriarcato, solo con una rivoluzione socialista potremo spezzare le catene dello sfruttamento e della violenza, e liberare noi stesse e l’umanità intera.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere

Incontro fra Partito Comunista dei Lavoratori e Potere al Popolo

18 Settembre 2019 - Si è tenuto questa mattina a Roma un incontro tra il Partito Comunista dei Lavoratori e Potere al Popolo, con la presenza dei portavoce nazionali delle due organizzazioni, Marco Ferrando e Giorgio Cremaschi. L'incontro si colloca lungo il percorso dei contatti e/o incontri con le diverse organizzazioni destinatarie della nostra proposta di unità d'azione sul terreno dell'opposizione al governo (vedi l'appello "Per un'iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governo Conte di tutte le sinistre di opposizione").

L'incontro è stato positivo. Entrambe le organizzazioni caratterizzano il governo Conte bis come governo del grande capitale. Entrambe giudicano negativamente il sostegno della CGIL al governo, la capitolazione al governo di Sinistra Italiana, le ambiguità irrisolte di Rifondazione Comunista verso il nuovo esecutivo (come rivela la stessa proposta di accordo con PD e M5S in Umbria). Entrambe si collocano con chiarezza all'opposizione del governo Conte e per la costruzione dell'opposizione sociale e politica ad esso.

In questo quadro si è discussa la nostra proposta di unità d'azione delle sinistre di opposizione, nella chiarezza reciproca.

PCL e PaP sono e restano soggetti distinti sul piano programmatico, dell'organizzazione, dei riferimenti internazionali, della presenza elettorale. L'unità d'azione contro il governo non implica alcuna rinuncia alla piena autonomia politica di soggetti diversi, che è anche il diritto alla critica reciproca e alla battaglia politica. Implica invece la volontà di unire le forze sul terreno della mobilitazione e della lotta, a partire da una comune scelta di campo: quella dell'opposizione al capitale e al suo governo. Un'unità d'azione tanto più importante nella situazione di ripiegamento del movimento operaio, di frammentazione dell'iniziativa di avanguardia, di dispersione delle forze.

Su questo terreno la discussione tra PCL e PaP ha fatto emergere una disponibilità comune. Si è insieme iniziato a ragionare su possibili tempi e percorsi di una iniziativa unitaria in autunno, ed oltre. Una primissima bozza di riflessione, che dovrà comunque essere approfondita nelle rispettive organizzazioni (PaP ha il 6 ottobre la propria assemblea nazionale) e soprattutto portata a confronto con tutte le altre organizzazioni interessate, in un quadro di relazioni paritarie e corrette. Nessuno si nasconde le difficoltà, comune è la volontà di affrontarle. Non era scontato, e se confermato è un fatto importante.

Il PCL tiene alla propria autonomia e al rigore della battaglia politica quanto alla propria correttezza verso le altre organizzazioni. Abbiamo la volontà di contribuire ad un'iniziativa realmente unitaria, la più ampia possibile nelle condizioni date, fuori da manovre pubblicitarie e autocentrate. Ogni iniziativa di partito e di organizzazione è legittima, ma non va spacciata per unitaria né deve essere contrapposta all'unità d'azione. Continueremo a lavorare con questo metodo leninista: partiti distinti, battaglia comune; marciare separati, colpire insieme.
Partito Comunista dei Lavoratori

Elezioni in Umbria. Rifondazione con il PD e con Di Maio

Incredibile ma vero.

«Rifondazione comunista dell'Umbria rispetto alle elezioni regionali condivide pienamente la proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle. Abbiamo lavorato da tempo proprio nella direzione oggi individuata da Di Maio all'interno del metodo e dei contenuti de L'Altra Umbria e della coalizione civica, verde e sociale. Siamo disposti a ragionare su come costruire una nuova coalizione politica e di cittadinanza capace di essere includente, ma anche fortemente rinnovata per battere le destre e la Lega in discontinuità con il passato, centrando il programma sulla questione ambientale e sulla emergenza lavoro. Oggi si apre una prospettiva reale che sia sul piano programmatico che sul profilo politico intendiamo esplorare per la svolta necessaria che serve all'Umbria e al Paese». (Dichiarazione del segretario regionale umbro di Rifondazione Comunista, 15 settembre) (1).

IL PRC umbro entra dunque in coalizione (“civica”) con PD e M5S nel nome di Di Maio. Un'enormità impresentabile, la copertura politica del trasformismo.

Il PD umbro, storico partito di potere in regione, è travolto dagli scandali su affarismo, nepotismo, corruzione. Non è in grado di presentarsi come PD, deve nascondersi dietro una lista civica. Di Maio ha lo stesso problema. Il M5S è profondamente logorato sia per l'esperienza di governo nazionale con la Lega sia per l'improvvisa svolta di governo col PD. Meglio dunque riparare in Umbria in una lista civica che lo stesso Di Maio ha proposto e concordato col PD. Una classica operazione trasformista, di segno politico nazionale, non solo locale. La lista civica umbra è infatti un esperimento pilota. È la forma attraverso cui PD e M5S, oggi alleati nel governo nazionale, provano a esportare la propria alleanza su scala locale. Oggi l'Umbria, domani l'Emilia e la Calabria. Il governo Conte bis prova così a rafforzarsi mettendo radici nei territori.

Cosa dovrebbe fare un partito di classe che si dichiara formalmente di opposizione? Denunciare l'operazione trasformista umbra, smascherare il suo vero significato nazionale, spiegare ai lavoratori e alle lavoratrici che occorre costruire un'alternativa di classe a tutto questo. Sarebbe, come si suol dire, il minimo sindacale. I dirigenti di Rifondazione fanno invece esattamente l'opposto. Pur di rientrare nel gioco politico istituzionale umbro, dopo decenni di governo a braccetto del PD regionale, sposano l'operazione di PD e M5S, cioè di Conte. E siccome si vergognano di dire che si accodano a PD e M5S come ultima ruota del carro, si presentano addirittura come battistrada («abbiamo lavorato da tempo proprio nella direzione oggi individuata da Di Maio...»). Chiedono una soluzione «includente» (che in gergo significa “non teneteci fuori, fateci salire a bordo”) ma anche «discontinuità», la stessa parola magica e falsa con cui Zingaretti ha benedetto il Conte bis. Il tutto nel nome, naturalmente, della «svolta necessaria che serve all'Umbria e al Paese».

Interessante quest'ultimo richiamo al “Paese”. Ed anche rivelatore. Se l'alleanza umbra con PD e M5S, sia pure sotto mentite spoglie (coalizione civica) è la strada della possibile “svolta necessaria”, per quale ragione non dovrebbe essere “esplorata” (usano proprio questo termine) su scala nazionale?
Ecco il punto. Qui casca l'asino, come dice un vecchio adagio. Se un partito che si dichiara di opposizione al governo nazionale si intesta un'operazione nazionale che lo rafforza, di quale opposizione stiamo parlando? Anche la logica ha i suoi diritti. E i conti tornano, tutti. Purtroppo.

Prima la rivendicazione insistita in agosto di un governo PD-M5S, poi la richiesta a questo rivolta di “una svolta necessaria”, attraverso una politica di pressione critica e non di opposizione aperta acquistano ora una nuova luce. Non si trattava di uno svarione o di un errore, né si trattava solamente della contropartita offerta in cambio di una legge elettorale proporzionale, che oltretutto PD e M5S non faranno se non con soglie di sbarramento proibitive. Si trattava anche di tenere aperto un canale di relazioni politiche per operazioni come quella umbra. Per provare a rientrare nelle giunte col PD attraverso l'intercessione di Di Maio. Per provare a rientrare a pieno titolo nel nuovo ennesimo “fronte democratico” contro la destra.

È una politica non solo priva di ogni riferimento di classe ma anche irresponsabile dal punto di vista democratico. Perché Salvini e Meloni avranno un argomento in più, e non in meno (e non solo in Umbria), per fare la loro squallida demagogia reazionaria tra i lavoratori contro “il governo dei comunisti” e le coalizioni ammucchiata. Rimuovere l'opposizione di sinistra significa ampliare lo spazio di rivincita della destra.

Ai tanti compagni e compagne di Rifondazione che in questi giorni, spesso con assoluta sincerità, hanno lamentato un presunto eccesso polemico da parte nostra verso il loro partito diciamo con altrettanta sincerità: il vostro avversario non è il PCL, ma la politica disastrosa del vostro gruppo dirigente. Disastrosa per i lavoratori e per i comunisti. E non da oggi.

Anche per questo il Partito Comunista dei Lavoratori sta lavorando alla presentazione elettorale del proprio partito in Umbria, contro mille ostacoli normativi e burocratici. L'opposizione comunista, classista, internazionalista, non può e non deve essere rimossa, né in Umbria né altrove. Tanto meno nel nome di Di Maio e del PD.




(1) Elezioni regionali, Rifondazione comunista dell'Umbria condivide la proposta del M5S
Partito Comunista dei Lavoratori