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Marea Socialista manifesta la sua condanna per il bombardamento e le aggressioni USA in Venezuela

 


5 Gennaio 2026

Comunicato dell'organizzazione Marea Socialista, sezione venezuelana della Lega Internazionale Socialista

Condanniamo gli attacchi avvenuti nella notte di sabato 3 gennaio del nuovo anno, 2026, quando gli Stati Uniti, su ordine di Donald Trump, hanno attaccato militarmente con bombardamenti il territorio del Venezuela in diverse zone militari e governative di Caracas e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira.

Dopo l'esecuzione di queste aggressioni, è stato diffuso un messaggio del ministro della Difesa Padrino López che ne dava notizia e chiedeva fiducia nelle forze militari venezuelane, oltre a lanciare un appello alla calma. Successivamente è circolato un messaggio del ministro dell'Interno Diosdado Cabello dallo stesso contenuto. Non si sono avute notizie di azioni efficaci di contrattacco antiaereo difensivo da parte della Fuerza Armada Nacional Bolivariana venezuelana.

Dopo gli attacchi, Trump ha comunicato sui social media che il presidente Maduro e sua moglie Cilia Flores sarebbero stati catturati e portati fuori dal Paese. La vicepresidente Delcy Rodríguez in un audio ha denunciato il rapimento di Maduro, chiedendo informazioni sulla sorte della coppia presidenziale e una prova della loro sopravvivenza.

Con queste azioni militari esterne, come con tutte le aggressioni statunitensi che le hanno precedute, si viola la sovranità nazionale e si mette a rischio il popolo venezuelano, indipendentemente dal fatto che siano dirette contro un governo altamente contestato come quello di Nicolás Maduro.

L'ingerenza armata è un segnale che l'imperialismo statunitense è disposto a intervenire o invadere qualsiasi paese latinoamericano o di qualsiasi altra parte del mondo per cercare di imporre la propria volontà con la forza, ignorando completamente l'ordinamento giuridico internazionale. Altre potenze potrebbero agire allo stesso modo nella disputa per il controllo geopolitico ed economico globale nelle rispettive aree di influenza o nei territori ambiti. Quanto accaduto richiede la più ferma condanna internazionale e la mobilitazione dei popoli per frenare gli impeti imperialisti contro la sovranità delle nazioni.

Non si può permettere che l'imperialismo aggredisca a suo piacimento altri paesi, con totale impunità, in funzione dei propri interessi di dominio e sfruttamento capitalistico. Nel caso in cui in tali paesi esistano governi oppressivi, spetta ai loro popoli essere protagonisti dei cambiamenti che essi ritengono, attraverso la propria organizzazione e capacità di lotta. Per questo motivo respingiamo anche gli elementi della destra venezuelana che hanno auspicato l'invasione del nostro paese da parte dell'imperialismo statunitense. Sappiamo bene che nulla di tutto ciò porterà a soluzioni favorevoli al popolo venezuelano finché i cambiamenti non nascono dal popolo stesso e sono invece al servizio di interessi altrui.

Pertanto come Marea Socialista, organizzazione di sinistra che è all'opposizione del governo autoritario di Maduro, ma è un'organizzazione antimperialista, anticapitalista e che difende i diritti democratici e sociali della classe lavoratrice e del popolo venezuelano, in merito alla situazione attuale:

- Ribadiamo la nostra condanna dei bombardamenti e delle aggressioni imperialiste di Trump, e respingiamo qualsiasi ingerenza nella determinazione della situazione politica interna.

- Esigiamo il ritiro immediato delle forze aeronavali e delle truppe che assediano e aggrediscono il Venezuela.

- Esigiamo che i governi e gli organismi dell'America Latina e del mondo adottino una posizione di ferma condanna e protesta contro le azioni piratesche e interventiste del governo degli Stati Uniti.

- Indipendentemente dalle profonde e insormontabili differenze con il regime burocratico-autoritario venezuelano, siamo al fianco del popolo sia nella difesa della sovranità del Paese sia nella rivendicazione dei suoi diritti democratici, nel rifiuto della repressione e nelle rivendicazioni sociali.

- Facciamo appello alla più ampia unità d'azione nella mobilitazione nazionale e internazionale contro l'imperialismo statunitense e in difesa del popolo venezuelano.

In linea con tutto ciò, ribadiamo anche il contenuto della risoluzione approvata dal terzo congresso della Lega Internazionale Socialista, di cui Marea Socialista è membro, a favore di una campagna internazionale contro l'intervento imperialista e le aggressioni al popolo del Venezuela e di altri paesi latinoamericani (dicembre 2025).

Condanniamo i bombardamenti imperialisti in Venezuela! Basta con le aggressioni di Trump! No all'intervento imperialista in Venezuela, nei Caraibi e in America Latina!


3 gennaio 2026

Marea Socialista

Al fianco della resistenza palestinese

 


In queste ore le forze dell’IDF stanno occupando porzioni crescenti della striscia di Gaza. Dopo giorni di bombardamento a tappeto, che hanno causato circa 30000 vittime tra i civili palestinesi, tra morti e feriti, con un tragico bilancio soprattutto per i bambini e le donne, le forze armate israeliane stanno procedendo al tentativo di rastrellamento dei combattenti palestinesi e si apprestano al combattimento casa per casa.


Il Partito Comunista dei Lavoratori sostiene il pieno diritto dei palestinesi a prendere le armi e resistere all’invasione genocidaria da parte dei sionisti.

Riconosciamo che oggi le forze armate palestinesi comprendono partiti e fazioni politiche diverse.


L’URGENZA E I COMPITI DELLA RESISTENZA ARMATA ALL’INVASIONE COLONIALE ISRAELIANA

La connotazione di Hamas, la maggiore delle organizzazioni che dirigono la resistenza a Gaza, il suo carattere antiproletario, su cui torneremo, non deve significare alcun arretramento, nemmeno di un millimetro, dal pieno appoggio alla resistenza armata del popolo palestinese.
Per questo sosteniamo la lotta armata di Hamas e degli altri combattenti, e salutiamo con favore una possibile rivolta popolare in Cisgiordania. Una rivolta che deve affrontare le forze israeliane e purtroppo anche la polizia dell’ANP, a cui chiediamo di interrompere immediatamente il proprio ruolo di governo collaborazionista con le forze colonialiste dello Stato sionista.

Auspichiamo inoltre che tutte le organizzazioni combattenti palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania mettano da parte ogni divisione e si riuniscano in un coordinamento unificato che consenta loro di prendere con efficacia tutte le misure militari necessarie a respingere l’invasione di Gaza e inferire le massime perdite all’esercito occupante.

Questo è infatti l’obbiettivo militare e politico prioritario del momento, che se dovesse essere fallito aprirebbe la strada alla pulizia etnica e ad una nuova Nakba per il popolo palestinese.


I MARXISTI RIVOLUZIONARI E I COMPITI FONDAMENTALI DELLA LOTTA DEL POPOPOLO PALESTINESE

Lo scopo della liberazione della Palestina, il che implica la distruzione rivoluzionaria dello Stato sionista di Israele, deve essere incondizionatamente sostenuto dai marxisti rivoluzionari di ogni parte del mondo.
Su questo non vi possono essere ambiguità che diano spazio all’illusoria possibilità che in qualsiasi forma, persino “socialista”, possa sorgere ed avere vita legittima uno Stato palestinese a fianco dello Stato sionista. Questa possibilità, oltre che dalla logica, oggi è esclusa dai fatti storici che avvengono sotto i nostri occhi.

Ma la liberazione della Palestina non può avvenire né nella forma della Repubblica islamica, come vogliono Hamas e la Jihad islamica, né in quella democratico-borghese. In questo senso, l’esistenza di uno Stato palestinese effettivamente libero e indipendente sarebbe meramente illusoria, perché sarebbe invariabilmente sottomessa a potenze capitaliste e imperialiste che continuerebbero la rapina delle sue risorse e lo sfruttamento delle sue masse proletarie.

Solo la rivoluzione socialista può realizzare il compito storico dell’autodeterminazione nazionale del popolo palestinese. Solo la sua estensione a tutto il Medio Oriente, con il fine della realizzazione di una Federazione socialista del Medio Oriente, può proteggere i diritti e le condizioni di vita tanto delle masse proletarie palestinesi quanto di quelle arabe.


LA NATURA REAZIONARIA DI HAMAS

L’accordo al coordinamento e al comando unificato delle operazioni militari non significa in alcun modo un appoggio politico, nemmeno transitorio, ad Hamas, verso cui i rivoluzionari devono nutrire, al contrario, la massima sfiducia.
Hamas, che in arabo vuol dire "Movimento islamico di resistenza", è un partito islamista piccolo-borghese dotato di un’ala politica ed un’ala militare non necessariamente unite sotto la stessa direzione.

Il reclutamento al partito e alla sua ala combattente avviene per il tramite della fidelizzazione mistica e religiosa che si sublima nell’ideologia della Jihad, ossia la guerra santa contro gli osservanti di altre religioni ed in primo luogo di quella ebraica.
La jihad costituisce un terreno di reclutamento per Hamas, così come il nazionalismo lo ha assunto spesso per direzioni piccolo-borghesi che hanno promosso lotte di liberazione nazionale in Europa e nel resto del mondo nei decenni passati.

Questa ideologia è inoltre resa lugubre da un marcato antisemitismo, che professa la cacciata e l’uccisione degli ebrei in quanto ebrei, e non solo la lotta contro i coloni ed il colonialismo, così come il nazionalismo spesso degenera nella sua forma fascista.
Inoltre è finalizzata a subordinare l’aspirazione nazionale palestinese all’interesse di regimi monarchici e capitalisti che finanziano il partito (Qatar).

I marxisti rivoluzionari da sempre denunciano queste ideologie e mettono in guardia il proletariato delle nazioni oppresse contro il loro inevitabile tradimento delle aspirazioni di liberazione nazionale. Questa infatti può essere garantita, nel quadro dell’attuale spartizione imperialistica del mondo, solo dalla rivoluzione socialista, che instaurando la dittatura del proletariato con il metodo della democrazia operaia, è la sola forma che può garantire la fine dell’oppressione nazionale così come di tutte le altre forme di oppressione.

Allo stesso tempo, contestiamo come obiettivo reazionario e antiproletario il fine politico strategico di Hamas, che è quello di costituire una repubblica islamica sul territorio della Palestina.
Una repubblica islamica simile a quella iraniana che oggi è attraversata dall’eroica rivolta del movimento delle donne, che il PCL sostiene incondizionatamente


IL MOVIMENTO MONDIALE A SOSTEGNO DELLA PALESTINA

Un grande e inaspettato movimento popolare, soprattutto giovanile, da est a ovest, da sud a nord sta attraversando tutti i continenti al grido “free Palestine”.

I marxisti rivoluzionari devono portare in questo grande movimento la consapevolezza del sostegno incondizionato alla resistenza palestinese, rifiutando ogni equidistanza tra oppressori ed oppressi, tra aggressori e aggrediti, anche se ammantata di un ipocrita pacifismo. Ciò nella prospettiva della liberazione della Palestina e la distruzione dello Stato sionista, per l’istaurazione di uno Stato operaio socialista che garantisca tutti i diritti del popolo ebraico e per l’estensione della rivoluzione proletaria a tutto il Medio Oriente.

Partito Comunista dei Lavoratori

C'è un oppressore e un oppresso. Per una mobilitazione a difesa dei palestinesi

 


In queste ore si sta scatenando l'inferno contro il popolo di Palestina. La prigione a cielo aperto chiamata Gaza viene privata di cibo, acqua, elettricità, benzina. I bombardieri dello Stato sionista fanno strage della popolazione civile, distruggendo palazzi, mercati, ospedali, moschee. Netanyahu annuncia l'invasione di terra, e dunque nuovi massacri, incurante della stessa vita degli ostaggi. In Cisgiordania, truppe d'occupazione e coloni seminano altro terrore assassinando decine di palestinesi.


Intanto gli imperialismi europei minacciano di privare i palestinesi dei territori di ogni assistenza. L'imperialismo USA, da sempre baluardo d'Israele, muove la propria portaerei in appoggio a Tel Aviv e offre munizioni per l'invasione. Gli imperialismi rivali, russo e cinese, cercano esclusivamente di trarre dagli avvenimenti un utile per i propri interessi.

Il popolo palestinese ha dunque un solo possibile alleato: la solidarietà delle masse arabe e l'iniziativa del movimento operaio internazionale.

La natura reazionaria di Hamas, che abbiamo sempre denunciato, non può e non deve impedire la mobilitazione più ampia a difesa del popolo palestinese e dei suoi diritti. Innanzitutto il diritto alla resistenza. C'è un oppressore e c'è un oppresso in Palestina: da un lato lo Stato sionista occupante, dall'altro il popolo palestinese. Nessuna isteria della campagna mediatica dominante, nessuna cinica utilizzazione delle azioni della destra religiosa di Hamas contro civili, può nascondere o capovolgere questa verità, documentata dalle atrocità di settantacinque anni di occupazione.

Facciamo appello a tutte le organizzazioni del movimento operaio e della sinistra, a tutte le strutture di movimento, per una immediata mobilitazione unitaria a difesa dei palestinesi contro l'oppressione sionista.

Partito Comunista dei Lavoratori

 


Le contraddizioni del mercato mondiale. Il cinismo del profitto capitalista

11 Luglio 2023

È universalmente noto che i gruppi capitalistici d'Occidente e i rispettivi Stati di riferimento sgomitano tra loro per spartirsi la futura ricostruzione dell'Ucraina. È meno noto il loro coinvolgimento nella guerra d'invasione russa contro l'Ucraina. Il caso dell'ENI, da noi riportato, è tutt'altro che un caso isolato. Un'inchiesta di Le Monde (18 giugno) documenta la produzione e il rifornimento di materiale elettronico da parte di grandi aziende occidentali alla macchina bellica della Russia. Ad esempio la franco-italiana STMicroelectronics e l'americana Intel.

Non si tratta di rifornimenti marginali o accessori, ma determinanti. Soprattutto nella individuazione degli obiettivi da colpire e bombardare. Il raddoppio annunciato della produzione annua di missili da parte della Russia – dai 512 del 2022 ai 1061 del 2023 – si appoggia sul materiale elettronico di provenienza occidentale. Persino l'accumulo di stock di materiale bellico nei tre anni che hanno preceduto l'invasione dell'Ucraina ha fatto tesoro dell'elettronica occidentale.

Le stesse sanzioni successive degli imperialismi NATO hanno avuto effetti estremamente parziali. L'effetto principale è quello di aver allargato enormemente l'importazione dei semiconduttori dalla Cina, che oggi coprono l'85% del settore contro il 33% del 2022. Ma gli stessi semiconduttori di provenienza cinese non sono nella loro maggioranza prodotti in Cina, bensì nei paesi NATO o nei loro alleati. I cinesi fanno da intermediari nelle triangolazioni.

La verità è che gli Stati imperialisti si scontrano con l'anarchia del mercato mondiale. La franco-italiana STMicroeletronics racconta a Le Monde che dispone di duecentomila clienti e di migliaia di partner azionari in giro per il mondo, e non può occuparsi di controllare i destinatari finali dei propri prodotti elettronici. L'azienda assicura di non aver contratti tecnologici e finanziari diretti con la Russia, ma di non sapere dove finiscono i componenti prodotti. Se finiscono nei missili russi che bombardano le città ucraine, pace all'anima loro. È la libertà del commercio mondiale.

La campagna di sanzioni occidentali alla Russia si è rivelata anche per questo fallimentare. L'unico effetto certo è stato ed è quello di alimentare lo sciovinismo grande-russo, quindi il consenso in Russia alla guerra contro l' Ucraina, rappresentata da Putin come guerra di difesa dall'Occidente collettivo. Una rappresentazione grottesca sotto ogni profilo e al tempo stesso proficua sul proprio fronte interno. Una rappresentazione spesso aiutata dal nazionalismo russofobo del governo ucraino.

La nostra difesa dell'Ucraina dall'invasione russa muove da un'angolazione di classe indipendente, quella che rivendica le ragioni del proletariato internazionale, e di ogni popolo oppresso, contro tutti gli imperialismi e tutte le loro guerre. Quella che ricerca una relazione fraterna tra lavoratori ucraini e lavoratori russi, tra i lavoratori del paese invaso e i lavoratori dell'imperialismo invasore. Contro la guerra dell'imperialismo russo, in piena autonomia politica dagli imperialismi NATO. Contro ipocrisia delle loro sanzioni.

Partito Comunista dei Lavoratori

Italia Sovrana e Popolare, l'approdo rossobruno di Marco Rizzo

 


Dai bombardamenti su Belgrado a sostegno di D'Alema al blocco coi parafascisti tricolori

1 Agosto 2022

Il passato è sempre un metro di misura del presente. Vale anche in rapporto alla parabola delle sinistre e a chi le rappresenta.
È un fatto che Marco Rizzo sia stato per sedici anni (1992-2008) un fervente governista: prima a sostegno di Prodi (votando lavoro interinale, campi di detenzione per i migranti, il record delle privatizzazioni in Europa, i tagli sociali per entrare nell'Europa di Maastricht...); poi a sostegno dei governi D'Alema ed Amato (votando i bombardamenti della NATO in Serbia e la parificazione tra scuola pubblica e privata); poi nuovamente a sostegno del secondo governo Prodi, seppur con una postura più critica (detassazione massiccia dei profitti, missioni militari, nuovi tagli sociali, truffa sul TFR...). Nella sinistra cosiddetta radicale nessuno ha governato quanto Rizzo, a braccetto col centrosinistra e i liberali. Non bastava tutto questo per misurare quanto meno l'inaffidabilità della persona come dirigente “comunista”?

Eppure, contro ogni logica, sfruttando l'ingenuità e la memoria corta di molti, Rizzo ha provato nell'ultimo decennio a reinventarsi come “comunista tutto d'un pezzo”. In realtà recuperando, all'insaputa dei più, lo spartito ideologico staliniano del 1929-1933: la sinistra come nemico principale (“socialfascista”), il rifiuto di ogni unità d'azione a sinistra, l'isolazionismo settario verso i movimenti di lotta, un apparente rifiuto del governismo. A chi come noi chiedeva un bilancio del suo passato ingombrante – perché altrimenti, prima o poi, si è destinati a ripeterlo – rispondeva che occorre guardare avanti e non indietro. A chi contestava il carattere autocentrato e settario della nuova linea, mutuata in miniatura dal KKE greco, rispondeva che l'isolamento era un vanto e che i movimenti non direttamente proletari, come quello ambientalista, sono piccolo-borghesi e quindi da rifuggire, ecc ecc.

Già allora Rizzo inseriva su questa scia un tema apparentemente nuovo, in realtà antico: l'assunzione del “popolo” a riferimento centrale in sostituzione della classe lavoratrice, il recupero del sovranismo nazionale, la contrapposizione dei diritti sociali ai diritti civili, posture sempre più equivoche verso i lavoratori immigrati...
Rizzo non lo sa, perché la storia, diciamo così, non è il suo forte. Ma si trattava anche qui (si parva licet) del riscopiazzamento della retorica staliniana del 1929-1933 sulla “lotta di liberazione nazionale tedesca” contro il trattato di Versailles, quando il KPD, imbeccato da Stalin, faceva concorrenza al nazionalsocialismo sul suo stesso terreno. Bastava sostituire Versailles con Bruxelles, la liberazione nazionale tedesca con la liberazione nazionale italiana, e il gioco era fatto.

Denunciammo da subito in questa deriva il rischio potenziale del rossobrunismo. Cioè di una rottura progressiva col campo di classe e di un avvicinamento a quel campo politico culturale che, non solo in Italia, teorizza il superamento dei confini tra destra e sinistra nel nome del popolo. Qualcuno ci rispose che esageravamo, che il nostro era un processo alle intenzioni, che “figuriamoci se Rizzo...”. E invece...
Invece oggi il PC di Rizzo ha compiuto il salto della quaglia. Ha varcato il confine del movimento operaio per realizzare un blocco sovranista tricolore con forze di destra e di estrema destra attorno a un programma reazionario

Italia Sovrana e Popolare, con tanto di sfondo tricolore, è questo. Ne fanno parte Ancora Italia di Diego Fusaro, ideologo del rossobrunismo nel nome della destra hegeliana; Riconquistiamo Italia, intrisa di presenze fasciste; Azione Civile di quel poveraccio di Ingroia, e appunto il PC di Rizzo. Il suo ultimo congresso sentenziava: “Nessuna alleanza alle elezioni”. Ma nella tradizione stalinista nulla conta di meno di un congresso. La positiva rottura col PC di un migliaio di giovani compagni, proprio in contrapposizione al sovranismo, e poi l'esplosione della nebulosa no vax, hanno indotto Rizzo ad abbandonare ogni remora, a tagliare i ponti alle spalle, a gettarsi a corpo morto nella nuova avventura. Oggi prova a tornare in Parlamento facendo leva su questa ciurma.

Chi avesse dubbi su questo nostro giudizio è invitato a guardare identità e programmi di Italia Sovrana, e dei soggetti che la compongono.

Ancora Italia, l'organizzazione più robusta della compagnia, si presenta come il partito dell'«Interesse Nazionale» (tutto maiuscolo), rivendica lo «Stato patriottico come fortilizio», la «famiglia contro l'atomizzazione individualista», la «Lealtà e l'Onore contro l'impero dell'effimero», «una visione spirituale intesa quale religione della trascendenza in opposizione all'ateismo nichilistico della merce... una visione sacra del mondo e della vita... la bellezza, l'onore il coraggio... quali principi guida di ogni azione individuale e collettiva».
Nessuna meraviglia se l'articolo 1 dello Statuto «riconosce nel Prof. Diego Fusaro il pensatore che più di ogni altro ha costruito... una coerente teoria filosofica pronta ad essere tradotta in prassi». Lo Statuto insomma è Fusaro, cioè chi lo ha scritto. L'impronta è quella di un manifesto di timbro futurista marinettiano, che come allora celebra «la sovranità, l'indipendenza, l'unità nazionale» degli spiriti liberi. Allora contro le plutocrazie coloniali, oggi contro l'Europa dei tecnocrati. Oggi come ieri, nel nome della Patria tricolore.

Riconquistiamo Italia, in un programma di forte impronta statalista-capitalista, contesta la «retorica dei diritti civili» nel nome del primato dei «doveri» e della (sacra) famiglia. Ma soprattutto individua nella liberazione della Patria dagli immigrati un punto dirimente. Gli immigrati regolari non debbono godere del «diritto al lavoro» che spetta solo ai cittadini. Gli immigrati irregolari, reclusi nei centri di accoglienza, debbono pagarsi il soggiorno dal secondo mese con 4 ore di lavoro obbligatorio e gratuito, con espulsione immediata in caso di rifiuto. Perché un immigrato possa diventare cittadino italiano, dopo almeno dieci anni di soggiorno regolare, deve sostenere «seri esami» di lingua italiana, di storia italiana moderna e contemporanea, di diritto costituzionale... Che è come dire che dovrebbero essere privati della cittadinanza diversi milioni di cittadini italiani. Su tutto primeggia il blocco della immigrazione, il controllo militare delle coste, il rifiuto di ogni sanatoria. Lo slogan salviniano “prima gli italiani”, già di Forza Nuova e CasaPound, slitta in peggio: “solo gli italiani”. L'immigrato è colui che ruba il lavoro all'italiano e/o deprime il suo lavoro. Per di più girando le rimesse al proprio paese di provenienza le sottrae alla Patria che generosamente lo ospita. C'è un solo modo di risolvere il problema: non quello di liberare gli immigrati dalla schiavitù del supersfruttamento, ma di liberarsi degli immigrati. Non quello di unire lavoratori italiani ed immigrati contro il capitale, ma di contrapporre gli italiani agli immigrati, nell'interesse del capitale. Proprio come dicono i fascisti.

Comune in Ancora Italia e Riconquistiamo Italia è la rivendicazione dell'uscita dalla UE. Ma non nel nome della rottura anticapitalista e della fratellanza internazionale dei salariati, bensì in quello di un capitalismo nazionale capace di rinverdire le proprie glorie. Liberiamoci delle catene della UE e «ritorniamo ad essere, come Italia, la quarta potenza mondiale» (?!) dichiara il capo di Riconquistiamo Italia. La sua tessera 2022 porta l'immagine di Enrico Mattei, bandiera di un capitalismo nazionale in espansione nel dopoguerra. È la nostalgia piccolo-borghese di un mondo capitalistico che non c'è più, e che non tornerà. Un sentimento classicamente reazionario. L'apologia del ritorno alla moneta nazionale quale garanzia di sovranità del popolo non è da meno. Come se la sterlina garantisse i proletari britannici, o il dollaro i proletari americani. In realtà, ogni forma di sovranismo borghese maschera l'immutata sovranità dei capitalisti (italiani e stranieri) sui proletari (italiani e immigrati). E subordina entrambi alle ambizioni del proprio imperialismo nazionale.

Quanto alla politica estera di Ancora Italia, spicca l'esaltazione dell'imperialismo russo, che spinge Toscano, leader di AC, a rivendicare pubblicamente l'invasione russa dell'Ucraina. La grande madre Russia della guerra nazionale patriottica è lo schermo ideologico di questa posizione guerrafondaia. Naturalmente nel nome della pace e della Costituzione. In realtà è l'abbraccio di Russia e Cina quali nuove potenze imperialiste emergenti in contrapposizione agli imperialismi NATO. Invece di contrastare l'imperialismo di casa nostra dal versante del proletariato internazionale, lo si fa dal versante dell'imperialismo rivale. Una posizione speculare a quella dell'atlantismo imperialista, lo stesso che Rizzo professò nel tempo in cui appoggiava la guerra della NATO in Jugoslavia.

Il programma di Italia Sovrana e Popolare, nel suo impasto politico ibrido, scavalca per molti aspetti a destra il programma di Salvini e Meloni, proprio perché libero da impacci istituzionali. Se poi capitasse loro di entrare in Parlamento (la vediamo dura), potrebbero tranquillamente sostenere come ultima ruota del carro un governo reazionario. Lo fece Gianluigi Paragone col primo governo Conte (Lega-M5S), perché non potrebbe farlo Marco Rizzo, coi suoi amici parafascisti, complottisti, putiniani? Chi non ha mai avuto principi, chi si è sempre vantato di non averne, può fare di tutto. I casi di Bombacci e di Doriot nella storia drammatica del Novecento stanno lì a dimostrarlo.

Ai pochi militanti del PC ancora sopravvissuti in quel partito chiediamo con semplicità: è questa la “via al socialismo” cui aspiravate? Ai tanti compagni, in particolare giovani, che da quel partito sono giustamente usciti poniamo invece un'altra domanda: davvero (anche) quanto è accaduto non pone l'esigenza di un bilancio della storia del movimento operaio e comunista e dei veleni di cui si è nutrita?

Partito Comunista dei Lavoratori