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I profitti spingono il carovita. Per la scala mobile dei salari!

 


In questi giorni l'emergenza del caro bollette domina il dibattito pubblico. Siamo intervenuti sul tema con una nostra analisi e proposta di lotta. Vi torneremo. Ma c'è un aspetto che la stampa padronale e tutti i partiti borghesi volutamente ignorano: l'enormità dei profitti padronali nei primi sei mesi dell'anno. Non si tratta dei soli arcinoti extraprofitti delle grandi aziende energetiche, ma dei profitti di larga parte dei grandi gruppi capitalisti in tutti i settori dell'economia.


Non è un fenomeno solo italiano. La Confederazione europea dei sindacati ha documentato come in tutta l'Unione Europea il primo semestre del 2022 abbia visto dividendi d'oro tra i grandi gruppi industriali e bancari, con una crescita esponenziale: più 25,1% in Belgio, più 32,7% in Francia, più 36,3% in Germania, più 23,4% in Olanda, più 97,7% in Spagna (all'ombra del governo “di sinistra” PSOE-Podemos). Una crescita impetuosa che corrisponde a circa venti volte l'evoluzione parallela dei salari, sostanzialmente al palo. In altri termini, un incremento ovunque del tasso di sfruttamento capitalistico del lavoro.

L'Italia si colloca in classifica subito dopo la Spagna con un incremento dei dividendi del 72,2%. Tutti i settori sono coinvolti dal fenomeno. Il settore automobilistico di Stellantis con l'incremento del 15% e 8 miliardi di utile. Il gruppo ENI con quasi 7,4 miliardi di utile a fronte dell'1,1 del primo semestre (più 700%). Ma il salto maggiore lo compie Atlantia dei Benetton, che grazie alla vendita di Autostrade a CDP passa da 33 milioni a 5,9 miliardi di utile. Seguono Banca Intesa, Unicredit, ENEL, Generali, Banca Bper, Tenaris, Poste Italiane. Complessivamente, i dividendi passano da 24,345 a 39,669 miliardi. In soli sei mesi!

Si dirà: “ora però il rincaro dell'energia ha invertito la rotta”. Sbagliato. O per lo meno inesatto. In parte l'onda della crescita dei dividendi è alimentata proprio dal rincaro dell'energia con le relative speculazioni, in parte si è scaricata sui prezzi alimentando l'inflazione. «Molte aziende sono state in grado di espandere i propri profitti unitari in un contesto di eccesso di domanda globale nonostante l'aumento dei prezzi dell'energia» e «in media i profitti hanno contribuito in modo chiave all'inflazione interna totale, al di sopra del loro contributo storico», dichiara Isabel Schnabel, membro tedesco del board della BCE.

I profitti sono dunque un volano del carovita pagato dai salariati. Altro che “caro bollette, male comune”. No. Il male non è comune nei suoi effetti sociali, e neppure nei suoi fattori scatenanti.

È una ragione in più per porre la rivendicazione di un aumento generale dei salari di almeno 300 euro netti e della scala mobile dei salari come obiettivo centrale di questa fase. È il caso di dire “paghi chi non ha mai pagato”.

Partito Comunista dei Lavoratori

Ponte Morandi, il processo che non c'è

 


Le lezioni di un crimine borghese

15 Agosto 2022

Quattro anni dopo, inizia il processo per il crollo del ponte Morandi, con la benedizione delle autorità e la loro retorica commossa. Ipocrisia pura. Pagheranno nel migliore dei casi alcuni manager della società Autostrade. Ma è già stata assolta la responsabile vera del crimine: la società borghese e il suo Stato.

Pochi casi come la vicenda del ponte Morandi fanno da cartina al tornasole del capitalismo italiano, e dell'intreccio fra grandi gruppi e apparato statale. Riassumiamo. Le Autostrade furono vendute alla grande famiglia dei Benetton a prezzi stracciati dal primo governo Prodi (sostenuto da un centrosinistra comprensivo di Rifondazione). Era il 1998. Dieci anni dopo, 2008, venne introdotta la clausola aggiuntiva capestro, non a caso secretata, secondo cui se lo Stato avesse mai revocato la concessione avrebbe dovuto risarcire all'azienda i profitti perduti, persino in presenza di colpa grave dell'azienda. E i profitti assicurati ai Benetton, già al piede di partenza della privatizzazione, erano letteralmente d'oro: regime di monopolio, liberalizzazione delle tariffe autostradali, e soprattutto assenza di ogni controllo sulla manutenzione.
Dal 1998 al 2018, per la bellezza di vent'anni, i cosiddetti enti di sorveglianza del Ministero dei Trasporti non hanno mai visto né richiesto un solo rapporto sulla sicurezza del ponte più a rischio d'Italia. Parallelamente, per vent'anni i Benetton finanziavano elettoralmente in misura cospicua tutti i principali partiti, al governo e all'opposizione, come risulta in particolare proprio nell'anno 2008, l'anno della clausola capestro.

I fatti del 14 agosto 2018 erano solo un crimine annunciato. Quarantasei persone assassinate dal profitto.
Tutti all'epoca si strapparono le vesti, mimarono scandalo, annunciarono indagini severe e punizioni esemplari. Il Movimento 5 Stelle e l'appena nominato governo Conte vagheggiarono addirittura la nazionalizzazione delle autostrade, con le smargiassate a uso telecamere dei vari Di Maio, Di Battista, Toninelli. Ma era solo demagogia per gonzi. I Benetton non solo sono fuori dal processo, in quanto si ritiene, singolarmente, che la proprietà azionaria non sia responsabile di ciò che fa o che non fa il suo amministratore delegato. Ma escono dalla vicenda col portafoglio rigonfio. Il 22 maggio 2022 la holding Atlantia (cioè in larga misura i Benetton) ha infatti concluso la vendita di Autostrade alla Cassa Depositi e Prestiti (all'80% del Tesoro) per la bellezza di 8,2 miliardi. Otto virgola due miliardi per una società piena di debiti. In altri termini, la grande famiglia capitalistica che ha incassato per vent'anni i profitti (anche) della mancata manutenzione esce dalla scena del crimine più ricca di prima, grazie all'ennesima donazione di risorse pubbliche da parte di quello Stato che si era presentato moralmente come “parte lesa”. La clausola capestro del 2008 è stata a suo modo rispettata. Il conto sarà presentato agli operai.

L'amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, liquidato con una buonuscita di 13 milioni di euro, viene processato non senza aver prima spostato sui propri conti in Lussemburgo (così sembra) circa sette milioni di euro. Ma non pagherà nessun altro. Non i Benetton. Non i ministri che trafficarono con loro. Non i partiti che li sostennero. Non lo Stato.
Nessuna meraviglia. Non può essere la magistratura borghese a realizzare una giustizia sociale riparativa, ma solo una rivoluzione che liberi la società dalla dittatura dei capitalisti e della loro “democrazia”. Solo un governo dei lavoratori può fare realmente pulizia.

Partito Comunista dei Lavoratori

Immunità di capitale

L'altra faccia della pandemia

25 Maggio 2020
La crisi colpisce alcuni settori capitalistici e ne favorisce altri. Nel primo come nel secondo caso, i padroni sanno solo chiedere soldi
La grande crisi mondiale innescata dalla pandemia ha fatto la fortuna di alcuni settori capitalistici. I dati globali trimestrali sono chiarissimi. I grandi gruppi del Web hanno aumentato i propri ricavi del 17,4% e gli utili netti del 14,9%. La grande distribuzione rispettivamente del 9,1% e del 34,8%. Il settore farmaceutico del 6,1% e del 20,5%. L'elettronica del 4,5% e del 10%. L'industria alimentare del 2% (non sono riportati gli utili). Ovviamente i relativi comparti italiani hanno seguito il flusso. Miliardi a palate. Eppure sono anch'essi beneficiari del taglio di 4 miliardi dell'IRAP, sottratti alla sanità pubblica. E anch'essi ovviamente chiedono l'azzeramento totale dell'IRAP (12 miliardi) più un nuovo ribasso dell'IRES, la tassa sui profitti, già portata in tredici anni dal 34,5% al 20%. La favola del soccorso alle imprese in crisi in questo caso non regge.

In compenso, nonostante i profitti d'oro e i soldi presi dalla sanità, i capitalisti “beneficiati” approfittano spesso del paravento dell'emergenza per abbassare i “costi” del personale scaricandolo sulle casse pubbliche. È il caso di Carrefour, che sta facendo incassi alle stelle ma ha mandato 4472 dipendenti in cassa in deroga. Oppure di ArcelorMittal, che ha fatto operazione analoga con i propri lavoratori mentre si prepara ad abbandonare gli stabilimenti italiani dopo aver incassato tutto quello che c'era da incassare.
Poi troviamo anche altri casi, formalmente opposti, ma nei fatti analoghi: come quello di Jabil, che nel suo stabilimento di Marcianise rifiuta di ricorrere ad altre settimane di cassa per passare direttamente al licenziamento degli operai, nonostante il blocco dei licenziamenti formalmente in vigore. Oppure la Novolegno, che approfitta della pandemia per gettare su una strada i suoi lavoratori campani, nel mentre aumenta la produzione nel suo stabilimento friulano.

Non si tratta di casi. Si tratta di un sistema economico fondato sulla rapina. I profitti sono privati, le risorse di cui beneficiano sono pubbliche. Dunque sono pagate dagli stessi che col proprio lavoro mantengono chi li sfrutta. Ciò vale anche, come si vede, quando i profitti procedono a gonfie vele. A maggior ragione se poi subentra la crisi vera, come nel caso dell'automobile. FCA batte cassa per 6,5 miliardi, coperti da garanzie pubbliche a favore della banca che elargisce il prestito. E la stampa di sua proprietà rivendica il suo diritto a pagare le tasse a chi vuole (Olanda) e a distribuire un utile di oltre 5 miliardi agli azionisti. Un impegno “scolpito su pietra”, dichiara il giovane Agnelli. Come scolpiti su pietra sono stati gli impegni che tutti i governi hanno preso da un secolo a oggi per riempire il portafoglio della FIAT. Stessa storia per i Benetton, che controllano Atlantia, che controlla Autostrade. La quale oggi rivendica i miliardi “dovuti” del sostegno pubblico con la stessa naturalezza con cui li ha intascati per vent'anni.
Del resto, così fan tutti. La Germania versa dieci miliardi agli azionisti di Lufthansa, la Francia mette cinque miliardi nel portafoglio della Renault...

La conclusione è semplice. Altro che dimostrare scandalo per la rivendicazione comunista dell'esproprio del capitale! La nazionalizzazione delle grandi aziende sotto controllo dei lavoratori e senza indennizzo per i grandi azionisti significa semplicemente riprendersi ciò che i lavoratori hanno già pagato con decenni di regalie pubbliche e di sfruttamento. L'esproprio vero è quello che si compie ogni giorno ai loro danni da parte dei capitalisti. Solo una rivoluzione cambia le cose.
Partito Comunista dei Lavoratori

Uno spaccato ordinario del capitalismo reale

Mentre le procure inquisiscono ArcelorMittal per frode, aggiotaggio, appropriazione indebita, la nuova proprietà straccia il contratto di un anno fa e dimezza i propri dipendenti, già colpiti dalla dismissione delle manutenzioni, dall'aumento dei morti sul lavoro, dalla tragedia dei carcinomi. Il governo continua a negoziare con una proprietà criminale.

Mentre la magistratura accerta che gli amministratori delegati di Atlantia, controllata dai Benetton, hanno falsificato per decenni le risultanze dei controlli tecnici dei viadotti (persino dopo il crollo del ponte Morandi) al solo scopo di ingrassare i profitti dei Benetton, i Benetton stanno trattando la partecipazione all'acquisto di Alitalia. Il governo revoca loro (forse) la concessione autostradale, ma solo in cambio dell'annunciata compensazione.

Mentre lo Stato allunga un nuovo prestito ad Alitalia in attesa di svenderla sul mercato, cresce lo sgomitamento tra gli aspiranti acquirenti di un annunciato spezzatino, con Lufthansa in pole position, e i gruppi Delta e Ferrovie dello Stato compartecipi dell'affare. Il prezzo dell'acquisto sono altre migliaia di licenziamenti. I commissari incaricati stanno trattando per l'appunto il prezzo.

Mentre FCA annuncia l'affare della fusione con Peugeot, col guadagno netto di 5 miliardi per gli azionisti, e nuovi esuberi tra gli operai, la società finanziaria di casa Agnelli, Exor, compra il quotidiano La Repubblica e il settimanale L'Espresso. L'informazione “democratica” è servita.

Sono questi gli annunci di copertina del notiziario degli ultimi giorni, uno spaccato ordinario della società borghese e del suo Stato: i capitalisti comandano; il loro parassitismo cresce, a scapito della produzione, del lavoro, della vita della grande maggioranza della società; lo Stato è più che mai, come diceva Marx, il loro “comitato d'affari”; il crimine è inseparabile dal profitto.

La prospettiva rivoluzionaria non è allora un pregiudizio ideologico, ma l'unica soluzione possibile. Il vero pregiudizio è pensare vi siano altre soluzioni.
Partito Comunista dei Lavoratori

I Benetton in Alitalia. Di Maio e i "prenditori" di un anno fa

«Basta con i prenditori! Questo governo non sarà più l'amico dei Benetton, come i governi del passato!». Così tuonava un anno fa, dopo il crimine del Ponte Morandi, il neoministro Luigi di Maio. Un anno dopo ai Benetton – tramite la controllata Atlantia – viene offerto l'ingresso in Alitalia col 35% delle quote. Un vero affare. I Benetton già controllano Aeroporti di Roma SpA, che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino. Ora si assicurano una posizione di controllo della nuova Alitalia. Dunque i Benetton influiranno sulle scelte della nuova compagnia che pagherà le tariffe... ai Benetton quali controllori degli scali. Niente male per “i prenditori criminali” di un anno fa. Peraltro Il Sole 24 Ore rivela che i Benetton hanno già anticipato agli altri azionisti (Ferrovie, Delta Airline, Tesoro) che occorrerà rivedere il piano industriale di Alitalia aumentando i tagli ai posti di lavoro. Tre mesi fa Salvini e Di Maio giuravano che nessun posto di lavoro sarebbe stato toccato. Da due settimane si annunciano esuberi per 2000 unità. Ora i Benetton chiedono di estenderli ulteriormente...

Ma non è tutto. Il quotidiano di Confindustria rivela, su segnalazione di «due fonti autorevoli», che è stato aperto un tavolo con Atlantia (cioè i Benetton) presso il Ministero di Infrastrutture e trasporti (Toninelli) attorno al tema di Autostrade per l'Italia (controllata da Atlantia). «Questa indiscrezione non trova conferme ufficiali ma merita di essere riferita per l'autorevolezza delle fonti che l'hanno segnalata», recita un quotidiano in genere molto prudente. Se così è, si tratta di un fatto clamoroso, con una sola possibile interpretazione: i Benetton hanno accettato di entrare in Alitalia in cambio di un negoziato sulla concessione di Autostrade. In cambio cioè della disponibilità del governo a indietreggiare sulla revoca della concessione. Peraltro è del tutto evidente che l'ingresso dei Benetton in Alitalia li pone in una posizione negoziale molto più forte su tutta la scacchiera dei propri interessi.

Le acrobazie truffaldine dei 5 Stelle sono dunque davvero grottesche. Appena due settimane fa Luigi di Maio escludeva l'ingresso di Atlantia nel capitale Alitalia perché la revoca della concessione su Autostrade l'avrebbe trasformata in una “azienda decotta”. Ora l'azienda... decotta non solo si prende Alitalia ma negozia pure la permanenza in autostrade in cambio (pare) di una riduzione dei pedaggi.

Un anno fa dicevamo, controcorrente, che anche questo governo si sarebbe rivelato, come ogni governo, un comitato d'affari dei capitalisti. Un anno dopo tutti i conti tornano. A partire appunto da quelli... degli azionisti.
Partito Comunista dei Lavoratori

Genova. La vita e il profitto

Di cosa ci parla il crollo del ponte

15 Agosto 2018
 Il crollo del ponte di Genova non è un disgraziato incidente. L'unica cattiva sorte è quella che riguarda ogni vittima di questa tragedia. Il crollo di Genova è la cartina di tornasole del degrado generale delle opere pubbliche in Italia (e non solo) ad affidamento privato. È uno dei riflessi della società capitalista, dove domina il profitto, non la vita.
Ventisette concessionari, con in testa Autostrade per l'Italia (Aspi), gestiscono la rete autostradale. La grande famiglia dei Benetton, attraverso il controllo di Atlantia, ha il controllo di Aspi. I suoi profitti sono saliti verticalmente in questi anni, anche grazie all'aumento dei pedaggi: nel solo 2017 un utile di 2,4 miliardi su un ricavo complessivo di 3,9 miliardi. Un tasso di profitto superiore al 50%! In compenso, nello stesso arco di tempo, gli investimenti di Aspi in Italia sono crollati (da 718 milioni a 556 milioni), e migliaia di posti di lavoro (casellanti) sono stati distrutti. Però il gruppo Atlantia ha fatto affari in giro per il mondo: con gli stessi soldi risparmiati sulla manutenzione e accumulati coi pedaggi ha comprato l'aeroporto di Nizza, la società di controllo delle autostrade spagnole (Abertis), parte del gruppo societario che gestisce l'Eurotunnel. Ottimi affari privati, concessi dai poteri pubblici.
Concessi. Lo Stato potrebbe ricavare dalla gestione pubblica delle autostrade importanti risorse da investire ad esempio in manutenzione; invece ha privatizzato la rete autostradale vent'anni fa per offrire ai privati una ricca torta. Il centrosinistra di governo fu regista dell'operazione; la famiglia Benetton era ed è non a caso tra i suoi tradizionali supporter.

Ma non solo. Lo Stato ha assicurato ai Benetton e a tutti i concessionari privati accordi segreti, cioè accordi sottratti all'opinione pubblica e al suo controllo, senza che nessuno muovesse scandalo. Ha rinunciato a gestire in proprio l'intera attività di monitoraggio sulla tenuta della rete autostradale, affidandola in toto ai privati, che l'hanno pretesa come parte integrante della concessione. Infatti né gli enti locali né lo Stato intervengono in questo campo con propri tecnici e specialisti, gli unici tecnici sono quelli pagati da Autostrade per l'Italia. Dunque lo Stato ha messo la vita nelle mani del profitto in termini strettamente tecnici, non solo economici. Il crollo di Genova ci parla anche di questo.

Dopo la tragedia, l'intera stampa nazionale si straccia come sempre le vesti. Corriere, Repubblica, La Stampa, persino Il Sole 24 ore, tutti i campioni delle privatizzazioni nel nome del libero mercato e del progresso piangono lacrime di coccodrillo. “Tutti sapevano” (Corriere), “Stato di degrado delle nostre opere pubbliche” (La Repubblica), “Urgente piano di monitoraggio nazionale” (Il Sole). Ma dove stavano tutti questi soloni del pubblico interesse quando i governi da loro sostenuti affidavano ai Benetton le autostrade? Dalla parte dei Benetton, naturalmente, come di tutti i grandi azionisti. Se oggi recitano commozione e sdegno è solo perché devono vendere copie, in concorrenza tra loro, sul mercato dell'informazione. Perché anche l'informazione, come tutto, è mercato nella società borghese.

Non meno ipocriti sono i vertici del nuovo governo giallo-verde.
Salvini, Toninelli, Conte hanno fatto a gara nel promettere la punizione dei colpevoli, la revoca delle concessioni ad Autostrade, «un grande piano di monitoraggio e manutenzione dell'intero patrimonio pubblico nazionale» (Toninelli). Bene, bravi, bis. Lo stesso M5S che nel 2013 difendeva le rassicurazioni della società Autostrade sul fatto che “il ponte Morandi durerà altri cento anni” ora revoca la concessione ad Autostrade perché inaffidabile? Possibile. Tutto e il contrario di tutto pur di incassare voti, questa è da sempre la cifra del grillismo. A proposito di inaffidabilità.
Ma per il “grande piano” di Toninelli? Per un grande piano come quello promesso occorrono diverse centinaia di miliardi. Li possono trovare quelli che si impegnano a concedere alle grandi ricchezze il più grande regalo fiscale del dopoguerra, cioè flat tax più condono?

Di più. Nello stesso giorno in cui l'ex carabiniere Toninelli proclama il suo piano a reti unificate, il sottosegretario a Palazzo Chigi Stefano Buffagni, grande emergente del M5S, promette solennemente, sul quotidiano di Confindustria, che “l'Italia non tradirà i creditori”. «Questo governo non ha alcuna intenzione di disattendere gli impegni presi coi creditori del Paese», dichiara Buffagni (Il Sole 24 ore, 15 agosto). Inoltre rivendica come medaglia nazionale l'avanzo primario migliore d'Europa. Ma l'avanzo primario migliore d'Europa è solo la misura dei risparmi pubblici (manutenzione inclusa) al netto del pagamento degli interessi sul debito. E gli impegni presi coi creditori sono l'impegno a continuare a pagare alle banche il debito pubblico con tanto di interessi (70-80 miliardi annui, oltretutto in crescita) e la riduzione progressiva del debito attraverso il suo pagamento. Come? Anche con «nuove privatizzazioni», assicura l'ultima nota congiunta fra Tria, Di Maio e Salvini, per rassicurare i mercati.
Sarebbe questo il governo del cambiamento? Da un lato promette la revoca della concessione ai Benetton - con l'occhio al pallottoliere elettorale, dall'altro assicura nuove privatizzazioni per pagare il debito alle banche e detassare i profitti?

La verità è che tutti i governi borghesi, giallo-verde incluso, amministrano le regole del gioco dettate dal profitto; e le regole del profitto sono quelle che producono il crollo di opere pubbliche, che trasformano i terremoti in ecatombi, che causano il dissesto idrogeologico di gran parte del territorio.

Per realizzare una svolta vera occorre rovesciare la dittatura del profitto.
Recuperare il controllo pubblico sulle opere sociali, sulla viabilità, sui mezzi di trasporto. Revocare tutte le concessioni ai privati (non solo ai Benetton) in fatto di autostrade e strade. Nazionalizzare la grande industria edilizia e del cemento, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori, a garanzia della sicurezza pubblica. Investire un grande volume di risorse pubbliche per monitoraggio, manutenzione, ricostruzione di buona parte della rete autostradale e non, ricavando tali risorse nell'unico modo possibile: abolendo il debito pubblico verso le banche, e dunque nazionalizzandole sotto controllo sociale; e imponendo una tassazione progressiva sui grandi patrimoni, profitti, rendite, che hanno lucrato per decenni sullo sfruttamento dei salariati e sul saccheggio del territorio.

È un programma esattamente opposto a quello di Salvini e Di Maio, come a quello di tutti i governi precedenti. È un programma che solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione, potrà realizzare.
Fuori da questa prospettiva, c'è spazio solo per l'inganno. E per i morti.
Partito Comunista dei Lavoratori